giovedì 1 dicembre 2016

Riane Eisler: Non si educa con la paura e con la forza

Riane Eisler


Ci rendiamo sempre più conto che gli attuali sistemi educativi non preparano i bambini ad affrontare  le nuove sfide del 21° secolo. E' necessaria una vera riforma nell'educazione se vogliamo che i bambini di oggi e di domani vivano in un mondo che sia più pacifico, equo e sostenibile.  Abbiamo bisogno di un educazione che arricchisca  la vita, un educazione che prepari i bambini ad apprendere, nel corso della vita, a relazionarsi bene con se stessi e con gli altri, ad essere creativi, flessibili, aperti, e a praticare l’empatia non soltanto nei confronti dei propri cari, ma di tutta l’umanità.
Arricchire la vita – allargare le nostre menti, i nostri cuori, i nostri spiriti – dovrebbe essere lo scopo dell’educazione. Purtroppo, però, l’educazione tradizionale ha spesso imprigionato la mente, il cuore e lo spirito dell’uomo, anziché liberarli. Ha ostacolato la nostra naturale curiosità e gioia di apprendere, ha soffocato il desiderio di conoscere ed il pensiero critico, ha esaltato modelli di comportamento egoistici e violenti…La struttura organizzativa della scuola è anch’essa generalmente di tipo gerarchico, ed al suo interno l’educazione  è qualcosa che viene impartito agli studenti, non qualcosa che viene impartito insieme a loro…I processi e i contenuti di certe strutture educative si adattano bene a quello che io chiamo modello di società basato sulla “dominazione”, un modello in cui le famiglie, i luoghi di lavoro, le nazioni sono organizzate sulla base di ranghi rigidi, sostenuti, in ultima analisi dalla paura e dalla forza. Questo tipo di educazione non è appropriata per una società democratica, equa e pacifica.

Riane Eisler

da M.B. Rosenberg: Le parole sono finestre oppure muri. Ed. Esserci Reggio Emilia


mercoledì 30 novembre 2016

Dolors Dinarès: Capire il punto di vista dell'altro


Il dialogo dovrebbe essere qualunque spazio d'incontro in cui il significato fluisce liberamente tra coloro che comunicano, uno scambio libero come quel ruscello che viene e va, che si muove tra una sponda e l'altra, che apporta il suo proprio ritmo, senza limiti, allo stesso corso d'acqua.
Non si tratta perciò di evitare o ridurre gli argomenti complessi, sui quali non abbiamo la stessa opinione. Non si tratta nemmeno di eliminare la critica, ma di far fluire i contenuti con un metodo che garantisca l'ascolto reciproco, il rispetto delle idee altrui, ed assicurare così, non tanto il consenso iniziale, ma piuttosto uno scambio gratuito di opinioni personali.
Senza gli altri noi non esisteremmo, perciò l'obiettivo del dialogo è quello di imparare dall'altro, di fare seriamente l'esercizio di capire il suo punto di vista, anche senza condividerlo.

Dolors Dinarès

domenica 27 novembre 2016

"Solo gratitudine" di Marisa Madieri

Marisa Madieri (1938.1996)

L’ora è tarda. Le stoviglie della cena sono riposte, le stanze, ordinate e avvolte nell’ombra, sono pronte per l’intervallo notturno. I ragazzi non dormono ancora. Uno guarda assonnato la televisione, l’altro ripassa una lezione per la prossima interrogazione programmata. Claudio mio marito corregge il dattiloscritto dell’ultimo articolo. I loro respiri tranquilli animano la casa.
Fuori, la notte chiara, frusciante di stelle, custodisce volti e parole che non saprò mai dire.
Molta parte della mia storia affonda in questa dolce oscurità, simile forse a quella, grande e buona, che mi accoglierà un giorno nella pace…
Ma non provo tristezza, solo gratitudine…Sento di dover ringraziare mio marito, i mie figli e quelle persone che, amandomi, o semplicemente standomi accanto con la loro fraterna presenza, non solo mi hanno aiutato a vivere ma, forse, sono la mia stessa vita.

Marisa Madieri

da MarisaMadieri, Verde acqua e La radura, Einaudi 1992

sabato 26 novembre 2016

David Grossman: Crescere oggi è dura

lo scrittore David Grossman

Crescere oggi è dura. Quando ero bambino e giovane genitore, i limiti erano più chiari. C’era una gerarchia, con i genitori, gli insegnanti e più tardi l’esercito. Un centro del mondo chiaro. Forse era un’illusione che dava stabilità. Ora tutto è saltato. E i bambini avvertono la fragilità degli stessi genitori, che sono bambini anche loro. Mi chiedo come si comporteranno quando avranno trent’anni. Il mondo è così crudele, e tutta questa ferocia arriva sulla TV e sul computer. Difficile proteggere l’innocenza dei figli così esposti alla violenza. Devi combattere. Internet è uno strumento meraviglioso. Ma quando un bambino vi approda e come se entrasse nella giungla. E’ un dovere genitoriale proteggerlo, accompagnarlo….Un bambino è un ambino dovunque. Solo più tardi arriva l’ansia per il terrorismo e si deve insegnargli a evitare  i posti pericolosi, sostenerlo quando saprà che un giovane è stato ucciso in guerra. Mostrare la realtà a degli occhi innocenti è pazzesco…L’intuizione di trattare i bambini come persone è stata salutare, ma porre delle frontiere  è importante e il genitore credo debba usare tutta la sua intuizione e capire i limiti che gli stessi bambini chiedono di mettere. Deve essere un gioco delicato in cui non basta dire di essere un modello morale, ma comportarsi davvero in modo etico. Solo così ti seguiranno, impareranno ad essere delle persone perbene, così come impareranno a mettersi le scarpe.

David Grossman

da  Susanna Nirestein, Crescere oggi è dura, servono più favole" La Repubblica  18 novembre 2016

venerdì 25 novembre 2016

Luigina Battistutta: Come alleviare la fatica del vivere

Luigina Battistutta

“Chi pensa che tutto resti immobile s’inganna, perché nulla rimane in realtà uguale a se stesso…Dopo il dolore e la delusione, nel cuore rimane ancora qualcosa di tenero e di gentile. Ogni incontro o esperienza fatti insieme non ci privano di qualcosa, anzi ci arricchiscono e così rimane per sempre il bene che si è fatto o ricevuto. E questa briciola di bene che resta dopo tutto…può ancora alleviare la fatica del vivere e l’esistenza di chi ci è adesso vicino”

Luigina Battistutta

da Il Mercante delle Alpi di Luigina Battistutta,2011, Edizioni Santi Quaranta

Nanni Moretti: Le parole sono importanti

il regista Nanni Moretti
In tempi di violenza verbale e di gente che usa le parole come proiettili, le urla dei protagonisti del mio film Palombella Rossa anticipavano ciò che abbiamo tutti oggi davanti agli occhi... Le parole sono importanti...Probabile che la forbice tra le parole pensate (e anche per questo dolorose) e quelle dette a vanvera si sia, nel frattempo molto  allargata.




Nanni Moretti


da Arianna Finos e Emiliano Morreale, Oggi la violenza verbale è la stessa di Palombella Rossa, La Repubblica 24 11 2016 

mercoledì 23 novembre 2016

"SUD" di Fiorella Mannoia

Fiorella Mannoia


L' album SUD di Fiorella Mannoia, contiene il brano Se solo mi guardassi composto da lei e musicato da Ivano Fossati. E’il primo testo dell'album che la Mannoia ha scritto, anche se, come confida al giornalista Angelo Carotenuto 1 da tempo pensava alla scrittura: “Ho scritto nello studio di casa mia, la scintilla me l’ha data un libro di Pino Aprile. Sono partita dal nostro meridione e sono arrivata al Sud del mondo, tutti i Sud hanno un destino comune. Gente che ci passa accanto e non ci giriamo nemmeno a guardarla. Il nostro Sud è stato saccheggiato, non era certo così disgraziato come ce lo raccontano. Dopo tutta la musica che ho ascoltato, credo che l’Occidente abbia dato ciò che doveva, adesso le novità vanno cercate altrove”. La Mannoia è convinta che oggi siamo più disponibili ad accogliere questi popoli in fuga dalle guerre dei loro paesi; c’è un grande fermento, ed è questo fermento che ha ispirato il  suo album: “La primavera araba, le proteste siciliane. Erano nell’aria, il Sud dovrà pure alzare la testa, non può andare avanti così in eterno…Il mio disco è dedicato a Thomas Sankara, l’uomo del sogno in Burkina Faso”.


1- Angelo Carotenuto, Parlando del SUD: la prima volta di Fiorella. Ma sempre con Ivano, Da il Venerdì di Repubblica 17 febbraio 2012



lunedì 21 novembre 2016

Erri De Luca: Il destino di ciascuno dipende da una domanda



Molto del destino di ciascuno dipende da una domanda, una richiesta che un giorno qualcuno, una persona cara o uno sconosciuto, rivolge: d'improvviso uno riconosce di aspettare da tempo quella interrogazione, forse anche banale ma che in lui risuona come un annuncio, e sa che proverà a rispondere ad essa con tutta la vita.

Erri De Luca

da Erri De Luca, non ora non qui, Feltrinelli Editore

domenica 20 novembre 2016

Claudio Morandini: Quale dialogo tra lo scrittore e il lettore?

Claudio Morandini
Viviamo in tempi in cui la comunicazione sembra essersi ridotta a slogan, a aforismi messi insieme senz’arte, strillati e ripetuti finché non suonano veri. Per questo sento che c’è ancora e anzi sempre più bisogno di letteratura, cioè di uno spazio aperto di contatto e confronto, in cui ci si confronta con l’altro e il diverso, e si può correggere la propria propensione al dogmatismo e alle scorciatoie troppo facili. Niente è davvero facile e diretto in letteratura, almeno in quella che intendo io, il percorso resta imprevedibile, i caratteri sfuggenti, i temi scivolosi, mancano le conclusioni definitive, tutto è flessibile, relativo. L’autore non vi si aggira come una divinità spietata o come un campionissimo degli scacchi che ha già previsto ogni possibile mossa. E noi, da lettori, siamo messi dinanzi a una serie di punti interrogativi (ma nessun punto esclamativo ci farà innervosire o ci toglierà il piacere sofferto di provare ad azzardare una risposta, un seguito, un’ipotesi interpretativa). Siamo insomma invitati a una conversazione a distanza, che divaga e va alla deriva e si dilata e quando sembra aver raggiunto un punto fermo rimette tutto in discussione, ma in cui nessuno – qui sta il bello – strilla o sgomita per imporsi, e più che altro si sussurra, o addirittura si tace, perché anche il silenzio è una forma di dialogo. Non importa, secondo me, se, alla fine di un buon libro, questa lunga conversazione non ha consegnato certezze; avrà almeno garantito il conforto di un contatto, avrà fatto scoprire qualche piega nascosta di noi e degli altri (degli altri a noi, di noi agli altri), ci avrà vellicato qualche emozione che fatichiamo a esternare, avrà parlato alla nostra intelligenza, ci avrà aperti alla varietà del mondo, sarà diventata a tutti gli effetti esperienza del mondo.


Claudio Morandini

domenica 13 novembre 2016

"Il coraggio non può mancarvi" di Chiara Lubich



Chiara Lubich al Genfest di Roma 2000


Nel 2000 varie guerre  minacciavano il pianeta. I "giovani per un mondo unito" posero a Chiara alcune domande, e lei rispose sottolineando cose che ci sembrano attuali per l’oggi del mondo:

Come è nata l’idea di un mondo unito. Come è cominciata questa avventura dell’unità?

Carissimi, vi trovate insieme per condividere gioie, ansie e ideali, per riconsiderare ciò che può interessare, oggi, i vostri animi tutti protesi verso il nuovo millennio, che appartiene in modo speciale a voi, per raccogliere le vostre giovani forze e contemplare un sogno che può divenire  realtà: un mondo unito… Come è cominciata quest’avventura? E’ cominciata quando non io, ma un Altro lo ha voluto…Un giorno, tanti anni fa, abbiamo capito che su di noi, giovani di allora, vi era un disegno meraviglioso, un compito, quasi una missione: lavorare nella vita, che ci era data, perché tutti siano una cosa sola, mettendo in moto nel nostro e nell’altrui cuore, l’amore. Fantasie? Utopia? No, certamente, se Gesù un giorno ha pregato il suo Padre in cielo proprio così: “Che tutti siano uno”.…Partimmo sicuri verso questa meta ed ora nel mondo, fra ragazzi, giovani e persone mature siamo milioni e milioni di quasi tutte le nazioni esistenti…Naturalmente fra i nostri c’è chi non ha la nostra fede, ma magari un’altra, o non l’ha per niente. Anch’essi tuttavia possiedono la cosiddetta benevolenza, che in ogni cuore umano non può mancare. Così si cammina anche assieme a loro verso l’obiettivo della famiglia universale, verso l’edificazione di un mondo unito.

Noi abbiamo l’età che tu avevi quando hai cominciato. Se tu fossi al nostro posto cosa faresti oggi?

Farei mio il patrimonio che ormai esiste e mi sentirei solidale con quei milioni di persone già in marcia…Starei poi sempre attenta anche ai bisogni che, di tempo in tempo, presenta l’umanità per rispondervi. Ma per raggiungere questa meta è necessario conoscere di più la nostra rivoluzione d’amore, i suoi metodi, la sua tattica, i suoi mezzi: E questo conoscere, oltre che vivere, è uno dei vostri doveri…Contemporaneamente lanciatevi senza riserva…Siete giovani, giovani il coraggio non può mancarvi. Se noi l’abbiamo potuto fare, perché non voi?

Chiara Lubich

Da Mondo Unito, A tu per tu con Chiara, Anno IV n.13-1999

sabato 12 novembre 2016

Bruno Munari: Conservare lo spirito dell'infanzia

Bruno Munari (1907-1998)
«Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare»
Bruno Munari

venerdì 11 novembre 2016

Piero Taiti: La farsa di una democrazia che viaggia sui cannoni occidentali

Favelas e grattacieli
Il mondo più ricco non può tacitare la propria coscienza, predicando la pace o ristabilendo l'ordine con forze internazionali per gli affamati, gli assestati, gli ignudi: il venti per cento della popolazione del pianeta che consuma l'ottanta per cento delle risorse mondiali fa oggettivamente un azione "terroristica" continua contro la pace.
Né d'altra parte si può pensare che la democrazia possa viaggiare dilagando per il mondo sui cannoni occidentali... La pace può essere costruita, come pensava Giovanni XXIII, e come pensa la comunità mondiale più attenta e sensibile, sulla giustizia, sull'amore, e quindi su una più equa distribuzione della ricchezza.

Piero Taiti

Da Piero Taiti, Perché convergiamo uniti sul tema della pace,  Atti del Convegno In dialogo sulla pace, Centro del Dialogo del Movimento dei Focolari, Castelgandolfo

Unione Europea: Ci vuole più coraggio!

Faruk Redzepagic
 
Le questioni sociali, culturali e spirituali rimangono alla periferia dell'interesse dei costruttori del processo di globalizzazione in Europa... Senza una globalizzazione dello spirito, l'Unione Europea è "un corpo senz'anima"... Facciamo un appello ai politici europei perché con più coraggio basino gli accordi politici sul fondamento della comune spiritualità e dei valori comuni, che sono sempre stati  fattori relativamente autonomi della storia europea... A causa della scomparsa del "pericolo comunista" il grande capitale - portatore dell'attuale processo di unificazione dell'Europa - dimostra sia sul piano europeo che mondiale, i segni di una rinnovata sicurezza di sé, di un'avidità spesso senza scrupoli e di uno sfruttamento della classe operaia e dei bassi strati sociali della popolazione in tanti Paesi di tutto il mondo. In queste condizioni queste popolazioni tornano alle proprie radici spirituali per cercare l'appoggio alla richiesta di giustizia sociale e di uguaglianza. Islam, cristianesimo, induismo, diventano di nuovo l'ispirazione del rinnovamento spirituale degli attivisti per la giustizia sociale.

Faruk Redzepagic
Zagabria



da Faruk Redzepagic, Testimonianza, Atti del Convegno, In dialogo per la pace, Castelgandolfo Centro del dialogo del Movimento dei Focolari

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sabato 5 novembre 2016

Ermanno Olmi: Penso che sull'economia ci abbiano mentito

Ermanno Olmi e sua moglie Loredana Detto



Oggi, mi pare che le sorti del mondo dipendano solo dal denaro. L’economia degli Stati e quelle familiari non ce la fanno più a tenere dietro ai nostri sperperi. Jacques Delors ha dichiarato: “Apriamo gli occhi. L’Europa e l’euro sono sull’orlo di un precipizio”.
Ma come, apriamo gli occhi? Fino a ieri ci dicevano che per diventare ricchi bisognava consumare. E noi ci abbiamo creduto: una vera e propria “dittatura della stupidità”. E allora giù, a spendere e spandere fino al piacere assurdo del superfluo. Tanto a pagare - col mutuo - c’è sempre tempo.
Ma adesso quel tempo è arrivato e non sappiamo più come fare a saldare il cumulo assurdo del nostro debito. Dove trovare tanto denaro?
Per non precipitare nel baratro del fallimento, ecco che per “salvarci” si parla di far ripartire di nuovo i consumi.
Ma come, non ci hanno forse appena detto che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità? Che abbiamo straconsumato fino a indebitarci oltre ogni buonsenso?
E qui, o “qualcuno” ci ha mentito o non era all’altezza del compito. Per me ci hanno mentito.
Da adesso i conti devono essere fatti bene, dove i numeri sono numeri e i bilanci veritieri.
Poi, superata l’emergenza, potrà tornare ancora la voglia di ricominciare con una volontà di riscatto morale e con propositi e progetti in cui riconoscerci tutti.
Sogno, utopia? Perché no?
Perché a ottant’anni suonati credo ancora nella forza dei sogni…Ma dovrà essere un progetto davvero rivoluzionario, che rechi scandalo a furbi e opportunisti d’ogni sorta, concepito secondo giustizia, nel rispetto di principi e regole di una sana democrazia affidata a cittadini di salda onestà. Uomini e donne che abbiano una mente fervida ma anche un gran cuore. E’ la Storia che impone a tutti noi l’obbligo di una presenza attiva e attenta nel procedere uniti nel cammino verso il nostro futuro, secondo ruoli e gradi di competenza, ciascuno per quel che saprà fare nel proporre, progettare, mettere in atto, fin dagli atti più modesti, tutto quello che serve per il bene comune.
Ermanno Olmi


da Ermanno Olmi, La forza dei sogni contro la dittatura dei consumi, Corriere della Sera 25 marzo 2012

Salvatore Settis:UNA SCUOLA CHE MORTIFICA LA DIVERSITA' E' UNA SCUOLA PERVERSA

Salvatore Settis
Il  lavoro intellettuale non si può quantificare o conteggiare. Tra i famosi “otium” e “negotium” non c’è soluzione di continuità. Un insegnante non deve essere valutato in base alle ore che fa di lezioni frontali. Chi le prepara? E il tempo che uno ci mette a prepararle chi lo conteggia? …Nessuno lo può conteggiare,  Ma ci rendiamo conto che col sistema assurdo dei crediti formativi all’università si pretende di conteggiare il tempo che ci vuole a imparare un certo libro? Magari un libro di cento pagine io lo posso imparare in due ore e lei in mezz’ora. Abbiamo un sistema di valutazione che mortifica la diversità tra gli esseri umani. Valutare in base alle ore presunte è una solenne sciocchezza. Questa è la vera perversione che sta facendo danni enormi, e ne farà sempre di più.


Salvatore Settis
da Linkiesta, Bruno Giurato, Salvatore settis, la buona scuola non è buona. E le competenze non servono, 7 febbraio 2016