lunedì 25 novembre 2013

"Mia madre mi ha fatto nascere"

Mia madre mi ha fatto nascere, mi ha nutrito e lavato, mi ha fatto crescere, mi ha educato ed amato; poi è arrivato il momento della vita in cui "la madre" ho dovuto essere io, nel senso del prendersi cura e dell'accudimento...Anche nel dialogo, ciascuno di noi è madre dell'altro in certe cose ed è, nello stesso tempo figlio dell'altro quando sta nella posizione di ascoltare. In questo senso c'è una maternità universale che anche noi  di convinzioni non religiose, ormai in certa misura condividiamo con chi ha convinzioni religiose.

Piero Taiti

da Atti del Corso di approfondimento per "amici del dialogo" tra persone di convinzioni diverse, Castelgandolfo 6-9 aprile 2006

venerdì 22 novembre 2013

Quale alternativa al mito del sospetto?

Se intendiamo dialogare, dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione sull'uomo, e in particolare sul rapporto degli uomini fra loro, cioè di noi fra di noi e di noi con gli altri.
Dobbiamo vivere il dialogo come alternativa al mito del sospetto, al mito della sfiducia e rivalità e della strumentalizzazione dell'altro...Nell'uomo c'è il bene e il male. Noi puntiamo sul bene, sul positivo in ognuno per rafforzarlo e sostenerlo, per ingrandirlo.

Arnaldo Diana


da Costruiamo insieme un mondo unito, Atti del Convegno 2-3 maggio 1992

martedì 19 novembre 2013

"Abbiamo parole" di Gianni Rodari


Abbiamo parole per vendere,
parole per comprare.
Andiamo a cercare insieme  le parole per pensare.

Abbiamo parole per fingere,
parole per ferire,
parole per fare il solletico.
Andiamo a cercare insieme le parole per amare.



Gianni Rodari

domenica 17 novembre 2013

Aver dentro di noi tutta l'umanità

"In dialogo" al centro la Pace di Benevento
L'umanità è fatta di credenti e anche di persone di convinzioni non religiose; se vogliamo veramente aver dentro di noi tutta l'umanità, il più possibile, allora il rapporto fra noi,  di convinzioni religiose e non, deve essere il più stretto possibile...Vogliamo assolutamente camminare insieme.

Arnaldo Diana

da Costruire insieme un mondo unito, Atti del Convegno 2-3 maggio 1992 Castelgandolfo (Roma)

giovedì 14 novembre 2013

Il cinema che vorremmo! di Maurizio Nichetti

Maurizio Nichetti
Io penso che la flessione continua del pubblico nelle sale cinematografiche sia dovuto al fatto che il cinema è diventato foriero di sofferenze per lo spettatore. Fino a quando il cinema lo divertiva, il pubblico andava. Nel momento in cui devi andare al cinema per soffrire non ci vai più. Einstein diceva che l’iimmaginazione è più importante della conoscenza. Ecco, riscopriamo la voglia e la passione di mettere nel lavoro valori positivi, e nel cinema non film di evasione ma di fantasia. E’ la lezione che ci offrono grandi maestri come  Chaplin, Keaton, Fellini con Tonino Guerra. E’ la grande lezione di Georges Méliès che, dopo aver fatto il cinema ai massimi livelli, quando gli va in fumo il suo mondo costruisce giocattoli. Nel nostro tempo di pessimismi e tristezze, ne veniamo fuori solo se ognuno si impegna, con passione, a fare bene il proprio lavoro, magari dotandosi di quel minimo di ottimismo che fa attenuare questa diffusa ansia sociale


Maurizio Nichetti

da Salvatore Giannella, Il cinema ricominci da Georges Méliès, Sette, Corriere della sera 8 novembre 2013

martedì 12 novembre 2013

Morire per la propria gente



la tragedia delle Filippine
Popoli affamati


La  guerra in Siria
“Lo scopo, il fine, il motivo per cui Gesù è venuto al mondo è tutto racchiuso in una frase: Morire per la propria gente. E, notate, Gesù non è morto per la sua gente che era innanzitutto il popolo ebreo e poi l'umanità intera, soltanto in croce. No: Gesù è stato sempre pronto a morire per la sua gente. La sua vita ne è lo specchio più luminoso... avvicinando e sanando storpi, ciechi, paralitici, rifiuto di quella società che vedeva nel dolore una conseguenza del peccato, avvicinando peccatori e peccatrici pubblici, donne di strada e ladri, sfamando gli affamati... Oggi i poveri, i ciechi, i morti, i peccatori... sono altri, hanno magari altri nomi: drogati, emarginati, handicappati, gente con visione parziale della vira, solo terrena, ad esempio, gente che odia, che propugna il delitto contro la vita di ogni età e l'immoralità più assurda; abbiamo i figli soli del divorzio, alienati spesso perché senza famiglia, ammalati, moribondi perché senza soldi, vecchi abbandonati, giovani allucinati, deviati, carcerati. Gesù oggi verrebbe a morire per questa gente: per salvarla da tutti i mali. Ma Gesù è venuto venti secoli fa. Ora vuol tornare attraverso di noi.”
Chiara Lubich
 foto da www.repubblica.it

lunedì 11 novembre 2013

Aprire la nostra mente e il nostro cuore

Massimiliano Varrese e Omar Sharif in "Fuoco su di me"
Per avere un’opinione imparziale sulle cose, è importante essere onesti verso se stessi. Rispettare il pensiero libero anche quando contrasta con il tuo interesse. Poi, serve non soltanto una mente aperta, ma anche un cuore aperto. Forse l’esempio di una madre che assomigliava alla figura, al femminile, di "Padre Sergio" di Tolstoi, mi ha insegnato a ricordare che si deve "entrare nella pelle dell’altro" per sentire ciò che sente lui. Avremmo evitato chissà quante discordie, quante disgrazie sociali, familiari ecc. se avessimo avuto come guida questo atteggiamento morale.

Donika Omari

da Elsa Demo, intervista a Donika Omari, Una classe politica senza veri ideali.



giovedì 7 novembre 2013

"Come entrare in rapporto con l'altro" di Primo Mazzolari

Don Primo Mazzolari (1890-1959)
Nell'altro non si entra come in una fortezza, ma come si entra in un bosco in una bella giornata di sole. Bisogna che sia un'entrata affettuosa per chi entra come per chi lascia entrare, da pari a pari, rispettosamente, fraternamente. Si entra in una persona non per prenderne possesso, ma come ospite, con riguardo, con venerazione.. non per spossessarlo ma per tenergli compagnia, per aiutarlo a meglio conoscersi, per dargli consapevolezza di forze ancora inesplorate, per dargli una mano a essere se stesso..


Primo Mazzolari



venerdì 1 novembre 2013

Ogni cittadino ha un grande valore

Donika Omari
C’è una poesia di Victor Hugo dove si esprime l’idea che un re intelligente sa come mettere al servizio del paese le possibilità e le capacità di ogni cittadino, da quello più capace a quello più insignificante. Dunque, ogni persona ha qualcosa di particolare che si può usare per il bene di tutti. 

Donika Omari