mercoledì 30 novembre 2016

"Così è la vita" di Concita DeGregorio

Concita De Gregorio

Per riuscire a censurare la morte – nasconderla a noi stessi, agli altri, a una società intera – è necessario prima censurare la vita. Levando dalla vita le tracce della fragilità, della malattia e della vecchiezza: le tracce del tempo.
Ma questa sorte di sterilizzazione della vita – questo prosciugare umori, lacrime, cicatrici, rughe, malattie, dolore – la dissecca, la immiserisce. E finisce per toglierci, a conti fatti, molto di più di quanto la morte ci leva.
Questo, in estrema sintesi, è il succo del nuovo libro di Concita De Gregorio, che si chiama Così è la vita (Einaudi Stile libero).
E’ un libro breve e potente, ma soprattutto è un libro contagioso. Perché la sua forma aperta…è così coinvolgente da costringere il lettore a riaprire i suoi cassetti e a rifare i suoi bilanci, in tema di morte e di morti. A rivedere volti e case, a ricordare cerimonie e gruppi umani raccolti a salutare qualcuno, a levare i sigilli a quell’urna invisibile nella quale la morte è stata racchiusa a costo di rinchiudere, e dimenticare, e perdere, anche le tante vite che la morte racconta.
Perché la morte racconta. Non solo il dolore. Non solo la fine. Racconta la vita delle persone morte: l’amore dato e ricevuto, le tracce forti e inconfondibili lasciate da ciascun essere umano, le parole spese, l’ordine seminato perché attecchisse.
Michele Serra
da Michele Serra, Happy End, La Repubblica 2 novembre 2011

sabato 26 novembre 2016

David Grossman: Crescere oggi è dura

lo scrittore David Grossman

Crescere oggi è dura. Quando ero bambino e giovane genitore, i limiti erano più chiari. C’era una gerarchia, con i genitori, gli insegnanti e più tardi l’esercito. Un centro del mondo chiaro. Forse era un’illusione che dava stabilità. Ora tutto è saltato. E i bambini avvertono la fragilità degli stessi genitori, che sono bambini anche loro. Mi chiedo come si comporteranno quando avranno trent’anni. Il mondo è così crudele, e tutta questa ferocia arriva sulla TV e sul computer. Difficile proteggere l’innocenza dei figli così esposti alla violenza. Devi combattere. Internet è uno strumento meraviglioso. Ma quando un bambino vi approda e come se entrasse nella giungla. E’ un dovere genitoriale proteggerlo, accompagnarlo….Un bambino è un ambino dovunque. Solo più tardi arriva l’ansia per il terrorismo e si deve insegnargli a evitare  i posti pericolosi, sostenerlo quando saprà che un giovane è stato ucciso in guerra. Mostrare la realtà a degli occhi innocenti è pazzesco…L’intuizione di trattare i bambini come persone è stata salutare, ma porre delle frontiere  è importante e il genitore credo debba usare tutta la sua intuizione e capire i limiti che gli stessi bambini chiedono di mettere. Deve essere un gioco delicato in cui non basta dire di essere un modello morale, ma comportarsi davvero in modo etico. Solo così ti seguiranno, impareranno ad essere delle persone perbene, così come impareranno a mettersi le scarpe.

David Grossman

da  Susanna Nirestein, Crescere oggi è dura, servono più favole" La Repubblica  18 novembre 2016

venerdì 25 novembre 2016

Luigina Battistutta: Come alleviare la fatica del vivere

Luigina Battistutta

“Chi pensa che tutto resti immobile s’inganna, perché nulla rimane in realtà uguale a se stesso…Dopo il dolore e la delusione, nel cuore rimane ancora qualcosa di tenero e di gentile. Ogni incontro o esperienza fatti insieme non ci privano di qualcosa, anzi ci arricchiscono e così rimane per sempre il bene che si è fatto o ricevuto. E questa briciola di bene che resta dopo tutto…può ancora alleviare la fatica del vivere e l’esistenza di chi ci è adesso vicino”

Luigina Battistutta

da Il Mercante delle Alpi di Luigina Battistutta,2011, Edizioni Santi Quaranta

domenica 20 novembre 2016

Claudio Morandini: Quale dialogo tra lo scrittore e il lettore?

Claudio Morandini
Viviamo in tempi in cui la comunicazione sembra essersi ridotta a slogan, a aforismi messi insieme senz’arte, strillati e ripetuti finché non suonano veri. Per questo sento che c’è ancora e anzi sempre più bisogno di letteratura, cioè di uno spazio aperto di contatto e confronto, in cui ci si confronta con l’altro e il diverso, e si può correggere la propria propensione al dogmatismo e alle scorciatoie troppo facili. Niente è davvero facile e diretto in letteratura, almeno in quella che intendo io, il percorso resta imprevedibile, i caratteri sfuggenti, i temi scivolosi, mancano le conclusioni definitive, tutto è flessibile, relativo. L’autore non vi si aggira come una divinità spietata o come un campionissimo degli scacchi che ha già previsto ogni possibile mossa. E noi, da lettori, siamo messi dinanzi a una serie di punti interrogativi (ma nessun punto esclamativo ci farà innervosire o ci toglierà il piacere sofferto di provare ad azzardare una risposta, un seguito, un’ipotesi interpretativa). Siamo insomma invitati a una conversazione a distanza, che divaga e va alla deriva e si dilata e quando sembra aver raggiunto un punto fermo rimette tutto in discussione, ma in cui nessuno – qui sta il bello – strilla o sgomita per imporsi, e più che altro si sussurra, o addirittura si tace, perché anche il silenzio è una forma di dialogo. Non importa, secondo me, se, alla fine di un buon libro, questa lunga conversazione non ha consegnato certezze; avrà almeno garantito il conforto di un contatto, avrà fatto scoprire qualche piega nascosta di noi e degli altri (degli altri a noi, di noi agli altri), ci avrà vellicato qualche emozione che fatichiamo a esternare, avrà parlato alla nostra intelligenza, ci avrà aperti alla varietà del mondo, sarà diventata a tutti gli effetti esperienza del mondo.


Claudio Morandini

domenica 13 novembre 2016

"Il coraggio non può mancarvi" di Chiara Lubich



Chiara Lubich al Genfest di Roma 2000


Nel 2000 varie guerre  minacciavano il pianeta. I "giovani per un mondo unito" posero a Chiara alcune domande, e lei rispose sottolineando cose che ci sembrano attuali per l’oggi del mondo:

Come è nata l’idea di un mondo unito. Come è cominciata questa avventura dell’unità?

Carissimi, vi trovate insieme per condividere gioie, ansie e ideali, per riconsiderare ciò che può interessare, oggi, i vostri animi tutti protesi verso il nuovo millennio, che appartiene in modo speciale a voi, per raccogliere le vostre giovani forze e contemplare un sogno che può divenire  realtà: un mondo unito… Come è cominciata quest’avventura? E’ cominciata quando non io, ma un Altro lo ha voluto…Un giorno, tanti anni fa, abbiamo capito che su di noi, giovani di allora, vi era un disegno meraviglioso, un compito, quasi una missione: lavorare nella vita, che ci era data, perché tutti siano una cosa sola, mettendo in moto nel nostro e nell’altrui cuore, l’amore. Fantasie? Utopia? No, certamente, se Gesù un giorno ha pregato il suo Padre in cielo proprio così: “Che tutti siano uno”.…Partimmo sicuri verso questa meta ed ora nel mondo, fra ragazzi, giovani e persone mature siamo milioni e milioni di quasi tutte le nazioni esistenti…Naturalmente fra i nostri c’è chi non ha la nostra fede, ma magari un’altra, o non l’ha per niente. Anch’essi tuttavia possiedono la cosiddetta benevolenza, che in ogni cuore umano non può mancare. Così si cammina anche assieme a loro verso l’obiettivo della famiglia universale, verso l’edificazione di un mondo unito.

Noi abbiamo l’età che tu avevi quando hai cominciato. Se tu fossi al nostro posto cosa faresti oggi?

Farei mio il patrimonio che ormai esiste e mi sentirei solidale con quei milioni di persone già in marcia…Starei poi sempre attenta anche ai bisogni che, di tempo in tempo, presenta l’umanità per rispondervi. Ma per raggiungere questa meta è necessario conoscere di più la nostra rivoluzione d’amore, i suoi metodi, la sua tattica, i suoi mezzi: E questo conoscere, oltre che vivere, è uno dei vostri doveri…Contemporaneamente lanciatevi senza riserva…Siete giovani, giovani il coraggio non può mancarvi. Se noi l’abbiamo potuto fare, perché non voi?

Chiara Lubich

Da Mondo Unito, A tu per tu con Chiara, Anno IV n.13-1999

sabato 12 novembre 2016

Bruno Munari: Conservare lo spirito dell'infanzia

Bruno Munari (1907-1998)
«Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare»
Bruno Munari

venerdì 11 novembre 2016

Piero Taiti: La farsa di una democrazia che viaggia sui cannoni occidentali

Favelas e grattacieli
Il mondo più ricco non può tacitare la propria coscienza, predicando la pace o ristabilendo l'ordine con forze internazionali per gli affamati, gli assestati, gli ignudi: il venti per cento della popolazione del pianeta che consuma l'ottanta per cento delle risorse mondiali fa oggettivamente un azione "terroristica" continua contro la pace.
Né d'altra parte si può pensare che la democrazia possa viaggiare dilagando per il mondo sui cannoni occidentali... La pace può essere costruita, come pensava Giovanni XXIII, e come pensa la comunità mondiale più attenta e sensibile, sulla giustizia, sull'amore, e quindi su una più equa distribuzione della ricchezza.

Piero Taiti

Da Piero Taiti, Perché convergiamo uniti sul tema della pace,  Atti del Convegno In dialogo sulla pace, Centro del Dialogo del Movimento dei Focolari, Castelgandolfo

Unione Europea: Ci vuole più coraggio!

Faruk Redzepagic
 
Le questioni sociali, culturali e spirituali rimangono alla periferia dell'interesse dei costruttori del processo di globalizzazione in Europa... Senza una globalizzazione dello spirito, l'Unione Europea è "un corpo senz'anima"... Facciamo un appello ai politici europei perché con più coraggio basino gli accordi politici sul fondamento della comune spiritualità e dei valori comuni, che sono sempre stati  fattori relativamente autonomi della storia europea... A causa della scomparsa del "pericolo comunista" il grande capitale - portatore dell'attuale processo di unificazione dell'Europa - dimostra sia sul piano europeo che mondiale, i segni di una rinnovata sicurezza di sé, di un'avidità spesso senza scrupoli e di uno sfruttamento della classe operaia e dei bassi strati sociali della popolazione in tanti Paesi di tutto il mondo. In queste condizioni queste popolazioni tornano alle proprie radici spirituali per cercare l'appoggio alla richiesta di giustizia sociale e di uguaglianza. Islam, cristianesimo, induismo, diventano di nuovo l'ispirazione del rinnovamento spirituale degli attivisti per la giustizia sociale.

Faruk Redzepagic
Zagabria



da Faruk Redzepagic, Testimonianza, Atti del Convegno, In dialogo per la pace, Castelgandolfo Centro del dialogo del Movimento dei Focolari

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sabato 5 novembre 2016

Salvatore Settis:UNA SCUOLA CHE MORTIFICA LA DIVERSITA' E' UNA SCUOLA PERVERSA

Salvatore Settis
Il  lavoro intellettuale non si può quantificare o conteggiare. Tra i famosi “otium” e “negotium” non c’è soluzione di continuità. Un insegnante non deve essere valutato in base alle ore che fa di lezioni frontali. Chi le prepara? E il tempo che uno ci mette a prepararle chi lo conteggia? …Nessuno lo può conteggiare,  Ma ci rendiamo conto che col sistema assurdo dei crediti formativi all’università si pretende di conteggiare il tempo che ci vuole a imparare un certo libro? Magari un libro di cento pagine io lo posso imparare in due ore e lei in mezz’ora. Abbiamo un sistema di valutazione che mortifica la diversità tra gli esseri umani. Valutare in base alle ore presunte è una solenne sciocchezza. Questa è la vera perversione che sta facendo danni enormi, e ne farà sempre di più.


Salvatore Settis
da Linkiesta, Bruno Giurato, Salvatore settis, la buona scuola non è buona. E le competenze non servono, 7 febbraio 2016

venerdì 4 novembre 2016

Staino: Anche dal male può nascere qualcosa di nuovo

Sergio Staino
Nel 1977, rottura della retina dell’unico occhio sano che avevo.. All’ospedale di Trieste mi dissero che sarei rimasto al “buio”…Ero distrutto, per me era la morte civile. Ma è stato proprio in quei giorni che l’occhio, incamerando informazioni frammentarie, lavorava lo stesso  e mi ha permesso di ridisegnare la parte asburgica che avevo davanti al letto…Lavorando con sofferenza tra carta, lapis e pennino mi è venuto fuori un altro segno. Un segno mio, alla Grosz, ma che conquistato millimetro dopo millimetro è diventato il segno di Staino. Allora ho capito che anche dal male può nascere qualcosa di nuovo e forse anche più bello.


Staino

da Massimiliano Castellano, Staino, il senso è nel segno, Avvenire  30 ottobre 2016