martedì 17 giugno 2014

Piccoli eroi quotidiani

I giovani di Ways of Peace incontrano il Sindaco e gli Assessori di Loreto
"Noi giovani siamo chiamati a vivere da piccoli eroi quotidiani. La nostra è una generazione generosa, che non fa calcoli, una generazione che giorno dopo giorno è al servizio dei fratelli e del mondo." Così dicono i giovani emiliani e marchigiani che hanno dato vita al progetto Ways of Peace, nato da un viaggio in Terra Santa nell'estate del 2010, con l'intento di scoprire questa terra divisa e senza pace che sembra destinata ad un conflitto eterno e all'isolamento dal resto del mondo.
Conoscere le comunità locali e toccare con mano le ferite di un popolo, ascoltare le storie di giovani, bambini, anziani che soffrono per la divisione e la guerra, ha fatto nascere in ciascuno il desiderio di rispondere a tutte quelle persone che proprio lì dove sembra impossibile, scelgono di vivere per realizzare la Fraternità.
Il progetto vuole essere un contenitore di tutte quelle piccole o grandi azioni che possono costruire ponti fra le associazioni, istituzioni, con chi lavora per la Pace, con le realtà ecclesiali e persone di altre religioni e convinzioni, che si adoperano per la Fraternità universale nel nostro territorio e in Terra Santa.
Sono seguite altre visite in Terra Santa ricambiate da un viaggio in Italia di una delegazione della Palestina con la partecipazione a una serata di riflessioni e testimonianza sull'incontro con l'altro diverso da me, sulla necessità del dialogo e dell'accoglienza reciproca. La proposta lanciata dai giovani, nonostante  culture e religioni diverse, di vivere per la Fraternità è stata forte e decisa, come forte è la testimonianza. che hanno dato insieme. Si continua a lavorare per progetti futuri.

Gruppo del dialogo di Ancona

da Dialogo tra amici, Anno 19, Aprile 2013

mercoledì 4 giugno 2014

Promuovere vere cooperative di lavoro in ogni scuola

giovani progettano a scuola
Ho sempre pensato che la crisi della scuola italiana è essenzialmente dovuta ad una eccessiva teorizzazione di tutti i processi formativi, venendo meno il progettare e il fare anche lì dove dovrebbe avere un posto privilegiato: negli istituti tecnici e professionali. 
L’uomo si forma applicando la mente ma anche le braccia. Purtroppo nelle nostre scuole le braccia vengono usate solo per scrivere e tutto al più per sfogliare libri. Finanche la scuola media inferiore ha spesso trasformato l’educazione tecnica, musicale e artistica in educazione teorica facendo studiare ai ragazzi pagine e pagine di storia dell’arte, della musica e della tecnica.
Penso che ore di attività manuali siano indispensabili a tutti i ragazzi e giovani di ogni tipo di scuola Se poi queste attività pratiche potessero diventare anche socialmente produttive allora sarebbe l’optimum. Si contano sulle dita della mano, in Italia, scuole che si prefiggono questi obiettivi di crescita integrale dei nostri giovani e di produttività sociale. Avendo insegnato per 35 anni nella scuola inferiore e superiore ho buone ragioni per credere che il rifiuto spesso violento dell’istituzione scolastica è dovuto essenzialmente all’incapacità della scuola italiana ad incanalare le energie vitali dei giovani in appropriati itinerari formativi che tengano in conto lo sviluppo mentale e quello pratico e manuale, senza per questo trascurare gli strumenti culturali di base che sono indispensabili per potersi destreggiare in questo mondo e per non farsi sopraffare dal potere.
Una circolare ministeriale prevede che in ogni scuola si possono dedicare ore curricolari per formare i giovani alla cooperazione e realizzare delle vere e proprie cooperative di lavoro, socialmente produttive. Pochissime le scuole che hanno realizzato questo progetto.

P. L. L.

martedì 3 giugno 2014

Abbiamo molto da imparare dall'altro


Together4Peace un esperienza di dialogo in Belgio
Come dialogare? In primo luogo dobbiamo essere spogli di preconcetti, liberi di sentire e ascoltare ciò che l’altro ha da dire, se vogliamo davvero capire che cosa l’altro vuole esporre, il suo punto di vista, il suo contesto culturale. Questo significa essere umili, sapere accogliere e rendersi conto che abbiamo molto da imparare dall’altro.

Quando esponiamo qualche esperienza, non significa che siamo migliori di chiunque altro, perché siamo stati in grado di realizzare qualcosa di concreto, no; noi desideriamo semplicemente che sia ascoltato quello che doniamo e vogliamo mostrare a chi ascolta che si è in grado di dialogare e quindi agire di conseguenza.

Non sposteremo le montagne, non fermeremo tutti mali di questo mondo, ma possiamo aprire delle prospettive. Nella nostra casa siamo capaci di dialogare? Nel nostro lavoro si pratica il dialogo?

Sogniamo un mondo migliore, ma il mondo migliore può essere quello intorno a me, che può essere limitato ad un singolo quartiere, ad una singola casa.

Si contribuirà alla trasformazione del nostro mondo se condividiamo con altri conoscenze, pensieri, idee e trasformiamo queste idee in azioni concrete verso un obiettivo comune.

Penso che sia una piccola rivoluzione, semplice e allo stesso tempo complessa, perché, come dice Eric Froom, l’amore è un’arte e come ogni arte dovrebbe richiedere sforzo, dedizione e diventare azione. Il dialogo è uno degli strumenti di questa arte.


Maria Virginia de Celis
(Mariapoli Ginetta. San Paolo – Brasile)


da Dialogo tra amici, n.56, Aprile 2013