venerdì 25 gennaio 2019

Tiziano Terzani: I migliori compagni di viaggio

Tiziano Terzani (1838-2004)

I migliori compagni di viaggio sono i libri: 
parlano quando si ha bisogno,
tacciono quando si vuole silenzio.
Fanno compagnia senza essere invadenti.
Danno moltissimo senza chiedere nulla...


Tiziano Terrani


martedì 22 gennaio 2019

Aldo Masullo: Pagella di scolaro in fondo al mare

Aldo Masullo

Pagella di scolaro in fondo al mare

La portavi cucita nel petto
-medaglia al tuo valore
risorsa estrema per avere almeno
un poco di rispetto -
l'orgogliosa pagella di scolaro
tu, solitario ragazzo perso
nell'immensa incertezza del migrare
corpicino in balia d'infide forze.
Non t'è servita
a salvarti la vita
ma t'è rimasta stretta sopra il cuore
fedele come il cane di famiglia
a custodir del tuo abbandono l'onta
e finalmente sbatterne l'orrore
in faccia all'impunita indifferenza
della presente umanità d'automi.

Aldo Masullo




Ludovic Bernard: Nelle tue mani

Jules Benchetrit in una scena del film

"Nelle tue mani" un film francese del regista Ludovic Bernard  sul potere della musica, capace di scalfire i cuori più duri e aprire l'animo umano alla comprensione della bellezza e dell'amore. Dall'impianto narrativo forte e incisivo e splendidamente interpretato da Lambert Wilson, Kristin Scott Thomas e Jules Benchetrit  è uno dei film più interessanti di questa ultima stagione, che ci aiuta ad essere tenaci nel perseguire i propri sogni.

giovedì 17 gennaio 2019

Alberta Levi Temin: il dialogo prima di tutto.

Alberta Levi Temin (a sinistra) con Diana Pezza Borrelli
Ho  conosciuto Alberta Levi Temin (1919-2016) alcuni anni fa quando era ancora vivo suo marito Fabio e rimasi affascinato dalla loro relazione coniugale, piena di delicatezza e intenso amore. Mai avevo visto un coppia di coniugi avanti negli anni così teneramente innamorati. Poi un giorno Alberta venne a parlare nella mia scuola. Lei, di religione ebraica, insieme a Diana Pezza Borrelli, sua carissima amica di fede  cattolica,  era stata invitata a raccontare a tutti i ragazzi e a noi docenti l’orrore della Shoah, ma anche – aggiunse -  testimoniare che il dialogo è possibile fra tutti gli uomini  senza distinzione di razze di fedi o di convinzioni. Mi colpì la sua frase: “La famiglia umana è una e siamo tutti fratelli”. Non ho più dimenticato la sua storia, e ho sempre desiderato, un giorno, poterla raccontare a tanti perché intravedevo in essa una testimonianza vera di autentica speranza.Nel 2016 sono stato spesso da lei, prima della sua morte per raccogliere le sue vicende i suoi pensieri le sue aspirazioni. Porto nel cuore la sua serenità, la sua prontezza ad andare al di là della vita terrena, la sua forza nel dire che solo il dialogo ci salverà; un dialogo fatto di rispetto per tutti senza nessuna ansia di proselitismo, un dialogo che diventi un lavorare insieme  per i più deboli, i più fragili, senza giudicare nessuno, ma amando tutti. Mi diceva: “Ogni ombra di giudizio, anche solo nel pensiero, per le nostre diversità, per i nostri limiti, crea muri tra gli uomini…Dobbiamo essere aperti a tutti, tutti…e insieme  far crescere il bene.” Grazie Alberta per la tua vita. Vogliamo conservare in noi la tua"bellezza" per poterla donare a tanti.

Pasquale Lubrano Lavadera

martedì 15 gennaio 2019

Chiara Lubich: Come mai tanta violenza nella storia?

Chiara Lubich (1920-2008)

"Se guardiamo la nostra storia non possiamo non sentire il dolore nel costatare come essa é stata spesso una successione di incomprensioni, di conflitti, di lotte. Colpa senz’altro di circostanze storiche, culturali, politiche, geografiche, sociali…; ma anche del venir meno fra tutti del tipico elemento unificante: l’amore".

Chiara Lubich

Discorso di Chiara Lubich in Germania ad Augusta nel 1988


Cercare la giustizia, solo la giustizia

Palermo (Italia) Casa di reclusione




 Uno dei modi per attuare concretamente l’amore consiste nel seguire decisamente la giustizia. L’esperienza quotidiana ci mette di fronte a molte situazioni di ingiustizia, persino gravi, che danneggiano particolarmente i piú deboli, coloro che sopravvivono ai margini della nostra societá.  Quanti Caino esercitano la violenza contro un fratello o una sorella!
     
Sradicare le disuguaglianze e gli abusi è un’esigenza fondamentale della giustizia, a cominciare dal nostro cuore e dagli ambienti della nostra vita sociale. Eppure, non si attua la giustizia distruggendo Caino, invece dobbiamo preoccuparci di proteggerlo affinché riprenda la strada giusta. La vera giustizia è cercare di dare nuova vita. Si apre cosí per noi la strada per mettere in pratica e diffondere la misericordia e il perdono, fondamento della giustizia sociale.

Cercare la giustizia, solo la giustizia

     Accogliendo questa proposta, possiamo impegnarci nello scorgere strade di riconciliazione a cominciare dai piú vicini, mettendoci poi al servizio di tutti, e cosí risanare le ferite dell’ingiustizia.

É ció che sperimentano da anni alcuni amici del dialogo di differenti convinzioni, che si dedicano ai detenuti della cittá di Palermo, in Italia. L’iniziativa è sorta grazie a Salvatore: "Mi sono accorto delle necessitá spirituali di questi nostri fratelli. Molti tra loro non avevano familiari che potessero aiutarli. Ho pensato che potevamo amare concretamente e ne ho parlato ad amici e colleghi...". Aggiunge Christine: "Poter aiutare questi fratelli nel bisogno ci fa essere contenti, perché rende concreto l’amore che vuole arrivare tramite noi…". E Nunzia: "Ci è sembrata un’occasione sia per aiutare i fratelli nel bisogno, sia per contribuire a fare una proposta di fraternitá”.



venerdì 11 gennaio 2019

Paola Cortellesi: la contraddizione in cui viviamo

Paola Cortellesi

Il nostro paese è multiculturale per cui i ragazzi devono imparare a convivere attraverso regole e il rispetto reciproco, facendo squadra...Parlare di valori comuni dovrebbe essere la normalità e invece...chi si comporta bene diventa buonista e chi invece si lancia in offese e invettive sui social, sfogando qualche frustrazione, rappresenta la normalità.

Paola Cortellesi

da Arianna Finos, Paola Cortellesi "Io, trasformista sono il contrario di un eroina" La Repubblica 3-1-2019

Mario Soldati: L'odio

Mario Soldati (1906-1999)

Nel profondo di qualunque odio, esiste la ferma volontà e il preciso piacere di odiare, e esiste anche la convinzione che si odia tanto più facilmente quanto più di ignora la persona odiata: quanto più l'ignoranza può permetterci di immaginarla odiosa. Si evita, dunque, di parlarne; si evita, perfino, di conoscerla troppo: quasi temendo di comprendere e perdonare, se non addirittura di darle ragione.

Mario Soldati 

Mario Soldati, Le due città, Garzanti

Seneca: Il passato




Il passato è la parte sacra e inviolabile del nostro tempo: sta al di sopra di tutti gli eventi umani, fuori dal dominio della sorte, non presenta incognite, non è toccata da povertà, o malattie, non può essere sconvolta né esserci strappata: la si possiede così com'è per sempre, senza brividi.

Seneca

Seneca De brev. Vit. 10

domenica 6 gennaio 2019

Audrey Hepburn: Due mani


Ricordati, se mai dovessi
 aver bisogno di una mano 
che ti aiuti,
che ne troverai una
alla fine del tuo braccio… 
Nel diventare più maturo
scoprirai che hai due mani.
Una per aiutare te stesso,
 l’altra per aiutare gli altri.

Audrey Hepburn

mercoledì 2 gennaio 2019

Nuovo impegno per la PACE



La città di Eibar per cinque secoli rifornì l'armata spagnola di armi, in essa fabbricate, per le guerre in tutte le sue colonie. Fino a 60 anni fa era la città più industrializzata  della Spagna con uno sviluppo tale che provocò una urbanizzazione caotica dovuta alle correnti migratorie provenienti da tutta la penisola. Riportiamo un esperienza che continua a dare in terra spagnola i suoi frutti di dialogo e di fraterrnità.

Arrivai nel paese basco di Eibar, la prima volta, nel 1979 dal Sud della Spagna grazie a un concoso di lavoro...Incominciai a lavorare come psicologo in un centro pubblico di circa 2000 allievi...Ero cosciente di dove ero arrivato: da poco l'E.T.A. con comando opertivo anche ad Eibar, aveva minacciato di  morte i funzionari statali che si fossero trasferiti per lavoro nel Paese Basco, come nel mio caso.
Per "dare la vita per la propria gente" assieme a 6 allievi decidemmo di lanciare una rivista, in alternativa a quella già esistente, per favorire il dialogo e il rispetto, valori che ci sembravano mancassero.
La rivista arrivò a tutti quanti gli allievi, i professori e i lavoratori. Nel mio ambiente di lavoro iniziai un dialogo in diversi ciontesti, cercando di essere aperto a tutti, purché ci fosse una scintilla di buona volontà, senza escludere  le posizioni più divergenti sui temi come l'unità della Spagna o l'indipendenza.
Cercai di trasmettere agli allievi un principio fondamentale: dialogare sempre con tutti...Soprattutto cercai di formare gli allievi a considerare sempre tutte le dimensioni della persona e della società, locale e mondiale, partendo dal rispetto delle idee di ciascuno. 
La sfida: formare uomini di dialogo, costruttori della società democratica. 
Dopo due anni intensi vissuti nel paese, sempre per lavoro mi sono trasferito altrove. 
Poi nel 1991 sono ritornato a Eibar ed ho continuato a lavorare per la pace.
Con Luis Mari, un mio ex alunno di convinzioni laiche in contatto con Elkarri, un movimento socviale per il dialogo e l'accordo, vediamo che tutto si armonizza  con le coordinate della fraternità universale. 
Abbiamo contatti con la moschea, con gli evangelici,  con i membri di movimenti della chiesa cattolica, 
Non sono mancate occasioni nelle quali abbiamo chiesto aiuto ai mezzi di comunicazione locali ed abbiamo creato, con persone che organizzano la vita della città, un gruppo di dialogo nella citta, con iniziative a favore degli immigrati.
Sappiamo che i grandi temi dei popoli, degli stati, della costruzione dell'Europa e di un mondo unitò, spettano soprattutto ai politici.
Ma se il dialogo è vitale, autentico, radicale, il termine "indipensenza" forse sempre più si trasformerà in "interdipendenza". 
In ogni caso l'importante è che i popoli abbiano dei cittadini e gruppi sociali liberi che non deleghino soltanto ai politici la quotidiana costruzione della pace. E' il nostro impegno di oggi.

Ander Garcia


da In dialogo per la pace, esperienze di libertà, eguaglianza, fraternità, Atti del Convegno Castelgandolfo  28-30 maggio 2004