venerdì 25 dicembre 2009

in questo Natale


“A Betlemme e nel mondo intero, si rinnoverà nella Chiesa il mistero del Natale, profezia di pace per ogni uomo, che impegna i cristiani a calarsi nelle chiusure, nei drammi spesso sconosciuti e nascosti, e nei conflitti del contesto in cui si vive, con i sentimenti di Gesù, per diventare ovunque strumenti e messaggeri di pace.”

Benedetto XVI

“Scesero a quella valle. I loro calcoli erano esatti, ma non videro che un arrocco di casupole e mandrie nei recinti. La notte era limpida: una di quelle fervidi notti che portano in silenzio le più remote luci dell’universo ad affacciarsi in terra. Non c’era errore, eppure non videro alcun palazzo. Viaggiavano di notte per timore di smarrire l’angolo esatto delle stelle la cui bisettrice indicò di colpo un punto e uno solo: era meno di una casupola, era una stalla. Scesero dalle loro dignità, trovandosi d’improvviso a genuflettersi davanti a una greppia…Tacquero per il timore di consegnare parole goffe al libro che avrebbe trascritto quella notte.”

Erri De Luca

“A Natale c’è un unico compleanero, uno solo di cui festeggiare il compleanno: quel bambino di Betlemme. E’ a lui che andrebbero fatti i regali, non ad altri – se non a quegli ultimi della terra con cui lui si è esplicitamente identificato.”

Claudio Magris

“Con i tempi che corrono, nella Babele in cui ci ritroviamo tutti i giorni a vivere, è davvero difficile trovare le parole da dire in occasione di questo Natale. Ho pensato perciò, semplicemente, di condividere con voi questa piccola lettera che ho scritto a Gesù Bambino .Vorrei che per tutti noi ci fosse sempre una goccia… una sola piccola goccia di speranza… ancora una volta, nonostante tutto. Goccia dopo goccia si fa il mare.”

Chiara M.

Autrice del libro Crudele dolcissimo amore

foto: Giovani mnifestanti per le vie di Madrid dopo l'attentato terroristico dell'11 marzo 2003

giovedì 24 dicembre 2009

scambio di auguri


Lettera a Gesù Bambino

Caro Bambino Gesù,

ora che di nuovo nasci bambino sulla terra, ti vogliamo avvisare:

- non nascere nella cristiana Europa: potresti finire solo davanti alla TV, a mangiare pop corn e merendine e saresti educato ad essere competitivo, un uomo di potere e di successo;

- tu che sei l’Agnello mite del servizio, non nascere nel cristiano Nord America: si sta così bene che ti verrebbe spontaneo credere di essere superiore agli altri bambini, e poi impareresti che il tempo è denaro, che tutto può essere ridotto a business, anche la natura, che ogni uomo “ha un prezzo” e che tutti possono essere comprati e corrotti;

- tu che sei il Principe della Pace, evita l’Africa: ti capiterebbe di nascere con l’aids e di morire di diarrea, ancora neonato, oppure di finire profugo in un Paese non tuo, per scappare a delle nuove stragi degli innocenti;

- tu che sei il Signore della Vita, evita l’America Latina: finiresti bambino di strada oppure potresti essere sfruttato per tagliare canna da zucchero o raccogliere caffè e cacao, senza mai poter mangiare una tavoletta di cioccolato;

- tu che sei il Signore del creato, evita anche l’Asia: potresti essere messo a lavorare per quattordici ore al giorno, e confezionare tappeti e scarpe, palloni e giocattoli, e tu andresti scalzo e giocheresti a calcio con palloni di carta o pezza;

- tu che sei il Re delle genti, soprattutto non nascere…di nuovo in Palestina: là non si capiscono più: dovresti prendere un fucile, oppure una pietra in mano e saresti anche tu portato ad odiare i tuoi fratelli…di stesso Padre: gli ebrei, i musulmani e i cristiani, tu che sei stato inviato dal Padre per darci il suo Amore Misericordioso.

Caro Bambino, a pensarci bene, devi proprio rinascere in tutti questi posti, ma non nei cuori dei bambini, dei piccoli e deboli, là ci sei già, ma nel cuore dei grandi, dei grandi e dei potenti, perché come hai fatto tu stesso, rinascano anch’essi: piccoli, innocenti e finalmente…deboli e…bisognosi di te.


Menù del pranzo di Natale

(da preparare ogni mattina)


Prendete due decilitri di pazienza,

una tazza di bontà,

quattro cucchiai di buona volontà,

un pizzico di speranza

e una dose di buona fede.

Aggiungete due manciate di tolleranza,

un pacco di prudenza,

qualche filo di simpatia,

una manciata

di quella piccola pianta rara

che si chiama umiltà,

e una grande quantità di buon umore.

Condite il tutto con molto buon senso.


Auguri di Nuon Natale dal Gruppo del Dialogo di Torino (Italia)

venerdì 11 dicembre 2009

Dialogo in Croazia


Nella sede della «Mariapoli FARO» a Križevci in Croazia, il Movimento dei Focolari ha organizzato un convegno internazionale sul tema: «Dialogo tra persone di convinzioni diverse» finalizzato anche alla preparazione dell'Incontro internazionale sul dialogo con persone di convinzioni non religiose che si terrà nel 2011 a Castelgandolfo-Roma
I partecipanti dalla Croazia, Austria, Italia, Slovenia e Serbia hanno scambiato le loro esperienze indicando i problemi che ostacolano la collaborazione tra le persone, nono solo di religioni diverse, bensì anche di appartenenza politica diversa.
Per Ottone Novosel, giornalista partecipante al convegno, «i problemi che ostacolano i rapporti sociali a tutti i livelli, si possono superare solo in un dialogo orientato al bene comune, anziché a favore di interessi personali o di gruppo; unica strada per riportare la politica alla sua vera dimensione». Di qui la necessità di offrire la proposta di questo dialogo ai politici con i quali veniamo in contatto, e di riservare una sezione dell'Incontro internazionale del 2011 al tormentato mondo della politica.

venerdì 4 dicembre 2009

La scelta dell'acqua



Riportiamo i punti salienti dell’appello in difesa dell’acqua come “bene pubblico” lanciato dal religioso comboniamo Alex Zanotelli


Chiediamo alle Regioni di:

A - impugnare la costituzionalità dell’articolo 15 del decreto Fitto-Calderoli che prevede la privatizzazione dell’acqua; B - varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico.
Chiediamo ai Comuni di:
A - Indire Consigli Comunali monotematici sull’acqua; - dichiarare l’acqua bene di non rilevanza economica; B - fare la scelta dell’Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque. Questa opzione, a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l’attuale legislazione. Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate; C - pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua tramite i propri segretari nazionali; D - mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.
Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana(CEI) di:
A - proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano, come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate dove parla “dell’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”(n.27); B - protestare, in nome della vita, come afferma il Papa nell’enciclica,contro la legge che privatizza l’acqua; C -chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l’acqua non diventi merce.
Infatti l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è un diritto fondamentale umano. Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche. E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l’acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima. Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie, perché ‘sorella acqua’ , fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e non sottoposta alla legge del mercato. Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi, ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo che la pagheranno con milioni di morti per sete.
Alex Zanotelli

giovedì 3 dicembre 2009

l'acqua: un diritto universale



Riportiamo l'intervento della giornalista Anna Giordano sull'avvenuta privatizzazione dell'acqua.








Il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate parla “dell’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”. E invece, il 18 novembre 2009, la falce, che pendeva sull’acqua per il decreto “Ronchi” 135/09, il quale all’art. 15 la privatizzava, si è abbattuta implacabile in seguito al voto di fiducia del Parlamento, che ha convertito il decreto in legge.

La norma stabilisce che l’affidamento dei servizi avvenga, in via ordinaria, a favore di imprenditori o società individuate con gara o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata, con capitale privato non inferiore al 40% (ma con obbligo di affidare al socio privato specifici compiti operativi di gestione). Nel contempo prevede che a partire dal dicembre 2011 vengano a cessare le gestioni dei servizi idrici effettuate tramite società totalmente pubbliche, controllate dai Comuni (cosiddette gestioni “in house”), impedendo quindi anche che gestioni interamente pubbliche possano essere attivate in futuro.

Il ricorso del Governo al voto di fiducia si è dimostrato una manovra imprevista che ha colpito buona parte dell’opinione pubblica. La ragione addotta è stata quella di dover uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Comunità Europea. Ragione smentita subito dal WWF, che in una nota subito diffusa on line precisa che “le modifiche introdotte per sopprimere la gestione in house contrastano con i principi della giurisprudenza europea”.

Dunque, nonostante sia sotto gli occhi di tutti che la gestione del servizio idrico affidato in questi ultimi anni a soggetti privati in alcune province italiane e a livello europeo abbiamo prodotto esclusivamente innalzamenti delle tariffe e un aumento costante di consumi e sperequazioni, si continua a sostenere che mercato e privati siano sinonimi di efficienza e riduzione dei costi.

Il Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, costituitosi per la difesa dell’acqua pubblica, continua nella sua battaglia con la Campagna Salva l’Acqua, che finora ha raccolto migliaia di firme per dissuadere governo e parlamentari, realizzando una colossale mail bombing. Ha già lanciato il suo nuovo messaggio, rivolgendo un “appello agli uomini liberi ed onesti, ai cristiani e ai laici impegnati nella società civile affinché si resista con fermezza contro questa delegittimazione delle istituzioni avvenuta con un decreto fondamentalmente incostituzionale” e passato alla Camera senza dibattito parlamentare.

E’ una battaglia che va portata avanti da tutti gli uomini di buona volontà, sia credenti che di convinzioni non religiose, al di là delle latitudini, perché con la privatizzazione siamo convinti che nei paesi ricchi a pagare saranno i più poveri e nei paesi poveri a pagare saranno quelli ancora più poveri. Nel nome di sorella acqua.

Anna Giordano


mercoledì 2 dicembre 2009

“AZIONE SOLIDALE”

Una significativa esperienza contro la povertà realizzata in Romagna

Dieci anni fa, a Parma, nell’ambito dell’Associazione Solidarietà ONLUS, nasceva il progetto Azione solidale per realizzare un circuito alimentare che partendo dalle eccedenze produttive (aziende, catene commerciali ecc.) arrivasse a sostenere chi era nel bisogno.
Oggi il progetto collega 180 associazioni della Regione, raggiungendo oltre 10.000 persone.
Grazie al comune impegno di volontari, aziende, istituzioni pubbliche e private, si è giunti a creare una rete di reciprocità che ha suscitato l’interesse di numerose Istituzioni civili e religiose.
Inoltre, in questi ann,i sono stati vissuti momenti significativi, di ricerca e di crescita comune, sia nel dare che nel ricevere beni materiali e relazionali; momenti in cui le difficoltà, che sembravano ostacolare il cammino, si sono rivelate occasioni utili per radicare il progetto in tante città.
Nell’ottobre 2009 “la festa del decennale”di Azione solidale nel Comune di Sant’Ilario d’Enza.
Riportiamo passi significativi dell’intervento di Andrea Monica, presidente dell’Associazione nella serata inaugurale.

“Negli anni ’90, alcuni di noi impegnati per un’azione umanitaria, lavorando insieme a nostri amici, scoprono la dimensione del donarsi, e fanno di questa iniziale esperienza un cantiere per sviluppare la cultura del dare: una rete di persone in cui il dare ed il ricevere possano creare ricchezze e reciprocità.
“Inizialmente abbiamo lavorato per realizzare: una falegnameria a Nairobi, aiuti alimentari a Mosca, un carico di attrezzature agricole in Argentina, nella ex Jugoslavia, durante la guerra, oltre ai numerosi aiuti umanitari inviati, abbiamo contributo alla costruzione dell’asilo “Raggio di Sole” a Krizevci in Croazia ed allo sviluppo di alcune piccole aziende: un laboratorio dentistico, un negozio per parrucchiera, un oleificio, un allevamento di polli, un laboratorio per la coltivazione dei funghi. Poi in Albania abbiamo realizzato: un ambulatorio pediatrico, e un centro grafico che stampa la rivista "Mosaik" rivolta a giovani albanesi. Per i profughi Kosovari nel ’99 abbiamo inviato due pulmini, tuttora utilizzati per attività assistenziali e ricreative.
“Dopo queste avventure è maturato in tanti di noi il desiderio di dare continuità alla vita dell’associazione, anche a livello locale, attraverso la realizzazioni di progetti stabili. Interpretando poi il bisogno di molte associazioni e il desiderio di alcune istituzioni, abbiamo attivato nuovi progetti. Tra questi: Azione solidale e sinergia con la Protezione civile, Adozioni a distanza, Progetto intercultura.
“Azione Solidale nasce proprio nel 1999 con l’obiettivo di recuperare e raccogliere le eccedenze (prossimità alla scadenza, difetti di confezionamento o imballaggio, ecc.) delle produzioni industriali per veicolarle gratuitamente nel circuito delle associazioni, presenti sul territorio, che agiscono a favore delle varie forme di povertà. Ad oggi le associazioni beneficate sono circa 160, nei seguenti settori: comunità per tossicodipendenti, malati di Aids, alcolisti, malati di mente, assistenza anziani, adozioni e affidi, extracomunitari, Caritas parrocchiali, aiuto alla vita nascente, ecc. per un totale di oltre 5.000 persone. Ultimamente, per le nuove povertà dovute alla crisi economica, diverse amministrazioni comunali di Reggio Emilia hanno fatto convenzioni con noi per sovvenire ai bisogni di molte famiglie; altre collaborazioni sono con la Protezione civile, la Croce Rossa, ecc. E’ stato desiderio di tutti noi costruire il momento del decennale come un evento per fare festa con tutti, per dire grazie ai vari attori della rete e ripartire insieme per altri sviluppi: volontari, aziende, associazioni, istituzioni pubbliche e private del nostro territorio.”

Se tutti avessero il loro humour!

Era il 19 giugno del 2004 quando suor M., monaca della visitazione di Nantes, uscì dal convento per recarsi presso un ambulatorio medico della città. Lungo la strada si trovò coinvolta in una manifestazione sindacale promossa dal Sindacato di estrema sinistra CGT (Confédération Générale des Travailleurs). Quello che avvenne lo racconta Suor M. in una lettera spedita qualche giorno dopo alla Segreteria del CGT. Lettera che fu bene accolta dalla segreteria sindacale e produsse un’immediata risposta da parte di Monsier Bernard Thibaud, Segretario generale della CGT.
Ecco le due lettere.

Signore, signori,
sono Suor M. religiosa di clausura nel monastero della Visitazione di Nantes, uscita il 19 giugno per un'analisi medica. Voi organizzavate una manifestazione. Mi rallegro per il clima familiare che vi regnava, tanto che un giovane membro del vostro sindacato ha fatto in modo che vi partecipassi!
Infatti, a mia insaputa, dopo aver richiamato la mia attenzione con un leggero tocco sulla schiena per indicarmi la strada, ha incollato sul mio velo l'adesivo CGT. Dunque ho compiuto il tragitto facendo pubblicità alla vostra manifestazione.
Lo scherzo mi fu rivelato solo al mio ritorno al monastero. In comunità, quella sera, abbiamo riso di gusto per questo aneddoto inedito negli annali della Visitazione di Nantes.
Mi sono permessa di ritradurre le iniziali del vostro sindacato (CGT = Cristo, Gloria a Te). Cosa vuole, non ci si può trasformare!
Grazie ancora per la gioia condivisa. Prego per voi.
Arrivederci, forse, in occasione di un'altra manifestazione

Suor M.
Sorella,
sono persuaso che il nostro giovane amico, quello che le ha indicato la strada, aveva letto nei suoi occhi l'umanità pura e gioiosa che abbiamo ritrovato in ogni riga della sua lettera.
Senza alcun dubbio s'è trattato di un gesto ispirato, con la convinzione che questa punta di humour bonario sarebbe stata vissuta come l'espressione di una complicità effimera e tuttavia profonda.
Le perdono volentieri l'interpretazione originale della sigla della nostra confederazione, poiché non possiamo avere che considerazione per un falegname che ha rivoluzionato il mondo.
Con tutti i miei sentimenti fraterni e calorosi
Bernard Thibaud, Segretario Generale della CGT

domenica 1 novembre 2009

La preghiera del cardinale e quella di un laico


Riportiamo un articolo pubblicato su “Repubblica” di Eugenio Scalari relativo al libro, appena pubblicato dal Cardinale Carlo Maria Martini “Meditazioni sulla preghiera” Edizioni Mondatori.

Sento viva gratitudine per il cardinale Carlo Maria Martini, per i suoi pensieri, per l’esempio che dà ed anche per l’amicizia che mi ha dimostrato. Infine per l’ultimo suo libro, “Meditazioni sulla preghiera” che tra pochi giorni sarà nelle librerie e di cui l’editore Mondadori ci ha autorizzato a pubblicare un’anticipazione, uscita ieri sul nostro giornale.

Stavo cercando un argomento del quale scrivere per i miei lettori della domenica e i pensieri mi si arruffavano mentre mi cresceva dentro un forte disagio. Il caso Marrazzo? L’omicidio dello sventurato Stefano Cucchi, ucciso a bastonate mentre era affidato ai carabinieri e alla polizia penitenziaria? Lo spettro della disoccupazione che avanza in Europa e nel mondo? La possibilità che D’Alema sia nominato ministro degli Esteri dell’Unione europea e Tremonti presidente dell’Eurogruppo oppure che entrambi restino dove sono? Infine lo stato miserevole della seconda Repubblica, avviata ormai verso un’agonia dalla quale difficilmente potrà salvarsi?

Mi sentivo stanco di visitare e rivisitare problemi importanti ma ripetitivi, che per di più dimostrano un tale stato di degradazione da esser diventati ripugnanti per ragioni estetiche prima che ancora morali e politiche. Sicché mi sono assai confortato leggendo la prosa del cardinale. Ho pensato di cogliere l’occasione che il suo scritto mi offriva e intervenire anch’io sullo stesso argomento.
Penso che i miei lettori ne saranno contenti.

Il tema del cardinale riguarda la preghiera dei vecchi. Detto in altro modo – e lui stesso ne fa menzione – si tratta d’una meditazione sulla morte da parte di chi, pur in buona salute, la vede approssimarsi incalzata dal calendario.

Martini è profondamente religioso, ad un punto tale da potere e volere colloquiare anche con i non credenti e mettere in comune esperienze così disparate. Io sono per l’appunto uno di quelli e meditare assieme a lui mi ha dato grandissima pace tutte le volte che tra noi è accaduto. Gli anni continuano a passare e l’esperienza di quei pensieri aumenta. Ci si sente come sentinelle avanzate su un terreno incognito. Si assiste, sempre più dolenti e partecipi, alla scomparsa di tanti amici. Ci si allontana dal mondo e lo si vede più distintamente: la vista migliora con la lontananza; lo diceva Goethe e lo disse prima di lui Montaigne.

Il cardinale cita Qoelet in uno splendido suo passo pieno di sapienza e di bellezza poetica. Io citerò ancora l’autore degli “Essais” quando diceva che bisogna portare il pensiero della morte come i signori dell’epoca sua portavano il falcone sulla spalla per abituare se stessi e l’uccello cacciatore a vivere insieme e prender dimestichezza l’uno dell’altro.

Chi non crede in un altro mondo sa che in quel certo momento tutto si concluderà; non teme l’inferno e non spera in un paradiso. Non si aspetta premi né castighi. La preghiera non saprebbe a chi rivolgerla. Può solo augurarsi d’esser ricordato da chi lo ha amato: una sopravvivenza breve, che avrà se se lo sarà meritato

Sa anche, chi non crede, che la vita è priva di senso se il senso consiste nell’avere un fine che sorpassa il nostro transito terreno. E dunque: una vita che non ha ulteriore sopravvivenza e naturalmente senza senso alcuno perché capricciosamente finisce lasciando una traccia che si cancellerà nel giro di pochi mesi o di qualche anno in memorie altrimenti affaccendate: ebbene una vita così desertificata di infinità dovrebbe essere disperata nel veder avanzare la Donna oscura che verrà a prendersela. Può esser serena, pacificata, confortata, una vita priva di fede? Avrà avuto un senso? Quale?

“Laudato sì mi Signore / per sora nostra Morte corporale” scrisse Francesco nel suo Cantico. Socrate, mentre sentiva che il gelo della cicuta gli stava salendo dalle gambe al cuore, disse ai suoi allievi di sacrificare un gallo ad Esculapio perché così voleva il rito, e si coprì la testa con un lembo del mantello. Pascal morì sognando d’essere in comune con i poveri e i derelitti. Rilke, in una pagina terribilmente splendida dei suoi “Quaderni” racconta la morte di suo nonno, il Ciambellano. La Morte gridò per otto settimane dentro quel corpo, ma non era lui che gridava, era la Morte finché non uscì fuori da lui. Benedetto Croce morì leggendo e leggeva sapendo che Lei stava arrivando.

Si può anche esser disperati con la fede nel cuore e non esserlo senza alcuna fede, con il falcone sulla spalla che ti è diventato amico.Io sento da tempo che noi, come tutte le specie e gli individui viventi che le compongono, siamo forme che la natura incessantemente crea e disfa per far posto ad altre. Senza alcun disegno che non sia la vita.

È legge di ogni forma di realizzare al massimo le capacità di cui dispone. Le forme viventi non sono mai statiche ma dinamiche e ciò è vero perfino nelle forme apparentemente non viventi, è vero per gli atomi e per le particelle elementari della meccanica quantistica. È vero per ogni energia perché ogni energia è dinamica Non si tratta di fede ma di scienza sperimentale.

Il senso sta in questo, sta in un eterno divenire. Ogni forma ha la propria legge e diviene secondo quella legge. Noi, nella nostra forma umana, siamo animati dal sentimento dell’amore, dal desiderio del potere e dalla coscienza morale. Le nostre vite individuali combinano come possono e sanno questi elementi e questo è il senso del nostro vissuto, queste sono le stelle che orientano il nostro viaggio. Non dico viaggio terreno ma soltanto viaggio perché non ne conosciamo altri. Possiamo certamente immaginarli se ci consola immaginarli.

La vecchiaia restringe la nostra vitalità, limita le capacità del corpo e concentra quelle delle mente.
In alcuni il desiderio del potere soverchia gli altri. È patetico vedere come alcuni vecchi restino aggrappati al potere, la loro zattera di salvataggio che non li porterà ad alcuna salvezza, la loro rabbia nel vederselo strappato brano a brano, la solitudine del loro io denudato giorno per giorno dagli orpelli dei quali l’avevano rivestito.

Altri si effondono nell’amore. Non dico nell’erotismo, dico amore. Amore per gli altri e per quelli a loro più prossimi, quelli dai quali hanno ricevuto amore e ai quali l’hanno restituito.
Quando questo avviene, l’io non è solo, non è denudato, non è disperato, anzi è più ampio e più ricco. Non ha nessun bisogno di chiamarsi e di sentirsi io ma si sente noi e quella è la sua ricchezza.
Oggi è il giorno di tutti i santi, ma non ci sono santi laici, ci sono soltanto anime amorose che lasciano lungo la strada il pomposo mantello dell’egoismo e indossano quello della compassione con il quale ricoprono sé e gli altri.

Lei, carissimo cardinale Martini, ha un amplissimo mantello di compassione, di passione per gli altri. Col suo mantello ricopre anche me talvolta come il mio può ricoprire anche lei. Per questo la Nera Signora non ci spaventa. È per questo sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’amore del prossimo. A lei lo invia il suo Dio e il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazareth o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’amore prevalse sul potere.

EUGENIO SCALFARI