giovedì 25 dicembre 2014

Salvatore Quasimodo: Natale



Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l'asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?
  
                         
                                   Salvatore Quasimodo


mercoledì 24 dicembre 2014

Madre Teresa di Calcutta: E' Natale ogni volta che...

Madre Teresa riceve il Premio Nobel per la pace
È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.

È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri
.
                                

                                        Madre Teresa di Calcutta

lunedì 22 dicembre 2014

Perché regalare un libro?

Dobbiamo difendere la lettura come esperienza che non coltiva l'ideale della rapidità ma della ricchezza, della profondità, della durata. Una lettura concentrata, amante degli indugi, dei ritorni su di sé, aperta, più che alle scorciatoie, ai cambiamenti di andatura che assecondano i ritmi alterni della mente e vi imprimono le emozioni e le acquisizioni.

Giuseppe Pontiggia

mercoledì 17 dicembre 2014

Daniel Pennac: I segreti della letteratura per l'infanzia

Daniel Pennac
Quando raccontiamo una storia ai bambini, non facciamo altro che rispondere al loro ontologico bisogno di mitologia...Le storie consentono loro di appropriarsi di un universo di miti e narrazioni necessario alla costruzione dell'identità e ad affrontare l'esperienza della vita... E non è vero che ai piccoli si debbano raccontare  solo storie semplici e brevi: si possono proporre loro anche storie di grande respiro...La scrittura per i piccoli è il risultato di un'alchimia misteriosa, nella quale lo scrittore cerca di conservare la propria voce specifica, le proprie peculiarità di narratore, ma mettendosi al livello di destinatari speciali, nei confronti dei quali bisogna evitare di essere pedanti e didascalici. Per raccontare una storia ai più piccoli, occorre trovare le parole, la musica e il tono giusti. Nella letteratura per l'infanzia le frasi infatti sono meno complesse e con meno subordinate, ma proprio per questo bisogna scegliere con più attenzione il vocabolario. Io ho sempre cercato di scrivere racconti precisi e lineari, evitando i giochi di parole incomprensibili.

Daniel Pennac

da Fabio Gambaro, Scrittori attenti alla trappola dei racconti morali, La Repubblica 14 dicembre 2014

mercoledì 10 dicembre 2014

Umberto Galimberti: Come reagire al nichilismo:

Umberto Galimberti, parlando ai giovani sul nichilismo, li invita a superare la rassegnazione e a reagire.

Che significa nichilismo? Che i valori supremi perdono ogni valore. I valori non sono entità metafisiche che scendono dal cielo o hanno fondamenti immutabili. I valori sono dei semplici coefficienti sociali con cui una società cerca di vivere con la minor conflittualità possibile. Prima della Rivoluzione Francese, ad esempio, la società era ordinata secondo valori gerarchici, dopo la rivoluzione la società si regolò, almeno formalmente, secondo i valori di cittadinanza. Se i valori non cambiassero saremmo ancora all'età dei babilonesi. Nichilismo è quando un sistema di valori crolla e non ne nasce un altro...Il futuro, che per la cultura occidentale, su ispirazione cristiana, ha sempre pensato come una "promessa" o almeno come una "speranza", oggi appare come una minaccia, o perlomeno per voi giovani come "imprevedibile".
E quando il futuro è imprevedibile retroagisce come demotivazione. "Perché devo studiare? Perché devo lavorare?"..."Perché devo impegnarmi?" E al limite, "Perché devo vivere?"
Se la situazione è questa, accanto alla strada  del nichilismo passivo di chi si rassegna, abbiamo la strada del "nichilismo attivo" di chi, per averlo guardato bene in faccia, non si nutre di attese, speranze o auspici, ma prende in mano la sua vita, partendo da lì, perché il giovane sa che il futuro è comunque suo, e se non se lo prende, nessuno glielo regala...Avete la biologia a vostro vantaggio e se la rassegnazione non vi divora, anche la fantasia. Forse vi serve solo un po' di forza d'animo.
Emanuele Galimberti

da Emanuele Galimberti, Non ci sono piùvalori? Allora sta a noi trovarli, D la Repubblica 8 novembre 2014


lunedì 8 dicembre 2014

Annullare le forti disuguaglianze di stipendi!



Leggiamo da Avvenire del 7 dicembre 2014: "Nella Regione Lazio guidata da Zingaretti finora sono stati nominati ben 63 dirigenti esterni... con stipendi che "oscillano tra i 100mila e i 180mila euro all'anno". Chiediamo al Ministro del lavoro e ai Sindacati di verificare queste notizie e qualora risultassero vere  di intervenire fortemente. Non si può accettare che un dirigente  comunale guadagni tanto e un docente di scuola solo 20mila euro all'anno. Né si può dimenticare che il 41% dei pensionati ha una pensione al di sotto di mille euro, Abbiamo bisogno di una legge che vieti alti stipendi ai dirigenti pubbblici, ai politici e ai manager di Stato.

sabato 6 dicembre 2014

Corrado Alvaro: La disperazione più grave

Corrado Alvaro (1895-1956)
La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.

da Corrado Alvaro, Ultimo diario, 1961

lunedì 1 dicembre 2014

Madre Teresa di Calcutta: "I politici in ginocchio"

Zuffa nel Parlamento italiano
Un giorno, un giornalista chiese a Madre Teresa un consiglio per i politici. La Madre sorpresa da tale domanda fu quasi tentata di non rispondere. Poi, pensando all'atteggiamento di umiltà che sottende la preghiera, azzardò una risposta lapidaria, come nel suo solito: "Che se ne stiano un po' in ginocchio. Questo, credo, li aiuterebbe ad essere politici migliori".
"Stare un po' in ginocchio" che per ogni politico, di convinzioni religiose o non, poteva significare essere più umili, democratici, rispettosi dei cittadini e delle idee altrui, sicuramente non presuntuosi o supponenti, ma capaci di chiedere sempre aiuto e consigli. Infatti, lo sappiamo bene tutti, la presunzione di essere superiori e più capaci degli altri ha determinato, in politica, non solo zuffe in Parlamento, ma vere e proprie tragedie nella vita dei popoli.
Dopo un attimo di silenzio Madre Teresa volle però ancora aggiungere una parola: "Inoltre, non credo sia  superfluo ricordare sempre ai politici che dalle loro scelte dipende il destino dell'umanità, la vita di tutti noi uomini, perché qualche volta potrebbero dimenticarlo."