sabato 20 aprile 2019

Valentina Farinaccio: La nostra vita

Valentina Farinaccio
La nostra vita fin dall’infanzia è segnata dal dolore. Dobbiamo pertanto aiutarci ad attraversarlo, non fuggirne. Bisogna attraversarlo come si attraversa un tunnel, sapendo che alla fine ci sarà la luce. Il vissuto doloroso non si dimentica, ma una volta attraversato non nuoce più alla nostra vita, anzi diventa un punto forte.

Valentina Farinaccio



venerdì 19 aprile 2019

Il libro non scomparirà



Siamo aperti a tutte le tecnologie, ma il libro non scomparirà. La pagina da voltare a mano è imbattibile. In fondo è un computer di carta. Lo confermano i ragazzi che si dedicano a studi seri. In rete cercano, navigano, comunicano, ma quando desiderano imparare veramente gli autori greci e latini… scoprono il libro. Se qualcuno interroga il video, chiede comunque un testo certificato, sicuro, che nasce ancora oggi dopo la pubblicazione in volume…La celebre frase di Marguerite Yorcenar: “Costruire biblioteche è come edificare granai contro l’inverno dello spirito” è più vera di ieri. I giovani la conoscono.
Caroline Noirot
Da Armando Torno, Il libro è il mio pc di carta per navigare nel passato, Corriere della sera 6 novembre 2011

mercoledì 10 aprile 2019

Alessio Boni: L'integrazione è importante

Alessio Boni
Mi sono arricchito ogni volta che sono andato e continuo ad andare in Africa...Quei 15 gorni all'anno che passo con queste persone sfortunate per me sono un dono...Spesso si giudica il migrante perché si pensa che porti via il lavoro. E' vero che bisogna regolamentare, ma l'integrazione è la cosa più importante. Può dare un vantaggio economico a loro e a noi. Lo sforzo di queste persone per venire qua è enorme, si mettono insieme dei villaggi per mandare il migliore perché possa aiutare il villaggio.... Certo che se non lo integri e lo fai lavorare in nero...Io da giovane ho fatto di tutto per mantenermi all'accademia. Sia in Italia, sia in America ho fatto il cameriere, il pony express, il baby sitter. Non ho mai avuto paura del lavoro fatto con dignità.


Alessio Boni

lunedì 1 aprile 2019

Essere al servizio gli uni degli altri


Giotto: Washing of feet (Scrovegni Padova)

   
      Nell’antico Oriente, la lavanda dei piedi era un segno di accoglienza verso l’ospite, arrivato attraverso strade polverose. Generalmente questo gesto era compito di un servo. Cosí pure, altri grandi maestri come Gesú di Nazareth, quotidianamente, durante tutta la loro vita, si sono dedicati al servizio, spogliandosi di ogni segno di grandezza. 

      Per noi é un invito chiaro e semplice; tutti possiamo comprenderlo e metterlo in pratica subito, in ogni situazione, in ogni contesto sociale e culturale. Dobbiamo amare concretamente per poi accompagnare il gesto con  parole di speranza e di amicizia.

      E la testimonianza é molto piú efficace quando facciamo attenzione ai poveri, con spirito di gratitudine, rifiutando invece gli atteggiamenti servili verso coloro che hanno potere e prestigio.

      Persino di fronte a situazioni complesse e tragiche, che ci superano, c’é qualcosa che possiamo e dobbiamo fare per contribuire al bene: sporcarci le mani senza aspettarsi dei compensi, con generositá e responsabilitá.

      Commentando questo aspetto Chiara Lubich scrive: “Il reciproco servizio, l'amore vicendevole é un gesto sconcertante. Come vivremo allora, durante questo mese?  Dobbiamo comprendere che noi come essere umani abbiamo senso se viviamo per gli altri, se concepiamo la nostra esistenza  come un servizio ai fratelli, se impostiamo tutta la nostra vita su questa base. Allora saremo veramente felici”.


sabato 23 marzo 2019

Antonio Borrelli: un'arte per la città

Antonio Borrelli (1928-2014)



Vogliamo ricordare lo scultore amico Antonio Borrelli, riproponendo l'intervista   pubblicata  il 16 febbraio 2010.

La Fondazione Premio Napoli in occasione della pubblicazione della monografia sullo scultore Antonio Borrelli[1],ha voluto dedicare all’artista un incontro presso il Palazzo Reale di Napoli: “Antonio Borrelli: dalla Cina a Pizzofalcone, la storia di un artista napoletano”.
Di convinzioni non religiose egli partecipa da molti anni con sua moglie Diana, di fede cattolica, al Gruppo del dialogo promosso dal Movimento dei Focolari in Campania.
“Il dialogo è fondamentale nella vita dell’umanità”, egli dice. “Quando c’è dialogo non c’è conflitto… ma non è facile imparare a dialogare. Sentii questa parola per la prima volta da Togliatti, in anni difficili, quando alla base del PCI c’era risentimento per certe posizioni della Chiesa e per la scomunica. Ciò nonostante, Togliatti lanciò tra i comunisti il dialogo con i cattolici. Fu certamente una scelta di lungimiranza politica”.
Cosa ricordi di quegli anni?
Avrò avuto 18-19 anni e ricordo un grande entusiasmo, un grande desiderio di democrazia. Mi iscrissi al PCI dopo l’attentato a Togliatti. Un’adesione palpitante, nella consapevolezza di contribuire in tal modo al rinnovamento della società, nello spirito di una libertà ritrovata dopo gli anni duri del fascismo.
Quanto ha inciso su questa scelta il rapporto con la tua famiglia di origine?
Il rapporto che c’era tra noi si basava su valori fondamentali quali il lavoro e l’onestà. Una famiglia semplice, popolare, e radicata nella cultura cattolica. Per questo amo definirmi “un cattolico non credente” nel senso che la mia vita è intrisa di quei valori che provengono dal cattolicesimo… Pur avendo vissuto un allontanamento dalla fede, non ho mai voluto spezzare le mie radici storiche e culturali e sono stato sempre propenso al dialogo col mondo cattolico.
Sei intervenuto più volte in questi ultimi tempi sul problema della pace e spesso hai affermato che c’è un rapporto diretto tra il dialogo e la pace.
Un rapporto stretto perché se non c’è il dialogo corriamo il rischio di risolvere i problemi grandi e piccoli con una guerra.
Problema della pace strettamente connesso con quello economico…
Non possiamo continuare a vivere come se non esistessero popoli che muoiono di fame. E’ un discorso che attraversa il mondo intero, e deve coinvolgere grandi e piccoli in maniera nuova…Se vogliamo un mondo in pace dobbiamo fare i conti con la triste realtà di chi non ha come vivere.
Gli Stati hanno giustificato l’ultima guerra in Iraq con la necessità della difesa.
Siamo ancora imbevuti di cultura imperiale. Prima i romani, poi gli inglesi, poi i francesi, ora gli USA… Per questo dico che dobbiamo trovare insieme – e il dialogo è fondamentale – forme nuove di interventi economici per rispondere alle esigenze di molti popoli della terra, e non andare a versare sui nostri avversari tonnellate e tonnellate di esplosivo…Ripeto: il problema di base è per me la fame nel mondo. Risolto quel problema penso che molte cose, anche a livello terroristico, cambierebbero…
Quale contributo offrire in questo momento ancora così carico di tensioni.
Il primo passo, non facile, è l’accettazione delle diversità. Le diversità nel mondo sono una ricchezza e non un elemento di divisone. Ma bisogna fare ancora molta strada perché questa visione entri nella nostra mentalità.
Lavori da molti anni in campo artistico soprattutto nella scultura, per il quale hai ricevuto l'importante "Premio Palizzi" nel 2006, questo grande riconoscimento della città di Napoli all’interno del Premio Napoli 2009 e con l’importante monografia sulla tua opera. Ritieni che l’arte abbia un suo specifico da offrire per il dialogo e per la pace?
Il linguaggio dell’arte è sempre universale ed è comprensibile da ogni uomo, in ogni cultura. C’è come un legame profondo tra tutti gli artisti della terra, quelli di ieri e quelli di oggi. Il dialogo tra gli artisti può aiutare anche gli altri a capire che si può progettare insieme, pur essendo diversi.
Hai insegnato all’Accademia delle Belle Arti per tanti anni e molti allievi oggi sono persone affermate nel campo artistico. Le loro testimonianze durante la giornata organizzata dal Premio Napoli avevano un denominatore comune: ti erano riconoscenti per il rapporto che hai sempre costruito con loro prima di ogni altra cosa: un rapporto di onestà, trasparenza, piena collaborazione e ricerca comune.
Ho sempre sentito che c’era uno stretto rapporto tra quello che realizzavo come artista e la purezza, la sincerità la genuinità… tutte manifestazioni di quel “divino” che è in noi, quel divino che per un credente è l’orma di Dio, e per me quell’energia primordiale che ha dato vita al cosmo, al sistema solare, alle stelle, ad un lago.... E tutto questo ho cercato di trasmetterlo con la vita ai miei figli e ai miei allievi.

Pasquale Lubrano Lavadera


Antonio Borrelli  (1928 -2014) nasce a Napoli e da ragazzo conosce l’apprendistato di orafo e frequenta l’istituto Statale d’Arte, ma a 15 anni è costretto a interrompere gli studi per l’incalzare della guerra. Lo vediamo giovanissimo  in una Napoli sconvolta dal dolore e dalla miseria nella ricerca di un’occupazione. Catturato dall’impegno sociale del PCI si trova coinvolto negli anni 50 nelle storiche agitazioni, conoscendo anche l’esperienza del carcere. Ha intanto completato gli studi e le sue doti di disigner gli offrono la possibilità, nel 1955, di lavorare in Cina a Hong-Kong per tre anni. Segnato interiormente dall’incontro con la cultura cinese avvertirà sempre l’esigenza di sintesi espressiva tra visioni culturali diverse, proiettandosi in ricerche spazio-struttulali nuove.Nel 1959 è di nuovo a Napoli dove lo attende il primo incarico di insegnamento presso l’Istituto d’Arte.  Le sue espressioni artistiche si indirizzano sempre più decisamente verso la scultura metallica. Negli anni 70 è stato prima nella Direzione della Federazione Nazionale degli artisti della CGIL e poi nella Segreteria Nazionale della Federazione Nazionale Lavoratori Arti Visive - CGIL . Dal 1978 è stato docente di “Tecnica della fusione” presso l’Accademia delle belle Arti di Napoli. Le sue opere sono sparse per il mondo e la critica è concorde nel riconoscere in Antonio Borrelli uno degli artisti contemporanei più validi.   




[1] A cura di Paolo Mamone Capria, Antonio Borrelli, Paparo Edizioni, Napoli 2009
foto 1: Antonio Borrelli e sua moglie Diana
foto 2: Antonio nel suo studio a Napoli
foto 3, 4, 5: sue sculture di vari periodi

giovedì 21 marzo 2019

Hozier: Canzoni che vivranno per sempre

Hozier

Da appassionato di musica, è stato naturale avvicinarmi agli artisti che riuscivano a commentare argomenti seri, temi politici anche controversi, con una musica popolare, nel senso più nobile del termine. Sono canzoni che vivranno  per sempre, documenti legati all'epoca, come le cronache scritte o fotografiche. Se fai il cantautore e ti chiedi quel'è il tuo ruolo nella società mon puoi non pensare a loro.

HOZIER

Roberto de Simone: Senza passato non c'è futuro

Roberto De Simone
Non c'è futuro se non possiamo collegarci al passato, perché la proiezione verso il futuro deve presupporre un passato. Altrimente c'è solo un presente stabile. E questo mi sembra il problema di oggi.


ROBERTO DE SIMONE

Elizabeth Enright: Finalmente fu Primavera


Finalmente fu primavera piena e i fiori sbocciarono dappertutto. Il bosco era un tappeto di fiori: c’erano fiori di sanguinaria avvolti nei loro mantelli come principesse indiane; c’erano tuberose, garofani selvatici, roselline di macchia, anemoni che pareva sbocciassero da un piccolo calice peloso, e viole canine.
Giù vicino al ruscello, migliaia e migliaia di violette ricoprivano le sponde con le loro foglioline a forma di cuore.
Anche gli alberi erano in piena fioritura: fiorivano i meli e i ciliegi, e fiorivano i peri con i loro fiori bianchi come la neve.
Erano fioriti anche i due grossi cespugli che crescevano vicino a casa: uno si era ricoperto improvvisamente di un esuberante fioritura di piccoli fiori di colore arancione, e l’altro, in un notte sola, si era trasformato in un cascata di rose….e l’odore che penetrava nelle camere dalle finestre aperte era un odore così nuovo, così misterioso e così invitante, che non era assolutamente possibile rimanere a casa.

And at last it was really spring: flowers everywhere. The woods were carpeted with them: bloodroot wrapped in its cloak like an Indian princess, trillium, jack-in-the-pulpit, Dutchman's-breeches, hepatica (blooming out of a little fur mitten), and dogtooth violet.
Down near the creek there were real violets by the hundred, by the thousand, starring their heartshaped leaves.
Even the trees were full of flowers, apple blossom, and snowy pear, and cherry.
Of two huge lopsided bushes near the House, one suddenly burst into a rash of orange rosettes and the other turned into a shower of pink fringe almost overnight... and the smell that drifted in through the open windows was so wildly exciting; a fragrance so new, never breathed before, so sweet and mysteriosus and inviting that one couldn't stay indoors.
Elizabeth Enright


da Elizabeth Enright, Lo sbaglio del quarto piano, Salani Firenze

giovedì 14 marzo 2019

Svetlana Aleksievic: L'atrocità della guerra

Svetlana Aleksievic


Fondamentale nella mia vita è stato il rapporto con mia nonna, che era ucraina. Mi raccontava cose atroci della guerra, ma, "da nonna", non imprecava contro la sorte né si alterava, anche se la maggior parte della sua famiglia vi aveva perso la vita. Al contrario mi trasmetteva una forma di speranza. Per lo stesso motivo ho amato molto Dostoevskyij, il mio autore preferito, proprio perché meglio di altri ha scritto dell'uomo come di un essere terribile ma dall'animo profondo, capace cioè di tendere verso la bellezza.

SVETLANA ALEKSIEVIC

lunedì 11 marzo 2019

Il linguaggio dei sentimenti a scuola



Mi chiedo cosa fa sì che la nostra scuola, nonostante le difficoltà in cui si dibatte, riesca a tenere fede a quello che è il suo compito fondamentale: offrire a tutti, ricchi e poveri, le stesse possibilità di crescita. La risposta  l'ho trovata di recente nella bella lettera che un insegnante ha inviato a un quotidiano. "Credo che noi insegnanti, anziché preoccuparci di concludere il programma, riempire scartoffie, allenare le classi alle prove INVALSI, dovremmo introdurre una nuova materia, l'educazione sentimentale per aiutare ragazzi e  giovani a scandagliare le proprie emozioni, aprirsi all'altro senza pregiudizi, cogliere il bello."

ADA FONZI

sabato 9 marzo 2019

Josephin Baker: Giungerà il giorno

Josephine Baker

Josephine Baker: prima artista nera riconosciuta a livello internazionale, collaborò con la resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale.
“Giungerà sicuramente il giorno in cui il colore non significhi nulla più del tono della pelle, quando la religione venga vista unicamente come il modo di parlare all’anima di qualcuno, quando i luoghi di nascita abbiano il peso di un lancio di dadi e tutti gli uomini siano nati liberi, quando la comprensione nutre l’amore e la fratellanza.”
Josephine Baker

giovedì 7 marzo 2019

MANDELA: UNA FIABA


Nelson Mandela

Un viandante venne avvicinato da una vecchia con gli occhi coperti da orribili cataratte. La donna chiese aiuto al viandante, ma l’uomo guardò da un’altra parte. Passò un altro uomo e venne avvicinato dalla vecchia, che chiese all’uomo di pulirle gli occhi: pur trovando il compito sgradevole, questi lo fece. Allora miracolosamente le croste caddero dagli occhi della vecchia e lei divenne giovane e bella. L’uomo la sposò e vissero nella prosperità e nella ricchezza.
E’una favola semplice ma il suo messaggio è profondo: la virtù e la generosità vengono sempre ricompensate, sebbene in modi a noi sconosciuti.

Nelson Mandela


Da Nelson Mandela Lungo cammino verso la libertà, Feltrinelli

giovedì 28 febbraio 2019

Chiara Lubich: L'artista

Chiara Lubich (1920 - 2008)

E’ l’anima umana, riflesso del Cielo, che l’artista trasfonde nell’opera, e in questa ‘creazione’, frutto del suo genio, l’artista trova una seconda immortalità: la prima in sé – nella sua anima -, come ogni altro uomo nato quaggiù; la seconda nelle sue opere, attraverso le quali si dona nel corso dei tempi all’umanità.
L’artista è forse il più vicino al santo. Perché se il santo è tale portento che dona Dio al mondo, l’artista dona, in certo modo, la creatura più bella  della terra: l’anima umana.

Chiara Lubich, 

das Chiara Lubich Scritti spirituali I Città Nuova Roma 1978




venerdì 25 gennaio 2019

Tiziano Terzani: I migliori compagni di viaggio

Tiziano Terzani (1838-2004)

I migliori compagni di viaggio sono i libri: 
parlano quando si ha bisogno,
tacciono quando si vuole silenzio.
Fanno compagnia senza essere invadenti.
Danno moltissimo senza chiedere nulla...


Tiziano Terrani


martedì 22 gennaio 2019

Aldo Masullo: Pagella di scolaro in fondo al mare

Aldo Masullo

Pagella di scolaro in fondo al mare

La portavi cucita nel petto
-medaglia al tuo valore
risorsa estrema per avere almeno
un poco di rispetto -
l'orgogliosa pagella di scolaro
tu, solitario ragazzo perso
nell'immensa incertezza del migrare
corpicino in balia d'infide forze.
Non t'è servita
a salvarti la vita
ma t'è rimasta stretta sopra il cuore
fedele come il cane di famiglia
a custodir del tuo abbandono l'onta
e finalmente sbatterne l'orrore
in faccia all'impunita indifferenza
della presente umanità d'automi.

Aldo Masullo