venerdì 23 novembre 2018

Maria Romana De Gasperi: IMPAREREMO A SENTIRE IL DOLORE DI QUELLI CHE FUGGONO!

Maria Romana De Gasperi

“Naufragio al largo della Libia: oltre 100 morti”. Com’è strano l’animo umano: se qualcuno grida sulla stra spiaggia che sta per annegare, tutti ci sentiamo responsabili quando non fosse possibile salvarlo. Questi morti affogati invece pare non ci commuovono…Così la scomparsa di un barcone nelle acque del nostro mare viene letta  come una notizia negativa, ma senza trasporto…E’ la piaga del nostro secolo, è la sfida alla nostra umanità.

Maria Romana De Gasperi


Avvenire. 22 settembre 2018 Maria Romana De Gasperi, Quando impareremo a sentire il dolore di quelli che fuggono?

martedì 20 novembre 2018

Brandly James: Cercare la propria identità

Brandly James



E da poco passato in TV la serie “I Medici: Lorenzo il Magnifico” . Un lavoro dignitoso e bene interpretato che ci ha mostrato anche la radice violenta nelle lotte per il potere che si scatenarono nel Rinascimento. Fra i protagonisti Giuliano dei Medici, interpretato ottimamente dall’attore inglese Brandly James    che ha subito da subito il fascino della nostra Storia e della citta di Firenze.
In un’intervista ha rivelato che questo lavoro impegnativo sulla figura di Giuliano, un giovane complesso e dalle grandi idealità, lo ha portato a interrogarsi profondamente e a cercare la propria identità. Un impegno che ha apportato una vera crescita a livello personale, perché, come afferma “ ho imparato a osservarmi meglio, giudicando meno gli altri, uscendo da una sorta di bolla nella quale volevo costringermi. Nessuna ossessione o ambizione, però se vuoi lavorare bene la priorità deve essere questa, a qualsiasi livello.”

Riscopriamo il valore "alto" della politica



Ho semre avuto un forte interesse per i problemi sociali, le ingiustizie, la povertà, lo sfruttamento sul lavoro, il razzismo ecc. Ritengo l'agire politico il terreno privilegiato per intervenire contro queste forme di disagio, pur sapendo che sulla politica si concentrano interessi economici e ambizioni di potere che ne hanno svilito il ruolo "alto" che le compete.

Stefano Talamonti


da Insieme per l'Albania,  da In dialogo per un mondo più unito Atti del Convegno a castelgandolfo dal 31 maggio al 1 giugno 1997

lunedì 19 novembre 2018

Andare incontro al prossimo


  




      Quante volte chiamano alla nostra porta? Puó essere il postino, un vicino di casa, l’amico di un nostro figlio, o anche uno sconosciuto…  Cosa vorrá?  Sará prudente aprire, lasciar entrare a casa qualcuno che non conosciamo?
Ebbene, l’ IDEA DI QUESTO MESE, ci invita ad accogliere ogni ospite inaspettato.

      Tutte la comunitá sono invitate a superare le paure, le divisioni, le false sicurezze, per andare incontro al prossimo. Infatti, ogni giorno si presentano situazioni con diversi “vestiti”: le sofferenze quotidiane, le difficoltá che suscita la propria coerenza, le sfide per le scelte importanti della vita, ma soprattutto quelle sofferenze legate ai volti dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sul nostro cammino.

     E qui troviamo un invito personale a far tacere i rumori per riconoscere ed ascoltare quella voce dell’amore, l’unico capace di liberarci delle nostre paure e portarci ad aprire la porta del cuore.

Claude Larrique 
    

domenica 18 novembre 2018

Chiara Lubich: L'amore è come il fuoco

Liliana Cosi nella Scuola di danza classica a reggio Emilia 


“É necesario far tacere tutto in noi per scoprire la voce dentro. Ed é necesario estrarre quella voce come un diamante dal fango: pulirla, mostrarla e offrirla nel momento opportuno, perché é amore e l’amore va dato; é come il fuoco che brucia quando viene comunicato alla paglia o al legno, altrimenti si spegne. L’amore deve crescere in noi e straripare”.

Chiara Lubich

     


sabato 17 novembre 2018

Mamma Africa



Delia, una signora italiana proprietaria di un bar, racconta: 

“Un caldo pomeriggio di domenica, seduti sul marciapiede c’erano alcune madri con i loro figli affamati. Li invitai a passare e gli dissi che gli avrei dato gratuitamente qualcosa da mangiare ai bambini. Loro si vergognavano per non avere soldi, ma io insistetti, e finalmente accettarono.  A partire da quel momento, il mio bar é diventato il bar degli immigranti, la maggior parte dei quali é musulmana. Molti iniziarono a chiamarmi  ‘mamma Africa’.  I miei vecchi clienti, a poco a poco, si andarono perdendo, in modo che la piccola sala dedicata alle partite dei pensionati é diventata quella dei bambini, dove possono studiare e giocare, con la comoditá che le mamme possono cambiare i pannolini al bimbi, oppure si é trasformata in un’aula per le lezioni di italiano. Io non ho fatto una scelta in realtá, ma tutto é nato da una necessitá, quella di non guardare dall’altra parte. Grazie a loro ho avuto contatto con persone ed associazioni che  mi sostengono e mi aiutano ad andare avanti. Se dovessi ricominciare, lo farei volentieri. Per me la cosa importante é dare”.

      

domenica 4 novembre 2018

Nostalgia



Massimiliano Varrese nel Docufilm MI-Ka-El

«La nostalgia è un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi» (J. Saramago).
Composta da “nóstos ” (ritorno) e “algos” (dolore, sofferenza), la nostalgia esprime il “dolore del ritorno” o meglio la sofferenza provocata dal desiderio di rivivere emozioni e/o esperienze passate.
Con questa parola - entrata nel vocabolario nel XVII secolo - il medico svizzero J. Hoferr (1662–1752) descrive la patologia diffusa tra i soldati che, costretti ad arruolarsi, accusavano il “sintomo”della mancanza della ’propria’ casa. Nel tempo il sintomo si è trasformato in un sentimento, ma è rimasto intatto e presente nel cuore dei migranti che lasciano casa, famiglia, patria e terra per una prospettiva di vita meno precaria e senza guerra. È presente e viva, la nostalgia, anche nel cuore di tanti, giovani e meno giovani, costretti a lasciare la propria ‘casa’ alla ricerca di lavoro. La nostalgia è quindi legata per lo più alla perdita di un passato che presumibilmente non potrà più fare ritorno.
Ossessionati dal voler trasmettere un’immagine sempre positiva di noi, tendiamo a tacitare quella parte di noi che potrebbe farci apparire nostalgici e quindi … fragili. Eppure «Le persone nostalgiche sono in realtà le più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato e fare della vita un percorso compatto». Scrive così il prof. Constantine Sedikides, direttore del Centro di ricerca sull’identità personale dell’Università di Southampton. A dispetto quindi del suo significato originario, la nostalgia è di fatto il sentimento che caratterizza le persone che non temono di volgere lo sguardo al passato, a un incontro, a una vecchia fotografia, alla scena di un film, a una panchina, a un’alba. È il sentimento che caratterizza le persone che non hanno paura di ascoltare una canzone e una voce né di percepire odori e sensazioni apparentemente perduti. 
Il vero “nostalgico” vive fondamentalmente convinto che «Quando ti viene nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti» (E. De Luca). Il vero nostalgico – non il melanconico - sa apprezzare il ’non-ancora’ di ciò che c’è già stato e si è già vissuto. Lo ritiene infatti ancora capace di consegnarci emozioni, promessa che chiede del tempo per essere mantenuta, luce che può continuare ad avvolgere il nostro quotidiano, gusto da assaporare ancora una volta.
Per questo, la nostalgia non è tristezza e non è felicità. È invece ciò di cui siamo impastati: realtà vissute ed esperienze solo desiderate, lacrime versate e sorrisi che hanno colorato il nostro volto, dolore provato e bellezza desiderata. Vivere la nostalgia vuol dire abbandonarsi alla vita già vissuta, che con tutto il suo carico di esperienze e di emozioni fa intravedere chi siamo e chi possiamo ancora essere. La nostalgia può renderci tristi per un istante ma, immediatamente dopo, a qualsiasi età, può proiettarci in orizzonti nuovi, ancora palpitanti di vita e carichi di speranze.

Nunzio Galatino

da Il Sole 24 Ore  20 agosto 2017


sabato 3 novembre 2018

Venir fuori dalla "notte del dialogo"



Direi che il paradosso che viviamo oggi è questo: l'umanità è pronta più che mai ad essere se stessa, eppure essa stessa constata la propria capacità di rispondere a questa sua vocazione.
Abbiamo le risorse per "essere umanità", eppure assistiamo continuamente al fallimento di questa aspirazione. 
Chiara Lubich, alla fine della sua vita, ha descritto la nostra epoca, almeno in Occidente, con la categoria di "notte culturale". 
Credo che si possa dire che questa sia anche una "notte del dialogo". Ma penso che in questa notte sia nascosta una luce, cioè la possibilità di una nuova cultura del dialogo che dobbiamo costruire insieme.

Jesus Moran

da Jesus Moran, La mia passione, in Dialogo, Dolore e... A cura del Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose del Movimento dei Focolari. 2017