domenica 29 maggio 2016

Antonio Borrelli: Quale rapporto educativo con gli allievi?

Antonio Borrelli con la moglie Diana
Antonio Borrelli (1928-2014), scultore, ha insegnato per molti anni "Tecnica della fusione" all'Accademia delle Belle Arti di Napoli. Riportiamo un suo pensiero sul rapporto educativo.

“E’ importante avere un bel rapporto con gli studenti, io cercavo di dare il meglio di me e di trasmettere competenza, tecnica e amore per la ricerca: loro coglievano questa mia disponibilità e l’apprezzavano.

Il rapporto con gli allievi è fondamentale: quando un maestro non instaura un rapporto - chiamiamolo pure “d’amore”- con gli allievi ,secondo me, sbaglia.
Ci deve essere il piacere di stare insieme, perché non è facile far lavorare notte e giorno dei ragazzi.
Quando per la fusione accendi il forno, devi seguire tutto il percorso per arrivare dalla cera alla forma. Il forno resta acceso tutta la notte e ci vuole chi si cura del fuoco: se non c’è passione e piacere non c’è neanche il risultato.
Io con i miei allievi ho sempre lavorato bene, un po’ per fortuna e un po’ per la capacità di trasmettere entusiasmo.
Ricordo alcune nottate passate nello studio con allievi e collaboratori. Lo studio era la Chiesa sconsacrata della Solitaria. Si parlava, fumando sigarette e bevendo caffè.
Si discuteva d’arte e di politica e senza che ce ne accorgessimo, si finiva per fare l’alba. A volte c’era da realizzare un’opera che doveva essere presentata per un concorso e la passione con la quale vivevo questo impegno era contagiosa per gli allievi che condividevano con me questi momenti , come nelle antiche botteghe d’arte.”

Antonio Borrelli 


da “Dialogo con Antonio Borrelli “ di Mario Franco, Edizioni Paparo 2009





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venerdì 27 maggio 2016

Arturo Paoli: Gioia o felicità?


Arturo Paoli (1912-2015)
Qual è la caratteristica fondamentale della gioia? La sua prima caratteristica è di essere permanente, poiché affonda le sue radici nella parte più profonda della persona, per cui esisterà sempre, finché ci sarà l'uomo. Una seconda particolarità è d'essere, in qualche misura, sganciata da ciò che avviene intorno a noi. Altrimenti, come spiegarsi la gioia dei poveri, dei sofferenti, degli ammalati, delle persone deformate nel corpo, che non avrebbero motivo ...d'essere gioiose e che invece scoprono la gioia? La ragione è che essa ha radici profonde e indipendenti dalle circostanze che ci vengono incontro, ma direi anche dalle circostanze che sono aderenti al nostro corpo e alla nostra vita interiore, agli avvenimenti di cui siamo direttamente partecipi. 
Come trovare la gioia?
Per trovarla bisogna essere sempre disposti a lasciare che vengano distrutte la felicità e l'allegria, che sono nostre produzioni. Deve essere chiaro che noi abbiamo diritto alla gioia, in quanto esseri umani. Però, spesso, spinti dalla ricerca di soddisfare questo diritto, creiamo la felicità, che è un'immagine della gioia. Ed è un'immagine che il più delle volte dobbiamo distruggere, perché rappresenta uno spazio nel quale si manifestano la ferocia e la crudeltà dell'uomo, guidate dal suo disumano individualismo, generatore di sofferenza per tanti poveri e tanti affamati. La ricerca della felicità è la ragione fondamentale per cui diventiamo lupi verso altri esseri umani, che ci spinge a strappar loro anche gli elementi essenziali della vita.
Pensiamo che per essere felici abbiamo bisogno di tante cose: di molti soldi, di potere, di successo e d'altro ancora. Dobbiamo però essere consapevoli che qualcuno paga questa nostra felicità! Il mondo è senza gioia perché ci sono uomini troppo avidi di felicità.



ARTURO PAOLI

giovedì 26 maggio 2016

Paolo Maldini: Cosa può insegnare il calcio


Paolo Maldini
 Uno sport di squadra, tutti e non solo il calcio, insegna tante cose…Giocano i migliori, non il più ricco o il più simpatico. Se un compagno è in difficoltà, devi dargli una mano. Se sbagli, assumiti la responsabilità e non scaricarla su gli altri. Tutte cose che servono anche nella vita. Se uno è bravo in campo è bravo anche fuori. Idem se è una carogna. Mio padre diceva: comportati bene, sii onesto, impegnati sempre al massimo e il 90% è fatto.
Ora è tutto più difficile: ci sono ragazzi che a 13 anni hanno il procuratore e lo sponsor tecnico, ci sono genitori convinti di avere in casa il nuovo Messi, e gli scaricano sulle spalle le loro aspettative; ci sono allenatori che  pensano solo alla classifica e non alla crescita mentale del ragazzo che magari arriva da lontano e non ha il sostegno della famiglia.

Paolo Maldini



Da Gianni Mura Io, papà e il calcio la Repubblica 23 maggio 2016

lunedì 23 maggio 2016

Qualità o quantità... nella scuola?



La scuola ha bisogno di qualità nell'insegnamento e non di quantità di prodotti scolastici.
Per questo è alla dedizione e alla passione che si dovrebbe dar peso... Questo è il grande problema della scuola che nessuna riforma ha mai toccato, anche se tutti sanno che la formazione di un ragazzo, e di conseguenza anche la forma che assumerà la sua vita, dipende proprio dai "maestri" che ha la fortuna di incontrare.

 Umberto Galimberti

da D la Repubblica 15 maggio 2016

venerdì 20 maggio 2016

Chiara Lubich: Morire per la propria gente

Chiara Lubich e l'Iman W.D. Mohanned
“Lo scopo, il fine, il motivo per cui Gesù è venuto al mondo è tutto racchiuso in una frase: Morire per la propria gente. E, notate, Gesù non  è morto per la sua gente che era innanzitutto il popolo ebreo e poi l'umanità intera, soltanto in croce. No: Gesù è stato sempre pronto a morire per la sua gente. La sua vita ne è lo specchio più luminoso... avvicinando e sanando storpi, ciechi, paralitici, rifiuto di quella società che vedeva nel dolore una conseguenza del peccato, avvicinando peccatori e peccatrici pubblici, donne di strada e ladri, sfamando gli affamati... Oggi i poveri, i ciechi, i morti, i peccatori... sono altri, hanno magari altri nomi: drogati, emarginati, handicappati, gente con visione parziale della vira, solo terrena, ad esempio, gente che odia, che propugna il delitto contro la vita di ogni età e l'immoralità più assurda; abbiamo i figli soli del divorzio, alienati spesso perché senza famiglia, ammalati, moribondi perché senza soldi, vecchi abbandonati, giovani allucinati, deviati, carcerati. Gesù oggi verrebbe a morire per questa gente: per salvarla da tutti i mali. Ma Gesù è venuto venti secoli fa. Ora vuol tornare attraverso di noi.”
Chiara Lubich


domenica 15 maggio 2016

Riccardo Muti: La musica va insegnata ovunque



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Non ho mai visto un’orchestra a cui piaccia suonare male, ma per suonare bene devi essere sereno, devi sapere che puoi permetterti una visita medica e mantenere i figli a scuola.

Quando dirigo non mi interessa solo condurre in porto lo spettacolo, riscuotere gli applausi e andarmene, vorrei lasciare un seme alle persone con cui ho lavorato. I direttori sono mobili, ma i teatri sono stabili, in tutti i sensi, e devono poter crescere dove hanno le radici.

Il mio amore per l’Italia è enorme e mi sento in debito. Vengo dai conservatori italiani, che hanno dato una chance a un ragazzino nato a Napoli e cresciuto a Molfetta che poi è finito a dirigire quattro volte i concerti di Capodanno a Vienna.

In televisione musica significa bambinetti allo sbaraglio che imitano gli adulti su palchi luccicanti; mentre nessuno fa vedere esperienze straordinarie come la banda cittadina di Delianuova, in Calabria…ottanta ragazzi di disciplina oxfordiana che hanno preso in mano un clarino invece che un fucile.

L’idea dei licei musicali è un errore: togli la musica da tutte le altre scuole per confinarla in un ghetto. La musica va insegnata ovunque.
Riccardo Muti

Da: Michele Smargiassi, Muti: la musica ai tempi della crisi, il Venerdì di Repubblica, 26/11/2010

giovedì 12 maggio 2016

Emir Kusturica: il rischio di oggi

Il regista Emir  Kusturica


Il rischio di oggi è che si vada verso agglomerati urbani sempre più grandi e massificati, con centri tenuti al lustro e periferie piene di emarginazione. Forse per questo preferisco tornare alle mie montagne e ad un rapporto molto più stretto con la natura. I mass media ci forzano verso un pensiero unico che non ha ancora risolto le sue contraddizioni interne e che spesso crea una differenza  sempre maggiore fra piccole classi sempre più ricche e una maggioranza sempre più povera. Abbiamo un solo pianeta in cui vivere e diventa difficile dire come lo stiamo difendendo, davvero… L’anima della città è formata anche dai suoi abitanti che devono unirsi e trovare la voce per esprimere il loro senso di comunità. Non è un momento facile cui riferirsi, ma ci sono argomenti che devono trovare spazio, come l’ambiente, il rispetto per la cultura, la convivenza e l’arricchimento nella diversità.

Emir Kusturica

da Guido Andruetto, Emir Kusturica, la Repubblica sabato 7 maggio 2016

mercoledì 11 maggio 2016

Natalia Ginzburg: Cosa avere a cuore nell'educazione

Natalia Ginzburg (1916-1991)
Quello che deve starci a cuore nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore per la vita… E che cos’è la vocazione
di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita?

Natalia Ginzburg

da Natalia Ginzbyrg, Le piccole virtù, Einaudi

venerdì 6 maggio 2016

Ghesce Y. Tobden: Che cos'è l'Amore

Ghesce Yesce Tobden

Quale è il significato di AMORE?
E’ pensare: Come sarebbe bello se tutti gli esseri fossero felici”, con la conseguente determinazione: “Devo fare assolutamente qualcosa per cercare di rendere felici gli altri.”
Quele è il significato di COMPASSIONE?
E’ pensare: “Come sarebbe meraviglioso se tutti gli esseri fossero liberi da tutta la sofferenza che provano”, da cui: “Devo assolutamente fare qualcosa per alleviare le loro sofferenze.”

Ghesce Yesce Tobden 


giovedì 5 maggio 2016

Luigino Bruni: Se vogliamo veramente conoscere una persona

Isola di Procida: I volontari di "Operazione primavera"


Se vogliamo conoscere veramente una persona dobbiamo guardarla mentre lavora. E’ li che si rivela con tutta la sua umanità, è lì che si trovano la sua ambivalenza, i suoi limiti ma anche e, soprattutto, la sua capacità di dono e di eccedenza.
Possiamo far festa insieme, uscire a cena,  giocare a calcetto con li amici, ma niente come il lavoro è una finestra antropologica e spirituale che ci svela  chi ci sta vicino.
Non è raro che pensavamo di conoscere un amico, un genitore, un figlio, finché un giorno ci capita di vederlo lavorare e improvvisamente  scopriamo di non averlo mai conosciuto veramente, perché ci era rimasta velata una dimensione essenziale della sua persona, che ci si è aperta solo mentre lo guardavamo lavorare: mentre ripara un auto, pulisce un bagno, fa una lezione, prepara un pranzo.
Siamo tutti noi presenti nella mano che stringe la vite, nella penna che scrive, nello straccio che asciuga: è qui che incontriamo l’umanità nostra e degli altri. E, quasi sempre, nasce  una nuova stima  e una nuova gratitudine per il lavoro che vediamo e scopriamo come dono.


Luigino Bruni

da Luigino Bruni, L'umana ricchezza, Avvenire  1 maggio 2016