mercoledì 26 settembre 2012

"Pecoranera" di Devis Bonanni



Devis Bonanni un giovane informatico di Raveo in provincia di Udine, dal 2003 decide di cambiar vita e di dare le sue braccia  alla campagna. Della sua avventura ne ha fatto un libro “Pecoranera. Un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura” (Marsilio). Riportiamo alcuni passi di un’intervista da lui rilasciata alla giornalista Fabiana Bussola


La pulsione per la terra risale fin dalle superiori, anche se ero totalmente inesperto. Mi affascinava però l’idea riprodurre il mio cibo. Così ho deciso di iniziare a lavorare un piccolo pezzo di terra della mia famiglia. Seguivo la terra mentre andavo al lavoro a Udine come perito informatico, dedicando il fine settimana alla campagna. Oltre a seminare pomodori e fagioli ho cominciato a produrre patate e seminare un tipo di mais locale. Sono andato così avanti per 5 anni finché ho deciso che dovevo scegliere. E visto che non mi concedevano il part time, mi sono licenziato.
Pensavo  di poter vivere di agricoltura e miravo ad avere un’azienda mia. Adesso invece capisco quanto sia difficile vivere solo del lavoro dei campi e quanto ci sia bisogno nella vita di ampliare le proprie esperienze. Ma resta fermo un punto: voglio continuare a  produrre il cibo per me, la mia famiglia, gli amici e vendere un po’ dei miei prodotti. L’autosufficienza alimentare è un aspetto centrale della mia vita e desidero che resti il fulcro del mio lavoro.
Successivamente è nato il progetto “Pecoranera” pensato come un’iniziativa  per coltivare la terra insieme agli altri. Ho sempre creduto che condividere avrebbe dato maggiore significato alla mia scelta di vita. Non è stato facile aprirsi alla presenza di altre persone che in questi anni sono venute a collaborare per alcuni periodi…Fino a qualche tempo fa in massima parte si trattava di persone sui 35-40 anni. Adesso stanno crescendo le richieste dei ragazzi sui 20-25 anni, che si interrogano sul  loro futuro e sentono il bisogno di cambiare rotta, di prepararsi per un cambiamento radicale dello stile di vita …Forse per alcune persone le mie scelte suscitano critiche perché preferiscono confermare la validità delle loro scelte, anche se non li rendono liberi e felici. Io non dico di aver trovato la formula magica. Ho solo seguito un sogno, nella consapevolezza che viviamo tempi di trasformazione e che dobbiamo cambiare un cosiddetto progresso che ci intrappola. Farlo costa molta fatica e mette in campo diversi rischi, non ultimo quello di dover correggere i propri sogni. Però le rivoluzioni vere avvengono grazie  a tante rivoluzioni individuali, non credo a quelle calate dall’alto…Io ho scelto di tornare a valorizzare il mio paese, di provare ad operare il cambiamento partendo da ciò che avevo attorno. E’ quello che suggerisco a tutti.

Devis Bonanni

Da Fabiana Bussola, Devis e la vita nuova, Il Nostro tempo, Torino 24 giugno 2012

"L’umanità del terzo millennio, l’umanità dialogica".




 Un blasfemo filmetto su internet provoca il finimondo. Beh, il termine finimondo non è esagerato. Mettiamo che il mondo islamico decidesse in maniera compatta di farla finita una volta per tutte con questo irritante Occidente che, in vario modo e puntualmente, offende quelle che sono le sacre convinzioni di una civiltà sparsa ormai ai quattro angoli della Terra.
Un po' di logaritmi muovono enormi risorse finanziarie, che,  in antico, venivano prodotte da milioni di uomini e donne che si spaccavano la schiena lavorando la terra, oppure grazie a nobili arti e mestieri o al sudore misto all’olio delle catene di montaggio. E se proviamo a comprendere con il gioco del perché dei perché da dove provengono questi soldi… ci perdiamo in un mare oscuro fatto di integrali e derivati. Dove ci hanno condotto questi milioni di euro e dollari virtuali? Ad una delle più disastrose crisi economiche che l’umanità abbia mai attraversato.
Uno tzunami senza precedenti attraversa il mondo della politica. Ruberie e sperperi scoppiettano senza sosta e appena uno scandalo si acquieta, ne rispuntano altri quattro fuori. E gli onesti? Perché certamente ve ne sono di politici onesti, sembra che preferiscono ritirarsi sull’Aventino.
Un quadro fosco? No. Realistico? No. Direi, un quadro incompleto.
Bisogna aggiungere il positivo. Intanto, secoli di civiltà non si possono dimenticare per un momento di difficoltà, anzi, bisogna essere certi – giusto per restare in Italia - che la patria dei Leonardo, Michelangelo, Raffaello è la stessa dei Rossi, Esposito e anche dei nuovi italiani Jussuf e Lao Chi.
E poi uno che in questi giorni ha partecipato a Loppiano Lab, un posto dove la speranza non appartiene ad un futuro vago, fumoso, ma ad un ieri + oggi colmo di fatti concreti, di operose iniziative, di brillanti o addirittura geniali idee, ma soprattutto di tanto dialogo. Dialogo tra e con le nuove generazioni, dialogo tra chi progetta e chi realizza, dialogo tra politici con esperienza e giovani che desiderano fare esperienza con la politica. Dialogo tra soggetti che, oltre a prevedere il sé, contemplano l’importanza di accogliere il sé dell’altro. Soggetti del “noi”, ma non di un noi gruppo privato, casta chiusa, blindata. Un noi universale, che non ha confini, limiti, anzi un noi che più s’allarga e più è felice.
E il motore, la forza che allarga questo cerchio, da cosa è costituita? Se non dal dialogo? Ecco perché il migliore augurio che si possa fare a questa umanità del terzo millennio e che si trasformi in un’umanità dialogante, intra ed extra dialogante.
Un'umanità che proviamo a definire: dialogica. Naturalmente... se vi piace.

Franco Gallelli

domenica 16 settembre 2012

La "caduta" di Alex Schwazer


Si è fatto un gran parlare sul campione olimpionico Alex Schwazer che è stato escluso dalle Olimpiadi di Londra per doping. I giornali si sono lanciati sulla notizia con furore, demolendo la grandezza del nostro sportivo che nel passato, non lo dimentichiamo, ci ha fatto sognare.

Alex Schwazer resta il nostro campione e quello che abbiamo creduto di lui non era un miraggio; resta l’uomo che con tenacia ha combattuto per un obiettivo grande: dimostrare con forza e determinazione il valore dello sport, l’importanza del sacrificio e dell’esercizio della volontà nella vita dell’uomo. E le medaglie da lui conquistate lo stanno a dimostrare

Il fatto che egli sia caduto, certamente in un momento non facile della sua vita, nella tentazione di dover essere sempre all’altezza delle aspettative, di superare se stesso, è un’esperienza che è comune a tanti di noi.

Chi può dire di non aver provato momenti di scoramento, di buio, di incapacità a rimanere fedele a quegli ideali forti che hanno caratterizzato la nostra vita? Chi non ha mai provato la tentazione di uscire da quel tracciato che avevamo ben chiaro fino a un minuto prima e che improvvisamente si è oscurato.

Finanche Gesù sulla croce non ha visto più chiaro, sperimentando il buio assoluto, il fallimento, la delusione, dubitando anche di quella fede che lo aveva sostenuto fino a qualche attimo prima.

Ciò nonostante Gesù ha trovato la forza di rimettersi, ancora, nelle mani del Padre.

Ebbene, il fatto che Alex abbia sperimentato e provato il nulla, la sua fragilità, l’infedeltà, la cecità e di seguito l’amarezza e il fallimento, non lo rende oggi meno uomo, anzi lo fa più uomo, più vicino a noi tutti che soffriamo spesso nella mente e nel corpo la nostra fragile condizione umana.

I valori dell’amore, del perdono, della solidarietà ci portano ad essere oggi più che mai vicini al nostro campione, al quale sentiamo di partecipare quelle parole di Chiara Lubich che ci sono state utili in tanti momenti difficili e oscuri della nostra vita: “Non fare di questa caduta una battuta di arresto, ma una pedana di lancio per volare ancora più in alto.”

Sì, non fermarti Alex!

martedì 11 settembre 2012

Il dialogo in Carlo Maria Martini


Nelle sue Conversazioni notturne a Gerusalemme, Carlo Maria Martini così diceva: "Mi angustiano le persone che non pensano, che sono in balia degli eventi. Vorrei individui pensanti. Questo è l'importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti". Osservazione profonda ed acuta che dice la sua grande fiducia nel pensiero dell'uomo. Nel creare La cattedra dei non credenti, egli ha voluto offrire a uomini di pensiero di convinzioni non religiose uno spazio ideale per esprimere il loro personale punto di vista intorno ai temi fondamentali dell'esistenza. In tal modo egli ha orientato molti cristiani ad un dialogo autentico e rispettoso con uomini e donne del nostro tempo che hanno scelto percorsi esistenziali diversi e che spesso hanno contribuito con efficacia a tracciare strade nuove per la pace la giustizia, la fraternità. In tal modo egli ha richiamato tutti, di qualsiasi convinzione, ad ascoltare la voce della propria coscienza, nella convinzione che in questa voce interiore non c'è mai il disprezzo dell'uomo. Solo nell'ascolto della propria coscienza si pongono le basi per un fruttuoso dialogo.Come ci ripeteva anche Chiara Lubich, che aveva la stessa visione di Martini sul dialogo, si dialoga perchè ci si vuol bene e si sente il desiderio di donare all'altro il proprio vissuto senza alcuna ombra di proselitismo.
Grati a Martini per aver sottolineato questa dimensione del dialogo, unica strada per ricomporre la famiglia umana disgregata da divisioni ideologiche, faremo sempre tesoro delle sue parole e dela sua testimonianza, e lo sentiremo compagno di viaggio in questa avventura a cui tutti siamo chiamati.