lunedì 30 maggio 2011

"Dialogo e diversità" di Luigi Nappa

"Pizzago" di Luigi Nappa, 2011

All’inizio del mio cammino, parlo della vita, pensavo che imparare a parlare e scrivere e conoscere piu’ parole mi avrebbe aiutato ad avere successo nella comunicazione con i miei simili : a casa, come a scuola e poi sul lavoro etc etc.

Col tempo e con lavoro e dopo molte delusioni ho capito che comunicare e’ un mezzo molto piu’ complesso e che molto dipende dalla conoscenza della tua personalita’ e dalla diversita’ o meno del tuo interlocutore.

La personalita’di una persona la si puo’ rimpicciolire.. e immaginarla in un resistente recipiente dove risiedono la formazione dei pensieri , dei sentimenti, dei comportamenti che mutano attraverso le varie situazioni. Ogni personalita’ avra’ delle caratteristiche e dimensioni come ogni altra cosa .

Ogni cosa che una persona fa, sente, tocca, sperimenta dipende dalle sue decisioni. Per esempio se sono in Australia e’ perche’ lo voglio o l’ho scelto; se sono povero e non faccio niente per cambiare vuol dire che ho scelto cosi etc. Dunque puoi avere successo se solo lo vuoi e se vuoi comunicare bene, dopo aver deciso, devi solo passare all’azione e cercare di comprendere il tuo interlocutore.

La diversita’ di personalita’ deve essere apprezzata; puo’ portare delle difficolta’ di comunicazioni (a volte), ma la diversita’ ha i suoi indubbi vantaggi. Ci vuole un sforzo in piu’,ma la diversita’ altrui porta sempre ad una piu’ alta qualita’ di decisione.

Apprezzare la diversita’ di personalita’ significa rispettare le forze e le limitazioni di ogni individuo e se si riesce a capitalizzare sulle sue forze si migliora anche se stessi.

Non credo ci sia “ la maniera migliore“. Comunicazione e accettazione della diversita’ di personalita’ porta nella direzione scelta. Non tutti la pensiamo alla stessa maniera, ma questo e’ spesso una buona cosa.

Luigi Nappa

venerdì 27 maggio 2011

Il Prosociale a Salerno



Nella bella sala Genovese della Camera di Commercio di Salerno, promossi dall’Associazione culturale Io & la musica, si sono svolti 4 incontri sull’importante tema della “Prosocialità”.

Nl primo incontro, lo scrittore palermitano Roberto Mazzarella ha presentato il suo coraggioso testo: L'uomo d'onore non paga il pizzo (Città Nuova Editrice), entrando nelle piaghe di tante città del Sud, e lasciando intravedere anche la possibilità di combattere i mali sociali con coraggio, realizzando esperienze vitali dove i rapporti interpersonali, improntati al rispetto, alla condivisione e alla collaborazione abbiano la loro funzionale centralità per la ricostruzione di un tessuto sociale corroso da individualismo violenza e criminalità organizzata. Presente l'on. Gianfranco Valiante in qualità di Presidente della Commissione regionale antimafia, il quale ha apprezzato vivamente l’iniziativa e offerto la sua collaborazione per futuri progetti

Negli altri tre momenti, coordinati dallo psicologo Donato Salfi dell’Istituto ISACPRO di Taranto, è stato dato ampio spazio all’approfondimento della “prosocialità” vista negli aspetti filosofici, pedagogici e sociologici, corredato da alcune esperienza, tra le quali la realizzazione di un laboratorio nella scuola di Cappella Vecchia di Sarno, con 20 genitori coinvolti in un progetto PON per la dispersione scolastica. L’esperimento, presentato da Emanuela Migliore, consulente analitico transazionale, e dal docente di sociologia Giuseppe Iorio, è stato molto apprezzata dagli intervenuti, i quali hanno posto ai due esperti una serie di domande sulle modalità di realizzazione del laboratorio.

Molto seguito, anche, l’intervento artistico della cantautrice romana Chiara Grillo che attraverso le sue canzoni ha evidenziato l’importanza del canto quale strumento efficace di prosocialità.

Hanno partecipato ai vari incontri dirigenti scolastici, docenti di varie scuole, famiglie e gruppi di alunni di istituti scolastici di grado superiore che hanno vissuto un’esperienza di vero dialogo, esprimendo, a seconda della propria sensibilità, l’esigenza di una socialità che tenesse in debito conto quel desiderio di unità, di pace e di giustizia presente in ogni essere umano. Tra questi, sono stati proprio i giovani, molto attenti e partecipi nel dibattito, che per primi hanno manifestato la volontà di attivare laboratori di “prosocialità” presso le proprie scuole nel prossimo anno scolastico.

giovedì 26 maggio 2011

Indizi di speranza per il prossimo futuro


Europa

Questi ultimi sessant’anni di pace sono stati il volano che hanno creato la ricchezza in Europa e il crollo delle barriere, per cui i giovani di oggi, a differenza degli adulti, ancora gravati dalla memoria, si sentono più europei che nazionalisti…Più comunicazione si diffonde, più pregiudizi e stereotipi crollano, e approdare a un’Europa politica sarà più facile per loro di quanto non lo sia stato per i loro padri.

Famiglia

La famiglia resta il nucleo essenziale per la nascita, la crescita e il sostentamento dei figli, ed assistiamo, rispetto agli anni precedenti, a un maggior desiderio di generare figli, dovuto al fatto che,tendenzialmente,i maschi hanno dimesso quello stile di padre-.padrone che aveva caratterizzato il comportamento maschile delle generazioni precedenti, e acquisito quel tratto di accudimento, un tempo riservato alle donne, nella cura dei loro figli…Questi ultimi non sono più oggetto di trascuratezza o di violenza come un tempo, anche se al limite corrono il rischio di essere un po’ troppo viziati da genitori che, per farsi perdonare la mancanza di tempo a loro disposizione da trascorrere con ifigli, tendono a riempirli di regali e ad accondiscendere ai loro desideri, rendendo così più difficile il loro passaggio dal principio di piacere al principio di realtà.

Longevità

I progressi della medicina hanno allungato la vita in quell’ultima sua stagione che è la vecchiaia, a cui bisogna prepararsi evitando da un lato di “fare i sempre giovani” come la pubblicità, ingannevolmente, ci induce, e dall’altro coltivando anticipatamente le risorse del nostro cervello…E’ infatti dimostrato che chi allena la mente, salvo incidenti o malattie irreversibili, conduce una vecchiaia dignitosa e apprezzabile, non per effetto della chirurgia estetica, ma perché,come dice James Hillman, il lifting non va fatto alla propria faccia, ma alle proprie idee.

Economia e ambiente

L’emancipazione economica del Terzo e Quarto mondo ridurrà le vergognose disparità economiche che attualmente escludono un terzo dell’umanità dalle condizioni minime d’esistenza, e costringerà noi, abitanti del Primo mondo, a comportamenti più corretti nell’uso, ad esempio, più attento dell’acqua, nella riduzione degli sprechi, nella ricerca di energie rinnovabili, nella conservazione dell’ambiente.

Dialogo

La progressiva laicizzazione ridurrà il peso delle divisioni religiose, che nelle epoche trascorse hanno dato ai popoli identità e appartenenza, e si diffonderà un rispetto delle rispettive credenze, sempre più interiorizzate e sempre meno politicizzate.

La donna

La donna, se evita di imitare il modello maschile, può diffondere nel mondo quelle sue virtù che si chiamano cura, accudimento, intuizione, capacità di districarsi nei problemi, utilizzando non solo gli strumenti razionali, ma anche quelli molto più efficaci che fanno appello al sentimento. Perché forse questo mondo ha bisogno anche e soprattutto di amore, che il mondo femminile conosce meglio nelle sue pieghe più nascoste di quello maschile, che finora si è rivelato più sensibile al potere che alla cura. Tutto ciò non è un auspicio e neppure una carica incontrollata di ottimismo, ma qualcosa di è imposto dalla condizione di un mondo, sempre più piccolo rispetto alle genti che lo abitano e perciò sempre più bisognoso di cure.

Umberto Galimberti

da "D" di Repubblica

sabato 7 maggio 2011

"Il ragazzo con la bicicletta" di Luc e Jean -Pierre Dardenne


C’è sempre grande attesa per i film dei registi belga Luc e Jean-Pierre Dardenne, due volte Palma d’oro a Cannes con Rosetta e L’Enfant . Trame realistiche e spesso drammatiche hanno indagato il difficile mondo dell’infanzia segnato spesso da violenza e crudeltà.

Con Il ragazzo con la bicicletta, in concorso a Cannes 2011, e sui nostri schermi il 20 maggio, troviamo Cyril (Thomas Doret) un bambino abbandonato dai genitori che vive in un istituto, e Samantha (Cécile De France) una parrucchiera che decide di prenderlo in affidamento. Una storia decisamente positiva, una favola dove il bene trionfa sul male.

Alla giornalista Elena Martinelli che ha chiesto ai fratelli Dardenne i motivi ispiratori di questa nuova pellicola, così piena di speranza, hanno così risposto: “Jean-Pierre: In un momento in cui i rapporti nella società diventano sempre più duri, dove l’altro è visto come un nemico, dove tutti tendono a ripiegarsi su se stessi, ci sembrava giusto raccontare una storia in cui vince l’amore gratuito di una donna per un ragazzo. Luc: E’ raro trovare una persona come Samantha, in grado di fare un gesto di puro amore. Per questo ci siamo detti: facciamo un film in cui diamo per una volta ragione all’amore, contro la guerra, l’odio, il sospetto, la sfiducia, le rivalità che dominano il nostro quotidiano, facendoci dimenticare il valore della fraternità.”[1]


[1] Elena Martinelli, Un Pinocchio in bici ci ha fatto scoprire il bello del lieto fine, Venerdì di Repubblica 29 aprile 2011

venerdì 6 maggio 2011

La democrazia secondo Pericle


Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.