lunedì 31 gennaio 2011

L'indignazione delle suore

Chiara Castellano con Mariapia Bonanate

Le religiose italiane sono indignate e sofferenti per quanto sta accadendo attorno all’immagine della donna, ridotta a merce per uso sessuale, umiliata ed offesa nella sua dignità di persona. E questo proprio in quel contesto istituzionale dal quale dovrebbe provenire la difesa e la promozione del mondo femminile, la valorizzazione delle sue qualità umane e sociali, professionali, di quel “genio femminile” esaltato da Giovanni Paolo II . È un grido forte e commosso che giunge da più parti, in particolare dalle comunità e dalle case di accoglienza dove decine di suore lavorano sulla strada per aiutare le donne in difficoltà ad uscire da quella condizione di schiave del sesso nella quale tantissime sono finite contro la propria volontà, ingannate e minacciate.

Due religiose, Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, responsabile dell’Ufficio Anti-Tratta dell’USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia) e Rita Giarretta, fondatrice di “Casa Rut” che accoglie le ragazze e le mamme che cercano di sottrarsi al dominio della criminalità organizzata, hanno deciso di dare voce alle centinaia di consorelle di 75 congregazioni che operano in 110 strutture per dare protezione e speranza alle donne che sono state devastate dallo sfruttamento sessuale , per offrire loro la possibilità di ricostruire la loro vita distrutta e un futuro.

Suor Eugenia Bonetti denuncia: «In questi ultimi tempi si è cercato di eliminare la prostituzione di strada perchè dava fastidio e disturbava il nostro pudore, abbiamo voluto rinchiuderla in luoghi meno visibili, ma non ci rendiamo conto che una prostituzione del corpo e dell’immagine della donna è diventata ormai parte integrante nei nostri programmi, notizie televisive, alla portata di tutti e che purtroppo educa allo sfruttamento, al sopruso, al piacere, al potere, non curanti delle dolorose conseguenze sui nostri giovani che vedono solo modelli da imitare. La donna è diventata soltanto una merce che si può comperare, consumare, per poi liberarsene come "usa e getta"».

Suor Rita Giarretta, che con tre consorelle è impegnata, giorno e notte, da anni, a Caserta, in un territorio, assediato dalla camorra, in ginocchio per il suo degrado ambientale, sociale e culturale, dove le vittime del commercio sessuale, che arrivano da paesi lontani, sono sempre più giovani e portano i segni di violenze e di crudeli schiavitù, si dice sconcertata e indignata: «Sconcertata come da ville del potere alcuni rappresentati del Governo, eletti per cercare e fare unicamente il bene del nostro Paese, soprattutto in un momento così grave di crisi generale, offendano e deturpino, umilino, l’immagine della donna. Ci inquieta un potere esercitato in maniera così sfacciata e arrogante che riduce la donna a merce e dove fiumi di denaro e di promesse intrecciano corpi trasformati in oggetti di godimento. Di fronte a tale e tanto spettacolo l’indignazione è tanta! Come non andare con la mente all’immagine di un altro "palazzo" del potere dove 2000 anni fa, al potente di turno, incarnato dal re Erode, il Battista gridò con tutta la sua voce: "Non ti è lecito, non ti è lecito!"».

Mariapia Bonanate

Da Le suore: fermiamo lo scandalo di Maria Pia Bonanate in “FamigliaCristiana” del 28 gennaio 2011

venerdì 21 gennaio 2011

Radio vaticana e la situazione politica attuale


Colpisce l’editoriale scritto dal politologo Antonio Maria Baggio, mandato in onda da Radio Vaticana:


Lo sconcerto sulla vicenda Ruby è grande perché queste intercettazioni che sono su tutti i giornali introducono delle ipotesi di reati molto gravi e riprovevoli e questo giustifica lo sconcerto. Teniamo anche presente che l’indignazione che c’è nei confronti della situazione politica attuale dipende anche dal fatto che si è cercato di portare in ambito pubblico un modo di vivere privato, che apparteneva certamente alle abitudini aziendali. Ad esempio, la legge elettorale. Nel momento in cui i rappresentanti dei cittadini sono designati dalle segreterie dei partiti, senatori e deputati diventano degli impiegati dei loro partiti anziché essere rappresentanti del popolo.
Si chiede agli operai Fiat di fare sacrifici con uno stipendio di 950 euro al mese, quando ragazzine escono dai Palazzi del potere avendo in tasca sei mesi dello stipendio di questi operai. Non credo che sia questo il modo con cui risolvere il problema drammatico della disoccupazione giovanile. Bisogna trovare un’unità del Paese, un governo forte, un opposizione autorevole. Un ceto politico diverso da quello che viene messo nei banchi del Senato e della Camera. Ci vuole una quasi “rivoluzione” tra virgolette. Un ascoltare realmente quello che ci viene detto da persone autorevoli come il presidente Napolitano che parla ai cittadini. E i cittadini dovrebbero riprendere in mano il timone di questo Paese.

Berlusconi e i comunisti


Berlusconi facendo leva su un diffuso anticomunismo italiano, che neanche le parole di Giovanni XXIII e dei successivi pontefici sono riuscite a cancellare da tanta parte della cristianità, ha spesso infierito su gruppi politici o magistrati, bollandoli in maniera vergognosa come “comunisti”.

Posizione intellettuale antistorica, antipolitica e anticristiana.

Antistorica perché, con il crollo dei sistemi politici comunisti, il pensiero comunista ha perso quella valenza ideologica di contrapposizione al pensiero religioso che tanto aveva caratterizzato i passati regimi; antipolitica perché un Presidente del Consiglio deve avere rispetto per tutti gli italiani, anche di quelli che si rifanno a visioni politiche di matrice comunista; anticristiana in quanto Gesù è venuto a portare la legge d’amore per tutti gli uomini al di là delle convinzioni e della stessa fede, senza alcuna discriminazione e senza alcuna idea di proselitismo.

Tuttavia di fronte ad affermazioni denigratorie verso i”presunti comunisti” da parte del Presidente del Consiglio Berlusconi, nessuna indignazione è nata nei cristiani vicini al Premier o lontani. Di conseguenza lui si è sentito autorizzato a ripetere spesso quella frase denigratoria che offende ogni uomo e non solo quanti si rifanno alla visione marxista della vita.

lunedì 17 gennaio 2011

Il benessere della società


Si crede e si fa credere che le società funzionino solo per l’abbrivio del talento, per la forza dei migliori, dimenticando che il benessere della società è frutto di un processo corale, collettivo, e la serenità degli individui (anche degli “eccellenti”) non è connessa al di fuori di un miglioramento della vita, se non di tutti, di molti.

E’ vero che la selezione dei meritevoli è, nel nostro paese, inceppata, spesso umiliata dal clientelismo, dalle baronie, dalla mafiosità. Ma non è umiliando o dimenticando i secondi, e i terzi, e i quarti, che i primi avranno soddisfazione.

Il successo professionale, tra l’altro, non è la sola misura del valore umano. Ce ne sono infiniti altri. Ho conosciuto qualche “eccellente” odioso, e umanamente minimo, e molte persone umili di grande spessore, capaci di dare agli altri qualcosa che non è quantificabile in uno stipendio o in un titolo di studio.

Credo, o spero, che i ragazzi che scendono in piazza sappiano che la posta in palio non è solo spianare la strada ai più bravi, ma restituire la percezione di un futuro possibile a tutti.

Michele Serra

Da “Il Venerdì di Repubblica” del 31 12 2010

martedì 11 gennaio 2011

Il Cardinale Sepe e la criminalità a Napoli

Napoli quartiere Fuorigrotta

Si è aperto, il 16 dicembre 2010, l’anno speciale voluto dal Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe per coinvolgere la Chiesa, la società civile e il mondo accademico in un progetto concreto di comunione e sinergia a favore di tutta la comunità. Riportiamo un brano della lettera pastorale che per l’occasione il Cardinale ha inviato a tutti i cittadini.


I cumuli di immondizia per strada, mentre segnalano la più grave delle emergenze in atto, confermano quell’emergenza complessiva che continua ad agire su tutti i fronti del disagio sociale. La sanità, la scuola, l’assistenza pubblica, i trasporti: tutta la complessa rete di servizi che formano il cuore pulsante della città appare lacerata in più punti. E’, infatti, la mancanza di una corretta giustizia sociale a mostrare le più gravi lesioni nelle nostre strutture. In questo senso, non c’era da attendersi i morsi aggiuntivi della crisi internazionale per identificare nel lavoro che manca il dramma dei drammi della città. Di qui l’insidia più grave per le famiglie, che sempre più si vedono costrette ad aprire le porte di casa a ogni forma di crisi: spesso è la perdita di lavoro dei padri o delle madri che va ad aggiungersi alla vana ricerca di occupazione dei figli.

Per una tragica beffa, sul nostro territorio l’offerta di “lavoro” può non mancare; ma è una micidiale “offerta” di morte; perché è appunto la morte che arruola facilmente nei lugubri eserciti della violenza e della criminalità, dalla cui spirale non esiste, il più delle volte, altra via d’uscita.

La violenza, organizzata e no, indicata alla maniera antica come camorra, o aggiornata nella versione più moderna di sistema, resta il primo e più malefico ostacolo, da rimuovere con ogni mezzo, come e più dell’immondizia per le strade. Essa è il vero cancro che può trascinare la nostra terra alla deriva. Ogni azione di rinascita e di risanamento non può che partire dal punto fermo di un “basta!” gridato in faccia a chi è disposto a svendere la sua dignità di uomo affidandola a mortificanti arnesi di morte.

Crescenzio Sepe

lunedì 10 gennaio 2011

Per la pace

Chiara Lubich a Fontem in Africa

Fra persone diverse per lingua, razza, nazione, fede, quale è il vincolo di unità, causa della pace? L’amore che batte in fondo ad ogni cuore umano. Che per i seguaci di Cristo è quell’agape che è una partecipazione all’amore stesso che è Dio: amore forte, amore capace di amare anche chi non contraccambia ma attacca, come il nemico, amore capace di perdonare. E per chi segue altre fedi religiose è un amore che discende da quella regola d’oro che impreziosisce molte religioni e dice: "Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Amore, che per le persone che non hanno fede religiosa può voler dire filantropia, solidarietà, non violenza.

Chiara Lubich

Da: Chiara Lubich, Verso l’unità delle nazioni e l’unità dei popoli; Discorso all’ONU del 28 maggio 1997

domenica 9 gennaio 2011

Sostegno alle famiglie di vittime di mafia


Il 21 marzo di ogni anno i familiari di vittime di mafia si ritrovano nella giornata della memoria e dell’impegno a ricordare uno ad uno i nomi e i cognomi delle vittime della criminalità organizzata in una città italiana. Portano una valigia di dolore e di coraggio per continuare a lottare per i diritti propri e delle tremila persone che in tutto il Paese vivono la loro stessa condizione.

“Il grido che abbiamo sempre colto è il bisogno di giustizia e di verità che ciascuno esprime – dice don Luigi Ciotti, presidente di Libera - . Ma io aggiungo che c’è una terza istanza da portare avanti, il bisogno di dignità…Provo una grande commozione conoscendo le loro storie, le ferite profonde e la grande capacità di mettere in gioco la vita…Per noi quelle persone non sono morte, sono vive attraverso quanti ne hanno preso il testimone e vanno in giro per le scuole per invitare le persone a mettersi in gioco, a vivere una resistenza nuova.”

Molti passi sono stati fatti dalla legislazione, ma ci sono ancora tante persone a cui è stato riconosciuto lo status di familiare di vittima di mafia, ma non è stato mai celebrato un processo, oppure è stato archiviato, eppure ci sarebbero i presupposti per una riapertura, per fare giustizia. E poi ci sono le varie legislazioni regionali che creano dei trattamenti diversi. Chiediamo che possa esserci una condizione unica per tutti e che anche i familiari delle vittime della criminalità comune vengano tutelati.


Da: Alessandra Turriti, Famiglie vittime di mafia: lo Stato faccia di più, Avvenire 28/11/2010

venerdì 7 gennaio 2011

Difendiamo la democrazia

Leggiamo da MicroMega: "Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente..." Riteniamo un dovere morale intervenire presso tutte le sedi istitruzionali per rivendicare i diritti delle minoranze e la cancellazione della inaudita clausola.