lunedì 6 luglio 2020

LUAN E DONIKA OMARI: Una speranza per l'Albania


Donika e Luan Omari

Luan Omari e sua moglie Donika, albanesi di Tirana, impegnati da anni a costruire la fraternità e la pace nella loro terra, segnata da conflitti, da divisioni ideologiche, da problemi economici.
Luan, di professione giurista, fa parte del mondo accademico ed è stato membro della commissione scientifica che ha redatto la nuova Costituzione  per l'Albania. Donika, pubblicista e traduttrice, ha diretto una casa editrice che ha fatto conoscere agli albanesi i più importanti scrittori italiani, tra i quali Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Umberto Eco.
Pur provenienti entrambi da tradizioni familiari religiose, musulmana per Luan e cristiano-ortodossa per Donika, fortemente influenzati durante il periodo scolastico dall'influsso marxista essi si sono ritrovati da adulti privi di  riferimenti  religiosi.
Nel 1992, dopo un viaggio di Donika in Italia presso il Collegio dei Traduttori Letterari di Procida, essi vengono in contatto con la nascente comunità del Movimento dei Focolari in Albania, e, pur rimanendo di convinzioni non religiose,  diventano fra i primi promotori di questo dialogo fraterno tra uomini di convinzioni diverse, promosso dal Movimento, riconoscendo nell'amore per ogni uomo, così come Cristo ha insegnato, il valore fondamentale per edificare una società nella giustizia e nella pace. Hanno sempre partecipato ai convegni del dialogo svoltisi a Castelgandolfo  donando il loro pensiero e la loro esperienza.

Rivolgiamo prima a Luan alcune domande:



D.  La pace è minacciata continuamente dai conflitti politici, dalle profonde disuguaglianze ancora esistenti, dal terrorismo che incombe quotidianamente su tutta l`umanità e che può colpire indistintamente ogni persona. Come affrontate questo problema in Albania?

Bisogna prendere tutte le misure necessarie per debellare il terrorismo. questo nemico subdolo e pericoloso, ma d’altra parte bisogna tener presente che la lotta contro il terrorismo è inscindibile dall’affermazione di principi e valori universali, come la solidarietà e la fratellanza, "il rispetto dell’altro". Nella formazione di questi valori noi siamo impegnati in Albania insieme agli amici del  Movimento dei Focolari, con risultati tangibili. Posso dire che in Albania abbiamo già un’esperienza concreta di solidarietà. L’Albania è un paese che ha attraversato periodi difficili nella sua storia. E ancora oggi il retaggio del passato pesa sul presente: l’arretratezza economica e culturale, la povertà sono un ostacolo allo sviluppo. Però, malgrado queste vicissitudini e difficoltà, gli albanesi hanno fiducia nell’avvenire, perché sono coscienti di essere, anche essi, portatori di valori molto importanti. Uno di questi è la coesistenza pacifica tra le diverse comunità religiose, che è un fenomeno caratteristico del nostro paese, messo in evidenza anche da studiosi e osservatori stranieri che hanno conosciuto l’Albania. Tale tolleranza religiosa irradia  un sentimento di solidarietà ed ospitalità che e stato sempre una peculiarità della nostra gente, come si è mostrato concretamente in situazioni storiche particolarmente gravi.

D. So per esperienza diretta, mio padre ha fatto la guerra in Albania, che il popolo albanese è sempre stato molto ospitale, anche in periodi difficili.

Durante la seconda guerra mondiale non solo gli ebrei già viventi in Albania, ma anche centinaia di ebrei venuti dalla Jugoslavia, hanno trovato riparo ed ospitalità nelle famiglie albanesi, che li hanno nascosti e protetti durante l’occupazione nazista. Israele continua ad esprimere agli albanesi la sua riconoscenza per il fatto che nessun ebreo e stato consegnato ai nazisti. Migliaia di soldati italiani, dopo l’armistizio del settembre 1943, hanno trovato rifugio nelle famiglie dei contadini albanesi, per scampare al rastrellamento delle forze naziste. Una tale esperienza ha vissuto mia moglie, Donika, durante la sua infanzia, quando un ex soldato italiano, ritenuto disertore, si e rifugiato nella sua casa a Tirana.

D.  Importante quanto dici perché corregge un'opinione sbagliata  sugli albanesi che spesso si diffonde da noi.

E' necessario chiarire un po’ la confusione e le idee sbagliate che ci sono anche in Italia sul conto degli albanesi, poiché un dialogo può essere efficiente se parte da dati reali. La stessa conoscenza della nostra etnicità non è sempre corretta. La lingua albanese è un ramo a parte delle lingue indoeuropee, che, è vero, ha subito tante influenze dai paesi confinanti, ma che ha conservato durante i secoli la sua individualità. Anche gli albanesi del Kosova, diversamente da un’opinione errata, condivisa da parecchie persone, non hanno alcuna distinzione da quelli dell'Albania, come hanno potuto constatare gli amici del movimento che svolgono attività in Kosova.

D. So che avete molto lavorato per accogliere i profughi durante la guerra nel Kosova.

E' un impegno di solidarietà che abbiamo condiviso con le persone del Movimento dei Focolari, accogliendo circa mezzo milione di profughi, cioè una parte considerevole di quasi 2 milioni di albanesi che sono più del`90% della popolazione di quella regione. Una tale cifra rappresentava un aumento del 15% della popolazione dell'Albania, ciò che sarebbe uguale ad un aumento di 8 milioni di persone in Italia. Tale azione umanitaria sarebbe stata impossibile anche per uno Stato più efficiente del nostro, senza la solidarietà e la fratellanza della gente, senza distinzione di ceto e condizione sociale, dal nord al sud del paese, anzi in primo luogo dalle persone semplici e spesso bisognose. In questa situazione così grave si e espressa l’anima del Movimento del unità, l'aiuto materiale e morale che hanno dato ai profughi, specie i giovani.

D. Ritieni  fondamentale questo dialogo per il futuro dell'Albania?

 Siamo fortemente impegnati con il Movimento dei Focolari nell'esperienza del dialogo, per rafforzare i sentimenti di solidarietà e tolleranza religiosa. Ricordo che in una Mariapoli[1] svoltasi in Albania, alcuni anni fa, tra le diverse attività, è stata organizzata anche una visita in tre centri di culto di religioni diverse. Persone aderenti al Movimento hanno dato il loro contributo nell’organizzazione di una conferenza internazionale sul tema "Civiltà e religioni in Albania". Ritengo che anche gli albanesi, emigrati a centinaia di migliaia in altri paesi europei (la grande maggioranza in Grecia e in Italia) abbiano bisogno di sentimenti di comprensione e solidarietà, per non essere emarginati o addirittura insultati, come purtroppo accade spesso, benché la grande maggioranza di essi siano persone oneste e laboriose.

Diamo ora la parola a Donika:



D. Come sei venuta in contatto con il Movimento dei Focolari?

 In Italia, tramite una famiglia ho conosciuto il Movimento nel 1992, e sono rimasta davvero affascinata nel vedere una realtà che non pensavo che esistesse, vedere una catena di persone che non smettono di stare insieme e di amarsi. E d'allora sono stata felice di parteciparvi.  A Tirana abbiamo due focolari, maschile e femminile, e siamo in stretta collaborazione con loro.

D. Quali sono le difficoltà più grandi che incontrate nel costruire questo dialogo con tutti?

Sono tanti i problemi. Abituati come siamo ad aspettare tutto dallo Stato, ci riesce difficile prendere delle iniziative, e anche aprirci con le altre persone. Per questo il dialogo ha una grande importanza, aiuta a formare la personalità della gente, a riacquistare i valori perché durante la dittatura molti valori sono stati persi.  Un personaggio di un romanzo francese dice: "Saluta l’altro, perché il saluto porta alla conversazione, la conversazione porta profitto"…

D. Ho saputo di un'importante iniziativa che hai portato avanti nelle scuole
.
Conoscere nuove persone, parlare con loro, porta sempre qualche frutto concreto. Alcuni  anni fa, parlando con una signora di Bari, di origine napoletana, sentendola raccontare la sua esperienza di insegnante, sono stata colpita dalla sua fantasia, dalla sua energia, della sua azione. E lì, le ho proposto di venire in Albania per dare tutta questa ricchezza ai nostri giovani. L'ho invitata a partecipare alle preparazioni che stavamo facendo per il primo mese ecologico ed il giorno ecologico di Tirana. Con l'aiuto di tanti amici, superando i pregiudizi di alcuni che la scoraggiavano a venire in Albania, Diana è arrivata da noi con molti strumenti didattici, e con la sua grande passione nel cuore: portare ovunque l’unità e l’amore tra la gente. E da allora Diana è venuta da noi per alcuni anni nel mese d’aprile per donare il suo patrimonio culturale e la sua esperienza. "In questo paese non c'è bisogno soltanto di soldi, dice Diana. Vi assicuro che quando racconto alcune esperienze che succedono lì in questo paese straordinario, con questi giovani splendidi, è una realtà che noi non conosciamo e che bisogna proprio andare sul posto per rendersi conto."

D. Come ricordi i primi anni di questo tuo impegno nel dialogo?

Ricordo i miei dubbi sull’incidenza che poteva avere il dialogo promosso dal movimento nella nostra gente, aperta all'ospitalità ma divisa da diverse barriere: provinciali, culturali, classiste, religiose.  Ma il fatto di non essere da sola non mi ha fatto desistere dall'impegno. Di anno in anno quanti incontri, quanti azioni da parte dei nostri focolarini insieme a noi altri del movimento, per poter lenire un po' le sofferenze, la povertà e il bisogno che ha la gente da noi. Ma la cosa più importante: contribuire a cambiare la mentalità, portare un po’ di calore nei cuori irrigiditi da lunghi anni di isolamento, far che essi dimentichino il vocabolario amaro dei tempi della dittatura usando un nuovo linguaggio: quello dell' amore e della fraternità.

D. Oggi,  a quasi 30 anni di distanza.  vedi i frutti di questa esperienza?

Sicuramente si vedono i primi frutti che preannunciano la creazione di una vera grande famiglia tra questi al primo posto metterei l’apertura. Persone che non hanno osato mai aprirsi davanti agli altri li vedi raccontare liberamente le loro vicende davanti a tante persone. Merkur, un giovane timido dalle profonde province del Nord, parte per il Congresso Gen che si é svolto a Castelgandolfo. Aveva intenzione di prendere la parola e raccontare la sua esperienza da gen albanese. Non gli riesce, per la timidezza, né il primo giorno, né il secondo, né il terzo, né il quarto. Prima di partire, nell’atrio dell’edificio, un cameraman televisivo, lo interroga sulla sua partecipazione al movimento. E allora Merkur, ciò che non ha potuto dire davanti a 600 persone, lo racconta davanti a un pubblico molto più vasto come quello della TV. Ed ora, tutto sciolto e sorridente, arriva a raccontare anche davanti a noi, riuniti insieme, giovani e adulti e dice : "Dio ha avuto un altro modo, per far realizzare il mio scopo."

D. In Albania  i giovani sono pronti a  prendere in mano le sorti del loro paese?

Si può dire di più. I nostri giovani stanno diventando capaci di organizzare e di dirigere essi stessi i loro incontri, di prendere delle iniziative. Intanto, cominciamo a dialogare anche su argomenti delicati a causa di una mentalità maschilista, radicata da secoli nelle nostre montagne, sui rapporti tra uomo e donna. In tali discussioni, si più constatare che il conservatorismo rimane in minoranza.
E’ un’influenza reciproca: il dialogo porta all`apertura. L`apertura al dialogo.

D Oggi la pace sembra essere minacciata in tante nazioni del mondo. Di fronte a queste minacce e considerando le guerre in atto, sembra che questo dialogo  non riesca sempre ad incidere in quella cultura  che genera violenza e guerre in tante nazioni del mondo.

Il processo è lungo e difficile, ma ogni passo avanti è da apprezzarsi come una speranza per il futuro, speranza di unità e di pace. Mi ha impressionato uno scritto del presidente tedesco Johannes Rau sulla libertà dei credi religiosi. Dice tra l’altro: "Nel dialogo nessuno è costretto a negare le sue convinzioni…A volte abbiamo l’impressione che tolleranza e rispetto verso gli altri vogliono dire non solo rispettare la verità degli altri credi e convinzioni, ma considerarli, questi, giusti come i tuoi. Però è sbagliato. La tolleranza non è mancanza di differenziazioni. Tolleranza e rispetto vogliono dire appunto accettare il diritto all’esistenza di convinzione e verità di altri credi, anche se tu non li consideri giusti". E questo è fondamentale se vogliamo  che la pace sia nel cuore degli uomini  di oggi.

D. Considerando la tua esperienza ritieni possibile  mantenere un rapporto di fraternità e di rispetto profondo quando ci poniamo su alcuni problemi fondamentali in posizioni opposte o diverse?

Stavo chiacchierando con un caro amico italiano,  ed eravamo d’accordo su tutti gli argomenti; all’improvviso un  punto di disaccordo: la questione del Kosova e i suoi problemi. E’ stato impossibile arrivare ad un ragionamento che potesse avvicinare le nostre posizioni. Abbiamo, allora, rimandato la nostra discussione. Però ci siamo salutati abbracciandoci, per mostrare all’altro e a noi stessi che niente era cambiato dentro di noi, l’affetto e l’amicizia sono rimasti  intatti.

A cura di Pasquale Lubrano Lavadera





[1] Tipici convegni promossi dal Movimento dei Focolari per promuovere la fraternità universale attraverso il dialogo fra persone di convinzioni religiose e persone senza un riferimento religioso.

giovedì 2 luglio 2020

Arnaldo Diana: Sogno la cultura della fraternità fra tutti

Arnaldo Diana (1932-2018)

I giovani sono affascinati dalle diversità culturali e religiose. Pensano che parlarsi e conoscersi sia sempre positivo, e le differenze e diversità sono superabili con feste e amicizia…Diverso è l'atteggiamento degli adulti, specie quando le differenze sono scottanti. Il dialogo fra credenti e non credenti è spesso ritenuto impensabile.
Della posizione del dialogo impensabile, che da oltre due secoli, divide l'umanità, ci attira questa spaccatura, perché noi vogliamo portare fratellanza e unità, e ci affascina la presunta  impossibilità del dialogo, che è un falso problema: la nostra esperienza di oltre 15 anni ci dice che dialoghiamo intensamente e con profitto, arricchendoci vicendevolmente.
A bel guardare, ciascuna delle due culture, quella cristiana e quella della sola ragione, nel suo nucleo  centrale è universale. La fede cristiana lo è perché una sua caratteristica è l'amore disinteressato a tutti.
L'autentica cultura laica , lo è  anch'essa,  perché non si chiude verso la diversità, è aperta  e disposta ad apprendere dagli altri.
Quindi un dialogo autentico tra esse corrisponde a ciò che è inscritto  nella loro particolare natura.
Io oso quini sognare un'unica cultura, con radici e mete molto simili, ma con due facce diverse, quella della pura ragione e quella religiosa, che per il bene comune si alleano, perché la polivalenza concorde di una tale cultura attirerà sempre più persone alla fraternità fra molti, ed è già fraternità essa stessa.
Arnaldo Diana


 Arnaldo Diana, Introduzione sul dialogo, da  Atti del  Corso di approfondimento per "amici del dialogo" tra persone di convinzioni diverse Castelgandolfo 6-9 aprile 2006

mercoledì 1 luglio 2020

Kekko Silvestre: Non può esistere un cielo senza stelle

Kekko Silvestre dei Modà

Non può esistere un cielo senza stelle, nemmeno quando piove. Basta chiudere gli occhi e guardare oltre le nuvole.
Kekko Silvestre



da Kekko Silvestre MODA' Come un Pittore  Sperling &  Kupfer 2011



Un vero salto di qualità

Ricostriamo la Siria (asilo di Aleppo)

      Tutti noi possiamo sentirci parte di una grande famiglia, se ci impegniamo a riconoscerci come fratelli, come uguali, che condividiamo la dignità  degli esseri umani.

      Tutti: adulti e bambini, uomini o donne, sani o malati, di qualsiasi cultura o posizione sociale. Ogni persona porta con sé questo ´marchio´ che ci identifica e ci rende simili. Non solo, ogni persona è il primo tu dell’altro, con cui puó stabilire un rapporto di conoscenza e di amicizia.

      Per questo tutti noi possiamo fare propria la convinzione della fraternità universale. È  la nostra opportunitá più grande, che ci sorprende e ci libera dal passato, dalle nostre paure, dai nostri schemi. Da questa prospettiva anche i limiti e le fragilitá possono essere una pedana di lancio per la nostra realizzazione.  Un vero salto di qualità.

      Cosí invitava Chiara Lubich rivolgendosi a persone che desideravano vivere questa proposta:   “Siate una famiglia!  C’è tra di voi chi soffre delle prove spirituali o morali?  Capiteli come e più di una madre, illuminateli con la parola e con l’esempio. Non permettete che gli manchi il calore della famiglia. C´è tra di voi chi soffre fisicamente? Siano loro i nostri fratelli prediletti. Non anteponete mai un’attività di qualsiasi genere allo spirito di famiglia con i fratelli con i quali vivete; (..) la cosa migliore sarà quella di cercare di creare con discrezione e con prudenza, ma con decisione, lo spirito di famiglia. È  uno spirito umile, che vuole il bene degli altri, che non si vanta poiché è la vera caritá”. 

      Ognuno di noi puó scoprire nel quotidiano il proprio compito per costruire la grande famiglia umana.

      In un quartiere di Homs, in Siria, piú di 150 bambini, la maggior parte mussulmani, realizzano, dopo la scuola, i compiti nella sede di una Chiesa greco-ortodossa. Racconta Sandra, la direttrice: “Li accogliamo e li aiutiamo tramite un’équipe di insegnanti ed esperti in un clima familiare sulla base del dialogo e la promozione dei valori. Molti bambini sono segnati da traumi e sofferenze. Alcuni si mostrano apatici, altri aggressivi.  Vogliamo ricostruire la fiducia in sé stessi e negli altri. Come di solito le famiglie sono spezzate dalla guerra, qui possono ritrovare la voglia e la speranza di ricominciare”.

Claude Arrique
Uruguai

     

martedì 30 giugno 2020

Don Giovanni Barbareschi: la forza più grande della Resistenza

Don GIovanni Barbareschi (1922-2018)
Educato in una famiglia antifascista era logico  che io mi mettessi dalla parte della Resistenza, mi schierassi al fianco di coloro che si opponevano ad una mentalità, ad un modo di fare, alla Repubblica di Salò, al regime fascista.
In tanti abbiamo detto di no e il nostro no era convinto.
Vorrei però mettere in evidenza che la forza più grande della Resistenza non è stata quella "armata", bensì quella di tutte le persone che si opponevano con un gesto, con una mentalità, con un rifiuto: la vera Resistenza fu una resistenza morale e ad essa noi preti abbiamo dato una testimonianza autentica.


Don Giovanni Barbareschi


da Francesco Provinciali; Don Gioovanni Barbareschi: sacerdote partigiano "ribelle per amore", Il Ticino 8 maggio 2020 

sabato 27 giugno 2020

Piero Nuzzo: Dialogare vuol dire essere disarmati

Piero Nuzzo

Penso che il dialogo sia una scelta di vita che racchiude la capacità di aprirsi all'altro, non uno scambio intellettuale di principi limitato a pochi e quindi selettivo.
Pongo l'accento su l'altro, perché proprio con chi è diverso da noi il dialogo è più impegnativo e vero.
Spesso l'incapacità di far propria l'esperienza altrui, la mancanza di scoprire  nell'altro il meglio, genera dibattiti interminabili ed inutili che portano all'incomprensione e ad un inevitabile scontro, senza ascolto, ma con la preoccupazione di controbattere con l'intento di prevaricare o convertire.
Dialogare significa invece mettersi in discussione, essere "disarmati" per valorizzare e non per trascinare  l'interlocutore alle proprie idee.

Piero Nuzzo

da Piero Nuzzo, Agire per gli altri, atti del Convegno "Le ragioni della convivenza, la convivenza delle ragioni",  Castelgandolfo 1-3 giugno 2001

venerdì 26 giugno 2020

Spike Lee: Sconfiggere la violenza e il razzismo


Spike Lee
Già da piccolo, mia madre mi aveva insegnato che non tutti i neri  sono uguali né la pensano allo stesso modo. Quindi nel mio film Da  5 Bloods. Come fratelli  ho messo in scena un gruppo in cui ognuno è diverso dall'altro. Era necessario per tenere in piedi la storia. E d'altra parte anche la comunità afroamericana ha le sue contraddizioni…Il mio film ha un prologo e un epilogo guidati da due individui fondamentali: Muhammad Ali e Martin Luther King che si sono pronunciati contro la guerra immorale del Vietnam rendendola impopolare e pagando prezzi molto pesanti per questo. Nel film la speaker di Radio Hanoi che dà la notizia dell'assassinio di King evidenzia queste contraddizioni nella truppa afroamericana….Oggi è esplosa la violenza e il razzismo…Bisogna fare oggi un grande lavoro  per risollevare l'America. Lo spero e prego.                                                                                                                                                                                     Spike Lee
  

Da Full Metal Black di Paola Zanuttini intervista a Spike Lee     il Venerdi 29 maggio 2020

giovedì 25 giugno 2020

Mariapia Bonanate: L'Africa, un volano per la vecchia Europa

Mariapia Bonanate  in Africa
“Il futuro dell’Europa e del mondo passa  dall’Africa. Culla dell’uomo dalle sue origini, lacerata da secolari martiri, è lo scenario di una lotta fra il bene e il male il cui esito avrà una ricaduta non soltanto sul Sud, ma anche sul Nord del mondo. Da un lato le tante guerre che la crocifiggono, dall’altro la straordinaria ricchezza umana della sua gente, le eccezionali potenzialità e capacità di sogno delle nuove generazioni. E in particolare delle sue meravigliose donne. Un continente diventato con la sua crescita umana, il suo sviluppo economico e la ricchezza culturale, un volano per la vecchia Europa. L’Africa è il nostro domani.”

Mariapia Bonanate



da Mariapia Bonanate e Francesco Bevilacqua, I bambini della notte, Il Saggiatore


mercoledì 24 giugno 2020

Moreno Orazi: La nuova frontiera del dialogo



La nuova frontiera del dialogo  è il dialogo tra le generazioni, è spendersi attraverso esso  per ricomporre un corpo sociale che  tende  a tener separate  le sue componenti vitali. Questa è la frontiera  del dialogo oggi.

Moreno Orazi 

martedì 23 giugno 2020

Donatella Moretti: Canto alla vita

Donatella Moretti

Ho voluto insierire nel mio ultimo album  "Donatella Moretti 2020" la canzone Canto alla vita, scritta da Josh Groban per spronare alla vita le persone che soffrono. Penso che dovremmo trattare molto meglio la nostra vita. E' l'unico dono che abbiamo e lo dobbiamo amare di più, così come imparare  a usare il nostro tempo un po' meglio. E poi rispettare di più la natura.                                     

 Donatella Moretti 



Da Fernando Fratarcangeli,Intervista a  Donataella Moretti, Raropiù aprile maggio 2020


lunedì 22 giugno 2020

Silvano Lancerotto: "Una piccola storia"

Silvano Lancerotto

Voglio raccontarvi una piccola storia che sicuramente ha influito sulle mie scelte ideali, che conosco da sempre ma che in questa fase della mia vita mi preme dentro.
Mio nonno, insieme ad un suo figlioletto, stava partecipando ad uno sciopero di braccianti agricoli nelle campagne della bassa veneta, nell’Italia del nord, all’inizio degli anni venti, quando sotto una grande quercia ancora esistente, veniva ucciso da un agguerrito proprietario terriero.
Mia nonna Maria, detta la “riccia”, si trovò da sola ad accudire 7 bambini in condizione di estrema povertà, vivendo un lunghissimo periodo di dolore e di grandi sacrifici senza tuttavia trasmettere ai figli alcun sentimento di rivalsa.
Un suo figlio, mio zio, di nome Libero, alla fine della seconda guerra mondiale, cercò e trovò l’assassino, ma ne ebbe pietà vedendolo povero e con la famiglia allo sbando.
Se ne andò risparmiandogli la vita.
Non perdonando, certo, ma facendo prevalere nel suo animo la vita, così come aveva visto nell’insegnamento materno.
Io provo oggi a immaginare questa scelta, avvenuta in circostanze particolari e storicamente datate, e a trasferirla dal piano delle scelte personali dell’individuo al piano delle scelte degli Stati e della Politica, come in certe situazioni a noi contemporanee e conflittuali: Medio ed Estremo oriente, Africa, ecc.
Sarebbe certamente un bel passo avanti se la scelta di mio zio, maturata nella sua coscienza di uomo, divenisse prassi acquisita e praticata nella coscienza collettiva della società.
Silvano Lancerotto



da Silvano Lancerotto, Conflitto e dialogo, Atti del Convegno “Umanesimo dialogo fraternità: eredità di Chiara", 1-3 aprile 2011

domenica 21 giugno 2020

sabato 20 giugno 2020

Ezio Bosso salvato dalla musica

Il Maestro Ezio Bosso






Mariapia Bonanate

Da Mariapia Bonanate, Il maaestro d’orchestra salvato dalla musica, Famiglia Cristiana 3 marzo 2013

venerdì 19 giugno 2020

Walton Goggins: Che la casa racconti la nostra storia

Walton Goggins e sua moglie Nadia

Volevamo io e mia moglie Nadia per la nostra casa un living in cui si provasse piacere semplicemente stando seduti e osservando gli oggetti attorno…Ci siamo trasferiti quando Nadia era al sesto mese di gravidanza, la volevamo bohémien e comoda, ma senza vincolarci a stili precisi…Abbiamo scelto tutto da soli. Tra noi due io sono quello che va a caccia, non è raro vedermi guidare verso casa con mobili sul tetto o che spuntano dal mio van. Mia moglie è brava ad accostarli o a scartarli se non si armonizzano tra loro. Vogliamo che la nostra casa  rifletta come siamo e racconti la nostra storia, i libri che leggiamo, i posti dove siamo stati, le persone che abbiamo incontrato. L'insieme degli arredi  si costruisce come un gruppo di amici, uno alla volta.
                                                                                Walton Goggins 
(attore e regista) 


Da Luicia Bocchi, C'era una volta in America, incontro con Walton Goggins e la sua casa, da Casa facile Maggio 2016
foto: Getty Images

giovedì 18 giugno 2020

Albert Camus:I Muti




Strappare quella famiglia povera al destino dei poveri, quello di sparire dalla storia senza lasciare tracce. I Muti. Erano e sono più grandi di me.

Robert Camus

da Il primo Uomo - Bompiani