domenica 30 giugno 2013

"Una boa di salvezza per l'Europa" di Julia Kristeva

Julia Kristeva



L’Europa possiede una boa di salvezza nella tempesta che attraversa, ed è la sua cultura. E uno dei punti forti della cultura europea è la nostra concezione dell’identità.
Nel mondo globalizzato si parla molto di diversità culturale, ma in realtà ognuno mette avanti la sua identità e attacca quella dell’altro…Tutti prestano culto alla propria identità.
Lo spazio europeo è l’unico  ambito al mondo dove l’identità non è un culto, ma una domanda: “Chi sono io, se c’è l’altro? Che cosa posso fare per ascoltarlo?”
Queste domande si radicano nelle culture greca, ebraica e cristiana…Ogni idea, ogni valore si costruisce  in un continuo dialogo…Non esiste  altra soluzione, altro modello per il futuro della globalizzazione, se non questa visione dell’identità e dei valori  come ricerca perenne…Sviluppiamo gli incontri, i gemellaggi, il multilinguismo che non è ancora sostenuto abbastanza! Bisognerebbe cominciare con i bambini e creare, fin dall’asilo, classi di multilinguismo secondo un progetto europeo.

Julia Kristeva
da Julia Kristeva, Un accademia per l'Europa, Avvenire  23 giugno 2013

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sabato 29 giugno 2013

Il Comune: casa di tutti



Conselice (Ravenna)

Riportiamo un brano significativo dell’esperienza di Nerio Cocchi, già Sindaco di Conselice (Ravenna)

 “…Questo senso comunitario ha fatto da trama nella pratica di governo del Comune che amministro e si è maggiormente espressa in questi anni, rivelandosi come una chiave per superare i pregiudizi nei rapporti con l’opposizione, con le tante anime della società civile.
Quando si sceglie questo percorso comunitario, la pratica del dialogo diventa concreta ed è più facile ascoltarsi: al suo interno si consolida una nuova tolleranza, che scaturisce in un’azione di governo che non si pone contro qualcosa, contro le opposizioni o contro qualcuno in genere.
Il senso sta tutto dentro allo sforzo di non sentirsi solo espressione di una maggioranza.
Ed è con questo spirito che ho ricercato, al di là dei vecchi steccati ideologici e nel rispetto delle culture, l’incontro con i giovani cattolici…L’ho fatto partendo dal sentirmi un amministratore non solo di una parte della mia comunità e questa pratica ci ha contaminati…In una parola ci siamo messi in cammino superando vecchie divisioni e chiusure ideologiche per costruire una Conselice nuova. Insieme abbiamo cercato di cancellare una concezione proprietaria di certi valori, affrancandoli dall’essere solo di una parte, e da qui, camminando insieme, ognuno con le proprie idee, con i propri problemi e la propria storia, discutendo e cercando di capirci, senza essere sordi alle idee degli altri, non abbiamo solo costruito una nuova etica della politica ma ritrovato entusiasmo nel fare politica.
In questo percorso non sono cambiato solo io nel modo di fare politica, nei rapporti con la società civile, con l’opposizione, con i miei compagni di lista: ho avvertito che il Comune ora è diventato veramente la casa di tutti…Ora, guardando questa casa di tutti i conselicesi, comprendo meglio come, prima, fosse la casa della maggioranza dei cittadini che mi sosteneva, mentre oggi attraverso i tanti modi in cui il cittadino te lo fa capire, questa Amministrazione è di tutti."

Nerio Cocchi

da Nerio Cocchi, Comune: Casa di tutti,  da Atti del Convegno” Le ragioni della convivenza, la convivenza delle ragioni”, Castelgandolfo, 1-3 giugno 2001
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giovedì 27 giugno 2013

Nuovo stile di vita per tutti noi

Chiara Lubich, a Washington nel 2000, incontra 5000 musulmani
“Lo scopo, il fine, il motivo per cui Gesù è venuto al mondo è tutto racchiuso in una frase: Morire per la propria gente. E, notate, Gesù non è morto per la sua gente che era innanzitutto il popolo ebreo e poi l'umanità intera, soltanto in croce. No: Gesù è stato sempre pronto a morire per la sua gente. La sua vita ne è lo specchio più luminoso... avvicinando e sanando storpi, ciechi, paralitici, rifiuto di quella società che vedeva nel dolore una conseguenza del peccato, avvicinando peccatori e peccatrici pubblici, donne di strada e ladri, sfamando gli affamati... Oggi i poveri, i ciechi, i morti, i peccatori... sono altri, hanno magari altri nomi: drogati, emarginati, handicappati, gente con visione parziale della vira, solo terrena, ad esempio, gente che odia, che propugna il delitto contro la vita di ogni età e l'immoralità più assurda; abbiamo i figli soli del divorzio, alienati spesso perché senza famiglia, ammalati, moribondi perché senza soldi, vecchi abbandonati, giovani allucinati, deviati, carcerati. Gesù oggi verrebbe a morire per questa gente: per salvarla da tutti i mali. Ma Gesù è venuto venti secoli fa. Ora vuol tornare attraverso di noi.”

Chiara Lubich
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mercoledì 26 giugno 2013

Non voler trascinare l'interlocutore alle proprie idee

Un momento di dialogo in un convegno del Centro Mariapoli  a Castelgandolfo
 
Penso che il dialogo sia una scelta di vita che racchiude la capacità di aprirsi all'altro, non uno scambio intellettuale di principi limitato a pochi e quindi selettivo.
Pongo l'accento su l'altro, perché proprio con chi è diverso da noi il dialogo è più impegnativo e vero.
Spesso l'incapacità di far propria l'esperienza altrui, la mancanza di scoprire  nell'altro il meglio, genera dibattiti interminabili ed inutili che portano all'incomprensione e ad un inevitabile scontro, senza ascolto, ma con la preoccupazione di controbattere con l'intento di prevaricare o convertire.
Dialogare significa invece mettersi in discussione, essere "disarmati" per valorizzare e non per trascinare  l'interlocutore alle proprie idee.

Piero Nuzzo

da Piero Nuzzo, Agire per gli altri, atti del Convegno "Le ragioni della convivenza, la convivenza delle ragioni",  Castelgandolfo 1-3 giugno 2001
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martedì 18 giugno 2013

Passare dalle parole ai fatti!

Don Milani con un gruppo di alunni nella Scuola di Barbiana


Nel mondo ci sono milioni di cattolici, milioni di ortodossi, milioni di musulmani, di buddisti, di induisti e, naturalmente, con tutte queste religioni, la realtà del mondo la si vede tutti, anche senza andare troppo lontano: violenza e l’amore non esiste. Tutti parlano d’amore e poi i fatti… Quello che si dice sia come quello che si pratica... Ho presente l’esperienza di un prete, di don Milani. Quello che predicava era come quello che realizzava: all’occorrenza, per aiutare, faceva il muratore, il manovale; per me questo è un esempio di coerenza che non ha pari a livello politico e in generale. Bisogna trovare l’onestà intellettuale e quando si dicono delle cose bisogna realizzarle.

Navio Micheloni

Da Atti del corso di approfondimento per “amici del dialogo” di convinzioni non religiose, Castelgandolfo, 27 febbraio -1 marzo 2009.
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sabato 15 giugno 2013

"I ragazzi! Metterei il mondo nelle loro mani"

Roberto Saviano


La conoscenza è il primo strumento non solo per disarticolare il narcotraffico, ma anche per permettere a un Paese di essere cosciente dei flussi che determinano il suo destino. Mi spiego: se un ragazzo italiano si accorge che, mentre le aziende non producono più e i consumi ristagnano, continuano a sorgere centri commerciali, condomini,, negozi, comincia a rendersi conto che dietro c’è l’azione dei gruppi criminaliche riciclano denaro, strappono appalti, drogano il mercato. Se lo sai, ne parlerai,  costruirai indignazione, educherai tuo figlio…I ragazzi mi infondono forza, arrivano alle presentazioni accompagnati dai genitori, come se andassero al concerto di VascoRossi. Sono liberi da ideologie, privi del livore che ha divorato la mia generazione, aperti alla possibilità di inventare un mondo nuovo…Mi raccontano che spinti dai miei libri, vogliono diventare magistrati, poliziotti, giornalisti…Metteri il mondo nelle loro mani.

Roberto Saviano

Da Paolo Perazzolo, Roberto Saviano. Se potessi tornare indietro, Famiglia Cristiana 9 giugno 2013
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giovedì 13 giugno 2013

Con Daniele Greco rinasce la passione per l’atletica tra i giovani

Daniele Greco
   Il 24enne Danielo Greco, oro agli europei indoor salto triplo nel marzo 2013, ha riacceso  nei giovani la passione per l’atletica leggera. E non solo. I vari istituti superiori se lo contendono per la sua capacità di dialogare con gli studenti e i docenti, appassionandoli allo sport ma anche a valori quali giustizia, lealtà, solidarietà, amore per i più deboli. Cosciente delle proprie capacità atletiche non si esalta e riconosce il valore dei compagni di squadra e di chi lo ha preceduto. Al giornalista Cesare Monetti che le chiede cosa ne pensa della nuova generazione dell’atletica italiana, così risponde: “Finalmente si sta compiendo il cambio generazionale…Dicono che io sia la punta di diamante della nazionale, ma non mi reputo adatto a questo ruolo. Ci sono diversi ragazzi di assoluto livello come Alessia Trost, Michel Tumi, José Bencosme. Una piacevole boccata d’aria dopo qualche anno poco felice. Ma non dimentichiamoci che ci sono ancora grandi leoni come  la Di Martino, Donato, il martellista Tizzoni che sono un esempio per noi giovani”1. 

1- da Cesare Monetti, Greco tre salti nel futuro, Avvenire 6 giugno 2013 
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mercoledì 12 giugno 2013

I CONFLITTI SI POSSONO RISOLVERE




Dove ci sono uomini, ci sono conflitti. Questo ci dice la storia e sembra inevitabile. Invece l’esperienza dimostra che i conflitti si possono risolvere. Io credo che noi abbiamo degli strumenti per cambiare quello che sembra inevitabile nella natura dell’uomo. Possiamo essere mediatori in tanti piccoli conflitti di ogni giorno, nei diversi ambiti dove la nostra vita si sviluppa.
Lavoro in una fabbrica di pezzi di ricambio per automobili. Da 7 mesi abbiamo un dipartimento tecnico, uno di controllo di qualità e un altro di produzione. Fra questi due ultimi c’era sempre conflitto, non di violenza fisica ma verbale. Allora ho deciso di fare il mediatore…Ho cercato di essere presente, nella misura del possibile, nelle riunioni dove discutevano i problemi, e di ascoltare l’una e l’altra parte. Cercavo quello che avevano in comune e lo facevo vedere. Mostravo loro che quelle opinioni che sembravano diametralmente opposte, erano in realtà differenze di sfumature nel modo di vedere la stessa cosa. In poco tempo si è ristabilito il rispetto e hanno acquistato la tolleranza, e il risultato nel lavoro è stato evidente.
Continuo a svolgere questo ruolo di mediatore perché voglio dare il mio contributo per creare sempre più una cultura di pace tra le persone del mio Paese.

Martin Achaval

Da Dolors Dinares e Martin Achaval, La pace: una sfida alla portata di tutti, In dialogo per la pace, Atti del Convegno Castelgandolfo 28-30 maggio 2004
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lunedì 10 giugno 2013

A CHE SERVE UNA GUERRA?

Guerra in Siria!


“Il male produce il male, come la palma produce il dattero. E la realtà mostra, nel campo della guerra, l’inconsistenza pratica del machiavellico aforisma secondo cui “il fine giustifica i mezzi”. Il fine può essere la giustizia, la libertà, l’onore, il pane: ma i mezzi producono tale distruzione di pane, di onore, di libertà e di giustizia, oltre che di vite umane, tra cui quelle di donne, bambini, vecchi, innocenti di ogni sorta, che annullano tragicamente il fine stesso propostosi. In sostanza la guerra non serve a niente, all’infuori di distruggere vite e ricchezze…Se quanto si spende per le guerre, si spendesse per rimuovere le cause, si avrebbe un accrescimento immenso di benessere, di pace di civiltà: un accrescimento di vita. E non è meglio vivere che morire ammazzati?”

Queste parole sono di Igino Giordani, tratte dal libro intitolato Inutilità della guerra, edito da Città Nuova nell’aprile del 2003. Igino Giordani nasce nel 1894 e  muore nel 1980. Cristiano, ha combattuto nel primo conflitto mondiale. Fu uomo politico, giornalista, studioso, scrittore nel campi più diversi. In particolare è stato membro della Costituente e deputato. Il volume apparve nel 1953, quando era in corso la guerra fredda ed era forte il timore di una terza guerra mondiale.
Come dice Alberto Lo Presti nella prefazione: “Ci sono opere che hanno il sapore della perenne attualità. Nascono di sicuro sotto la spinta di problemi contingenti, ma producono un insegnamento che travalica la condizione storica e si mettono al servizio di ogni uomo, in ogni epoca, di qualsiasi luogo.”
 Valeria Di Filippo

Da In dialogo per la pace, Atti del Convegno , Castelgandolfo 28-30 maggio 2004
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giovedì 6 giugno 2013

"Li dentro la parola viaggio era proibita" di Erri De Luca

Dietro le griglie del penitenziario dell'isola di Procida

I pubblici poteri hanno visto le isole come reclusioni naturali, piantandoci dei penitenziari.
Ho avuto invece la notizia opposta: le isole sono state per me il concentrato della libertà.
Perciò sul loro suolo, più che in terraferma, è osceno l’edificio delle detenzioni.
Le sbarre e il mare: è la più insolente contraddizione, più della fame innanzi a una tavola imbandita.
Da mare guardavo la cupa fortezza di Procida.
Dietro le griglie spuntava a volte un braccio per saluto a noi, liberi sulla barca.
Rispondevo con la mia maglietta e con l’agitazione delle braccia al vento.
Lassù, dentro il perimetro sbarrato anche a togliersi le scarpe si restava nella camicia di forza degli anni di pena assegnati.
Li dentro la parola viaggio era proibita.

Erri De Luca

Da Erri De Luva, Elogio del camminare, Avvenire, 24 maggio 2013
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