giovedì 19 gennaio 2017

William Wall: DONO

William Wall

DONO

Cosa posso darti se non una poesia?
Ho paura dei pericoli – riluttanza,
profanità – in attesa di momenti
propizi, una notte limpida, un periodo tranquillo. 
Le cose che alla lunga si semplificano,
reductio ad absurdum. Ma l’amore
mette la presa nella spina, & incolla
le parti & le forme, tenendoci insieme.

Ma, amore, ci sono violette, rondini, pietre,
& queste sono costanti di riferimento
& provano, a dispetto della logica, che esistono
doni al di fuori del nostro controllo, cose date
mai più da restituire, cose immediate
la cui essenza sta in loro stesse.


GIFT

What should I give you if not a poem?
I am fearful of dangers - reluctance,
profanity - awaiting propitious
moments, a clear night, a quiet time. Things
you will simplify in the long run,
reductio ad absurdum. But love
puts the tenon in the mortise, & glues
the parts & the frame, holding us together.

But, love, there are violets, swallows, stones,
& these are referential constants
& prove, in spite of logic, that there are
gifts not within our power, things given
never to be returned, immediate
things that have their beings in themselves.

WIlliam Wall


da Adele  D'Arcangelo, le liriche di William Wall tra passione poetica e slancio umano, Rivista Tratti, n.81- Anno XXV 2009


lunedì 16 gennaio 2017

Marshall B. Rosenberg: la comunicazione non violenta

Marshall B. Rosenberg (1934-2015)

La comunicazione non violenta si basa su abilità di linguaggio e di comunicazione che rafforzano la nostra capacità di rimanere umani, anche in situazioni difficili.
Non contiene nulla di nuovo: tutto quello che è stato integrato nella comunicazione non violenta è già noto da secoli. 
Il suo scopo è di farci ricordare ciò che già sappiamo - circa il modo in cui gli uomini sono fatti per relazionarsi tra loro - e di aiutarci a vivere in un modo che è manifestazione concreta di questa conoscenza.
La comunicazione non violenta ci guida nel ripensare il modo in cui esprimiamo noi stessi ed ascoltiamo gli altri.
Invece di limitarci ad avere reazioni automatiche, abituali, le nostre parole diventano risposte coscienti basate sulla solida consapevolezza di ciò che percepiamo, ciò che sentiamo e ciò che vogliamo.
Siamo perciò indotti ad esprimere noi stessi con onestà e chiarezza, allo stesso tempo prestando agli altri un'attenzione rispettosa ed empatica.
In ogni scambio, arriviamo così ad ascoltare i nostri bisogni più profondi e quelli degli altri.
La comunicazione non violenta ci prepara ad osservare attentamente e ad essere in grado di individuare i comportamenti e le condizioni che ci influenzano e ad articolare con chiarezza che cosa vogliamo concretamente in ogni situazione.
La forma è semplice e tuttavia capace di generare potenti trasformazioni

Marshall B. Rosenberg

da Marshall B. Rosemberg Le parole sono finestre (oppure muri) Edizioni Esserci Reggio Emilia




mercoledì 11 gennaio 2017

Zygmunt Bauman: Cosa intendiamo per libertà?

Zygmund Bauman (1925-2017)
“Ritegno che l’idea più giusta di libertà, la sua concezione più genuina, sia quella che valorizzi, innanzitutto, il diritto di scegliere che detiene ogni singolo individuo; che consideri, in secondo luogo, l’assunzione di responsabilità delle proprie scelte e delle conseguenze che esse provocano; che comprenda, infine, la speranza che tutto ciò che queste scelte comportano produrrà un miglioramento per la società. ­Si tratta, perciò, di una concezione della liber­tà che è basata sul dare piuttosto che sul prendere, sull’aggiungere piuttosto che sul sottrarre.”

 “I believe that the fairer idea of freedom, its most genuine understanding, is that which you value, above all, the right to choose which every individual holds and considers. In the second place, the taking up of the responsibility for one’s own choices and the consequences that they cause; including, ultimately, the hope that all these decisions will bring about an improvement insociety. Therefore, this consists of a conception of freedom which is based on giving rather than taking, on adding rather than subtracting."
Zygmunt Bauman

da Zygmunt Bauman, Chiara Giaccardi, Mauro Magatti, Il destino della libertà, quale società dopo la crisi economica?. Editrice Città Nuova



martedì 10 gennaio 2017

Federico Fellini: SCONFIGGERE LA SOLITUDINE

Federico Fellini
Il filosofo Emmanuel Mounier ha detto, molto giustamente, che l’esperienza più importante e originaria per aprire a qualsiasi prospettiva sociale è l’esperienza comunitaria tra un uomo e un altro.
Intendo dire: per imparare la ricchezza e la possibilità della vita sociale…è innanzitutto importante imparare a stare, semplicemente, anche con un solo altro uomo: credo che questo  sia il tirocinio d’ogni altra società e credo che se non si risolve questa umile ma necessaria partenza, ci troveremo forse domani di fronte a una società esteriormente bene organizzata, e pubblicamente perfetta e senza peccato, nella quale però i rapporti privati, quelli tra uomo e uomo, quelli tra le “persone” rimarrebbero rapporti di vuoto, di indifferenza, di isolamento e di impenetrabilità.
Il nostro male, di noi uomini moderni, è la solitudine, e questa incomincia assai in profondo, alle radici dell’essere, e nessuna ubriacatura pubblica, nessuna sinfonia politica può presumere di levarla tanto facilmente.
C’è invece, a mio avviso, tra persona e persona, il modo di rompere questa solitudine, di far passare come “un messaggio” tra l’una e l’altra, e di comprendere, dunque, di scoprire quasi , il legame profondo che lega l’una all’altra. Il mio film La strada, nel cercare la comunicazione soprannaturale e personalistica  tra Zampanò e Gelsomina, che per la loro natura  appaiono apparentemente destinati a non comprendersi mai, esprime coi mezzi del cinema una simile esperienza.
Federico Fellini
Una scena del film "La strada"

Da Il Contemporaneo, Roma, n.15, 9 aprile 1955


mercoledì 4 gennaio 2017

Chiara Lubich: Come rapportarsi con l'altro


Chiara Lubich (1920 - 2008) in India nel suo incontro con i fratelli induisti
Accogliere l'altro così com'è, non come vorremmo che fosse, con un carattere diverso, con le nostre stesse idee politiche, le nostre convinzioni religiose, e senza quei difetti o quei modi di fare che tanto ci urtano. No, occorre dilatare il cuore e renderlo capace di accogliere tutti nella loro diversità, nei loro limiti e miserie.

"Accept the other person as he or she is, not as we would like him or her to be. We cannot expect them to have a different character, or embracing our own political views, our religious beliefs, and without those defects or mannerisms which irritate us. No, we need to open up our hearts to welcome all their diversity, expressed in limits and miseries."


Chiara Lubich

dalla rivista Città Nuova Parola di vita Agosto 2006


martedì 3 gennaio 2017

Umberto Saba: L'aggressione allo stato puro

Unberto Saba (1883-1957) e Trieste

Gli individui, le nazioni, i continenti si odiano e si minacciano. Perché una cosa sia (momentaneamente) in piedi, bisogna che parta da aggressione. L'aggressione allo stato puro è la cosa più apprezzata.
Fra tanti infelici si aggira, un dito in bocca, il piccolo Eros. Come farò - pensa - ad assolvere il mio compito, che è quello di fare un'unità di tutti questi pazzi?
Non dubitate: ne sa le vie e i modi.


Umberto Saba

daUmberto Saba. Scorciatoie e raccontini, Mondadori 1946

lunedì 2 gennaio 2017

Andrei Tarkovskij: Come nascono i capolavori

Andrei Tarkovskij (1932-1986)
I capolavori nascono nello sforzo di esprimere degli ideali morali ed è alla luce di essi che sorgono le immaginazioni e le sensazioni dell’artista. Se egli ama la vita, se prova l’irresistibile esigenza di conoscerla, di cambiarla, d contribuire a far sì che essa divenga migliore, insomma, se l’artista si sforza di collaborare all’elevazione del valore della vita, allora non v’è alcun pericolo nel fatto che la rappresentazione della realtà passi attraverso il filtro della visione soggettiva e degli stati d’animo dell’autore, perché il risultato sarà sempre uno sforzo spirituale in nome del perfezionamento dell’uomo. Un’immagine del mondo che ci affascinerà per l’armonia dei sentimenti e dei pensieri, per la sua nobiltà e lucidità.


Andrej Tarkovskij

mercoledì 28 dicembre 2016

Le molte facce del "potere"

Liliana Cosi durante le prove della sua compagnia
Molti coltivano il desiderio di governare, educare, insegnare, gestendo  il “potere con” gli altri e non “sugli altri”.
La visione del “potere con”, pur essendo generalmente condivisa è a volte difficile da praticare, perché non sempre abbiamo ricevuto le informazioni, il linguaggio e l’educazione  necessarie per realizzarla.
Avere “potere con” ci richiede l’apprendimento di numerose competenze: la capacità di valorizzare e gioire delle differenze, una comunicazione che permetta di creare relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproci, la consapevolezza dell’interdipendenza tra tutti gli esseri umani.
Gestire il “potere con” ci richiede un linguaggio basato sulla forza della vita presente in ognuno di noi, un linguaggio collegato ai nostri bisogni e ai nostri sentimenti.
La chiarezza e la forza che derivano dal collegamento  con i propri bisogni e valori possono essere faticosi da raggiungere ma ci permettono di aumentare il nostro potere che invece si riduce notevolmente quando ci basiamo sulla “debolezza” della critica, dell’insulto, dell’offesa o addirittura dell’annientamento di coloro che non si comportano nel modo  che desideriamo.


Vilma Costetti

da M. B Rosenberg, Comunicazione & potere, Edizioni Esserci

martedì 20 dicembre 2016

Chiara Lubich: Ecco cosa sogno in questo Natale

 a Maltese nativity scene recently inaugurated at St. Peter's Square

Here’s my ‘dream’ this Christmas: “A WORLD invaded by LOVE!” (…)
Perhaps, it may not be in our generation...  What’s important is that one day this dream will come true. It takes time, of course. But we know how we can be among the pioneers: if we light a fire among us, the future is predictable: it will burn and win.
The important thing is never to quench this love. (...)

Chiara Lubich

Ecco cosa “sogno” in questo Natale: il mondo invaso dall’amore! (…)
Non sarà forse nella nostra generazione… L’importante è che un giorno sia. Ci vuole del tempo, certo. Ma noi sappiamo essere fra i pionieri: se accendiamo un bel fuoco in mezzo a noi, il futuro è prevedibile: esso brucerà e vincerà.
L’importante è non spegnere mai l’amore. (…)       Chiara Lubich

Erri de Luca: Quale il nostro destino?

Erri de Luca
Molto del destino di ciascuno dipende da una domanda, una richiesta che un giorno qualcuno, una persona cara o uno sconosciuto, rivolge: d'improvviso uno riconosce di aspettare da tempo quella interrogazione, forse anche banale, ma che in lui risuona come annuncio, e sa che proverà a rispondere ad essa con tutta la vita.

Erri de Luca

domenica 18 dicembre 2016

Papa Francesco:La non violenza stile delle nostre relazioni

Papa Francesco
Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.

Papa Francesco

mercoledì 14 dicembre 2016

Alessandro D'Avenia: Andare oltre i muri della classe

Alessandro D'Avenia


Un momento straordinario quello dell’appello, in classe, in cui ognuno si sente finalmente  “chiamato”. Davanti a me vedo i volti belli, pieni, lunari ed acerbi dei miei alunni che sono tanti, perché io non mi accontento di una classe chiusa di 25-30 ragazzi. E non capirò mai quell’insegnanate o quel preside che pretendeva di ridurre il numero dei propri studenti. Io voglio andare oltre i muri della classe, parlare della poesia a tutti gli alunni possibili: cercare assieme a loro la luce in mezzo all’ombra, l’infinito oltre la siepe. Tentare di edificare in alto le fondamenta della propria casa, entrare in quello spazio interiore dei ragazzi dove c’è un sacco di lavoro da fare. 

Alessandro D’Avenia


da Avvenire 4 dicembre 2016, Massimiliano Castellani, D'Avenia: Faccio L'appello con il mio Leopardi, 

martedì 13 dicembre 2016

vita scolastica

Quando diamo ai bambini e ai giovani studenti la possibilità di sperimentare relazioni basate sul rispetto e l’attenzione reciproca, non solo promuoviamo il loro benessere, apprendimento e crescita personale; sosteniamo anche il passaggio verso una società meno violenta, più equa, più attenta e veramente democratica.
Riane Eisler


In ospedale: la persona al centro

Michel Teboul
In ogni rapporto, quando si dà all'altro  tempo, ascolto rispettoso, attenzione sincera, lo si aiuta a trovare in se stesso la forza, la potenza, il positivo che c'è in lui. Allora anche lui cerca di dare il meglio di sé e ognuno ci guadagna. 
Concretamente nel mio lavoro di medico cerco di mettere l'uomo o piuttosto la donna ( essendo ginecologo-ostetrico) al centro della mia prassi.
Quando nell'ambulatorio ho davanti a me una paziente, cerco di darle tutto il tempo di cui ha bisogno, e durante quel periodo lei sola esiste per me...stabilendo così un vero dialogo con lei, accettando di non rifugiarmi nell'atteggiamento dettato dalle sole mie conoscenze scientifiche, per vivere la sua dimensione onde poterle dare sicurezza.


Michel Teboul

da Michel Teboul, In Ospedale la persona al centro, Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose del Mov. dei Focolari 2001

lunedì 12 dicembre 2016

Un dialogo a tutto campo

Italia: Loppiano 2012
Penso che il dialogo non può essere settoriale; per essere reale e incisivo deve essere "a tutto campo" e soprattutto non può essere riservato solo ad alcuni momenti o occasioni.
In ogni momento, in ogni luogo, anche nel mio intimo pensare, dovrei avere sempre non solo colui che ho davanti, ma anche colui che non c'è.

Luciana Scalacci Cirocco


da Le ragioni della convivenza, la convivenza delle ragioni. Atti del Convegno  Castelgandolfo giugno 2001