domenica 25 settembre 2016

Papa Francesco: No alla guerra!

Guerra in Siria

Ci siamo posti in ascolto della voce dei poveri, dei bambini, delle giovani generazioni, delle donne e di tanti fratelli e sorelle che soffrono per la guerra; con loro diciamo con forza: No alla guerra! Non resti inascoltato il grido di dolore di tanti innocenti. Imploriamo i Responsabili delle Nazioni perché siano disinnescati i moventi delle guerre: l’avidità di potere e denaro, la cupidigia di chi commercia armi, gli interessi di parte, le vendette per il passato. Aumenti l’impegno concreto per rimuovere le cause soggiacenti ai conflitti: le situazioni di povertà, ingiustizia e disuguaglianza, lo sfruttamento e il disprezzo della vita umana. Si apra finalmente un nuovo tempo, in cui il mondo globalizzato diventi una famiglia di popoli. Si attui la responsabilità di costruire una pace vera, che sia attenta ai bisogni autentici delle persone e dei popoli, che prevenga i conflitti con la collaborazione, che vinca gli odi e superi le barriere con l’incontro e il dialogo. 


Papa Francesco

giovedì 22 settembre 2016

"L'esempio di Gandhi" di Chiara Lubich


Gandhi (1869-1948)
Gandhi ha agito, per dare l'indipendenza alla sua patria, non solo vivendo e diffondendo la "non violenza", ma anche - come lui stesso ha affermato - provocando. Un esempio lo si può cogliere già da quando era nel Sud-Africa, allorché ha voluto bruciare, ed ha invitato altri indù e musulmani a fare altrettanto, il proprio lasciapassare, simbolo della discriminazione che subivano. Fu percosso. Rispose con la non violenza, ma continuò a bruciare i lasciapassare, affermando così che era arrivato un nuovo giorno: quello della rivolta pacifica. Allo stesso modo si comportò poi durante tutta la sua vita in India. Usò e volle fosse usata la non violenza, che gli costò bastonate, sangue, prigione, ed estenuanti digiuni. Ma continuò a far capire, a chi allora governava l'India, che quell'immenso paese era loro, degli indiani, giungendo ad esempio, fino alla rivendicazione ed all'occupazione delle saline giacché, diceva, se il mare che circonda l'India è indiano, pure il sale che vi si ricava, è indiano.
L'esempio di Gandhi mi ha portato a far un paragone fra la sua teoria o filosofia, il suo modo di concepire la lotta per la liberazione della sua patria, ed il messaggio di Gesù che, dando la possibilità all'uomo di divenire figlio di Dio, è venuto sulla terra a condurre un'altra guerra: quella contro il vecchio mondo, contro gli "uomini vecchi", per instaurare su tutto il pianeta il regno della libertà e della pace vera. E mi sono accorta che, se la non violenza di Gandhi e dei suoi era simile, almeno sotto un aspetto, al comando dell'amore,(...) anche la sua idea e pratica della provocazione non era lontana dalla lotta che il cristiano deve condurre per cambiare se stesso e il mondo che lo circonda. Infatti il cristiano deve agire, anzi deve sempre reagire contro tutto ciò che non è conforme al pensiero di Dio e alle sue esigenze sull'uomo. Così, passando in rassegna le beatitudini, almeno alcune - viste spesso come carta d'identità dei cristiani -, ho potuto constatare come esse si interpretino bene se le vediamo non come regole, che possono offrire alle persone una patina cristiana e lasciano un po' le cose come sono, ma come pungoli per un'autentica rivoluzione. "Beati i pacifici...", ad esempio, certamente non chiede che si stia lì in pace, senza scomporsi, ma che si sia autentici e indefessi costruttori di pace, in noi, nei confronti di Dio, fra noi, con gli altri e fra gli altri. Dunque che si reagisca a tutto ciò che non è pace nel mondo.
Chiara Lubich


da Città Nuova 1995 n.21

mercoledì 21 settembre 2016

Ermanno Rea: Le tempeste sono una ricchezza immensa

Ermanno Rea ( 1927 -  2016)

“Questo tempo cieco non corrisponde affatto al mio umore: non sono triste.  Mi sento piuttosto come un uomo  appena sbarcato in un porto dopo aver attraversato una spaventosa tempesta… Le tempeste sono una ricchezza immensa: insegnano grandi verità. Per esempio che ciascuno di noi vale le storie che si porta dietro, ma anche quelle della propria immaginazione e del proprio sentimento; le storie della propria travagliata maturazione... Io so perché non sono triste nonostante la pioggia. Non lo sono perché mi illudo di aver estinto un debito contratto con me stesso tempo fa, nella convinzione che non si può amare né una città né un amico – nessuno – senza essere disposti a mettere in gioco se stessi in nome della loro innocenza. Come già a Berlino, pure qui cadono muri e occhi si spalancano verso il futuro che potrebbe essere anche di resurrezione…Il tema della resurrezione è presente dappertutto, perfino nella pioggia che cade e fa vibrare  i vetri del balcone: qui, ora. E’ un’impazienza  che affiora dal fondo dell’abisso e che a me pare di riconoscere perfino agli angoli della strada.”

Ermanno Rea
da Ermanno Rea, Mistero Napoletano, Einaudi Editore

martedì 20 settembre 2016

La favola del Porcospino.


Durante l'era glaciale, molti animali morivano a causa del freddo.
I porcospini, percependo la situazione, decisero di unirsi in gruppi, così si coprivano e si proteggevano vicendevolmente, però le spine di ognuno ferivano i compagni più vicini, giustamente quelli che offrivano più caldo.
Per quel motivo alcuni decisero di allontanarsi dagli altri ma cominciarono di nuovo a morire congelati. A quel punto o sparivano dalla Terra o accettavano le spine dei compagni.
Con saggezza, decisero di tornare a stare insieme. Impararono così a convivere con le piccole ferite che la relazione con un simile molto prossimo può causare, poiché la cosa più importante era il caldo dell'altro. E così sopravvissero.

Morale della favola: La migliore relazione non è quella che unisce persone perfette, è quella dove ognuno impara a convivere coi difetti degli altri, ad ammirare le sue qualità ed ad avere bisogno sempre del suo fianco.