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Margaret Mead e il primo segno di civiltà

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Margaret Mead (1901. 1978) “Uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale riteneva fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Lo studente si aspettava che Mead parlasse di ami, pentole di terracotta o macine di pietra. Ma non fu così. Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Sei carne per bestie predatrici che si aggirano intorno a te. Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo perché l’osso guarisca. Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi. Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere c

ANNA MARIA ORTESE: Come sopravvive un paese

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  Anna Maria Ortese (2014-1998)   «Un paese, come non deve mancare di corsi d’acqua, di sorgenti, di nuvole, deve avere cura, o consentire la crescita, di anime, coscienze, grazia, linguaggi puri, ombre azzurre, altissime: o perirà. Si asciugherà il suolo, se mancano acque e foreste; si perderà la nazione, se mancano anime e coscienze. Se non sarà legittima qualsiasi forma di profondità e di coscienza, il paese più forte perirà. È stata questa la mia massima esperienza»."   Anna Maria Ortese da Anna Maria Ortese, Corpo Celeste, Adelphi 1997

Massimo Toschi: Guerra e politica

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Massimo Toschi C’è un cinismo della politica, che mette al primo posto le proprie strategie rispetto alla vita delle persone. Questo vale per Hamas, che costruisce le sue caserme là dove ci sono le abitazioni civili, e che lancia i missili kassam per scatenare la reazione di Israele a protezione del suo popolo. Questo vale per Israele, che dopo aver sfiorato l’accordo con Abu Mazen, si è di nuovo rifugiata nella sindrome del Libano…L’azione militare su Gaza è segno di una grande impotenza, non di una grande politica. Quando ci si affida a raid aerei devastanti, non si guadagna nulla in termini politici, ma si semina quell’odio, che poi ha bisogno di generazioni per essere superato. Ho conosciuto i bambini di Gaza. Quelli malati, che ho visitato nei loro ospedali. Non so dove sono in queste ore. Forse qualcuno è stato ucciso, forse qualcuno è stato ferito, forse qualcuno ha la casa distrutta. Ma tutti, tutti mi hanno sempre chiesto la salute, la pace, la scuola, la vita felice con le

Dolors Dinarès: Specchiarsi negli occhi degli altri

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Dolors Dinarès Per dialogare occorre una conversione che consiste nel gettare uno sguardo amorevole sugli altri.  Dialogare è specchiarsi, non metaforicamente, negli occhi degli altri. Più che di nuove definizioni del dialogo, diventa urgente che ci siano spazi concreti in cui esso possa praticarsi e, ancora di più, nei quali possiamo allenarci. In questo modo saremo capaci non soltanto di cogliere come dialogano gli altri, ma di mettere in pratica le capacità comunicative di ciascuno, in un clima di rispetto reciproco. Soltanto se pratichiamo il dialogo in maniera frequente e sistematica – soprattutto con quelle persone che la pensano molto diversamente da noi – possiamo allenarci per fare della comunicazione uno spazio di crescita ed arricchimento mutuo, e per fare dei conflitti non un problema, ma un opportunità per trasformare la realtà sociale…In tal modo il dialogo non cancella le identità, e costruisce un’identità collettiva…condizione per la costruzione della fraternità u

Pierre Boursin: Quando è morto mio padre

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Pierre Boursin Quando è morto mio padre mi è crollato addosso l'intero universo, non credevo più in niente e in particolare in quel Dio che mi privava dell'uomo che più amavo: colui che  mi aveva fatto crescere, mi aveva accolto  e soprattutto non aveva mai smesso di amarmi.  E' stato troppo duro ed ho perso la fede. Ho continuato  a partecipare  regolarmente agli incontri del Movimento dei Focolari, ai quali offrivo  le mie prestazioni di ingegnere operatore del suono, ma mi era difficile  continuare a vivere fingendo  di essere quello che tutti conoscevano. Come fare a dire  che non credevo più?  Non credevo più in Dio, ma l'esperienza  vissuta mi faceva credere fortemente  nell'amore vicendevole...e potevo rispettare la "regola d'oro": non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te, amarli come fratelli. Due piccoli fatti per farvi capire come questa regola rende felici coloro che la mettono in pratica e quelli che ne beneficiano. 

L'amore è il nostro unico bene

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Chiara Lubich con amici buddisti Ci sono libri, scritti, poesie e questioni in cui tutti possiamo ritrovarci. Toccano le corde più intime dell'anima ed esprimono i sentimenti umani più profondi ed intensi: dubbio, dolore, rabbia, angoscia, disperazione, speranza, lode, ringraziamento, gioia. Ecco perché possono essere pronunciati da ogni uomo e donna di tutti i tempi, culture e in ogni momento della vita. Quando facciamo dell'amore il nostro ‘unico bene’, possiamo sperimentare che in questo amore si raccoglie il nostro passato, il nostro presente, il nostro futuro e troviamo la forza per affrontare con fiducia le sofferenze che troviamo sul nostro cammino e, oltre le ombre della vita, la serenità per alzare lo sguardo alla speranza. Come vivere allora L'IDEA di questo mese? Ecco l'esperienza di C.D.: «Qualche tempo fa ho iniziato a star poco bene, quindi mi sono sottoposta ad una serie di visite mediche che richiedevano lunghi tempi di attesa. Finalmente, quando ho sapu

Giulia Paola Di Nicola: Rapporto uomo donna, un laboratorio permanente

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  A partire dal Novecento, si è compreso sempre più che nella prima relazione io-tu-noi sono da individuare  risorse, limiti, e ambivalenze che configurano il DNA della vita sociale. In particolare la relazione uomo donna è sempre stata il luogo privilegiato della sperimentazione di nuovi modelli di relazione e di conseguenti assetti socio-politico-giuridici, innovativi rispetto allo status quo ...Le relazioni intime tra i due sessi dissuadono dall'accentuare la narrazione separata: donne e uomini si sono condizionati reciprocamente, sia quando i loro rapporti si sono basati sull'assoggettamento e sul ricatto, sia quando si sono alleati per migliorare le condizioni di vita...Opportunamente si parla della coppia come di una sorta di immenso laboratorio, nel quale si opera a poco a poco una profonda trasformazione dei rapporti tra le persone. Giulia Paola Di Nicola da Giulia Paola Di Nicola, Chiavi interpretative delle storia delle relazioni uomo donna, in Sfidare il futuro a cu