mercoledì 10 ottobre 2018

L'amore ci spinge ad agire


 
Chiara Lubich (1920-2008)
  
“L’amore agisce, ci suggerisce come rispondere nelle situazioni e con le opzioni che  si presentano. L’amore ci insegna a distinguere: ‘questo va bene, lo faccio; questo non va bene, non lo faccio’. L’amore ci spinge ad agire, cercando il bene dell’altro.  Non siamo guidati dal di fuori, ma da una voce interiore”.

Chiara Lubich

martedì 9 ottobre 2018

Guidati dall'amore


    
un momento costruttivo di una lezione all'aperto
 
Si osserva spesso che alcune persone si attaccano a molteplici leggi e norme che sembrano legarle a ció che tante volte diviene un eccessivo rigore inutile; e d’altra parte ci sono quelli che si sentono ´piú liberi´ nel loro quotidiano.

      Su questo punto, Paolo di Tarso dice che non si tratta di “non osservare la legge”, ma piuttosto di attingere alla sua radice ultima e piú stimolante, lasciandosi guidare dall’amore. Infatti, scrive: “Tutta la legge é riassunta pienamente in questo precetto: ´amerai il tuo prossimo come te stesso’”.

      Nell’amore troviamo la libertá e la responsabilitá: dobbiamo amare tutti, amare per primi, amare l’altro come noi stessi, persino coloro che sentiamo come nemici.  L’amore ci spinge ad essere persone responsabili in famiglia, sul lavoro e in tutti gli ambienti.  Cosí potremo costruire rapporti nella pace, nella giustizia e nella legalitá.

      La legge dell’amore é il fondamento piú forte  della nostra socialitá, cosí come dice un’insegnante francese: “Faccio lezione nella periferia di Parigi, in una zona svantaggiata e con una popolazione multiculturale.  Presento progetti interdisciplinari per lavorare in équipe, per vivere la fraternitá fra colleghi e per essere credibili quando proponiamo questo modello ai ragazzi. Ho imparato a non pretendere risultati immediati, e persino a non pretendere che l’alunno cambi. L’importante é continuare a credere in lui e accompagnarlo, valorizzandolo e gratificandolo.  A volte ho l’impressione che non potró cambiare nulla, altre volte invece ricevo la prova tangibile che i rapporti costruiti portano frutto, come é successo con una mia allieva che durante la lezione non partecipava in un modo costruttivo. Le ho spiegato con calma e fermezza che per vivere in armonía ognuno doveva fare la sua parte.  Poco dopo mi ha scritto: ´Chiedo scusa per il mio comportamento, non succederá un’altra volta. So che Lei si aspetta da noi azioni concrete e non parole, e voglio impegnarmi in questo senso. Lei ci trasmette dei valori giusti e la voglia di migliorare´”.

Claude Larrique

domenica 19 agosto 2018

Winston Graham: Poldark

AidanTurner e Eleanor Tomlinson protagonisti della fiction Poldark

Tratta dall'odissa inglese "Poldark" dello scrittore Winston Graham, pubblicata in Italia da Sonzogno, è passata di recente sui nostri teleschermi la fiction omonima  diretta da Edward Bazalgette e William Mcgregor e spledidamente interpretata da una schierra di valenti attori inglesi tra i quali ricordiamo i protagonisti Aidan Turner e Eleanor Tomlinson. 
Siamo in Cornovaglia alla fine del XVIII secolo, in una società dominata dall'alta borghesia e da spinte monarchiche che ignorano i diritti umani e quei principi di libertà uguaglianza e fraternità che di lì a poco avrebbero sconvolto il mondo. 
Una storia d'amore, di riscatto e giustizia sociale  che va riscoperta in un epoca come la nostra in cui  la meritocrazia tenta di imporre le sue ferree leggi di profonda disuguaglianza, con l'affermazione di uno sfrenato capitalismo  che vuole oscurare  le storiche conquiste dei diritti sacrosanti acquisiti dalle classi più deboli.
Equilibrio e tensione morale in una sceneggiatura asciutta e di grande respiro fanno di quest'opera un esempio di come il rapporto letteratura e cinema posa offrire sceneggiati capaci di parlare al cuore degli spettatori. 

Mario Pomilio: Coinvolti nella costruzione di un mondo unito

Mario Pomilio (1921-1990)

"E' davvero una colpa cercar di fare amare quel che noi si è amato? Di prolungare di vita in vita la sussistenza di valori in assenza dei quali l'umanità ci parrebbe impoverita?" 

Mario Pomilio




sabato 18 agosto 2018

Don Lorenzo Milani: IL PERICOLO DELL'OBBEDIENZA CIECA

Don Lorenzo Milani (1923-1967)


A Norimberga e a Gerusalemme sono stati condannati uomini che avevano obbedito.
L'umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, prché c'è una legge che gli umini non hanno ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore.
Una gran parte dell'umanità la chiama legge di Dio, l'altra parte la chiama legge della coscienza.
Quelli che non credono né all'una né all'altra non sono che un'infima minoranza malata. Sono i cultori dell'obbedienza cieca.


Don Lorenzo Milani



martedì 14 agosto 2018

Björn Larsson: La letteratura offre libertà

Björn Larsson

La letteratura a cui penso è molto simile alla mia visione del mare: sono luoghi dov’è possibile immaginare e sperimentare altre vite, altri mondi, altri pensieri. Entrambe le esperienze sono esercizi di libertà, una libertà cui aspiro fin da bambino… La libertà assoluta è assurda, non esiste. Forse può esistere se si trascorre la vita in solitudine, ma se si sceglie di vivere in coppia, in famiglia, in società è impossibile essere del tutto liberi. D’altronde la vera libertà ha senso solo nel rapporto con gli altri…Non ho mai scritto per soldi, per moda o per sedurre  i lettori. L’urgenza di scrivere ha altre ragioni. Sono un uomo felice ma da sempre vivo una disperazione ontologica per come va il mondo. Penso ogni giorno a tutto il male che ci circonda e non so come porvi rimedio. L’unico contributo che posso dare agli altri è scrivere libri che parlino ai lettori…La letteratura offre libertà. Non deve essere uno specchio della vita concreta bensì proporre un’alternativa a tutti i livelli, compreso quello del linguaggio e fare immaginare un’altra realtà possibile e concreta. Purtroppo per farlo devo raccontare anche il male, che nel nostro mondo rappresenta una possibilità. Per questo motivo il rapporto bene/male è uno dei temi fondamentali di tutti i miei romanzi.

Björn Larsson

da Benedetta Marietta: Björn Larsson Repubblica 22-7-2012

lunedì 13 agosto 2018

Ennio Flaiano: C'è un limite al dolore

Ennio Flaiano (1910-1972)



C’è un limite al dolore
in quel limite un caro conforto
un’improvvisa rinunzia al dolore
Il pianista cerca un fiore nel buio

e lo trova, un fiore che non si vede
e ne canta la certezza.
Il gioco è questo: cercare nel buio
qualcosa che non c’è, e trovarlo.

Ennio Flaiano

sabato 4 agosto 2018

Oltre la critica faziosa, i risentimenti e le gelosie

don Emilio Matarazzo (1928-1978) con i giovani del suo Liceo

Come nella vita di famiglia la pace e la prosperità scaturiscono dalla comprensione, dalla concordia e dal sacrificio comune così nella vita di un paese il benessere di tutti nasce dalla collaborazione di ognuno…Tutti devono sentirsi impegnati per migliorare le condizioni di vita del paese. E questo certo non si fa con la critica faziosa e ingiusta, con i risentimenti e le gelosie, bensì con il consiglio sereno e costruttivo, con la rinunzia e il sacrificio personale, in una parola mettendo il bene della comunità al disopra delle posizioni di gruppo o di persona.

Don Emilio Matarazzo 
(fondatore del Centro la Pace di Benevento)


venerdì 3 agosto 2018

Pasternak: Si può essere atei e nello stesso tempo...

Boris L. Pasternak  (1890-1960)

Si può essere atei, si può non sapere se Dio esista e per che cosa, e nello stesso tempo sapere che l’uomo non vive nella natura, ma nella storia, e che, nella concezione che oggi se ne ha, essa è stata fondata da Cristo, che il Vangelo è il suo fondamento. 
Ma che cos’è la storia? E’ un dar principio a lavori secolari per riuscire a poco a poco a risolvere il mistero della morte e in avvenire a superarla. 
Per questo si scoprono l’infinito matematico e le onde elettromagnetiche, per questo si scrivono sinfonie. 
Ma non si può progredire in tale direzione senza una certa spinta. Per scoperte del genere occorre una attrezzatura spirituale e in questo senso, i dati sono già tutti nel Vangelo. 
Eccoli. In primo luogo l’amore per il prossimo, questa forma suprema di  dell’energia vivente, che riempie il cuore dell’uomo ed esige di espandersi e di essere spesa. 
Poi le ragioni essenziali dell’uomo d’oggi, senza le quali egli non è pensabile, e cioè l’ideale della libera individualità e della vita come sacrificio…e ciò è ancora straordinariamente nuovo.

Boris L. Pasternak 

da Domenico Porzio: Incontri e scontri col Cristo Massimo Editore.

giovedì 2 agosto 2018

Albert Camus: Cristo sulla croce è disperato


Albert Camus (1913-1960)
Il Nuovo testamento può essere considerato come un tentativo di rispondere in anticipo a tutti i Caini del mondo, mitigando la figura di Dio, e suscitando un intercessore tra lui e l’uomo. Cristo è venuto a risolvere due problemi principali, il male e la morte, che sono appunto i problemi degli uomini in rivolta. La sua soluzione è consistita innanzi tutto nell’assumerli in sé. Anche il dio uomo soffre, con pazienza. Né male né morte gli sono più assolutamente imputabili, poiché è straziato e muore. La notte del Golgotha ha tanta importanza nella storia degli uomini soltanto perché in quelle tenebre la divinità, abbandonando ostensibilmente i suoi privilegi tradizionali, ha vissuto fino in fondo, disperazione compresa, l’angoscia della morte. Si spiega così il Lama  sabactani e il dubbio tremendo di Cristo in agonia. L’agonia sarebbe lieve se fosse sostenuta dall’eterna speranza. Per essere uomo, il dio deve disperare.

Albert Camus

da Domenico Porzio, Incontri e scontri col Cristo, Ferro Massimo Editore 

Maria Joao Pires: SE VOGLIAMO SALVARCI

L'artista Maria Joao Pires



La grande pianista  Maria Joao Pires ha annunciato che ha smesso di fare concerti per dedicarsi all'educazione dei ragazzi. In un'intervista concessa a Giusebbe Videtti per Robison lei tra l'altro afferma: "L'istruzione è l'unica risorsa che il genere umano ha per salvarsi. Ho sempre pensato che sia indispensabile investire nelle scuole, l'ho sentito come un dovere.
Viviamo in um mondo sempre più materiale in cui i valori traballano, le tradizioni sono trascurate, la storia dimenticata, le arti relegate ad una élite o strumentalizzate a fini commerciali.
Dobbiamo aprire gli occhi e rendercvi conto che questo ci condurrà al disastro.
Investire sulle scuole e sui bambini vuol dire lavorare per un mondo popolato da cittadini consapevoli...Lavoro oggi con i più piccoli, mi sono inserita in un progetto che aiuta i bambini svantaggiati. Per adesso insegno a cantare in coro, è importantissimo che i bambini abbiano di nuovo la capacità di ascoltare e ascoltarsi; il canto li aiuta a superare i traumi...Dobbiamo insegnare ai bambini a lavorare per  la loro felicità prima che per ilo profitto."

Maria Joao Pires

da Robison, La Repubblica 15 luglio 2018

sabato 28 luglio 2018

Fedeltà nell'amare


       

      Siamo consapevoli di non essere a volte molto stabili nel nostro impegno, seppur sincero, di amare i fratelli, ma sappiamo che la fedeltà è qualcosa di caratteristico dell’amore che ci aiuta sempre, al di là delle nostre capacità. Con questa gioiosa certezza possiamo alzare lo sguardo del nostro limitato orizzonte e rimetterci ogni giorno in cammino.
      Avere uno sguardo di amore verso l’umanità fa anche emergere un meraviglioso disegno di fraternità.  E ci sono numerosi maestri che hanno testimoniato la loro fiducia nell’amore manifestandola con atti concreti, e soprattutto, con l’esempio della loro vita. Questi grandi maestri ci hanno svelato che la vocazione di ogni uomo e di ogni donna è quello di contribuire all’edificazione di rapporti di accoglienza e di dialogo.
      Come vivere l’IDEA DI QUESTO MESE?
     Chiara Lubich invitava ad avere un cuore di madre: “Una madre accoglie sempre, aiuta sempre, spera sempre, tutto copre. (.). Se noi avessimo il cuore di una madre,  (.) saremmo pronti ad amare gli altri in tutte le circostanze e a mantenere vivo l’amore in noi (.), ameremmo tutti e non soltanto i membri del nostro circolo ristretto, ma anche tutti gli altri.  (.). Tutti gli uomini di buona volontà ed ogni uomo che abita questa terra”
      Una giovane moglie che iniziò a vivire il Vangelo nella sua famiglia ci racconta:  “provai una gioia mai prima sperimentata ed il desiderio di versare questo amore al di là delle quattro pareti di casa.  E fu così che corsi in ospedale per incontrare la moglie di un collega che aveva cercato di suicidarsi.  Era da tempo che conoscevo le sue difficoltà, ma occupata com’ero nei miei problema non mi ero interessata di lei.  Ma in quel momento sentii come proprio il suo dolore e non ebbi  pace finché non si risolse la situazione che l’aveva condotto a quel gesto estremo.  Questo episodio ha segnato per me l’inizio di un cambiamento di mentalità.  Mi ha permesso di comprendere che se amo posso essere per colui che mi sta accanto un riflesso, pur piccolo, dello stesso amore eterno”.
      E se anche noi, sostenuti dall’amore fedele di madre, adottassimo questo atteggiamento interiore di fronte a tutti quelli che incontriamo durante la giornata?


Claude Larrique




  
  

Sindrome di Down:"Come spiegare ai bambini la diversità" di Martina Fuga

Foto di Martina Fuga

In un colloquio con gli insegnanti di Emma ci siamo chiesti come spiegare ai compagni della sindrome di Down. Dal primo giorno gli insegnati hanno cercato di trasmettere il concetto che Emma non è una bambina diversa dagli altri, ma abbiamo capito che non funziona. Come non funziona? Emma non è una bambina diversa dagli altri, perché non funziona?

Non funziona perché i bambini sono più intelligenti di noi e vedono che è diversa: è diversa perché parla in modo strano, perché ha dei tratti somatici particolari, e perché fa più fatica di loro in moltissime cose, quasi tutte, infine è diversa perché viene gestita dagli insegnanti in modo diverso. I compagni lo dicono chiaramente: “Ci dici che è come noi, poi tu la tratti in modo diverso: hai più pazienza, quando combina qualche pasticcio le dai tre avvertimenti invece di uno prima di metterle una nota o darle una punizione, quando ci fa un dispetto dobbiamo capire, ci può mettere più tempo a mangiare o a tornare dal bagno…” Più gli diciamo che è uguale a loro più si allunga la lista delle lamentele, più cresce il senso d’ingiustizia più si allontana il momento in cui Emma entrerà davvero in relazione con i suoi nuovi compagni.
Emma è una ragazzina come tutti gli altri? No, Emma è una ragazzina, ma è diversa. Emma è Emma e bastacome direbbe la mia amica Milena, che ci è arrivata molto prima di me. Lo è, come anche Cesare è Cesare e basta, così come Giulia, Paolo, Francesco, Andrea, Parth, Tuna, Angelina…
Sembra semplice ma non lo è, negare la sua diversità è una delle prime cose che ho fatto quando era piccola: “Emma è come tutti gli altri…”, lo ripetevo come un mantra rassicurante. In fondo allora non mi sbagliavo quando era piccola era davvero come tutti gli altri e forse anche ai compagni era giusto dire così, perché in fondo le differenze erano impercettibili, ma poi si cresce e nel crescere si definiscono le competenze, le debolezze, le identità. E’ giunto il momento di guardare in faccia la diversità.

Mi perdonino i neo genitori che stanno vivendo questa fase. Non è una critica nei loro confronti, l’ho passata anch’io ed è giusto che ogni fase venga vissuta nella sua pienezza. Ma davvero credo che ora sia tutto diverso. 
Non mi sento più di dire che Emma non è diversa. Mi sento di dire che essere diversi è normale, che essere diversi ha in sé qualcosa di potente, perché essere diversi è quello che ci definisce e ci rende unici. E questa diversità va cercata, scoperta, valorizzata, amata. 
Quello che definisce chi è Emma o un bambino con disabilità non è quello che riesce a fare rispetto ad un coetaneo o rispetto ad un programma scolastico, ma è quello che lei è. Che ne sarebbe allora delle persone con disabilità più pesanti? I bambini che non parlano, i ragazzi che non riescono a raggiungere le autonomie, i bambini che non possono andare in una scuola inclusiva? Non sono forse bambini come tutti gli altri? E’ la loro disabilità forse che li definisce?
No, è quel qualcosa di unico e caratteristico che è la loro identità che per lo più solo i genitori, i fratelli, gli amici veri che entrano in relazione profonda con loro riescono a scoprire, riescono a vedere. Quelli che non negano la loro diversità, ma quelli che vanno a leggerci dentro e che una volta trovato quel qualcosa di unico che lo distingue, lo amano profondamente.

Allora cosa dire ai bambini a proposito di un compagno con la sindrome di Down o di un bambino disabile?

Oggi più che mai credo che si debba parlare ai bambini del valore della diversità e di come tutti noi siamo differenti. 
Cercherei di far scoprire loro cos’è quell’unicum che rende speciali ognuno di loro e che li rende diversi gli uni dagli altri, pezzi unici e straordinari di un unico puzzle.
Cercherei di spiegare la differenza tra la parola equo e uguale: i bambini per esempio provano un profondo senso di ingiustizia quando Emma prende lo stesso voto loro con una verifica diversa. Ebbene riuscire a spiegare loro che non si tratta di essere trattati in modo uguale, ma in modo equo sarebbe una grande conquista. Se il compagno disabile riesce a completare senza errori la verifica preparata per lui e calibrata sulle sue competenze e possibilità merita il 10, come tutti i compagni che hanno ottenuto il massimo nella loro verifica. Essere trattati in modo diverso a volte è giusto, è un concetto difficile da spiegare anche ai figli nella relazione con i fratelli, ma è un punto fondamentale che li renderà uomini e donne migliori da adulti. Cercherei di far capire cosa significhi davvero “inclusione”. Inclusione non significa che tutti siamo uguali e per questo dobbiamo stare insieme, ma significa che ognuno è diverso e ha il diritto di esprimere la propria individualità nella sua classe, nella sua comunità, nel suo paese, nel mondo, ma le sue caratteristiche e la sua persona vengono accettate e rispettate.

 Il compito di ognuno è di accettare l’altro com’è. Il che non significa “lasciarlo lì”, ma significa accoglierlo per quello che è, andargli incontro e cercare le strategie per incontrarlo davvero. Non si crea empatia negando la diversità.

Guardare in faccia la diversità, non negarla, permette di conoscerla e di non averne paura. A volte permette di riconoscersi altrettanto diverso in qualcosa e di sperimentare la diversità sulla propria pelle. Andare a scoprire cosa c’è di unico e speciale nell’altro oltre la diversità (e ora non parlo solo del compagno disabile, ma dell’altro più in generale) è un viaggio meraviglioso che permette di conoscere se stessi e gli altri davvero e di dare valore alla differenza. Accettare la diversità dell’altro e riconoscere le differenze come una risorsa per imparare, confrontarsi, crescere, migliorarsi permetterà ai ragazzi di entrare in una relazione vera l’uno con l’altro.

Martina Fuga

dal blog  https://imprevisti.wordpress.com






mercoledì 18 luglio 2018

Il dolore


Il dolore è un destino inesorabile, un'esperienza inevitabile da cui nessun essere umano può liberarsi. Pertanto dovremmo essere preparati per saperlo ricevere e non sfuggirlo cercando invano di negarlo tramite le più svariate strategie. E questo perché per superare il dolore non c'è altra strada possibile che quella di affrontarlo, guardarlo negli occhi, costi quel che costi.

Eduardo Roland

Eduard Roland, Un destino inesorabile, da Dialogo, dolore e...un confronto interdisciplinare tra persone con e senza riferimenti religiosi, Marino 2017

martedì 17 luglio 2018

Chiara Lubich: Il mio io è l'umanità

Chiara Lubich (1920-2008)
Io sento di vivere in me tutte le creature del mondo... realmente: perché il mio io è l'umanità con tutti gli uomini che furono e che saranno. La sento e la vivo questa realtà: perché sento nell'anima mia il gaudio del Cielo, sia l'angoscia dell'umanità.

Chiara Lubich

da Vida Rus, Postfazione al libro Dialogo, dolore e...Marino 2017