lunedì 30 dicembre 2013

Nel marzo 1991 sono fuggito in Italia

Spiaggia albanese
In Albania ero professore in una scuola superiore ed insegnavo "Storia del Partito del Lavoro". Dentro di me però sognavo la democrazia e la libertà. Ma ero convinto di non poter far nulla, finché, pur sapendo il rischio che correvo, dal primo settembre 1990 ho cambiato di mia iniziativa il contenuto delle mie lezioni; invece di insegnare la storia del partito del lavoro sono passato ad insegnare la storia della democrazia.
Per questo motivo il 7 marzo 1991 sono fuggito in Italia; con grande dolore ho lasciato la mia famiglia, la mia patria, i parenti...forse potevo perdere anche la mia vita perché in quei momenti c'era molta tensione; la polizia sparava e qualcuno è morto nel tentativo di fuggire.
Ecco cosa può fare un uomo per raggiungere la libertà!
Mi sono trovato a Trento dove ho conosciuto tanti amici che mi hanno aiutato. Un nostro principio è: "I fatti sono il criterio della verità"; in questi miei amici e in tanti altri l'ho visto attuato.
Sono stato contento di essere sistemato con un lavoro e una casa proprio come un italiano. All'inizio avevo tanti dubbi nel mio cuore, perché ero straniero; invece ora anche se lavoro come commesso in un negozio di alimentari, mi sento come quando facevo il professore, non più di fronte agli alunni che ho lasciato in Albania, ma dietro al banco dei salumi, formaggi, verdure, a servire casalinghe, professori, medici, operai che vengono ogni giorno a fare la spesa.
Molti sanno che sono albanese e mi trattano come se fossi italiano.
Anch'io adesso posso cominciare a costruire quel mondo unito che sognavo, collaborando con tutti quelli che mi stanno intorno, dando il mio contributo di uomo libero

Vullnet

da "Costruire insieme un mondo unito" Atti del Convegno - Cstelgandolfo 1992 

giovedì 26 dicembre 2013

Un'arte per tutti" di Liliana Cosi

Liliana Cosi
Fin dalla mia prima permanenza al Bolscioi di Mosca, accarezzavo l'idea di poter un giorno insegnare balletto ai giovani. Sognavo: avrei avuto un giorno una compagnia di danza classica tutta formata da ragazzi che avrebbero imparato il balletto l'arte, la vita, da noi; avremmo portato nuovi spettacoli fuori dai vecchi circuiti legati ai grandi teatri, per chiunque: tutti avevano il diritto di usufrire dell'arte, ma un'arte portatrice di una dimensione più ampia, lungimirante, che comprenda l'uomo di oggi coi suoi problemi, ma al quale si possa indicare una luce, una via. Noi l'avevamo scoperta e dovevamo farla scoprire anche agli altri... Nacque così l'Associazione di Balletto classico Cosi-Stefanescu a Reggio Emilia...e tutto avvenne abbastanza in fretta, senza troppi calcioli a tavolino, ma sotto una forte spinta ideale.

Liliana Cosi

da Liliana Cosi, Balletto classico, carriera, esigenze personali e risposte, da Costruire insieme un mondo unito , Atti del Convegno, Castelgandolfo 1992

lunedì 16 dicembre 2013

La bocciatura, un assurdo pedagogico!



Leggo su Facebook che un bambino è stato bocciato al catechismo. Notizia a dir poco sconvolgente se si pensa che nella scuola dell'obbligo la bocciatura viene oggi ritenuta dalla gran parte degli insegnanti un assurdo pedagogico.
Secondo Maria Montessori e Don Milani, infatti, “bocciare” a scuola è un non senso. La scuola dell'obbligo “promuove sempre” la formazione e l’istruzione di ogni ragazzo: per questo la legge italiana  parla di una scuola per tutti e a misura di ciascuno.
Ma anche andando al di là della scuola, ogni punizione (lo stesso carcere) deve essere sempre vista nell'ottica di una promozione umana e per il recupero della persona. 
Parlare quindi di un  catechismo che boccia, ossia di un catechismo che per aiutare un ragazzo che non è arrivato ancora a maturare coscientemente una scelta di vita cristiana lo si punisce con la bocciatura... è scelta pedagogicamente molto discutibile. 
Purtroppo bisogna anche dire  che ci sono dei tentativi striscianti di restaurazione della bocciatura nella scuola dell'obbligo, a cominciare dalle elementari i cui programmi  sono diventati una sorta di corsi propedeutici di alto livello, nella convinzione che  non è la scuola che deve "abbassarsi" al livello dei ragazzi, ma sono i ragazzi che devono adattarsi alle cosiddette  programmazioni.
Seguendo i compiti di una nipotina che frequenta la prima elementare ho avuto una reazione durissima; mi sembrava di avere davanti compiti molto impegnativi e superiori alle capacità di una bimba di sei anni. Inoltre, ripetute note sul quaderno - poco scolarizzata, distratta  e non sempre interessata – pretendevano dai genitori interventi energici e correttivi, dimenticando che  il compito primario della scuola è quello educativo ossia insegnare a vivere, a costruire buoni rapporti tra le persone, a  vivere un’ esperienza dove si possa maturare nella libertà nell'uguaglianza e nella fraternità. Solo su questo presupposto primario e fondamentale, inizierà   l'istruzione che prevede  la scolarizzazione finalizzata a sviluppare le capacità del bambino, a migliorare la capacità di attenzione, e a stimolare  interesse e  volontà? 
E se un ragazzo non ce la fa ad istruirsi ed apprende con fatica, quel ragazzo – secondo la Montessori - ha poco esercitato il corpo e le mani per cui bisogna proporre nei primi anni dell'obbligo  giochi didattici e lavori manuali dove lui possa maturare attraverso il copro e… domani con la mente, in quanto i tempi per la maturazione non si misurano col calendario solare ed ogni bambino ha il suo specifico ritmo di apprendimento.

lunedì 9 dicembre 2013

"Per me l'asino è bello"


L’asino è stato considerato nei secoli un animale brutto e sgraziato. Però i veterinai dicono che è un animale intelligente al contrario del cavallo…Per me l’asino è bello, anzi bellissimo, e le sue tante qualità (la perseveranza, la forza, la bontà, e anche la capacità di dire no, oltre alla sua parentela col contadino) trasformano la sua apparente rozzezza in grazia, in bellezza, anche per la dolcezza di uno sguardo che sembra tutto capire e soffrire.


Goffredo Fofi

da  Goffredo Fofi, "Bimbi, asini, puri di cuore: ecco dove trovare la vera bellezza" Avvenire 25 ottobre 2013

venerdì 6 dicembre 2013

Mi sento un uomo in ricerca, in cammino

Carlos Clarià e Roberto Montanelli (a destra) al Convegno "In dialogo per un mondo più unito"
Molti si ricorderanno del "vento" che soffiava negli anni 70 in Italia e in Europa. Allora come oggi vivevo un grande ideale di giustizia, di libertà e di uguaglianza che mi portava a vivere a contatto con la gente l'impegno politico...In quegli anni si sviluppò in me la convinzione di combattere le differenze, le disuguaglianze che esistevano. Lottare contro la sperequazione fra ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori, oppressi ed oppressori era il mio vivere politico quotidiano.
Con quali strumenti combattere tali differenze? Mi si presentarono allora solo due alternative, la lotta sociale o la lotta violenta...Scelsi la lotta non violenta. Fu per me una scelta di impegno, una scelta di vita.
Passati alcuni anni sono tornato a Siena, la mia prima città adottiva, portandomi dietro i miei ideali, i miei dubbi su quello che ero e su quello che avrei dovuto fare nella vita.
Mi avvicinai al mondo del lavoro...dalla parte dell'imprenditore. Inizialmente solo come figlio di artigiano ma poi col tempo acquisendo responsabilità sempre più dirette.
In quegli anni ho conosciuto la donna che ha poi dato il taglio definitivo alla mia scelta di vita e che adesso mi è vicina per sempre.
La parte più importante del nostro rapporto è stata senza dubbio il periodo prematrimoniale, un periodo in cui è venuta fuori l'importanza del rispetto reciproco e di come il suo ideale cristiano e il suo comportamento, pur nella diversità culturale, fossero così vicini ai miei.
Abbiamo sperimentato e sperimentiamo ogni giorno, ancora oggi da sposati, l'importanza che un ideale e una cultura si ritrovino non nello scontro ma nel confronto per costruire insieme una vita futura.
Questo annunzio di unità che mi veniva a contatto con mia moglie e i suoi amici, se da un lato metteva in crisi il mio metodo esclusivamente razionale di vedere le cose, dall'altro apriva alle mie speranze orizzonti nuovi e finora sconosciuti. Accano alla ragione scoprivo, non senza un travaglio interiore, la presenza di una verità che mi portava a vivere in una maniera completamente diversa. Una presa di coscienza di un amore al di sopra di tutto e di tutti che continua a rivolgersi a me.
Con questi sentimenti nuovi ora affronto quotidiamente i miei impegni sia di lavoro che politici e sociali, avrndo nell'anima una dimensione più universale e più aperta agli altri. Mi sento un uomo in ricerca, in cammino.

Roberto Montanelli

da Roberto Montanelli, Esperienza personale, Atti del Convegno "Costruire insieme un mondo unito" Castelgandolfo 2-3 maggio 1992

mercoledì 4 dicembre 2013

"Perché andare a teatro?" di Antono Neiwiller

Antonio Neiwiller (1948-1993)

Si andrà a teatro per vedere ancora uomini che sudano, il teatro sarà questa cosa in un’ipotesi di forte massificazione. E’ probabile che non ci arriveremo nemmeno, che ci saranno già dei rigurgiti ad altri livelli e si potranno fare altre scelte. Ma nell’ipotesi di massima informatizzazione della società e di massima massificazione delle condizioni di vita degli uomini, si andrà a teatro perché là ci sono ancora degli esseri che sudano, che piangono, si tagliano, cadono, si disperano e sono felici. Si andrà a vedere questo evento come qualcosa di non manipolabile, di non bidimensionabile.

Antonio Neiwiller


Da Mirella Armerio, Neiwiller, l’utopia in scena, Corriere del Mezzogiorno 8 novembre 2013

lunedì 25 novembre 2013

"Mia madre mi ha fatto nascere"

Mia madre mi ha fatto nascere, mi ha nutrito e lavato, mi ha fatto crescere, mi ha educato ed amato; poi è arrivato il momento della vita in cui "la madre" ho dovuto essere io, nel senso del prendersi cura e dell'accudimento...Anche nel dialogo, ciascuno di noi è madre dell'altro in certe cose ed è, nello stesso tempo figlio dell'altro quando sta nella posizione di ascoltare. In questo senso c'è una maternità universale che anche noi  di convinzioni non religiose, ormai in certa misura condividiamo con chi ha convinzioni religiose.

Piero Taiti

da Atti del Corso di approfondimento per "amici del dialogo" tra persone di convinzioni diverse, Castelgandolfo 6-9 aprile 2006

venerdì 22 novembre 2013

Quale alternativa al mito del sospetto?

Se intendiamo dialogare, dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione sull'uomo, e in particolare sul rapporto degli uomini fra loro, cioè di noi fra di noi e di noi con gli altri.
Dobbiamo vivere il dialogo come alternativa al mito del sospetto, al mito della sfiducia e rivalità e della strumentalizzazione dell'altro...Nell'uomo c'è il bene e il male. Noi puntiamo sul bene, sul positivo in ognuno per rafforzarlo e sostenerlo, per ingrandirlo.

Arnaldo Diana


da Costruiamo insieme un mondo unito, Atti del Convegno 2-3 maggio 1992

martedì 19 novembre 2013

"Abbiamo parole" di Gianni Rodari


Abbiamo parole per vendere,
parole per comprare.
Andiamo a cercare insieme  le parole per pensare.

Abbiamo parole per fingere,
parole per ferire,
parole per fare il solletico.
Andiamo a cercare insieme le parole per amare.



Gianni Rodari

domenica 17 novembre 2013

Aver dentro di noi tutta l'umanità

"In dialogo" al centro la Pace di Benevento
L'umanità è fatta di credenti e anche di persone di convinzioni non religiose; se vogliamo veramente aver dentro di noi tutta l'umanità, il più possibile, allora il rapporto fra noi,  di convinzioni religiose e non, deve essere il più stretto possibile...Vogliamo assolutamente camminare insieme.

Arnaldo Diana

da Costruire insieme un mondo unito, Atti del Convegno 2-3 maggio 1992 Castelgandolfo (Roma)

giovedì 14 novembre 2013

Il cinema che vorremmo! di Maurizio Nichetti

Maurizio Nichetti
Io penso che la flessione continua del pubblico nelle sale cinematografiche sia dovuto al fatto che il cinema è diventato foriero di sofferenze per lo spettatore. Fino a quando il cinema lo divertiva, il pubblico andava. Nel momento in cui devi andare al cinema per soffrire non ci vai più. Einstein diceva che l’iimmaginazione è più importante della conoscenza. Ecco, riscopriamo la voglia e la passione di mettere nel lavoro valori positivi, e nel cinema non film di evasione ma di fantasia. E’ la lezione che ci offrono grandi maestri come  Chaplin, Keaton, Fellini con Tonino Guerra. E’ la grande lezione di Georges Méliès che, dopo aver fatto il cinema ai massimi livelli, quando gli va in fumo il suo mondo costruisce giocattoli. Nel nostro tempo di pessimismi e tristezze, ne veniamo fuori solo se ognuno si impegna, con passione, a fare bene il proprio lavoro, magari dotandosi di quel minimo di ottimismo che fa attenuare questa diffusa ansia sociale


Maurizio Nichetti

da Salvatore Giannella, Il cinema ricominci da Georges Méliès, Sette, Corriere della sera 8 novembre 2013

martedì 12 novembre 2013

Morire per la propria gente



la tragedia delle Filippine
Popoli affamati


La  guerra in Siria
“Lo scopo, il fine, il motivo per cui Gesù è venuto al mondo è tutto racchiuso in una frase: Morire per la propria gente. E, notate, Gesù non è morto per la sua gente che era innanzitutto il popolo ebreo e poi l'umanità intera, soltanto in croce. No: Gesù è stato sempre pronto a morire per la sua gente. La sua vita ne è lo specchio più luminoso... avvicinando e sanando storpi, ciechi, paralitici, rifiuto di quella società che vedeva nel dolore una conseguenza del peccato, avvicinando peccatori e peccatrici pubblici, donne di strada e ladri, sfamando gli affamati... Oggi i poveri, i ciechi, i morti, i peccatori... sono altri, hanno magari altri nomi: drogati, emarginati, handicappati, gente con visione parziale della vira, solo terrena, ad esempio, gente che odia, che propugna il delitto contro la vita di ogni età e l'immoralità più assurda; abbiamo i figli soli del divorzio, alienati spesso perché senza famiglia, ammalati, moribondi perché senza soldi, vecchi abbandonati, giovani allucinati, deviati, carcerati. Gesù oggi verrebbe a morire per questa gente: per salvarla da tutti i mali. Ma Gesù è venuto venti secoli fa. Ora vuol tornare attraverso di noi.”
Chiara Lubich
 foto da www.repubblica.it

lunedì 11 novembre 2013

Aprire la nostra mente e il nostro cuore

Massimiliano Varrese e Omar Sharif in "Fuoco su di me"
Per avere un’opinione imparziale sulle cose, è importante essere onesti verso se stessi. Rispettare il pensiero libero anche quando contrasta con il tuo interesse. Poi, serve non soltanto una mente aperta, ma anche un cuore aperto. Forse l’esempio di una madre che assomigliava alla figura, al femminile, di "Padre Sergio" di Tolstoi, mi ha insegnato a ricordare che si deve "entrare nella pelle dell’altro" per sentire ciò che sente lui. Avremmo evitato chissà quante discordie, quante disgrazie sociali, familiari ecc. se avessimo avuto come guida questo atteggiamento morale.

Donika Omari

da Elsa Demo, intervista a Donika Omari, Una classe politica senza veri ideali.



giovedì 7 novembre 2013

"Come entrare in rapporto con l'altro" di Primo Mazzolari

Don Primo Mazzolari (1890-1959)
Nell'altro non si entra come in una fortezza, ma come si entra in un bosco in una bella giornata di sole. Bisogna che sia un'entrata affettuosa per chi entra come per chi lascia entrare, da pari a pari, rispettosamente, fraternamente. Si entra in una persona non per prenderne possesso, ma come ospite, con riguardo, con venerazione.. non per spossessarlo ma per tenergli compagnia, per aiutarlo a meglio conoscersi, per dargli consapevolezza di forze ancora inesplorate, per dargli una mano a essere se stesso..


Primo Mazzolari



venerdì 1 novembre 2013

Ogni cittadino ha un grande valore

Donika Omari
C’è una poesia di Victor Hugo dove si esprime l’idea che un re intelligente sa come mettere al servizio del paese le possibilità e le capacità di ogni cittadino, da quello più capace a quello più insignificante. Dunque, ogni persona ha qualcosa di particolare che si può usare per il bene di tutti. 

Donika Omari

giovedì 31 ottobre 2013

La fatica di un bambino


Ricordo la fatica di un bambino ad allacciarsi le scarpe, che puntualmente si scioglievano: mi colpì che il genitore non intervenisse ma, sorridendo, aspettasse con pazienza. Infine il sorriso radiose quando finalmente ce l’aveva fatta “da solo”: con gli occhi che gli brillavano corse a dare la mano al papà e continuarono la passeggiata.
Quel bimbo aveva ricevuto due messaggi: ce l’ho fatta da solo, posso avere fiducia in me.
Ma vi è un altro messaggio meno esplicito, che gli rimarrà nel cuore: mio padre aveva fiducia che ce l’avrei fatta! E se lui , che ai miei occhi è un gigante, ha fiducia in me, io posso averla in me stesso.
Questa certezza, insieme al “calore della mano” che l’aspettava per continuare la passeggiata, lo accompagneranno.


Raffaele Arigliani

da Raffaele Arigliani, L'adolescente e il gruppo, Città Nuova, n.8 2007

La nostra vita è in pericolo?

Francesco Gesualdi


Oggi stiamo pagando il presso dell'eccesso. Troppa produzione ha provocato inquinamento ingestibile. Troppi consumi hanno provocato rifiuti incontrollabili. Troppo lavoro ha provocatop stress insostenibile. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ci stiamo ammalando di cancro, generiamo figli malformati, stiamo cedendo alla follia, le nostre riserve di acqua si stanno esaurendo. Il nostro futuro è a rischio, e se vogliamo salvarci dobbiamo trovare un rimedio. Fondamentalmente dobbiamo ritrovare il senso della misura. Dobbiamo smettere di vivere per consumare e tornare a consumare per vivere."
Francesco Gesualdi

da Il mercante d'acqua, Feltrinelli Editore

martedì 29 ottobre 2013

"Arte, vita e sacro" di Mina Gregori


Mina Gregori, storica d’arte e Professoressa emerita presso l’Università di Firenze. E’ una delle massime esperte mondiali del  Caravaggio. 

Come è nata la sua passione per l’arte?
Un fatto familiare. Mio nonno si occupava del distacco degli affreschi …A mia madre devo la passione per le cose antiche. Da bambina mi piacevano le cose vecchie e mi facevo regalare oggetti che altrimenti sarebbero stati buttati: vecchie serrature e cornici dismesse. Da mio padre peresi il senso del viaggio e della libertà. Era un antifascista e Cremona negli anni trenta non era proprio la città ideale per viverci.
La considerano la più autorevole studiosa di Caravaggio. Cosa le ha dato o le ha tolto questo artista?
Di solito lavorare sulle leggende è molto rischioso. Ma qualcuno deve pur farlo. A me accadde di “scoprire” in anni giovanili un Caravaggio e questo ha un po’ cambiato la mia vita.
Proprio la parola “vita” entra con qualche decisione nell’arte di Caravaggio.
Con lui il rapporto arte-vita si rinnova. Era un uomo, come si sa, con molti problemi, dotato di un’irrequietezza straordinariamente moderna. La sua arte fu un po’ la sintesi della pittura fiorentina, veneziana e soprattutto lombarda.
Trasformò anche il rapporto con il sacro?
Certamente. I suoi modelli erano figure reali. E questa fu una grande novità.
Non ritiene che il sacro sia definitivamente morto nell’arte odierna?
Non sarei d’accordo sul “definitivamente”. Anche nelle immagini contemporanee, perfino nelle più dissacranti, si nasconde a volte un senso di mistero che provoca tremore. Siamo abituati a immaginare il sacro come un’affastellata congrega di santi o di madonne col bambino. Ma il moderno e il contemporaneo immaginano tutt’altro. Guernica non ha la stessa sacra autenticità di un dipinto del seicento?

Antonio Gnoli

da Antonio Gnoli, Intervista a Mina Gregori, Repubblica


lunedì 28 ottobre 2013

"Annoiarsi o vivere?" di Devis Bonanni



Devis Bonanni

Molte persone agiscono come se dovessero vivere in eterno. Non si curano affatto dei giorni che passano e pensano che domani sarà sempre meglio, come se fossero intente ai preparativi di una festa che, a loro modo di vedere, coronerà il senso di un’intera esistenza. Finiamo così per accumulare beni che godremo nel periodo peggiore della nostra esperienza, quando il nostro corpo sarà solo un lontano ricordo di quel fremito di vita che è stato in gioventù.
Le volte che sono stato costretto a letto dall’influenza ho ripercorso le avventure di questi anni e non c’è stato per me un solo momento di noia, nonostante la malattia.
Così voglio essere un vecchio sonnolento su una poltrona, con il corpo sfinito, con i giorni che gli rimangono sulle dite delle mani, ma sulla cui espressione non ci debbano essere dubbi: quel  vecchio sonnolento sta facendo un sogno bellissimo che è stato la sua vita.

Devis Bonanni

da Devis Bonanni, Pecoranera, Marsilio, Venezia 2012

domenica 27 ottobre 2013

A scuola: mi veniva voglia di mollare tutto!

Per educare occorre essere innanzitutto testimoni: mettere in pratica nel proprio comportamento e nella vita, ciò che si vuole trasmettere. Quando ho iniziato col mio primo incarico di insegnante elementare, mi sono trovata ad operare con dieci colleghe, a tempo pieno, in una scuola di campagna.
L'ambiente era difficile: tra gli insegnanti si era creato un divario netto: due gruppi ostili. La barriera era consistente: divergenze ideologiche, di carattere, di impostazione didattica.
Che fare? Lo spirito di unità, scoperto da poco, mi spingeva a voler far tutto per costruire lì, nel mio pezzetto di umanità, la realtà di un mondo unito. Ma dovevo fare da cuscinetto! Una posizione veramente difficile e faticosa. Ogni giorno era un ascoltare sfoghi, arrabbiature, cercando di smontare pezzo a pezzo il muro...Mi dicevano che ero troppo buona...come a dire: sciocca!
Tante volte mi veniva voglia di mollare tutto e di pensare solo alla mia classe.
Un grande aiuto, nei momenti in cui non vedevo soluzione, mi veniva da un'altra scoperta fatta: l'amore totalitario di Gesù che non si ferma nemmeno quando gli è chiesta la vita...Le cose sembravano non cambiare, ma mi accorgevo che ero molto guardata...Poi con due colleghe, pur avendo idee politiche e religiose diverse, ci trovammo sempre più d'accordo sul piano dell'amore. Iniziò così una collaborazione a livello didattico: impostammo alcune attività di sperimentazione a classi aperte. Creammo gruppi di livello che non tenevano conto dell'età anagrafica, ma di quella mentale. Ciò ci permise di seguire in modo più proficuo gli alunni svantaggiati e di dare a quelli più capaci di aiutare i compagni. Era organizzare la scuola a misura degli alunni, un mettersi a loro reale servizio.
A noi insegnanti questo richiedeva molta più fatica e molto più tempo da dedicare alla programmazione, che non veniva certo riconosciuto e stipendiato, ma portava il nostro essere educatori su un piano più vero...In pratica abbiamo cercato di amare i nostri alunni mettendoci sul loro piano.
Il lavorare così ha cementato tra noi un rapporto profondissimo e altre colleghe si sono lasciate coinvolgere.
In questa nuova realtà creatasi, negli anni che  abbiamo continuato ad operare insieme  sono fiorite tante iniziative che hanno coinvolto il personale non docente e tutta la popolazione.

Morena Mencaroni

da Morena Mencaroni, Impostazione comunitaria in una scuola, Atti del Convegno "Costruire insieme un mondo unito: fatti di solidarietà fra uomini di culture diverse"

venerdì 25 ottobre 2013

Non possiamo vivere di atti eroici

Non possiamo vivere solo di atti eroici, possibili a pochissimi, ma tutti noi possiamo far bene i piccoli atti della vita quotidiana, altrettanto impegnativi. Agli "eroi" dei grandi valori si sostituisce il valore di ogni singolo uomo comune, il valore della vita quotidiana.

Arnaldo Diana

da Arnaldo Diana, Fondamenti di unità fra credenti e non credenti, Atti del Comvegno "Costruire insieme un mondo unito", Castelgandolfo  2-3 maggio 1992

giovedì 24 ottobre 2013

"Il bello è armonia"

Se il contenuto della filosofia è il vero, quello dell'arte è il bello, e il bello è armonia e armonia vuol dire altissima unità.

Chiara Lubich

da "La cittadella di Loppiano" ,  Atti del Convegno, Costruire insieme un mondo unito, castelgandolfo 2-3 maggio 1992

venerdì 18 ottobre 2013

Non guardare il mondo in bianco o in nero

Manuela Dviri - Premio" Fraternità Città di Benevento" 2011

Chiudete gli occhi per un attimo e guardate il mondo non in orizzontale o in verticale, non in bianco o in nero, non dividendolo tra “buoni” e “cattivi”…è troppo facile, questo lo sanno far tutti…Guardatelo per un attimo in trasversale.
Cercate i punti di contatto tra i popoli in conflitto e nutriteli, e curateli e fateli fiorire, perché il futuro verrà da lì. 
E aiutateci, perché noi che crediamo nel dialogo trasversale in luoghi di conflitto non siamo molti, e siamo stanchi.
Con una donna palestinese, Mary Bittar, stiamo creando un fondo di emergenza per curare bambini palestinesi malati di diabete, di tumore, di cuore, reni e delle malattie più varie, come tutti i bambini del mondo.
Nei Territori non è possibile curarli. Dobbiamo, certo, anche ricostruire gli ospedali palestinesi, ma ci vorrà molto tempo. E in Israele è possibile già da oggi.
I medici saranno medici israeliani. Vi dà fastidio l’idea? Pazienza. Dobbiamo pur imparare ad aiutarci l’uno con l’altro.  Noi israeliani abbiamo ottimi medici e ottimi ospedali, e i bambini palestinesi ne devono e possono usufruire.
E’ così che si ricrea il futuro, non piangendo e commiserando e poi contando i numeri dei morti prima da una parte poi dall’altra, e le ragioni dell’uno e le ragioni dell’altro.

Manuela Dviri

Del Comitato Amici Centro Peres per la pace per i bambini palestinesi

da Manuela Dviri, La bambina che ascoltava con gli occhi,Comitato Amici Centro Peres per la pace per i bambini palestinesi. Acqui Terme (AL) 

venerdì 4 ottobre 2013

Sull'Amiata festa dei Nonni e Nipoti



Inizia Giovedì 10 ottobre 2013 la manifestazione della FESTA DEI NONNI con messa a dimora di alberi da parte delle Scuole Primarie di Abbadia San Salvatore alla presenza di un nonno per ogni nipote.
Durante la settimana saranno allestiti Laboratori di antiche tradizioni incollaborazione con il Centro Anziani “L’Incontro” di Abbadia San Salvatore a cui parteciperanno nonni e nipoti.

Sabato 19 ottobre 2013 presso la Sala Macchia Faggeta in Via della Pace, avrà luogo un CONVEGNO NAZIONALE sul tema “Dialogo tra le generazioni – memoria per il futuro” a cui partecipano tra gli altri Ezio Aceti, psicologo ed autore del libro “Nonni oggi..”, Pietro Clemente, antropologo dell’Università di Firenze, Riccardo Bosi autore del libro “Il viaggio nella mente bambina” e giovani scrittori di racconti per nipoti e ragazzi. Alla fine del convegno sarà presentato il progetto europeo “SWEET MOBILITY”.

Domenica 20 ottobre 2013 manifestazione di premiazioni dei vincitori del premio del concorso “Un albero per i nipoti – Festa dei Nonni”. Hanno assicurato al presenza tra i selezionati: Scuola dell’Infanzia Diano D’Alba (CN); CRA Coccinella (Castel San Pietro Terme (BO); Istituto Comprensivo “B. Lorenzi” Fumane (VR); Margherita Bonfante (Rovigo); Rosanna Andreini (Reggio Emilia); Valeria Di Filippo (Ancona); Daniela Piccinetti e Lauro Romani Abbadia S.S. (SI); Sinfonia nell’Uliveto Scuole Arcidosso (GR); Giuseppe Casali (imprenditore Recanati), Luigi Vincenzoni (nipote di Beniamino Gigli - Recanati). Sarà premiata tra gli altri Eli Folonari per i cinquant'anni con Chiara Lubich “Lo spartito scritto in cielo” -  Edizione Città Nuova.

A tutti i premiati del concorso sarà donato un albero dell’Amiata, da mettere a dimora quale messaggio di consegna da una generazione all’altra.

domenica 29 settembre 2013

"Fare silenzio dentro di noi" di Simone Weil

Simone Weil (1909 - 1943)
Prima ancora di metterci in ascolto dobbiamo saper fare silenzio dentro di noi, far tacere le tante parole che giudicano, che stigmatizzano, che interpretano, che a tutti i costi vogliono trovare soluzioni veloci. Le parole che presumono di aver già capito senza prima aver affiancato, condiviso, amato. Solo da questo silenzio può nascere l’ascolto, un silenzio che è spazio, apertura all’altro. Un silenzio che ci permette di cogliere verità che altrimenti resterebbero celate per sempre. Solo allora capiremo che ascoltare non è solo porgere l’orecchio ma aprirci al mondo che ci circonda.

Simone Weil

sabato 28 settembre 2013

Una madre non ha paura



"Una madre non ha paura di entrare nella notte dei suoi figli che sbagliano, per dare loro speranza. Aiuta il figlio a camminare e a orientarsi verso il bene. Quando il figlio cresce, anche se sbaglia, la madre non si domanda nemmeno se sia colpevole o no, ma continua ad amarlo...Le madri domandano per i loro figli, bussano con insistenza ad ogni porta; e soprattutto per i figli che hanno più bisogno... Nell'esperienza umana, l'amore della madre è ciò che più somiglia alla sconfinata generosità di Dio. Quel dare senza condizioni, quell'esserci sempre, quel dimenticare il male e ricominciare ogni volta da capo, è il modo dell'amore materno. Nessuna legge basta all'uomo se non è iscritta dentro un bene più grande, dentro all'amore per quell'uomo. E questo, è istintivamente tramandato, l'antico segreto delle madri: ogni ordine posa sull'assoluta certezza del bene che  la madre vuole al figlio, una certezza incrollabile. Così che poi, come le madri sanno, si ottiene di più dai bambini parlando, nei segni, negli sguardi, quella materna generosa lingua dell'amore, che minacciando o alzando la voce."


Marina Corradi

da Marina Corradi, Verità di madre, Avvenire 19 settembre 2013

"Guardano per caso le costellazioni" di Robert Frost


Robert Frost 

Puoi aspettare tanto, tanto tempo
prima che in cielo accada qualcosa
di più dello scorrere delle nuvole
e delle Luci del Nord,
che corrono come brividi pungenti.
Il sole e la luna s'incrociano,
ma non si toccano mai,
nè fuoriescono
fiamme, nè' si scontrano violentemente.
Sembra che i pianeti s'incontrino
nei loro tragitti, ma non accade nulla,
non viene fatto nessun male.
Possiamo tranquillamente continuare
la nostra vita, e guardare ovunque
tranne che alle stelle, alla luna e al sole
perchè abbiamo bisogno di colpi
e di cambiamenti per non impazzire.
E' vero che la siccità più lunga
finirà in pioggia,
che la pace più lunga in Cina
finirà in conflitto.
Ma verrà deluso chi restera sveglio
nella speranza di veder rompere
la calma del cielo,
di fronte a lui
nella sua vita.
Quella calma sembra proprio essere certa
fino all'ultima notte

giovedì 19 settembre 2013

Infanzia rubata, oggi come ieri?

Chivasso (Torino) Italia
Un importante convegno sul tema INFANZIA RUBATA, OGGI COME IERI? si terrà il 26 ottobre 2013 nel Palazzo Einaudi di Chivasso (Torino) Italia.
Il convegno verrà proposto in associazione alla mostra fotografica dedicata al sociologo e fotografo Lewis Wicked Hine (1874-1940), che sensibilizzò l’opinione pubblica del suo Paese, gli Stati Uniti d’America, al tema del lavoro minorile.
Lo stesso obiettivo si propone il convegno, che approfondirà ed amplierà alcuni temi della mostra, grazie a esponenti di alto profilo sia istituzionale sia culturale.
RELATORI INVITATI: Jeffrey Newman - National Child Labor Committee di New York: L’attività del NCLC ieri e oggi. Constance Thomas, ILO di Ginevra: Programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile. Linee guida. Anna Teselli, Associazione Bruno Trentin: Il lavoro minorile oggi in Italia. Tito Boeri, economista, Milano: Globalizzazione e lavoro minorile. Gianni Oliva: Inquadramento storico del lavoro minorile in Europa e negli USA. Mons. Nosiglia, Arcivescovo Metropolita di Torino: La Chiesa e il lavoro in tempo di crisi. Don Luigi Ciotti: Mafia e sfruttamento del lavoro minorile. Raffaele Guariniello: La tutela dei minori nell’ambiente lavorativo. Laura Boldrini: I rifugiati e il lavoro minorile.Emma Bonino: Il problema del lavoro minorile in Europa. Cécile Kyenge: L’impegno della politica contro lo sfruttamento dei minori. Claudia Porchietto, Assessore al Lavoro e Formazione Professionale della Regione Piemonte: Il Piemonte e il lavoro minorile. Le Sorelle di Porta Palazzo: Un’esperienza di strada fra rassegnazione e rivolta. Rossi Doria, Vice Ministro alla Pubblica Istruzione: Lavoro minorile e abbandono scolastico
MODERATORI: Bruno Gambarotta, Gianna Pentenero.
Finalità del convegno è analizzare il tema del lavoro minorile e fare il punto su una realtà che è ritenuta ormai conclusa (soprattutto nel nostro Paese) sebbene molti dati dimostrino che il problema esiste, seppur sommerso. Verranno dunque trattati aspetti storici, giuridici, geografici, sociali e altri ancora, in modo da
approfondire il tema con una panoramica quanto più possibile attuale e precisa.
Durante il convegno verrà proiettato un Video del Segretariato RAI "Performance musicale dei bambini della
Pequeñas Huellas"
Promotori del Convegno e della mostra: Fondazione Alberto Colonnetti, National Child Labor Committ e International Labour Office,  Amici della Biblioteca di Verrua Savoia

martedì 17 settembre 2013

Vale solo il successo professionale?


Si crede e si fa credere che le società funzionino solo per l’abbrivio del talento, per la forza dei migliori, dimenticando che il benessere della società è frutto di un processo corale, collettivo, e la serenità degli individui (anche degli “eccellenti”) non è connessa al di fuori di un miglioramento della vita, se non di tutti, di molti. E’ vero che la selezione dei meritevoli è, nel nostro paese, inceppata, spesso umiliata dal clientelismo, dalle baronie, dalla mafiosità. Ma non è umiliando o dimenticando i secondi, e i terzi, e i quarti, che i primi avranno soddisfazione. Il successo professionale, tra l’altro, non è la sola misura del valore umano. Ce ne sono infiniti altri. Ho conosciuto qualche “eccellente” odioso, e umanamente minimo, e molte persone umili di grande spessore, capaci di dare agli altri qualcosa che non è quantificabile in uno stipendio o in un titolo di studio. Credo, o spero, che i ragazzi che scendono in piazza sappiano che la posta in palio non è solo spianare la strada ai più bravi, ma restituire la percezione di un futuro possibile a tutti.
Michele Serra

Da “Il Venerdì di Repubblica” del 31 12 2010

giovedì 12 settembre 2013

Sono entrato nel carcere di Lauro



Per fortunata coincidenza  ho conosciuto – in un saggio di Scuola Alberghiera – Educatori, Dirigenti e alcuni Detenuti del carcere di Lauro (pene brevi al massimo 10 anni). Il contatto è stato piacevole e mi hanno chiesto se qualche volta andavo a trovarli.
Il Magistrato, dopo aver verificato la mia fedina penale,  mi ha concesso l’entrata nella parte interna della Casa Circondariale. Nasce così con alcuni di loro una buona amicizia e il desiderio di svolgere qualche iniziativa insieme.
Coinvolgo i Giovani di Baiano nel Progetto di un Quadrangolare di Calcio; presenti anche le famiglie dei detenuti (figli, genitori, mogli in grande sofferenza).
Finite le gare “forzo un pochino la mano”  ed ottengo dagli Educatori che anche i loro familiari possono venire a cena insieme a noi. Poi un Torneo di Ping Pong ( con doppio chiavistello che ci chiude “dentro” con loro ).
Nel frattempo i Giovani del Forum si scrollano paure, pregiudizi e… si lanciano chiedendomi un Convegno su “Legalità e Carceri” a Baiano.  Nell’Aula Consiliare presenti Sindaco, Assessori, Consiglieri, una dozzina di Detenuti  raccontano in maniera toccante le loro esperienze (i presenti dicevano a “pelle d’oca”).
Adesso amici musicisti vogliono condividere l’esperienza; alcune Scuole ci hanno invitato per un dialogo aperto fra studenti e carcerati; abbiamo progettato una gita con le loro famiglie ed alcune nostre famiglie…
Alessandro gioca bene al calcio; era la sua grande passione, purtroppo spezzata dalla vicenda giudiziaria.   Con l’Assessore mio amico siamo andati a trovarlo e – dopo colloqui con Assistenti Sociali, Direttrice, Magistrato – adesso Alessandro Sorrentino…giocherà  in Prima Categoria con la Baiano Calcio.


                                                                  Giovanni  Martinico


giovedì 5 settembre 2013

Amos Gitai: Come vivere insieme su questo piccolo pezzetto di terra

Una scena del film "Ana Arabia"
Amos Gitai regista israeliano presente al Festival di Venezia con lo splendido  film in concorso "Ana Arabia", sulla possibile coesistenza pacifica tra israeliani e palestinesi, nell'intervista concessa al giornalista Luca Pellegrini,  ha spiegato i motivi che lo hanno portate a girare questo ultimo suo film:


Credo fermamente nel potere delle idee. Non sono mai qualcosa di debole. Possono cambiare il mondo. Al mio popolo faccio spesso questa domanda: se non avesssimo avuto la forza delle nostre idee, come saremmo sopravvissuti alla storia? Non certo impugnando delle armi…Dobbiamo essere capaci di progettare, in un momento così buio, un’idea di coesistenza. Il nostro mondo non può essere governato solo dalle bombe, dal denaro, dalla violenza e dalla brutalità. Dobbiamo avere  e comunicare un’idea ben precisa di umanità. Dobbiamo continuare a cercarci e a guardarci per capire come vivere insieme su questo piccolo pezzetto di terra…Vivere rispettando le nostre differenze, altrimenti, dall’oceano di odio in cui siamo, precipiteremo in uno di sangue…Siamo aggrediti da minacce continue, ci sono persone che rifiutano tutto, ma noi dobbiamo presentare delle opzioni. Possiamo anche  essere  in disaccordo, non siamo perfetti, non siamo degli angeli, ma è necessario non interrompere la continuità dei rapporti, del dialogo.

Amos Gitai

da Luca Pellegrini, Alle bombe preferisco le idee, Avvenire  3 settembre 303

martedì 3 settembre 2013

"Nella crisi attuale" di Giuliano Montaldo

Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini in una scena di "L'industriale"
Nel suo ultimo film L’industriale, Giuliano Montaldo, autore di film come Sacco e Vanzetti,  Giordano Bruno, L’Agnese va a morire, ha raccontato la crisi economica che attanaglia  l’Italia oggi. Nella lunga e interessante intervista concessa a Federica Lamberti Zanardi ha detto tra l’altro:

Una crisi così totale non la ricordo nemmeno nel 1970 e negli anni Ottanta…Allora il momento difficile riguardava solo l’Italia..Abbiamo vissuto la violenza della dinamite, delle Brigate Rosse, i grandi misteri delle bombe sugli aerei, sui treni,, nelle banche e nelle piazze. E’ incredibile, ma siamo ancora prigionieri di questa strana, lunga, oscurità. Mi piacerebbe conoscere finalmente tutte le verità, quali esse siano, per poterci guardare negli occhi meglio, liberi e consapevoli.
Sì l’Italia è un paese che ogni tanto fa soffrire. Però dà anche delle grandi gioie. Quando ho visto i ragazzi del fango a Genova, che io chiamo eroi, fare cose straordinarie, com’era accaduto nel 1966 a Firenze, mi sono emozionato.
C’è questa grande forza del popolo italiano, una capacità di essere solidale, unito nei momenti di difficoltà…L’ho sperimentato personalmente mentre giravamo il film a Torino. La gente ci ha aiutato moltissimo. Se chiedevamo alle persone di liberare le strade dalle auto perché dovevano essere deserte, anche se avevano appena trovato parcheggio, quando venivano a sapere che il nostro film raccontava la crisi economica, le spostavano subito, ci aiutavano, partecipavano. E anche la troupe era unitissima. Era gennaio dello scorso anno, faceva un freddo pazzesco. Ma i tecnici, gli scenografi, gli attori hanno lavorato senza sosta. Ci siamo simbolicamente tenuti per mano. Stretti, gli uni agli altri, in un grande abbraccio di umanità e solidarietà che, ancora oggi, mi commuove.
Giuliano Montaldo


Da Federica Lamberta Zanardi, Montaldo: il mio “industriale” nello tsumani della grande crisi, Il Venerdì di Repubblica 13 gennaio 2012

sabato 31 agosto 2013

Focolari: un movimento pacifista ed ecologico?

L'isola di Procida, Italia
La pace è la salute dell'umanità: pace dell'uomo con se stesso, con gli altri, pace con la natura. Per chi crede, pace con Dio, comunque pace con l'umanità. Pace: perdono, vincolo di amore, unità.
Potremmo dire che siamo un movimento pacifista, che dona pace al mondo, i cui membri costruiscono rapporti di pace...Potremmo dire che il Movimento dei Focolari è un movimento ecologico, che contribuisce alla salvaguardia dell'ambiente, che vuole l'amore alla natura perché essa sia il più possibile se stessa e per l'uomo.

Arnaldo Diana

da Arnaldo Diana, Fatti di solidarietà fra gli uomini e con la natura per costruire la pace, Atti del Convegno "Costruire insieme un mondo unito" Castelgandolfo  2-3 maggio 1992

venerdì 30 agosto 2013

"Se tu non la pensi come me...siamo amici lo stesso"


Riportiamo alcuni passaggi di un discorso fatto da Papa Francesco ad un gruppo di giovani giapponesi:

Conoscere altre persone, altre culture sempre ci fa tanto bene, ci fa crescere. E questo perché? Perché se noi siamo isolati in noi stessi, abbiamo soltanto quello che abbiamo, non possiamo crescere culturalmente; se invece noi andiamo a trovare altre persone, altre culture, altri modi di pensare, altre religioni, noi usciamo da noi stessi e incominciamo quell’avventura tanto bella che si chiama “dialogo”.
Qual è l’atteggiamento più profondo  che dobbiamo avere per dialogare e non litigare? La mitezza, ossia la capacità di incontrare le persone, di incontrare le culture con pace; la capacità di fare domande intelligenti: “Ma perché tu pensi così? Perché questa cultura fa così?” Ascoltare gli altri e poi parlare. Prima ascoltare e poi parlare. Tutto questo è mitezza. E se tu non la pensi come me… siamo amici lo stesso. Io ho sentito come pensi  tu e tu hai sentito come penso io.
Questo dialogo è quello che fa la pace. Non si può avere pace senza dialogo. Tutte le guerre, tutte le lotte, tutti i problemi che non si risolvono, con cui ci scontriamo, ci sono per mancanza di dialogo.


Francesco

da Andrea Galli,  "Senza dialogo non c'è pace" Il Papa agli studenti giapponesi: isolati non possiamo maturare, Avvenire 22 agosto 2013

lunedì 19 agosto 2013

La solidarietà tra i popoli non si improvvisa

la sociologa brasiliana Vera Araujo
La solidarietà tra i popoli non si improvvisa. Scaturisce dalla dinamica della vita personale e si estende ai rapporti tra i popoli e le nazioni. I paesi industrializzati hanno sviluppato la cultura dell'avere che è arrivata alle massime conseguenze: accaparramento, difesa individualistica del proprio benessere, consumismo, spreco... Ora davanti ai cambiamenti storici, si trovano nella necessità di dare, di solidarizzare, di condividere, e non ne sono capaci.. Non sono capaci di muovere gli ingranaggi della burocrazia, di liberare i beni, di organizzare gli aiuti economici in modo funzionale.
Il lavoro a cui tutti siamo chiamati è di ordine anzitutto culturale e spirituale. Bisogna puntare sull'educazione, sul cambiamento delle menti e dei cuori. E' un'opera di liberazione dalla mercificazione della vita. Bisogna far riscoprire a tutti e, ai giovani soprattutto, quei valori che non si vendono e non si comprano, che non sono oggetto di baratto e di commercio.
Solo così i Paesi industrializzati potranno trovare le strade giuste per andare incontro non solo ai popoli bisognosi vicini, ma ad allargare lo sguardo sull'intero pianeta.

Vera Araujo
da  Costruire un mondo più unito, Atti del Congresso 2-3 maggio 1992, Castelgandolfo

domenica 18 agosto 2013

Andare al di là delle differenze

Un momento  di un Convegno  promosso dal "Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose" del Movimento dei Focolari

Moltissime persone di convinzioni non religiose per anni hanno lottato per ideali di giustizia sociale, di fratellanza e di equità, ed oggi attraversano momenti di demotivazione ideologica e di riflusso nell'individualismo. E' possibile recuperare la grandiosa carica morale e civile di costoro? 
Riportiamo un brano della risposta data dal filosofo Giuseppe Maria Zanghì durante un convegno.

Dobbiamo continuare ad affermare insieme, persone di convinzioni religiose e non religiose,  nelle idee e soprattutto nella vita che l'uomo è l'essere che vive veramente se è in comunione, se è essere sociale. E la comunione, la socialità autentica, domanda che si vada al di là non delle differenze in quanto esse sono fonti di reciproco arricchimento, ma delle differenze in quanto possono diventare mura di separazione. Andando al di là delle teorie, delle idee che vogliono legittimare questo muro di sistemi di pensiero ciascuno chiuso in se stesso e opposto e rivale agli altri.

Giuseppe Maria Zanghì

da Costruire insieme un mondo unito,  Fatti di solidarietà fra uomini di culture diverse, Atti del Convegno 2-3 maggio 1992, Castelgandolfo

mercoledì 24 luglio 2013

Pier Giorgio Colonnetti, un amico

Pier Giorgio Colonnetti

Ci ha lasciati da pochi giorni l'amico Pier Giorgio Colonnetti. Riportiamo il ricordo di Raffaella Bellucci Sessa che ha vissuto con lui una profonda esperienza di dialogo.

Ho conosciuto Pier Giorgio circa 25 anni fa, quando fui chiamata dalla sorella maggiore Elena ad occuparmi della Fondazione, con sede a Torino, che i loro Genitori avevano voluto in ricordo del fratellino Alberto. Da subito con la famiglia Colonnetti si stabilì un rapporto cordiale, aperto, al di fuori delle convenzioni. Pier Giorgio non veniva spesso a Torino, ma nei brevi incontri si parlava di tutto. Sapevo che apparteneva al Movimento dei Focolari, ma avevo nei confronti di questo pregiudizi antichi, retaggio di esperienze di confine fatte negli anni Settanta nella cosiddetta “chiesa del dissenso”, che mi avevano definitivamente allontanata dalla fede. Durante uno dei nostri incontri trovò una breccia, e mi propose di conoscere una coppia del Movimento, i Cataldi, che stava organizzando a Torino un gruppo di dialogo fra persone di diverse convinzioni. Vi presi parte, caddero velocemente i pregiudizi, mi ci impegnai a fondo e con passione, ne faccio parte ancora oggi e posso affermare che è diventato il centro della mia vita.
Il rapporto con Pier Giorgio continuò sempre così, con al centro la Fondazione, i suoi problemi, le sue prospettive: non sempre eravamo d’accordo, lui concreto e razionale, io idealista e sempre forse troppo ottimista nel mio desiderio di portare avanti un’Istituzione che veicola valori, pur in difficoltà economiche ormai devastanti. Ma sempre i nostri sguardi si incrociavano diretti e sereni, quel dialogo a cui mi aveva portata non veniva mai a mancare, sempre trovavamo un punto di incontro. Fino all’ultima telefonata, un mese fa, in cui lo rassicurai che stavamo facendo tutto secondo le sue indicazioni, e che soprattutto all’interno del Consiglio di amministrazione avevamo ritrovato una serenità, un’armonia come mai era accaduto, come sicuramente a lui stava particolarmente a cuore.
Questo mi rimane di Pier Giorgio: l’apertura totale all’ascolto, al dialogo, pur nella sua adesione ad un’etica rigorosa ma mai rigida, mai al di fuori dell’altro da sé. Ero accolta come una sorella, ed un fratello sento di aver salutato. Non perso. Mi rimane la sua Famiglia, con ciascuno ho un legame forte; mi rimane tutto ciò che ho imparato da lui, tutto ciò a cui con discrezione mi ha avvicinata, a partire da Chiara; mi rimane lui, interiorizzato, presente, e sono certa che continuerà a guidarci nella giusta direzione.

Grazie Pier Giorgio.

Raffaella Bellucci Sessa