venerdì 24 dicembre 2010

E' Natale!



E' Natale ogni volta 
che sorridi a un fratello...
e gli tendi la mano.
E' Natale ogni volta 
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro..
E' Natale ogni volta che speri
con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta 
che permetti al Signore 
di rinascere
per donarlo agli altri....
 
Madre Teresa
 

martedì 21 dicembre 2010

Centinaia di servizi fondamentali a rischio


Don Peppino Gambardella e Fedele Salvatore, rispettivamente presidente e vice presidente della Cooperativa IRENE 95, hanno iniziato da Lunedì 13 lo sciopero della fame, insieme ad altri 19 operatori di altre cooperative del terzo settore, tra cui il colosso GESCO. Durerà fino a lunedì 20 dicembre, se al tavolo interistituzionale convocato dal Prefetto di Napoli, ci saranno impegni concreti, altrimenti lo sciopero continuerà.

Da più di un anno sono stati bloccati i finanziamenti per i servizi già effettuati e con i tagli della finanziaria il loro futuro sarebbe praticamente già segnato. Solo nella città di Napoli sono stati chiusi oltre 50 servizi e centinaia sono quelli a rischio di tutta la Regione. Si tratta di comunità, centri diurni, case famiglia, strutture residenziali per bambini e ragazzi, anziani disabili, sofferenti pschici...

Ieri sera, nella Rettoria del Carmine a Pomigliano, si è tenuta una veglia di preghiera con una discreta partecipazione. E' stato un momento toccante: esperienze di donazione senza se e senza ma da parte di operatori del terzo settore, ma si avvertiva anche la preoccupazione dei presenti per il loro stato di salute.

Cosa possiamo fare?. Al momento possiamo esprimere tutta la nostra solidarietà, condividendo questo momento drammatico e doloroso.

Virgilio Marone e Mimmo Iervolino


foto:Don Peppino Gambardella nella casa famiglia della Cooperativa Irene

lunedì 20 dicembre 2010

Antonio Borrelli dona una scultura a Napoli



Scultore micro-mega. Una definizione insolita nell’arte del Novecento, ma calza a pennello ad Antonio Borrelli. Classe 1928, una vita scandita dall’insegnamento all’Accademia delle Belle Arti di Napoli e dalla ricerca artistica che volge, sul finire degli anni ‘70, verso modalità astratto-geometriche.

Oggi una delle sue sculture appartiene a Napoli. Si tratta di “Composizione”, creazione quasi “spaziale” che nell’accostamento e sovrapposizione di elementi geometrici sembra venire direttamente dal futuro.

Alla cerimonia di consegna dell’opera alla nostra città, svoltasi al Castel dell’Ovo, erano presenti il sindaco Rosa Russo Iervolino e l’assessore alla cultura del Comune Nicola Oddati.

L’artista napoletano ha esercitato proprio nel cuore del secolo passato la sua abilità. I risultati sono sorprendenti: nel passaggio dalle mega strutture monumentali, come la scultura per il Circolo Didattico Villanova a Napoli, alle micro strutture dei gioielli e degli oggetti d’arredamento, Borrelli ha costruito la sua poetica. Quella di un rigore formale che va oltre i semplici obbiettivi dell’arte plastica e trova la propria ragion d’essere in un’unica matrice, un universale, potremmo dire, che lega gli artisti di tutta la terra. Ecco che nella manipolazione paziente di metalli, precipuamente oro e argento, ha plasmato gioielli dalle forme geometriche i quali nascondono una progettualità più ampia. I gioielli stessi diventono modelli per grandi sculture. Molte di arredo pubblico, nell’ottica della funzione di utilità dell’arte in ambito sociale e civile.

Rossella Galletti


dal quotidiano Roma, 5 novembre 2010

sabato 18 dicembre 2010

Il tempo dell'attesa



Dio,

tu hai scelto di farti attendere

tutto il tempo di un Avvento.

Io non amo attendere.

Non amo attendere nelle file.

Non amo attendere il mio turno.

Non amo attendere il treno.

Non amo attendere prima di giudicare.

Non amo attendere il momento opportuno.

Non amo attendere perché non ho tempo

e non vivo che nell’istante.


D’altronde tu lo sai bene,

tutto è fatto per evitarmi l’attesa:

gli abbonamenti ai mezzi di trasporto

e i self-service,

le vendite a credito

e i distributori automatici,

le foto a sviluppo istantaneo,

i telex e i terminali dei computer,

la televisione e i radiogiornali…

Non ho bisogno di attendere le notizie:

sono loro a precedermi.


Ma tu Dio

tu hai scelto di farti attendere

il tempo di tutto un Avvento.

Perché tu hai fatto dell’attesa

lo spazio della conversione,

il faccia a faccia con ciò che è nascosto.


Tu sei già dato nell’attesa

e per te, Dio,

attendere,

si coniuga con pregare.


J. Debruynne


Da J. Debruynne, Ecoute, Seigneur ma prière, Paris 1988, pp. 399-400

mercoledì 1 dicembre 2010

"Noi credevamo" di Mario Martone


Tra i film italiani in programmazione, è da vedere “Noi credevamo” di Mario Martone, un film che ribalta la concezione di un Sud parassitario e vede il processo di unificazione dell’Italia, un processo complesso e ricco di ombre e di luci ma certamente un processo valido e che dobbiamo difendere da chi tenta di distruggerlo. Riportiamo una risposta del regista napoletano Mario Martone al giornalista del “Corriere del Mezzogiorno” Francesco Durante, proprio sul contributo dato dal Sud all’unità d’Italia:


“Se si imposta l’idea di un Sud parassitario, credo si debba anche al tipo di unità che abbiamo subito, non guidato. Che il nostro sia solo un paese di fannulloni non collima col profilo della cultura e delle eccellenze che abbiamo prodotto nel tempo. E allora perché siamo diventati i campioni del parassitismo? No, quelli non siamo noi, anche se c’è chi nel crimine e nella corruzione ci ha sguazzato.Ma sta a noi venirne fuori. Più il tempo passa, più si diffonde la malattia della sfiducia. Dobbiamo scuoterci: la parola riscossa viene da questo verbo. Raccontare la repressione, gli sconfitti, i fucilati, per me significa spostare il discorso sulla disunità fuori della trappola Nord/Sud, per riportarlo alla vera opposizione: quella tra fucilati e fucilatori, democratici e autoritari.”


Da Francesco Durante, “Noi credevamo” Mezzogiorno e Risorgimento: intervista al regista. Corriere del Mezzogiorno 13/11/2010

mercoledì 24 novembre 2010

Un patto di fraternità per l'Italia


All’inizio del terzo millennio, nel nostro Paese si riaffacciano, fra il resto, antichi problemi solo parzialmente risolti e nuove sfide. Non sarà quindi bene, oggi, ricordarsi che ieri l’Italia si è risollevata dalla guerra perché ha saputo ripartire di un nucleo fondamentale del valori condivisi, alla cui base stava, prima di ogni altra cosa, la fraternità. Lo scopo specifico del Movimento politico per l’unità, a cui partecipano militanti dei più diversi partiti, è questo: aiutare e aiutarsi ad essere prima di tutto persone che, nella fraternità, credono nei valori profondi, eterni dell’uomo e poi si muovono nell’azioni politica.

Non si vuol confondere religione e politica, come è avvenuto per gli integralismi di cristiani e anche non cristiani. Si propone solo e si testimonia uno stile di vita che permetta alla politica di raggiungere nel migliore modo il suo fine: il bene comune nell’unità del corpo sociale. Anzi, si vorrebbe proporre a tutti quanti agiscono in politica di impegnarsi in questo modo di vivere, formulando quasi un patto di fraternità per l’Italia, che metta il suo bene al di sopra di ogni interesse parziale, sia esso individuale, di gruppo, di classe e di partito.”


Chiara Lubich

(Dal discorso ai Politici del Parlamento Italiano nella Sala S. Macuto,Roma 15-12-2000).

martedì 23 novembre 2010

Premio Napoli agli artisti di strada in memoria di Petru

la fisarmonica di Petru

Il 26 maggio 2009, nella Stazione della Cumana, a Montesanto, moriva Petru Birladeanu, un suonatore di fisarmonica che proponeva la sua musica nelle vie di Napoli.

Viveva di pochi soldi,come tutti gli artistiu di strada. Era un rom, figlio del vento, di nazionalità rumena.

Portava in giro le note del suo popolo. Le offriva a spettatori di culture differenti, in un ideale mondo senza frontiere.

Petru è stato assassinato durante lo scontro in strada tra killer di clan camorristici rivali, colpito da un proiettile vagante.

Gli autori del raid sono stati tutti identificati.

Altri artisti, con il violino o la fisarmonica in spalla, continuano oggi a diffondere le stesse note e la stessa arte nelle piazze, sugli autobus e nei vagoni della metropolitana, ambasciatori e messaggeri globali di una cultura che parla la lingua universale della musica; anche a Montesanto, cuore di una Napoli che accompagnò con indifferenza l’agonia di Petri, ma che di quell’indifferenza è riuscita a provare orrore e vergogna, ritrovando la dimensione della sua umanità.

Motivazione della Giuria

lunedì 22 novembre 2010

"Passione " di John Turturro


John Turturro, attore italo-americano, alla prese con la sua personale visione della città e la storia della canzone napoletana, rievocando storie lontane e miti vicini. Ne è nato un film corale, magico e per certi versi inquietante: in uno scenario di intenso degrado ambientale ecco levarsi la musica, il canto e la danza, reinterpreati in maniera nuova e drammatica, quasi un desiderio di trascendenza lì dove tutto parla di morte e di abbandono. Una frase del film: "A Napoli la musica, sia per chi ha una fede religiosa sia per chi non ce l’ha, è come una preghiera.”

domenica 21 novembre 2010

Alessandro Preziosi e i giovani


Dopo il grande successo di Elisa di Rivombrosa mi chiedevo: "Che ci faccio con questo successo?" Non sapevo come e dove convertirlo...Poi ho incontrato l'Associazione nazionale Adricesta che si occupa di bambini malati di leucemia, ed ho capito che potevo essere loro di aiuto. Cercano di collocare negli ospedali apparecchiature specialistiche per dare loro la possibilità di continuare a vivere il rapporto con l'esterno - studio, rapporti... - nei lunghi mesi di degenza ospedaliera. Incontrare queste persone e scoprire il loro grande senso di responsabilità mi ha fortificato dentro ed oggi ripongo in loro una grande fiducia...Penso che vivere con impegno la solidarietà sia una molla fondamentale che spinge in avanti la società, e può essere fondamentale per i giovani oggi, nel senso che vedere i propri genitori, le persone adulte dedicarsi ai problemi e alle sofferenze di tanti, è una testimoniuanza che li può sensibilizzare molto, e una volta sensibilizzati i giovani sono capaci di fare scelte importanti...Non è necessario avere soldi, importante è testimoniare il grande valore insito in ogni gesto di solidarietà.

Alessandro Preziosi

Foto: Alessando Preziosi, ad un dibattito con gli studenti napoletani sul tema "Amleto , principe contemporaneeo?" presso l'Istituto degli Studi Fiulosofici .

lunedì 15 novembre 2010

Corsi paramilitari nelle scuole?


“Nei licei della scuola italiana stanno partendo corsi paramilitari, validi come crediti formativi, dal titolo “Allenati alla vita”.Sconcertati dall’incredibile decisione dei ministeri della Difesa e dell’Istruzione, intendiamo affermare che questa iniziativa risulta altamente dannosa, perché estranea alla finalità della scuola e stravolge il contenuto del progetto: “Cittadinanza e Costituzione”.

Siamo di fronte a una novità pericolosa e antipedagogica. Insegnare a sparare non è compito della scuola della Repubblica italiana, dove risplende l’articolo 11 della Costituzione. E dove sono maturate ipotesi di difesa non violenta anche tramite corpi civili di pace, che ora non vengono adeguatamente organizzati…Il compito della scuola è quello di educarci alla pace come costruzione di una vita ricca di amicizie e relazioni,aperta alla speranza. Non ci può essere futuro senza educazione alla pace.”

Pax Christi Italia

martedì 9 novembre 2010

Una cartolina da Trento


Più di trenta parteciparono

ai tempi di Cles e di Madruzzo

al Concilio che fu

la linea del Piave del cattolicesimo in rotta

Piuttosto eptadentum che tridentum nell’orrida porta

che mostrando i denti

dispensa un Buon Consiglio.

Non le diedero ascolto

Cesare, Fabio e Damiano

morti ammazzati

non sulla croce, bensì sparati,

nel cortile sul retro.


Del sangue dei Martiri dell’Italia redenta

si fregiò il fascismo

ondeggiante, come noto,

tra passatismo e futurismo.

A Trento il pendolo della storia fasciovestita

oscilla tra il peristilio disposto a corona sul DOSS

e le meccaniche Marionette deperiane

come candeline sulla torta, il polo a,

come fantasmagoriche coreografie

da Ballo Excelsior, l’antipalo b.


Nella Trento liberata

finalmente libero,

Libera potè parlare

senza mediazioni

il linguaggio pieno

dell’architettura nuova.

Nel nuovo Buon Consiglio

concepì ardimenti statici

proiezioni di pietra

dei sentimenti estremi

e delle passioni forti

che ciclicamente scuotono

questa frontaliera città.


Ed, a seguire,

De Gasperi vs Curcio

l’uno contro l’altro armati.

- Se vincono i comunisti sarà un ’48 -

ammonì il primo.

- Dobbiamo colpire il cuore dello stato –

urlò il secondo

Storie opposte di figli spuri

nutriti dal latte

della stessa matrona

al cui seno avevano attinto

i sopradetti

Madruzzo il riformatore

e Cesare il ribelle.


Infine Trento devastata

dal fuoco delle bombe

accese il genio benigno

della Lubich.

Chiara trasfigurò

l’immagine funesta

delle sue macerie fumanti

nella mistica disperazione

del Nazzareno sulla Croce

che, divenuto umano

troppo umano, dubitò

di sé e del Padre Suo.


A me impressiona, ieri come figlio,

oggi come padre, questo Dio-Re

che aveva chiesto ad Abramo di uccidere Isacco

dispensandolo all’ultimo istante

dalla temibile prova,

ma ancora di più

questo Dio, padre pentito,

che, mosso da struggente

nostalgia per noi,

figli lontani,

esiliati e dispersi, quaggiù,

per lesa maestà,

non esita a sacrificare

il Suo, di Figlio.


Moreno Orazi

martedì 19 ottobre 2010

Don Luigi Ciotti: Vangelo e giustizia


“Come prete ho due grandi riferimenti: il Vangelo da una parte, la costituzione e la Carta universale dei diritti umani dall’altra. Testi che su piani diversi affermano la dignità della persona umana, l’impegno per la giustizia e per la ricerca di verità. Nella Chiesa ci sono testimonianze stupende, di grande umiltà e valore. Però. Lo dico con amarezza, ci sono anche silenzi, forme di compromesso, persino di complicità. A me piace la Chiesa dei don Puglisi, la Chiesa che interferisce, che interviene per illuminare le coscienze, per denunciare gli affari criminali e le ingiustizie sociali. Che testimonia nelle parole e nei fatti l’assoluta incompatibilità del Vangelo con il crimine e la violenza.”


Da Roberto Zichitella, Serve più vangelo e più giustizia – Famiglia Cristiana n.41 Ottobre 2010

lunedì 11 ottobre 2010

"La festa dei nonni 2010" Abbadia San Salvatore

Da quattro anni ad Abbadia San Salvatore (Siena) si svolge nella prima decade di ottobre la “Festa dei nonni”. Voluta e organizzata da Nicola Cirocco, con il sostegno e l’aiuto di Luciana Scalacci, sua moglie, da due anni vede anche la presenza e la collaborazione di Raffaella Bellucci Sessa.

L’incontro tra loro è avvenuto grazie ai “Gruppi del dialogo” promossi dal Movimento dei Focolari ad Abbadia e a Torino. Dopo anni di partecipazione ai convegni a Castelgandolfo, hanno trovato questo interesse e filone comune, e con grande naturalezza è nata una collaborazione, che si fa sempre più stretta, grazie anche alla profonda intesa che il gruppo ha consentito di far nascere e crescere.

La “Festa dei nonni” è divenuta così un’occasione per diffondere il dialogo: fra generazioni, fra le varie regioni d’Italia, fra cittadini e amministratori. Sono giornate di grande intensità, in cui si avvicendano nonni e scolaresche da tutta Italia a presentare i loro lavori sulla memoria, ma forse i momenti più significativi e importanti sono rappresentati dalle cene e dalle gite alla scoperta della miniera o dell’Amiata. Camminando e ascoltando si intessono rapporti con persone lontane, non solo geograficamente ma come cultura ed estrazione sociale; si discute, si chiacchiera, ci si scambiano opinioni ed esperienze, ci si lascia più ricchi di quando ci si è incontrati.

Il momento culminante della festa è l’incontro con Roberto Fabbrini, un badengo affetto da SLA, che ci regala un libro all’anno (dell’ultimo la prefazione è di Piero Taiti: ancora un intreccio con il gruppo del dialogo!). Alla presentazione tutto il paese si stringe attorno a lui, e la lettura delle sue pagine, accompagnata e sottolineata dalla splendida musica del fratello, crea un clima di unione e di commozione indimenticabili. Dalla sua conoscenza, che presto diventa amicizia profonda, non si può non uscire migliori, più ottimisti. L’amore che circola è palpabile. A Roberto è stato tolto tutto dalla malattia: ogni minima possibilità di movimento, anche quello per nutrirsi e respirare. Solo gli occhi rimangono vivi, e con questi comunica. Eppure è sereno come pochi sanno esserlo. Circondato dall’amore grato di chi si prende cura di lui – la moglie Stefania, il figlio Andrea, e amici fedelissimi e legati a lui da un legame indissolubile – si dice fortunato e irradia solo luce e serenità. Roberto è davvero una persona speciale, che la vita ha regalato a quanti hanno la fortuna di essergli accanto. In un mondo che ci restituisce solo notizie cariche di pessimismo, oscurità, in cui l’uomo sembra senza speranza, inerme, impotente, vivere questa piccola realtà nella sua grandezza ci fa capire quanto sia importante l’apertura all’altro, nella sua diversità anche estrema: c’è sempre uno spiraglio in cui insinuarsi ed iniziare un dialogo, che spesso, sorprendentemente, può cambiare l’ottica della nostra vita.

Nicola Cirocco, Luciana Scalacci, Raffaella Bellucci Sessa

foto 1: Abbadia San Salvatore

Foto 2: Roberto Fabbrini



Faruk Redzepagic


Colpito da un ictus molto grave Faruk Redzepagic, di Zagabria, membro della “Commissione internazionale” del “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari, ci ha lasciato il 29 settembre 2010.


Nato a Plavo, piccola cittadella nelle montagne del Montenegro, Faruk è stato da ragazzo particolarmente legato a suo nonno, un sapiente islamico, che trasferiva in lui la sua sapienza e le sue convinzioni, e lo istruiva nella fede, nella storia e cultura islamica, nella scienza, insegnandogli il parlare e lo scrivere arabo. Adolescente lascia il suo paese natio con il fratello maggiore per Zagabria, dove diventa un brillante studente delle scuole medie.A Zagabria incontra l’umile Ena: nasce l’amore e inizia una bellissima storia che finisce solo con la sua scomparsa.

Finiti gli studi, trova lavoro nell’Istituito per le terre in via di sviluppo e con tanta passione incomincia a studiare l’Africa. Scrive articoli e traduce libri su questo tema, collaborando alla realizzazione di vari progetti umanitari. Agli inizi degli anni ottanta, non resiste alla chiamata della politica. I suoi orizzonti aperti, la profonda formazione e la conoscenza di più lingue lo portano nell’ambito della collaborazione internazionale scientifica, tecnica e culturale, dove diventa Direttore dell’Istituto della Repubblica: un’autorità di rilievo nei territori della ex Jugoslavia.

Il suo lavoro in politica viene interrotto agli inizi degli anni novanta e Faruk si ritira con la moglie Ena a Pisarovina. Ben presto parte per la Bosnia e lavora per alcuni progetti umanitari del programma Merkamet. Viaggia nei luoghi dove regna la guerra.

Solo verso la fine degli anni novanta accoglie l’invito a conoscere il Movimento dei Focolari, impegnato nella Ex-Jugoslavia a costruire la fraternità, il dialogo, la tolleranza tra uomini di religioni e convinzioni diverse. Intravedendo in questo dialogo una speranza di pace e di unità per il mondo, dà tutto se stesso impegnandosi in Croazia, Slovenia, Serbia, Macedonia, e intraprendendo viaggi a Castelgandolfo, Loppiano e Trento, Vienna, Innsbruck, Studgard ed in altre città dell’Europa, e promuovendo ovunque azioni di solidarietà, di giustizia e di pace. Allarga il cerchio degli amici e diventa sostenitore dell’economia di comunione e di altri progetti avviati da Chiara Lubich in tanti angoli del mondo oscurati da povertà ed emarginazione.Per questo suo generoso impegno era stata recentemente nominato membro della Commissione Internazionale dal Vaticano per la promozione del dialogo con persone di convinzioni non religiose. In chi lo ha conosciuto e amato resta incancellabile la sua acutezza di sguardo la parola decisa, il rispetto delle diversità e una sua frase che amava spesso ripetere: “L’amore è l’unica forza che può muovere e cambiare il mondo.”

domenica 10 ottobre 2010

"Benvenuti al Sud" di Luca Minieri

Remake della commedia francese Giù al Nord , il film Benvenuti al Sud di Luca Minieri risulta primo al botteghino di queste prime due setttimane di programmazione. Un successo meritato e dovuto ad un’intelligente sceneggiatura e ad un’ottima interpretazione dei protagonisti: Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Alessandro Siani, e di tutti gli altri interpreti.

La storia, ricca di ilarità e di argute osservazioni su quei pregiudizi ideologici tra nord e sud che spesso creano sofferenza e malessere, prende e commuove, lasciando il segno nell’animo dello spettatore che, a schermo spento, ritrova in se stesso una verità fondamentale: la famiglia umana è una ed occorre imparare a dialogare ed oltrepassare sempre quei pregiudizi che minano l’esigenza di vera fraternità fra tutti gli uomini.



martedì 5 ottobre 2010

La passione di Carlo Mazzacurati

Carlo Mazzacurati


E’ sui nostri schermi il film La passione del regista Carlo Mazzacurati, un film molto interessante che merita di esser visto. Dall’intervista che la giornalista Federica Lanberti Zanardi fa al regista sul Venerdì di Repubblica del 24 settembre 2010 riportiamo la risposta data da Mazzacurati alla domanda: Perché ha narrato La Passione, lei che non è religioso?


“La passione di Cristo funziona ancora perché racconta qualcosa che riguarda ognuno di noi. E’ la storia di un uomo che viene messo solo di fronte alla folla, sbeffeggiato, ucciso e poi risorge. E’ la nostra vita tutte le volte che cadiamo. Cosa che accade quando perdiamo il lavoro, quando veniamo lasciati da un amore, quando siamo traditi da un amico. Cadiamo e dobbiamo rinascere…Il film parte da una storia vera capitata a me.”

Carlo Mazzacurati

mercoledì 18 agosto 2010

Poesia e libertà in Pierluigi Cappello


Questo brano è tratto dall’intervista di Gianluigi Colin al poeta Pierluigi Cappello


La libertà per Pierluigi Cappello appare come un Canto di aprile: “Noi cantiamo perché teniamo duro/ il nostro morire è per il nascere dei figli/ quando cantiamo alziamo lontano/ dal buio del boscon al cielo d’aprile/ il fuoco del nostro sangue, per il domani”. Forse la vera libertà per Cappello è proprio nella poesia: "Una libertà vastissima ma dettata dall’indifferenza dei più. E non solo: c’è poco confronto anche tra la comunità dei poeti. Eppure la poesia ha in sé tutti i tempi di questa civiltà: testri brevi come gli slogan pubbliciati, ad esmpio. Con una differenza: la poesia porta in sé la postura dei sentimenti che vengono rimossi. La poesia ha in sé, insieme, l’idea di morte e vita. E questo rappresenta la sua forza irripetibile”.

“La poesia è una forma di resistenza perché ti insegna a sentire le cose senza appropriartene: illumina le cose da dentro e lelibera. La vera poesia in qualsiasi modo si esprima è sempre fuori mercato. Per questo è pericolosa e disturba il potere”.

Gialuigi Colin

Corriere della Sera 8 agosto 2010.

sabato 8 maggio 2010

"Il Kyoto fisso" un'insolita performance a Lodi


Il 3 luglio 2009 siamo partiti da Roma er prepararci ad un'insolita performance ideata per la Casa Circondariale di Lodi: "Il Kyoto fisso. I cambiamenti climatici tra arte, scienza e mistica" concepito come un incontro-dibattito di esperti della scienza, dell'antropologia e della comunicazione che interagiscono con un pubblico interessato alla protezione del nostro pianeta e alla cooperazione con chi, a causa del clima, vive in condizioni di povertà.

L'incontro prevedeva una sequenza di brevi momenti diversi tra loro, ma complementari che miravano ad approfondire il tema relativo ai cambiamenti climatici e alla cura dell'habitat: circa 10 minuti di conferenza sul clima fatta da Antonello Pasini del CNR, circa 5 minuti di teatro con il gruppo artistico La PodeRosa che approfondiva le tematiche proposte, 5 minuti di ascolto di pagine di mistica proclamate da attori e accompagnate da immagini. Tutto guidato dalla regia di Monica Callori de Vignale e con un dibattito finale.

L’evento è stato annunziato anche dalla stampa locale. Su Il Cittadino di Lodi, infatti, si leggeva: “Attraverso le testimonianze di grandi pensatori la lezione spettacolo vuole mostrare la complessità degli equilibri ecologici e indicare la possibilità di un rapporto diverso con l'ambiente in cui le ragioni della conoscenza possono dialogare con le ragioni della bellezza e della ricerca spirituale.”

Il giorno dopo, alle 16.30 del pomeriggio, eravamo in carcere a preparare insieme ai detenuti ed ai secondini gli ambienti per accogliere le persone che sarebbero venute alle 20.00.

La conferenza-spettacolo concludeva un’intensa preparazione dei detenuti durata alcuni mesi, durante i quali i giovani della scuola e i carcerati avevano realizzato dei brevi cortometraggi sull'ambiente, due dei quali sono stati inseriti nella scaletta. In tal modo il programma è stato di tutti, e alla fine dell'incontro nel presentare i realizzatori della serata tra noi, dalla parte del palco, c'erano anche ben 15 carcerati particolarmente felici di aver costruito con quel momento.

Numerose le persone esterne al carcere intervenute. Le domande finali, giunte soprattutto dai nostri amici detenuti, hanno permesso di approfondire alcuni aspetti dei temi trattati

La Direttrice del carcere, grata per l’iniziativa promossa, dopo lo spettacolo ci ha fatto visitare il carcere e davvero tutti, sono stati gentilissimi con noi.

Infine un rinfresco per tutti con torte e biscotti buonissimi fatti a mano, preparato da un detenuto, cuoco professionista.

dal “Gruppo del dialogo di Roma”

nella foto una piazza di Lodi