venerdì 31 luglio 2015

Hanno ancora un senso i Premi letterari?

Elsa Morante vince nel 1957 il Premo Strega
Lo scrittore Francesco Permunian, nel suo ultimo libro Ultima favola (Il saggiatore) celebra i funerali di un certo mondo editoriale e in particolar modo invia i suoi strali ai “Premi letterari”, considerati “riti funebri di una società letteraria che è morta e sepolta da un bel pezzo.” 1
E’ una conferma di quello che sentivamo da un po’ di tempo dopo aver fatto esperienza e conosciuto direttamente qualche importante premiazione.
Molti si affannano ancora a considerarli eventi che promuovono la cultura, ma in realtà i Premi Letterari non sono che la vetrina sfavillante e mercantile di case editrici e promozione di personaggi legati a lobby di potere “culturale”, grazie alla compiacenza di politici  che si illudono di promuovere così la cultura nel paese.
La cultura e la sua promozione sono ben altra cosa. Ci piace ricordare come elemento significativo di rottura con  l’inflazione dei Premi il “Festival della letteratura di Mantova”, una festa di incontri di dibattiti, di conoscenze senza premi,  una vera esperienza  tra scrittori e cittadini in una osmosi creativa e stimolante di idee, progetti e valori.
La cultura nasce da queste esperienze autentiche di rapporti, di confronto autentico, di dialogo rispettoso.



1 – I Premi Letterari? Fiera di banalità di Brunella Schisa. Il Venerdì di Repubblica 17 luglio 2015

lunedì 13 luglio 2015

Arturo Paoli: "Se il cuore si spegne che ne sarà di noi?"

Arturo Paoli 
Ricordiamo l'amico Arturo Paoli scomparso a 102 anni con questo suo pensiero:

“Io posso fare da me!” Questa è una bestemmia, una bestemmia! Perché noi non siamo stati pensati soli, noi siamo pensati nella relazione. L'uomo è relazione altrimenti non è nulla, sono dita che si muovono su un tasto, niente di più. E' quello che si apprende attraverso l'amicizia che ti aiuta, che ti incoraggia, che ti dà forza, è la bellezza della vita. Quello che c'è di bello non sono le nostre dita (il miracolo della tecnica che ci permette di fare tutto toccando una macchina, ciascuno a casa propria) ma il nostro cuore. Se il cuore si spegne che cosa sarà di noi?

Arturo Paoli
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sabato 11 luglio 2015

Chiara Lubich: In dialogo per la pace


Chiara Lubich (1920-2008)


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In questi giorni di violenze e di guerre, proponiamo il messaggio che Chiara Lubich inviò, il 28 maggio 2004, al Convegno internazionale “In dialogo per la pace”, promosso dal “Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose” presso il Centro Mariapoli di Castelgandolfo.

“Carissimi, eccoci di nuovo al nostro Convegno. A tutti il mio più caloroso benvenuto!
E’ passato ormai più di un decennio da quando abbiamo deciso di incontrarci per approfondire la nostra amicizia e per lavorare insieme per la stessa causa: la pace, l’unità.
Per molti di voi qui presenti, questi sono stati anni ricchi di scambi fraterni, di azioni comuni di solidarietà, di viva partecipazione alle vicende di ciascuno e a quelle del Movimento dei Focolari.
Mi auguro che questo cammino possa essere intrapreso e condiviso anche da chi, per la prima volta, è presente a questo convegno.
Sapete, carissimi amici di convinzioni non religiose, che senza di voi il Movimento dei Focolari perderebbe la sua identità. Voi, infatti, possedete in grande misura quei valori umani e belli che vorremmo divenissero patrimonio di tanti e che sono essenziali al nostro comune ideale: la fratellanza universale.
Questo ideale, quanto mai necessario oggi in cui sembrano prevalere l’odio e la violenza, vogliamo che informi tutta la nostra vita e illumini tutto il nostro agire.
La fraternità universale è stata da sempre l’aspirazione profonda dell’umanità e molti uomini illustri, da secoli, si sono impegnati a perseguirla.
Ma chi l’ha formulata nella maniera più audace e l’ha vissuta fino alle estreme conseguenze, perché per questo ha donato la propria vita, è stato Gesù.
Egli ha portato sulla terra l’Amore, un amore grande che si distingue per alcune sue caratteristiche: le abbiamo evidenziate nella cosiddetta “arte di amare”, che voi certamente già conoscete. Si tratta di amare tutti, di amare per primi, di amarsi scambievolmente, di amare anche il nemico. Si tratta cioè di amare con una misura di amore “senza misura”.
Ma voi, carissimi, che avete dato al vostro convegno il titolo “In dialogo per la pace”, non trovate che è questo il segreto per costruire la pace?
Allora coraggio! Mettete i vostri talenti, le vostre energie, la vostra volontà e soprattutto i vostri cuori al servizio della pace.
Sappiate che con voi ci sono già milioni di fratelli in tutto il mondo, di tutte le razze, di tutte le fedi, che condividono il vostro stesso ideale.
Ne ho avuto conferma pochi giorni fa a Stoccarda. Era tangibile in quella sala di 10.000 persone, collegate via satellite in tanti paesi d’Europa e del mondo, l’unità.
Quell’unità che Gesù ha chiesto al Padre prima di morire. Quell’unità che è sinonimo di fratellanza e di pace.
Tanti auguri allora! In quell’unità, Chiara.”

giovedì 9 luglio 2015

Per la pace tra Israele e Palestina

Flavio Lotti
Sappiamo di uomini e donne di pace in Israele e Palestina che stanno testimoniando, con forza, che la fraternità e la pace tra i due popoli è possibile. Un esempio per tutti: il grande impegno della scrittrice israeliana Emanuela Dviri attraverso il “Centro Peres per la pace” per aiutare i bambini palestinesi a curarsi negli ospedali israeliani. Per questo siamo convinti che , come scrive Flavio Lotti, “chiunque voglia aiutare gli israeliani e i palestinesi a fare la pace, sa che deve considerare in modo equilibrato le ragioni degli uni e degli altri… Garantire la sicurezza di Israele è un obiettivo importante di cui l'Onu e l'Europa si devono fare carico. Ma tutti sanno che il solo modo per raggiungere davvero questo obiettivo è operare per chiudere quanto prima il conflitto israelo-palestinese che è la chiave della più ampia pace in Medio Oriente. I veri amici di Israele sono quelli che operano assiduamente a questo scopo nel rispetto della legalità e del diritto internazionale dei diritti umani. Tutti sanno che non c'è nessuna speranza di garantire la sicurezza di Israele negando la sicurezza dei suoi vicini di casa, a cominciare dai palestinesi. Chi ignora questa realtà fa male a Israele quanto le bombe. La pace in Medio Oriente non ha bisogno di uomini di parte ma di seri operatori di pace. E' tempo che i veri amici degli israeliani e dei palestinesi si facciano sentire. Nell'interesse di tutti”.1

1 – “Così l’Italia non aiuta né Israele né la pace” di Flavio Lotti, Presidente del Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, da ”Articolo 11” – Promotori di pace, per un dialogo sempre possibile.

mercoledì 8 luglio 2015

L'italia oggi è malata


-->"L'Italia di oggi è malata, come lo era Milano ai tempi di San Carlo e della peste. Ogni giorno leggendo i giornali si è portati a pensare che si stia sprofondando sempre più in basso. L'immoralità è dilagante, a tutti i livelli della società. Purtroppo, è diffusa l'idea che la vita debba essere per forza spensierata e allegra e talvolta si finisce per stordirsi sino all'ebbrezza. L'opinione pubblica sembra distratta da frivolezze, non avvertendo la gravità del momento. Ho però la speranza che prima o poi la nostra società trovi la forza di reagire e di rinnovarsi".

Dionigi Tettamanzi

lunedì 6 luglio 2015

I conflitti, un'opportunità per trasformare la realtà sociale

Barcellona: Il porto


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Più che nuove definizioni di dialogo, occorrono spazi concreti in cui esso possa praticarsi, ed ancora di più, nei quali ci si possa allenare. In questo modo saremo capaci, non soltanto di qualificare come parlano gli altri, ma di mettere in pratica le capacità comunicative di ciascuno in un clima di rispetto reciproco. 
Soltanto se pratichiamo il dialogo in maniera frequente e sistematica - soprattutto con quelle persone che la pensano molto diversamente da noi – possiamo allenarci per fare della comunicazione uno spazio di crescita e arricchimento mutuo e per fare dei conflitti non un problema, ma un’opportunità per trasformare la realtà sociale.
Questo processo risulta efficace solamente dal punto di vista dell’apporto che possono costituire le nostre differenze e non dal confronto che nega l’avversario e lo qualifica come nemico.
Le ragioni esposte rappresentano il merito più grande del “Gruppo del Dialogo” di Barcellona, un’esperienza che si realizza da qualche anno costituendo uno spazio aperto d’incontro permanente e sistematico, nel quale le persone che partecipano, non lo fanno sotto la pressione di risolvere un particolare affare, ma con la finalità gratuita di scambiare delle opinioni e di ascoltare gli altri su degli argomenti d’interesse generale. Qualcosa, dunque, di così semplice e complesso come il fatto di volere dedicare un paio d’ore al mese per allenarsi nella pratica del dialogo.
Ciò che caratterizza quest’iniziativa è l’ascoltare e il parlare pensando all’altro; un andirivieni d’idee che s’intrecciano, che fluiscono sfumate dalla visione del mondo di ciascuno dei partecipanti.
Una volta alcuni parlano e gli altri ascoltano, poi, succederà all’inverso. Quelli che ascoltano, a volte, prendono appunti, altri preferiscono incidere tutto nella memoria; ci sono anche coloro che completano le idee esposte mentre c’è chi le presenta, chi pone delle domande, qualcuno che ne fa la sintesi…
Il tempo trascorre e l’argomento diventa più completo, s’impara qualcosa di nuovo…si riflette sul punto do vista altrui allo stesso tempo in cui s’arricchisce il proprio. Niente di più e niente di meno di questo: un ambito che esiste e ben riuscito, diventato ormai un punto fisso sull’agenda.
Ecco l’impressione di uno dei partecipanti: “Da qualche tempo partecipo al Gruppo del dialogo. Ne avevo già sentito parlare ed effettivamente lo seguivo da una certa distanza, mi interessavano i suoi contenuti, la sua metodologia e la gente che lo portava avanti. In realtà, la mancanza di tempo e l’eccesso di occupazioni così come una buona dose di prudenza mi orientavano a non coinvolgermi in un’altra nuova attività. Un giorno, parlando con Roberto e Dolors, animatori del Gruppo, si vide l’opportunità di fare questi incontri nell’ufficio in cui lavoro, una piccola agenzia di pubblicità che dispone di un’ampia sala ed è situata presso il centro della città. Siccome non potevo andare io alla montagna, ecco che la montagna veniva da me. La verità è che l’esperienza – dal primo giorno fino ad oggi – è stata molto arricchente. Ho trovato un gruppo piuttosto eterogeneo. Gente di diverse età e provenienze, di culture e convinzioni differenti, che con sei premesse molto semplici, riuscivano ad ascoltarsi e a trarre profitto dal tema e dal dibattito che si presentava. I temi trattati sono stati diversi e di grande attualità: integrazione, relazione uomo-donna (violenza domestica, identità e potere…), soluzioni dei conflitti, convivenza, valori laici e sincretismo religioso, le bande, l’educazione ai valori, egoismo e altruismo, creatività e idee pratiche per la pace. Alla fine, dopo aver ascoltato, ci troviamo con una certa inusuale pienezza. Addirittura ci sentiamo ottimisti e vediamo il mondo molto più vivibile. Sinceramente, un’esperienza del tutto raccomandabile ai nostri migliori amici.”
Ecco i sei punti per il dialogo: 
1)Accettare la sfida di un dialogo profondo. E’ un dialogo: bisogna dare e ricevere; 
2)Il fondamento è l’amore. Si offre e si accoglie; 
3)Si mantiene la propria identità, ma con apertura e rispetto per l’identità dell’altro; 
4)Il dialogo si attua seguendo la propria coscienza. Si cerca ciò che unisce, il positivo, i valori universali; 
5)Si vuole costruire la fraternità universale e testimoniare che l’unità è possibile; 
6)Siamo in cammino e vogliamo percorrerlo insieme.
Jordi Illa

domenica 5 luglio 2015

II sogno di Nicola Legrottaglie

Nicola Legrottaglie
"Quando mi chiedono: come vedi il futuro? Oppure: che cosa farai una volta attaccate le scarpe al chiodo? Rispondo sempre che il mio sogno è quello di rimanere all'interno di una grande società... una struttura sensibile ai temi del sociale, che dia la possibilità di aiutare la gente e attraverso cui far passare messaggi positivi."

Nicola Legrottaglie

da Ho fatto una promessa, PiemmeEditore