mercoledì 6 dicembre 2017

“Answer”

            

 
Chiara Lubich con i ragazzi

      Many times in our lifetime, we receive like a warning, like a call to serve and love others. And we need to trust and give ourselves totally to a yet unknown project. With our generous and total acceptance we place ourselves at the service of Love to all people and thus we become an example or model of a luminous adhesion.
      Therefore, the secret is to answer.
      When meditating on these situations, Chiara Lubich wrote: "To realize the designs of Love you only need people who surrender with full humility and with an open availability leaving space for creative activity".
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to make history, here and now, a fragment of his design. Our fragility and our insufficiency could block us. Let us make eternal wisdom our own: "There is nothing impossible for Love" and let us trust more in its power than in our strengths.
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to realize in history, here and now, a fragment of its plan.
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to realize in history, here and now, a fragment of its plan.   It is an experience that frees us from the conditions and the presumption of sufficiency and allows us to bring out our best energies and resources that we did not believe we had and, finally, makes us capable of loving.
      A couple told us: "Since we got married, we decided to open our house to the relatives of children who were in hospital in the city. A hundred families passed through our home and we always try to accompany them. Many times we got economical help. We recently received an amount of money and we thought about saving it, it will surely be useful for some family. Effectively, soon after another family arrived. It is like a game of love to which we should be compliant”. 
      Therefore, the secret is to answer.
      Indeed, with our response, putting love into practice, moment after moment, we will see change the world around us and through the streets of our modern cities, working in the office, at school, in different environments, in the midst of everybody. Indeed, with our response, putting love into practice, moment after moment, we will see change the world around us and through the streets of our modern cities, working in the office, at school, in different environments, in the midst of everybody.
      In this period before Christmas, let's try to be more face to face with Love, let's try to recognize their voice in our conscience, being sensitive to the needs of our brothers and sisters to contribute to making human life a family, sowing peace to around us and making joy grow in the heart.

Claudio Larrique


In attesa del Natale



Natale: bambini di ogni età e di ogni famiglia del villaggio globale, uniamoci! Noi, però, vogliamo unirci davvero, non per conquistare il potere ma per lasciarlo agli altri, non per dominare e possedere il mondo, ma per regalarlo.
L’unica cosa che ci preme è un Natale da vivere a modo nostro, che è poi il modo di chi l'ha ideato.Tutti insieme siamo tanti, siamo forti, siamo pronti, non a vincere o morire, ma a perdere tutto ciò che agli altri interessa tanto: soldi, potere, successo. Vi lasciamo tutto, purché ci lasciate le cose sacre e non ne facciate mercato.
Abbiamo un leader che non teme confronti. Abita all'ultimo piano, (in cielo) è vero, ma un giorno - il primo giorno della sua vita - ha alloggiato in una stalla. É nato praticamente per strada e ha rischiato la pelle fin dalla prima in­fanzia.
Appena nato, è stato subito fuggitivo, profugo, emigrante sulle rive del Nilo. Sua madre, poveretta, ne ha passate di cotte e di crude per difendere quel figlio -col cuore a pezzi, anche senza capire- ma continua a ripe­tere a tutti: Fate quello che vi dirà.
Poi se n'è andato in giro per il mon­do a predicare la Buona Novella (la liberazione dei poveri). Quando parla, pochi capiscono, altri scuotono il capo e dicono: Ma non è il figlio del fa­legname?...
Se gli chiedete come trattare i nemici, vi dice: Ama­teli. Se volete un consiglio per fare fortuna, è capace di rispondere: Vendi tutto quello che hai, il ricavato dallo ai po­veri, poi prendi la croce e seguimi. Una cosa da far inorridire i consulenti finanziari di tutte le banche del mondo.
E poi « seguimi » dove? Non è ancora chiaro. Se glie­lo chiedi, guarda in alto e accenna a qualcosa di azzurro che chiama regno dei cieli. Che si tratti di un viaggio in aereo? Chissà...
Niente da fare, assicura; dopo tutto questo (SEGUIMI) diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Ma allora...
Tranquilli, con un programma così non ci fermerà nessuno, perché non ci aspettiamo niente e per questo avremo tutto. Tutto cosa? Tutto quello che ci preme, naturalmente: la coscienza pulita, il cuore in alto, la gioia di esistere e... una fama da so­gnatori.
A Natale non riceveremo regali, dividendi o gratifiche, ma vedremo le stelle sopra le luminarie e avremo la sensazione che il Bambino ci saluti dal prese­pe (quello di casa, non della TV), muovendo la mani­na, appena appena, nella sua culla di paglia.
Che altro possiamo desiderare? Addobbi, veglioni, saldi di fine stagione? No, grazie! Anzi, facciamo così, ai potenti diremo questo: a Natale tenetevi tutto, ma lasciateci sognare.
Però, sentirsi più buoni non basta, se il mondo intorno a noi ha il ruggito del leone e il sibilo del serpente. C'è bi­sogno, invece, di risposte o almeno di un'eco ai nostri buoni propositi, non per consolarci e acquietare la coscienza nella breve pausa natalizia e poi via come prima, peggio di prima.
Se tutti, o molti, sognano la stessa cosa, il desi­derio si avvera. I sogni che muoiono all'alba sono quelli concepiti in solitudine e dimenticati durante il giorno per mancanza di fatti, di concretezza, di coerenza, di condivisione.
La regola migliore, che gli acrobati conoscono a memoria, è quella di guardare in alto, puntare in alto. Guai ad abbassare gli occhi sulle cose sottostanti. Tanto più che bene e male sono già dentro di noi, ed è così difficile stare in equili­brio sul nostro stesso cuore.
Il messaggio è comunque un annuncio positivo: il bene è possibile, la speranza è certa.
Se “il Verbo sì è fatto carne ed è venuto a stare con noi” (ecco il
vero racconto di Natale), vuol dire
che vale la pena vivere come ci ha insegnato, ed anche se il mondo intorno a noi ha il ruggito del leone e il sibilo del serpente, è possibile sopravvivere serenamente e con contentezza. Basta seguire la luce come i pastori o guardare le stelle come i magi. Sognatori anch'essi, sempliciotti; come noi, del resto.
Dunque, cari ragazzi dai nove ai novant'anni, amanti della lettura e delle cose semplici e buone, siamo in ottima compagnia.

a cura di Giuseppe Gamberini

da Natale con in grandi scrittori europei, Introduzione di Giuseppe Gamberini Ed. Paoline

giovedì 30 novembre 2017

Michael Haneke: a proposito del suo film "Happy end"

Una scena del film Happy end
A proposito del suo ultimo film "Happy end" il regista Michael Haneke così dice nell'intervista  concessa a Arianna Finds:

Non volevo fare un film sull'immigrazione...piuttosto sul nostro autismo. La verità è che sono preoccupato per tutto quello che succede e dovremmo esserlo tutti. Il mio è un film sull'ignoranza verso la sofferenza dei migranti. Non posso raccontare i migranti, non ho vissuto le loro vite, non conosco le loro esperienze. Ma racconto di noi. Di come siamo tutti occupati a guardare il nostro giardino e i nostri vicini e tutto il resto semplicemente lo buttiamo. Sto parlando anche di me, per questo ho fatto una farsa. Non abbiamo nemmeno la dignità di raccontarci in un dramma. Il dramma è fuori, nella vita reale, è quel che sta succedendo ad altri.


da Arianna Finds, Intervista a Haneke, La Repubblica 28-11-2017

mercoledì 8 novembre 2017

“Se tornar servidor dos outros”




     


 









Em todos os tempos, como acontece também hoje, é fácil enunciar discursos moralistas e depois não viver com coerência, mas sim procurando os postos de prestígio no contexto social , o jeito para se destacar e se servir dos outros para obter avantagens pessoais. É para poucos Mestres anunciar a novidade de um estilo de vida novo, verdadeiro e que va “contra-corrente” respeito à mentalidade da maioria: “Que o maior no meio de vocês se torne servidor dos outros”.

      Em un encontro con pessoas que queriam descobrir este singular paradigma, Chiara Lubich indicava como todos , por sermos  irmãos uns dos outros, estamos chamados a construirmos a fraternidade universal. “Qual e o jeito melhor para servir? Tornarmos um com cada pessoa que encontramos, considerando como próprios os seus sentimentos, enfrentá-los como se fossem nossos. Quer dizer, nao vivermos dobrados sobre nós mas procurando carregarmos os pesos e compartilharmos as alegrías dos outros”.

      Esta è a novidade: amar a todos porque todos somos irmãos. Descobre-se assim que o irmão a quem amamos concretamente è cada uma de esas pessoas que encontramos em nosso dia a dia. È o papai, a sogra, o filho caçula e o outro rebelde; è o prisioneiro, aquele que pede uma esmola, è o deficiente; o chefe do escritorio, a faxineira; aquele que compartilha as nossas idéias políticas e quele que não o faz, aquele que pertence à nostra fede e cultura assim como também o estrangeiro.

      Amar o irmão è servi-lo, já que aquele que queira ser o maior entre todos “deve se tornar servidor dos outros”.

      Todas as nossas capacidades e qualidades positivas, tudo aquilo que poderia fazermos sentir ”grandes” constitui uma oportunidade de serviço imperdível: a experiencia no trabalho, a sensibilidade artistica, a cultura, também poder sorrir e fazer sorrir, o tempo dedicado à escuta de quem está em situacão de dúvida ou de dor; as energías da juventude e a força da meditacão quando a aptidão física se reduz.

      Que o maior no meio de vocês se torne servidor dos outros.


      E este amor, desinteressado, tarde ou cedo acende no coracão do irmão o mesmo desejo de compartilhar,  renovando os relacionamentos na familia, no bairro, no ambiente de trabalho e de recreio e pondo as bases para uma nova sociedade.

Claudio Larrique

mercoledì 25 ottobre 2017

Prendersi cura di chi soffre



«Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità» (Hom. In Matthaeum , 50, 3: PG 58).”

San Giovanni Crisostomo

martedì 24 ottobre 2017

Papa Francesco: "NON GUARDARE DAL BALCONE"

Papa Francesco

 
Non si possono  risolvere in un baleno tutte le questioni. Per rendersene conto basta provare ad agire di persona invece di limitarsi a osservare e criticare dal balcone l’operato degli altri. E questo è un difetto, quando le critiche non sono costruttive. Se il politico sbaglia, vai a dirglielo; e ci sono tanti modi di dirlo: “Ma, credo che questo sarebbe meglio così, così…”. Attraverso la stampa, la radio… Ma dirlo costruttivamente. E non guardare dal balcone, osservarlo dal balcone aspettando che lui fallisca. No, questo non costruisce la civiltà. Trovare la forza di assumersi le responsabilità che ci competono, comprendendo al tempo stesso che, pur con l’aiuto di Dio e la collaborazione degli uomini, accadrà comunque di commettere degli sbagli. Tutti sbagliamo. “Scusatemi, ho sbagliato. Riprendo la strada giusta e vado avanti”.
Papa Francesco

Cesena, 1 ottobre 2017

lunedì 23 ottobre 2017

Elizabeth Goudge: La vita ha un grande valore

Elizabeth Goudege (1990.1984)
Qualunque cosa viva, uomo, albero o uccello, dovrebbe essere toccata con garbo, perché la vita ha un grande valore.

Il nostro pensiero, qualunque esso sia deve sfiorare l’anima dell’altro come un delicato fruscio di ali


La coscienza dell’unità della famiglia umana rende denso ogni momento di vita  e più leggeri i nostri cuori.

Elizabeth Goudge

da Elizabeth Goudge, Il delfino verde, Bompiani

martedì 26 settembre 2017

Una scuola che educa alla solidarietà

Assemblea di studenti di un Istituto Superiore
Ho sempre messo in crisi la mia esperienza di educatore quando mi sono accorto che essa non produceva nei ragazzi un'apertura verso l'altro. Ho buttato all'aria il solito programma, ne abbiamo parlato insieme, ho poi proposto una riflessione comune, un lavoro a casa da realizzare in piccoli gruppi, facendo capire loro che c'è una diversità tra persona e persona e che le valutazioni che il docente è chiamato a fare non vanno confrontate tra loro e che nella formazione non deve esserci competitività.
Solo quando gli studenti hanno cominciato a vivere così, ho visto scoparire in loro certe forti tensioni che producevano fratture e continui litigi e l'io ha cominciato a trovare la sua vera dimensione.


da Pasquale Lubrano, la formazione dell'uomo al valore della solidarietà, Atti del Convegno: In dialogo per la solidarietà" Città Noova 1999

martedì 19 settembre 2017

L'infanzia determina il nostro futuro

Il regista Andrej Tarkovskij
“La felicità è legata alla mia infanzia. Ricordo gli anni in cui vissi con la mamma in una fattoria vicino a Mosca, un periodo di intensa felicità, ero un bambino. Abitavamo nel bosco, sentivo la natura, ero completamente felice. In seguito non ho sentito più niente di simile. Allora si fissarono le impressioni che hanno preso corpo in me molto più tardi. L’infanzia determina tutto il nostro futuro, specialmente se il futuro sarà legato all’attività creativa.”

Andrej Tarkovskij

domenica 17 settembre 2017

Maria Montessori: La libertà del bambino

Bambini in libertà  disegnano all'aperto


La libertà del bambino deve avere come limite l’interesse collettivo: come forma ciò che noi chiamiamo educazione delle maniere e degli atti. Dobbiamo quindi impedire al fanciullo tutto quanto può offendere o nuocere agli altri, o quanto ha significato di atto indecoroso e sgarbato. Ma tutto il resto, ogni manifestazione avente uno scopo utile, qualunque essa sia e sotto qualsiasi forma esplicata, deve essergli non solo permessa, ma deve venire osservata dal maestro…Stimolare la vita, lasciandola però libera di svolgersi, ecco il compito primitivo dell’educatore. E in tale compito delicato una grande arte deve suggerire il momento, e limitare l’intervento, affinché non perturbi e non devii, anziché aiutare l’anima che nasce alla vita e che vivrà di forze proprie.  

Maria Montessori

da Maria Montessori, Educazione alla libertà, a cura di M. Luisa Leccese Pinna Edizioni Laterna 1986, p. XXIII

giovedì 14 settembre 2017

Il dolore e la vita


     

        
 “Rinunciare a se stessi e assumere il dolore

     Non possiamo negarlo: ognuno ha la sua croce. Il dolore, nelle sue differenti manifestazioni, fa parte della vita umana, benché ci risulti incomprensibile e contrario al desiderio di felicità. Tuttavia, possiamo scoprire in esso una luce inattesa.  Così come succede a volte quando, entrando in alcune chiese, avvertiamo delle meravigliose e luminose vetrate che dall’esterno sembravano buie e prive di bellezza.

     Ci viene chiesto un completo cambiamento nella nostra scala di valori, di spostarci dal centro e di rifiutare la logica della ricerca di un interesse personale.  Dobbiamo fare più attenzione alle esigenze degli altri che alle nostre; utilizzare le nostre energie per far felici gli altri, senza perdere l’occasione di confortare e dare speranza a coloro che incontriamo. Da questa liberazione dall’egoismo può iniziare in noi una crescita in umanità, una conquista della libertà che dia pienezza alla nostra personalità.

     E  questo anche quando tante volte veniamo messi alla prova a causa di piccole o grandi incomprensioni nell’ambiente sociale in cui viviamo.  Ma non siamo soli e dobbiamo continuare a giocare la nostra vita per l’ideale più ardito: la fraternità universale, la civiltà dell’amore.

     Questa radicalità nell’amore è un’esigenza profonda del cuore umano, così come testimoniano pure tante personalità che hanno seguito in profondità la voce della coscienza.  Scrive Gandhi: “Se qualcuno mi uccidesse e io morissi con una preghiera sulle mie labbra per il mio assassino, e il ricordo di Dio e la coscienza della sua viva presenza nel santuario del mio cuore, solo allora si potrebbe dire che posseggo la non violenza dei forti”.

     Chiara Lubich trovò nel misterio del dolore amato il rimedio per sanare ogni ferita personale ed ogni disunità fra le persone, gruppi e popoli.  Nel maggio 2007, in occasione del convegno Insieme per l’Europa nella città di Stoccarda, scrisse: “…Anche noi possiamo andare al di là del dolore e superare la prova… E se nel momento dopo ci lanciamo ad amare i fratelli…, sperimentiamo che il dolore si trasforma in gioia.  I nostri gruppi possono conoscere piccole o grandi divisioni: anche lì possiamo superare il dolore in noi per ricomporre la fraternità.  La cultura della comunione ha come strada e modello il dolore amato”.



“Renunciar a sí mismo y cargar con el dolor”



     No podemos negarlo: cada uno tiene su cruz. El dolor, en sus diferentes manifestaciones, forma parte de la vida humana, aunque nos resulte incomprensible y contrario al deseo de felicidad. Sin embargo, podemos descubrir allí una luz inesperada. Tal como sucede a veces cuando, al entrar en algunas iglesias, advertimos maravillosos y luminosos vitraux que desde el exterior parecían oscuros y carentes de belleza.

     Se nos pide un completo cambio en la escala de valores, desplazándonos del centro y rechazando la lógica de la búsqueda de un interés personal. Prestarle más atención a las exigencias de los demás, antes que a las propias; emplear nuestras energías para hacer felices a los otros, sin perder ocasión de confortar y dar esperanza a quienes encontramos. Con este camino de liberación del egoísmo puede comenzar para nosotros un crecimiento en humanidad, una conquista de la libertad que realice plenamente nuestra personalidad.

     Y esto incluso cuando tantas veces se nos pone a prueba por pequeñas o grandes incomprensiones del ambiente social en el que vivimos. Pero no estamos solos y tenemos que seguir jugando la vida por el ideal más audaz: la fraternidad universal, la civilización del amor.

     Esta radicalidad en el amor es una exigencia profunda del corazón humano, tal como dan testimonio también tantas personalidades que siguieron en profundidad la voz de la conciencia. Escribe Gandhi: “Si alguien me matara y yo muriera con una oración en los labios por mi asesino, y el recuerdo de Dios y la conciencia de su viva presencia en el santuario de mi corazón, sólo entonces podría decirse que poseo la no violencia de los fuertes”.

     Chiara Lubich encontró en el misterio del dolor amado el remedio para sanar toda herida personal y toda desunidad entre personas, grupos y pueblos. En mayo de 2007, en ocasión de una manifestación de Movimientos y Comunidades en Stuttgart, escribió: “…También nosotros, podemos ir más allá del dolor y superar la prueba… Y si en el momento siguiente nos lanzamos a amar a los hermanos…, experimentaremos que el dolor se transforma en alegría. Nuestros grupos pueden conocer pequeñas o grandes divisiones: también allí podemos superar el dolor en nosotros para recomponer la fraternidad. La cultura de la comunión tiene como camino y modelo el dolor amado”.

Claudie Larrique    
   

mercoledì 13 settembre 2017

NOSTALGIA. ABBANDONARSI AL PROPRIO VISSUTO


 
Opera di Giuseppe Santomaso (1907-1990)
«La nostalgia è un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia ma sta ben saldo
nel cuore di ognuno di noi» (J. Saramago).

  Composta da “nóstos ” (ritorno) e “algos” (dolore, sofferenza), la nostalgia esprime il “dolore del ritorno” o meglio la sofferenza provocata dal desiderio di rivivere emozioni e/o esperienze passate.
Con questa parola - entrata nel vocabolario nel XVII secolo - il medico svizzero J. Hoferr (1662–1752) descrive la patologia diffusa tra i soldati che, costretti ad arruolarsi, accusavano il “sintomo”della mancanza della ’propria’ casa.
Nel tempo il sintomo si è trasformato in un sentimento, ma  èrimasto intatto e presente nel cuore dei migranti che lasciano casa, famiglia, patria e terra per una
prospettiva di vita meno precaria e senza guerra. È presente e viva, la nostalgia, anche nel cuore di
tanti, giovani e meno giovani, costretti a lasciare la propria ‘casa’ alla ricerca di lavoro. La nostalgia
è quindi legata per lo più alla perdita di un passato che presumibilmente non potrà più fare ritorno.
Ossessionati dal voler trasmettere un’immagine sempre positiva di noi, tendiamo a tacitare quella
parte di noi che potrebbe farci apparire nostalgici e quindi … fragili. Eppure «Le persone
nostalgiche sono in realtà le più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato e fare
della vita un percorso compatto». Scrive così il prof. Constantine Sedikides, direttore del Centro di
ricerca sull’identità personale dell’Università di Southampton.
A dispetto quindi del suo significato originario, la nostalgia è di fatto il sentimento che caratterizza
le persone che non temono di volgere lo sguardo al passato, a un incontro, a una vecchia fotografia,
alla scena di un film, a una panchina, a un’alba. È il sentimento che caratterizza le persone che non
hanno paura di ascoltare una canzone e una voce né di percepire odori e sensazioni apparentemente
perduti. Il vero “nostalgico” vive fondamentalmente convinto che «Quando ti viene nostalgia non è
mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti» (E. De Luca). Il vero
nostalgico – non il melanconico - sa apprezzare il ’non-ancora’ di ciò che c’è già stato e si è già
vissuto. Lo ritiene infatti ancora capace di consegnarci emozioni, promessa che chiede del tempo
per essere mantenuta, luce che può continuare ad avvolgere il nostro quotidiano, gusto da
assaporare ancora una volta.
Per questo, la nostalgia non è tristezza e non è felicità. È invece ciò di cui siamo impastati: realtà vissute ed esperienze solo desiderate, lacrime versate e sorrisi che hanno colorato il nostro volto, dolore provato e bellezza desiderata. Vivere la nostalgia vuol dire abbandonarsi alla vita già vissuta, che con tutto il suo carico di esperienze e di emozioni fa intravedere chi siamo e chi possiamo ancora essere. La nostalgia può renderci tristi per un istante ma, immediatamente dopo, a qualsiasi età, può proiettarci in orizzonti nuovi, ancora palpitanti di vita e carichi di speranze

Nunzio Galatino


da Nunzio Galatino, Nostalgia. ABBANDONARSI AL PROPRIO VISSUTO, il Sole 24 ore 20 agosto 2017

lunedì 4 settembre 2017

Come accogliere gli immigrati

Riccardo Muti
Vivo le tensioni che attraversano il mondo con profonda inquietudine perché vedo che i problemi che quotidianamente ci interrogano non si risolvono o non si vogliono risolvere.
Quello che abbiamo di fronte è un mondo multiculturale, lo sappiamo. Le storie drammatiche di chi bussa alla nostra porta impongono accoglienza e braccia aperte.
Ritengo poi che sia importante che chi arriva possa intraprendere  un percorso di integrazione non solo economico e sociale, ma anche culturale perché l’ultima cosa che vorrei è che nel nome della multiculturalità si arrivi ad una distruzione della nostra storia millenaria e della nostra identità culturale. Sulla porta di Capua c’erano tre busti, quello di Federico II e quelli dei suoi consiglieri, Taddeo Da Sessa e Pier delle Vigne. Sotto quest’ultimo c’era incisa una frase: “Intrent securi qui quaerunt vivere puri”. Entrino pure con sicurezza, tranquillamente, tutti coloro che intendono vivere onestamente. Penso sia ancora di grande attualità. 
Riccardo Muti

da Pierachille Dolfini, Muti la musica giovane, Avvenire 16 luglio 2017



mercoledì 30 agosto 2017

Tarkovskij: Dove la felicità?

Andrej Tarkovskij (1932-1986)
“Perché esploriamo lo spazio, quando non sappiamo quasi niente di noi stessi? Certo questi sono i risultati del progresso, ma li possiamo intendere in diversi modi; è difficile dire se il progresso sia un bene o un male. Possiamo soltanto constatare che il progresso storico ha portato a un tremendo conflitto tra lo sviluppo spirituale dell’uomo e le sue conquiste materiali. Il nostro tempo ha un carattere drammatico proprio per questa scissione tra lo spirituale e il materiale, direi anzi un carattere tragico, visto che siamo sull’orlo della distruzione atomica…Galileo e Einstein in qualcosa si sbagliavano, visto che la conoscenza della vita non aggiunge nulla alla nostra felicità…

Andrej Tarkovskij

 (da un intervista di Antonella Baglivo al regista russo del 1984)


martedì 29 agosto 2017

Montessori: Quando un bambino crea disordine in classe



Se il fanciullo dimostra una volontà di disordine, la maestra lo impedirà seccamente e con energica esortazione, non in modo che ciò sia un castigo al chiasso o al disordine, ma una autorevole preminenza della maestra sul bambino. L’autorità diventa in tal caso “il sostegno” necessario al bambino che, trovandosi nel disordine per momentaneo squilibrio, ha bisogno di una forza a cui attaccarsi; come chi avesse inciampato, ha bisogno di sorreggersi a qualche cosa per rimanere in piedi.

Maria Montessori


da Maria Montessori, Educazione alla libertà, a cura di M. Luisa Leccese Pinna, Edizioni Laterna 1986