martedì 27 novembre 2012

"Stringo la mano di voi tutti" di Tonino Bello

Don Tonino Bella con la comunità di Molfetta

 Una delle voci più significative del dialogo con uomini e donne di convinzioni non religiose è stato il Vescovo Tonino Bello. Un interessante libro  "La messa non è finita" (Rizzoli) scritto da Gianni di Santo con Domenico Amato ne ripercorre la vicenda umana. Proponiamo, dal libro, un brano del suo primo discorso da Vescovo a Molfetta nel settembre del 1982:
"Spartiremo il pane e la tenda. Anzi faremo in modo che la nostra tenda e il nostro pane siano disponibili per quanti, dispersi o sbandati, incontremeno nel viaggio...Ancora non conosco i vostri volti, però  stringo ugualmente la mano di voi tutti, non solo di voi credenti, ma anche di coloro che, pur non convividendo le nostre speranze cristiane, speimentano come noi la durezza della strada e si impegnano perchè la loro vita e quella degli altri sia più degna dell'uomo."
Tonino Bello

sabato 24 novembre 2012

"Ogni persona è unica" di J. L. Borges


Jorge Luis Borges (1899-1986)

 Ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un po’ di sé e si porta un po’ di noi.
Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla.
Questa è la prova evidente che due anime non si incontrano mai per caso.

            Jorge Luis Borges

giovedì 22 novembre 2012

Lavoro e democrazia



"L'italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Si sarebbero potuto scrivere altre parole come libertà , giustizia, uguaglianza o persino fraternità ; invece in quell'incipit del patto fondativo   della nuova società  italiana fu inserita la parola lavoro...Una scelta doppiamente coraggiosa, se si pensa alla retorica del lavoro che aveva caratterizzato il Ventennio.
Nella semantica di quel lavoro c'era la vicenda storica dell'Italia contemporanea, dove la democrazia stava avanzando proprio grazie al grande movimento di lavoratori, uomini e (poche) donne, che divennero veramente cittadini quando...divennero lavoratori nelle fabbriche, nelle officine, nelle scuole, negli uffici e nelle cooperative...I padri costituenti, in quella felice e originale formulazione del primo articolo della Costituzione...hanno creato la più bella equazione della nostra storia repubblicana, quella che pone l'eguaglianza tra democrazia e lavoro: la Repubblica è democratica perché fondata sul lavoro, altrimenti la Repubblica si fonda su rendite e privilegi, e quindi non è democratica.
Non è facile oggi leggere seriamente quell'articolo e al contempo restare passivi in un’Italia e in una Europa che, da una parte, lasciano troppi milioni di persone fuori dalla "città  del lavoro", e dall'altra fanno troppo poco di fronte a nuove forme di schiavitù e servitù.
Quell'articolo ci dovrebbe far capire che la lotta alla disoccupazione deve avere lo stesso posto che occupa il lavoro nella nostra Costituzione: il primo. Non si può barattare il lavoro con i profitti né tanto meno con le rendite, perché quando il lavoro della persona umana è negato, è in profonda crisi prima di tutto la democrazia.
C’è poi un secondo messaggio molto attuale che ci arriva dall'articolo 1 e dalle sue semantiche: lavorare non è l'esperienza del servo e dello schiavo. Una tesi che ci chiama a una profonda riflessione quando constatiamo che il capitalismo senza regole e senza misura sta creando nuove forme di schiavitù e di servitù nei livelli più alti e più bassi del mondo del lavoro.
                                                                                                                                           Luigino Bruni

da Luigino Bruni, Lavoro pietra angolare, Avvenire 4 novembre 2012

giovedì 15 novembre 2012

"Quando si fa qualcosa per i poveri" di Lorenzo Milani

Quando si fa qualcosa per i poveri non si deve pensare che si fa loro un dono, ma che si paga un debito. E' tutto qui. Quando si scrive o si parla ai poveri, bisogna pensare di farlo non per insegnare, ma solo per dare loro i mezzi tecnici necessari con i quali essi possono insegnare a noi le inesauribili ricchezze di equilibrio, di saggezza, di concretezza, di religiosità potenziale che Dio ha nascosto nel loro cuore, quasi a compensarli della sperequazione culturale di cui sono vittime.

Lorenzo Milani

da Mario Pancera, Lorenzo Milani, Edizioni Paoline. 1987

mercoledì 14 novembre 2012

"Quando Buddha si svegliava" di Chiara Lubich

Ogni mattina quando Buddha si svegliava, pensava sempre: "A chi farò il bene oggi?"
Dobbiamo anche noi far sempre così: tutte le mattine svegliarsi e dire "A chi farò il bene oggi?". E poi farlo.
Chiara Lubich

da "In dialogo per un mondo più unito" - Atti del Convegno Castelgandolfo 31 maggio 1967

Il paesaggio è parte di noi

Lo scrittore Fernando Pessoa ha scritto: "E' in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo". 
Una illuminante riflessione che Bernard Lassus. uno dei maggiori paesaggisti francese ha condiviso profondamente.
Chiamato in tutto il mondo a restaurare paesaggi compromessi o deturpati dall'uomo,  Bernard Lassus  al giornalista Gabriele Bojano che gli chiede l'influenza del paesaggio sulla nostra esistenza così risponde: "Il paesaggio ci circonda, ci avvolge, ne facciamo parte ed è parte di noi. Da quando l'uomo ha messo piede sulla Luna, la terra avrebbe dovuto - e così non è - essere un giardino. Lo diventerà forse, ma soltanto con un diverso e più consapevole approccio ai temi del paesaggio..." 
Un approccio  che tenga conto della complessità del paesaggio e della necessità di interventi interdisciplinari. Se per esempio pensiamo di salvare il paesaggio di una città metropolitana come Napoli, occorre come prima cosa umanizzare e rendere gradevoli e riconoscibili i quartieri dell'espansione recente e nello stesso tempo restituire decoro alla città consolidata, risolvere il problema delle periferie anonine e dispersive, e non affidare alla casualità le relazioni tra aree urbane e territorio rurale.

da Gabriele Bojano, Lassus, il "dottore" del paesaggio ferito, Il Corriere del Mezzogiorno 11 novembre 2012

martedì 13 novembre 2012

Oltre mille studenti sul Monte Amiata

Oltre mille studenti, provenienti da varie regioni d'Italia, hanno visitato nei giorni scorsi la mostra “Colori di un'Apocalisse / La Decomposizione dei Manifesti Pubblicitari” in corso presso la suggestiva Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio, sul Monte Amiata, in provincia di Siena.  
Questo straordinario afflusso di giovani è coinciso con gli eventi finali della XIV edizione di Penne e Video Sconosciuti promosso da Osa Onlus e dal Comune di Piancastagnaio (SI) con la collaborazione di enti ed istituzioni del territorio. Grande l'interesse, da parte degli studenti, per le opere esposte, le cosiddette “lacer/azioni”.
Diverse delegazioni scolastiche, dalle scuole primarie e fino alle scuole superiori, hanno avuto il piacere di essere accompagnate in visita personalmente da Roberto Alborghetti, che ha illustrato e raccontato aspetti, retroscena e realtà della sua incredibile ricerca artistica. 
La Scuola primaria di Piancastagnaio ha inoltre partecipato ad un vero e proprio laboratorio creativo, di cui riferiremo prossimamente. E' stata un'esperienza davvero sorprendente - quante altre mostre registrano in pochi giorni un così alto afflusso di giovani? - che ha avvicinato i ragazzi al linguaggio dell'espressione artistica. A suo modo, come qualcuno ha segnalato, una scelta rivoluzionaria e controcorrente quella di privilegiare, da parte di un artista, il rapporto ed il dialogo con le nuove generazioni. Un tentativo, anche questo, di rompere gli schemi ed i tabù, che a volte condannano l'arte alla solita cerchia di addetti ai lavori.
A Piancastagnaio, invece, oltre mille studenti si sono addentrati tra le sale della suggestiva Rocca duecentesca, toccando con mano – nel senso vero del termine – tele ed opere esposte. Anche questo un modo inusuale di conoscere e vivere il linguaggio artistico, da vicino, senza filtri e condizionamenti.     
La mostra “Colori di un'Apocalisse / La Decomposizione dei Manifesti Pubblicitari” presenta una quarantina di opere (tele, litografie, collages e tre speciali sciarpe di seta in edizione limitata), con le quali Roberto Alborghetti racconta - con il linguaggio provocatorio ed affascinante delle sue “lacer/azioni”- una singolare ricerca che l'ha condotto ad esplorare il mondo incredibile dei residui e dei particolari della carta delle pubblicità lasciati sui muri, lungo le strade di varie città del mondo. E i ragazzi saliti alla Rocca Aldobrandesca sono davvero rimasti a bocca aperta di fronte alla novità di questa ricerca, in cui il colore e le forme, assolutamente casuali, sono la chiave per vivere emozioni e per sentirsi tutti “un po' più vivi”.
a cura di Nicola Cirocco


La pace ha molti colori

A chi dice che la pace non ha un colore, io rispondo che non ha sì un colore ma molti colori; sono i colori dell'arcobaleno che racchiudono in sé le diversità che, unite nei valori comuni, portano all'unità delle donne e degli uomini e all'unità dei popoli.

Roberto Montanelli

da "In dialogo per la pace" Atti del Convegno Castelgandolfo 28-30 maggio 2004

lunedì 12 novembre 2012

La povertà è in forte aumento

Il mercato, considerato dalle nostre democrazie come unico elemento in grado di distribuire la ricchezza e di regolare in modo efficiente i rapporti economici, è divenuto di fatto uno strumento di appropriazione illegittima, un elemento nel quale i grandi monopoli privati hanno ormai stravolto le vecchie leggi di mercato che originariamente ne esaltavano le virtù (che pure erano presenti), imponendo la legge del più forte. Tutto ciò renderà i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Tanto è vero che anche nei paesi più sviluppati la povertà è in forte aumento e sta toccando anche i cosiddetti ceti medi.

Tito Labate

da Tito Labate, Giustizia Sociale in  Atto del Convegno "In dialogo per la pace, Castelgandolfo 28-30 maggio 2004