martedì 15 gennaio 2019

Chiara Lubich: Come mai tanta violenza nella storia?

Chiara Lubich (1920-2008)

"Se guardiamo la nostra storia non possiamo non sentire il dolore nel costatare come essa é stata spesso una successione di incomprensioni, di conflitti, di lotte. Colpa senz’altro di circostanze storiche, culturali, politiche, geografiche, sociali…; ma anche del venir meno fra tutti del tipico elemento unificante: l’amore".

Chiara Lubich

Discorso di Chiara Lubich in Germania ad Augusta nel 1988


Cercare la giustizia, solo la giustizia

Palermo (Italia) Casa di reclusione




 Uno dei modi per attuare concretamente l’amore consiste nel seguire decisamente la giustizia. L’esperienza quotidiana ci mette di fronte a molte situazioni di ingiustizia, persino gravi, che danneggiano particolarmente i piú deboli, coloro che sopravvivono ai margini della nostra societá.  Quanti Caino esercitano la violenza contro un fratello o una sorella!
     
Sradicare le disuguaglianze e gli abusi è un’esigenza fondamentale della giustizia, a cominciare dal nostro cuore e dagli ambienti della nostra vita sociale. Eppure, non si attua la giustizia distruggendo Caino, invece dobbiamo preoccuparci di proteggerlo affinché riprenda la strada giusta. La vera giustizia è cercare di dare nuova vita. Si apre cosí per noi la strada per mettere in pratica e diffondere la misericordia e il perdono, fondamento della giustizia sociale.

Cercare la giustizia, solo la giustizia

     Accogliendo questa proposta, possiamo impegnarci nello scorgere strade di riconciliazione a cominciare dai piú vicini, mettendoci poi al servizio di tutti, e cosí risanare le ferite dell’ingiustizia.

É ció che sperimentano da anni alcuni amici del dialogo di differenti convinzioni, che si dedicano ai detenuti della cittá di Palermo, in Italia. L’iniziativa è sorta grazie a Salvatore: "Mi sono accorto delle necessitá spirituali di questi nostri fratelli. Molti tra loro non avevano familiari che potessero aiutarli. Ho pensato che potevamo amare concretamente e ne ho parlato ad amici e colleghi...". Aggiunge Christine: "Poter aiutare questi fratelli nel bisogno ci fa essere contenti, perché rende concreto l’amore che vuole arrivare tramite noi…". E Nunzia: "Ci è sembrata un’occasione sia per aiutare i fratelli nel bisogno, sia per contribuire a fare una proposta di fraternitá”.



venerdì 11 gennaio 2019

Paola Cortellesi: la contraddizione in cui viviamo

Paola Cortellesi

Il nostro paese è multiculturale per cui i ragazzi devono imparare a convivere attraverso regole e il rispetto reciproco, facendo squadra...Parlare di valori comuni dovrebbe essere la normalità e invece...chi si comporta bene diventa buonista e chi invece si lancia in offese e invettive sui social, sfogando qualche frustrazione, rappresenta la normalità.

Paola Cortellesi

da Arianna Finos, Paola Cortellesi "Io, trasformista sono il contrario di un eroina" La Repubblica 3-1-2019

Mario Soldati: L'odio

Mario Soldati (1906-1999)

Nel profondo di qualunque odio, esiste la ferma volontà e il preciso piacere di odiare, e esiste anche la convinzione che si odia tanto più facilmente quanto più di ignora la persona odiata: quanto più l'ignoranza può permetterci di immaginarla odiosa. Si evita, dunque, di parlarne; si evita, perfino, di conoscerla troppo: quasi temendo di comprendere e perdonare, se non addirittura di darle ragione.

Mario Soldati 

Mario Soldati, Le due città, Garzanti

Seneca: Il passato




Il passato è la parte sacra e inviolabile del nostro tempo: sta al di sopra di tutti gli eventi umani, fuori dal dominio della sorte, non presenta incognite, non è toccata da povertà, o malattie, non può essere sconvolta né esserci strappata: la si possiede così com'è per sempre, senza brividi.

Seneca

Seneca De brev. Vit. 10

domenica 6 gennaio 2019

Audrey Hepburn: Due mani


Ricordati, se mai dovessi
 aver bisogno di una mano 
che ti aiuti,
che ne troverai una
alla fine del tuo braccio… 
Nel diventare più maturo
scoprirai che hai due mani.
Una per aiutare te stesso,
 l’altra per aiutare gli altri.

Audrey Hepburn

mercoledì 2 gennaio 2019

Nuovo impegno per la PACE



La città di Eibar per cinque secoli rifornì l'armata spagnola di armi, in essa fabbricate, per le guerre in tutte le sue colonie. Fino a 60 anni fa era la città più industrializzata  della Spagna con uno sviluppo tale che provocò una urbanizzazione caotica dovuta alle correnti migratorie provenienti da tutta la penisola. Riportiamo un esperienza che continua a dare in terra spagnola i suoi frutti di dialogo e di fraterrnità.

Arrivai nel paese basco di Eibar, la prima volta, nel 1979 dal Sud della Spagna grazie a un concoso di lavoro...Incominciai a lavorare come psicologo in un centro pubblico di circa 2000 allievi...Ero cosciente di dove ero arrivato: da poco l'E.T.A. con comando opertivo anche ad Eibar, aveva minacciato di  morte i funzionari statali che si fossero trasferiti per lavoro nel Paese Basco, come nel mio caso.
Per "dare la vita per la propria gente" assieme a 6 allievi decidemmo di lanciare una rivista, in alternativa a quella già esistente, per favorire il dialogo e il rispetto, valori che ci sembravano mancassero.
La rivista arrivò a tutti quanti gli allievi, i professori e i lavoratori. Nel mio ambiente di lavoro iniziai un dialogo in diversi ciontesti, cercando di essere aperto a tutti, purché ci fosse una scintilla di buona volontà, senza escludere  le posizioni più divergenti sui temi come l'unità della Spagna o l'indipendenza.
Cercai di trasmettere agli allievi un principio fondamentale: dialogare sempre con tutti...Soprattutto cercai di formare gli allievi a considerare sempre tutte le dimensioni della persona e della società, locale e mondiale, partendo dal rispetto delle idee di ciascuno. 
La sfida: formare uomini di dialogo, costruttori della società democratica. 
Dopo due anni intensi vissuti nel paese, sempre per lavoro mi sono trasferito altrove. 
Poi nel 1991 sono ritornato a Eibar ed ho continuato a lavorare per la pace.
Con Luis Mari, un mio ex alunno di convinzioni laiche in contatto con Elkarri, un movimento socviale per il dialogo e l'accordo, vediamo che tutto si armonizza  con le coordinate della fraternità universale. 
Abbiamo contatti con la moschea, con gli evangelici,  con i membri di movimenti della chiesa cattolica, 
Non sono mancate occasioni nelle quali abbiamo chiesto aiuto ai mezzi di comunicazione locali ed abbiamo creato, con persone che organizzano la vita della città, un gruppo di dialogo nella citta, con iniziative a favore degli immigrati.
Sappiamo che i grandi temi dei popoli, degli stati, della costruzione dell'Europa e di un mondo unitò, spettano soprattutto ai politici.
Ma se il dialogo è vitale, autentico, radicale, il termine "indipensenza" forse sempre più si trasformerà in "interdipendenza". 
In ogni caso l'importante è che i popoli abbiano dei cittadini e gruppi sociali liberi che non deleghino soltanto ai politici la quotidiana costruzione della pace. E' il nostro impegno di oggi.

Ander Garcia


da In dialogo per la pace, esperienze di libertà, eguaglianza, fraternità, Atti del Convegno Castelgandolfo  28-30 maggio 2004

giovedì 20 dicembre 2018

Michele Serra: Quale comunione tra gli uomini?

Michele Serra
Il cattolicesimo sociale ed ecumenico è un luogo non solo spirituale, anche politico di enorme utilità, benefico per tutti. Ma la religione è usata come un'arma di discriminazione e di chiusura da molti altri; con speciale lena da figuri della destra più paurosa, quella identitaria, nazionalista e pan-cristiana che vorrebbe riaprire la guerra contro i Mori.
Ho imparato che dire "cattolico" e dire "agnostico" significa abbastanza poco: ci sono cattolici gretti e impauriti, cattolici generosi e aperti, ed è così anche tra gli agnostici. Mi piace l'idea che la vera comunione possa essere tra gli uomini di buona volontà, di qualunque credenza essi siano. 

Michele Serra


Natale:Chi è Gesù di Nazareth per me

Cezar Kurti (1935-2013)

Sono ateo, ma ho sempre avuto un grande amore per quegli uomini che hanno indicato una strada di pace e di fraternità.
Ritengo Gesù di Nazareth uno di questi uomini.
Egli ha aperto nell'umanità la strada dell'amore per tutti e in mondo speciale per gli ultimi, le persone sole e abbandonate, i poveri e gli emarginati.
Prorio per questa sua forte proposta ha pagato con la vita, ucciso come il peggiore dei delinquenti




Cezar Kurti

domenica 16 dicembre 2018

Lev Tolstoj: L'amore

Lev Tolstoj (1828-1910)
L'amore impedisce la morte.
L'amore è vita.
Tutto, tutto ciò che io capisco, lo capisco solamente perché amo. 
È solo questo che tiene insieme tutto quanto. 

Lev Tolstoj.

giovedì 6 dicembre 2018

Nel rapporto con i giovani

Giovani dell'Accademia Vivarium Novum - Frascati


La cosa più importante è che i giovani non solo siano amati , ma che sappiano di essere amati.
Chi sa di essere amato ama, e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani.

Giovanni Bosco

lunedì 3 dicembre 2018

Essere sempre allegri



É possibile riproporsi e consigliare ai nostri amici di essere sempre allegri? Se ci guardiamo attorno, non è facile trovare motivi di serenitá, e tanto meno di gioia!
Di fronte alle preoccupazioni della vita, le ingiustizie nella società e le tensioni fra i popoli, è già un grande sforzo non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento, non arrendersi, o non ripiegarsi su se stessi.  Qual è il segreto?
“C’è una ragione - scriveva  Chiara Lubich - per cui, nonostante tutte le difficoltà, dobbiamo essere sempre allegri. La seria scelta di una vita orientata verso gli altri ci conduce a ciò poiché ci fa sperimentare la pienezza dentro di noi,  e cosí non possiamo non essere nella gioia. Allo stesso tempo, questa pienezza dá senso alla nostra vita, ci guida come una luce, ci libera da ogni timore nei confronti del passato o da quello che ci attende, ci dà la forza per superare tutte le difficoltà, tentazioni e prove che possiamo incontrare”.
La gioia non è  semplice ottimismo né la sicurezza di un benessere materiale; non è la gioia di chi è giovane e gode di una buona salute.  É piuttosto frutto di quell’amore che scaturisce dal più profondo del cuore.  Da questa gioia nasce la capacità di accogliere gli altri con cordialità e di mettere il nostro tempo a disposizione di chi ci sta vicino. Si capisce dunque la nota espressione: “La felicità sta piú nel dare che nel ricevere”. Viene fuori allora la pace del cuore, l’unica che puó contagiare le persone attorno, con la sua forza disarmata.
Recentemente, in  Siria, nonostante i gravi pericoli e le difficoltà della guerra, un numeroso gruppo di giovani si sono riuniti per scambiarsi esperienze di vita e per sperimentare la gioia dell’amore reciproco; da lí sono partiti poi decisi a testimoniare che la fraternità è possibile. Cosí lo descrive un partecipante: “Si succedono racconti di storie di dolore acuto e di speranza, di fede eroica nell’amore.  Alcuni hanno perso tutto e vivono ora con la loro famiglia in un campo di profughi; altri hanno visto morire i propri familiari. É forte l’impegno di questi giovani a generare vita attorno: organizzano concerti per le strade coinvolgendo tante persone in modo da ricostruire una scuola e un giardino nel centro di un villaggio, molto colpito dalla guerra; offrono sostegno a decine di famiglie di profughi(…) Risuonano nel cuore le parole di Chiara:  ‘La gioia vera è come un raggio di sole che brilla da una lacrima, una rosa fiorita su una macchia di sangue, essenza d’amore distillata dal dolore….´”.

Claude Larrique



venerdì 23 novembre 2018

Maria Romana De Gasperi: IMPAREREMO A SENTIRE IL DOLORE DI QUELLI CHE FUGGONO!

Maria Romana De Gasperi

“Naufragio al largo della Libia: oltre 100 morti”. Com’è strano l’animo umano: se qualcuno grida sulla stra spiaggia che sta per annegare, tutti ci sentiamo responsabili quando non fosse possibile salvarlo. Questi morti affogati invece pare non ci commuovono…Così la scomparsa di un barcone nelle acque del nostro mare viene letta  come una notizia negativa, ma senza trasporto…E’ la piaga del nostro secolo, è la sfida alla nostra umanità.

Maria Romana De Gasperi


Avvenire. 22 settembre 2018 Maria Romana De Gasperi, Quando impareremo a sentire il dolore di quelli che fuggono?

martedì 20 novembre 2018

Brandly James: Cercare la propria identità

Brandly James



E da poco passato in TV la serie “I Medici: Lorenzo il Magnifico” . Un lavoro dignitoso e bene interpretato che ci ha mostrato anche la radice violenta nelle lotte per il potere che si scatenarono nel Rinascimento. Fra i protagonisti Giuliano dei Medici, interpretato ottimamente dall’attore inglese Brandly James    che ha subito da subito il fascino della nostra Storia e della citta di Firenze.
In un’intervista ha rivelato che questo lavoro impegnativo sulla figura di Giuliano, un giovane complesso e dalle grandi idealità, lo ha portato a interrogarsi profondamente e a cercare la propria identità. Un impegno che ha apportato una vera crescita a livello personale, perché, come afferma “ ho imparato a osservarmi meglio, giudicando meno gli altri, uscendo da una sorta di bolla nella quale volevo costringermi. Nessuna ossessione o ambizione, però se vuoi lavorare bene la priorità deve essere questa, a qualsiasi livello.”

Riscopriamo il valore "alto" della politica



Ho semre avuto un forte interesse per i problemi sociali, le ingiustizie, la povertà, lo sfruttamento sul lavoro, il razzismo ecc. Ritengo l'agire politico il terreno privilegiato per intervenire contro queste forme di disagio, pur sapendo che sulla politica si concentrano interessi economici e ambizioni di potere che ne hanno svilito il ruolo "alto" che le compete.

Stefano Talamonti


da Insieme per l'Albania,  da In dialogo per un mondo più unito Atti del Convegno a castelgandolfo dal 31 maggio al 1 giugno 1997