lunedì 30 dicembre 2013

Nel marzo 1991 sono fuggito in Italia

Spiaggia albanese
In Albania ero professore in una scuola superiore ed insegnavo "Storia del Partito del Lavoro". Dentro di me però sognavo la democrazia e la libertà. Ma ero convinto di non poter far nulla, finché, pur sapendo il rischio che correvo, dal primo settembre 1990 ho cambiato di mia iniziativa il contenuto delle mie lezioni; invece di insegnare la storia del partito del lavoro sono passato ad insegnare la storia della democrazia.
Per questo motivo il 7 marzo 1991 sono fuggito in Italia; con grande dolore ho lasciato la mia famiglia, la mia patria, i parenti...forse potevo perdere anche la mia vita perché in quei momenti c'era molta tensione; la polizia sparava e qualcuno è morto nel tentativo di fuggire.
Ecco cosa può fare un uomo per raggiungere la libertà!
Mi sono trovato a Trento dove ho conosciuto tanti amici che mi hanno aiutato. Un nostro principio è: "I fatti sono il criterio della verità"; in questi miei amici e in tanti altri l'ho visto attuato.
Sono stato contento di essere sistemato con un lavoro e una casa proprio come un italiano. All'inizio avevo tanti dubbi nel mio cuore, perché ero straniero; invece ora anche se lavoro come commesso in un negozio di alimentari, mi sento come quando facevo il professore, non più di fronte agli alunni che ho lasciato in Albania, ma dietro al banco dei salumi, formaggi, verdure, a servire casalinghe, professori, medici, operai che vengono ogni giorno a fare la spesa.
Molti sanno che sono albanese e mi trattano come se fossi italiano.
Anch'io adesso posso cominciare a costruire quel mondo unito che sognavo, collaborando con tutti quelli che mi stanno intorno, dando il mio contributo di uomo libero

Vullnet

da "Costruire insieme un mondo unito" Atti del Convegno - Cstelgandolfo 1992 

giovedì 26 dicembre 2013

Un'arte per tutti" di Liliana Cosi

Liliana Cosi
Fin dalla mia prima permanenza al Bolscioi di Mosca, accarezzavo l'idea di poter un giorno insegnare balletto ai giovani. Sognavo: avrei avuto un giorno una compagnia di danza classica tutta formata da ragazzi che avrebbero imparato il balletto l'arte, la vita, da noi; avremmo portato nuovi spettacoli fuori dai vecchi circuiti legati ai grandi teatri, per chiunque: tutti avevano il diritto di usufrire dell'arte, ma un'arte portatrice di una dimensione più ampia, lungimirante, che comprenda l'uomo di oggi coi suoi problemi, ma al quale si possa indicare una luce, una via. Noi l'avevamo scoperta e dovevamo farla scoprire anche agli altri... Nacque così l'Associazione di Balletto classico Cosi-Stefanescu a Reggio Emilia...e tutto avvenne abbastanza in fretta, senza troppi calcioli a tavolino, ma sotto una forte spinta ideale.

Liliana Cosi

da Liliana Cosi, Balletto classico, carriera, esigenze personali e risposte, da Costruire insieme un mondo unito , Atti del Convegno, Castelgandolfo 1992

lunedì 16 dicembre 2013

La bocciatura, un assurdo pedagogico!



Leggo su Facebook che un bambino è stato bocciato al catechismo. Notizia a dir poco sconvolgente se si pensa che nella scuola dell'obbligo la bocciatura viene oggi ritenuta dalla gran parte degli insegnanti un assurdo pedagogico.
Secondo Maria Montessori e Don Milani, infatti, “bocciare” a scuola è un non senso. La scuola dell'obbligo “promuove sempre” la formazione e l’istruzione di ogni ragazzo: per questo la legge italiana  parla di una scuola per tutti e a misura di ciascuno.
Ma anche andando al di là della scuola, ogni punizione (lo stesso carcere) deve essere sempre vista nell'ottica di una promozione umana e per il recupero della persona. 
Parlare quindi di un  catechismo che boccia, ossia di un catechismo che per aiutare un ragazzo che non è arrivato ancora a maturare coscientemente una scelta di vita cristiana lo si punisce con la bocciatura... è scelta pedagogicamente molto discutibile. 
Purtroppo bisogna anche dire  che ci sono dei tentativi striscianti di restaurazione della bocciatura nella scuola dell'obbligo, a cominciare dalle elementari i cui programmi  sono diventati una sorta di corsi propedeutici di alto livello, nella convinzione che  non è la scuola che deve "abbassarsi" al livello dei ragazzi, ma sono i ragazzi che devono adattarsi alle cosiddette  programmazioni.
Seguendo i compiti di una nipotina che frequenta la prima elementare ho avuto una reazione durissima; mi sembrava di avere davanti compiti molto impegnativi e superiori alle capacità di una bimba di sei anni. Inoltre, ripetute note sul quaderno - poco scolarizzata, distratta  e non sempre interessata – pretendevano dai genitori interventi energici e correttivi, dimenticando che  il compito primario della scuola è quello educativo ossia insegnare a vivere, a costruire buoni rapporti tra le persone, a  vivere un’ esperienza dove si possa maturare nella libertà nell'uguaglianza e nella fraternità. Solo su questo presupposto primario e fondamentale, inizierà   l'istruzione che prevede  la scolarizzazione finalizzata a sviluppare le capacità del bambino, a migliorare la capacità di attenzione, e a stimolare  interesse e  volontà? 
E se un ragazzo non ce la fa ad istruirsi ed apprende con fatica, quel ragazzo – secondo la Montessori - ha poco esercitato il corpo e le mani per cui bisogna proporre nei primi anni dell'obbligo  giochi didattici e lavori manuali dove lui possa maturare attraverso il copro e… domani con la mente, in quanto i tempi per la maturazione non si misurano col calendario solare ed ogni bambino ha il suo specifico ritmo di apprendimento.

lunedì 9 dicembre 2013

"Per me l'asino è bello"


L’asino è stato considerato nei secoli un animale brutto e sgraziato. Però i veterinai dicono che è un animale intelligente al contrario del cavallo…Per me l’asino è bello, anzi bellissimo, e le sue tante qualità (la perseveranza, la forza, la bontà, e anche la capacità di dire no, oltre alla sua parentela col contadino) trasformano la sua apparente rozzezza in grazia, in bellezza, anche per la dolcezza di uno sguardo che sembra tutto capire e soffrire.


Goffredo Fofi

da  Goffredo Fofi, "Bimbi, asini, puri di cuore: ecco dove trovare la vera bellezza" Avvenire 25 ottobre 2013

venerdì 6 dicembre 2013

Mi sento un uomo in ricerca, in cammino

Carlos Clarià e Roberto Montanelli (a destra) al Convegno "In dialogo per un mondo più unito"
Molti si ricorderanno del "vento" che soffiava negli anni 70 in Italia e in Europa. Allora come oggi vivevo un grande ideale di giustizia, di libertà e di uguaglianza che mi portava a vivere a contatto con la gente l'impegno politico...In quegli anni si sviluppò in me la convinzione di combattere le differenze, le disuguaglianze che esistevano. Lottare contro la sperequazione fra ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori, oppressi ed oppressori era il mio vivere politico quotidiano.
Con quali strumenti combattere tali differenze? Mi si presentarono allora solo due alternative, la lotta sociale o la lotta violenta...Scelsi la lotta non violenta. Fu per me una scelta di impegno, una scelta di vita.
Passati alcuni anni sono tornato a Siena, la mia prima città adottiva, portandomi dietro i miei ideali, i miei dubbi su quello che ero e su quello che avrei dovuto fare nella vita.
Mi avvicinai al mondo del lavoro...dalla parte dell'imprenditore. Inizialmente solo come figlio di artigiano ma poi col tempo acquisendo responsabilità sempre più dirette.
In quegli anni ho conosciuto la donna che ha poi dato il taglio definitivo alla mia scelta di vita e che adesso mi è vicina per sempre.
La parte più importante del nostro rapporto è stata senza dubbio il periodo prematrimoniale, un periodo in cui è venuta fuori l'importanza del rispetto reciproco e di come il suo ideale cristiano e il suo comportamento, pur nella diversità culturale, fossero così vicini ai miei.
Abbiamo sperimentato e sperimentiamo ogni giorno, ancora oggi da sposati, l'importanza che un ideale e una cultura si ritrovino non nello scontro ma nel confronto per costruire insieme una vita futura.
Questo annunzio di unità che mi veniva a contatto con mia moglie e i suoi amici, se da un lato metteva in crisi il mio metodo esclusivamente razionale di vedere le cose, dall'altro apriva alle mie speranze orizzonti nuovi e finora sconosciuti. Accano alla ragione scoprivo, non senza un travaglio interiore, la presenza di una verità che mi portava a vivere in una maniera completamente diversa. Una presa di coscienza di un amore al di sopra di tutto e di tutti che continua a rivolgersi a me.
Con questi sentimenti nuovi ora affronto quotidiamente i miei impegni sia di lavoro che politici e sociali, avrndo nell'anima una dimensione più universale e più aperta agli altri. Mi sento un uomo in ricerca, in cammino.

Roberto Montanelli

da Roberto Montanelli, Esperienza personale, Atti del Convegno "Costruire insieme un mondo unito" Castelgandolfo 2-3 maggio 1992

mercoledì 4 dicembre 2013

"Perché andare a teatro?" di Antono Neiwiller

Antonio Neiwiller (1948-1993)

Si andrà a teatro per vedere ancora uomini che sudano, il teatro sarà questa cosa in un’ipotesi di forte massificazione. E’ probabile che non ci arriveremo nemmeno, che ci saranno già dei rigurgiti ad altri livelli e si potranno fare altre scelte. Ma nell’ipotesi di massima informatizzazione della società e di massima massificazione delle condizioni di vita degli uomini, si andrà a teatro perché là ci sono ancora degli esseri che sudano, che piangono, si tagliano, cadono, si disperano e sono felici. Si andrà a vedere questo evento come qualcosa di non manipolabile, di non bidimensionabile.

Antonio Neiwiller


Da Mirella Armerio, Neiwiller, l’utopia in scena, Corriere del Mezzogiorno 8 novembre 2013