martedì 22 novembre 2011

Sapori e Saperi della nostra Terra: il Pane e il Vino

Villa Buontempo - Dozza (Bologna)

Una proposta conviviale per trovarsi con gli amici in un bel luogo, per conoscere nuove persone, per condividere il piacere di buon cibo e ottimo vino, per rivivere attraverso testi poco noti momenti infantili forse dimenticati, o riflettere attraverso testi noti sulle radici che tutti abbiamo in comune attraverso la mostra madre terra.

L’iniziativa promossa dal gruppo del dialogo di Torino è finalizzata a favore delle famiglie di Betlemme e si svolgerà nella Villa Buontempo, via Valsellustra, 30 - Dozza (Bologna) sabato 26 novembre 2011 ore 20,30 (tel. 0542.672819)

Menu Gastronomico

Antipasti:

crostini misti

Primo:

Gnocchi di pane e spinaci al burro fuso

Panzanella

Secondo:

Filetto di maiale in crosta di pane ripieno di verdure saltate con contorno di patate al vino bianco

Dolce:

Assaggi a base di dolci di pane (torta di pane, pan dolce alle verdure e charlotte accompagnata da crema pasticcera)

Vini della casa

Menu Letterario

L’ultima cena dal Vangelo secondo Matteo (26,20 – 29)

Il pane da I Bambini - letture dopo il sillabario, di E. Bezzola Boni, Milano, 1894

Il pane scuro di casa da L’adunata Corso di letture per le scuole elementari, di P. Domenichelli, Firenze 1929

Come si ottiene il pane da Osservare è imparare Corso di letture ad uso delle scuole elementari, di R.Barberis e C.Ottini, Torino, 1900

I tre semi da Spigolando Letture per la seconda classe elementare, di V.Gaiba e O.Gasperini, Torino 1954

Chiccolino, Filastrocca popolare

Il pane da La promessa Letture per tutte le scuole, maschili e femminili, Firenze, 1923

Zio Lupo da Fiabe italiane di Italo Calvino, Torino Einaudi

La focaccia da Primo libro di lettura ad uso delle scuole elementari, Genova 1849

Antico testamento – consigli di un antico saggio, Siracide 31, 25-31

Nozze di Cana – Giovanni 2,1

Mosè – Nm, 13,17-24

Vino – da L’uomo e l’universo – letture per la terza classe elementare, 1866, Torino

La cura dell’uva – da La missione della donna, 1896

Vendemmia da Enzo Bianchi, Ogni cosa alla sua stagione

lunedì 21 novembre 2011

Juliette Bertrand e Marino Moretti nell'isola di Procida

Marino Moretti e Juliette Bertrand

Nell’immediato dopoguerra, Juliette Bertrand, una delle più importanti traduttrici francesi - oltre ai classici Petrarca e Leopardi, troviamo tra le sue traduzioni, Palazzeschi, Moretti, Sciascia, Pratolini, Moravia, Calvino, Baccelli, Alvaro, Silone, De Cespedes - in alternativa ad alcune “sudicerie” cittadine che le riservano le prime amarezze, si rifugia nel 1950, per alcuni mesi dell’anno, a Procida, una piccola isola del golfo di Napoli, scoprendone la primitiva bellezza prima ancora che vi giunga la Morante, che proprio lì troverà ispirazione per il suo fortunato romanzo L’isola di Arturo.

La Bertrand, che risiede a Parigi, elegge l’isola a sua seconda città Affitta infatti nell’isola una casuccia in uno dei posti più belli e suggestivi, Punta Pizzago, in una natura incontaminata, nell’assoluto silenzio e dinanzi al mare, e qui riceve i suoi amici scrittori italiani, ma più di ogni altro invita l’amico di gioventù Marino Moretti conosciuto fin dagli anni venti a Parigi insieme a Palazzeschi e De Pisis.

Ci riuscirà dopo non poche resistenze da parte di Moretti, il quale si avventurerà nella piccola isola scoprendone il fascino mitologico.

L’amicizia tra i due in quella cornice magica riprende vigore e Juliette supera anche l’amarezza che la Francia le riserva, un vero e proprio ostracismo che gli toglierà finanche il lavoro e la possibilità di una vita decorosa. Ma se la Francia la misconosce, l’Italia le consegna nel 1960 il massimo riconoscimento per il contributo dato per la diffusione della cultura italiana all’estero: “l’Ordine al merito della Repubblica Italiana”.

Moretti ritroverà accanto a Juliette la vena poetica abbandonata dopo la fase significativa del crepuscolarismo, e sarà una vena nuova, felice e ricca di ironia. Juliette, sostenuta moralmente da Moretti, anche sull’isola non smette di lottare per i diritti delle classi più umili e per la difesa del territorio, ma sarà costretta per le incombenti difficoltà economiche a dover lasciare la cosuccia sull’isola dove pensava di finire i suoi giorni. Ritornerà stabilmente a Parigi nel 1972 ma sarà “ un addio alla vita”. Morirà infatti nel maggio del 1973 tra le braccie di Caterina Mancusi la giovane procidana idealmente adottata fin dal 1953.

Oggi a testimonianza di questo amore per l’isola dei due intellettuali restano due epistolari folti e ricchi di elementi di grande interesse culturale, conservati a Casa Moretti in Cesenatico, dalla cui lettura Pasquale Lubrano Lavadera ha tratto il volume Procida nel cuore edito dalla casa editrice CLEAN.

lunedì 14 novembre 2011

Il cortile dei gentili a Tirana


Sulla tappa del Cortile dei Gentili a Tirana, ascoltiamo il Cardinale Gianfranco Ravasi al microfono di Radio Vaticana del giornalista Fabio Colagrande che così ha commentato l’evento: È singolare in questo caso che un dicastero vaticano si trovi a dialogare direttamente con intellettuali che appartengono a una tradizione culturale che rappresenta un ateismo militante, legato al pensiero comunista… Veramente un passo nella Storia.”

E’ una tappa importante: io parteciperò a tutte le giornate che sono state concepite da loro - devo dire - con un entusiasmo che mi ha sorpreso. Partiamo con questo evento che ha un significato particolare e che non è mai stato registrato negli eventi precedenti di Bologna, di Parigi, di Firenze, di Roma: siamo, infatti, in una regione che è stata l'unica al mondo che ha avuto per anni nella sua Costituzione l'ateismo come principio costitutivo dello Stato e quindi con la negazione di qualsiasi possibilità religiosa, cosa che non avveniva neanche in Unione Sovietica dove, pure con tutte le restrizioni, era possibile un'attività religiosa. In questa luce, si ha alle spalle una storia di ateismo pieno, di ateismo nella forma più brutale quasi, per certi aspetti; sappiamo anche che ha dato persino dei risultati di persecuzione, di omologazione di tutta la comunità albanese all'insegna di questa negazione.

E' interessante vedere, invece, l'entusiasmo straordinario che ora hanno avuto nei confronti di quei temi, che erano sepolti nelle catacombe. L'elemento forse più suggestivo - al di là dei miei interventi che dovrò fare negli ambienti universitari - sarò all'Università Statale di Tirana, sarò all'Università Europea di Tirana, che è una delle più importanti private, sarò all'Università Cattolica, da poco riconosciuta come cattolica - l'elemento più suggestivo, dicevo, e più significativo ci sarà oggi: infatti dal pomeriggio e fino a notte interverranno i giovani, ma anche le figure più importanti delle varie religioni e le figure intellettuali di rilievo - come Ismail Kadare, grande scrittore albanese - e si interrogheranno - prima in tende diverse e poi tutti insieme su un palco - attorno ai temi della dignità del lavoro e della realizzazione personale; dell'esperienza della spiritualità e della fede; e infine della identità e dignità della persona nel flusso della informazione. Tre temi letti da angolature diverse da credenti e non credenti, che però costituiscono i nodi fondamentali dell'esistere moderno.

Devo dire che il passo iniziale, forse ancor più emblematico, è stato proprio ad Assisi: abbiamo intenzionalmente voluto invitare un importante economista, che a livello europeo è una delle figure più significative, di matrice marxista, il professore austriaco Walter Baier, che ha certamente rappresentato questo tentativo di dialogo anche con un'ideologia che ha in sé dei valori - dobbiamo riconoscerlo - oltre al fatto di essere stata, purtroppo, la causa di tutte le ideologie cristallizzate nell'interno di una formula statuale e quindi con tutte le sue conseguenze. Questa persona mi ha portato, devo dire, ad una serie di riflessioni veramente suggestive su questo incontro. Quindi, io credo che sia possibile anche condurre il dialogo in quest'ambito, ma direi qualcosa di più: c'è in Albania ormai un desiderio proprio di superare questo passato, in maniera entusiastica…e conoscere che cosa significhi la spiritualità in una visione dell'uomo completa.


Gianfranco Ravasi

Da Radio Vaticana 14 novembre 2011

La crisi economica del nostro tempo


Dal 2007 stiamo vivendo in Occidente una drammatica crisi economica, frutto di un’ideologia liberista estrema, con forti ripercussioni finanziarie, economiche e sociali. Quali le cause? Per il comune cittadino comprendere questa situazione non è semplice. Smarrimento, sfiducia, disperazione, in alcuni casi, sono i sentimenti più diffusi.

Anna Maria Darmanin e Mario Sepi ci offrono con il loro libro La nuova fattoria degli animali (Città Nuova Editrice) uno strumento semplice, ma non semplicistico, per comprendere il nostro tempo Facendo eco alla celebre favola George Orwell – La Fattoria degli animali – attraverso la finzione della favola spiegano l’attuale drammatica crisi economica in modo semplice e chiaro, alla portata di qualunque cittadino.

Su CD allegato al volume vengono proposte una serie di schede di approfondimento sull’argomento e un utile glossario. Il Libro viene presentato mercoledì 16 novembre 2011 a Loppiano presso Incisa Valdarno

venerdì 4 novembre 2011

"Un albero per i nipoti - Festa dei Nonni" 2011

Abadia San Salvatore (Siena)

Mentre si stavano perfezionando i programmi della manifestazione di premiazione del concorso nazionale “Un albero per i nipoti – Festa dei Nonni” e la prima edizione del premio Letterario “Nonni&Nipoti” giungeva gradita, il riconoscimento da parte della Presidenza della Repubblica, una medaglia quale premio di rappresentanza per l’evento.

Il programma di premiazione si è svolto ad Abadia S.Salvatore (Siena) dal 30 settembre al 9 ottobre 2011 con una serie di manifestazioni e la presenza di personaggi noti al grande pubblico, come Andrea Camilleri, Sergio Staino, Margherita Hack e Roberto Saviano.

Molti i nonni premiati provenienti da varie parti d’Italia e di alcune scuole del Piemonte e dell’Abruzzo.

Significativa quest’anno la presenza di Andrea Camilleri premiato nella sezione “Memorie e/o esperienze di vita da tramandare” della I Edizione del Premio Letterario “Nonni&Nipoti”.

Promosso dall’associazione Culturale OSA di Abbadia S. Salvatore con la collaborazione della Fondazione Colonnetti di Torino e del periodico “Okay!” ed il patrocinio del Comune di Abbadia San Salvatore e dell’Amministrazione Provinciale di Siena, il premio è assegnato ad opere pubblicate negli ultimi cinque anni da autori (nonni e nipoti) che possono trasmettere “pillole di vita” per le nuove generazioni.

Andrea Camilleri

In particolare per Andrea Camilleri il riferimento letterario scelto è quello del libro Gran Circo Taddei e altre storie di Vigata (Sellerio 2011) ma simbolicamente il premio intende sottolineare il “lavoro” di recupero effettuato negli anni da Camilleri attraverso quelli che vengono definiti i romanzi storici e sociali e, negli ultimi anni, quelli che si rifanno a leggende, racconti di cantastorie, derivati da tradizione popolare (come ad esempio Maruzza Musumeci e Il sonaglio).

La capacità di Camilleri non sta solo nel ridare vita a fatti passati ma soprattutto nel riuscire a trasmettere nella narrazione la loro relazione con il presente, dove antichi vizi e antiche virtù si ripresentano magari nascoste sotto vesti diverse.

giovedì 3 novembre 2011

Il lavoro, la prima ricchezza delle imprese e della società

Luigino Bruni (al centro) in Brasile al recente meeting sull'Economia di Comunione

Il lavoro è sempre al centro di ogni patto sociale. Attorno ad esso si raccolgono sfide e dimensioni della vita in comune, molto più grandi di quelle in gioco in qualunque altro mercato. Ecco perché dovremmo parlare di “mercato del lavoro” sempre con grandi precauzioni, perché se da una parte esiste, come in ogni mercato, una domanda e un’offerta di lavoro, dall’altra il lavoro è molto più di una merce, poiché quando manca non è possibile non solo acquistare le varie merci sul mercato, ma neanche sognare e realizzare la vita che desideriamo vivere.

Per queste ragioni il diritto al lavoro è uno di quei diritti sociali che vanno riconosciuti e proclamati anche quando sono incompleti, perché manca il corrispondente dovere in capo ad altre persone o istituzioni.

Dovremmo allora, quanto meno guardare con sospetto chi vede la disoccupazione e l’inflazione come due variabili dello stesso peso, perché i danni della disoccupazione sono molto maggiori di quelli prodotti dall’inflazione.

Il lavorare o l’attività lavorativa è infatti una delle dimensioni più fondamentali e tipiche della persona. Lavorare dice agli altri e a noi stessi “chi” siamo e non solo “che cosa” facciamo, e in una società sempre più povera di linguaggi, perché povera di relazioni sociali, il mestiere diventa il principale se non l’unico linguaggio per raccontare agli altri e a noi stessi la nostra storia e la nostra identità.

Il lavorare bene, allora, è qualcosa di intrinseco alla persona, ben prima di essere la risposta agli incentivi del datore di lavoro.

In questi giorni invece, tutta l’enfasi del discorso sul lavoro cade sulla maggiore libertà da dare alle imprese di licenziare i lavoratori “fannulloni”, senza domandarsi, ogni tanto, perché esistono i lavoratori fannulloni, se è vero che il lavoro è soprattutto una espressione della nostra umanità e identità, e che quando non si lavora bene si sta male, dentro e fuori le imprese.

Luigino Bruni

Da Luigino Bruni, A proposito di lavoro dono e “fannulloni”, Avvenire 30 ottobre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

Il Faust di Alexander Sokurov

Sokurov vince con Faust il Leone d'oro a Venezia 2011

Chi sarebbe oggi disposto a dannarsi l’anima in cambio della giovinezza, del denaro e dei favori di una splendida fanciulla? Più o meno tutti. Anche per una sola delle tre opzioni e forse meno ancora… Questo ha fatto crollare la quotazione dell’anima sul mercato del diavolo.

Il vero problema non è più vendersi, ma trovare qualcuno disposto a comprare. A partire da questa mesta consapevolezza Alexander Sokurov è partito per riscrivere al cinema il mito di Faust…Più che al personaggio eponimo, il Faust di Sokurov assomiglia ai tanti disperati piccoli uomini incapaci di resistere agli istinti più semplici ed egoistici, le solitarie moltitudini sui quali si fondano i regimi, gli imperi, le dittature.

Del resto, il senso della tetralogia del potere di Sokurov, ( Hitler in Moloch, Lenin in Taurus, l’imperatore Hirohito in Il sole, l’attuale Faust ) trova espressione in quella frase di Goethe: “Le persone infelici sono pericolose”. L’infelicità è il principale movente dei delitti. In questo caso, del patto che il dottor Faust stringe con il suo Mefistofele, un sordido e deforme usuraio…Gli orizzonti della dannazione si sono ristretti, un povero diavolo faccendiere e un mediocre peccatore si scambiano false promesse e miseri favori in un ambiente soffocante, degenerato, fra merci avariate e luoghi angusti e malsani. Il male appare in tutta la sua banalità…

Il cinema di Sukurov è destinato a pochi. Ma chi si è abbandonato per una volta allo splendore delle sue opere, non può perdere questo film indimenticabile.

Curzio Maltese

Da Curzio Maltese, Faust, piccolo uomo incapace di resistere agli istinti più semplici, la Repubblica 28 ottobre 2011