sabato 29 dicembre 2012

Auguri per il 2013









Riceviamo da Nicola Cirocco e Luciana Scalacci questi significativi auguri per il nuovo anno che vogliamo estendere a tutti gli amici del blog.


L’ intelligenza senza l’amore, ti rende perverso.
La giustizia senza amore, ti rende implacabile.
La diplomazia senza amore, ti rende ipocrita.
Il successo  senza amore, ti rende arrogante.
La ricchezza senza amore, ti rende avaro.
La docilità senza amore ti rende servile.
La povertà senza amore, ti rende orgoglioso.
La  bellezza senza amore, ti rende  ridicolo.
L’autorità senza amore, ti rende tiranno.
Il lavoro senza amore, ti rende schiavo.
La semplicità senza amore, ti sminuisce.
La preghiera senza amore, ti rende introverso.
La  legge senza amore, ti schiavizza.
La politica senza amore, ti rende egoista.
La fede senza amore ti  trasforma in fanatico.
La croce senza amore diventa una tortura.

 La vita senza amore... Non ha senso.........

 Luciana Scalacci e Nicola Cirocco

martedì 25 dicembre 2012

Buon Natale a tutti

Che la fratellanza fra noi tutti dia al mondo attuale così travagliato, una vivissima testimoniamza di un'umanità riconciliata e ci indichi la strada da proseguire.

Chiara Lubich

lunedì 24 dicembre 2012

"L'essenza del dono" di Luigino Bruni


Natale è tempo di regali, ma dovrebbe essere, ed è, il tempo dei doni. I regali e i doni sono atti umani diversi, convivono gli uni accanto agli altri, ma non vanno confusi tra di loro. Nel regalo (parola che proviene da regale, l’offerta al o dal re), prevale la dimensione dell’obbligo (che i latini chiamavano munus). I regali si fanno spesso (non sempre) per assolvere a obblighi, normalmente a buoni obblighi, verso famigliari, amici, colleghi, fornitori, clienti, responsabile ufficio acquisti... Se si va a casa di qualcuno, soprattutto nei giorni di festa, e non si porta un regalo, non si adempie a una sorta di obbligo, si infrange una buona convenzione sociale. Per questo le pratiche di regalo conservano qualcosa delle pratiche arcaiche delle 'offerte' e dei 'sacrifici' cultuali.
I regali sono previsti, regolati dalle convenzioni sociali, e in non pochi casi pretesi (in molte regioni i regali per i matrimoni sono regolati da norme molto dettagliate e rigidamente osservate, fino a indebitarsi). Non stupisce allora che un economista, Joel Waldfogel, abbia dimostrato, dati alla mano, che i regali di Natale distruggono in media il 20% del valore dei beni regalati, poiché se le persone scegliessero i propri regali invece di riceverli dagli altri, la loro soddisfazione sarebbe maggiore.
Così quest’economista propone di regalare denaro ad amici e parenti – ed è quanto ormai accade abitualmente con figli, nipoti e parenti, poiché regalare denaro diventa una via più semplice, per chi dà e per chi riceve. Niente di male, soprattutto nel caso di matrimoni, quando la giovane coppia ha spesso bisogno anche di denaro, purché non chiamiamo queste pratiche 'doni'.
Il dono è altra cosa, ha altra natura, altro costo, e altro valore. È una faccenda di gratuità, è un bene relazionale, cioè un atto dove il bene principale non è l’oggetto donato ma la relazione tra chi dona e chi riceve. Il dono non è previsto, a volte atteso, sempre eccedente, non legato al merito, sorprendente. È costoso, e le sue principali 'monete' sono l’attenzione, la cura, soprattutto il tempo. Il dono è esperienza di 'alzarsi in fretta' e di 'mettersi in cammino' verso l’altro.
Fare un regalo è facile, se ne possono fare decine in un paio di frenetici pomeriggi di shopping.
Fare un dono è difficile, per questo se ne fanno e ricevono pochi. Per il dono c’è bisogno di un investimento di tempo, di entrare in profonda sintonia con l’altro, di creatività, fatica, e rischiare anche l’ingratitudine. Quando il dono si esprime anche con un oggetto donato, quel dono incorporerà per sempre quell’atto d’amore, quel bene relazionale da cui è nato e che a sua volta fa rinascere. Quando vinsi un importante concorso, un mio amico e collega più anziano mi regalò una penna stilografica: vi fece apporre le mie iniziali, scrisse un bellissimo biglietto (nel contenuto e nella forma), e per consegnarmela mi invitò a cena insieme alla sua famiglia. Quella penna non era un regalo: era un segno, 'sacramento' di un rapporto importante, che rivive tutte le volte cha la uso. 
Ci sono alcuni segnali che aiutano a distinguere un dono da un regalo.1. Non c’è dono senza un biglietto personale e accurato che lo accompagni. 2. La forma conta come la sostanza: in un dono vale non solo il 'che cosa', ma anche il 'come', il 'quando', il 'dove' il dono viene donato-ricevuto. 3. La consegna del dono non è mai anonima né frettolosa: è essenziale saper sprecare tempo, e la con­presenza di chi dona e di chi riceve.
È una visitazione, guardare, osservarsi. L’apertura del pacco, le espressioni del volto, le parole pronunciate nel dare e nel ricevere, sono atti fondamentali nella liturgia del dono, che non è altruismo né donazione, ma essenzialmente reciprocità di parole, sguardi, emozioni, gesti. Il tatto è il primo senso del dono.
I regali sono manutenzione di rapporti, ma non li sanano, trasformano, ricreano. Il dono invece è strumento fondamentale se non indispensabile per curare, riconciliarsi, per ricominciare. Esiste, infatti, un rapporto molto profondo fra dono e perdono, e in molte lingue. In inglese, ad esempio, forgive (perdonare) non è forget (dimenticare), poiché il vero perdono non è togliersi un peso dimenticando il male ricevuto. È un donare (give) non un prendere (get ), è ricredere in una relazione ferita, dove si dice all’altro (o almeno a se stessi): «Ti perdono, ricredo ancora al rapporto con te, pronto a perdonarti se dovessi ferirmi ancora». Non c’è perdono senza dono, né dono senza perdono. Questo per-dono evidentemente ha bisogno della gratuità, dell’agape, e se mancano questi perdoni la vita personale e sociale non funziona, non genera, non è felice. L’Italia oggi deve superare la cultura del con­dono (che è l’opposto del dono), mentre ha un estremo bisogno di doni e per-doni, a tutti i livelli, soprattutto nella sfera pubblica: basti pensare anche al tragico tema delle carceri e soprattutto dei carcerati.
Il dono è dunque una cosa molto seria, faccenda politica, fonda e rifonda le civiltà e la vita: non saremo sopravvissuti alla nascita se qualcuno non ci avesse donato attenzione, cura, amore. E nessuna istituzione e comunità umana nasce e rinasce senza doni. Approfittiamo di questi ultimi giorni di Natale per trasformare qualche regalo in dono.  Non è impossibile, e spesso può dare una svolta antropologica e spirituale a una festa, a un incontro. Un perdono, un ricominciare.
Luigino Bruni
da Avvenire 22 dicembre 2012

giovedì 20 dicembre 2012

Premio Roberto Fabbrini



Roberto Fabbrini

La Fondazione Alberto Colonnetti di Torino, l’Associazione OSA e la famiglia di Roberto Fabbrini istituiscono un PREMIO annuale in memoria di Roberto Fabbrini, autore, tra gli altri, dei testi: Controcanto (2009), Il respiro degli angeli(2010), Cantata in SLA maggiore (2011) tutti appartenenti alla collana “Sul filo della memoria” edita dalla Fondazione stessa.

Il premio dedicato all’Autore viene ideato per sensibilizzare i giovani alla realtà della disabilità grave e in particolare della Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sull’esempio di un vissuto personale che supera i limiti fisici proiettandosi verso un orizzonte “altro”. Quando la mano non ce la fa più da sola… incontra quella dell’Amico, dell’Altro che Ama, Ascolta, Aiuta.
Il simbolo scelto - cinque dita protese a stringere altre mani, altre esperienze, altre storie - è l’invito ad una conoscenza più vera di se stessi, all’apertura, alla condivisione di emozioni, al dono reciproco di attimi di singole umanità che possono offrire alle future generazioni una Umanità più generosa e consapevole.
La proposta, sulla traccia di questi spunti, si può articolare in diverse iniziative:
Sezione aperta a:Giovani fino ai 30 anni:
Produzione di un elaborato inedito di tipo letterario (poesia, narrativa…),della lunghezza massima di 5 cartelle dattiloscritte; artistico espressivo con ampia scelta di materiali, tecniche e forme rappresentative (inclusa multimedialità). In tale area, lasciando totalmente libera l’ideazione, può rientrare la progettazione del logo del premio, che al momento rappresenta solo un suggerimento (mano aperta con 5 dita protese).
Presentazione e invio dei lavori entro e non oltre il 30 marzo 2013, preferibilmente in file Word o PDF all’indirizzo mail info@colonnetti.it oppure sotto forma cartacea a: Fondazione Alberto Colonnetti Largo Re Umberto 102 bis 10128 TORINO (telefono: +39.011.500333). Ogni invio dovrà essere corredato dai dati anagrafici del partecipante. La partecipazione è gratuita. Il premio consisterà nella pubblicazione - a cura della Fondazione Colonnetti editore  - delle opere migliori selezionate da una commissione scelta dai promotori del premio.
Entro la data del Salone del libro di Torino (maggio 2013), verranno precisate le modalità di premiazione.  Si prevede di devolvere i proventi delle vendite del libro a favore di malati di SLA.
Tutti i lavori saranno via via pubblicati sul sito internet e sulla pagina FB della Fondazione Colonnetti: www.colonnetti.it

mercoledì 19 dicembre 2012

Roberto Benigni, il pifferaio magico



Un momento di grande fascino quello che Roberto Benigni ci ha regalato lunedì 17 dicembre su Rai1, parlandoci,  per due ore di seguito, della Costituzione italiana e non solo.
Con amorevole ironia egli ha voluto far precedere il suo intervento da alcune battute sulla politica italiana soffermandosi sul personaggio Berlusconi. Qualcuno, in verità, non ha gradito questa “prefazione”, dimenticando però che Benigni, da giullare toscano quale egli è, non ha mai  smesso di “scherzare” con intelligenza mordace sulle contraddizioni dell’umanità più varia, a cominciare dai “potenti”.
Dal nostro punto di vista, quello scherzare con ironia pungente, su fatti concreti  e discutibili, era una sorta di piano inclinato per predisporci con leggerezza a quanto subito dopo, con forza coinvolgente, e a tratti ancor più icastico ed incisivo ( vedi la metafora del medio evo), è andato dicendo sui principi fondamentali  della Costituzione italiana.
Il suo discorso è stato  un crescendo, in una trasformazione anche fisica, che ha coinvolto tutti noi, grandi e piccoli, e come fece quel pifferaio magico della nostra fiaba, ci ha messi tutti nel sacco.
Sì, ci ha messi nel suo sacco, e ci ha portati ad aprire cuore e mente alla grandezza di quelle pagine storiche della politica italiana,  facendoci riscoprire l’importanza della politica (bisogna amare la Politica!), il rispetto delle donne, il ripudio della guerra,  il valore del voto e dell’Europa unita , l’accoglienza degli extracomunitari, il diritto al lavoro, il rispetto di tutte le religioni, il valore grande del dialogo con tutti.
Ci ha, in tal modo, fatto sentire la nostalgia di quegli uomini grandi, appartenenti ai diversi schieramenti politici, capaci di dialogare tra loro  e mettere le loro diversità a servizio della nazione per scrivere “a fuoco”, in maniera rivoluzionaria e ardita, le linee fondanti di un’Italia nuova e piena di speranza, dell’Italia che ognuno di noi desidera.

lunedì 17 dicembre 2012

Concorso di giornalismo scolastico



Riceviamo dal nostro amico Nicola Cirocco, alcune notizie  sull’edizione 2013 del Concorso di Giornalismo Scolastico: “Penne Sconosciute” – “Video Sconosciuti” – “ReGiornalando” che si terrà a PIANCASTAGNAIO (Siena). Le pubblichiamo sperando di far cosa gradita a quanti operano nel mondo della scuola.

Il programma delle manifestazioni sarà articolato in più giorni in modo da permettere a tutte le scuole che saranno presenti sull’Amiata di confrontarsi.
Presso l’Emeroteca di Giornalismo Scolastico (unica in Italia) sono già stati archiviati oltre 7.000 giornali nei locali della Biblioteca Comunale di Piancastagnaio (Siena).
Avrà il riconoscimento di merito “LONGEVOgiornale” la testata giornalistica che ha al suo attivo più anni di pubblicazione.
Sarà allestita una mostra di giornali scolastici presso la Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio, inoltre visite guidate nei dintorni, (Centrale Geotermica e Azienda Florovivaistica, Riserva Naturale del Pigelleto, Parco Museo Le Miniere dell’Amiata, Centro storico e Contrade del Palio di Piancastagnaio, possibilità di visita alla Festa della Castagna della zona).
La premiazione delle scuole partecipanti al concorso “Penne Sconosciute & Video Sconosciuti” avrà luogo nel Teatro Comunale con il forum di giornalismo scolastico tenuto da Roberto Alborghetti. Saranno previsti convegni con esperti nazionali tra cui Donatella Coccoli, Maurizio Boldrini, e giornalisti di varie testate nazionali.
Saranno attivate convenzioni con strutture ricettive a Piancastagnaio per le scuole partecipanti. Per eventuali prenotazioni di soggiorno rivolgersi: Agenzia di Viaggi Re Ratchis - Tel. 0577.775200 – Fax. 0577.776440 – www.toscanasegreta.it – info@toscanasegreta.it.
I giornali e i video dovranno pervenire entro il 30 giugno 2013 c/o OSA - Casella Postale 35 – 53021 Abbadia San Salvatore (SI)
Il bando del concorso è visionabile sul sito: www.pennesconosciute.it (I concorsi fanno parte del protocollo d’intesa MP-OSA del 10 gennaio 2008)

martedì 11 dicembre 2012

A Brescia il Musical "Chiara e Francesco"

una scena del musical "Chiara e Francesco"

 A Brescia, Sabato 15 dicembre 2012, ore 20,45  al PalaBrescia, un musical di grande fascino: "Chiara e francesco, l'amore quello vero" con il nostro amico Massimiliano Varrese nella parte di Francesco  Riportiamo la presentazione del regista Oreste Castagna:
"Francesco e Chiara hanno parità di ruoli. Sono due giovani in ricerca che vanno fino in fondo nelle loro scelte radicali. Abbiamo cercato la verità emotiva dei personaggi, oltre l'iconografia più tradizionale. Ci siamo chiesti persino come cammina Francesco... Non mettiamo in scena "la fede" ma un racconto "di fede" attraverso personaggio forti e carismatici. Uno spettacolo laico, che parli e soprattutto possa provocare tutti senza distinzioni, una sorta di musical al quadrato una messa in scena che recupera in maniera esplicita le laude, ovvero la matrice francescana e giullaresca del musical moderno. Ma è anche un antimusical,volutamente spoglio in cui tutto è significativo e simbolico."

lunedì 10 dicembre 2012

Si avvicinano le elezioni politiche



Si avvicinano le elezioni politiche in Italia e ne sentiremo di belle promesse dalla voce di tutti i candidati. Ma sarebbe più opportuno che, questa volta i cittadini tutti scendessero in piazza per fare i loro comizi e dire a tutti i candidati ciò che chiedono al nuovo governo.
Intanto la difesa della salute di tutti e la possibilità per chiunque, povero o ricco, di avere una risonanza magnetica entro 24 ore. E per la salute un ritorno massiccio all’agricoltura. Come diceva il contadino Giovanni Parolin, la salute dell’uomo comincia nel momento in cui il seminatore getta il seme nel solco.
Poi la difesa dell’ambiente e la lotta all’inquinamento e a chi avvelena la vita della gente; inoltre la Scuola, una scuola per tutti e a misura di ciascuno  che guardi ogni alunno prima di tutto come persona: senza una scuola rinnovata nei metodi e nei programmi è compromesso il futuro di una nazione.
Le tasse per tutti ma proporzionate allo stipendio, per esempio non più di un terzo di quello che si guadagna.
Aumentare poi il netto della busta paga dei lavoratori e abbassare gli stratosferici stipendi dei dirigenti pubblici e del parlamentari. Dal punto di vista dell’equità riteniamo immorale una pensione di ventimila euro al mese quando c’è gente che prende  appena cinquecento euro. Guardare  con serietà il problema degli armamenti come afferma Antonio Sciortino: il costo di un solo aereo F-35 servirebbe a rimediare alla vergogna degli esodati lasciati senza stipendio e pensione.
Infine la lotta seria e intelligente alla criminalità organizzata, si chiami essa mafia, ‘ndrangheta, camorra o quant’altro, la quale, spudoratamente, spesso si allea con politici ambiziosi che hanno bisogno di voti per emergere.
E’ il nostro appello FORTE ad impegnarci davvero, allo scoperto, come singoli e come gruppo, civilmente, perché torniamo ad essere un Paese civile e rispettoso di leggi di giustizia ed equità.


giovedì 6 dicembre 2012

Il Kung Fu per la crescita della persona

Palestra di Kung Fu


Diffusosi in occidente come tecnica di lotta, il kung fu si è conquistato nel tempo il ruolo di disciplina capace di contribuire alla crescita globale della persona, anche dei più piccoli.
La pratica di tale disciplina non va finalizzata esclusivamente alla difesa personale o al semplice agonismo sportivo, che sono solo espressione esterna del kung fu. L’arte marziale va abbracciata nella sua totalità, con i suoi aspetti culturali, filosofici, storici…e diventa allora motivo di crescita personale, migliora il carattere e le capacità di relazione con l’altro. Infatti esso si presenta come lotta interiore per equilibrare gli “opposti” e i “complementari” che esistono dentro di noi, il corporeo e il mentale, il femminile e il maschile, lo yin e lo yang su cui si basa  tutta la cultura cinese. Non bisogna eliminare né l’uno né l’altro, bensì svilupparli in equilibrio. Riportiamo qui di seguito quanto afferma il medico Guido Bernardini, insegnante di arti marziali ai bambini dai 5 ai 12 anni a Roma: “Cercavo  una percezione più rigorosa del corpo e del respiro: con la pratica delle arti marziali ho trovato nuove strade per accedere alle dimensioni più interiori di me stesso…In palestra cerchiamo di far esprimere i nostri piccoli allievi in tutta la loro creatività e miriamo a far sì che con lo spirito del gioco, imparino a conoscersi meglio, a percepire le loro potenzialità e a migliorare le relazioni con gli altri. Durante gli allenamenti tengo sempre presente l’elemento filosofico degli opposti…Posso dire di aver visto bambini timidi o, al contrario, aggressivi e irrequieti, migliorarsi attraverso il kung fu. In ogni caso gli allievi prendono più coscienza del proprio corpo, migliorano la coordinazione, con benefici sulla salute e sulla crescita.”

da Monica Callori e Paolo Crepaz, L'arte del Kung Fu, Città Nuova n.3 2003

mercoledì 5 dicembre 2012

"Dialogo in Albania" di Donika e Luan Omari

Donika e Luan Omari a Castelgandolfo

Luan Omari: "La pace è sotto la minaccia del terrorismo che incombe quotidianamente su tutta l'umanità e che può colpire indistintamente ogni persona... Ma la  lotta contro il terrorismo è inscindibile dall'affermazione di principi e valori universali come la solidarietà e la fratellanza, il rispetto dell'altro. Nella formazione di questi valori siamo impegnati  con risultati tangibili. Posso dire che il Albania abbiamo già un'esperienza concreta di solidarietà...e malgrado vicissitudini e difficoltà storiche, gli albanesi hanno fiducia nell'avvenire, perché sono coscienti di essere anche essi di valori molto importanti. Uno di questi è la coesistenza pacifica tra le diverse comunità religiose, che è un fenomeno caratteristico del nostro paese. tale tolleranza religiosa irradia un sentimento di solidarietà ed ospitalità che è stato sempre una peculiarità della nostra gente..Ritengo che anche gli albanesi, emigrati a centinaia di migliaia in altri paesi europei, abbiano bisogno di sentimenti di comprensione e solidarietà per non essereemarginati...benchè la grande maggioranza di essi  sia composta da persone oneste e laboriose."
Donika Omari: "Il dialogo porta all'apertura, l'apertura al dialogo. Il processo è lungo e difficile, ma ogni passo avanti è da apprezzarsi comeuna speranza per il futuro, speranza di unità e di pace. Mi ha impressionato uno scritto di Johannes Rau sulla libertà dei credi religiosi. Dice tra l'altro: Nel dialogo nessuno è costretto a negare le sue convinzioni. A volte abbiamo l'impressione che tolleranza e rispetto verso gli altri, vogliano dire non solo rispettare la verità degli altri credi e convinzioni, ma considerarli,questi, giusti come i tuoi. Però è sbagliato. la tolleranza non è mancanza di differenziazioni. Tolleranza e rispetto vogliono dire appunto accettare  il diritto all'esistenza di convinzioni e verità di altri credi, anche se tu non li conideri giusti". Stavo chiacchierando con un caroamico italiano, ed eravamo d'accordo su tutti gli argomenti; all'improvviso un punto di disaccorso...E' stato impossibile arrivare ad un ragionamento che potesse avvicinare le nostre posizioni. Abbiamo allora rimandato la nostra discussione. Però ci siamo salutati abbracciandoci, per mostrare all'altro e a noi stessi che niente era cambiato dentro di noi, che l'affetto e l'amicizia sono rimasti intatti."

da "In dialogo per la pace- Atti delConvegno Castelgandolfo 28-30 maggio 2004

martedì 27 novembre 2012

"Stringo la mano di voi tutti" di Tonino Bello

Don Tonino Bella con la comunità di Molfetta

 Una delle voci più significative del dialogo con uomini e donne di convinzioni non religiose è stato il Vescovo Tonino Bello. Un interessante libro  "La messa non è finita" (Rizzoli) scritto da Gianni di Santo con Domenico Amato ne ripercorre la vicenda umana. Proponiamo, dal libro, un brano del suo primo discorso da Vescovo a Molfetta nel settembre del 1982:
"Spartiremo il pane e la tenda. Anzi faremo in modo che la nostra tenda e il nostro pane siano disponibili per quanti, dispersi o sbandati, incontremeno nel viaggio...Ancora non conosco i vostri volti, però  stringo ugualmente la mano di voi tutti, non solo di voi credenti, ma anche di coloro che, pur non convividendo le nostre speranze cristiane, speimentano come noi la durezza della strada e si impegnano perchè la loro vita e quella degli altri sia più degna dell'uomo."
Tonino Bello

sabato 24 novembre 2012

"Ogni persona è unica" di J. L. Borges


Jorge Luis Borges (1899-1986)

 Ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un po’ di sé e si porta un po’ di noi.
Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla.
Questa è la prova evidente che due anime non si incontrano mai per caso.

            Jorge Luis Borges

giovedì 22 novembre 2012

Lavoro e democrazia



"L'italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Si sarebbero potuto scrivere altre parole come libertà , giustizia, uguaglianza o persino fraternità ; invece in quell'incipit del patto fondativo   della nuova società  italiana fu inserita la parola lavoro...Una scelta doppiamente coraggiosa, se si pensa alla retorica del lavoro che aveva caratterizzato il Ventennio.
Nella semantica di quel lavoro c'era la vicenda storica dell'Italia contemporanea, dove la democrazia stava avanzando proprio grazie al grande movimento di lavoratori, uomini e (poche) donne, che divennero veramente cittadini quando...divennero lavoratori nelle fabbriche, nelle officine, nelle scuole, negli uffici e nelle cooperative...I padri costituenti, in quella felice e originale formulazione del primo articolo della Costituzione...hanno creato la più bella equazione della nostra storia repubblicana, quella che pone l'eguaglianza tra democrazia e lavoro: la Repubblica è democratica perché fondata sul lavoro, altrimenti la Repubblica si fonda su rendite e privilegi, e quindi non è democratica.
Non è facile oggi leggere seriamente quell'articolo e al contempo restare passivi in un’Italia e in una Europa che, da una parte, lasciano troppi milioni di persone fuori dalla "città  del lavoro", e dall'altra fanno troppo poco di fronte a nuove forme di schiavitù e servitù.
Quell'articolo ci dovrebbe far capire che la lotta alla disoccupazione deve avere lo stesso posto che occupa il lavoro nella nostra Costituzione: il primo. Non si può barattare il lavoro con i profitti né tanto meno con le rendite, perché quando il lavoro della persona umana è negato, è in profonda crisi prima di tutto la democrazia.
C’è poi un secondo messaggio molto attuale che ci arriva dall'articolo 1 e dalle sue semantiche: lavorare non è l'esperienza del servo e dello schiavo. Una tesi che ci chiama a una profonda riflessione quando constatiamo che il capitalismo senza regole e senza misura sta creando nuove forme di schiavitù e di servitù nei livelli più alti e più bassi del mondo del lavoro.
                                                                                                                                           Luigino Bruni

da Luigino Bruni, Lavoro pietra angolare, Avvenire 4 novembre 2012

giovedì 15 novembre 2012

"Quando si fa qualcosa per i poveri" di Lorenzo Milani

Quando si fa qualcosa per i poveri non si deve pensare che si fa loro un dono, ma che si paga un debito. E' tutto qui. Quando si scrive o si parla ai poveri, bisogna pensare di farlo non per insegnare, ma solo per dare loro i mezzi tecnici necessari con i quali essi possono insegnare a noi le inesauribili ricchezze di equilibrio, di saggezza, di concretezza, di religiosità potenziale che Dio ha nascosto nel loro cuore, quasi a compensarli della sperequazione culturale di cui sono vittime.

Lorenzo Milani

da Mario Pancera, Lorenzo Milani, Edizioni Paoline. 1987

mercoledì 14 novembre 2012

"Quando Buddha si svegliava" di Chiara Lubich

Ogni mattina quando Buddha si svegliava, pensava sempre: "A chi farò il bene oggi?"
Dobbiamo anche noi far sempre così: tutte le mattine svegliarsi e dire "A chi farò il bene oggi?". E poi farlo.
Chiara Lubich

da "In dialogo per un mondo più unito" - Atti del Convegno Castelgandolfo 31 maggio 1967

Il paesaggio è parte di noi

Lo scrittore Fernando Pessoa ha scritto: "E' in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo". 
Una illuminante riflessione che Bernard Lassus. uno dei maggiori paesaggisti francese ha condiviso profondamente.
Chiamato in tutto il mondo a restaurare paesaggi compromessi o deturpati dall'uomo,  Bernard Lassus  al giornalista Gabriele Bojano che gli chiede l'influenza del paesaggio sulla nostra esistenza così risponde: "Il paesaggio ci circonda, ci avvolge, ne facciamo parte ed è parte di noi. Da quando l'uomo ha messo piede sulla Luna, la terra avrebbe dovuto - e così non è - essere un giardino. Lo diventerà forse, ma soltanto con un diverso e più consapevole approccio ai temi del paesaggio..." 
Un approccio  che tenga conto della complessità del paesaggio e della necessità di interventi interdisciplinari. Se per esempio pensiamo di salvare il paesaggio di una città metropolitana come Napoli, occorre come prima cosa umanizzare e rendere gradevoli e riconoscibili i quartieri dell'espansione recente e nello stesso tempo restituire decoro alla città consolidata, risolvere il problema delle periferie anonine e dispersive, e non affidare alla casualità le relazioni tra aree urbane e territorio rurale.

da Gabriele Bojano, Lassus, il "dottore" del paesaggio ferito, Il Corriere del Mezzogiorno 11 novembre 2012

martedì 13 novembre 2012

Oltre mille studenti sul Monte Amiata

Oltre mille studenti, provenienti da varie regioni d'Italia, hanno visitato nei giorni scorsi la mostra “Colori di un'Apocalisse / La Decomposizione dei Manifesti Pubblicitari” in corso presso la suggestiva Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio, sul Monte Amiata, in provincia di Siena.  
Questo straordinario afflusso di giovani è coinciso con gli eventi finali della XIV edizione di Penne e Video Sconosciuti promosso da Osa Onlus e dal Comune di Piancastagnaio (SI) con la collaborazione di enti ed istituzioni del territorio. Grande l'interesse, da parte degli studenti, per le opere esposte, le cosiddette “lacer/azioni”.
Diverse delegazioni scolastiche, dalle scuole primarie e fino alle scuole superiori, hanno avuto il piacere di essere accompagnate in visita personalmente da Roberto Alborghetti, che ha illustrato e raccontato aspetti, retroscena e realtà della sua incredibile ricerca artistica. 
La Scuola primaria di Piancastagnaio ha inoltre partecipato ad un vero e proprio laboratorio creativo, di cui riferiremo prossimamente. E' stata un'esperienza davvero sorprendente - quante altre mostre registrano in pochi giorni un così alto afflusso di giovani? - che ha avvicinato i ragazzi al linguaggio dell'espressione artistica. A suo modo, come qualcuno ha segnalato, una scelta rivoluzionaria e controcorrente quella di privilegiare, da parte di un artista, il rapporto ed il dialogo con le nuove generazioni. Un tentativo, anche questo, di rompere gli schemi ed i tabù, che a volte condannano l'arte alla solita cerchia di addetti ai lavori.
A Piancastagnaio, invece, oltre mille studenti si sono addentrati tra le sale della suggestiva Rocca duecentesca, toccando con mano – nel senso vero del termine – tele ed opere esposte. Anche questo un modo inusuale di conoscere e vivere il linguaggio artistico, da vicino, senza filtri e condizionamenti.     
La mostra “Colori di un'Apocalisse / La Decomposizione dei Manifesti Pubblicitari” presenta una quarantina di opere (tele, litografie, collages e tre speciali sciarpe di seta in edizione limitata), con le quali Roberto Alborghetti racconta - con il linguaggio provocatorio ed affascinante delle sue “lacer/azioni”- una singolare ricerca che l'ha condotto ad esplorare il mondo incredibile dei residui e dei particolari della carta delle pubblicità lasciati sui muri, lungo le strade di varie città del mondo. E i ragazzi saliti alla Rocca Aldobrandesca sono davvero rimasti a bocca aperta di fronte alla novità di questa ricerca, in cui il colore e le forme, assolutamente casuali, sono la chiave per vivere emozioni e per sentirsi tutti “un po' più vivi”.
a cura di Nicola Cirocco


La pace ha molti colori

A chi dice che la pace non ha un colore, io rispondo che non ha sì un colore ma molti colori; sono i colori dell'arcobaleno che racchiudono in sé le diversità che, unite nei valori comuni, portano all'unità delle donne e degli uomini e all'unità dei popoli.

Roberto Montanelli

da "In dialogo per la pace" Atti del Convegno Castelgandolfo 28-30 maggio 2004

lunedì 12 novembre 2012

La povertà è in forte aumento

Il mercato, considerato dalle nostre democrazie come unico elemento in grado di distribuire la ricchezza e di regolare in modo efficiente i rapporti economici, è divenuto di fatto uno strumento di appropriazione illegittima, un elemento nel quale i grandi monopoli privati hanno ormai stravolto le vecchie leggi di mercato che originariamente ne esaltavano le virtù (che pure erano presenti), imponendo la legge del più forte. Tutto ciò renderà i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Tanto è vero che anche nei paesi più sviluppati la povertà è in forte aumento e sta toccando anche i cosiddetti ceti medi.

Tito Labate

da Tito Labate, Giustizia Sociale in  Atto del Convegno "In dialogo per la pace, Castelgandolfo 28-30 maggio 2004

lunedì 15 ottobre 2012

Premio Nobel per la Pace all’Unione Europea

Catherine Margaret Ashton
All’Unione Eropea va Premio Nobel per la Pace 2012. Riportiamo un passo di un articolo di Catherine Margaret Ashton - Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dal titolo significativo: “Valori e diritti, la forza dell’Europa”.


L’unione europea ha una posizione ecnomica di rilievo nelle classifiche economiche…Ciò conferisce all’Unione Europea notevoli mezzi di pressione per promuovere le questioni che ci stanno a cuore, come il rispetto dei diritti umani e della dignità umana.
Nel mondo intero le persone credono negli stessi valori in cui crediamo noi.
Prendiamo ad esempio la “primavera araba” e ciò che chiedevano i manifestanti in piazza Tahrir: lavoro, dignità e diritti.
Riguardo al sostegno e alla realizzazione di tali richieste l’Unione Europea ha un punteggio superiore a qualsiasi altra potenza!
La politica mondiale sarà sempre più plasmata dalle richieste delle persone comuni: richieste di diritti, pace, prosperità, mentre i media sociali si faranno sempre più portatori del loro messaggio, consentendo agli attivisti di spezzare il loro isolamento, divulgare le loro idee e denunciare l’oppressione.
Sono poprio i temi per affronatre i quali l’Unione Europea fu fondata, e ai quali ha sempre garantito il proprio sostegno a livello mondiale…Il nostro impegno a favore dei diritti umani non segue il ciclo economico.
Nominerò tra breve il primo rappresentante speciale dell’Unione Europea per i diritti umani, il cui compito consisterà nel tradurre tale impegno a favore dei diritti umani nella prassi della politica estera. Sarà un lavoro difficile ma gratificante. Questa è la ragione per cui sono entrata in politica e per cui sono rimasta in politica.

Catherine Margaret Ashton
Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Catherine Margaret Ashton, Valori e diritti, la forza dell’Europa, Corriere della sera, 19 luglio 2012

venerdì 12 ottobre 2012

Ritornano Francesco e Chiara d’Assisi in un musical con Massimiliano Varrese


Massimiliano Varrese, attore eclettico che spazia tra la recitazione, il canto e il balleto, già apprezzato per la sua interpretazione del film Fuoco su di me, Premio per la Cultura del Dialogo al Festival di Venezia del 2006, ha ricevuto il prestigioso Premio teatrale “Vittorio Gassman” per la sua  innovativa interpretazione del musical Tre metri sopra il cielo, e il Premio Fraternità Città di Benevento nel 2008. Poi. dopo una serie di fiction televisive, ha scritto col mio amico Francesco Serino il libro L’estate è già finita (Sonda Edizioni) ed è nato un progetto teatrale in collaborazione con il maestro Maurizio Mastrini,  Processi invers,i sulle poesie di Diego Maria Porena. Ultimamente poi è stato protagonista al cinema del film Il mistero di Laura di Giovanni Galletta”. Lo abbiamo intervistato dopo i primi spettacoli del musical Chiara e Francesco. L'amore quello vero.

Oggi sei protagonista nella parte di Francesco con  Marina Murari nella parte di Chiara, nel musical diretto da Oreste Castagna, presentato con successo il 29 settembre a Rimini e il 6 e 7 ottobre ad Assisi. Sei soddisfatto di questo ruolo?
Moltissimo Al pensiero mi viene ancora la pelle d’oca, perché si è trattato di una coincidenza particolare. In questa ricerca nuova per la mia vita di artista, mi sono detto un giorno: mi piacerebbe interpretare Francesco d’Assisi. E con mia grande gioia mi è stato proposto di interpretare proprio Francesco nel musical “Chiara e Francesco il musical - L’amore quello vero”. Il fascino della sua figura mi giungeva da lontano, forse dalla mia fanciullezza, dall’amore che ritrovavo per la natura e anche dal personaggio di Eugenio in Fuoco su di me che è stato  il primo personaggio importante che ho interpretato sul grande schermo.

 
Quale è stato il tuo primo impatto con il nuovo personaggio?
Ho trovato davanti a me un gigante, un genio dello spirito che ha lottato fortemente per realizzare il suo sogno, spogliandosi di quegli orpelli che appesantivano la sua vita. Mi sono rispecchiato in Francesco ed ho trovato consonanza tra la sua scelta e il mio dire no a certi compromessi che il mondo dello spettacolo mi chiedeva. Ho vissuto giorni straordinari, con tutta la Compagnia, la mitica compagnia di Forza venite gente, che  hanno  cancellato certe immagini stereotipate del Santo che spesso hanno impedito a tanti giovani di oggi di trovare in Francesco un leader, scoprendo un uomo pieno di coraggio che ha rivoluzionato il mondo.


Lo senti quindi attuale per i giovani di oggi?
Francesco ha portato avanti la sua idea senza tener conto delle reazioni o dei giudizi degli altri. Ha sempre ascoltato la voce interiore della sua coscienza. Molti  l’hanno preso per matto, ma quella sua “follia d’amore” ha lasciato un segno grande nell’umanità. Egli parla a tutti, ma soprattutto ai giovani ai quali dice: “Se avete un sogno bello nella vita non abbiate paura dei giudizi degli altri, lottate per realizzarlo.” C’è una frase del film Fuoco su di me che è diventata il mio motto: “Il sognatore deve essere più forte del sogno”. Essa, mi pare, esprime molto bene la personalità di Francesco che ha avuto coraggio, determinazione e spirito di sacrificio per realizzare quello che aveva intravisto. Egli ha “perso tutto”, si è spogliato della ricchezza, ha lasciato la sua “divisa” a casa, ha indossato stracci, e ci ha insegnato che  possiamo guardare ogni creatura con occhi puri e che poter dire a una persona: “Ti voglio bene, sono disposto a far qualcosa per te” è l’atto più creativo e ci fa un gran bene.

nelle foto tre momenti dello spettacolo


giovedì 11 ottobre 2012

L’etica del vivere nel declino della mente

Molti paesi, come il nostro, negli ultimi decenni si sono internazionalizzati, acquisendo nuovi abitanti e tematiche etico-religiose di riferimento differenziate e disperse, mentre le tradizionali si sono in larga misura attenuate e laicizzate. Questi fenomeni hanno avuto origine già da lungo tempo, ancor prima delle cospicue ondate migratorie degli ultimi tempi, altrimenti sarebbe impensabile che un paese, che appariva o si dichiarava ancora largamente cattolico,  avesse poi approvato con referendum popolare due istituti come il divorzio e l’aborto ( sia pure sotto la dizione un po’ attenuata di legge per la maternità e paternità responsabile ) dichiaratamente avversati e proibiti dall’etica  presupposta come maggioritaria.
Rimane il fatto che le tematiche relative ai problemi dell’invecchiamento e del fine vita siano temi sensibili per almeno  quattro   motivi : 1) di  loro si è appropriata strumentalmente “la politica”; 2) interessano fatalmente tutta la popolazione, indipendentemente dai credi o non credi di riferimento ; 3) esistono dichiarazioni di indisponibilità anche a trattarne da parte di forze religiose ancora anagraficamente maggioritarie; 4) storicamente è avvenuto, anche di recente, che in alcuni stati i “deboli” o “malati” di mente siano stati categorizzati come soggetti non (o sub)-umani e quindi destinabili e destinati a “soluzioni finali”.
Per trattare di questi argomenti è quindi obbligo riferirsi al quadro etico-normativo fondante della nostra comunità statale : la Carta Costituzionale, che almeno nella prima parte è considerata unanimemente ancora oggi, documento intangibile per tutti i cittadini, sia per gli italiani indigeni sia per quelli che a vario titolo calpestano quotidianamente il suolo di questo paese geografico.
Ciò è reso maggiormente vincolante , se possibile, dal fatto che tutti i documenti internazionali  su questi temi che il nostro paese ha firmato nella Comunità Europea ( Convenzione di Oviedo, Carta dei diritti dell’Unione , etc. ), sono spartiti che recitano la stessa musica, sia pure con qualche variazione.
E’ noto che l’articolo 32 della Costituzione introduce, nel primo comma, l’individuo, come soggetto di un diritto fondamentale alla salute , mentre nel secondo comma, attribuisce a questo individuo il potere di non essere obbligato a nessun trattamento sanitario, se non per disposizione di legge, mentre nel terzo comma limita la legislazione ( e quindi tutti i futuri atti legislativi, di qualsiasi autorità che abbia il potere legittimo di emetterli ) nel senso che in ogni caso la legge non può violare i diritti della persona umana ( comma, com’è noto, introdotto su richiesta e relazione dell’onorevole Moro, poi approvato all’unanimità ) tra i quali principalmente la libertà dichiarata costituzionalmente inviolabile ( art.13 ).
Importante per il nostro tema, vedere come si è comportata in tempi recenti la legislazione quando tratta di cittadini che si suppone non abbiano piena disponibilità di sé stessi : la legge 180  ha imposto che solo l’autorità sanitaria locale, su proposta di un pubblico ufficiale medico, possa sospendere solo temporaneamente e provvisoriamente la validità dell’articolo 13, provvedendo ad un ricovero coatto. 
La normativa più recente ha poi previsto tulle le modalità attraverso le quali il cittadino ( o l’individuo, o la persona ) possono essere tutelati quando non siano capaci di provvedere a se stessi per qualsiasi motivo ( vedi la legislazione sulla tutela, sull’amministratore di  sostegno etc. ) individuando le possibili supplenze con un atto motivato e documentato della magistratura.
Tutto questo significa che la normativa si preoccupa di tutelare la persona, ed i suoi diritti irrinunciabili, anche quando un soggetto diviene incapace, temporaneamente o permanentemente, di rappresentarli nel contesto civile interpersonale o comunitario. Per converso ne consegue che è costituzionalmente “imprevedibile” qualsiasi norma che, al di fuori di questo contesto, sia atta anche solo ad attenuare i pieni diritti del soggetto debole o indebolito.
E’ superfluo notare che il concetto di “mente” ( e quindi di suo declino ) e che riguarda una parte, pure rilevante, del soggetto, non compaia nell’atto etico-politico di riferimento, come altre singole funzioni dell’uomo, ma vi compaiono i relativi concetti globali riguardanti l’uomo ( cittadino,  individuo, persona ).
I nostri padri costituenti, alternando a seconda dei contesti, queste tre parole, condensarono il meglio della cultura europea : idee provenienti dal giusnaturalismo, dalle rivoluzioni del seicento inglese, del settecento francese, del liberalismo europeo dell’ottocento, dai diritti del nostro Beccaria al personalismo cattolico francese del novecento.
Fin qui una tradizione abbastanza incontestabile.
Credo se ne possa leggere alla luce anche il futuro,  parafrasando  un antichissimo detto del diritto romano :  “il pieno rispetto della persona sia suprema legge dello Stato”.
Se si dovesse fare un elenco dei concetti etici di riferimento dei singoli concittadini si farebbe un inutile elenco di  molte pagine.
Nel mondo occidentale, dopo le ubriacature  politiche delle varie forme di stato etico dell’ultimo secolo passato, si ritiene unanimemente acquisito che lo Stato non possa e non debba avere “etiche” di riferimento, insomma che non  sia possibile nessuna “Sharia” : gli unici diritti che si riconoscono come universali e, quindi, garantitibili ad ogni cittadino della Repubblica, sono quelli previsti nel dettato costituzionale e il rispetto di quelli presenti nella testa di ciascuno, almeno che non prevedano atti  in contrasto con la legge : al di la di ogni diversità, lo Stato assicuri a tutti la vita e gli altri diritti espressi nella Carta, soprattutto quelli inerenti al diritto alla salute.
E’ comprensibile che se dal piano etico si passa a quello esistenziale sia della persona interessata sia dei suoi “con-giunti”, chiedersi cioè se esista e quale possa essere “l’etica del vivere” del soggetto  in declino, allora si aprirebbe un universo di pensieri, di comportamenti, di problemi molteplici ed affascinanti : ma non è questo il  tema del nostro discorso.
Il declino mentale o fisico appartengono spesso ad una fatale evoluzione della nostra condivisa natura : devono interessare la comunità, non per dettare ai singoli norme etiche di riferimento, ma per provvedere tutti quei provvedimenti atti a tutelare la vita umana della persona ( usque ad finem )  e la sua indisponibile dignità.
Piero Taiti

martedì 9 ottobre 2012

Uscire dall'individualismo



Maria Emmaus Voce

Si parla, ormai a livello globale, di crisi dei valori in tutti i settori, della famiglia, della politica, della società...ma soprattutto di crisi economica mondiale. E da questa situazione non è certo rimasta indenne la nostra Europa.Tuttavia è mia convinzione che la vera radice di tutto ciò stia fondamentalmente nella crisi dei rapporti. A livello personale, di gruppi e di nazioni occorre uscire dall'individualismo per andare incontro all'altro; intensificare il rapporto con ogni persona che ci passa accanto, fondandolo sul Vangelo, e contribuire, personalmente e tutti insieme, al bene e alla guarigione del pezzetto di umanità di cui facciamo parte.

Maria EmmausVoce

da  Dialogo tra amici, n.54 - Maggio 2012

sabato 6 ottobre 2012

"Non fare della Politica una professione" di Giuseppe Dossetti


Giuseppe Dossetti


Vengono pubblicati in un interessante volume “Il Vangelo nella storia. Conversazioni 1993-1995” (Edizioni Paoline) le ultime interviste a Giuseppe Dossetti sulla sua esperienza politica.
Con forza egli sottolinea alcune condizioni indispensabili per l’impegno politico: la pura gratuità , la doverosa non professionalità (un deciso NO ai politici di professione!) e un necessario limite della durata dell’impegno. Sono temi oggi molto dibattuti, ma che Dossetti con chiarezza estrema enunciava già nel 1993, all’indomani di “mani pulite”. Ne riportiamo alcuni passi.

Una prima condizione sarebbe proprio questa: che non ci sia un proposito di impegno politico che nasca dalla convinzione di una “missione a fare”. Nego “la missione a fare”. Nella politica non c’è. Mentre abitualmente e nell’esperienza concreta, la politica è stata pensata come una “missione a fare”. E’ questo che secondo me avvelena tutto.

La seconda condizione è la gratuità, che si misura  nella non professionalità  dell’impegno. Dove incomincia una professionalità dell’impegno, diventano possibili tutte le degenerazioni…Nascono  le degenerazioni a cui assistiamo in questa fase ultima del sistema che non ha ubbidito a queste condizioni: cioè alla fortuità, alla casualità, ma ha preteso di fare un progetto …che alcuni hanno preteso di portare avanti. Non è gratuità.

La realtà dei politici di professione, che sono tali da trenata a quaranta anni, credo che non la  si possa ammettere. Non si tratta di una ragione moralistica, ma di un principio. A certe “indispensabilità” così protratte io non credo – lo dico con molta sicurezza – perché la vita politica è una vita molto dispersiva. Ho fatto una grande fatica per tenermi in mano…Interrompere è una necessità fisiologica, oppure si prende tutto con superficialità estrema e allora si può vivere anche degli anni in politica, ma non si fa più politica. Fare politica dovrà essere considerato un episodio e un servizio che a un certo momento ci è chiesto, purché noi siamo convinti che il servizio deve durare poco.

Capitano da me moltissimi giovani a chiedere: che cosa faccio? Non ho una ricetta per tutti: guardo un po’il volto, capisco se la sua è un’inclinazione proprio disinteressata…allora magari lo incoraggio; se vedo che c’è un pochino di ambizione allora sono più guardingo e, piuttosto, lo trattengo.

Da Giuseppe Dossetti “Il Vangelo nella storia. Conversazioni 1993-1995”, Edizioni Paoline 2012