venerdì 11 maggio 2018

Mariapia Veladiano: Che errore quei soldi agli studenti

Mariapia Veladiano

Quando si parla di scuola bisogna applicare mille prudenze perché ogni scuola è un mondo e solo chi proprio là vive e lavora può conoscere che cosa aiuta i ragazzi ad appassionarsi alla cultura, a vincere un’indolenza, magari ambientale, che potrebbe far pensare che, proprio no, studiare non vale la pena. Detto questo, l’idea di ricompensare la media dei voti con un premio in denaro è infelice. E’ un’idea non nuova e sbagliata…La misura del merito non è il voto. Già il voto in sé  ha mille pesi diversi da una scuola all’altra, da una sezione all’altra…Il merito è meravigliosamente altro…Santificare il voto vuol dire sposare la logica (aziendalistica) del risultato: o c’è o non c’è, in mezzo il nulla. Si può dire naturalmente che così va il mondo, che “fuori” nella realtà del lavoro sarà poi così. Ma è sbagliato, non crea né giustizia, né felicità e non piace a nessuno e, appunto, nella scuola bisogna mostrare che abbiamo valore al di là del risultato e che il mondo lo si può cambiare. Alla Scuola è chiesto di tener saldo  che ogni persona ha valore e che la scuola può aiutarla ad esprimerlo.
Mariapia  Veladiano

Da Mariapia Veladiano, Che errore quei soldi agli studenti, La Repubblica 4 maggio 2018

martedì 8 maggio 2018

Ermanno Olmi: Penso che sull'economia ci abbiano mentito

Ermanno Olmi e sua moglie Loredana Detto



Oggi, mi pare che le sorti del mondo dipendano solo dal denaro. L’economia degli Stati e quelle familiari non ce la fanno più a tenere dietro ai nostri sperperi. Jacques Delors ha dichiarato: “Apriamo gli occhi. L’Europa e l’euro sono sull’orlo di un precipizio”.
Ma come, apriamo gli occhi? Fino a ieri ci dicevano che per diventare ricchi bisognava consumare. E noi ci abbiamo creduto: una vera e propria “dittatura della stupidità”. E allora giù, a spendere e spandere fino al piacere assurdo del superfluo. Tanto a pagare - col mutuo - c’è sempre tempo.
Ma adesso quel tempo è arrivato e non sappiamo più come fare a saldare il cumulo assurdo del nostro debito. Dove trovare tanto denaro?
Per non precipitare nel baratro del fallimento, ecco che per “salvarci” si parla di far ripartire di nuovo i consumi.
Ma come, non ci hanno forse appena detto che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità? Che abbiamo straconsumato fino a indebitarci oltre ogni buonsenso?
E qui, o “qualcuno” ci ha mentito o non era all’altezza del compito. Per me ci hanno mentito.
Da adesso i conti devono essere fatti bene, dove i numeri sono numeri e i bilanci veritieri.
Poi, superata l’emergenza, potrà tornare ancora la voglia di ricominciare con una volontà di riscatto morale e con propositi e progetti in cui riconoscerci tutti.
Sogno, utopia? Perché no?
Perché a ottant’anni suonati credo ancora nella forza dei sogni…Ma dovrà essere un progetto davvero rivoluzionario, che rechi scandalo a furbi e opportunisti d’ogni sorta, concepito secondo giustizia, nel rispetto di principi e regole di una sana democrazia affidata a cittadini di salda onestà. Uomini e donne che abbiano una mente fervida ma anche un gran cuore. E’ la Storia che impone a tutti noi l’obbligo di una presenza attiva e attenta nel procedere uniti nel cammino verso il nostro futuro, secondo ruoli e gradi di competenza, ciascuno per quel che saprà fare nel proporre, progettare, mettere in atto, fin dagli atti più modesti, tutto quello che serve per il bene comune.
Ermanno Olmi


da Ermanno Olmi, La forza dei sogni contro la dittatura dei consumi, Corriere della Sera 25 marzo 2012

Insegnare: che cosa e a chi?

Paola Mastrocola

Quando leggiamo a chi ci è vicino quel che ci piace o ci emoziona, noi stiamo insegnando. E ne siamo felicemente consapevoli. Non abbiamo fatto nessun corso di didattica e non sappiamo affatto che quel che stiamo facendo è insegnare, lo facciamo e basta, perché ci sembra naturale farlo, e l'unico impulso che seguiamo è il profondo desiderio che l'altro partecipi alla nostra gioia interiore, che la condivida.
Insegnare è entrare in classe e dire: sentite che bello questo brano.
Se poi quel brano non l'abbiamo trovato ieri per caso solo noi, e non piace solo a noi, ma è un brano famoso, noto a tutti, che viene da un tempo passato e che anche le generazioni passate hanno amato e, per questo amore, tramandato...allora ancora meglio, siamo doppiamente felici: perché condividiamo qualcosa che è già stato prima di noi, condiviso e dunque appartiene a tutti. In questo caso condividerlo vuol dire percepire il tempo che scorre e capire di far parte di un mondo molto più grande del nostro piccolo e limitato universo.

Paola Mastrocola

da Paola Mastrocola, La scuola raccontata al mio cane, Guanda