domenica 29 settembre 2013

"Fare silenzio dentro di noi" di Simone Weil

Simone Weil (1909 - 1943)
Prima ancora di metterci in ascolto dobbiamo saper fare silenzio dentro di noi, far tacere le tante parole che giudicano, che stigmatizzano, che interpretano, che a tutti i costi vogliono trovare soluzioni veloci. Le parole che presumono di aver già capito senza prima aver affiancato, condiviso, amato. Solo da questo silenzio può nascere l’ascolto, un silenzio che è spazio, apertura all’altro. Un silenzio che ci permette di cogliere verità che altrimenti resterebbero celate per sempre. Solo allora capiremo che ascoltare non è solo porgere l’orecchio ma aprirci al mondo che ci circonda.

Simone Weil

sabato 28 settembre 2013

Una madre non ha paura



"Una madre non ha paura di entrare nella notte dei suoi figli che sbagliano, per dare loro speranza. Aiuta il figlio a camminare e a orientarsi verso il bene. Quando il figlio cresce, anche se sbaglia, la madre non si domanda nemmeno se sia colpevole o no, ma continua ad amarlo...Le madri domandano per i loro figli, bussano con insistenza ad ogni porta; e soprattutto per i figli che hanno più bisogno... Nell'esperienza umana, l'amore della madre è ciò che più somiglia alla sconfinata generosità di Dio. Quel dare senza condizioni, quell'esserci sempre, quel dimenticare il male e ricominciare ogni volta da capo, è il modo dell'amore materno. Nessuna legge basta all'uomo se non è iscritta dentro un bene più grande, dentro all'amore per quell'uomo. E questo, è istintivamente tramandato, l'antico segreto delle madri: ogni ordine posa sull'assoluta certezza del bene che  la madre vuole al figlio, una certezza incrollabile. Così che poi, come le madri sanno, si ottiene di più dai bambini parlando, nei segni, negli sguardi, quella materna generosa lingua dell'amore, che minacciando o alzando la voce."


Marina Corradi

da Marina Corradi, Verità di madre, Avvenire 19 settembre 2013

"Guardano per caso le costellazioni" di Robert Frost


Robert Frost 

Puoi aspettare tanto, tanto tempo
prima che in cielo accada qualcosa
di più dello scorrere delle nuvole
e delle Luci del Nord,
che corrono come brividi pungenti.
Il sole e la luna s'incrociano,
ma non si toccano mai,
nè fuoriescono
fiamme, nè' si scontrano violentemente.
Sembra che i pianeti s'incontrino
nei loro tragitti, ma non accade nulla,
non viene fatto nessun male.
Possiamo tranquillamente continuare
la nostra vita, e guardare ovunque
tranne che alle stelle, alla luna e al sole
perchè abbiamo bisogno di colpi
e di cambiamenti per non impazzire.
E' vero che la siccità più lunga
finirà in pioggia,
che la pace più lunga in Cina
finirà in conflitto.
Ma verrà deluso chi restera sveglio
nella speranza di veder rompere
la calma del cielo,
di fronte a lui
nella sua vita.
Quella calma sembra proprio essere certa
fino all'ultima notte

giovedì 19 settembre 2013

Infanzia rubata, oggi come ieri?

Chivasso (Torino) Italia
Un importante convegno sul tema INFANZIA RUBATA, OGGI COME IERI? si terrà il 26 ottobre 2013 nel Palazzo Einaudi di Chivasso (Torino) Italia.
Il convegno verrà proposto in associazione alla mostra fotografica dedicata al sociologo e fotografo Lewis Wicked Hine (1874-1940), che sensibilizzò l’opinione pubblica del suo Paese, gli Stati Uniti d’America, al tema del lavoro minorile.
Lo stesso obiettivo si propone il convegno, che approfondirà ed amplierà alcuni temi della mostra, grazie a esponenti di alto profilo sia istituzionale sia culturale.
RELATORI INVITATI: Jeffrey Newman - National Child Labor Committee di New York: L’attività del NCLC ieri e oggi. Constance Thomas, ILO di Ginevra: Programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile. Linee guida. Anna Teselli, Associazione Bruno Trentin: Il lavoro minorile oggi in Italia. Tito Boeri, economista, Milano: Globalizzazione e lavoro minorile. Gianni Oliva: Inquadramento storico del lavoro minorile in Europa e negli USA. Mons. Nosiglia, Arcivescovo Metropolita di Torino: La Chiesa e il lavoro in tempo di crisi. Don Luigi Ciotti: Mafia e sfruttamento del lavoro minorile. Raffaele Guariniello: La tutela dei minori nell’ambiente lavorativo. Laura Boldrini: I rifugiati e il lavoro minorile.Emma Bonino: Il problema del lavoro minorile in Europa. Cécile Kyenge: L’impegno della politica contro lo sfruttamento dei minori. Claudia Porchietto, Assessore al Lavoro e Formazione Professionale della Regione Piemonte: Il Piemonte e il lavoro minorile. Le Sorelle di Porta Palazzo: Un’esperienza di strada fra rassegnazione e rivolta. Rossi Doria, Vice Ministro alla Pubblica Istruzione: Lavoro minorile e abbandono scolastico
MODERATORI: Bruno Gambarotta, Gianna Pentenero.
Finalità del convegno è analizzare il tema del lavoro minorile e fare il punto su una realtà che è ritenuta ormai conclusa (soprattutto nel nostro Paese) sebbene molti dati dimostrino che il problema esiste, seppur sommerso. Verranno dunque trattati aspetti storici, giuridici, geografici, sociali e altri ancora, in modo da
approfondire il tema con una panoramica quanto più possibile attuale e precisa.
Durante il convegno verrà proiettato un Video del Segretariato RAI "Performance musicale dei bambini della
Pequeñas Huellas"
Promotori del Convegno e della mostra: Fondazione Alberto Colonnetti, National Child Labor Committ e International Labour Office,  Amici della Biblioteca di Verrua Savoia

martedì 17 settembre 2013

Vale solo il successo professionale?


Si crede e si fa credere che le società funzionino solo per l’abbrivio del talento, per la forza dei migliori, dimenticando che il benessere della società è frutto di un processo corale, collettivo, e la serenità degli individui (anche degli “eccellenti”) non è connessa al di fuori di un miglioramento della vita, se non di tutti, di molti. E’ vero che la selezione dei meritevoli è, nel nostro paese, inceppata, spesso umiliata dal clientelismo, dalle baronie, dalla mafiosità. Ma non è umiliando o dimenticando i secondi, e i terzi, e i quarti, che i primi avranno soddisfazione. Il successo professionale, tra l’altro, non è la sola misura del valore umano. Ce ne sono infiniti altri. Ho conosciuto qualche “eccellente” odioso, e umanamente minimo, e molte persone umili di grande spessore, capaci di dare agli altri qualcosa che non è quantificabile in uno stipendio o in un titolo di studio. Credo, o spero, che i ragazzi che scendono in piazza sappiano che la posta in palio non è solo spianare la strada ai più bravi, ma restituire la percezione di un futuro possibile a tutti.
Michele Serra

Da “Il Venerdì di Repubblica” del 31 12 2010

giovedì 12 settembre 2013

Sono entrato nel carcere di Lauro



Per fortunata coincidenza  ho conosciuto – in un saggio di Scuola Alberghiera – Educatori, Dirigenti e alcuni Detenuti del carcere di Lauro (pene brevi al massimo 10 anni). Il contatto è stato piacevole e mi hanno chiesto se qualche volta andavo a trovarli.
Il Magistrato, dopo aver verificato la mia fedina penale,  mi ha concesso l’entrata nella parte interna della Casa Circondariale. Nasce così con alcuni di loro una buona amicizia e il desiderio di svolgere qualche iniziativa insieme.
Coinvolgo i Giovani di Baiano nel Progetto di un Quadrangolare di Calcio; presenti anche le famiglie dei detenuti (figli, genitori, mogli in grande sofferenza).
Finite le gare “forzo un pochino la mano”  ed ottengo dagli Educatori che anche i loro familiari possono venire a cena insieme a noi. Poi un Torneo di Ping Pong ( con doppio chiavistello che ci chiude “dentro” con loro ).
Nel frattempo i Giovani del Forum si scrollano paure, pregiudizi e… si lanciano chiedendomi un Convegno su “Legalità e Carceri” a Baiano.  Nell’Aula Consiliare presenti Sindaco, Assessori, Consiglieri, una dozzina di Detenuti  raccontano in maniera toccante le loro esperienze (i presenti dicevano a “pelle d’oca”).
Adesso amici musicisti vogliono condividere l’esperienza; alcune Scuole ci hanno invitato per un dialogo aperto fra studenti e carcerati; abbiamo progettato una gita con le loro famiglie ed alcune nostre famiglie…
Alessandro gioca bene al calcio; era la sua grande passione, purtroppo spezzata dalla vicenda giudiziaria.   Con l’Assessore mio amico siamo andati a trovarlo e – dopo colloqui con Assistenti Sociali, Direttrice, Magistrato – adesso Alessandro Sorrentino…giocherà  in Prima Categoria con la Baiano Calcio.


                                                                  Giovanni  Martinico


giovedì 5 settembre 2013

Amos Gitai: Come vivere insieme su questo piccolo pezzetto di terra

Una scena del film "Ana Arabia"
Amos Gitai regista israeliano presente al Festival di Venezia con lo splendido  film in concorso "Ana Arabia", sulla possibile coesistenza pacifica tra israeliani e palestinesi, nell'intervista concessa al giornalista Luca Pellegrini,  ha spiegato i motivi che lo hanno portate a girare questo ultimo suo film:


Credo fermamente nel potere delle idee. Non sono mai qualcosa di debole. Possono cambiare il mondo. Al mio popolo faccio spesso questa domanda: se non avesssimo avuto la forza delle nostre idee, come saremmo sopravvissuti alla storia? Non certo impugnando delle armi…Dobbiamo essere capaci di progettare, in un momento così buio, un’idea di coesistenza. Il nostro mondo non può essere governato solo dalle bombe, dal denaro, dalla violenza e dalla brutalità. Dobbiamo avere  e comunicare un’idea ben precisa di umanità. Dobbiamo continuare a cercarci e a guardarci per capire come vivere insieme su questo piccolo pezzetto di terra…Vivere rispettando le nostre differenze, altrimenti, dall’oceano di odio in cui siamo, precipiteremo in uno di sangue…Siamo aggrediti da minacce continue, ci sono persone che rifiutano tutto, ma noi dobbiamo presentare delle opzioni. Possiamo anche  essere  in disaccordo, non siamo perfetti, non siamo degli angeli, ma è necessario non interrompere la continuità dei rapporti, del dialogo.

Amos Gitai

da Luca Pellegrini, Alle bombe preferisco le idee, Avvenire  3 settembre 303

martedì 3 settembre 2013

"Nella crisi attuale" di Giuliano Montaldo

Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini in una scena di "L'industriale"
Nel suo ultimo film L’industriale, Giuliano Montaldo, autore di film come Sacco e Vanzetti,  Giordano Bruno, L’Agnese va a morire, ha raccontato la crisi economica che attanaglia  l’Italia oggi. Nella lunga e interessante intervista concessa a Federica Lamberti Zanardi ha detto tra l’altro:

Una crisi così totale non la ricordo nemmeno nel 1970 e negli anni Ottanta…Allora il momento difficile riguardava solo l’Italia..Abbiamo vissuto la violenza della dinamite, delle Brigate Rosse, i grandi misteri delle bombe sugli aerei, sui treni,, nelle banche e nelle piazze. E’ incredibile, ma siamo ancora prigionieri di questa strana, lunga, oscurità. Mi piacerebbe conoscere finalmente tutte le verità, quali esse siano, per poterci guardare negli occhi meglio, liberi e consapevoli.
Sì l’Italia è un paese che ogni tanto fa soffrire. Però dà anche delle grandi gioie. Quando ho visto i ragazzi del fango a Genova, che io chiamo eroi, fare cose straordinarie, com’era accaduto nel 1966 a Firenze, mi sono emozionato.
C’è questa grande forza del popolo italiano, una capacità di essere solidale, unito nei momenti di difficoltà…L’ho sperimentato personalmente mentre giravamo il film a Torino. La gente ci ha aiutato moltissimo. Se chiedevamo alle persone di liberare le strade dalle auto perché dovevano essere deserte, anche se avevano appena trovato parcheggio, quando venivano a sapere che il nostro film raccontava la crisi economica, le spostavano subito, ci aiutavano, partecipavano. E anche la troupe era unitissima. Era gennaio dello scorso anno, faceva un freddo pazzesco. Ma i tecnici, gli scenografi, gli attori hanno lavorato senza sosta. Ci siamo simbolicamente tenuti per mano. Stretti, gli uni agli altri, in un grande abbraccio di umanità e solidarietà che, ancora oggi, mi commuove.
Giuliano Montaldo


Da Federica Lamberta Zanardi, Montaldo: il mio “industriale” nello tsumani della grande crisi, Il Venerdì di Repubblica 13 gennaio 2012