martedì 22 settembre 2015

Non trascuriamo i disegni dei bambini


Se noi prestiamo interesse e attenzione ai nostri bambini, quando in età prescolare esprimono la loro visione del mondo con i disegni che mostrano ai genitori, o con le domande che pongono loro, questi bambini si sentono riconosciuti e il riconoscimento è alla base della costruzione di un’identità positiva; se invece trascuriamo le loro domande e non valutiamo i loro tentativi di descrivere come avvertono il mondo intorno a loro, il messaggio che mandiamo è che quello che fanno non è per noi di alcun interesse. E loro concludono che non contano niente ai nostri occhi e  quindi che non valgono niente. Premessa questa che porta all’autosvalutazione, per compensare la quale costruiscono un’identità negativa.
                                                                                                          Umberto Galimberti
da Umberto Galimberti, Sei tu a dirmi chi sono io, D la Repubblica 12 settembre 2015

sabato 19 settembre 2015

Scenari drammatici e semi di speranza dai 5 continenti


Libano: manifestazione per la pace in Siria
Il 14 settembre 2015 è iniziato  al Centro Mariapoli di Castelgandolfo l’incontro annuale dei  delegati del Movimento dei Focolari di tutto il mondo: 80 delegati da 36 paesi in rappresentanza di tutti i continenti.
Emerge, fin dalle prime battute tutto il carico di dolore e la tragedia  dei Paesi in guerra, il dramma dei profughi, ma anche le attese e la speranza.
La libanese Arlette Samman, di fronte ad un esodo senza precedenti di intere popolazioni in Siria, Irak e altri paesi, dice: «Chi parte lo fa con un dolore immenso. Va verso l’ignoto, perché sente che la morte è vicina o si trova senza risorse e sicurezze per il futuro della famiglia… Altrimenti nessuno vorrebbe lasciare la propria terra».
Le fa eco Philippe, da 14 anni in Egitto: «È confortante vedere la reazione umanitaria di tanti Paesi in Europa, ma vorremmo anche far sentire la voce del Medio Oriente che aspetta con ansia la pace e il diritto di “vivere e non di morire”».
 Entrambi sottolineano l’importanza di trovare insieme sempre nuove vie per la fraternità e soprattutto di alzare la voce dell’opinione pubblica.
Va in questa linea la mobilitazione per la pace che il Movimento dei Focolari rilancia in questi giorni insieme a quanti nel mondo operano in questa direzione.
Intanto in Europa, sollecitati dalle parole di papa Francesco, e anche dal risveglio di alcune  autorità politiche, si moltiplicano le iniziative già da tempo in atto per l’accoglienza: case private aperte, coordinamento degli aiuti, raccolte fondi…
Cuba: giovani si preparano all'arrivo del Papa
Dall’America Latina, Maria Augusta De La Torre, esprime, invece, la gioia dell’attesa di Papa Francesco, attesa carica di speranza che caratterizza la popolazione di Cuba in questo momento: « Da un lato la “nuova amicizia” tra Cuba e gli USA; dall’altro la Chiesa cattolica cubana, che si dimostra viva più che mai. ».
Riguardo alla crisi diplomatica in corso tra Colombia e Venezuela per il contrabbando transfrontaliero Maria Augusta precisa che si tratta di una situazione molto dolorosa: «La gente ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni e c’è incertezza per il futuro, dolore e ribellione davanti ai fatti accaduti. Il contrabbando c’è sempre stato, ma ora non si sa cosa ci sia veramente sotto queste decisioni. Molti nostri amici sono sostenuti dalla forza che viene dal vivere il Vangelo e vogliono continuare a testimoniare la fraternità tra questi due popoli».
Dalla Nigeria Kenyota, Ruth Wambui Mburu, confida che la sfida più grande che si trovano ad affrontare  è la radicalizzazione della divisione tra nord e sud, tra musulmani e cristiani, tra etnie. Il loro sforzo e il loro impegno è quello di testimoniare la fraternità vissuta proprio tra queste.
Vietnam: lotta all'inquinamento
Scenari positivi dall’Est, seppur carichi di difficoltà, come afferma Marcella Sartarelli  che mette in evidenza «l’apertura che si registra in Vietnam, nei contatti con la Chiesa. Qui è tutto un fermento, che aumenta la speranza… In genere del Vietnam si conosce la guerra che c’è stata 30 anni fa, ma poco del Vietnam di oggi, un Paese che vive uno sviluppo velocissimo. Alcuni passaggi della Laudato Si’ sembrano proprio un ritratto di questo Paese: una tecnologia e un’economia che avanzano velocemente, con città modernissime e contemporaneamente campagne deturpate dall’inquinamento. Proprio su questo aspetto, con un piccolo gruppo di giovani, in un villaggio vicino Hanoi, dove la situazione è critica, abbiamo cominciato a documentare questo problema nascosto, e al tempo stesso a rimboccarci le maniche per ripulire».
Un saluto dalla comunità della Nuova Zelanda
«In Nuova Zelanda, invece, i giovani hanno promosso l’azione “Give one hour of your power”, ossia staccare la corrente elettrica per un’ora, nella giornata della cura del Creato», racconta Augustine Doronila, «mentre da anni è in corso un’azione in favore della popolazione di Kiribati, arcipelago a rischio di scomparsa a causa dell’innalzamento del livello dell’acqua».
Sono queste solo alcune delle prime voci provenienti dai 5 Continenti che  mettono in comune gli scenari drammatici e i semi di speranza che si vivono oggi nel mondo nell’esperienza dei Focolari. Essi  ci stimolano a vivere quel dialogo della vita  fra tutti, lì dove siamo, per realizzare sempre  più, con azioni concrete a servizio della pace,  un antidoto visibile e forte alla violenza, che mai come in questo momento invade il mondo.


giovedì 3 settembre 2015

Irina Bokovo: "Contrastare la propaganda dell'odio"

 
Irina Bokova
Riportiamo qui di seguito, sia  nella traduzione italiana che nella versione originale in inglese, la parte centrale del discorso di Irina Bokova, Direttore Generale dell'UNESCO, in occasione dell'apertura del Forum globale per la gioventù, pace e sicurezza  tenuto ad Amman,  alla presenza  di Sua Altezza Reale il principe ereditario Al Hussein bin Abdullah II, il 21 agosto 2015:

Il 23 aprile scorso, Sua Altezza Reale ha tenuto un discorso innovativo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in un dibattito organizzato dalla Giordania. 
Sono pienamente d’accordo con le sue parole: “Siamo in una gara per investire nei cuori e nelle menti e le capacità dei giovani.”
Sì. Questa è una gara. Una gara per educare, coinvolgere, nutrire, includere tutti i giovani uomini e donne. 1,5 miliardi di persone vivono in paesi colpiti da conflitti o fragili - il 40 per cento sono giovani. Solo il 20 per cento dei rifugiati in età di scuola secondaria sono a scuola.
Oltre la metà dei bambini che non vanno a scuola oggi vivono in paesi colpiti da conflitti o da fragilità - circa 28 milioni di ragazze e ragazzi.
Si tratta di una crisi dei diritti umani - un disastro di sviluppo - un imperativo di sicurezza.
Questa è una gara per i cuori e le menti di donne e uomini giovani nei quartieri poveri, nelle zone rurali. Per i cuori e le menti di donne giovane, costrette a matrimoni, fuori dalla scuola. Per i cuori e le menti dei giovani, attratti dall'estremismo violento.
Secondo la squadra di monitoraggio delle Nazioni Uniti per le sanzioni sull’Al-Qaida, i combattenti terroristiche straniere sono aumentate del 70 per cento tra metà 2014 e marzo 2015 - la maggior parte sono giovani, tra i 15 ei 35 anni. La posta in gioco è alta.
Ecco perché la nuova agenda di sviluppo globale deve essere un ordine del giorno per la pace, un ordine del giorno per le giovani uomini e donne, rinnovando con lo spirito di UNESCO, il cui 70 ° anniversario si celebra, insieme con le Nazioni Unite.
La Costituzione dell'UNESCO dice che le difese della pace devono essere costruite nella mente degli uomini e donne - giovani uomini e donne. Questo messaggio non è invecchiato di un giorno. Le fondamenta della pace si trovano in diritti umani e della dignità di ogni giovane.
Il loro ingegno è una forza di pace in questi tempi turbolenti, quando le società  si stanno trasformando, quando la cultura è sotto attacco.
La chiave è l'inclusione. Perché la esclusione porta all’odio e alla violenza.
La chiave è un senso di futuro. Perché ogni giovane deve deve sentirsi parte di un'unica umanità.
Dobbiamo riconoscere e sostenere il loro ruolo di costruttori di pace, come attivisti, come imprenditori, come il cambiamento-maker.
In questo modo si potrà sperimentare la capacità di recupero. Questo è il ruolo di UNESCO -  coltivare competenze e capacità, rafforzare l'educazione alla cittadinanza globale, costruire il dialogo tra le culture, proteggere il patrimonio comune dell'umanità.
Questi obiettivi guidano le “Reti dell'UNESCO del Progetto Giovani del Mediterraneo”, con il sostegno dell'Unione europea, in 10 paesi in tutto il Mediterraneo, tra cui la Giordania - per riconoscere e sostenere l'impegno civico dei giovani e dei media.
Questi obiettivi sono alla base della campagna  unite4heritage che ho lanciato a Baghdad nel mese di marzo, per contrastare la propaganda dell’odio, per proteggere con i giovani il patrimonio dell'umanità.
Questa è l'importanza della “Risposta Educativa dell'UNESCO alla crisi in Siria”,  da portare  avanti in Giordania, in Iraq, Libano e Siria…Vedo lo stesso spirito alla base della  dichiarazione di Amman,  che chiede ai i giovani di essere i leader di cui abbiamo bisogno, oggi e domani. Il mondo purtroppo parla di 'giovani' come se si trattasse di un unico gruppo:

Non è così.
Tu non sei una parte di un gruppo.
Ognuno di voi è unico.
Voi provenite da diversi paesi, diversi background.
Ognuno di voi condivide la stessa convinzione.
La convinzione che la tua voce conta per plasmare un futuro migliore per tutti.
UNESCO sta con te.
Il mondo ha bisogno della vostra voce più che mai.

Questo sarà lo spirito del 9 ° Forum della Gioventù UNESCO, il 26-28 ottobre 2015, prima della Conferenza generale dell'UNESCO e la 21esima sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Irina Bokova
Amman, 21 August 2015

On 23 April, His Royal Highness gave a ground-breaking speech to the United Nations Security Council, at a debate organised by Jordan. In his words: We are in a race to invest in the hearts and minds as well as the capabilities of the youth. I agree fully. This is a race. A race to educate, engage, nurture, include all young women and men.
1.5 billion people live in fragile or conflict affected countries – 40 percent are young people. Only 20 percent of refugees of secondary school age are in school. Over half of children out-of-school today live in countries affected by conflict or fragility – some 28 million girls and boys.
This is a human rights crisis -- a development disaster -- a security imperative. This is a race for the hearts and minds of young women and men in poor neighbourhoods, in rural areas.
For the hearts and minds of young women, forced into marriages, out of school. For the hearts and minds of young men, lured by violent extremism.
According to the United Nations Al-Qaida Sanctions Monitoring Team, foreign terrorist fighters increased 70 percent between mid-2014 and March 2015 – most are young men, between 15 and 35 years old.
The stakes are high. This is why the new global development agenda must be an agenda for peace, an agenda for young women and men, renewing with the spirit of UNESCO, whose 70 anniversary we celebrate, together with the United Nations.
UNESCO’s Constitution says the defences of peace must be built in the minds of women and men -- young women and men. This message has not aged a day. The foundations of peace lie in the human rights and dignity of every young person. Their ingenuity is a force for peace in these turbulent times, when societies are transforming, when culture is under attack.
The key is inclusion. Because exclusion breeds hatred and violence. The key is a sense of future. Because every young woman and man must feel part of a single humanity.
We must recognise and support their role as peacebuilders, as activists, as entrepreneurs, as change-makers.
This is how we will build resilience.
This is UNESCO’s role – to nurture skills and capabilities, strengthen education for global citizenship, build dialogue across cultures, protect humanity’s shared heritage.
These goals guide UNESCO’s Networks of Mediterranean Youth Project, with the support of the European Union, in 10 countries across the Mediterranean, including Jordan – to recognise and support youth civic and media engagement.
These goals underpin the #unite4heritage campaign I launched in Baghdad this March, to counter the propaganda of hatred -- to engage with young women and men to protect humanity’s heritage.
This is the importance of UNESCO’s Education Response to the Syria Crisis, led forward in Jordan, in Iraq, Lebanon and Syria. Let me highlight here the leadership of Mr Ahmad Alhendawi, the Secretary-General Envoy on Youth, to connect the dots on action for youth. I see the same spirit underpinning the draft Amman Declaration, for young women and men to be the leaders we need today for tomorrow. The world talks about ‘youth’ as if it were a single group.

It isn’t.
You aren’t.
Each of you is unique.
You come from different countries, different backgrounds.
Each of you shares the same conviction.
The conviction that your voice matters for shaping a better future for all.
UNESCO stands with you.
The world needs your voice more than ever before.

This will be the spirit of the 9th UNESCO Youth Forum, on 26-28 October, before the UNESCO General Conference and the 21st session of the Conference of the Parties to the UN Framework Convention on Climate Change.
Irina Bokovo