giovedì 25 dicembre 2014

Salvatore Quasimodo: Natale



Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l'asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?
  
                         
                                   Salvatore Quasimodo


mercoledì 24 dicembre 2014

Madre Teresa di Calcutta: E' Natale ogni volta che...

Madre Teresa riceve il Premio Nobel per la pace
È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.

È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri
.
                                

                                        Madre Teresa di Calcutta

lunedì 22 dicembre 2014

Perché regalare un libro?

Dobbiamo difendere la lettura come esperienza che non coltiva l'ideale della rapidità ma della ricchezza, della profondità, della durata. Una lettura concentrata, amante degli indugi, dei ritorni su di sé, aperta, più che alle scorciatoie, ai cambiamenti di andatura che assecondano i ritmi alterni della mente e vi imprimono le emozioni e le acquisizioni.

Giuseppe Pontiggia

mercoledì 17 dicembre 2014

Daniel Pennac: I segreti della letteratura per l'infanzia

Daniel Pennac
Quando raccontiamo una storia ai bambini, non facciamo altro che rispondere al loro ontologico bisogno di mitologia...Le storie consentono loro di appropriarsi di un universo di miti e narrazioni necessario alla costruzione dell'identità e ad affrontare l'esperienza della vita... E non è vero che ai piccoli si debbano raccontare  solo storie semplici e brevi: si possono proporre loro anche storie di grande respiro...La scrittura per i piccoli è il risultato di un'alchimia misteriosa, nella quale lo scrittore cerca di conservare la propria voce specifica, le proprie peculiarità di narratore, ma mettendosi al livello di destinatari speciali, nei confronti dei quali bisogna evitare di essere pedanti e didascalici. Per raccontare una storia ai più piccoli, occorre trovare le parole, la musica e il tono giusti. Nella letteratura per l'infanzia le frasi infatti sono meno complesse e con meno subordinate, ma proprio per questo bisogna scegliere con più attenzione il vocabolario. Io ho sempre cercato di scrivere racconti precisi e lineari, evitando i giochi di parole incomprensibili.

Daniel Pennac

da Fabio Gambaro, Scrittori attenti alla trappola dei racconti morali, La Repubblica 14 dicembre 2014

mercoledì 10 dicembre 2014

Umberto Galimberti: Come reagire al nichilismo:

Umberto Galimberti, parlando ai giovani sul nichilismo, li invita a superare la rassegnazione e a reagire.

Che significa nichilismo? Che i valori supremi perdono ogni valore. I valori non sono entità metafisiche che scendono dal cielo o hanno fondamenti immutabili. I valori sono dei semplici coefficienti sociali con cui una società cerca di vivere con la minor conflittualità possibile. Prima della Rivoluzione Francese, ad esempio, la società era ordinata secondo valori gerarchici, dopo la rivoluzione la società si regolò, almeno formalmente, secondo i valori di cittadinanza. Se i valori non cambiassero saremmo ancora all'età dei babilonesi. Nichilismo è quando un sistema di valori crolla e non ne nasce un altro...Il futuro, che per la cultura occidentale, su ispirazione cristiana, ha sempre pensato come una "promessa" o almeno come una "speranza", oggi appare come una minaccia, o perlomeno per voi giovani come "imprevedibile".
E quando il futuro è imprevedibile retroagisce come demotivazione. "Perché devo studiare? Perché devo lavorare?"..."Perché devo impegnarmi?" E al limite, "Perché devo vivere?"
Se la situazione è questa, accanto alla strada  del nichilismo passivo di chi si rassegna, abbiamo la strada del "nichilismo attivo" di chi, per averlo guardato bene in faccia, non si nutre di attese, speranze o auspici, ma prende in mano la sua vita, partendo da lì, perché il giovane sa che il futuro è comunque suo, e se non se lo prende, nessuno glielo regala...Avete la biologia a vostro vantaggio e se la rassegnazione non vi divora, anche la fantasia. Forse vi serve solo un po' di forza d'animo.
Emanuele Galimberti

da Emanuele Galimberti, Non ci sono piùvalori? Allora sta a noi trovarli, D la Repubblica 8 novembre 2014


lunedì 8 dicembre 2014

Annullare le forti disuguaglianze di stipendi!



Leggiamo da Avvenire del 7 dicembre 2014: "Nella Regione Lazio guidata da Zingaretti finora sono stati nominati ben 63 dirigenti esterni... con stipendi che "oscillano tra i 100mila e i 180mila euro all'anno". Chiediamo al Ministro del lavoro e ai Sindacati di verificare queste notizie e qualora risultassero vere  di intervenire fortemente. Non si può accettare che un dirigente  comunale guadagni tanto e un docente di scuola solo 20mila euro all'anno. Né si può dimenticare che il 41% dei pensionati ha una pensione al di sotto di mille euro, Abbiamo bisogno di una legge che vieti alti stipendi ai dirigenti pubbblici, ai politici e ai manager di Stato.

sabato 6 dicembre 2014

Corrado Alvaro: La disperazione più grave

Corrado Alvaro (1895-1956)
La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.

da Corrado Alvaro, Ultimo diario, 1961

lunedì 1 dicembre 2014

Madre Teresa di Calcutta: "I politici in ginocchio"

Zuffa nel Parlamento italiano
Un giorno, un giornalista chiese a Madre Teresa un consiglio per i politici. La Madre sorpresa da tale domanda fu quasi tentata di non rispondere. Poi, pensando all'atteggiamento di umiltà che sottende la preghiera, azzardò una risposta lapidaria, come nel suo solito: "Che se ne stiano un po' in ginocchio. Questo, credo, li aiuterebbe ad essere politici migliori".
"Stare un po' in ginocchio" che per ogni politico, di convinzioni religiose o non, poteva significare essere più umili, democratici, rispettosi dei cittadini e delle idee altrui, sicuramente non presuntuosi o supponenti, ma capaci di chiedere sempre aiuto e consigli. Infatti, lo sappiamo bene tutti, la presunzione di essere superiori e più capaci degli altri ha determinato, in politica, non solo zuffe in Parlamento, ma vere e proprie tragedie nella vita dei popoli.
Dopo un attimo di silenzio Madre Teresa volle però ancora aggiungere una parola: "Inoltre, non credo sia  superfluo ricordare sempre ai politici che dalle loro scelte dipende il destino dell'umanità, la vita di tutti noi uomini, perché qualche volta potrebbero dimenticarlo." 


venerdì 28 novembre 2014

Giù le mani dai territori

L'isola di Procida (Italia)
Erroneamente il politico pensa di possedere il luogo nel quale esercita il suo mandato! Questo era prima, quando c'era la Monarchia o quando imperava la Dittatura. La Democrazia ha capovolto la situazione. A quanti si impegnano coraggiosamente nella vita politica di oggi doniamo questa poesia: 

L'isola non è tua
                   non è tua la città
                   il mondo.
Tu sei dell'isola,
                le appartieni
con gli altri
                a custodire un bene.

Vi abiti per arricchirla.

Se all'ombra della tua casa si brama
           e si possiede,
tu guarda 
            il costone che sprofonda in mare.

L'isola non è tua.
                      Tu sei dell'isola, di una città,
             del mondo.

da Pasquale Lubrano Lavadera, L'isola non è tua, Mobydick, Faenza 2007.

lunedì 17 novembre 2014

Penny Wirton: scuola senza voti

Eraldo Affinati con alcuni alunni della Penny Wirton di Roma
Senza voti. Senza classi. Senza valutazioni. Come se leggere e scrivere fossero acqua, pane e vibo. La scuola si chiama "Penny Wirton" dal titolo di un racconto di Silvio D'Arzo, il cui protagonista è un orfano che non ha mai conosciuto suo padre. 
La scuola insegna gratis la lingua italiana  ai ragazzi stranieri.
Tutto cominciò sei anni fa a Roma nei locali della chiesa di San Saba sull'Aventino messa a nostra disposizione dai Gesuiti con 5 docenti volontari. Oggi solo a Roma siamo più di cento. Grazie a Marco Gatto, giovane e appassionato scrittore, abbiamo aperto numerose sedi in Calabria, Poi sono nate sedi a Padova, Torino, Aversa, Monterotondo. Quest'anno a Roma abbiamo avuto 400 studenti, anche adulti. Si utilizza un manuale scritto da me e mia moglie Anna Luce Lenzi: Italiani anche noi (Il Margine Editore) con molti esercizi e altrettanti disegni... Uno spettacolo meraviglioso sono i ragazzi ripetenti, espulsi dalle scuole statali, che si trasformano in volontari.

Eraldo Affinati
il testo base delle scuole Penny Wirton



da Eraldo Affinati, Professori volontari d'italiano senza voti, Corriere della Sera, La Lettura,  20 aprile 2014

venerdì 14 novembre 2014

L'invidia per i sogni degli altri

Luigino Bruni
L’invidia collettiva verso un singolo è una grave e diffusa malattia sociale, organizzativa e comunitaria. La incontriamo tutte le volte che in un gruppo si crea una certa perversa solidarietà attraverso il processo di invidia-gelosia per una persona, che diventa ostracismo e persecuzione di quella persona da parte di tutti gli altri.
E accade (quasi) sempre che i persecutori per giustificarsi trovino delle ragioni di colpevolezza del perseguitato, mascherando a loro stessi e agli altri la sola vera ragione: la gelosia-invidia.
Non è poi raro che la prima ragione della persecuzione nasca dai “sogni” del perseguitato. Un membro di un gruppo, che si stava già distinguendo per qualche ragione, comunica – ai colleghi, ai membri della comunità – un progetto di vita, un piano di riforma, una visione più grande.
 Gli ascoltatori interpretano il “sogno”, e conoscendo le qualità del sognatore, credono che quei progetti più grandi dei loro potranno avverarsi realmente. Scatta l’invidia-gelosia (sono sorelle gemelle), e non di rado il piano per eliminare il “padrone dei sogni”.
Questo particolare tipo di invidia – l’invidia per i sogni degli altri – particolarmente subdola e dannosa si attiva per la presenza di un talento in un membro dello stesso gruppo (tutte le invidie si sviluppano tra pari) che è la sua capacità di sognare  cose grandi e di poterle realizzare….In simili processi relazionali l’invidioso è portato a interpretare  il privilegio reale  del sognatore  come una minaccia anziché come un bene comune.
Per questa ragione, questa invidia (soprattutto quando si sviluppa  dentro le nostre comunità) si cura soltanto riconciliandosi con il talento dell’altro, fino a sentirlo come nostro, di tutti.
In simili dinamiche comunitarie, la grande tentazione del sognatore è rinunciare a sognare, e smettere di raccontare i sogni agli amici. Ma se non raccontiamo più a nessuno i nostri sogni...arriva presto il giorno in cui non riusciamo più a sognare: chiudiamo gli occhi per vedere di più, e non accade nulla. Finché abbiamo qualcuno a cui raccontare i nostri sogni abbiamo ancora degli amici (l'amicizia è anche il "luogo" dove possiamo raccontarci, reciprocamente, i sogni più grandi)...Tradire o pervertire un sogno narrato da un amico-fratello è il primo delitto dell'amicizia e della fraternità...Quando l'invidia degli altri fa morire dentro di noi il desiderio di sognare, le comunità iniziano un inesorabile declino morale e spirituale.
Luigino Bruni



Da Luigino Bruni, Il dono del fratello sognatore, Avvenire 15 giugno 201

giovedì 13 novembre 2014

"Terra di Maria": nasce in Italia il cinema crowdfunding

Una scena del film Terra di Maria di Manuel Cotelo
Una nuova tendenza si fa strada: lo spettatore può scegliere la sala per vedere il film che vorrebbe. E' il caso di Terra di Maria, il doc dello spagnolo Manuel Cotelo, distribuito dalla società InfinitoMasUno, responsabile dei diritti del film in Italia, già in sala a Firenze a metà settembre  e il 5 novembre al cinema Adriano a Roma, in una proiezione che ha avuto il tutto esaurito. Un film che intreccia realtà e finzione, e pone, attraverso un personaggio dalla fede vacillante alcuni interrogativi: davvero pregano e chi pregano i cristiani?
La società ha trovato il suo posto nel mercato cinematografico, imparando dal metodo crowdfunding, con una soluzione semplice, una distribuzione "dal basso". Ovvero scelgono gli spettatori se vogliono vedere il film in una determinata città

Emanuela Genevose

da Emanuela Genovese, Cinema, il protagonista è lo spettatore, Avvenire 2 novembre 2014

mercoledì 12 novembre 2014

Francesco De Gregori: Il gioco del pallone

Il gioco del pallone si presta ad essere una buona metafora della vita. In quell'immagine, del giocatore che non si giudica da un calcio di rigore, ci sono le paure dell'adolescente di sbagliare. Ma c'è anche qualcuno che deve dirgli che non è da quel gesto che si misurerà il successo o l'insuccesso della sua vita...Tutto va ricondotto alla dimensione umana. Anche la sconfitta.

Francesco De Gregori

da Antonio Gnoli, Due uomini per un'Alice delle meraviglie, Il Venerdì di Repubblica 7 novembre 2014

lunedì 3 novembre 2014

Il giovane favoloso: grande successo di pubblico

Elio Germano in una scena del film Il giovane favoloso di Mario Martone
Digiuno di premi  al recente Festival di venezia, Il giovane favoloso di Mario Martone, interpretato da Elio Germano, ha superato, dopo oltre un mese di presentazione alla Mostra, i 3 milioni di euro in 20 giorni di programmazione. Un evento, un caso, un cambio di prospettiva improvviso? Dal trailer accativante (e per farlo serve contenuto) e dal cast forte (e non basta la presenza di attori famosi perché belli) si evince una certezza: il buon cinema, anche se non per tutti i palati, esiste. Come esiste, ed è vivo, lo spettatore, anche giovane, che sceglie al di là del film commerciale.

Emanuela Genovese

da Emanuela Genovese, Cinema, Il protagonita? E' lo spettatore, Avvenire 2 novembre 2014

domenica 2 novembre 2014

Jeremy Irons: Nessuno vorrebbe lasciare la propria casa

L'attore Jeremy Irons
Sogno un mondo aperto, in cui tutti possano muoversi liberamente; un mondo pulito dove la prima regola sia il rispetto. Vorrei governi che gestiscano l'emergenza come l'immigrazione, che sappiano migliorare  le condizioni di vita  nei paesi di provenienza dei migranti, perché nessuno vorrebbe lasciare la propria casa. Chi lo fa, deve essere aiutato a monte, con più sicurezza e lavoro.

Jeremy Irons

da Claudia Cotalli, Devo tutto a due donne, Grazia Mondadori

mercoledì 29 ottobre 2014

Oleg Batrakov: i suoi colori trasformano la realtà

Oleg Batrakov e sua moglie Maria
Il pittore Oleg Batrakov ha la capacità di raccontarci con la sua arte la poesia della vita. Ogni sua opera è un piccolo monumento alla quotidianità. Un bar, una fontana, una piazza diventano nelle sue tele luoghi di speranza, di serenità, di incontri. I suoi colori illuminano quel buio sociale determinato da violenza, sopraffazione, corruzione.












lunedì 27 ottobre 2014

Ermanno Olmi: E' ora di finirla con le guerre!

Un momento delle riprese del film Torneranno i prati
Nel suo ultimo  film Torneranno i prati Ermanno Olmi ci racconterà la grande guerra del 15-18. Il film uscirà il 6 novembre 2014. Nell'intervista concessa  a Maurizio di Rienzo ha tra l'altro detto:

"La guerra? Bisogna parlarne perché i conflitti non si accendano più. Bisogna sapere, conoscere, se no come può la  Storia essere maestra di vita? Le celebrazioni non devono essere sventolio di bandiere ma un modo per capire perché si arrivi sempre a massacrare il proprio e altri popoli... Sappiamo che la guerra è la più grande stupidaggine, ma in eterno rischiamo di ricascarci...Quando avremo il coraggio di ammettere di essere sempre stati stupidi e che è ora di finirla con la guerra?"


Ermanno Olmi

da Maurizio Di Rienzo, Uomini in trincea, Vivi il Cinema, n.5 2014

venerdì 24 ottobre 2014

Susumi Shingu: La Terra che respira

Susumi Shingu
Il giapponese  Susumi Shingu crea sculture che vengono messe in moto da vento, acqua, sole e forza di gravità, con l'intento, appunto di evocare un dialogo più intimo con il Pianeta. "Non è tanto importante creare un particolare edificio o un villaggio," spiega il 75enne artista giapponese, "quel che conta sono le azioni a cui diamo vita, l'attitudine spirituale che viene messa in moto."

Antonio Tricomi

Alcune sue sculture:







da Antonio Tricomi, Il cinema breve ha una prospettiva lunghissima, Il Venerdì di Repubblica 10 ottobre 2014

giovedì 9 ottobre 2014

Rita levi Montalcini: Le persone uniche


Rare le persone che usano la mente, poche le persone che usano il cuore, uniche le persone che  le usano entrambe.


Rita levi Montalcini

domenica 14 settembre 2014

Concetta Barra: ricreare la fiducia tra uomo ed uomo

 
Concetta Barra (1922-1993)
 "C'è grande necessità di ricreare la fiducia tra uomo ed uomo, dovunque, e ricomporre l'umanità come se fosse un grande mosaico, pezzetto per pezzetto, e dare fiducia anche a chi ha sbagliato.
   Anche nel delinquente c'è un pizzico di bene, e allora dobbiamo far qualcosa perché quella fiammella che c'è in lui abbia la forza di riaccendersi… perché se si spegne è un morto che cammina."


Concetta Barra

mercoledì 3 settembre 2014

Socrate: "Come combattere la maldicenza"

Socrate (470 a. C. - 399 a. C.)
A un amico che stava per riferirgli in gran segreto una notizia sul conto di un altro, Socrate chiese: "Hai passato la tua intenzione ai tre colini?" Interpellato su cosa volesse dire con quella frase, Socrate spiegò: "Uno: sei sicuro che la cosa che stai per dirmi è vera? Due: sei sicuro che stai per dirmi una cosa buona? Tre: sei sicuro che sia proprio utile che io lo sappia?" L'amico comprese e rinunciò al suo proposito.


da  Stefania Falasca, La maldicenza uccide, Avvenire  31 agosto 2014

martedì 26 agosto 2014

Francesco: 10 regole per vivere felici

Papa Francesco
1 -- Vivi e lascia vivere
"Campa e lascia  campare…Vai avanti e lascia che gli altri facciano altrettanto".
  
2 -- Donati agli altri
Le persone hanno bisogno di essere aperte e  generose verso gli altri perché "se si chiudono in loro stesse corrono  il rischio di diventare egoiste. E l'acqua stagnante diventa putrida  in fretta".
 
3 -- Procedi con calma
Essere capaci di  muoversi con gentilezza e umiltà, con calma nella vita". Gli anziani  hanno questa saggezza, "sono la memoria del popolo". Prendere esempio da loro.
  
4 -- Preserva il tempo libero
Scegliere l'arte, la letteratura e  trovare del tempo per giocare con i propri figli. "Il consumismo ci ha portati a perdere una sana cultura del tempo libero". Bisogna spegnere il televisore quando ci si siede a mangiare: anche se  la televisione è utile per tenersi aggiornati, a tavola impedisce "di comunicare" con gli altri.
  
5 -- Trascorri la domenica in famiglia
La domenica è un giorno di  festa da trascorrere in famiglia: “La domenica è per la famiglia".
  
6 -- Troviamo modi creativi per dare lavoro ai giovani
"Dobbiamo  essere creativi con i giovani. Se mancano le opportunità, è facile che  cadano nella droga. E tra i giovani senza lavoro il tasso di suicidi è  molto alto. (..) Non è sufficiente dar loro da mangiare:  bisogna inventare corsi di un anno da idraulico, elettricista, sarto.  La dignità è data dal fatto di portare il pane a casa".
 
7 -- Prendiamoci cura della natura
Il degrado ambientale "è una delle più grandi sfide a cui siamo chiamati".
  
8 -- Dimentica in fretta le cose negative
"La necessità di parlar  male degli altri indica una bassa autostima.Vale a dire: mi sento così poca cosa che invece di migliorare cerco di peggiorare il prossimo. Lasciar andare le cose negative in fretta è  una cosa sana".

 9 -- Rispetta il pensiero degli altri senza  proselitismo
Le credenze  altrui vanno rispettate: "Possiamo ispirare gli altri attraverso la  testimonianza così che si cresca insieme, ma la cosa peggiore che ci possa essere è il proselitismo religioso, che paralizza: parlo con te per convincerti. No. Ogni persona dialoghi a partire  dalla propria identità.
  
10 -- Lavora per la pace
"Viviamo in un tempo di molte guerre",  "la richiesta di pace deve essere gridata. La pace a volte dà  l'impressione di essere qualche cosa di tranquillo, ma non è mai quiete: è sempre una pace attiva".

Francesco

da Pablo Calvo, Intervista a Papa Francesco, pubblicata il 27 luglio 2014 su "Viva", supplemento del quotidiano argentino "Clarin"   

sabato 26 luglio 2014

Natalia Aspesi: "Il valore della laicità e quello della fede"


Natalia Aspesi
Ad un insegnante che non condivideva il pensiero rispettoso che Natalia Aspesi esprimeva per chi ha una vera fede, la scrittrice così rispondeva:

"Per molti miei amici e per persone che non conosco e hanno tutta la mia ammirazione, la religione è cultura, è sapienza, è generosità, è speranza nella giustizia, è aiuto ai meno fortunati. Essere ateo, divorziato e comunista… non è più un problema neppure nelle scuole…Mi auguro che come insegnante lei faccia capire ai suoi allievi il valore della laicità ma anche quello della fede, li sproni col suo esempio all’altruismo e all’impegno, al rispetto degli altri e a farsi rispettare, difendendo apertamente e con intelligenza le proprie idee."

Natalia Aspesi

Da "Questioni di cuore" di Natalia Aspesi, Ilvenerdì di "La Repubblica" 2 settembre 2011

giovedì 24 luglio 2014

Dobbiamo andare al di là del proprio gruppo

Maria Voce
Il nostro dialogo non è mai un dialogo fra ideologie, fra modi di pensare, fra culture in astratto, è sempre un dialogo tra persone. E questo credo sia la strada unica per superare gli enormi sbalzi sociali che percorrono le nostre società. E' un dialogo a 360°, che comincia dall'amare il fratello, dall'amare il prossimo, che però non esclude quelli che non mi sono vicini; un dialogo quindi che deve arrivare a quei legami che vanno al di là del proprio gruppo, della propria categoria, della propria classe sociale, della proprio nazionalità, della propria etnia, di qualsiasi individualizzazione.

Maria Voce

da "Dialogo fra amici" n. 55- Ottobre 2012

mercoledì 23 luglio 2014

Gennaro Matino: essere accanto a chi ha perso il lavoro


Gennaro Matino

“E’ la legge in quanto tale che determina i rapporti sociali e stabilisce che ad ognuno deve essere dato quanto gli spetta. Dovremmo imparare, allora, a non essere complici di un sistema ingiusto, a schierarci con chi protesta, con chi non trova più motivi per lottare, a essere solidali, al di là delle politiche di partito o dei sindacati, con gli ultimi tra gli ultimi, con quanti hanno perso il lavoro e gridano dai tetti delle fabbriche, delle scuole, la loro nudità. Una nudità che provoca vergogna, ma che dovrebbe far vergognare quanti restano sordi al grido di Giobbe: “Nudi passano la notte, senza panni, non hanno da coprirsi contro il freddo.”(Gb 24,7) Scene d’altri tempi tornate attuali non solo nei paesi del terzo mondo, dove ho visto anziani, adulti, bambini dormire per strada, ma anche in casa nostra, nella nostra civile e democratica nazione che rende giusta l’ingiustizia, legittimo l’illegittimo.”
Gennaro Matino
da: Gennaro Matino, La culla vuota, Edizioni San Paolo 2010

martedì 22 luglio 2014

Enzo Bianchi: "Le nuove generazioni ci chiederanno conto..."

Enzo Bianchi

In un mondo in cui si parla tanto di valori, poi si fa  fatica a ritrovarli nel quotidiano. Le giovani generazioni presenti e future non ci chiederanno conto dei progressi di un mercato svuotato di senso né di una nobiltà d’animo nascosta nella nostra intimità, ma piuttosto di come avremo saputo tradurre i principi etici che ci abitano in realtà concrete, in politiche a beneficio dell’umanità, a cominciare dai più poveri. Le nuove generazioni ci chiederanno conto di come abbiamo saputo tradurre i valori in realtà concrete.


Enzo Bianchi


Non c’è politica senza spiritualità di Enzo Bianch in “La Stampa” del 29 gennaio 2011

domenica 20 luglio 2014

Una delle più gravi omissioni della Scuola



Una circolare ministeriale prevede che in ogni scuola si possono dedicare ore curricolari per formare i giovani alla cooperazione e realizzare delle vere e proprie cooperative di lavoro, socialmente produttive. Pochissime le scuole che hanno realizzato questo progetto. Cominciamo a farlo subito oggi.

martedì 1 luglio 2014

Lincoln: "La mia religione"

Abraham Lincoln (1809-1865)
Quando faccio bene mi sento bene; quando faccio male mi sento male. Questa è la mia religione.
 Abraham Lincoln 
da PensieriParole

martedì 17 giugno 2014

Piccoli eroi quotidiani

I giovani di Ways of Peace incontrano il Sindaco e gli Assessori di Loreto
"Noi giovani siamo chiamati a vivere da piccoli eroi quotidiani. La nostra è una generazione generosa, che non fa calcoli, una generazione che giorno dopo giorno è al servizio dei fratelli e del mondo." Così dicono i giovani emiliani e marchigiani che hanno dato vita al progetto Ways of Peace, nato da un viaggio in Terra Santa nell'estate del 2010, con l'intento di scoprire questa terra divisa e senza pace che sembra destinata ad un conflitto eterno e all'isolamento dal resto del mondo.
Conoscere le comunità locali e toccare con mano le ferite di un popolo, ascoltare le storie di giovani, bambini, anziani che soffrono per la divisione e la guerra, ha fatto nascere in ciascuno il desiderio di rispondere a tutte quelle persone che proprio lì dove sembra impossibile, scelgono di vivere per realizzare la Fraternità.
Il progetto vuole essere un contenitore di tutte quelle piccole o grandi azioni che possono costruire ponti fra le associazioni, istituzioni, con chi lavora per la Pace, con le realtà ecclesiali e persone di altre religioni e convinzioni, che si adoperano per la Fraternità universale nel nostro territorio e in Terra Santa.
Sono seguite altre visite in Terra Santa ricambiate da un viaggio in Italia di una delegazione della Palestina con la partecipazione a una serata di riflessioni e testimonianza sull'incontro con l'altro diverso da me, sulla necessità del dialogo e dell'accoglienza reciproca. La proposta lanciata dai giovani, nonostante  culture e religioni diverse, di vivere per la Fraternità è stata forte e decisa, come forte è la testimonianza. che hanno dato insieme. Si continua a lavorare per progetti futuri.

Gruppo del dialogo di Ancona

da Dialogo tra amici, Anno 19, Aprile 2013

mercoledì 4 giugno 2014

Promuovere vere cooperative di lavoro in ogni scuola

giovani progettano a scuola
Ho sempre pensato che la crisi della scuola italiana è essenzialmente dovuta ad una eccessiva teorizzazione di tutti i processi formativi, venendo meno il progettare e il fare anche lì dove dovrebbe avere un posto privilegiato: negli istituti tecnici e professionali. 
L’uomo si forma applicando la mente ma anche le braccia. Purtroppo nelle nostre scuole le braccia vengono usate solo per scrivere e tutto al più per sfogliare libri. Finanche la scuola media inferiore ha spesso trasformato l’educazione tecnica, musicale e artistica in educazione teorica facendo studiare ai ragazzi pagine e pagine di storia dell’arte, della musica e della tecnica.
Penso che ore di attività manuali siano indispensabili a tutti i ragazzi e giovani di ogni tipo di scuola Se poi queste attività pratiche potessero diventare anche socialmente produttive allora sarebbe l’optimum. Si contano sulle dita della mano, in Italia, scuole che si prefiggono questi obiettivi di crescita integrale dei nostri giovani e di produttività sociale. Avendo insegnato per 35 anni nella scuola inferiore e superiore ho buone ragioni per credere che il rifiuto spesso violento dell’istituzione scolastica è dovuto essenzialmente all’incapacità della scuola italiana ad incanalare le energie vitali dei giovani in appropriati itinerari formativi che tengano in conto lo sviluppo mentale e quello pratico e manuale, senza per questo trascurare gli strumenti culturali di base che sono indispensabili per potersi destreggiare in questo mondo e per non farsi sopraffare dal potere.
Una circolare ministeriale prevede che in ogni scuola si possono dedicare ore curricolari per formare i giovani alla cooperazione e realizzare delle vere e proprie cooperative di lavoro, socialmente produttive. Pochissime le scuole che hanno realizzato questo progetto.

P. L. L.

martedì 3 giugno 2014

Abbiamo molto da imparare dall'altro


Together4Peace un esperienza di dialogo in Belgio
Come dialogare? In primo luogo dobbiamo essere spogli di preconcetti, liberi di sentire e ascoltare ciò che l’altro ha da dire, se vogliamo davvero capire che cosa l’altro vuole esporre, il suo punto di vista, il suo contesto culturale. Questo significa essere umili, sapere accogliere e rendersi conto che abbiamo molto da imparare dall’altro.

Quando esponiamo qualche esperienza, non significa che siamo migliori di chiunque altro, perché siamo stati in grado di realizzare qualcosa di concreto, no; noi desideriamo semplicemente che sia ascoltato quello che doniamo e vogliamo mostrare a chi ascolta che si è in grado di dialogare e quindi agire di conseguenza.

Non sposteremo le montagne, non fermeremo tutti mali di questo mondo, ma possiamo aprire delle prospettive. Nella nostra casa siamo capaci di dialogare? Nel nostro lavoro si pratica il dialogo?

Sogniamo un mondo migliore, ma il mondo migliore può essere quello intorno a me, che può essere limitato ad un singolo quartiere, ad una singola casa.

Si contribuirà alla trasformazione del nostro mondo se condividiamo con altri conoscenze, pensieri, idee e trasformiamo queste idee in azioni concrete verso un obiettivo comune.

Penso che sia una piccola rivoluzione, semplice e allo stesso tempo complessa, perché, come dice Eric Froom, l’amore è un’arte e come ogni arte dovrebbe richiedere sforzo, dedizione e diventare azione. Il dialogo è uno degli strumenti di questa arte.


Maria Virginia de Celis
(Mariapoli Ginetta. San Paolo – Brasile)


da Dialogo tra amici, n.56, Aprile 2013

giovedì 15 maggio 2014

"Che l'uomo sia degno della vita" di Leonardo Sciascia


Leonardo Sciascia (1921-1989)
Nel suo ultimo romanzo Il cavaliere e la morte lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia, in una Sicilia arsa dalla violenza, racconta la triste vicenda del Vice, un poliziotto assetato di giustizia e verità su alcuni efferati delitti rimasti impuniti. 
Purtroppo il Vice viene misteriosamente eliminato, non prima di aver previsto, con sconforto, un peggioramento del sentire e del vivere delle future generazioni. 
Solo qualche istante prima di essere ucciso, avverte il desiderio guardare oltre la realtà, accostandosi “al cancello della preghiera”, ma senza riuscire a varcarlo, apparendogli quel territorio misterioso “come un giardino desolato e deserto”.
L’amico scrittore Giorgio Calcagno, intervistando Sciascia su questo romanzo, gli pose l’impertinente domanda: “Dunque né fede, né speranza?” E Sciascia confidenzialmente così gli rispose: “Ci sono due versi altissimi di Dante, nell’ultimo canto della Commedia: Chi vuol grazia e a te non ricorre,/ sua desianza vuol volar senz’ali. Ecco la preghiera è questo: un desiderio che trova ala. E non importa se non troviamo più a chi rivolgerla. C’è nel personaggio del mio racconto Il cavaliere e la morte questa desianza: che l’uomo sia degno della vita. E mi piace anche ricordare questa preghiera di Tobino: O Dio, chiunque tu sia,/ o non esista,/ o trascorra come concetto/ le nostre menti,/ benedici anche me.”




domenica 20 aprile 2014

Speranza ostinata e testarda a Pasqua





I veri conoscitori e adoratori di Dio si riconoscono dalle mani.

Ci sono mani violente che stringono la verità di Dio, indurita come fosse una pietra, e sono pronte a scagliartela in faccia, come hanno tentato di fare con Gesù.

Sono le mani degli integralisti, dei fondamentalisti, degli intolleranti, dei fanatici, di tutti coloro che sequestrano Dio dentro le loro piccole chiese, dentro le loro strutture religiose, dentro l’orgoglio di poter dire come i Giudei: "Noi sappiamo", mentre non sanno che quanto più parlano di Dio, tanto più lo fanno odiare.

E ci sono altre mani che esprimono la più pura teologia: sono mani che pregano, che stringono altre mani, che accarezzano volti di amici, che compiono gesti di pietà su chi soffre, che chiudono con immensa tenerezza gli occhi di chi muore. E’ attraverso questi gesti che si rivela la verità più profonda su Dio.
Vogliamo conoscere il nostro rapporto con Dio? Soffermiamoci qualche volta a osservare le nostre mani per vedere di che cosa sono capaci. La vera teologia non ha la freddezza dei concetti che possono diventare pietre in mani altrettanto fredde, ma ha il calore della mani che si aprono nel gesto di ricevere e di donare amicizia. 

Luigi Pozzoli (da L’acqua che io vi darò)


sabato 19 aprile 2014

"Ogni istante sia occasione per risorgere" di Valeria De Filippo


Pasqua per i cristiani significa resurrezione.
E allora che questi siano per tutti, cristiani e non, giorni di resurrezione. Personale e collettiva, spirituale e fisica, interiore ed esteriore. Per qualunque aspetto della vita.
E che lo siano anche i giorni a seguire.
Che ogni istante sia occasione per risorgere!
Possiamo farlo.
Se non altro, individualmente.
Se non altro, spiritualmente.
Se non altro, interiormente.
testo e foto di Valeria De Filippo


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mercoledì 16 aprile 2014

Non chiedere ai cristiani se credono nella resurrezione

Luis Evely (1910-1985)


Non bisogna domandare ai cristiani di oggi se credono alla resurrezione: ci credono in un modo talmente passivo e abitudinario che è esattamente come se non ci credessero. Essa non cambia niente nella loro vita. 
L. Évely, Ogni giorno è un’alba


giovedì 10 aprile 2014

"L'indifferenza" di Antonio Gramsci

Antonio Gramsci (1891-1937)

L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Antonio Gramsci

mercoledì 26 marzo 2014

Se un nostro amico viene ferito da un colpo di fucile


Il prossimo autunno, quando vedrete le oche selvatiche puntare verso sud per l’inverno in formazione di volo a V, potrete riflettere su ciò che la scienza ha scoperto riguardo al motivo per cui volano in qual modo. Quando ciascun uccello sbatte le ali, crea una spinta verso l’alto per l’uccello subito dietro. Volando in formazione a V ,l’intero stormo aumenta l’autonomia di volo di almeno il 71% rispetto a un uccello che voli da solo. Coloro che condividono una direzione comune ed un senso di comunità, arrivano dove vogliono andare più rapidamente e facilmente, perché viaggiano sulla spinta l’uno dell’altro.
Quando un’oca si stacca dalla formazione, avverte improvvisamente la resistenza aerodinamica nel cercare di volare da sola e rapidamente si rimette in formazione per sfruttare la potenza di sollevamento dell’oca davanti. Se avremo altrettanto buon senso di un’oca, rimarremo in formazione con coloro che procedono nella nostra stessa direzione. Quando la prima oca si stacca, si sposta lateralmente ed un’altra oca prende il suo posto di guida. E’ sensato fare a turno nei lavori esigenti, che si tratti di persone o di oche in volo verso sud.
Le oche gridano da dietro, per incoraggiare quelle davanti a mantenere la velocità. Quali messaggi mandiamo quando noi gridiamo da dietro?
Infine (e questo è importante) quando un’oca si ammala o viene ferita da un colpo di fucile ed esce dalla formazione, altre due oche ne escono insieme a lei e la seguono per prestare aiuto e protezione. Rimangono con l’oca caduta finché non è in grado di volare oppure finché muore; soltanto allora si lanciano per conto loro, oppure con un’altra formazione, per raggiungere nuovamente il gruppo. Se avremo il buon senso di un’oca, ci sosterremo a vicenda in questo modo.
Pasquale Ionata