martedì 23 giugno 2015

La funzione del dialogo nella crisi di oggi


Dio Amore, coscienza, libertà, bene comune, sono le parole-chiave che sono al centro della nostra esperienza di dialogo fin dal suo nascere.
Tuttavia in questi anni la nostra comprensione sul retaggio storico che le accompagna e sulla possibilità ed opportunità di una loro purificazione in funzione della prospettiva dell’unità della famiglia umana, si è fortemente accresciuta.
Nel presente il dialogo non ha più, socraticamente, lo scopo di approdare alla verità attraverso il confronto delle opinioni; esso è chiamato ad adempiere una funzione di armonizzazione delle spinte contrastanti che agitano l’animo dell’uomo.
La consapevolezza dei limiti interni della lingua, dell’impossibilità della parola di dire pienamente l’Essere dell’Uomo, assegna al dialogo una funzione positiva, tanto più utile nel presente in quanto tale funzione rischia di venir meno o di dissolversi a causa del rumore assordante prodotto dalla cacofonia mass-mediatica dei nostri tempi.
Attraverso il dialogo possiamo conseguire una maggiore consapevolezza e comprensione dei significati delle parole e dei condizionamenti negativi che l’eredità storica racchiusa nella lingua frappone alla comunicazione-comunione.
Moreno Orazi


Nella foto: da sinistra Piero Taiti, Catherine Belzung, Moreno Orazi al Convegno "Dialogo su Coscienza e povertà” che si è tenuto a Castelgandolfo presso il Centro Mariapoli nel maggio 2007


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mercoledì 17 giugno 2015

Quando un comune si ritrova senza fondi

il comune di Vervio in Valtellina
Riportiamo l'esperienza  del Comune di Vervio di fronte alla mancanza di fondi pubblici:

"Nel luglio 2004, dopo che il governo aveva deciso di ridurre i fondi destinati agli enti locali di un ulteriore 10%, la giunta di Vervio, in Valtellina, ha deciso di dedicarsi essa stessa ai lavori pubblici. Il sindaco e gli assessori si sono improvvisati stradini: hanno preso il camioncino municipale, un gruppo elettrogeno e hanno girato per le vie, ridipingendo le strisce pedonali e gli stop sull’asfalto per rendere più sicura la circolazione stradale. Il sindaco Giuseppe Saligari, intervistato da “la Repubblica”, ha spiegato così la loro decisione: “Anche se siamo un comune di appena 243 abitanti, avremmo bisogno di altri 50.000 euro per le necessità più impellenti. Ma il governo invece di darceli, i soldi ce li leva. Così abbiamo deciso di attivarci da soli”.

Francesco Gesualdi


da Francesco Gesualdi, L'economia del bene comune, Feltrinelli Editore