giovedì 31 gennaio 2013

"L'arte di amare" di Erich Fromm

Erich Fromm  (1900-1980)
Nel saggio "L'arte di amare" Erich Fromm si chiese: "E' l'amore un'arte? Allora richiede sforzo e saggezza. Oppure l'amore è una piacevole sensazione, qualcosa in cui imbattersi è questione di fortuna?"
Lo stesso autore afferma che se l'amore è una capacità del carattere maturo e produttivo, ne segue che la capacità d'amare in una vita individuale, in qualunque civiltà, dipende dall'influenza che questa civiltà ha sulla formazione e sulla coscienza della persona.
Nella civiltà occidentale egli considera che non ci sia affatto uno spirito propizio allo sviluppo dell'amore, a causa dello sviluppo della società capitalistica edel suo sistema economico che ha prodotto, come risultato finale, il distacco dell'uomo contemporaneo da se stesso, dai suoi simili, con la conseguenza che l'amore diviene un "oggetto" di scambio, anziché un'attività o (meglio) una potenzialità e capacità dell'anima.

Arduino Damieto

da Arduino Damieto, Testimonianza, Atti del Corso di approfondimento per "amici del dialogo" Castelgandolfo 6-9 aprile 2006

martedì 29 gennaio 2013

I nostri fratelli ebrei

Ebrei e cristiani in un convegno dell'Amicizia ebraico cristiana di Napoli


Dopo quanto sta avvenendo in alcune nostre città contro le persone di religione ebraica, sentiamo più che mai la necessità di un dialogo fraterno e vitale con gli amici di cultura ebraica che la vita ci mette accanto. Fra i tanti manifesti e comunicati che abbiamo letto segnaliamo questo dell’Associazione Amicizia Ebraico Cristiana di Napoli, il cui contenuto ha un valore universale:


L’Associazione Amicizia Ebraico Cristiana di Napoli
esprime , costernata, la più ferma condanna di ogni progetto violento, discriminatorio e razzista.
Chiede con forza ai napoletani, alle istituzioni civili e religiose di vigilare per prevenire ogni azione razzista e violenta.
Invita  i media a sottolineare le tante e valide iniziative cittadine a favore del dialogo e del rispetto di ogni diversità.
Auspica una risposta positiva e chiara dal mondo giovanile già impegnato in azioni di accoglienza , dialogo, costruzione di una società plurale e in pace.
Conferma il suo impegno, più che ventennale, a favore della conoscenza e del dialogo con tutte le diversità religiose e culturali, per costruire una umanità più fraterna.

                                                                                                                         Napoli 26 gennaio 2013

lunedì 28 gennaio 2013

"Sogno una Chiesa di frontiera"

Mons. Raffaele Nogaro ad un corteo


Mariapia Bonanate ha incontrato il Vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, un pastore battagliero sempre dalla parte degli ultimi, di “chi non ha voce”e sulla strada accanto agli immigrati. Riportiamo alcuni passi significativi della lettera  del Vescovo e che ha spinto la scrittrice ad incontrarlo:

“L’amore è il vero alfabeto della vita. Ti porta ad accogliere ogni situazione come grazia e aiuta Dio a vincere le dinamiche negative che affliggono gli uomini.”

Ai laici dice: “Voi siete i discepoli scelti da Dio per aiutare la Chiesa a rimanere  lontana dal potere e vicina agli ultimi. La morale, l’onestà, la giustizia, la legalità son o cometa fede. Bisogna difendere l’uomo con la stessa sacralità di quando ci s’inginocchia per pregare. Quando fai del male all’uomo, offendi te stesso nella parte più profonda del tuo credo. Non esistono paletti e regole da rispettare per amarlo e non sono quattro mura che possono diventare esclusive dell’amore di Dio.”

L’invito alle donne è accorato: “Voi donne, che siete più libere nei confronti del potere, dovete portare un’aria nuova nella Chiesa. Con la vostra forza vitale, il vostro amore materno, con il coraggio di rimanere là dove tutti scappano, potete riportarla a una rinnovata fedeltà a Cristo. E ridarle profumo di umanità e di cielo”

Nel salutarla, aggiunge: “Sogno una Chiesa di frontiera, e la frontiera è fuori del tempio. E’ un luogo esposto, è il luogo degli arrivi e delle partenze, dell’imprevisto e dell’inedito.”


Da: Mariapia Bonanate, Donne, dovete portare aria nuova nella Chiesa, Famiglia cristiana, n.3 del 20 gennaio 2013

venerdì 25 gennaio 2013

"Una società senza poveri" di Chiara Lubich

Chiara Lubich parla ai giovani

Riportiamo un brano di un incisivo discorso che Chiara Lubich fece nel 1991 ai gen (i giovani del Movimento dei Focolari) parlando della difficile situazione  dell'economia nel mondo: creare aziende, coperative  di lavoro per realizzare il progetto di "un'economia di comunione". Un impegno che diventa più che mai attuale e necessario oggi.


  C’è una “formula magica” per realizzare questo progetto: mettere i beni in comune e non ci sarà nessun bisognoso. Cominciamo noi che conosciamo il Comandamento nuovo e così potremo offrire al mondo un modello di società senza poveri; vivremo anche noi, nel ventesimo secolo la realtà dei primi cristiani…Le aziende, le piccole industrie che sorgeranno nelle nostre cittadelle dovranno mettere in comune il loro guadagno.
   Esso sarà ripartito in tre parti: la prima per far sviluppare l’azienda stessa, la seconda per i poveri della zona, la terza per la cittadella che fa capire a tutti l’importanza sociale dell’amore vissuto.

   L’idea è questa, fare delle nostre cittadelle , un modello una città – pilota di una nuova economia di comunione…

   Noi mettiamo insieme tutti gli utili, facciamo un elenco dei nostri poveri e li aiutiamo. Prima col dar loro da mangiare, dopo con il cercare il lavoro, la casa, introducendoli nelle industrie, fino a che tutti siano sollevati dalla miseria.

  Ricordatevi gen, finché non arriveremo lì, non dovete aver pace. Noi dobbiamo essere i rivoluzionari della comunione nella libertà. Se poi qualcuno non lo vuole fare è libero, ma bisogna mettere in tutti il fuoco, per arrivare a questa meta. I primi cristiani ci sono arrivati…

Chiara Lubich

venerdì 18 gennaio 2013

Ritornano le elezioni!

Ritornano le elezioni, purtroppo senza poter scegliere chi mandare alla Comera e al al Senato. Un grande passo indietro della democrazia italiana che favorisce la desgerazione dei partiti in caste di potere. Lo denunciava già nell'800 il poeta e politrico Alphonse de Lamartine, richiamando il "senso intimo" della Rivoluzione francese del 1879:

Sì, il senso intimo della rivoluzione del 1789 fu di sottrarre le elezioni ai privilegi, alle corporazioni, alle caste...Ebbene, se nella nostra legge elettorale dimenticate questo grande significato della Rivoluzione, se voi l'omettete fino a un determinato grado di ingiustizia, voi procedete contro la stessa corrente di idee che vi ha portato al potere, e certe classi, certi diritti, certe forze del progresso vengono a essere pregiudicate.” 

Alphonse de Lamartine 

giovedì 17 gennaio 2013

La musica è condivisione


Luca Belcastro

Il compositore comasco Luca Belcastro, che dal 2007 porta le proprie competenze in America Latina, per aiutare mondi lontani dalla globalizzazione a non perdere i propri valori, dopo l'ultimo viaggio in America Latina, così confida al giornalista Andrea Pedrinelli:

“Ero abituato, senza rendermene conto a un ambiente competitivo. Che nel nostro sistema educativo è puro modello da seguire, e però produce solitudine, invidia, blocca la condivisione di far musica e il piecere che ne dovrebbe derivare. In Sudamerica i bambini, anche nelle difficoltà, avvicinano la musica suonando con genitori e nonni: per loro la musica non è mai individualismo. Inoltre lì vivono l'arte con un entusiasmo e con una grande spiritualità...Oggi sento di andare più a fondo nel cercare in me stesso. E poi sono allegro. Non lo ero, negli schemi competitivi della musica occidentale...Ora so ascoltare di più oltre che creare in maniera più personale...Dal 2007 agiamo in dieci paesi sudamericani: corsi, concerti, conferenze, creazione di spazi per l'arte. Migliaia di artisti hanno avuto l'opportunità di mostrare le loro opere. Adesso lotto per affermare un rapporto professori-studenti in cui ogni vissuto individuale, che laggiù corrisponde a mille tradizioni, contribuisca davvero ad arricchire le formule accademiche importate dall'Occidente.”

Luca Belcastro

da: Andrea Pedrinelli, La vera musica è condivisione, Avvenire 6 gennaio 2013

mercoledì 16 gennaio 2013

Raul Bova e gli ultimi

Una scena del film "Ultimo-l'occhio del falco"

L'attore Raul Bova è stato il protagonista della seguita serie televisiva Ultimo – L'occhio del falco sulla vita del Capitano dei Carabinieri, Sergio De Caprio, noto per aver arrestato Totò Riina e per tante lotte per la giustizia nelle nostre città. “Mi sento onorato, dice l'attore, di poter ritornare a raccontare questo carabiniere che ha sempre vissuto in prima linea pagando un prezzo altissimo per la sua fame di legalità.”
Molto sensibile ai temi della legalità e all'importanza di ideali forti che aiutino gli uomini a costruire una società più giusta e sana, Raul Bova ama sempre ricordare la frase di Giovanni Falcone:” Gli uomini passano, le idee restano e camminano sulle gambe di qualcun altro”.
Oltre a portare avanti con impegno il suo lavoro di attore, egli lavora anche nel campo del volontariato sociale ed ha dato vita alla” Fondazione Capitano Ultimo”, proprio insieme a De Caprio. realizzando diversi progetti, tra i quali: una Casa Famiglia per ragazzi disagiati che vivono in zone a rischio e a contatto della criminalità organizzata e la ristrutturazione di case abbandonate per famiglie in difficoltà.

martedì 15 gennaio 2013

Occorre una nuova stagione politica



In politica dobbiamo saper immaginare una nuova stagione esplicitamente cooperativa, se vogliamo veramente arrestare quel declino già da tempo iniziato, che è molto più profondo del debito e del Pil. Una strada, una volta chiusa questa fase elettorale e assegnato a ciascuno il ruolo e il peso stabiliti dal voto popolare, è dare vita ad un processo condiviso e cooperativo, analogo a quello che ha ispirato la Costituzione repubblicana, frutto di una ritrovata concordia che riuscì a trasformare le macerie della guerra in un nuovo Patto civile..Un primo passo però richiede fin d'ora la capacità di coltivare le ragioni della concordia e del consenso, un cercare insieme. Occorre avere il coraggio di mettere in primo piano l'immaginazione e la proiezione verso il futuro da costruire, anziché esaurire le energie nell'affanno di garantire il controllo del presente.

Luigino Bruni

da Luigino Bruni, Politica, non mercato di voti, Avvenire 6 gennaio 2913

lunedì 14 gennaio 2013

“La conoscenza” per Francois Truffaut


una scena del film Il ragazzo selvaggio

La conoscenza è come il fisico di un atleta che deve affrontare una maratona. Richiede allenamento costante, impegno e dedizione. E serve a tutti noi ogni giorno, in quella difficile competizione che è la vita. Nessuno è obbligato a vincere, ma tutti siamo chiamati a fare del nostro meglio. In questo senso, alcuni aspetti fondanti dell'educazione di “chi ignora” legati all'età della formazione ci sono offerti dal...film di Francois Truffaut Il ragazzo selvaggio (L'enfant sauvage) del 1970, ispirato a una storia vera.
Nel 1798, nei boschi dell'Aveyron, in Francia, alcuni cacciatori trovano un ragazzo di circa undici anni che non parla e si comporta come un animale selvatico. Il medico, filosofo e pedagogista, Jean Itard, lo prende con sé. Per sei anni tenta faticosamente di insegnare a “Victor” il linguaggio umano, e di educarlo al mondo della ragione. Alla fine deve arrendersi. Tuttavia il ragazzo compie enormi progressi, adattandosi alla vita sociale, anche grazie alla governante, madame Guérine.
Quello di Truffaut è un film simbolico sul rapporto tra istinto e valori condivisi, tra isolamento e socializzazione. Tutti possiamo essere selvaggi se non impariamo a dialogare con gli altri, ritenenedo che il mondo sia fatto solo come noi ce lo rapopresentiamo. Victor non ci riesce con le parole ma ci prova con i sentimenti.

Alessandro Bettero
da: Alessandro Bettero, L'ignoranza per Weir e Truffaut. Il Messagero di Sant'Antonio, Marzo 2012

sabato 12 gennaio 2013

Il Metodo Montessori

Maria Montessori (1870-1952)

La scuola italiana della prima infanzia e dell'obbligo soffre per i tagli che infieriscono su docenti, strutture, mezzi, provocando un danno incalcolabile alla società. Lo affermava già, più di mezzo secolo fa, Maria Montessori, una donna che ha lottato per ridare centralità alla scuola all'interno della società, una scuola a misura di bambino e in particolare dei bambini fra i tre e i dodici anni che “sono il vero oro di una comunità, il suo futuro, il suo senso”. In Germania oggi 1140 scuole si rifanno al suo metodo, in Gran Bretagna 800, in Olanda 220, in Italia solo 136, nonostante una Circolare ministeriale del 2007 dia la possibilità di costituire sezioni e classi “Montessori” nelle scuole statali. Riportiamo alcuni passi di un interessante articolo del giornalista Carlo Vulpio.

Maria Montessori, la prima donna italiana a laurearsi in medicina, la donna che aveva fatto parlare di sé per le sue battaglie a favore del voto femminile nel 1909, con la pubblicazione de Il metodo della pedagogia scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei bambini, sovvertì i luoghi comuni, rivoluzionò il sapere seduto su se stesso e dimostrò come grazie al suo sistema di educazione “i bambini erano sani come se avessero fatto cure di sole e di aria, poiché se cause psichiche deprimenti possono avere un'influenza sul metabolismo abbassandone la vitalità, può anche avvenire il contrario: cioè le cause psichiche esaltanti possono riattivare il metabolismo e tutte le funzioni fisiche”.
Il “metodo” partiva da una considerazione semplice, ma frutto di lunghe osservazioni scientifiche: bisognava innanzi tutto suscitare nei bambini gioia ed entusiasmo per il lavoro e avere la massima fiducia nell'interesse spontaneo del bambino, “nel suo impulso naturale ad agire e a conoscere”; e poi bisogna far stare assieme i bambini per fasce di età...introdurre la prassi del pasto comune, del gioco del silenzio, arredare gli ambienti con mobilio proporzionato ai bambini e non funzionale alle esigenze degli adulti; abolire la cattedra dell'insegnante, i sillabari, i programmi e gli esami, i castighi, i giocattoli e le golosità; puntare sul lavoro individuale per ottenere spontaneamente dal bambino la ripetizione dell'esercizio, il controllo dell'errore, l'ordine dell'ambiente e le buone maniere nei contatti sociali, la pulizia accurata della persona e l'educazione dei sensi...Un bambino non più represso, dunque ma anche un insegnante nuovo, “il maestro passivo, che toglie l'ostacolo della propria autorità, affinché si faccia attivo il bambino, e che deve ispirarsi ai sentimenti di San Giovanni Battista: Conviene che egli cresca e che io dimunuisca”.
Le sue parole, oggi, e specialmente in Italia, dovrebbero scuoterci: “Quando una società scialacquatrice ha necessità estrema di denaro, lo sottrae alle scuole. Questo è uno dei più iniqui delitti dell'umanità e il più assurdo degli errori”.

Carlo Vulpio

da Carlo Vulpio, Montessori il metodo della gioia, La Lettura, Corriere della sera 30 dicembre 2012

giovedì 10 gennaio 2013

Dialogo a Praga

Cattedrale di San Salvatore a Praga

Un interessante inchiesta dalla Cechia, condotta dal giornalista Andrea Tarquini, porta in evidenza il crollo della religiosità passato dal 93,9 % nel 1950, all'attuale 14% e la necessita di un dialogo rispettoso e non idelogico fra le persone. Fra le testimonianze egli riporta quanto dice Padre Tomas Halik, docente di sociologia e parroco della Cattedrale del Salvatore a Praga: “Sappiamo di essere una minoranza... e dobbiamo saper vivere in una società post-secolare, accettare fedeli e no e una maggioranza di atei. Da cattolici bisogna capire che essere minoranza è appassionante...Io punto tutto sul dialogo con gli atei, sul vivere iniziative culturali e per i giovani insieme a loro...Il silenzio di Dio va preso come esperienza del reale, non come una sua morte nella società secolarizzata...Devo imparare ad essere una voce fra tante, colta, aperta, informata e legata al presente giovane, in una società dalle tante voci e valori”.

Da: Andrea Tarquini. I senza Dio: nell'unico paese ex-comunista dove la libertà non è la fede, Venerdì di Repubblica 9-11-2012

mercoledì 9 gennaio 2013

"La regola del silenzio" di Robert Redford

Brit Marling in una scena del film

Fin quando la violenza e l'ingiustizia bagneranno la terra, le reazioni violente e radicali, non ultima quella del terrorismo, saranno sempre possibili, lacerando le coscienze, minando la società e privando un futuro di pace e serenità. Anche il rinserimento sociale di chi prende le distanze dal passato è reso difficile, imponendosi spesso, per sopravvivere, “la regola del silenzio” e del nascondimento. Su questo tema sempre attuale, Robert Redford ha costruito il suo ultimo avventuroso e drammatico film denso di emozioni e carico di richiami ad un'umanità riappacificata e ad una speranza di ravvedimento cosciente in vista di una fraternità vissuta.
Bravissimi gli attori, Robert Redfor nella parte del protagonista, Susan Sarandon e Julie Christie e i giovani Brit Marling e Shia LaBeouf,

lunedì 7 gennaio 2013

Il valore della gentilezza a scuola


Alcuni ricercatori dell'University of California sostengono che i bambini al di sotto dei dieci anni ai quali è stata chiesta di compiere tre atti di gentilezza per quattro settimane nei confronti dei compagni di classe, acquistano popolarità tra i coetanei e appaiono più contenti. Stando ai risultati, la gentilezza paga e, aggiungono i ricercatori, si tratta di un comportamento che consente di ottenere risultati simili anche da adulti.
Per di più, rinforzare le relazioni sociali tra bambini servirebbe a combattere il diffondersi del bullismo. Su questo punto occorre chiarire che gli studiosi non ritengono sufficiente essere gentili per bloccare un bullo che per definizione è impermeabile alle buone maniere dei coetanei ed è incline a ritenere la cortesia un segno di debolezza. Quello che appare chiaro dalla ricerca è che il clima collaborativo che si instaura nella classe taglia l'erba sotto i piedi del bullo o addirittura potrebbe contagiarlo positivamente...Sono proprio la considerazione e il rispetto per gli altri che conferiscono alla gentilezza una profonda moralità e un elevato valore di coesione sociale. Di qui l'invito agli adulti a dedicare la dovuta attenzione a questo aspetto dell'educazione che a me pare oggi trascurato a favore di una prepotente rozzezza di modi e del linguaggio scambiata per franchezza e sincerità.
Genitori ed educatori abbiano fiducia nella forza del loro esempio: crescere in un clima di rispetto e considerazione fa star meglio noi e gli altri e, aspetto non trascurabile, ci aiuterà non solo a scuola, ma anche nel mondo del lavoro e nelle relazioni affettive.

Fulvio Scaparro

da Fulvio Scaparro, I bambini gentili hanno successo, ma l'esempio deve venire dagli adulti, Corriere della sera 30-12-2012

sabato 5 gennaio 2013

Stanley Weber e il mestiere di attore

Stanley Weber

Mi piace pensare al mio mestiere di attore come a quello di un artigiano. Uno che fabbrica una sedia ha bisogno di conoscere le tecniche, gli strumenti, i dettagli. Così io penso che l'attore debba studiare, studiare, studiare. Avere una solida base su cui lavorare. E solo successivamente arrivare alla pienezza di un ruolo mettendoci un po' di talento. Io non credo alla retorica per cui gli attori giocano a fare la star. La star per me è chi sa mettersi professionalmente in gioco. Per questo io mi vedo quasi come un “utensile” di lavoro, a disposizione di un regista e di una storia da raccontare...Nella mia vita gli amici sono fondamentali...Dobbiamo smetterla di pensarla in solitaria. Il team, lo spirito di gruppo, ci può salvare. Nella vita privata, all'Eliseo, a Bruxelles... E' molto gratificante essere al centro della scena, ma è molto pericoloso. Io resto vigile, invece. So che non devo perdere la voglia di conoscere gli altri. Altrimenti finisce che ti fermi, ti spegni e il mondo che ti circonda diventa solo un accessorio di cui potresti fare a meno.

Stanley Weber

da: Giovanni N. Ciullo, Stanley Weber Vorrei essere un marinaio, Velvet n. 69, 2011

venerdì 4 gennaio 2013

"Un lavoro per tutti"

India: donne che lavorano

Tra i diritti e i doveri civili e politici maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro. Ciò è dovuto al fatto che sempre più il lavoro e il giusto riconoscimento dello statuto giuridico dei lavoratori non vengono adeguatamente valorizzati, perché lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libertà dei mercati. Il lavoro viene così considerato una variabile dipendente dai meccanismi economici e finanziari. A tale proposito ribadisco che la dignità dell'uomo, nonché le ragioni economiche, sociali e politiche, esigono che si continui “a perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro e del suo mantenimento per tutti”.
In vista della realizzazione di questo ambizioso obiettivo è precondizione una rinnovata considerazione del lavoro, bastata su principi etici e valori spirituali, che ne irrobustisca la concezione come bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società.
A un tale bene corripondono un dovere e un diritto che esigono coraggiose nuove politiche del lavoro per tutti.

Benedetto XVI

Da: Benedetto XVI, Pace dono di Dio e opera dell'uomo, 1 gennaio 2013

giovedì 3 gennaio 2013

Notte di capodanno con Erri De Luca


Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

Erri De Luca

mercoledì 2 gennaio 2013

Il calore dell'amicizia
















Giusto o sbagliato
sarà stato un anno
in cui
sembra non sia stato possibile
sapere e giudicare.
Ora
bisogna vivere
ogni attimo
assaporare
il calore dell'amicizia
che ci rende unici
nel darsi e ricevere
essere
leali sinceri.
Noi che viviamo
e sbagliamo
noi che amiamo e
sappiamo come sia
difficile accettare
ed accettarsi
noi che ci diamo
ed aspettiamo un sorriso
noi tutti
diciamo a tutti gli altri e
a noi stessi che siamo
nel tutto.
Buon anno
per tutto ciò che verrà
giusto o sbagliato che sia
perché sappiamo
che
sbagliando impariamo
anche ad amare.

Rita Averino