mercoledì 26 marzo 2014

Se un nostro amico viene ferito da un colpo di fucile


Il prossimo autunno, quando vedrete le oche selvatiche puntare verso sud per l’inverno in formazione di volo a V, potrete riflettere su ciò che la scienza ha scoperto riguardo al motivo per cui volano in qual modo. Quando ciascun uccello sbatte le ali, crea una spinta verso l’alto per l’uccello subito dietro. Volando in formazione a V ,l’intero stormo aumenta l’autonomia di volo di almeno il 71% rispetto a un uccello che voli da solo. Coloro che condividono una direzione comune ed un senso di comunità, arrivano dove vogliono andare più rapidamente e facilmente, perché viaggiano sulla spinta l’uno dell’altro.
Quando un’oca si stacca dalla formazione, avverte improvvisamente la resistenza aerodinamica nel cercare di volare da sola e rapidamente si rimette in formazione per sfruttare la potenza di sollevamento dell’oca davanti. Se avremo altrettanto buon senso di un’oca, rimarremo in formazione con coloro che procedono nella nostra stessa direzione. Quando la prima oca si stacca, si sposta lateralmente ed un’altra oca prende il suo posto di guida. E’ sensato fare a turno nei lavori esigenti, che si tratti di persone o di oche in volo verso sud.
Le oche gridano da dietro, per incoraggiare quelle davanti a mantenere la velocità. Quali messaggi mandiamo quando noi gridiamo da dietro?
Infine (e questo è importante) quando un’oca si ammala o viene ferita da un colpo di fucile ed esce dalla formazione, altre due oche ne escono insieme a lei e la seguono per prestare aiuto e protezione. Rimangono con l’oca caduta finché non è in grado di volare oppure finché muore; soltanto allora si lanciano per conto loro, oppure con un’altra formazione, per raggiungere nuovamente il gruppo. Se avremo il buon senso di un’oca, ci sosterremo a vicenda in questo modo.
Pasquale Ionata


sabato 22 marzo 2014

Chiara Lubich: Sconfiggere la povertà

Chiara Lubich (1920-2008)
Sentiamo più che mai attuale il messaggio che Chiara Lubich inviò nel maggio del 2007,  ai partecipanti al Convegno “Dialogo su coscienza e povertà” promosso dal “Centro per il dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Lo riproponiamo integralmente:

"Carissime e carissimi, vi do il mio cordiale benvenuto a questo ottavo convegno a Castelgandolfo, per il quale avete scelto l’impegnativo titolo: “Dialogo su coscienza e povertà”. Con queste tre parole voi avete evidenziato i valori e gli ideali di cui l’umanità ha oggi grande bisogno. Nessuna persona responsabile può infatti sottrarsi all’affascinante imperativo di togliere la povertà sulla terra e di alleviare i dolori e le sofferenze che ne conseguono. Il fatto che finora non si sia riusciti a risolvere questo grosso problema rappresenta un lato oscuro, una tenebra, che paralizza il progresso umano e ci induce quindi a porvi rimedio con vigore. Questo tanto più nel momento presente, che pare intorpidire le coscienze, oscurare i grandi valori a noi comuni, usare la ragione umana solo come strumento di arricchimento egoistico e di produzione tecnologica. Noi però da tempo viviamo insieme quelle che chiamiamo l’arte di amare e la cultura del dare, ispirate ambedue al messaggio portatoci dalla vita e dalle parole di Gesù di Nazareth. La coscienza poi, con quella sua voce che parla al nostro cuore, appellandosi alla parte migliore di noi, che per il credente è la voce di Dio, sorretta dai più nobili ideali, ci indicherà la strada migliore per contribuire, coi fatti e con l’esempio, ad abbattere finalmente l’indigenza e l’ingiustizia distributiva. Il dialogo rispettoso e costruttivo fra noi, praticato da anni, e ormai capace di essere esteso a molti altri, ci conduce ora a unire le nostre forze, quelle di chi non è particolarmente interessato alla fede e quelle di chi crede, perché troppo bello e necessario è l’ideale di una umanità libera ed uguale, affratellata dal rispetto e dall’amore vicendevoli. Questo ideale, se vissuto, potrà dissipare le tenebre che vogliono circondarci e farà, con costanza e non senza fatica, spuntare l’alba di luce che tutti desideriamo. Augurandovi ogni bene, vostra Chiara."

giovedì 20 marzo 2014

Ermanno Olmi: Non sono un uomo di fede

Ermanno Olmi
“Ci sono figure che ti interrogano, come quella del Cristo ma anche quella di Toltoj, li sento miei amici, compagni che indicano un cammino. Non sono mai stato un uomo di fede, nel senso che non ho potuto raggiungere una condizione in cui poter dire, bene, da adesso credo, e nulla più verrà ad incrinare questa mia condizione. Non è stato così, e non è ancora così. Sono costantemente in cerca di fede. Ogni tanto afferro dei bagliori in cui provo il brivido di una fede totale, ma un momento dopo mi ritrovo in quello che è un continuo rimuginare, un continuo portare avanti i miei passi – ahimé, sempre più stanchi – verso una meta che chissà se raggiungerò…Ma tutto questo non mi spaventa, non mi fa sentire peccatore: mi fa sentire uomo, con tutto ciò che l’essere uomo comporta: la capacità di qualche atto nobile, e molti cedimenti, molti inciampi in quei compromessi che la vita, mi verrebbe da dire, ti impone; anche se è sbagliato dire ti impone, più onesto sarebbe riconoscere che quelle immediate convenienze che talvolta ci guidano fanno sì che i compromessi divengano la nostra scelta.”


Ermanno Olmi

da Ermanno Olmi, Il sentimento della realtà, Editrice San Raffaele

lunedì 17 marzo 2014

"Cos'è la speranza?" di Vaclav Havel

Vaclav Havel (1936-2011)
La speranza? Non è ottimismo. Non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che una cosa ha senso in ogni caso.


Vaclav Havel

giovedì 6 marzo 2014

Commuove e sconcerta la vicenda di Jérome Kerviel

Jérome Kerviel
Commuove e sconcerta la vicenda di Jérome Kerviel, 37 anni, già “Trader Junior” della Société Générale, condannato a 5 anni di carcere e a pagare 5 miliardi di euro per i danni causati alla società con le sue scommesse spericolate e ambiziose sugli indici della borsa europea. Un uomo distrutto da un sistema socio-economico perverso che altri continuano a sostenere senza alcun scrupolo. 
Kerviel, denuncia oggi con forza la grande tirannia dei mercati finanziari e non esita a confermare di essere stato un ingenuo nel credere che far parte di quel mondo della finanza, significasse successo, gioia, felicità. Dopo aver scritto a Papa Francesco ed averlo incontrato il 19 febbraio scorso, Kelvier ha scelto un cammino di penitenza e di rinascita percorrendo a piedi  il tragitto Roma- Parigi  attraverso la Via Francigena, uno dei tre principali cammini dei pellegrini cristiani nel Medioevo, come unica possibilità per ritrovare se stesso  e la propria libertà interiore.

sabato 1 marzo 2014

Kintsugi: Le ferite ci fanno più belli

Vaso rotto
Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro. Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello. Questa tecnica è chiamata "Kintsugi."

Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente. E la differenza è tutta qui: occultare l'integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?
Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe. "Spaccatura, frattura, ferita" sono percepiti come l'effetto meccanicistico di una colpa, perché il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.
Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le "persone" che hanno sofferto......questa tecnica si chiama "amore".
Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l'hanno capito più di sei secoli fa - e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.