venerdì 30 dicembre 2011

“E’ arrivato il terremoto…” di Murakami Haruki

Murakami Haruki

Si trovava a Honolulu quando la scorsa primavera il Giappone è stato colpito dal terremoto e dal tsunami. Un evento che a suo dire ha cambiato il paese: “…Avevamo lavorato così duramente, dopo la fine della guerra. Per sessant’anni. Più fossimo diventati ricchi, più saremmo diventati felici. Ma alla fine felici non lo siamo diventati, malgrado il tanto lavoro. E’ arrivato il terremoto e tutte quelle persone sono state evacuate, hanno dovuto abbandonare le loro case e la loro terra. E’ una tragedia. Eravamo così felici della nostra tecnologia, eppure il nostro impianto nucleare si è trasformato in un incubo. E così la gente ha cominciato a pensare: dobbiamo cambiare drasticamente stile di vita. Credo che per il Giappone sia stato un grande punto di svolta”….Il cambiamento che stanno vivendo i giapponesi, sostiene Murakami, ha in parte a che vedere con il fatto di aver perso così tanto, e di doversi interrogare su cosa conti davvero.

Da Emma Brockes, Come sono diventato Haruki Murakami, D, la Repubblica, N.770, 3/12/2011

giovedì 29 dicembre 2011

"Il virus del cemento" di Adriano Celentano


La Natura ci scuote, vedi Genova e le Cinque Terre, ma l’uomo continua a non capire. Costruisce in fretta e dove non si può, pur sapendo che un giorno la pioggia ti rinfaccerà la morte di quelle persone che hai sulla coscienza…Il virus del cemento ha infettato e continua a infettare non solo l’Italia, ma l’intero pianeta. Ciononostante confido in ciò che di più bello c’è nell’animo dell’uomo. Specialmente di quello italiano. Ma la strada purtroppo è lunga.

Adriano Celentano

Da Michele Serra, Celentano, Il Venerdì di Repubblica, 2 dicembre 2011

sabato 24 dicembre 2011

Festeggiare insieme il Natale

Chiara Lubich incontra la terza generazione

“Guardiamoci attorno…

Che l’amore si rivolga a tutti, ma in particolare

a chi soffre, ai più bisognosi,

a quanti sono soli, poveri, piccoli e malati…

Che la comunione con loro d’affetto e di beni

faccia risplendere

una famiglia di veri fratelli

che festeggia insieme Natale e vada oltre”


Chiara Lubich

venerdì 23 dicembre 2011

Caffè letterario a Foggia


Si è tenuto a Foggia il Primo Caffè Letterario dal titolo “Le città nella città”, organizzato dal “Gruppo del dialogo” di Capitanata. Da parte di tutti i membri c’era il desiderio di costruire insieme un nuovo percorso e fare qualcosa per la nostra città, che vive un periodo di profonda crisi.
La scelta della tematica è scaturita sia dalla voglia di riflettere sulla situazione che vivono le città oggi, in negativo o positivo, con gli apporti di tutte le componenti, anche straniere; sia dal desiderio di cogliere quegli aspetti nuovi e positivi che sussistono, nonostante tutto.
Il desiderio poi di contribuire a realizzare “ la fraternità universale” partendo dalla realtà che ci circonda , ci ha portati a riflettere sulle questioni che attanagliano il sistema urbano nel suo complesso e a cogliere la positività di quelle esperienze che contribuiscono in qualche modo a migliorare i rapporti tra le persone e/o le istituzioni, consci delle quotidiane difficoltà che i cittadini si trovano ad affrontare.
La sfida maggiore è stata il voler realizzare momento per momento un dialogo profondo tra noi, condividendo ogni singola scelta, limando le differenze ma non cancellandole, fino ad arrivare ad un lavoro davvero comune, che esprimesse bellezza e arte.
Nella prima serata abbiamo scelto la letteratura, recitando brani di vari autori (da Aristofane a Calvino, da Saviano a De Caldas Brito a Rhoda Igiaba Scego) per descrivere città a noi vicine, sempre più vicine, tanto da arrivare a intravedere la nostra stessa città... Anche se non ce ne accorgiamo, una città convive accanto all’altra ed è nell’altra.

Nella seconda serata si è utilizzato il mezzo cinematografico con la visione di sequenze di vari film: “Matrix” (dei fratelli Wachowski), “Caro diario” (di Moretti), “Persepolis” (di Satrapi e Paronnaud), “Il cielo sopra Berlino” (di Wenders), per guardare i rapporti, a volte difficili o alienanti o alla ricerca di senso, che si instaurano tra le persone all’interno di una città.
“Largo ai cittadini!” è stato il motto della terza serata in cui abbiamo voluto dare spazio alle idee e alla creatività dei cittadini: una sorta di contenitore, aperto a chiunque avesse voglia di mostrare la sua prospettiva della città, come la vede e, soprattutto, come vorrebbe vederla. La risposta è stata entusiasta, ci sono stati contributi di vario genere: opere letterarie (racconti, poesie); grafiche (pittura, fotografia); cinematografiche (cortometraggio); musicali (rap). Particolarmente vivace ed apprezzata la partecipazione dei giovani.

sabato 17 dicembre 2011

Con le famiglie di Betlemme nel cuore

una veduta di Betlemme

CentraA Collegno, in Piemonte, nei locali della Polisportiva in piazzale Avis, presso l’ex ospedale psichiatrico, il Gruppo del “Dialogo tra persone di convinzioni diverse” di Torino ha organizzato un pranzo il cui ricavato andrà, insieme a ciò che si raccoglierà in occasione della festa di Natale, a sostegno delle famiglie di Betlemme.

Si voleva condividere, insieme ad ottimo cibo preparato con cura e amore da alcuni di noi, in un ambiente accogliente, caldo e sereno, un argomento che offrisse la possibilità di una riflessione comune e l’apertura di un dialogo. Il tema scelto: “Sapori e saperi della nostra terra: Pane e Vino”.

Brani letterari, preparati e letti da due persone del gruppo, tratti dalla letteratura più diversa, dall’Antico Testamento, al Vangelo, ai libri ottocenteschi per le scuole elementari, ai più recenti di Enzo Bianchi e di Miriam Mafai.

I testi erano collegati da brevi introduzioni, molto personali, fatte di ricordi lontani e di considerazioni attuali. Alla base di tutto la proposta, o riproposta, della sobrietà, del cibo in quanto condivisione e dono, frutto del lavoro di molti per la gioia di tutti, di vita e non di sopravvivenza.

Numerosi i partecipanti con la presenza di giovani.

Il pranzo si è protratto fino alle 16, e tanti sono stati gli interventi spontanei, le narrazioni dei propri personali ricordi, il desiderio di comunicare e condividere.

Lo scopo primario: diffondere il dialogo attraverso la condivisione, il prendersi cura, attraverso un esperienza di fraternità tra persone di convinzioni diverse che si vorrebbe fosse sperimentata da tutta l’umanità. ll messaggio di Chiara Lubich è sempre presente, vivo e attuale in ciascuno, e dona a tutti la forza e la speranza per continuare.

Un progetto ambizioso? Forse… ma tante gocce fanno l’oceano.

mercoledì 14 dicembre 2011

Un applauso a Pietro per questo Natale


L’amicizia con Pietro è cominciata due anni fa; l’ho conosciuto mentre chiedeva l’elemosina accovacciato sui pochi cenci che usava come giaciglio, la notte ,sotto il portico dove dormiva da oltre 4 anni.Non gli ho dato soldi e lui - rivedendomi la settimana successiva - continuava a tendermi la mano.
L’ho invitato a prendere insieme briosche e cappuccio. E poi invitato ancora una dozzina di giorni dopo, ho cercato di servirlo bene sul tavolino e questo ha sciolto il clima.

Non vede i figli da 7 anni; ha litigato con moglie, fratelli e familiari e cerca di dimenticare con bottiglioni di vino.
La volta successiva chiedo io a lui di…offrirmi il caffè; ha stralunato gli occhi e mi ha detto che non aveva soldi.
- OK, Pietro, quando puoi e vuoi sarai tu ad offrirmi il caffè, ti aspetto.
Giorni dopo: - Giovanni ti offro il caffè.
Ormai è vera amicizia; lo invito a casa mia per doccia, pranzo, un bel taglio di capelli…- Così non sembro più un barbone di 60 anni, - mi dice sorridendo.
Chiamo la figlia che vive a quasi mille chilometri e la volta successiva parlano fra loro… commossi.
Chiamo la sorella – che vive qui a Milano - e matura un incontro a casa di lei.
Alcune notti estive vado ad accovacciarmi con lui portando acqua fresca da freezer.
Ovviamente quando arrivano le varie “Croci di volontariato notturno” vedendomi seduto per terra hanno pietà di me…e mi allungano un panino, chiedendomi se non mangiavo da tanto tempo.
Mauro – mio amico e presidente del Centro “Solo per barboni recuperabili alla vita sociale” – viene a conoscerlo; trovano una buona intesa.
Accolto nel nuovo Centro è diventato lui stesso "promotore" di accoglienza verso altri; grazie a Lisa (Assistenti Sociale) ha potuto operarsi al cuore, ha smesso di bere; avuto la riconosciuta parziale disabilità; ha cominciato un nuovo piccolo lavoro (lui che era “caporeparto di 20 operai prima che la ditta fallisse”) e presto avrà un… monolocale dal Comune !
Ti prego…fai un applauso a Pietro per questo Natale!

Giovanni Martinico

mercoledì 7 dicembre 2011

"Una piccola storia"

la campagna veneta

Voglio raccontarvi una piccola storia che sicuramente ha influito sulle mie scelte ideali, che conosco da sempre ma che in questa fase della mia vita mi preme dentro.

Mio nonno, insieme ad un suo figlioletto, stava partecipando ad uno sciopero di braccianti agricoli nelle campagne della bassa veneta, nell’Italia del nord, all’inizio degli anni venti, quando sotto una grande quercia ancora esistente, veniva ucciso da un agguerrito proprietario terriero.

Mia nonna Maria, detta la “riccia”, si trovò da sola ad accudire 7 bambini in condizione di estrema povertà, vivendo un lunghissimo periodo di dolore e di grandi sacrifici senza tuttavia trasmettere ai figli alcun sentimento di rivalsa.

Un suo figlio, mio zio, di nome Libero, alla fine della seconda guerra mondiale, cercò e trovò l’assassino, ma ne ebbe pietà vedendolo povero e con la famiglia allo sbando.

Se ne andò risparmiandogli la vita.

Non perdonando, certo, ma facendo prevalere nel suo animo la vita, così come aveva visto nell’insegnamento materno.

Io provo oggi a immaginare questa scelta, avvenuta in circostanze particolari e storicamente datate, e a trasferirla dal piano delle scelte personali dell’individuo al piano delle scelte degli Stati e della Politica, come in certe situazioni a noi contemporanee e conflittuali: Medio ed Estremo oriente, Africa, ecc.

Sarebbe certamente un bel passo avanti se la scelta di mio zio, maturata nella sua coscienza di uomo, divenisse prassi acquisita e praticata nella coscienza collettiva della società.

Silvano Lancerotto

da Silvano Lancerotto, Conflitto e dialogo, Atti del Convegno “Umanesimo dialogo fraternità: eredità di Chiara", 1-3 aprile 2011

martedì 22 novembre 2011

Sapori e Saperi della nostra Terra: il Pane e il Vino

Villa Buontempo - Dozza (Bologna)

Una proposta conviviale per trovarsi con gli amici in un bel luogo, per conoscere nuove persone, per condividere il piacere di buon cibo e ottimo vino, per rivivere attraverso testi poco noti momenti infantili forse dimenticati, o riflettere attraverso testi noti sulle radici che tutti abbiamo in comune attraverso la mostra madre terra.

L’iniziativa promossa dal gruppo del dialogo di Torino è finalizzata a favore delle famiglie di Betlemme e si svolgerà nella Villa Buontempo, via Valsellustra, 30 - Dozza (Bologna) sabato 26 novembre 2011 ore 20,30 (tel. 0542.672819)

Menu Gastronomico

Antipasti:

crostini misti

Primo:

Gnocchi di pane e spinaci al burro fuso

Panzanella

Secondo:

Filetto di maiale in crosta di pane ripieno di verdure saltate con contorno di patate al vino bianco

Dolce:

Assaggi a base di dolci di pane (torta di pane, pan dolce alle verdure e charlotte accompagnata da crema pasticcera)

Vini della casa

Menu Letterario

L’ultima cena dal Vangelo secondo Matteo (26,20 – 29)

Il pane da I Bambini - letture dopo il sillabario, di E. Bezzola Boni, Milano, 1894

Il pane scuro di casa da L’adunata Corso di letture per le scuole elementari, di P. Domenichelli, Firenze 1929

Come si ottiene il pane da Osservare è imparare Corso di letture ad uso delle scuole elementari, di R.Barberis e C.Ottini, Torino, 1900

I tre semi da Spigolando Letture per la seconda classe elementare, di V.Gaiba e O.Gasperini, Torino 1954

Chiccolino, Filastrocca popolare

Il pane da La promessa Letture per tutte le scuole, maschili e femminili, Firenze, 1923

Zio Lupo da Fiabe italiane di Italo Calvino, Torino Einaudi

La focaccia da Primo libro di lettura ad uso delle scuole elementari, Genova 1849

Antico testamento – consigli di un antico saggio, Siracide 31, 25-31

Nozze di Cana – Giovanni 2,1

Mosè – Nm, 13,17-24

Vino – da L’uomo e l’universo – letture per la terza classe elementare, 1866, Torino

La cura dell’uva – da La missione della donna, 1896

Vendemmia da Enzo Bianchi, Ogni cosa alla sua stagione

lunedì 21 novembre 2011

Juliette Bertrand e Marino Moretti nell'isola di Procida

Marino Moretti e Juliette Bertrand

Nell’immediato dopoguerra, Juliette Bertrand, una delle più importanti traduttrici francesi - oltre ai classici Petrarca e Leopardi, troviamo tra le sue traduzioni, Palazzeschi, Moretti, Sciascia, Pratolini, Moravia, Calvino, Baccelli, Alvaro, Silone, De Cespedes - in alternativa ad alcune “sudicerie” cittadine che le riservano le prime amarezze, si rifugia nel 1950, per alcuni mesi dell’anno, a Procida, una piccola isola del golfo di Napoli, scoprendone la primitiva bellezza prima ancora che vi giunga la Morante, che proprio lì troverà ispirazione per il suo fortunato romanzo L’isola di Arturo.

La Bertrand, che risiede a Parigi, elegge l’isola a sua seconda città Affitta infatti nell’isola una casuccia in uno dei posti più belli e suggestivi, Punta Pizzago, in una natura incontaminata, nell’assoluto silenzio e dinanzi al mare, e qui riceve i suoi amici scrittori italiani, ma più di ogni altro invita l’amico di gioventù Marino Moretti conosciuto fin dagli anni venti a Parigi insieme a Palazzeschi e De Pisis.

Ci riuscirà dopo non poche resistenze da parte di Moretti, il quale si avventurerà nella piccola isola scoprendone il fascino mitologico.

L’amicizia tra i due in quella cornice magica riprende vigore e Juliette supera anche l’amarezza che la Francia le riserva, un vero e proprio ostracismo che gli toglierà finanche il lavoro e la possibilità di una vita decorosa. Ma se la Francia la misconosce, l’Italia le consegna nel 1960 il massimo riconoscimento per il contributo dato per la diffusione della cultura italiana all’estero: “l’Ordine al merito della Repubblica Italiana”.

Moretti ritroverà accanto a Juliette la vena poetica abbandonata dopo la fase significativa del crepuscolarismo, e sarà una vena nuova, felice e ricca di ironia. Juliette, sostenuta moralmente da Moretti, anche sull’isola non smette di lottare per i diritti delle classi più umili e per la difesa del territorio, ma sarà costretta per le incombenti difficoltà economiche a dover lasciare la cosuccia sull’isola dove pensava di finire i suoi giorni. Ritornerà stabilmente a Parigi nel 1972 ma sarà “ un addio alla vita”. Morirà infatti nel maggio del 1973 tra le braccie di Caterina Mancusi la giovane procidana idealmente adottata fin dal 1953.

Oggi a testimonianza di questo amore per l’isola dei due intellettuali restano due epistolari folti e ricchi di elementi di grande interesse culturale, conservati a Casa Moretti in Cesenatico, dalla cui lettura Pasquale Lubrano Lavadera ha tratto il volume Procida nel cuore edito dalla casa editrice CLEAN.

lunedì 14 novembre 2011

Il cortile dei gentili a Tirana


Sulla tappa del Cortile dei Gentili a Tirana, ascoltiamo il Cardinale Gianfranco Ravasi al microfono di Radio Vaticana del giornalista Fabio Colagrande che così ha commentato l’evento: È singolare in questo caso che un dicastero vaticano si trovi a dialogare direttamente con intellettuali che appartengono a una tradizione culturale che rappresenta un ateismo militante, legato al pensiero comunista… Veramente un passo nella Storia.”

E’ una tappa importante: io parteciperò a tutte le giornate che sono state concepite da loro - devo dire - con un entusiasmo che mi ha sorpreso. Partiamo con questo evento che ha un significato particolare e che non è mai stato registrato negli eventi precedenti di Bologna, di Parigi, di Firenze, di Roma: siamo, infatti, in una regione che è stata l'unica al mondo che ha avuto per anni nella sua Costituzione l'ateismo come principio costitutivo dello Stato e quindi con la negazione di qualsiasi possibilità religiosa, cosa che non avveniva neanche in Unione Sovietica dove, pure con tutte le restrizioni, era possibile un'attività religiosa. In questa luce, si ha alle spalle una storia di ateismo pieno, di ateismo nella forma più brutale quasi, per certi aspetti; sappiamo anche che ha dato persino dei risultati di persecuzione, di omologazione di tutta la comunità albanese all'insegna di questa negazione.

E' interessante vedere, invece, l'entusiasmo straordinario che ora hanno avuto nei confronti di quei temi, che erano sepolti nelle catacombe. L'elemento forse più suggestivo - al di là dei miei interventi che dovrò fare negli ambienti universitari - sarò all'Università Statale di Tirana, sarò all'Università Europea di Tirana, che è una delle più importanti private, sarò all'Università Cattolica, da poco riconosciuta come cattolica - l'elemento più suggestivo, dicevo, e più significativo ci sarà oggi: infatti dal pomeriggio e fino a notte interverranno i giovani, ma anche le figure più importanti delle varie religioni e le figure intellettuali di rilievo - come Ismail Kadare, grande scrittore albanese - e si interrogheranno - prima in tende diverse e poi tutti insieme su un palco - attorno ai temi della dignità del lavoro e della realizzazione personale; dell'esperienza della spiritualità e della fede; e infine della identità e dignità della persona nel flusso della informazione. Tre temi letti da angolature diverse da credenti e non credenti, che però costituiscono i nodi fondamentali dell'esistere moderno.

Devo dire che il passo iniziale, forse ancor più emblematico, è stato proprio ad Assisi: abbiamo intenzionalmente voluto invitare un importante economista, che a livello europeo è una delle figure più significative, di matrice marxista, il professore austriaco Walter Baier, che ha certamente rappresentato questo tentativo di dialogo anche con un'ideologia che ha in sé dei valori - dobbiamo riconoscerlo - oltre al fatto di essere stata, purtroppo, la causa di tutte le ideologie cristallizzate nell'interno di una formula statuale e quindi con tutte le sue conseguenze. Questa persona mi ha portato, devo dire, ad una serie di riflessioni veramente suggestive su questo incontro. Quindi, io credo che sia possibile anche condurre il dialogo in quest'ambito, ma direi qualcosa di più: c'è in Albania ormai un desiderio proprio di superare questo passato, in maniera entusiastica…e conoscere che cosa significhi la spiritualità in una visione dell'uomo completa.


Gianfranco Ravasi

Da Radio Vaticana 14 novembre 2011

La crisi economica del nostro tempo


Dal 2007 stiamo vivendo in Occidente una drammatica crisi economica, frutto di un’ideologia liberista estrema, con forti ripercussioni finanziarie, economiche e sociali. Quali le cause? Per il comune cittadino comprendere questa situazione non è semplice. Smarrimento, sfiducia, disperazione, in alcuni casi, sono i sentimenti più diffusi.

Anna Maria Darmanin e Mario Sepi ci offrono con il loro libro La nuova fattoria degli animali (Città Nuova Editrice) uno strumento semplice, ma non semplicistico, per comprendere il nostro tempo Facendo eco alla celebre favola George Orwell – La Fattoria degli animali – attraverso la finzione della favola spiegano l’attuale drammatica crisi economica in modo semplice e chiaro, alla portata di qualunque cittadino.

Su CD allegato al volume vengono proposte una serie di schede di approfondimento sull’argomento e un utile glossario. Il Libro viene presentato mercoledì 16 novembre 2011 a Loppiano presso Incisa Valdarno

venerdì 4 novembre 2011

"Un albero per i nipoti - Festa dei Nonni" 2011

Abadia San Salvatore (Siena)

Mentre si stavano perfezionando i programmi della manifestazione di premiazione del concorso nazionale “Un albero per i nipoti – Festa dei Nonni” e la prima edizione del premio Letterario “Nonni&Nipoti” giungeva gradita, il riconoscimento da parte della Presidenza della Repubblica, una medaglia quale premio di rappresentanza per l’evento.

Il programma di premiazione si è svolto ad Abadia S.Salvatore (Siena) dal 30 settembre al 9 ottobre 2011 con una serie di manifestazioni e la presenza di personaggi noti al grande pubblico, come Andrea Camilleri, Sergio Staino, Margherita Hack e Roberto Saviano.

Molti i nonni premiati provenienti da varie parti d’Italia e di alcune scuole del Piemonte e dell’Abruzzo.

Significativa quest’anno la presenza di Andrea Camilleri premiato nella sezione “Memorie e/o esperienze di vita da tramandare” della I Edizione del Premio Letterario “Nonni&Nipoti”.

Promosso dall’associazione Culturale OSA di Abbadia S. Salvatore con la collaborazione della Fondazione Colonnetti di Torino e del periodico “Okay!” ed il patrocinio del Comune di Abbadia San Salvatore e dell’Amministrazione Provinciale di Siena, il premio è assegnato ad opere pubblicate negli ultimi cinque anni da autori (nonni e nipoti) che possono trasmettere “pillole di vita” per le nuove generazioni.

Andrea Camilleri

In particolare per Andrea Camilleri il riferimento letterario scelto è quello del libro Gran Circo Taddei e altre storie di Vigata (Sellerio 2011) ma simbolicamente il premio intende sottolineare il “lavoro” di recupero effettuato negli anni da Camilleri attraverso quelli che vengono definiti i romanzi storici e sociali e, negli ultimi anni, quelli che si rifanno a leggende, racconti di cantastorie, derivati da tradizione popolare (come ad esempio Maruzza Musumeci e Il sonaglio).

La capacità di Camilleri non sta solo nel ridare vita a fatti passati ma soprattutto nel riuscire a trasmettere nella narrazione la loro relazione con il presente, dove antichi vizi e antiche virtù si ripresentano magari nascoste sotto vesti diverse.

giovedì 3 novembre 2011

Il lavoro, la prima ricchezza delle imprese e della società

Luigino Bruni (al centro) in Brasile al recente meeting sull'Economia di Comunione

Il lavoro è sempre al centro di ogni patto sociale. Attorno ad esso si raccolgono sfide e dimensioni della vita in comune, molto più grandi di quelle in gioco in qualunque altro mercato. Ecco perché dovremmo parlare di “mercato del lavoro” sempre con grandi precauzioni, perché se da una parte esiste, come in ogni mercato, una domanda e un’offerta di lavoro, dall’altra il lavoro è molto più di una merce, poiché quando manca non è possibile non solo acquistare le varie merci sul mercato, ma neanche sognare e realizzare la vita che desideriamo vivere.

Per queste ragioni il diritto al lavoro è uno di quei diritti sociali che vanno riconosciuti e proclamati anche quando sono incompleti, perché manca il corrispondente dovere in capo ad altre persone o istituzioni.

Dovremmo allora, quanto meno guardare con sospetto chi vede la disoccupazione e l’inflazione come due variabili dello stesso peso, perché i danni della disoccupazione sono molto maggiori di quelli prodotti dall’inflazione.

Il lavorare o l’attività lavorativa è infatti una delle dimensioni più fondamentali e tipiche della persona. Lavorare dice agli altri e a noi stessi “chi” siamo e non solo “che cosa” facciamo, e in una società sempre più povera di linguaggi, perché povera di relazioni sociali, il mestiere diventa il principale se non l’unico linguaggio per raccontare agli altri e a noi stessi la nostra storia e la nostra identità.

Il lavorare bene, allora, è qualcosa di intrinseco alla persona, ben prima di essere la risposta agli incentivi del datore di lavoro.

In questi giorni invece, tutta l’enfasi del discorso sul lavoro cade sulla maggiore libertà da dare alle imprese di licenziare i lavoratori “fannulloni”, senza domandarsi, ogni tanto, perché esistono i lavoratori fannulloni, se è vero che il lavoro è soprattutto una espressione della nostra umanità e identità, e che quando non si lavora bene si sta male, dentro e fuori le imprese.

Luigino Bruni

Da Luigino Bruni, A proposito di lavoro dono e “fannulloni”, Avvenire 30 ottobre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

Il Faust di Alexander Sokurov

Sokurov vince con Faust il Leone d'oro a Venezia 2011

Chi sarebbe oggi disposto a dannarsi l’anima in cambio della giovinezza, del denaro e dei favori di una splendida fanciulla? Più o meno tutti. Anche per una sola delle tre opzioni e forse meno ancora… Questo ha fatto crollare la quotazione dell’anima sul mercato del diavolo.

Il vero problema non è più vendersi, ma trovare qualcuno disposto a comprare. A partire da questa mesta consapevolezza Alexander Sokurov è partito per riscrivere al cinema il mito di Faust…Più che al personaggio eponimo, il Faust di Sokurov assomiglia ai tanti disperati piccoli uomini incapaci di resistere agli istinti più semplici ed egoistici, le solitarie moltitudini sui quali si fondano i regimi, gli imperi, le dittature.

Del resto, il senso della tetralogia del potere di Sokurov, ( Hitler in Moloch, Lenin in Taurus, l’imperatore Hirohito in Il sole, l’attuale Faust ) trova espressione in quella frase di Goethe: “Le persone infelici sono pericolose”. L’infelicità è il principale movente dei delitti. In questo caso, del patto che il dottor Faust stringe con il suo Mefistofele, un sordido e deforme usuraio…Gli orizzonti della dannazione si sono ristretti, un povero diavolo faccendiere e un mediocre peccatore si scambiano false promesse e miseri favori in un ambiente soffocante, degenerato, fra merci avariate e luoghi angusti e malsani. Il male appare in tutta la sua banalità…

Il cinema di Sukurov è destinato a pochi. Ma chi si è abbandonato per una volta allo splendore delle sue opere, non può perdere questo film indimenticabile.

Curzio Maltese

Da Curzio Maltese, Faust, piccolo uomo incapace di resistere agli istinti più semplici, la Repubblica 28 ottobre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

I giovani e l'Economia di Comunione




Messaggio dei giovani “Da San Paolo al mondo”

Che l’economia del 2031 sia di comunione, per noi e per tutti

PREMESSA

Al termine dell’Assemblea 2011 dell’Economia di Comunione nella libertà (EdC) in occasione del ventennale dell’avvio del progetto, noi tutti che vi abbiamo partecipato, in particolare noi giovani, sentiamo la responsabilità e il desiderio di lanciare un messaggio da San Paolo al mondo, a tutti coloro che credono, desiderano e si impegnano per un diverso sistema economico più giusto e solidale.

CREDIAMO

Noi crediamo che:

- L’economia e le imprese, devono fare proprio, a fianco dei principi di libertà e di uguaglianza, anche il principio di fraternità. Così facendo l'economia darà il suo contributo alla realizzazione della dignità della persona umana e di ogni popolo. In questo modo si riuscirà a rispondere alla domanda di senso e di felicità nascosta nel cuore di ogni donna e di ogni uomo;

- Non possiamo e non vogliamo più sopportare che oltre un miliardo di persone ancora oggi vivano in una condizione di povertà assoluta. Noi non dobbiamo darci pace finché ogni persona sulla terra non abbia il necessario per una vita decente, per condurre la vita che ama, per sviluppare le sue potenzialità e capacità, per coltivare i suoi sogni individuali e collettivi. Ma crediamo che occorrono soprattutto donne e uomini nuovi, che scelgano tutti i giorni stili di vita solidali e sobri, che usino la loro creatività anche imprenditoriale e istituzionale, i loro talenti per condividere, rischiare di persona e amare nel concreto della loro vita.

- Che sia possibile costruire un'economia che prende sul serio il principio di fraternità, che declinato nella sfera economica si chiama comunione, per almeno quattro ragioni:

1. Un'economia di fraternità la vediamo già nelle scelte quotidiane di comunione dei beni e di sobrietà di milioni di persone che vivono, a vari livelli, la stessa spiritualità dell’unità e la stessa cultura che anima il progetto dell’EdC, la cultura del dare e della reciprocità.

2. Un'economia di fraternità la vediamo realizzata nell'esperienza delle centinaia di imprese del progetto EdC, che nonostante le difficoltà e i fallimenti piccoli o grandi che siano, restano fedeli ai valori dell'EdC attraverso la destinazione degli utili a favore di fratelli in difficoltà, per la creazione di posti di lavoro e per la diffusione di una ‘cultura del dare’; e improntano le scelte gestionali al rispetto del cliente, del lavoratore, del fornitore e della società civile.

3. Ritroviamo già ora la presenza della stessa tensione alla comunione e alla fraternità in tante esperienze di economia sociale, civile e solidale nel mondo, un movimento variegato e in continua crescita che dice con vari linguaggi che un’altra via post-capitalistica all’economia di mercato è possibile, se lo vogliamo e ci impegniamo tutti e insieme subito.

4. Infine, crediamo che una economia di comunione è possibile perché in ogni uomo e in ogni donna della terra è “iscritta nel profondo del suo essere, credente o non credente che egli sia” la vocazione alla comunione e all’amore, come ci ha detto Chiara Lubich. Solo una economia di questo tipo può soddisfare pienamente la nostra ricerca della felicità, individuale e pubblica.

CHIEDIAMO

Con questa triplice fede, noi giovani dell’EdC, rappresentanti di migliaia di giovani e di adulti di varie culture, Paesi, religioni, condizioni economiche e sociali, vogliamo anche chiedere dei cambiamenti concreti, qui ed ora.

1. Negli ultimi anni lo sviluppo economico è stato drogato dal comportamento eticamente discutibile di una finanza senza regole che ha creato danni talmente importanti da mettere a rischio il funzionamento del sistema stesso. Il sistema economico e finanziario occidentale rimane strutturalmente fragile e richiede nuove regole in grado di riportarlo alle sue preziose funzioni per il Bene comune. Per questo noi chiediamo ai governi degli Stati di:

· coinvolgere la società civile nelle politiche per lo sviluppo iniziando dalla famiglia, valorizzando il lavoro a tempo parziale e quello per la cura dell'infanzia, l'assistenza ai familiari anziani o con disabilità.

· agevolare fiscalmente il lavoro dipendente, le famiglie con figli minori, la salvaguardia dell’ambiente,

· scoraggiare, anche con strumenti fiscali, le transazioni finanziarie altamente speculative,

· combattere l’evasione fiscale, eliminare i “paradisi fiscali” e ridurre le spese militari non necessarie per la sola protezione delle popolazioni.

· abolire le barriere doganali per i prodotti dei Paesi che rispettano lavoro e ambiente.

2. Per questo chiediamo a tutti i cittadini del mondo, a cominciare da noi presenti qui oggi a San Paolo, che si adoperino con nuova convinzione e nuovo impegno, anche sul piano politico, giuridico, istituzionale, a favore di una economia dove insieme ai co-essenziali principi di libertà e uguaglianza ci sia anche spazio concreto per le sigenze della fraternità tra persono e tra popoli, favorendo con le proprie scelte di consumo e di risparmio quelle imprese eticamente orientate e che investono parte significativa dei loro profitti per il bene comune. L'EdC ci dice infatti che il profitto delle imprese ha una natura e una vocazione sociale.

3. L’EdC ha fin dall’inizio attribuito una grande importanza alla formazione di “uomini nuovi” Per questo noi chiediamo:

a. Che nei curricula delle scuole primarie e secondarie siano inseriti corsi di educazione all’ambiente, alla legalità, all’educazione alla fraternità e alla mondialità, che favoriscano l’integrazione, la pace, la comunione e l’unità tra i popoli, e così riducano il rischio di future guerre e la distruzione del pianeta.

b. Che aumentino significativamente gli sforzi da parte delle università dei Paesi con più risorse finanziarie e culturali per dare vita, nel rispetto reciproco, a scambi di docenti con le altre università del Mondo, poiché non c’è futuro per i giovani senza formazione di alta qualità.

c. Che nelle facoltà di economia e di scienze politiche e sociali sia riconosciuto diritto di cittadinanza all’insegnamento di visioni e teorie economiche diverse da quelle oggi dominanti.

CONCLUSIONE

Noi giovani siamo coscienti di essere la prima generazione nella storia dell’umanità che rischia seriamente e su scala globale di avere un futuro peggiore di quello che hanno avuto i nostri genitori, a causa delle ferite profonde che si sono inferte in questo ultimo secolo all’ambiente, all’aria, all’acqua, alle energie non rinnovabili.

Inoltre, una crescente ideologia individualistica, xenofoba e non solidale si affaccia all’orizzonte della nostra civiltà post-moderna. Al tempo stesso, siamo fiduciosi e certi che la Provvidenza esiste ed opera nella storia, e che anche noi possiamo avere un futuro migliore del passato, e crediamo che l’EdC sia venuta sulla terra, su questa terra brasiliana venti anni fa, anche per alimentare e rendere possibile questa nostra speranza.

Per tutto questo, noi giovani di San Paolo del maggio 2011, con le radici nel 1991, ma più che mai interessati e responsabili per come saranno l’economia e il mondo nel 2031, crediamo che se queste nostre convinzioni, speranze, impegni, desideri saranno condivisi da molti uomini e donne di tutti i continenti, e se i nostri e loro comportamenti quotidiani saranno con essa coerenti, l’aspirazione ad un’economia non solo efficiente e giusta, ma anche fraterna, non sarà una semplice utopia.

Noi partecipanti all’assemblea EdC di San Paolo, quand’anche fossimo i soli, questo ci impegniamo solennemente a fare, stipulando un patto tra di noi, sicuri che tanti altri si aggiungeranno e saranno al nostro fianco, perché siamo convinti che la comunione è la vocazione profonda di ogni persona, impresa, comunità. “Che tutti siano uno”.

San Paolo, 29 maggio 2011

foto di Livio Bertola

martedì 25 ottobre 2011

I black bloc a Roma


In merito alle violente reazioni dei black bloc nelle strade di Roma, che hanno trasformato la manifestazione degli indignati in una vera e propria guerriglia, così si è espresso il Sindaco Alemanno: “Siamo di fronte a una rete di antagonismo illegale che agisce provocatoriamente in tutti gli scenari di conflitto sociale”[1].

Ma quale potrebbe essere una delle possibili cause di queste reazioni così violente ed eversive?

Ricordiamo quello che disse Chiara Lubich all’indomani del crollo delle torri gemelle in America: un sistema economico mondiale che non abbatte il divario profondo tra popoli ricchi e popoli poveri, lasciando morire milioni di persone per mancanza di cibo, è un’ingiustizia così grande che crea le premesse per forme di reazioni violente e di fenomeni di terrorismo.

Ebbene pensiamo che questo valga anche a livello nazionale, soprattutto quando una democrazia si ammala. E una democrazia si ammala quando dimentica che prima della Politica c’è il Sociale che chiede forme di partecipazione alle decisioni più importanti per la vita del paese, soprattutto a livello economico. Una Politica che dimentica di ascoltare continuamente il Sociale, riducendo l’esercizio della sovranità popolare al solo momento elettorale, vanifica nei fatti il senso vero della democrazia riducendo la gestione politica a una strisciante dittatura, che limita la libertà del popolo, creando quasi sempre reazioni violente. Lo abbiamo visto in Italia negli anni di piombo, in Europa, nei paesi del medio Oriente e del Nord Africa, potremmo vederlo domani nuovamente in casa nostra.


[1] Frignani, Sacchettoni, Arrestato il black bloc dell’assalto al blindato. Andava in Val di Susa. Corriere della sera 23/10/2011

venerdì 21 ottobre 2011

La morte di Gheddafi in televisione

"Gheddafi dopo la cattura" foto di Philippe Desmazen

Le immagini crudeli della morte di Gheddafi ripresa in diretta e spiattellata su tutte le televisioni mi hanno fatto riflettere sul degrado globale al quale si è assoggettata l'informazione per immagini.
Per quanto crudele, assassino, pazzo o sanguinario, nessun uomo deve essere barbaramente giustiziato.
Al contrario, deve essere catturato e assicurato a una giustizia equa, indipendente e sovrana, cioè scevra da condizionamenti politici.
Questa è l'eredità dell'Illuminismo e della Rivoluzione francese, l'eredità che ha creato l'occidente così come lo conosciamo, la democrazia rappresentativa e l'idea di stato.
In nome di questa idea di giustizia, di equità e di dignità, nessun uomo deve morire ripreso dalle telecamere o dai telefonini, e se anche lo fosse, nessun editore o proprietario di network di informazione dovrebbe consentire la diffusione di quelle immagini.
C'è un limite alla libertà di informazione e al diritto di cronaca, e questo limite è la dignità della persona umana, che è e resta persona umana anche se infame, assassino, stragista e sanguinario.
Il diritto inalienabile all'habeas corpus vale per tutti e in ogni caso.
Se violato per uno (anche se assassino pazzo sanguinario) può essere violato per tutti.
E questo, per chi si occupa di informazione per immagini, non è di sicuro un OT.

Michele Vacchiano

martedì 27 settembre 2011

La tranquillità per Julien Green



Lo scrittore francese Julien Green nel suo Diario ha lasciato un’annotazione folgorante:

“Finché si è inquieti, si puo stare tranquilli”.

venerdì 23 settembre 2011

La questione morale in Politica


“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concessori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale nell’Italia di oggi fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande e con i metodi di governo di costoro…I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo. Hanno occupatogli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali…Tutto è lottizzato e spartito. Tutte le operazioni che le diverse istituzioni sono chiamate a compiere sono viste prevalentemente in funzione dell’interesse di partito o di corrente e del clan cui si deve la carica…La situazione è drammatica.”

Luigi Berlinguer

Da “Intervista a Luigi Berlinguer” LaRepubblica 28 luglio 1981

giovedì 22 settembre 2011

Necessaria la riforma del sistema elettorale


“La crisi non finisce. I giovani faticano a trovare lavoro. Le famiglie fanno i conti con stipendi sempre uguali e costi in crescita. Per molti italiani è la stagione dei sacrifici; per altri il futuro è buio. I dibattiti della politica sono lontani dal vissuto faticoso. Il voto alle elezioni amministrative ha avuto anche un carattere di protesta. O la protesta si è fatta astenzione…E’ indubbio che l’attuale sistema elettorale non favorisce l’inserzione libera e responsabile in politica: gli eletti rispondono al leader che li ha scelti, non agli elettori. E’ una strozzatura grave della democrazia. Una riforma del sistema elettorale è un passo prioritario per un nuovo respiro della politica.”

Andrea Riccardi

Andrea Riccardi, L’urgenza di tornare alla passione politica, Famiglia cristiana 12 giugno 2011

mercoledì 14 settembre 2011

Non c'è pace senza giustizia

dallo spettacolo Streetlight del Gen Rosso

Non c’è pace senza Giustizia: quali che siano le nostre convinzioni, dovrebbe essere possibile aderire a questa idea.

La pace non può essere imposta dall’alto, come la voleva la pax romana (ora americana): mentre a torto o a ragione una parte della collettività si crederà vittima di ingiustizia, essa si sforzerà di ottenere giustizia, con la forza se necessario, sostituendo così la violenza o la guerra alla pace.

Noi pensiamo che la pace non va intesa come l’assenza di guerra, ma come una pace sociale che placa la violenza. E ogni società deve trovare il proprio modo di funzionamento che porti ciascuno dei propri membri a un sentimento di giustizi.

Nei nostri paesi occidentali, la democrazia, se pure imperfetta…ha permesso di far regnare la pace per più di mezzo secolo. Non è necessariamente un modello da esportare tale e quale in altre parti del mondo, dove andrebbe subito vissuta come oppressione da parte di chi è al potere su chi non ce l’ha. Ciononostante, non sarà un caso se l’Europa dell’ovest è probabilmente la parte del mondo dove c’è meno violenza, quindi più pace, perché la giustizia sociale è più grande e distante dalla legge della giungla che spesso regna nei paesi poveri e dall’ultraliberismo anglosassone che privilegia l’individuo rispetto al corpo sociale.

Michel Teboul

da "Non c'è pace senzagiustizia" di Michel Tebul : Atti del convegno "In dialogoper lapace" del Moviemento dei Focolari