venerdì 30 ottobre 2015

Maurizio Patriciello: la sua parola diretta e semplice

Maurizio Patriciello
La parola diretta e semplice di Maurizio Patriciello, - prete di frontiera che ha fatto conoscere all’Italia il dramma che si consuma  nella Terra dei Fuochi -, lascia nei nostri cuori il desiderio di lavorare di più e meglio, per combattere illegalità e corruzione in ogni sua forma. 
Si aprono al nostro sguardo scenari devastanti spesso dimenticati, Primo fra tutti, quello che miete vittime soprattutto tra i giovani, ossia il traffico di stupefacenti, poi la proliferazione delle slot machine che galvanizza e impoverisce giovani e adulti, l'uso improprio dell'alcol proprio tra i giovanissimi, l’abusivismo edilizio e lo scempio ambientale, un traffico spesso veloce e micidiale nelle nostre piccole e grandi città, la corruzione politica e il sordido intreccio tra politica e criminalità e… infine quel sentimento molto diffuso di pensare che posso sempre soddisfare ogni mio desiderio, nonostante i regolamenti e le norme.
Se vogliamo avanzare sulla strada della legalità e combattere la corruzione dobbiamo impegnarci  a sradicare dai cuori degli uomini questo sentimento, e capire tutti che senza regole condivise, senza opportuni limiti in tutti i campi, le nostre terre saranno devastata dai veleni di un individualismo esasperato, che ci porterà a combatterci a vicenda, a farci del male, e a lasciare sul nostro cammino il sangue della discordia e dell'invidia, della malevolenza, del sospetto, distruggendo quella pace sociale indispensabile per ogni bene.
Grazie ancora Don Patriciello, grazie per averci aperto gli occhi, accendendo in noi speranza di riuscire, sul tuo coraggioso esempio, a vivere e  testimoniare giustizia, onestà e leale trasparenza ogni giorno, in ogni azione e in ogni rapporto umano.


lunedì 26 ottobre 2015

Pace tra ebrei e arabi!

Israeliani e palestinesi insieme, per strada, in nome della pace. In centinaia sono sfilati per le vie di Gerusalemme, sabato sera, sotto lo slogan comune “Ebrei e arabi si rifiutano di essere nemici”. La manifestazione avviene nel momento di massima tensione a Gerusalemme e nei Territori col moltiplicarsi di attacchi palestinesi contro ebrei.
“Siamo qui - dice Uri Weltmann, insegnante di Haifa - per dimostrare che ebrei e arabi, israeliani e palestinesi possono convivere e favorire una nuova politica, una politica di pace, d’indipendenza per entrambi i nostri popoli, piuttosto che ampliare l’occupazione, che è ciò che il governo Netanyahu sta cercando di fare espandendo le colonie. La marcia ha provocato la protesta di qualche individuo che era contro la manifestazione di unità, ma si è svolta senza incidenti e in un clima pacifico che è durato fino alla fine.

da it.euronews.com

lunedì 19 ottobre 2015

Viaggi di istruzione: se ne parla troppo poco.

Dopo la tragica morte dell’alunno diciassettenne Elia Barbetti, in viaggio di istruzione a Milano in visita all’EXPO, molti interrogativi si pongono sulle modalità e sull'attuazione di tali viaggi.
Possiamo senz’altro dire che, oggi, non esistono le condizioni strutturali e psicologiche per affrontare un "viaggio di istruzione" con ragazzi che, il più delle volte, non amano il viaggio in quanto "viaggio di istruzione", ma essenzialmente come un momento di evasione nel migliore dei casi, oppure come un momento di trasgressione in molti altri. 
Occorrerebbe pertanto per ogni viaggio, in ogni scuola, interpellare una equipe psicopedagogica che prepari preventivamente tale viaggio e si renda conto se quel gruppo di ragazzi è in grado di affrontare in maniera adeguata un tale viaggio.
Inoltre è assurdo pretendere responsabilità dai docenti, i quali con le migliori intenzioni non sono umanamente nelle condizioni di controllare da soli un gruppo classe animoso e in forte eccitazione, soprattutto di notte. Un tempo era forse possibile, oggi no.
Il problema è diventato pertanto molto complesso e, visto i recenti casi di alunni tragicamente morti nelle gite scolastiche, esso va radicalmente ripensato.
E' completamente inutile portare una classe a visitare il Duomo o il Colosseo, il Monte Bianco, o la città di Recanati se questi luoghi non rappresentano gli interessi culturali dei ragazzi.
Ogni viaggio andrebbe pertanto finalizzato ad obiettivi ben definiti e offerto solo a quei ragazzi che mostrano un serio interesse per quell'obiettivo e del quale abbiano già preparato le fasi di attuazione, con il raggiungimento di obiettivi intermedi. di conoscenza. 
Quindi viaggi per gruppi non numerosi, di interesse specifico, con la presenza di esperti
Diversamente sono gite e per le gite oggi non si possiedono strumenti e personale adeguato per offrire un opportuno controllo onde evitare tragedie..
Certo questi spunti  a caldo andrebbero inseriti in una riflessione più ampia. La Scuola e le famiglie dovrebbero andare a fondo su questo aspetto. 
Evidenziamo solo che, nella maggior parte delle nostre città,  non esistono più spazi pubblici di socializzazione per i ragazzi, dunque c'è una totale disabitudine a stare "fisicamente" insieme usando questo tempo per la comunicazione. 
Forse la Scuola dovrebbe aprire di più i suoi spazi a questo, anche in orari extra scolastici, favorendo la comunicazione e la collaborazione  non vincolate al rendimento scolastico. 
Purtroppo non ci sono fondi per tenere aperta gli istituti scolastici col personale necessario (un bidello e un insegnante). 
Questa è la situazione generale.  E sempre di più i ragazzi, dopo l'orario scolastico, si rinchiudono in attività individuali, di comunicazione virtuale, ed è naturale che in occasione di una gita scolastica esplodano!


mercoledì 14 ottobre 2015

Gandhi: violenza passiva e violenza fisica

Giocabi per il dialogo e la fraternità in Belgio
Gandhi era solito  proporre ai giovani di disegnare la genealogia della violenza, nello stesso modo in cui si disegna un albero genealogico, perché era convinto che ciascuno di essi avrebbe apprezzato la non violenza se avesse capito e riconosciuto la violenza che esiste nel mondo.
Per questo invitava a ripercorrere alla fine di una giornata gli eventi vissuti e conosciuti, e riportarli sull'albero, come violenza fisica  se si si trattava di atti in cui veniva usata la forza fisica, o come violenza passiva se si trattava di eventi che provocavano ferite emotive.
Fu una sorpresa per tanti il rendersi conto che  le violenze passive erano molto più numerose di quelle fisiche, e che  la violenza passiva era  molto più insidiosa di quella fisica, in quanto generava rabbia nella vittima; rabbia che prima o poi sarebbe sfociata nella violenza fisica. I
Si capiva con chiarezza che era la violenza passiva a generare la violenza fisica.
Se non prendiamo coscienza di ciò i nostri sforzi di pace e di armonia tra gli uomini non produrranno frutto: "Come possiamo estinguere un fuoco se non spegniamo il combustibile che lo alimenta?"
Per questo Gandhi insisteva molto sull'importanza della non violenza nella comunicazione, sull'importanza di "diventare noi stessi il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo." 
Dobbiamo quindi, in tutto quello che facciamo ogni giorno, cercare di capire come comunicare in modo non violento, ossia assumendo in ogni circostanza un atteggiamento positivo che sostituisca quello negativo, perché in genere, anche senza accorgercene, "cerchiamo sempre di guadagnare qualcosa dalle nostre azioni ed anche dalla nostra comunicazione, ancor più se viviamo in una società materialistica in cui prospera l'individualismo. Ma questo atteggiamento non ci porterà mai a costruire armonia nella famiglia, nella comunità, nella società."
Se vogliamo pace, armonia intorno a noi, dobbiamo in qualche modo porre argini alla violenza e permettere al positivo che è in ognuno di noi di sbocciare ed essere sempre "guidati dall'amore, dal rispetto, dalla comprensione, dall'apprezzamento,dall'empatia, dall'interessamento verso gli altri anziché dall'odio, dall'avidità, dall'odio, dal pregiudizio e dal sospetto."1

1- dalla prefazione di Arun Gandhi in Le parole sono finestre (oppure muri) di M.B. Rosenberg - Edizioni Esserci 2003