lunedì 27 marzo 2017

Gabriele Mainetti: il valore della propria identità

il regista Gabriele Mainetti

 Mi affascina il disagio dell'individuo, non discrimino… Quel che m'interessa è la lotta per la propria identità. Essere quel che dentro sentiamo di dover essere è faticoso, perché ti scontri con una comunità che ti dice : Omologati se ti vuoi integrare. E le persone più fragili più deboli cascano in questo tranello…L’essere umano  ha bisogno delle storie per introdurre senso in un reale che di per sé è ambiguo…Scelgo per i miei film storie che siano una sfida.


Gabriele Mainetti 

Da  Pier Andrea Canei,  Quaranta volte Peter Pan,  Style, novembre 2016

giovedì 16 marzo 2017

"Pace" per Massimiliano Varrese

L'attore Massimiliano Varrese

Continua il dialogo con Massimiliano Varrese, protagonista del film di Lamberto Lambertini Fuoco su di me e Premio “Fraternità-Città di Benevento” per “aver interpretato con equilibrio espressivo l’inquietudine e la ricerca profonda di senso tipiche del mondo giovanile, esprimendo una dimensione interiore forte ed incisiva e la volontà di trasmettere, attraverso la propria arte, il valore del rispetto profondo dell’uomo”.

 Alla nostra domanda sui motivi ispiratori del suo disco singolo Pace, in un momento in cui le conflittualità sembrano caratterizzare tanti rapporti sociali e politici, ha così risposto “Ho capito che il valore più importante nella vita di un uomo è l’amore e che l’amore è strettamente connesso con la pace, quella pace interiore di cui andiamo continuamente alla ricerca. Se vivo una vera esperienza d’amore con gli altri, sono in pace con me stesso e riesco a stare anche in pace con tutti e a dare il mio contributo per la realizzazione di quel sogno di una umanità nella quale tutti hanno diritto di piena cittadinanza. La canzone Pace, nasce  proprio da questa mia esperienza interiore.”

martedì 14 marzo 2017

Pietro A. Cavaleri: Entrare in contatto con l'altro

Acquerello di Paolo Azzoni
Ogni lingua, sia parlata che scritta, è resa possibile dall'esistenza di una grammatica, cioè da un insieme di convenzioni e di norme che garantiscono ad essa stabilità e coerenza. Grazie all'esistenza di queste "regole condivise", la lingua diventa uno strumento indispensabile per gli uomini che ne fanno uso e che attraverso di essa si manifestano a vicenda i loro pensieri, i loro sentimenti, le loro emozioni.
Si potrebbe ipotizzare che, al pari del linguaggio, anche il "linguaggio relazionale" possieda una sua specifica "grammatica", cioè un insieme di "regole" seguendo le quali sia possibile favorire fra gli esseri umani rapporti più adeguati, più "sani", più evoluti e congruenti....
In realtà più che di "regole" in senso rigidamente normativo o prescrittivo, vorrei soffermare l'attenzione del lettore su specifiche "competenze" e "attitudini", su particolari "atteggiamenti" che, se validamente acquisiti, possono orientare e "regolare" in modo adeguato la nostra vita relazionale, favorendone la qualità sul piano della salute mentale e l'efficacia sul versante della funzionalità.
Se volessi, dunque, ipotizzare un elenco sintetico ed essenziale di queste "regole" o "atteggiamenti", esso dovrebbe includere le seguenti proposizioni: 1. essere consapevoli delle proprie e altri emozioni;  2. essere in grado di "leggere" la propria e l'altrui intenzionalità; 3. esprimere azioni congruenti; 4. promuovere e sostenere relazioni di reciprocità; 5. saper "decodificare" e gestire i confitti; 6. riconoscere i tempi della relazione .

Pietro. A. Cavaleri


da Pietro A. cavaleri, Vivere con l'altro, Città Nuova Editore

venerdì 10 marzo 2017

Aprire la porta di casa a chi ha perso tutto

Donika e Luan Omari
Luan: Nelle relazioni tra popoli diversi, la storia ha certamente il suo peso che incide nel presente. Però la storia, o meglio, la storiografia può diventare un fattore regressivo quando viene strumentalizzata per giustificare i soprusi e le ingiustizie. Non è qui il luogo per esprimere le tesi degli albanesi che danno spiegazioni diverse da quelle dei serbi sulla storia del Kosovo, benché sarebbe utile farlo, perché spesso sono poco o mal conosciute.
Abbiamo vissuto forti esperienze di solidarietà, noi personalmente e tanti altri, come conseguenza della tragica situazione che si è creata nella nostra terra e che ha provocato dolore e vittime da tutte le parti, ma soprattutto tra la popolazione albanese del Kosovo

Donika: Neanche l'immaginazione più acuta poteva prevedere quello che è successo nei Balcani, alla vigilia del terzo millennio! Un grande dolore e un grande stupore. Un popolo intero che ha abbandonato in massa la propria terra, con tutte le violenze e le atrocità che purtroppo sono state conosciute attraverso la televisione.
Come è stato possibile reggere davanti a quello spettacolo agghiacciante? Non era giusto sottrarsi, chiudere gli occhi e orecchie per non sentire. Allora cosa fare?
Vale sempre la stessa formula, la stessa terapia: partecipare, coinvolgersi nel dolore altrui ed essere forti, molto forti...Aprire la porta di casa sorridendo alla famiglia che ha perso tutto, vite umane e beni. Vincere l'imbarazzo e cercare di sensibilizzare amici, vicini di casa, parenti, invitarli a svuotare gli armadi per poter riparare dal freddo quelli che vivono nelle tende o portare loro un po' di frutta, o qualche medicina, o solo la nostra presenza.

Donika e Luan Omari


Per i profughi del Kosovo, da Atti del Convegno In dialogo per la solidarietà, 1999 Città Nuova

Utopia e Disincanto

Claudio Magris
Mutuando una espressione dello scrittore Claudio Magris, noi pensiamo che il nostro è un  cammino fra "l'Utopia ed il Disincanto", in quanto crediamo sia alla concreta possibilità di un'emancipazione della persona, sia alla realizzazione di un progetto comune; ma allo stesso tempo, siamo consapevoli delle difficoltà che incontriamo in questo cammino, un percorso non sempre facile a cui spesso sembra di tornare al punto di partenza, difficoltà che affrontiamo, comunque, con spirito critico e costruttivo.
Così facendo pensiamo di poter contribuire donando il  nostro piccolo tassello al mosaico della grande esperienza del Dialogo.

Arduino Damieto 


da Atti del Convegno "In dialogo per la solidarietà" Castelgandolfo 1999- Città Nuova

giovedì 9 marzo 2017

Elizabeth Enright: Finalmente fu Primavera


Finalmente fu primavera piena e i fiori sbocciarono dappertutto. Il bosco era un tappeto di fiori: c’erano fiori di sanguinaria avvolti nei loro mantelli come principesse indiane; c’erano tuberose, garofani selvatici, roselline di macchia, anemoni che pareva sbocciassero da un piccolo calice peloso, e viole canine.
Giù vicino al ruscello, migliaia e migliaia di violette ricoprivano le sponde con le loro foglioline a forma di cuore.
Anche gli alberi erano in piena fioritura: fiorivano i meli e i ciliegi, e fiorivano i peri con i loro fiori bianchi come la neve.
Erano fioriti anche i due grossi cespugli che crescevano vicino a casa: uno si era ricoperto improvvisamente di un esuberante fioritura di piccoli fiori di colore arancione, e l’altro, in un notte sola, si era trasformato in un cascata di rose….e l’odore che penetrava nelle camere dalle finestre aperte era un odore così nuovo, così misterioso e così invitante, che non era assolutamente possibile rimanere a casa.

And at last it was really spring: flowers everywhere. The woods were carpeted with them: bloodroot wrapped in its cloak like an Indian princess, trillium, jack-in-the-pulpit, Dutchman's-breeches, hepatica (blooming out of a little fur mitten), and dogtooth violet.
Down near the creek there were real violets by the hundred, by the thousand, starring their heartshaped leaves.
Even the trees were full of flowers, apple blossom, and snowy pear, and cherry.
Of two huge lopsided bushes near the House, one suddenly burst into a rash of orange rosettes and the other turned into a shower of pink fringe almost overnight... and the smell that drifted in through the open windows was so wildly exciting; a fragrance so new, never breathed before, so sweet and mysteriosus and inviting that one couldn't stay indoors.
Elizabeth Enright


da Elizabeth Enright, Lo sbaglio del quarto piano, Salani Firenze

mercoledì 8 marzo 2017

Se passo davanti a un affamato...





















"Dar da mangiare agli affamati" o "vestire gli ignudi" possono essere precetti che riguardano soprattutto la sfera della giustizia. Ma nessuno, passando davanti a uno che chiede pane, egli darà una pietra o gli farà una conferenza sul diritto dei popoli alla sazietà o proclamerà uno sciopero generale: bisognerà adoperarsi prima di tutto per trovare del pane e degli abiti.

Piero Taiti

da Piero taiti, Le motivazioni di una scelta, da Atti del Convegno "In dialogo per la solidalietà". Città Nuova

martedì 7 marzo 2017

Vera Araùjo: Solidarietà e persona



Sono sempre stata colpita dal fatto che la categoria "solidarietà" sia così presente nel nostro tempo e nelle nostre società - pur se con accenti e significati diversi - dato che, in verità, la filosofia che sottostà alla mentalità e alle strutture socio-politiche-economiche della modernità, la escluderebbe dalla nostra convivenza umana e dal nostro linguaggio.
Il fatto, invece, che milioni di persone continuano testardamente a invocarla e a rivendicarla come necessaria allo sviluppo corretto della umana specie e all'umanizzazione delle relazioni sociali ed economiche, sta a indicare che la solidarietà è sentita come dimensione essenziale della persona e dei popoli.
Questo legame tra solidarietà e persona - a mio modo di vedere - richiama una concezione antropologica che indica nella persona non un individuo racchiuso in se stesso, rivolto verso se stesso, ma un individuo aperto in permanenza verso l'altro, verso gli altri; aperto all'essere altrui, alla vita, all'amore, all'intelligenza e alla conoscenza delle cose attraverso la comunicazione...La persona quindi come un vero e proprio nodo di rapporti, di relazioni.

Vera Araùjo



da In dialogo per la solidarietà, Atti del Convegno, Castelgandolfo 28-30 maggio 1999, Città Nuoca

Don Milani: La scuola di Barbiana

Barbiana 1958: Dialogo in aula, il ragazzo sulla destra è Michele Gesualdi

La scuola di Barbiana: una scuola che si impone, fin dai primi passi, con l'attraente novità di rompere i vecchi schemi e tenere insieme seduti allo stesso tavolo, credenti e non credenti, militanti di partiti e sindacati diversi, uniti dalla voglia del sapere e dal desiderio di riscatto sociale. Fatto sconvolgente per un epoca in cui si elargivano distintivi da mettere all'occhiello per marcare le differenze...
Un giorno un ragazzo di solida famiglia cattolica criticò don Lorenzo Milani dicendogli: "Ma lei insegna anche a chi è comunista e dichiarato nemico della Chiesa. Lui rispose: "Io insegno il bene e ad essere una persona migliore, se poi continuerà ad essere comunista, sarà un comunista migliore".
All'accusa di aver diviso il popolo, replicava: "Io non l'ho diviso, ma l'ho trovato già diviso. Ho soltanto scelto da che parte stare, mi sono schierato dalla parte dei poveri".
La sua è una scuola che forma i giovani ad una coscienza critica, indicando obiettivi nobili per cui impegnarsi. Così i giovani operai e contadini di ogni provenienza ideologica, in modo crescente riempiono la canonica e la chiesa...
Barbiana in effetti era molto di più di una scuola, era un vivere in comune. Una piccola comunità di uguali, dove ognuno sapeva tutto di tutti. Non c’erano segreti. 
Don Lorenzo parlava a noi di tutto. Quando andava fuori portava sempre con sé un ragazzo e quando tornava stava ore a raccontare cosa aveva fatto, dove era stato, chi aveva incontrato. Se c'era qualche problema in una  famiglia del popolo, quel problema era di tutti e spesso si trovava la soluzione parlandone insieme.
Era una scuola che aveva al centro del suo interesse sempre il ragazzo, i suoi bisogni, l’intreccio tra la teoria, l’agire e la vita vissuta. Mai nessuno andava avanti rispetto agli altri. Si doveva camminare insieme. Se uno rimaneva indietro veniva preso per mano e portato al livello degli altri e solo allora la scuola riprendeva il suo cammino. Era una scuola che apriva i ragazzi verso il mondo, sempre indicando alti obiettivi.

Michele Gesualdi

da Michele Gesualdi, Don Lorenzo Milani, L'esilio di Barbiana, San Paolo Editore


venerdì 3 marzo 2017

Paolo Crepet: L'amicizia è necessità

Gandhi insegna la non violenza ai suoi amici
L'amicizia è necessità. Esigenza dettata dall'intelligenza emotiva. Si narra che un giorno Gandhi, salendo su un treno avesse perso una scarpa sui binari, tra il vagone e la banchina. Tentò di prenderla, ma era impossibile, e il treno stava per partire. Così, si tolse l'altra scarpa e la buttò vicino a quella caduta. Chi era con lui, gli chiese stupefatto perché mai avesse deciso di buttare la scarpa che gli era rimasta, e il Mahatma rispose sorridendo: "Un povero che trova una sola scarpa non sa che farsene. Buttando anche l'altra, almeno lui potrà gioire del mio paio di scarpe".
Nella sua coniugazione più nobile, l'amicizia ha proprio questo significato: non serve per sé ma per entrambi, non è visione egocentrica ma relazione svelata. A cosa serve tenere per sé una scarpa spaiata? Che senso avrebbe se l'amicizia fosse un sentimento declinabile solo per se stessi? Che significato potrebbe mai avere la vita se fosse soltanto un gioco con la propria ombra?

Paolo Crepet


da Paolo Crepet, Elogio dell'amicizia, Einaudi

mercoledì 1 marzo 2017

Roberto Benigni: La vita è bella!

Roberto Benigni
In your darkest moments, trying to pronounce this phrase “life is beautiful” is not easy.
To say so may be easier than believing it to be so. 
However, if you believe it, maybe you can understand the true meaning of this life because life is beautiful not because you possess, but because you give out, in spite of everything...
Happiness can be found in tiny little daily gestures… in listening to silences… in filling up filled voids… in the smiles.

Pronunciare questa frase 'la vita è bella', nel tuo periodo più buio, non è cosa da niente.
Dirlo forse è più semplice che crederci.. ma se ci credi, forse riuscirai a comprendere il vero significato di questa vita.. perché la vita è bella non perché tu hai, ma perché tu dai, nonostante tutto..
La felicità la trovi nei piccoli gesti quotidiani.. nei silenzi ascoltati.. nei vuoti riempiti.. nei sorrisi


Roberto Benigni

martedì 28 febbraio 2017

Nek: Fatti avanti amore

Nek
L’uomo è fatto per amare; la sua natura aspira a cose molto alte, nonostante noi, nonostante la nostra impulsività, nonostante spesso non capiamo di esser pronti per fare questo grande passo… Proprio attraverso questa riflessione è nata l’ispirazione della canzone “Fatti avanti amore”. La musica non sé solo alchimia magica ma è frutto di grande impegno con equilibri delicatissimi; c’è l’istinto ma anche l’esperienza che ti permette di governare l’istinto.

Nek


da Le invasioni barbariche, Intervista a Nek di Daria Bignardi 29 gennaio 2015

lunedì 27 febbraio 2017

Reciprocità con gli immigrati

Arrivo di immigrati nei nostri porti

Come alcune centinaia di anni fa, di nuovo l'uomo si sposta fra i continenti: non solo perché obbligato con la forza ma anche per la sopravvivenza.
La società occidentale si era dimenticata di questi flussi migratori, scomparsi ufficialmente per un certo periodo e adesso tornati alla ribalta...L'immigrazione è spesso affrontata  politicamente come una fonte di difficoltà, di problemi se non di esplosione del rischio anziché vederla come fonte di ricchezza umana e culturale.
Umana non solo nel dare ma anche nel ricevere, non solo economicamente, ma anche dal punto di vista umano.
Non voglio porre l'attenzione sul problema dell'immigrazione forzata, definita clandestina anche se motivata  da ragioni di sopravvivenza, ma su come oggi ciascuno di noi si pone di fronte alla donna o all'uomo di colore o lingua o cultura diversi dalla nostra, e come facciamo comprendere all'altro le motivazioni del rispetto che deve avere verso il popolo e la cultura che lo accoglie.
Come chi accoglie non deve imporre ma far prendere coscienza, così l'altro deve comprendere la necessità di accettare le regole che guidano chi lo accoglie.
La fase più difficile di questo scambio globalizzato è lo scambio culturale.
Le differenze etniche, religiose, culturali sono questioni aperte, ma spesso non sono affiancate politicamente  da una educazione bilaterale volta all'accettazione reciproca

Roberto Montanelli

da Roberto Montanelli, Le ragioni e i valori della convivenza nella politica.  Atti del Convegno Le ragioni della convivenza, la convivenza delle ragioni, Castelgandolfo 1-3 giugno 2001.

Virginia Galante Garrone: Primavera alle porte


Virginia Galante Garrone (1906- 1998)

La Natura viveva: e la primavera era lì, alle porte, sulla collina di Moncalieri, che ci attendeva come una sorpresa, con le sue piantine di meli e di peschi che reggevano sugli intrichi dei rami le loro nuvolette  di petali bianchi e rosa, e col suo viale di olmi centenari, dove già si intravedeva una peluria verdolina, così tenera  oltre il bruno dei tronchi.

Virginia Galante Garrone

da Virginia Galante Garrone, L'ora del tempo, Garzanti

giovedì 23 febbraio 2017

Cos'è l'Amore?

Liliana Cosi  e un'allieva nella Scuola di Balletto Classico a reggio Emilia

Cos'è l'Amore? Non è forse il rispetto di chi ci è di fronte, non è quel piccolo sacrificio di donare  all'altro il proprio tempo, le proprie speranze? Il lavoro? Non è forse l'umiltà di non porre sempre in primo piano le mie necessità, ma di aiutare l'altro che mi è accanto ad affrontare le proprie...E' uno sforzo duro incontrare l'altro, cercarlo. Il mondo sembra diverso ogni volta che lo si trova.

Leonardo Monaco



da In dialogo per un mondo più unito, Atti del Convegno Castelgandolfo 1997