mercoledì 28 dicembre 2016

Le molte facce del "potere"

Liliana Cosi durante le prove della sua compagnia
Molti coltivano il desiderio di governare, educare, insegnare, gestendo  il “potere con” gli altri e non “sugli altri”.
La visione del “potere con”, pur essendo generalmente condivisa è a volte difficile da praticare, perché non sempre abbiamo ricevuto le informazioni, il linguaggio e l’educazione  necessarie per realizzarla.
Avere “potere con” ci richiede l’apprendimento di numerose competenze: la capacità di valorizzare e gioire delle differenze, una comunicazione che permetta di creare relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproci, la consapevolezza dell’interdipendenza tra tutti gli esseri umani.
Gestire il “potere con” ci richiede un linguaggio basato sulla forza della vita presente in ognuno di noi, un linguaggio collegato ai nostri bisogni e ai nostri sentimenti.
La chiarezza e la forza che derivano dal collegamento  con i propri bisogni e valori possono essere faticosi da raggiungere ma ci permettono di aumentare il nostro potere che invece si riduce notevolmente quando ci basiamo sulla “debolezza” della critica, dell’insulto, dell’offesa o addirittura dell’annientamento di coloro che non si comportano nel modo  che desideriamo.


Vilma Costetti

da M. B Rosenberg, Comunicazione & potere, Edizioni Esserci

martedì 20 dicembre 2016

Chiara Lubich: Ecco cosa sogno in questo Natale

 a Maltese nativity scene recently inaugurated at St. Peter's Square

Here’s my ‘dream’ this Christmas: “A WORLD invaded by LOVE!” (…)
Perhaps, it may not be in our generation...  What’s important is that one day this dream will come true. It takes time, of course. But we know how we can be among the pioneers: if we light a fire among us, the future is predictable: it will burn and win.
The important thing is never to quench this love. (...)

Chiara Lubich

Ecco cosa “sogno” in questo Natale: il mondo invaso dall’amore! (…)
Non sarà forse nella nostra generazione… L’importante è che un giorno sia. Ci vuole del tempo, certo. Ma noi sappiamo essere fra i pionieri: se accendiamo un bel fuoco in mezzo a noi, il futuro è prevedibile: esso brucerà e vincerà.
L’importante è non spegnere mai l’amore. (…)       Chiara Lubich

Erri de Luca: Quale il nostro destino?

Erri de Luca
Molto del destino di ciascuno dipende da una domanda, una richiesta che un giorno qualcuno, una persona cara o uno sconosciuto, rivolge: d'improvviso uno riconosce di aspettare da tempo quella interrogazione, forse anche banale, ma che in lui risuona come annuncio, e sa che proverà a rispondere ad essa con tutta la vita.

Erri de Luca

domenica 18 dicembre 2016

Papa Francesco:La non violenza stile delle nostre relazioni

Papa Francesco
Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.

Papa Francesco

mercoledì 14 dicembre 2016

Alessandro D'Avenia: Andare oltre i muri della classe

Alessandro D'Avenia


Un momento straordinario quello dell’appello, in classe, in cui ognuno si sente finalmente  “chiamato”. Davanti a me vedo i volti belli, pieni, lunari ed acerbi dei miei alunni che sono tanti, perché io non mi accontento di una classe chiusa di 25-30 ragazzi. E non capirò mai quell’insegnanate o quel preside che pretendeva di ridurre il numero dei propri studenti. Io voglio andare oltre i muri della classe, parlare della poesia a tutti gli alunni possibili: cercare assieme a loro la luce in mezzo all’ombra, l’infinito oltre la siepe. Tentare di edificare in alto le fondamenta della propria casa, entrare in quello spazio interiore dei ragazzi dove c’è un sacco di lavoro da fare. 

Alessandro D’Avenia


da Avvenire 4 dicembre 2016, Massimiliano Castellani, D'Avenia: Faccio L'appello con il mio Leopardi, 

martedì 13 dicembre 2016

vita scolastica

Quando diamo ai bambini e ai giovani studenti la possibilità di sperimentare relazioni basate sul rispetto e l’attenzione reciproca, non solo promuoviamo il loro benessere, apprendimento e crescita personale; sosteniamo anche il passaggio verso una società meno violenta, più equa, più attenta e veramente democratica.
Riane Eisler


In ospedale: la persona al centro

Michel Teboul
In ogni rapporto, quando si dà all'altro  tempo, ascolto rispettoso, attenzione sincera, lo si aiuta a trovare in se stesso la forza, la potenza, il positivo che c'è in lui. Allora anche lui cerca di dare il meglio di sé e ognuno ci guadagna. 
Concretamente nel mio lavoro di medico cerco di mettere l'uomo o piuttosto la donna ( essendo ginecologo-ostetrico) al centro della mia prassi.
Quando nell'ambulatorio ho davanti a me una paziente, cerco di darle tutto il tempo di cui ha bisogno, e durante quel periodo lei sola esiste per me...stabilendo così un vero dialogo con lei, accettando di non rifugiarmi nell'atteggiamento dettato dalle sole mie conoscenze scientifiche, per vivere la sua dimensione onde poterle dare sicurezza.


Michel Teboul

da Michel Teboul, In Ospedale la persona al centro, Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose del Mov. dei Focolari 2001

lunedì 12 dicembre 2016

Un dialogo a tutto campo

Italia: Loppiano 2012
Penso che il dialogo non può essere settoriale; per essere reale e incisivo deve essere "a tutto campo" e soprattutto non può essere riservato solo ad alcuni momenti o occasioni.
In ogni momento, in ogni luogo, anche nel mio intimo pensare, dovrei avere sempre non solo colui che ho davanti, ma anche colui che non c'è.

Luciana Scalacci Cirocco


da Le ragioni della convivenza, la convivenza delle ragioni. Atti del Convegno  Castelgandolfo giugno 2001

sabato 10 dicembre 2016

Non c'è pace senza giustizia retributiva...

Tito Labate
Nella Carta Costituzionale italiana vi è scritto all'articolo 36 quanto segue: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità el suo lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa...". 
Credo che questo articolo della Costituzione, al pari di molti altri, non venga sicuramente applicato ed è stato dimenticato anche dalle organizzazioni sindacali, che in certe occasioni sembrano più preoccupate di non disturbare il "manovratore" che di curare gli interessi dei lavoratori. 
Se tutto ciò accade in paesi come l'Italia, proviamo ad immaginare le condizioni di vita delle persone che vivono nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, Paesi da sempre sfruttati dalle multinazionali globalizzate. 
Se facciamo questo sforzo allora possiamo comprendere perché si diffonde il terrorismo e perché non è possibile costruire la pace nel mondo senza aver prima garantito ad ogni uomo di questa terra una vita decente. 
Personalmente non riconosco il diritto a nessuno di vivere tranquillamente gozzovigliando e ignorando volutamente che il proprio benessere è causa dell'altrui sofferenza. Un equa distribuzione della ricchezza oggi si impone più che mai, perché oggi, più che mai, esiste una correlazione tra ingiustizia sociale e terrorismo o guerra. 

 Tito Labate

da In dialogo per la pace, Atti del Convegno del Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose del Mov. dei Focolari 28-30 maggio 2004

venerdì 9 dicembre 2016

'Prayer of the Mothers



La preghiera delle madri ebree,

 musulmane e cristiane


In Israele è avvenuto un piccolo grande miracolo quasi 
completamente ignorato dai Media: migliaia di donne
ebree, musulmane e cristiane hanno camminato
insieme in Israele per la pace. Nel nuovo video ufficiale
del movimento Women Wage Peace, la cantante
israeliana Yael Deckelbaum canta la canzone Prayer of
the Mothers , “La preghiera delle Madri” , insieme a
donne e madri di tutte le religioni, mostrandoci che la
“musica” sta cambiando e deve cambiare. Un miracolo
tutto femminile che vale più di mille parole vuote ed
inutili. Shalom Salam Pace

Ogni bambino, a scuola, va ascoltato e valorizzato

Riane Eisler
Quando i bambini sperimentano relazioni di mutualità riescono a dare il meglio di sé. Sperimentare queste relazioni è particolarmente importante per quei bambini che, nelle loro case, nei loro quartieri, hanno imparato che esistono solo due alternative; sopraffare o essere sopraffatti. La scuola deve mostrare che c’è una terza alternativa, che è più piacevole e funziona meglio per tutti. E’ una suola in cui gli allievi e gli insegnanti si relazionano come partner, come collaboratori; una “scuola comunità di apprendimento” piuttosto che un’istruzione gerarchica impersonale.  In tal modo essa diventerà per gli allievi un luogo di esplorazione, un luogo dove condividere idee e sentimenti, un luogo sicuro e entusiasmante dove ogni bambino è ascoltato e valorizzato e dove lo spirito umano  è nutrito e può crescere.


Riane Eisler

da M.B. Rosenberg: Le parole sono finestre oppure muri. Ed. Esserci Reggio Emilia

giovedì 8 dicembre 2016

Sting: Sono un agnostico curioso

Sting

Sono un agnostico curioso di sapere perché siamo qui…Ho perso molti amici quest’anno, Prince, Davide Bowie, Alan Rickman. Erano tutte icone culturali e il bambino che è in noi rimane scioccato dal vedere che anche loro sono mortali. Come me…Credo che siamo noi a creare dio: non credo che lui, o lei, esista fuori dall’immaginazione. Se sei arrabbiato, amareggiato e vendicativo, quello è il tuo dio. Se sei gentile, delicato e bilanciato, il tuo dio è questo. Bisogna stare attenti al dio che ci creiamo, perché diventa reale…Inshallah[1]  è una parola bellissima, un espressione di coraggio e speranza che si dovrebbe sentire di più. Io non offro una soluzione politica al problema dei rifugiati, ma credo che se una soluzione c’è, deve essere radicata nell’empatia. Abbiamo idea di cosa significhi essere un rifugiato, trovarsi su una barca e sperare di arrivare a Lampedusa? O come ci si senta a scappare da una guerra, dalla povertà o, tra poco dagli effetti del cambiamento climatico?...Ho sei figli e a gennaio  raggiungerò quota sei nipoti…Forse non sono stato un padre perfetto, ma ho dimostrato loro di avere un lavoro che amo e che farei anche gratis. Sono cresciuti indipendenti, compassionevoli, quindi non ho fallito, anche se è stato difficile. La loro madre è stata molto di supporto, i ragazzi si vogliono bene e io ne sono orgoglioso.

Sting

Da Cristiana Allievi, Stin on the rock, D la Repubblica 22/10/2016





[1] “Inshallah” è il titolo di un brano del nuovo disco “57th & 9th” dedicato alla crisi dei rifugiati.

mercoledì 7 dicembre 2016

Mariapia Bonanate: Quando la pace rischia di diventare una parola vuota

Mariapia Bonanate

La pace può e deve partire proprio dai territori più travagliati, in crisi, perché più sensibili all'esigenza di quella pace  senza la quale non c'è un presente e neppure un futuro, ma solo una drammatica sofferenza.
Richiamare questa esigenza è fondamentale, soprattutto se la si coniuga con la solidarietà.
Per raggiungere, poi, "il bene comune” sono necessari quei percorsi fondati sulla centralità della persona, sull'importanza dei rapporti fra gli individui, sul dialogo, sulla convergenza d'intenti e di opere, sull'urgenza di un incontro fra i popoli... 
Possiamo intanto, nel presente, contribuire, poi, col nostro lavoro, a lavorare "per una cultura per la vita". Ossia per un pensiero che parta dalla realtà,  dallo stare con la gente e in mezzo alla gente, senza barriere fra le "diversità", per individuare e dare voce alle necessità di una convivenza pacifica, basata sull'aiuto reciproco, sul fare insieme le cose.

La pace rischia di essere una parola vuota, una scritta su uno striscione in manifestazioni che cadono nel vuoto, se noi stessi non ci impegniamo in prima persona a costruirla, perseguendo con continuità e coerenza, giustizia, legalità, verità. 
Allora pace e solidarietà diventano uno stile di vita e un futuro di vita.

Mariapia Bonanate


Essere continuamente nuovi

Giovanni Vannucci
Essere continuamente nuovi ma non di una novità che nasce dalla nostra fantasia e dalla nostra immaginazione, di una novità che nasce dalla nostra partecipazione sostanziale, equilibrata, forte, coraggiosa, alle parole grandi, di vita, che ci sono state consegnate.


Giovanni Vannucci

lunedì 5 dicembre 2016

Donica Omari: Dialogo e valori in Albania

Donika Omari
Il  dialogo, per noi albanesi, ha una grande importanza, aiuta a formare la personalità della gente, a riacquistare i valori perché durante la dittatura molti valori sono andati persi...I nostri giovani stanno diventando capaci di organizzare e di dirigere essi stessi i loro incontri, di prendere  delle iniziative. Intanto cominciano a dialogare anche su agomenti delicati a causa di una mentalità mschilista, radicata da secoli nelle nostre montagne, sui rapporti tra uomo e donna, In tali discussioni si può constatare che il conservatorismo rimane in minoranza.
E' un influenza reciproca: il dialogo porta all'apertura, l'apertura al dialogo. Il processo è lungo e difficile, ma ogni passo avanti è da apprezzarsi come una speranza per il futuro, speranza di unità e di pace.

Donika Omari

da Solidarietà in Albania, dagli atti del convegno Il dialogo per la pace del centro del dialogo del Mov. dei Focolari

sabato 3 dicembre 2016

Claudio Magris: la legge, da sola, non basta



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Claudio Magris
La ribellione alla legge, esercita, spesso, maggiore fascino della sua osservanza. Quest’ammirazione è giusta e doverosa nei confronti di chi insorge contro una legge iniqua: si venerano come eroi e martiri i fratelli Scholl o il teologo Bonhoeffer che, come Antigone, si sono ribellati ad una legge di uno Stato – quello nazista – che calpestava l’umanità e in questa ribellione hanno sacrificato la loro vita. Qualunque cosa pensiono i cinici e i realisti da strapazzo, i quali credono che basti avere pochi scrupoli per essere dei Machiavelli e conoscere la verità effettuale delle cose, se il mondo non perisce lo si deve, in buona parte, a chi sa sentire la voce delle “non scritte legge degli dei” e obbedirle, qualsiasi ne siano le conseguenze e qualsiasi cosa proclamino i legislatori del momento.
La legge, da sola, non basta, neppure se formalmente ineccepibile; a una società giusta occorrono – come si dice e si ripete spesso da più parti – valori etici e individui capaci di formarsi una personalità autonoma, di cercare e fondare dei valori in cui credere, di darsi dei criteri per riconoscere il bene e il male, e comportarsi di conseguenza. Se l’individuo non ha questa volontà e questa forza, nessun meccanismo giuridico potrà dargli la capacità di orientarsi nella vita e di vivere in modo libero e creativo il rapporto con gli altri e col suo stesso destino; nessuna norma giuridica – direbbe Kipling – può fare di lui un uomo.1
Claudio Magris

1 - Autori vari, Raccontare la legalità – Pironti Editore Napoli 2004

giovedì 1 dicembre 2016

Riane Eisler: Non si educa con la paura e con la forza

Riane Eisler


Ci rendiamo sempre più conto che gli attuali sistemi educativi non preparano i bambini ad affrontare  le nuove sfide del 21° secolo. E' necessaria una vera riforma nell'educazione se vogliamo che i bambini di oggi e di domani vivano in un mondo che sia più pacifico, equo e sostenibile.  Abbiamo bisogno di un educazione che arricchisca  la vita, un educazione che prepari i bambini ad apprendere, nel corso della vita, a relazionarsi bene con se stessi e con gli altri, ad essere creativi, flessibili, aperti, e a praticare l’empatia non soltanto nei confronti dei propri cari, ma di tutta l’umanità.
Arricchire la vita – allargare le nostre menti, i nostri cuori, i nostri spiriti – dovrebbe essere lo scopo dell’educazione. Purtroppo, però, l’educazione tradizionale ha spesso imprigionato la mente, il cuore e lo spirito dell’uomo, anziché liberarli. Ha ostacolato la nostra naturale curiosità e gioia di apprendere, ha soffocato il desiderio di conoscere ed il pensiero critico, ha esaltato modelli di comportamento egoistici e violenti…La struttura organizzativa della scuola è anch’essa generalmente di tipo gerarchico, ed al suo interno l’educazione  è qualcosa che viene impartito agli studenti, non qualcosa che viene impartito insieme a loro…I processi e i contenuti di certe strutture educative si adattano bene a quello che io chiamo modello di società basato sulla “dominazione”, un modello in cui le famiglie, i luoghi di lavoro, le nazioni sono organizzate sulla base di ranghi rigidi, sostenuti, in ultima analisi dalla paura e dalla forza. Questo tipo di educazione non è appropriata per una società democratica, equa e pacifica.

Riane Eisler

da M.B. Rosenberg: Le parole sono finestre oppure muri. Ed. Esserci Reggio Emilia