venerdì 29 dicembre 2017

Antoine Compagnon: Perché leggere?

Antoine Compagnon

Per me la letteratura, o la lettura,  è innanzitutto evasione, piacere, esplorazione di nuovi mondi ai quali, per quanto si possa viaggiare, non si avrebbe accesso. Quello letterario è un testo in cui non ci si sente immediatamente a casa, a cui ci si deve abituare poco a poco, fin quando non diventa familiare. Ma è anche un testo che, ogni volta che lo si riapre, comunica un sentimento di spaesamento perché si vene colpiti da altri paesaggi e si scoprono nuovi percorsi. Sì, per me i grandi libri sono degli spazi, dei mondi di cui ricominciamo ad ogni lettura a studiare la geografia o, più precisamente, la “geometria”. Perché leggere? Per vivere meglio, per amare meglio e, senza dubbio, per morire meglio.

Antoine Compagnon

da  Benedetta Craveri, Cara  modernità, quanto ti odio, Il Venerdì di Repubblica  22 dicembre 2017

mercoledì 6 dicembre 2017

“Answer”

            

 
Chiara Lubich con i ragazzi

      Many times in our lifetime, we receive like a warning, like a call to serve and love others. And we need to trust and give ourselves totally to a yet unknown project. With our generous and total acceptance we place ourselves at the service of Love to all people and thus we become an example or model of a luminous adhesion.
      Therefore, the secret is to answer.
      When meditating on these situations, Chiara Lubich wrote: "To realize the designs of Love you only need people who surrender with full humility and with an open availability leaving space for creative activity".
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to make history, here and now, a fragment of his design. Our fragility and our insufficiency could block us. Let us make eternal wisdom our own: "There is nothing impossible for Love" and let us trust more in its power than in our strengths.
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to realize in history, here and now, a fragment of its plan.
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to realize in history, here and now, a fragment of its plan.   It is an experience that frees us from the conditions and the presumption of sufficiency and allows us to bring out our best energies and resources that we did not believe we had and, finally, makes us capable of loving.
      A couple told us: "Since we got married, we decided to open our house to the relatives of children who were in hospital in the city. A hundred families passed through our home and we always try to accompany them. Many times we got economical help. We recently received an amount of money and we thought about saving it, it will surely be useful for some family. Effectively, soon after another family arrived. It is like a game of love to which we should be compliant”. 
      Therefore, the secret is to answer.
      Indeed, with our response, putting love into practice, moment after moment, we will see change the world around us and through the streets of our modern cities, working in the office, at school, in different environments, in the midst of everybody. Indeed, with our response, putting love into practice, moment after moment, we will see change the world around us and through the streets of our modern cities, working in the office, at school, in different environments, in the midst of everybody.
      In this period before Christmas, let's try to be more face to face with Love, let's try to recognize their voice in our conscience, being sensitive to the needs of our brothers and sisters to contribute to making human life a family, sowing peace to around us and making joy grow in the heart.

Claudio Larrique


In attesa del Natale



Natale: bambini di ogni età e di ogni famiglia del villaggio globale, uniamoci! Noi, però, vogliamo unirci davvero, non per conquistare il potere ma per lasciarlo agli altri, non per dominare e possedere il mondo, ma per regalarlo.
L’unica cosa che ci preme è un Natale da vivere a modo nostro, che è poi il modo di chi l'ha ideato.Tutti insieme siamo tanti, siamo forti, siamo pronti, non a vincere o morire, ma a perdere tutto ciò che agli altri interessa tanto: soldi, potere, successo. Vi lasciamo tutto, purché ci lasciate le cose sacre e non ne facciate mercato.
Abbiamo un leader che non teme confronti. Abita all'ultimo piano, (in cielo) è vero, ma un giorno - il primo giorno della sua vita - ha alloggiato in una stalla. É nato praticamente per strada e ha rischiato la pelle fin dalla prima in­fanzia.
Appena nato, è stato subito fuggitivo, profugo, emigrante sulle rive del Nilo. Sua madre, poveretta, ne ha passate di cotte e di crude per difendere quel figlio -col cuore a pezzi, anche senza capire- ma continua a ripe­tere a tutti: Fate quello che vi dirà.
Poi se n'è andato in giro per il mon­do a predicare la Buona Novella (la liberazione dei poveri). Quando parla, pochi capiscono, altri scuotono il capo e dicono: Ma non è il figlio del fa­legname?...
Se gli chiedete come trattare i nemici, vi dice: Ama­teli. Se volete un consiglio per fare fortuna, è capace di rispondere: Vendi tutto quello che hai, il ricavato dallo ai po­veri, poi prendi la croce e seguimi. Una cosa da far inorridire i consulenti finanziari di tutte le banche del mondo.
E poi « seguimi » dove? Non è ancora chiaro. Se glie­lo chiedi, guarda in alto e accenna a qualcosa di azzurro che chiama regno dei cieli. Che si tratti di un viaggio in aereo? Chissà...
Niente da fare, assicura; dopo tutto questo (SEGUIMI) diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Ma allora...
Tranquilli, con un programma così non ci fermerà nessuno, perché non ci aspettiamo niente e per questo avremo tutto. Tutto cosa? Tutto quello che ci preme, naturalmente: la coscienza pulita, il cuore in alto, la gioia di esistere e... una fama da so­gnatori.
A Natale non riceveremo regali, dividendi o gratifiche, ma vedremo le stelle sopra le luminarie e avremo la sensazione che il Bambino ci saluti dal prese­pe (quello di casa, non della TV), muovendo la mani­na, appena appena, nella sua culla di paglia.
Che altro possiamo desiderare? Addobbi, veglioni, saldi di fine stagione? No, grazie! Anzi, facciamo così, ai potenti diremo questo: a Natale tenetevi tutto, ma lasciateci sognare.
Però, sentirsi più buoni non basta, se il mondo intorno a noi ha il ruggito del leone e il sibilo del serpente. C'è bi­sogno, invece, di risposte o almeno di un'eco ai nostri buoni propositi, non per consolarci e acquietare la coscienza nella breve pausa natalizia e poi via come prima, peggio di prima.
Se tutti, o molti, sognano la stessa cosa, il desi­derio si avvera. I sogni che muoiono all'alba sono quelli concepiti in solitudine e dimenticati durante il giorno per mancanza di fatti, di concretezza, di coerenza, di condivisione.
La regola migliore, che gli acrobati conoscono a memoria, è quella di guardare in alto, puntare in alto. Guai ad abbassare gli occhi sulle cose sottostanti. Tanto più che bene e male sono già dentro di noi, ed è così difficile stare in equili­brio sul nostro stesso cuore.
Il messaggio è comunque un annuncio positivo: il bene è possibile, la speranza è certa.
Se “il Verbo sì è fatto carne ed è venuto a stare con noi” (ecco il
vero racconto di Natale), vuol dire
che vale la pena vivere come ci ha insegnato, ed anche se il mondo intorno a noi ha il ruggito del leone e il sibilo del serpente, è possibile sopravvivere serenamente e con contentezza. Basta seguire la luce come i pastori o guardare le stelle come i magi. Sognatori anch'essi, sempliciotti; come noi, del resto.
Dunque, cari ragazzi dai nove ai novant'anni, amanti della lettura e delle cose semplici e buone, siamo in ottima compagnia.

a cura di Giuseppe Gamberini

da Natale con in grandi scrittori europei, Introduzione di Giuseppe Gamberini Ed. Paoline

giovedì 30 novembre 2017

Michael Haneke: a proposito del suo film "Happy end"

Una scena del film Happy end
A proposito del suo ultimo film "Happy end" il regista Michael Haneke così dice nell'intervista  concessa a Arianna Finds:

Non volevo fare un film sull'immigrazione...piuttosto sul nostro autismo. La verità è che sono preoccupato per tutto quello che succede e dovremmo esserlo tutti. Il mio è un film sull'ignoranza verso la sofferenza dei migranti. Non posso raccontare i migranti, non ho vissuto le loro vite, non conosco le loro esperienze. Ma racconto di noi. Di come siamo tutti occupati a guardare il nostro giardino e i nostri vicini e tutto il resto semplicemente lo buttiamo. Sto parlando anche di me, per questo ho fatto una farsa. Non abbiamo nemmeno la dignità di raccontarci in un dramma. Il dramma è fuori, nella vita reale, è quel che sta succedendo ad altri.


da Arianna Finds, Intervista a Haneke, La Repubblica 28-11-2017

mercoledì 8 novembre 2017

“Se tornar servidor dos outros”




     


 









Em todos os tempos, como acontece também hoje, é fácil enunciar discursos moralistas e depois não viver com coerência, mas sim procurando os postos de prestígio no contexto social , o jeito para se destacar e se servir dos outros para obter avantagens pessoais. É para poucos Mestres anunciar a novidade de um estilo de vida novo, verdadeiro e que va “contra-corrente” respeito à mentalidade da maioria: “Que o maior no meio de vocês se torne servidor dos outros”.

      Em un encontro con pessoas que queriam descobrir este singular paradigma, Chiara Lubich indicava como todos , por sermos  irmãos uns dos outros, estamos chamados a construirmos a fraternidade universal. “Qual e o jeito melhor para servir? Tornarmos um com cada pessoa que encontramos, considerando como próprios os seus sentimentos, enfrentá-los como se fossem nossos. Quer dizer, nao vivermos dobrados sobre nós mas procurando carregarmos os pesos e compartilharmos as alegrías dos outros”.

      Esta è a novidade: amar a todos porque todos somos irmãos. Descobre-se assim que o irmão a quem amamos concretamente è cada uma de esas pessoas que encontramos em nosso dia a dia. È o papai, a sogra, o filho caçula e o outro rebelde; è o prisioneiro, aquele que pede uma esmola, è o deficiente; o chefe do escritorio, a faxineira; aquele que compartilha as nossas idéias políticas e quele que não o faz, aquele que pertence à nostra fede e cultura assim como também o estrangeiro.

      Amar o irmão è servi-lo, já que aquele que queira ser o maior entre todos “deve se tornar servidor dos outros”.

      Todas as nossas capacidades e qualidades positivas, tudo aquilo que poderia fazermos sentir ”grandes” constitui uma oportunidade de serviço imperdível: a experiencia no trabalho, a sensibilidade artistica, a cultura, também poder sorrir e fazer sorrir, o tempo dedicado à escuta de quem está em situacão de dúvida ou de dor; as energías da juventude e a força da meditacão quando a aptidão física se reduz.

      Que o maior no meio de vocês se torne servidor dos outros.


      E este amor, desinteressado, tarde ou cedo acende no coracão do irmão o mesmo desejo de compartilhar,  renovando os relacionamentos na familia, no bairro, no ambiente de trabalho e de recreio e pondo as bases para uma nova sociedade.

Claudio Larrique

mercoledì 25 ottobre 2017

Prendersi cura di chi soffre



«Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità» (Hom. In Matthaeum , 50, 3: PG 58).”

San Giovanni Crisostomo

martedì 24 ottobre 2017

Papa Francesco: "NON GUARDARE DAL BALCONE"

Papa Francesco

 
Non si possono  risolvere in un baleno tutte le questioni. Per rendersene conto basta provare ad agire di persona invece di limitarsi a osservare e criticare dal balcone l’operato degli altri. E questo è un difetto, quando le critiche non sono costruttive. Se il politico sbaglia, vai a dirglielo; e ci sono tanti modi di dirlo: “Ma, credo che questo sarebbe meglio così, così…”. Attraverso la stampa, la radio… Ma dirlo costruttivamente. E non guardare dal balcone, osservarlo dal balcone aspettando che lui fallisca. No, questo non costruisce la civiltà. Trovare la forza di assumersi le responsabilità che ci competono, comprendendo al tempo stesso che, pur con l’aiuto di Dio e la collaborazione degli uomini, accadrà comunque di commettere degli sbagli. Tutti sbagliamo. “Scusatemi, ho sbagliato. Riprendo la strada giusta e vado avanti”.
Papa Francesco

Cesena, 1 ottobre 2017

lunedì 23 ottobre 2017

Elizabeth Goudge: La vita ha un grande valore

Elizabeth Goudege (1990.1984)
Qualunque cosa viva, uomo, albero o uccello, dovrebbe essere toccata con garbo, perché la vita ha un grande valore.

Il nostro pensiero, qualunque esso sia deve sfiorare l’anima dell’altro come un delicato fruscio di ali


La coscienza dell’unità della famiglia umana rende denso ogni momento di vita  e più leggeri i nostri cuori.

Elizabeth Goudge

da Elizabeth Goudge, Il delfino verde, Bompiani

martedì 26 settembre 2017

Perché i ragazzi spesso rifiutano la scuola?

Assemblea di studenti di un Istituto Superiore
Ho sempre messo in crisi la mia esperienza di educatore quando mi sono accorto che essa non produceva nei ragazzi un'apertura verso l'altro. Ho buttato all'aria il solito programma, ne abbiamo parlato insieme, ho poi proposto una riflessione comune, un lavoro a casa da realizzare in piccoli gruppi, facendo capire loro che c'è una diversità tra persona e persona e che le valutazioni che il docente è chiamato a fare non vanno confrontate tra loro e che nella formazione non deve esserci competitività.
Solo quando gli studenti hanno cominciato a vivere così, ho visto scoparire in loro certe forti tensioni che producevano fratture e continui litigi e l'io ha cominciato a trovare la sua vera dimensione.


da Pasquale Lubrano, la formazione dell'uomo al valore della solidarietà, Atti del Convegno: In dialogo per la solidarietà" Città Nuova 1999

martedì 19 settembre 2017

L'infanzia determina il nostro futuro

Il regista Andrej Tarkovskij
“La felicità è legata alla mia infanzia. Ricordo gli anni in cui vissi con la mamma in una fattoria vicino a Mosca, un periodo di intensa felicità, ero un bambino. Abitavamo nel bosco, sentivo la natura, ero completamente felice. In seguito non ho sentito più niente di simile. Allora si fissarono le impressioni che hanno preso corpo in me molto più tardi. L’infanzia determina tutto il nostro futuro, specialmente se il futuro sarà legato all’attività creativa.”

Andrej Tarkovskij

giovedì 14 settembre 2017

Il dolore e la vita


     

        
 “Rinunciare a se stessi e assumere il dolore

     Non possiamo negarlo: ognuno ha la sua croce. Il dolore, nelle sue differenti manifestazioni, fa parte della vita umana, benché ci risulti incomprensibile e contrario al desiderio di felicità. Tuttavia, possiamo scoprire in esso una luce inattesa.  Così come succede a volte quando, entrando in alcune chiese, avvertiamo delle meravigliose e luminose vetrate che dall’esterno sembravano buie e prive di bellezza.

     Ci viene chiesto un completo cambiamento nella nostra scala di valori, di spostarci dal centro e di rifiutare la logica della ricerca di un interesse personale.  Dobbiamo fare più attenzione alle esigenze degli altri che alle nostre; utilizzare le nostre energie per far felici gli altri, senza perdere l’occasione di confortare e dare speranza a coloro che incontriamo. Da questa liberazione dall’egoismo può iniziare in noi una crescita in umanità, una conquista della libertà che dia pienezza alla nostra personalità.

     E  questo anche quando tante volte veniamo messi alla prova a causa di piccole o grandi incomprensioni nell’ambiente sociale in cui viviamo.  Ma non siamo soli e dobbiamo continuare a giocare la nostra vita per l’ideale più ardito: la fraternità universale, la civiltà dell’amore.

     Questa radicalità nell’amore è un’esigenza profonda del cuore umano, così come testimoniano pure tante personalità che hanno seguito in profondità la voce della coscienza.  Scrive Gandhi: “Se qualcuno mi uccidesse e io morissi con una preghiera sulle mie labbra per il mio assassino, e il ricordo di Dio e la coscienza della sua viva presenza nel santuario del mio cuore, solo allora si potrebbe dire che posseggo la non violenza dei forti”.

     Chiara Lubich trovò nel misterio del dolore amato il rimedio per sanare ogni ferita personale ed ogni disunità fra le persone, gruppi e popoli.  Nel maggio 2007, in occasione del convegno Insieme per l’Europa nella città di Stoccarda, scrisse: “…Anche noi possiamo andare al di là del dolore e superare la prova… E se nel momento dopo ci lanciamo ad amare i fratelli…, sperimentiamo che il dolore si trasforma in gioia.  I nostri gruppi possono conoscere piccole o grandi divisioni: anche lì possiamo superare il dolore in noi per ricomporre la fraternità.  La cultura della comunione ha come strada e modello il dolore amato”.



“Renunciar a sí mismo y cargar con el dolor”



     No podemos negarlo: cada uno tiene su cruz. El dolor, en sus diferentes manifestaciones, forma parte de la vida humana, aunque nos resulte incomprensible y contrario al deseo de felicidad. Sin embargo, podemos descubrir allí una luz inesperada. Tal como sucede a veces cuando, al entrar en algunas iglesias, advertimos maravillosos y luminosos vitraux que desde el exterior parecían oscuros y carentes de belleza.

     Se nos pide un completo cambio en la escala de valores, desplazándonos del centro y rechazando la lógica de la búsqueda de un interés personal. Prestarle más atención a las exigencias de los demás, antes que a las propias; emplear nuestras energías para hacer felices a los otros, sin perder ocasión de confortar y dar esperanza a quienes encontramos. Con este camino de liberación del egoísmo puede comenzar para nosotros un crecimiento en humanidad, una conquista de la libertad que realice plenamente nuestra personalidad.

     Y esto incluso cuando tantas veces se nos pone a prueba por pequeñas o grandes incomprensiones del ambiente social en el que vivimos. Pero no estamos solos y tenemos que seguir jugando la vida por el ideal más audaz: la fraternidad universal, la civilización del amor.

     Esta radicalidad en el amor es una exigencia profunda del corazón humano, tal como dan testimonio también tantas personalidades que siguieron en profundidad la voz de la conciencia. Escribe Gandhi: “Si alguien me matara y yo muriera con una oración en los labios por mi asesino, y el recuerdo de Dios y la conciencia de su viva presencia en el santuario de mi corazón, sólo entonces podría decirse que poseo la no violencia de los fuertes”.

     Chiara Lubich encontró en el misterio del dolor amado el remedio para sanar toda herida personal y toda desunidad entre personas, grupos y pueblos. En mayo de 2007, en ocasión de una manifestación de Movimientos y Comunidades en Stuttgart, escribió: “…También nosotros, podemos ir más allá del dolor y superar la prueba… Y si en el momento siguiente nos lanzamos a amar a los hermanos…, experimentaremos que el dolor se transforma en alegría. Nuestros grupos pueden conocer pequeñas o grandes divisiones: también allí podemos superar el dolor en nosotros para recomponer la fraternidad. La cultura de la comunión tiene como camino y modelo el dolor amado”.

Claudie Larrique    
   

mercoledì 13 settembre 2017

NOSTALGIA. ABBANDONARSI AL PROPRIO VISSUTO


 
Opera di Giuseppe Santomaso (1907-1990)
«La nostalgia è un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia ma sta ben saldo
nel cuore di ognuno di noi» (J. Saramago).

  Composta da “nóstos ” (ritorno) e “algos” (dolore, sofferenza), la nostalgia esprime il “dolore del ritorno” o meglio la sofferenza provocata dal desiderio di rivivere emozioni e/o esperienze passate.
Con questa parola - entrata nel vocabolario nel XVII secolo - il medico svizzero J. Hoferr (1662–1752) descrive la patologia diffusa tra i soldati che, costretti ad arruolarsi, accusavano il “sintomo”della mancanza della ’propria’ casa.
Nel tempo il sintomo si è trasformato in un sentimento, ma  èrimasto intatto e presente nel cuore dei migranti che lasciano casa, famiglia, patria e terra per una
prospettiva di vita meno precaria e senza guerra. È presente e viva, la nostalgia, anche nel cuore di
tanti, giovani e meno giovani, costretti a lasciare la propria ‘casa’ alla ricerca di lavoro. La nostalgia
è quindi legata per lo più alla perdita di un passato che presumibilmente non potrà più fare ritorno.
Ossessionati dal voler trasmettere un’immagine sempre positiva di noi, tendiamo a tacitare quella
parte di noi che potrebbe farci apparire nostalgici e quindi … fragili. Eppure «Le persone
nostalgiche sono in realtà le più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato e fare
della vita un percorso compatto». Scrive così il prof. Constantine Sedikides, direttore del Centro di
ricerca sull’identità personale dell’Università di Southampton.
A dispetto quindi del suo significato originario, la nostalgia è di fatto il sentimento che caratterizza
le persone che non temono di volgere lo sguardo al passato, a un incontro, a una vecchia fotografia,
alla scena di un film, a una panchina, a un’alba. È il sentimento che caratterizza le persone che non
hanno paura di ascoltare una canzone e una voce né di percepire odori e sensazioni apparentemente
perduti. Il vero “nostalgico” vive fondamentalmente convinto che «Quando ti viene nostalgia non è
mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti» (E. De Luca). Il vero
nostalgico – non il melanconico - sa apprezzare il ’non-ancora’ di ciò che c’è già stato e si è già
vissuto. Lo ritiene infatti ancora capace di consegnarci emozioni, promessa che chiede del tempo
per essere mantenuta, luce che può continuare ad avvolgere il nostro quotidiano, gusto da
assaporare ancora una volta.
Per questo, la nostalgia non è tristezza e non è felicità. È invece ciò di cui siamo impastati: realtà vissute ed esperienze solo desiderate, lacrime versate e sorrisi che hanno colorato il nostro volto, dolore provato e bellezza desiderata. Vivere la nostalgia vuol dire abbandonarsi alla vita già vissuta, che con tutto il suo carico di esperienze e di emozioni fa intravedere chi siamo e chi possiamo ancora essere. La nostalgia può renderci tristi per un istante ma, immediatamente dopo, a qualsiasi età, può proiettarci in orizzonti nuovi, ancora palpitanti di vita e carichi di speranze

Nunzio Galatino


da Nunzio Galatino, Nostalgia. ABBANDONARSI AL PROPRIO VISSUTO, il Sole 24 ore 20 agosto 2017

lunedì 4 settembre 2017

Come accogliere gli immigrati

Riccardo Muti
Vivo le tensioni che attraversano il mondo con profonda inquietudine perché vedo che i problemi che quotidianamente ci interrogano non si risolvono o non si vogliono risolvere.
Quello che abbiamo di fronte è un mondo multiculturale, lo sappiamo. Le storie drammatiche di chi bussa alla nostra porta impongono accoglienza e braccia aperte.
Ritengo poi che sia importante che chi arriva possa intraprendere  un percorso di integrazione non solo economico e sociale, ma anche culturale perché l’ultima cosa che vorrei è che nel nome della multiculturalità si arrivi ad una distruzione della nostra storia millenaria e della nostra identità culturale. Sulla porta di Capua c’erano tre busti, quello di Federico II e quelli dei suoi consiglieri, Taddeo Da Sessa e Pier delle Vigne. Sotto quest’ultimo c’era incisa una frase: “Intrent securi qui quaerunt vivere puri”. Entrino pure con sicurezza, tranquillamente, tutti coloro che intendono vivere onestamente. Penso sia ancora di grande attualità. 
Riccardo Muti

da Pierachille Dolfini, Muti la musica giovane, Avvenire 16 luglio 2017



giovedì 3 agosto 2017

Uno stile di vita sobrio

     


Il cosmo è stato affidato alle mani attive dell’uomo e della donna e siamo invitati a prenderci cura di esso, inserendo pagine di giustizia e di pace, camminando secondo il nostro progetto d’amore.

     Una riflessione più personale va però anche fatta: cosa facciamo di ciò che abbiamo ricevuto, sia una parte della natura che  una costruzione umana? E, tanto importante quanto la precedente domanda, quale eredità lascio a coloro che mi seguono nel cammino della vita?  Sono cosciente di ciò?

     Purtroppo, quello che vediamo intorno a noi sono molte ferite inflitte su persone spesso indifese e sull’ambiente naturale. Questo per l’indifferenza di molti e per l’egoismo e la voracità di chi sfrutta le grandi ricchezze dell’ambiente solo in funzione dei propri interessi e in detrimento del bene comune.

     Occorre sentire ancora che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità nei confronti degli altri e del mondo. Quanto vale la pena essere buoni e onesti?  In quale misura, e con quale incidenza sociale? Dov’è ancorata la nostra speranza? Quali esperienze positive ho fatto a questo riguardo?

     Cogliamo i momenti liberi e le occasioni in cui,  durante la giornata, possiamo rivolgere lo sguardo verso la profondità del cielo, la maestosità delle cime o l’immensità del mare, o persino verso l’erba che nasce ai margini dei sentieri.

     Dobbiamo saper scegliere per noi e per le nostre famiglie uno stile di vita sobrio, rispettoso delle esigenze dell’ambiente e consone alle necessità degli altri, per arricchirci di amore. Condividiamo i beni della terra e del lavoro con i fratelli più poveri e testimoniamo la pienezza di vita e di gioia essendo portatori di tenerezza, benevolenza e riconciliazione nel nostro ambiente. 




      El cosmos ha sido confiado a las manos activas del hombre y de la mujer y estamos invitados a cuidarlo agregando páginas de justicia y de paz, caminando según nuestro proyecto de amor.

     Cabe la reflexión más personal: ¿qué hacemos con lo que he recibido, sea naturaleza, sea construcción humana? Y, tan importante como lo anterior, ¿qué legado dejo a quienes me siguen en el camino de la vida? ¿Soy consciente de esto último?

     Lamentablemente, lo que vemos a nuestro alrededor son las muchas heridas infligidas a personas a menudo indefensas y al ambiente natural. Esto por la indiferencia de muchos y por el egoísmo y la voracidad de quien explota las grandes riquezas del ambiente sólo en función de sus propios intereses y en desmedro del bien común.

     Hace falta volver a sentir que nos necesitamos unos a otros, que tenemos una responsabilidad por los demás y por el mundo. ¿Cuánto vale la pena ser buenos y honestos? ¿Con qué medida, que incidencia social? ¿Dónde tenemos anclada nuestra esperanza? ¿Qué experiencias positivas tengo al respecto?

     Aprovechemos entonces los momentos libres y las ocasiones en que durante el día podamos dirigir la mirada hacia la profundidad del cielo, la majestuosidad de las cimas o la inmensidad del mar, o incluso a la hierba que nace al borde de los caminos.


     Sepamos elegir para nosotros y nuestras familias un estilo de vida sobrio, respetuoso de las exigencias del ambiente y acorde a las necesidades de los demás, para enriquecernos de amor. Compartamos los bienes de la tierra y del trabajo con los hermanos más pobres y demos testimonio de la plenitud de vida y alegría siendo portadores de ternura, benevolencia y reconciliación en nuestro ambiente.

Cladio Larrique


venerdì 7 luglio 2017

Maria Montessori: L'uomo può esere migliorato

Maria Montessori (1870-1952)

Se non avessi avuto la certezza che l’uomo può essere migliorato, non avrei avuto la forza di lottare per cinquant’anni, più volte ricominciando l’opera che da altri mi era stata distrutta. Non avrei la forza, alla mia età, di continuare a girare il mondo, predicando questa verità. 

Maria Montessori

da Maria Montessori, Educazione alla libertà, a cura di M. Luisa Leccese Pinna Edizioni Laterna 1986

lunedì 3 luglio 2017

Alda Merini: La semplicità

Alda Merini (1931.2009)
"La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri... E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l'umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l'anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c'è verità, lì c'è dolcezza, lì c'è sensibilità, lì c'è ancora amore."

Alda Merini

martedì 27 giugno 2017

Don Milani: La scuola di Barbiana

Barbiana 1958: Dialogo in aula, il ragazzo sulla destra è Michele Gesualdi

La scuola di Barbiana: una scuola che si impone, fin dai primi passi, con l'attraente novità di rompere i vecchi schemi e tenere insieme seduti allo stesso tavolo, credenti e non credenti, militanti di partiti e sindacati diversi, uniti dalla voglia del sapere e dal desiderio di riscatto sociale. Fatto sconvolgente per un epoca in cui si elargivano distintivi da mettere all'occhiello per marcare le differenze...
Un giorno un ragazzo di solida famiglia cattolica criticò don Lorenzo Milani dicendogli: "Ma lei insegna anche a chi è comunista e dichiarato nemico della Chiesa. Lui rispose: "Io insegno il bene e ad essere una persona migliore, se poi continuerà ad essere comunista, sarà un comunista migliore".
All'accusa di aver diviso il popolo, replicava: "Io non l'ho diviso, ma l'ho trovato già diviso. Ho soltanto scelto da che parte stare, mi sono schierato dalla parte dei poveri".
La sua è una scuola che forma i giovani ad una coscienza critica, indicando obiettivi nobili per cui impegnarsi. Così i giovani operai e contadini di ogni provenienza ideologica, in modo crescente riempiono la canonica e la chiesa...
Barbiana in effetti era molto di più di una scuola, era un vivere in comune. Una piccola comunità di uguali, dove ognuno sapeva tutto di tutti. Non c’erano segreti. 
Don Lorenzo parlava a noi di tutto. Quando andava fuori portava sempre con sé un ragazzo e quando tornava stava ore a raccontare cosa aveva fatto, dove era stato, chi aveva incontrato. Se c'era qualche problema in una  famiglia del popolo, quel problema era di tutti e spesso si trovava la soluzione parlandone insieme.
Era una scuola che aveva al centro del suo interesse sempre il ragazzo, i suoi bisogni, l’intreccio tra la teoria, l’agire e la vita vissuta. Mai nessuno andava avanti rispetto agli altri. Si doveva camminare insieme. Se uno rimaneva indietro veniva preso per mano e portato al livello degli altri e solo allora la scuola riprendeva il suo cammino. Era una scuola che apriva i ragazzi verso il mondo, sempre indicando alti obiettivi.

Michele Gesualdi

da Michele Gesualdi, Don Lorenzo Milani, L'esilio di Barbiana, San Paolo Editore


lunedì 26 giugno 2017

Un cuore aperto e semplice







     Afligidos y agobiados: estas palabras sugieren la imagen de personas -hombres y mujeres, jóvenes, niños y ancianos- que de alguna manera cargan pesos a lo largo del camino de la vida y esperan que llegue el día en que puedan liberarse.

   Quién muestra una atención particular hacia las personas, simples, pobres, con poca instrucción, incapaces de conocer y respetar todas las complejas situaciones de nuestro tiempo, muy a menudo imposible de sostener? Quién atiende a todos los excluidos de la sociedad y considerados nada? A los que se sienten agobiados y que anhelan una vida mejor?

     Se evidencia la necesidad de ser amados sin condición, logrando una "buena vida". Pero para amar y ser amados, hay que hacer lugar en nosotros al Amor, dar espacio al otro en nuestra vida, más allá de nosotros mismos y de ese modo, establecer  relaciones personales centradas en la búsqueda del Bien Común. Un compromiso cotidiano, sosteniendo el esfuerzo.

     Para esto, debemos ser próximos, conocer al otro, entenderlo desde su realidad, aceptándole tal cual es, sin intentar modificarle para que se adapte a una u otra visión de la vida, asumiendo su aflicción como nuestra tarea, para aliviarle, para hacerle capaz de decidir y actuar en uso de su libertad, sin condicionamientos, aceptando también su ayuda para ser liberados en nuestra  propia aflicción. Con un corazón abierto y simple.

     Así escribía Chiara Lubich: “… El amor no es mero sentimentalismo sino que se traduce en vida concreta, en el servicio a los hermanos, especialmente para con quienes están cerca, comenzando por las pequeñas cosas, por el servicio a los más humildes". Charles de Foucauld, nos recuerda: “Cuando se ama a alguien se está en él con el amor, se vive en él con el amor, no se vive ya en uno mismo sino fuera”.
El libre pensador Mahatma Gandhi, decía "El Amor es la fuerza del humilde pero la más poderosa de la cual dispone el mundo".

     La invitación: descubrir en esta ley del Amor, no una carga sino las alas que  necesitamos para volar alto. Probá y verás. ¡Funciona! Y luego comunícalo a quien te entienda, a quién también haya probado…



     Afflitti e abbattuti: queste parole suggeriscono l’immagine di persone – uomini e donne, giovani, bambini e anziani – che in qualche modo caricano pesi lungo il cammino della vita e aspettano che arrivi il giorno in cui possano liberarsene.

     Chi ha un’attenzione particolare verso queste persone, semplici, povere, con poca istruzione, incapaci di conoscere e rispettare tutte le complesse situazioni del nostro tempo, molto spesso impossibili da reggere?  Chi si prende cura di tutti gli esclusi della società e di coloro che vengono considerati nulla?  Di coloro che si sentono abbattuti e agognano una vita migliore?

     Viene in evidenza il bisogno di essere amati senza condizione, di riuscire ad avere una “buona vita”. Ma per amare ed essere amati, bisogna fare spazio  all’Amore in noi, fare spazio all’altro nella nostra vita, al di là di noi stessi, e in questo modo stabilire rapporti personali centrati nella ricerca del Bene Comune.  Un impegno quotidiano, senza mollare nello sforzo.

     Per ottenere ciò, bisogna essere prossimi, conoscere l’altro, comprenderlo dalla sua realtà, accettandolo così com’è, senza cercare di modificarlo affinché si addatti all’una o all’altra visione della vita, assumendo la sua afflizione come compito nostro, per sollevarlo, per farlo capace di decidere e di usare la sua libertà, senza condizioni, accettando pure il suo aiuto per essere liberati dalla nostra afflizione. Con un cuore aperto e semplice.

     Così scriveva Chiara Lubich: “… L’amore non è mero sentimentalismo, ma si traduce in vera vita concreta, al servizio dei fratelli, specie verso coloro che ci sono vicini, cominciando dalle piccole cose, dal servizio ai più umili".
     Charles de Foucauld ci ricordava: “Quando si ama qualcuno si è con lui nell’amore, si vive in lui con l’amore, non si vive già in sé stessi ma fuori di sé”.
     Il libero pensatore Mahatma Gandhi, diceva "L’amore è la forza dell’umile ma la più potente che il mondo abbia a disposizione".

     Un invito: scoprire in questa legge dell’Amore non un peso ma le ali di cui abbiamo bisogno per volare alto.  Prova e vedrai.  Funziona! E poi comunicalo a chi ti capirà, a chi lne ha fatto già esperienza…

Claudio Larrique