giovedì 20 dicembre 2018

Michele Serra: Quale comunione tra gli uomini?

Michele Serra
Il cattolicesimo sociale ed ecumenico è un luogo non solo spirituale, anche politico di enorme utilità, benefico per tutti. Ma la religione è usata come un'arma di discriminazione e di chiusura da molti altri; con speciale lena da figuri della destra più paurosa, quella identitaria, nazionalista e pan-cristiana che vorrebbe riaprire la guerra contro i Mori.
Ho imparato che dire "cattolico" e dire "agnostico" significa abbastanza poco: ci sono cattolici gretti e impauriti, cattolici generosi e aperti, ed è così anche tra gli agnostici. Mi piace l'idea che la vera comunione possa essere tra gli uomini di buona volontà, di qualunque credenza essi siano. 

Michele Serra


Natale:Chi è Gesù di Nazareth per me

Cezar Kurti (1935-2013)

Sono ateo, ma ho sempre avuto un grande amore per quegli uomini che hanno indicato una strada di pace e di fraternità.
Ritengo Gesù di Nazareth uno di questi uomini.
Egli ha aperto nell'umanità la strada dell'amore per tutti e in mondo speciale per gli ultimi, le persone sole e abbandonate, i poveri e gli emarginati.
Prorio per questa sua forte proposta ha pagato con la vita, ucciso come il peggiore dei delinquenti




Cezar Kurti

domenica 16 dicembre 2018

Lev Tolstoj: L'amore

Lev Tolstoj (1828-1910)
L'amore impedisce la morte.
L'amore è vita.
Tutto, tutto ciò che io capisco, lo capisco solamente perché amo. 
È solo questo che tiene insieme tutto quanto. 

Lev Tolstoj.

giovedì 6 dicembre 2018

Nel rapporto con i giovani

Giovani dell'Accademia Vivarium Novum - Frascati


La cosa più importante è che i giovani non solo siano amati , ma che sappiano di essere amati.
Chi sa di essere amato ama, e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani.

Giovanni Bosco

lunedì 3 dicembre 2018

Essere sempre allegri



É possibile riproporsi e consigliare ai nostri amici di essere sempre allegri? Se ci guardiamo attorno, non è facile trovare motivi di serenitá, e tanto meno di gioia!
Di fronte alle preoccupazioni della vita, le ingiustizie nella società e le tensioni fra i popoli, è già un grande sforzo non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento, non arrendersi, o non ripiegarsi su se stessi.  Qual è il segreto?
“C’è una ragione - scriveva  Chiara Lubich - per cui, nonostante tutte le difficoltà, dobbiamo essere sempre allegri. La seria scelta di una vita orientata verso gli altri ci conduce a ciò poiché ci fa sperimentare la pienezza dentro di noi,  e cosí non possiamo non essere nella gioia. Allo stesso tempo, questa pienezza dá senso alla nostra vita, ci guida come una luce, ci libera da ogni timore nei confronti del passato o da quello che ci attende, ci dà la forza per superare tutte le difficoltà, tentazioni e prove che possiamo incontrare”.
La gioia non è  semplice ottimismo né la sicurezza di un benessere materiale; non è la gioia di chi è giovane e gode di una buona salute.  É piuttosto frutto di quell’amore che scaturisce dal più profondo del cuore.  Da questa gioia nasce la capacità di accogliere gli altri con cordialità e di mettere il nostro tempo a disposizione di chi ci sta vicino. Si capisce dunque la nota espressione: “La felicità sta piú nel dare che nel ricevere”. Viene fuori allora la pace del cuore, l’unica che puó contagiare le persone attorno, con la sua forza disarmata.
Recentemente, in  Siria, nonostante i gravi pericoli e le difficoltà della guerra, un numeroso gruppo di giovani si sono riuniti per scambiarsi esperienze di vita e per sperimentare la gioia dell’amore reciproco; da lí sono partiti poi decisi a testimoniare che la fraternità è possibile. Cosí lo descrive un partecipante: “Si succedono racconti di storie di dolore acuto e di speranza, di fede eroica nell’amore.  Alcuni hanno perso tutto e vivono ora con la loro famiglia in un campo di profughi; altri hanno visto morire i propri familiari. É forte l’impegno di questi giovani a generare vita attorno: organizzano concerti per le strade coinvolgendo tante persone in modo da ricostruire una scuola e un giardino nel centro di un villaggio, molto colpito dalla guerra; offrono sostegno a decine di famiglie di profughi(…) Risuonano nel cuore le parole di Chiara:  ‘La gioia vera è come un raggio di sole che brilla da una lacrima, una rosa fiorita su una macchia di sangue, essenza d’amore distillata dal dolore….´”.

Claude Larrique



venerdì 23 novembre 2018

Maria Romana De Gasperi: IMPAREREMO A SENTIRE IL DOLORE DI QUELLI CHE FUGGONO!

Maria Romana De Gasperi

“Naufragio al largo della Libia: oltre 100 morti”. Com’è strano l’animo umano: se qualcuno grida sulla stra spiaggia che sta per annegare, tutti ci sentiamo responsabili quando non fosse possibile salvarlo. Questi morti affogati invece pare non ci commuovono…Così la scomparsa di un barcone nelle acque del nostro mare viene letta  come una notizia negativa, ma senza trasporto…E’ la piaga del nostro secolo, è la sfida alla nostra umanità.

Maria Romana De Gasperi


Avvenire. 22 settembre 2018 Maria Romana De Gasperi, Quando impareremo a sentire il dolore di quelli che fuggono?

martedì 20 novembre 2018

Brandly James: Cercare la propria identità

Brandly James



E da poco passato in TV la serie “I Medici: Lorenzo il Magnifico” . Un lavoro dignitoso e bene interpretato che ci ha mostrato anche la radice violenta nelle lotte per il potere che si scatenarono nel Rinascimento. Fra i protagonisti Giuliano dei Medici, interpretato ottimamente dall’attore inglese Brandly James    che ha subito da subito il fascino della nostra Storia e della citta di Firenze.
In un’intervista ha rivelato che questo lavoro impegnativo sulla figura di Giuliano, un giovane complesso e dalle grandi idealità, lo ha portato a interrogarsi profondamente e a cercare la propria identità. Un impegno che ha apportato una vera crescita a livello personale, perché, come afferma “ ho imparato a osservarmi meglio, giudicando meno gli altri, uscendo da una sorta di bolla nella quale volevo costringermi. Nessuna ossessione o ambizione, però se vuoi lavorare bene la priorità deve essere questa, a qualsiasi livello.”

Riscopriamo il valore "alto" della politica



Ho semre avuto un forte interesse per i problemi sociali, le ingiustizie, la povertà, lo sfruttamento sul lavoro, il razzismo ecc. Ritengo l'agire politico il terreno privilegiato per intervenire contro queste forme di disagio, pur sapendo che sulla politica si concentrano interessi economici e ambizioni di potere che ne hanno svilito il ruolo "alto" che le compete.

Stefano Talamonti


da Insieme per l'Albania,  da In dialogo per un mondo più unito Atti del Convegno a castelgandolfo dal 31 maggio al 1 giugno 1997

lunedì 19 novembre 2018

Andare incontro al prossimo


  




      Quante volte chiamano alla nostra porta? Puó essere il postino, un vicino di casa, l’amico di un nostro figlio, o anche uno sconosciuto…  Cosa vorrá?  Sará prudente aprire, lasciar entrare a casa qualcuno che non conosciamo?
Ebbene, l’ IDEA DI QUESTO MESE, ci invita ad accogliere ogni ospite inaspettato.

      Tutte la comunitá sono invitate a superare le paure, le divisioni, le false sicurezze, per andare incontro al prossimo. Infatti, ogni giorno si presentano situazioni con diversi “vestiti”: le sofferenze quotidiane, le difficoltá che suscita la propria coerenza, le sfide per le scelte importanti della vita, ma soprattutto quelle sofferenze legate ai volti dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sul nostro cammino.

     E qui troviamo un invito personale a far tacere i rumori per riconoscere ed ascoltare quella voce dell’amore, l’unico capace di liberarci delle nostre paure e portarci ad aprire la porta del cuore.

Claude Larrique 
    

domenica 18 novembre 2018

Chiara Lubich: L'amore è come il fuoco

Liliana Cosi nella Scuola di danza classica a reggio Emilia 


“É necesario far tacere tutto in noi per scoprire la voce dentro. Ed é necesario estrarre quella voce come un diamante dal fango: pulirla, mostrarla e offrirla nel momento opportuno, perché é amore e l’amore va dato; é come il fuoco che brucia quando viene comunicato alla paglia o al legno, altrimenti si spegne. L’amore deve crescere in noi e straripare”.

Chiara Lubich

     


sabato 17 novembre 2018

Mamma Africa



Delia, una signora italiana proprietaria di un bar, racconta: 

“Un caldo pomeriggio di domenica, seduti sul marciapiede c’erano alcune madri con i loro figli affamati. Li invitai a passare e gli dissi che gli avrei dato gratuitamente qualcosa da mangiare ai bambini. Loro si vergognavano per non avere soldi, ma io insistetti, e finalmente accettarono.  A partire da quel momento, il mio bar é diventato il bar degli immigranti, la maggior parte dei quali é musulmana. Molti iniziarono a chiamarmi  ‘mamma Africa’.  I miei vecchi clienti, a poco a poco, si andarono perdendo, in modo che la piccola sala dedicata alle partite dei pensionati é diventata quella dei bambini, dove possono studiare e giocare, con la comoditá che le mamme possono cambiare i pannolini al bimbi, oppure si é trasformata in un’aula per le lezioni di italiano. Io non ho fatto una scelta in realtá, ma tutto é nato da una necessitá, quella di non guardare dall’altra parte. Grazie a loro ho avuto contatto con persone ed associazioni che  mi sostengono e mi aiutano ad andare avanti. Se dovessi ricominciare, lo farei volentieri. Per me la cosa importante é dare”.

      

domenica 4 novembre 2018

Nostalgia



Massimiliano Varrese nel Docufilm MI-Ka-El

«La nostalgia è un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi» (J. Saramago).
Composta da “nóstos ” (ritorno) e “algos” (dolore, sofferenza), la nostalgia esprime il “dolore del ritorno” o meglio la sofferenza provocata dal desiderio di rivivere emozioni e/o esperienze passate.
Con questa parola - entrata nel vocabolario nel XVII secolo - il medico svizzero J. Hoferr (1662–1752) descrive la patologia diffusa tra i soldati che, costretti ad arruolarsi, accusavano il “sintomo”della mancanza della ’propria’ casa. Nel tempo il sintomo si è trasformato in un sentimento, ma è rimasto intatto e presente nel cuore dei migranti che lasciano casa, famiglia, patria e terra per una prospettiva di vita meno precaria e senza guerra. È presente e viva, la nostalgia, anche nel cuore di tanti, giovani e meno giovani, costretti a lasciare la propria ‘casa’ alla ricerca di lavoro. La nostalgia è quindi legata per lo più alla perdita di un passato che presumibilmente non potrà più fare ritorno.
Ossessionati dal voler trasmettere un’immagine sempre positiva di noi, tendiamo a tacitare quella parte di noi che potrebbe farci apparire nostalgici e quindi … fragili. Eppure «Le persone nostalgiche sono in realtà le più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato e fare della vita un percorso compatto». Scrive così il prof. Constantine Sedikides, direttore del Centro di ricerca sull’identità personale dell’Università di Southampton. A dispetto quindi del suo significato originario, la nostalgia è di fatto il sentimento che caratterizza le persone che non temono di volgere lo sguardo al passato, a un incontro, a una vecchia fotografia, alla scena di un film, a una panchina, a un’alba. È il sentimento che caratterizza le persone che non hanno paura di ascoltare una canzone e una voce né di percepire odori e sensazioni apparentemente perduti. 
Il vero “nostalgico” vive fondamentalmente convinto che «Quando ti viene nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti» (E. De Luca). Il vero nostalgico – non il melanconico - sa apprezzare il ’non-ancora’ di ciò che c’è già stato e si è già vissuto. Lo ritiene infatti ancora capace di consegnarci emozioni, promessa che chiede del tempo per essere mantenuta, luce che può continuare ad avvolgere il nostro quotidiano, gusto da assaporare ancora una volta.
Per questo, la nostalgia non è tristezza e non è felicità. È invece ciò di cui siamo impastati: realtà vissute ed esperienze solo desiderate, lacrime versate e sorrisi che hanno colorato il nostro volto, dolore provato e bellezza desiderata. Vivere la nostalgia vuol dire abbandonarsi alla vita già vissuta, che con tutto il suo carico di esperienze e di emozioni fa intravedere chi siamo e chi possiamo ancora essere. La nostalgia può renderci tristi per un istante ma, immediatamente dopo, a qualsiasi età, può proiettarci in orizzonti nuovi, ancora palpitanti di vita e carichi di speranze.

Nunzio Galatino

da Il Sole 24 Ore  20 agosto 2017


sabato 3 novembre 2018

Venir fuori dalla "notte del dialogo"



Direi che il paradosso che viviamo oggi è questo: l'umanità è pronta più che mai ad essere se stessa, eppure essa stessa constata la propria capacità di rispondere a questa sua vocazione.
Abbiamo le risorse per "essere umanità", eppure assistiamo continuamente al fallimento di questa aspirazione. 
Chiara Lubich, alla fine della sua vita, ha descritto la nostra epoca, almeno in Occidente, con la categoria di "notte culturale". 
Credo che si possa dire che questa sia anche una "notte del dialogo". Ma penso che in questa notte sia nascosta una luce, cioè la possibilità di una nuova cultura del dialogo che dobbiamo costruire insieme.

Jesus Moran

da Jesus Moran, La mia passione, in Dialogo, Dolore e... A cura del Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose del Movimento dei Focolari. 2017

mercoledì 10 ottobre 2018

L'amore ci spinge ad agire


 
Chiara Lubich (1920-2008)
  
“L’amore agisce, ci suggerisce come rispondere nelle situazioni e con le opzioni che  si presentano. L’amore ci insegna a distinguere: ‘questo va bene, lo faccio; questo non va bene, non lo faccio’. L’amore ci spinge ad agire, cercando il bene dell’altro.  Non siamo guidati dal di fuori, ma da una voce interiore”.

Chiara Lubich

martedì 9 ottobre 2018

Guidati dall'amore


    
un momento costruttivo di una lezione all'aperto
 
Si osserva spesso che alcune persone si attaccano a molteplici leggi e norme che sembrano legarle a ció che tante volte diviene un eccessivo rigore inutile; e d’altra parte ci sono quelli che si sentono ´piú liberi´ nel loro quotidiano.

      Su questo punto, Paolo di Tarso dice che non si tratta di “non osservare la legge”, ma piuttosto di attingere alla sua radice ultima e piú stimolante, lasciandosi guidare dall’amore. Infatti, scrive: “Tutta la legge é riassunta pienamente in questo precetto: ´amerai il tuo prossimo come te stesso’”.

      Nell’amore troviamo la libertá e la responsabilitá: dobbiamo amare tutti, amare per primi, amare l’altro come noi stessi, persino coloro che sentiamo come nemici.  L’amore ci spinge ad essere persone responsabili in famiglia, sul lavoro e in tutti gli ambienti.  Cosí potremo costruire rapporti nella pace, nella giustizia e nella legalitá.

      La legge dell’amore é il fondamento piú forte  della nostra socialitá, cosí come dice un’insegnante francese: “Faccio lezione nella periferia di Parigi, in una zona svantaggiata e con una popolazione multiculturale.  Presento progetti interdisciplinari per lavorare in équipe, per vivere la fraternitá fra colleghi e per essere credibili quando proponiamo questo modello ai ragazzi. Ho imparato a non pretendere risultati immediati, e persino a non pretendere che l’alunno cambi. L’importante é continuare a credere in lui e accompagnarlo, valorizzandolo e gratificandolo.  A volte ho l’impressione che non potró cambiare nulla, altre volte invece ricevo la prova tangibile che i rapporti costruiti portano frutto, come é successo con una mia allieva che durante la lezione non partecipava in un modo costruttivo. Le ho spiegato con calma e fermezza che per vivere in armonía ognuno doveva fare la sua parte.  Poco dopo mi ha scritto: ´Chiedo scusa per il mio comportamento, non succederá un’altra volta. So che Lei si aspetta da noi azioni concrete e non parole, e voglio impegnarmi in questo senso. Lei ci trasmette dei valori giusti e la voglia di migliorare´”.

Claude Larrique

domenica 19 agosto 2018

Winston Graham: Poldark

AidanTurner e Eleanor Tomlinson protagonisti della fiction Poldark

Tratta dall'odissa inglese "Poldark" dello scrittore Winston Graham, pubblicata in Italia da Sonzogno, è passata di recente sui nostri teleschermi la fiction omonima  diretta da Edward Bazalgette e William Mcgregor e spledidamente interpretata da una schierra di valenti attori inglesi tra i quali ricordiamo i protagonisti Aidan Turner e Eleanor Tomlinson. 
Siamo in Cornovaglia alla fine del XVIII secolo, in una società dominata dall'alta borghesia e da spinte monarchiche che ignorano i diritti umani e quei principi di libertà uguaglianza e fraternità che di lì a poco avrebbero sconvolto il mondo. 
Una storia d'amore, di riscatto e giustizia sociale  che va riscoperta in un epoca come la nostra in cui  la meritocrazia tenta di imporre le sue ferree leggi di profonda disuguaglianza, con l'affermazione di uno sfrenato capitalismo  che vuole oscurare  le storiche conquiste dei diritti sacrosanti acquisiti dalle classi più deboli.
Equilibrio e tensione morale in una sceneggiatura asciutta e di grande respiro fanno di quest'opera un esempio di come il rapporto letteratura e cinema posa offrire sceneggiati capaci di parlare al cuore degli spettatori. 

Mario Pomilio: Coinvolti reciprocamente

Mario Pomilio (1921-1990)

"E' davvero una colpa cercar di fare amare quel che noi si è amato? Di prolungare di vita in vita la sussistenza di valori in assenza dei quali l'umanità ci parrebbe impoverita?" 

Mario Pomilio




sabato 18 agosto 2018

Don Lorenzo Milani: IL PERICOLO DELL'OBBEDIENZA CIECA

Don Lorenzo Milani (1923-1967)


A Norimberga e a Gerusalemme sono stati condannati uomini che avevano obbedito.
L'umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, prché c'è una legge che gli umini non hanno ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore.
Una gran parte dell'umanità la chiama legge di Dio, l'altra parte la chiama legge della coscienza.
Quelli che non credono né all'una né all'altra non sono che un'infima minoranza malata. Sono i cultori dell'obbedienza cieca.


Don Lorenzo Milani



martedì 14 agosto 2018

Björn Larsson: La letteratura offre libertà

Björn Larsson

La letteratura a cui penso è molto simile alla mia visione del mare: sono luoghi dov’è possibile immaginare e sperimentare altre vite, altri mondi, altri pensieri. Entrambe le esperienze sono esercizi di libertà, una libertà cui aspiro fin da bambino… La libertà assoluta è assurda, non esiste. Forse può esistere se si trascorre la vita in solitudine, ma se si sceglie di vivere in coppia, in famiglia, in società è impossibile essere del tutto liberi. D’altronde la vera libertà ha senso solo nel rapporto con gli altri…Non ho mai scritto per soldi, per moda o per sedurre  i lettori. L’urgenza di scrivere ha altre ragioni. Sono un uomo felice ma da sempre vivo una disperazione ontologica per come va il mondo. Penso ogni giorno a tutto il male che ci circonda e non so come porvi rimedio. L’unico contributo che posso dare agli altri è scrivere libri che parlino ai lettori…La letteratura offre libertà. Non deve essere uno specchio della vita concreta bensì proporre un’alternativa a tutti i livelli, compreso quello del linguaggio e fare immaginare un’altra realtà possibile e concreta. Purtroppo per farlo devo raccontare anche il male, che nel nostro mondo rappresenta una possibilità. Per questo motivo il rapporto bene/male è uno dei temi fondamentali di tutti i miei romanzi.

Björn Larsson

da Benedetta Marietta: Björn Larsson Repubblica 22-7-2012

lunedì 13 agosto 2018

Ennio Flaiano: C'è un limite al dolore

Ennio Flaiano (1910-1972)



C’è un limite al dolore
in quel limite un caro conforto
un’improvvisa rinunzia al dolore
Il pianista cerca un fiore nel buio

e lo trova, un fiore che non si vede
e ne canta la certezza.
Il gioco è questo: cercare nel buio
qualcosa che non c’è, e trovarlo.

Ennio Flaiano

sabato 4 agosto 2018

Oltre la critica faziosa, i risentimenti e le gelosie

don Emilio Matarazzo (1928-1978) con i giovani del suo Liceo

Come nella vita di famiglia la pace e la prosperità scaturiscono dalla comprensione, dalla concordia e dal sacrificio comune così nella vita di un paese il benessere di tutti nasce dalla collaborazione di ognuno…Tutti devono sentirsi impegnati per migliorare le condizioni di vita del paese. E questo certo non si fa con la critica faziosa e ingiusta, con i risentimenti e le gelosie, bensì con il consiglio sereno e costruttivo, con la rinunzia e il sacrificio personale, in una parola mettendo il bene della comunità al disopra delle posizioni di gruppo o di persona.

Don Emilio Matarazzo 
(fondatore del Centro la Pace di Benevento)


venerdì 3 agosto 2018

Pasternak: Si può essere atei e nello stesso tempo...

Boris L. Pasternak  (1890-1960)

Si può essere atei, si può non sapere se Dio esista e per che cosa, e nello stesso tempo sapere che l’uomo non vive nella natura, ma nella storia, e che, nella concezione che oggi se ne ha, essa è stata fondata da Cristo, che il Vangelo è il suo fondamento. 
Ma che cos’è la storia? E’ un dar principio a lavori secolari per riuscire a poco a poco a risolvere il mistero della morte e in avvenire a superarla. 
Per questo si scoprono l’infinito matematico e le onde elettromagnetiche, per questo si scrivono sinfonie. 
Ma non si può progredire in tale direzione senza una certa spinta. Per scoperte del genere occorre una attrezzatura spirituale e in questo senso, i dati sono già tutti nel Vangelo. 
Eccoli. In primo luogo l’amore per il prossimo, questa forma suprema di  dell’energia vivente, che riempie il cuore dell’uomo ed esige di espandersi e di essere spesa. 
Poi le ragioni essenziali dell’uomo d’oggi, senza le quali egli non è pensabile, e cioè l’ideale della libera individualità e della vita come sacrificio…e ciò è ancora straordinariamente nuovo.

Boris L. Pasternak 

da Domenico Porzio: Incontri e scontri col Cristo Massimo Editore.

giovedì 2 agosto 2018

Albert Camus: Cristo sulla croce è disperato


Albert Camus (1913-1960)
Il Nuovo testamento può essere considerato come un tentativo di rispondere in anticipo a tutti i Caini del mondo, mitigando la figura di Dio, e suscitando un intercessore tra lui e l’uomo. Cristo è venuto a risolvere due problemi principali, il male e la morte, che sono appunto i problemi degli uomini in rivolta. La sua soluzione è consistita innanzi tutto nell’assumerli in sé. Anche il dio uomo soffre, con pazienza. Né male né morte gli sono più assolutamente imputabili, poiché è straziato e muore. La notte del Golgotha ha tanta importanza nella storia degli uomini soltanto perché in quelle tenebre la divinità, abbandonando ostensibilmente i suoi privilegi tradizionali, ha vissuto fino in fondo, disperazione compresa, l’angoscia della morte. Si spiega così il Lama  sabactani e il dubbio tremendo di Cristo in agonia. L’agonia sarebbe lieve se fosse sostenuta dall’eterna speranza. Per essere uomo, il dio deve disperare.

Albert Camus

da Domenico Porzio, Incontri e scontri col Cristo, Ferro Massimo Editore 

Maria Joao Pires: SE VOGLIAMO SALVARCI

L'artista Maria Joao Pires



La grande pianista  Maria Joao Pires ha annunciato che ha smesso di fare concerti per dedicarsi all'educazione dei ragazzi. In un'intervista concessa a Giusebbe Videtti per Robison lei tra l'altro afferma: "L'istruzione è l'unica risorsa che il genere umano ha per salvarsi. Ho sempre pensato che sia indispensabile investire nelle scuole, l'ho sentito come un dovere.
Viviamo in um mondo sempre più materiale in cui i valori traballano, le tradizioni sono trascurate, la storia dimenticata, le arti relegate ad una élite o strumentalizzate a fini commerciali.
Dobbiamo aprire gli occhi e rendercvi conto che questo ci condurrà al disastro.
Investire sulle scuole e sui bambini vuol dire lavorare per un mondo popolato da cittadini consapevoli...Lavoro oggi con i più piccoli, mi sono inserita in un progetto che aiuta i bambini svantaggiati. Per adesso insegno a cantare in coro, è importantissimo che i bambini abbiano di nuovo la capacità di ascoltare e ascoltarsi; il canto li aiuta a superare i traumi...Dobbiamo insegnare ai bambini a lavorare per  la loro felicità prima che per ilo profitto."

Maria Joao Pires

da Robison, La Repubblica 15 luglio 2018

sabato 28 luglio 2018

Fedeltà nell'amare


       

      Siamo consapevoli di non essere a volte molto stabili nel nostro impegno, seppur sincero, di amare i fratelli, ma sappiamo che la fedeltà è qualcosa di caratteristico dell’amore che ci aiuta sempre, al di là delle nostre capacità. Con questa gioiosa certezza possiamo alzare lo sguardo del nostro limitato orizzonte e rimetterci ogni giorno in cammino.
      Avere uno sguardo di amore verso l’umanità fa anche emergere un meraviglioso disegno di fraternità.  E ci sono numerosi maestri che hanno testimoniato la loro fiducia nell’amore manifestandola con atti concreti, e soprattutto, con l’esempio della loro vita. Questi grandi maestri ci hanno svelato che la vocazione di ogni uomo e di ogni donna è quello di contribuire all’edificazione di rapporti di accoglienza e di dialogo.
      Come vivere l’IDEA DI QUESTO MESE?
     Chiara Lubich invitava ad avere un cuore di madre: “Una madre accoglie sempre, aiuta sempre, spera sempre, tutto copre. (.). Se noi avessimo il cuore di una madre,  (.) saremmo pronti ad amare gli altri in tutte le circostanze e a mantenere vivo l’amore in noi (.), ameremmo tutti e non soltanto i membri del nostro circolo ristretto, ma anche tutti gli altri.  (.). Tutti gli uomini di buona volontà ed ogni uomo che abita questa terra”
      Una giovane moglie che iniziò a vivire il Vangelo nella sua famiglia ci racconta:  “provai una gioia mai prima sperimentata ed il desiderio di versare questo amore al di là delle quattro pareti di casa.  E fu così che corsi in ospedale per incontrare la moglie di un collega che aveva cercato di suicidarsi.  Era da tempo che conoscevo le sue difficoltà, ma occupata com’ero nei miei problema non mi ero interessata di lei.  Ma in quel momento sentii come proprio il suo dolore e non ebbi  pace finché non si risolse la situazione che l’aveva condotto a quel gesto estremo.  Questo episodio ha segnato per me l’inizio di un cambiamento di mentalità.  Mi ha permesso di comprendere che se amo posso essere per colui che mi sta accanto un riflesso, pur piccolo, dello stesso amore eterno”.
      E se anche noi, sostenuti dall’amore fedele di madre, adottassimo questo atteggiamento interiore di fronte a tutti quelli che incontriamo durante la giornata?


Claude Larrique




  
  

Sindrome di Down:"Come spiegare ai bambini la diversità" di Martina Fuga

Foto di Martina Fuga

In un colloquio con gli insegnanti di Emma ci siamo chiesti come spiegare ai compagni della sindrome di Down. Dal primo giorno gli insegnati hanno cercato di trasmettere il concetto che Emma non è una bambina diversa dagli altri, ma abbiamo capito che non funziona. Come non funziona? Emma non è una bambina diversa dagli altri, perché non funziona?

Non funziona perché i bambini sono più intelligenti di noi e vedono che è diversa: è diversa perché parla in modo strano, perché ha dei tratti somatici particolari, e perché fa più fatica di loro in moltissime cose, quasi tutte, infine è diversa perché viene gestita dagli insegnanti in modo diverso. I compagni lo dicono chiaramente: “Ci dici che è come noi, poi tu la tratti in modo diverso: hai più pazienza, quando combina qualche pasticcio le dai tre avvertimenti invece di uno prima di metterle una nota o darle una punizione, quando ci fa un dispetto dobbiamo capire, ci può mettere più tempo a mangiare o a tornare dal bagno…” Più gli diciamo che è uguale a loro più si allunga la lista delle lamentele, più cresce il senso d’ingiustizia più si allontana il momento in cui Emma entrerà davvero in relazione con i suoi nuovi compagni.
Emma è una ragazzina come tutti gli altri? No, Emma è una ragazzina, ma è diversa. Emma è Emma e bastacome direbbe la mia amica Milena, che ci è arrivata molto prima di me. Lo è, come anche Cesare è Cesare e basta, così come Giulia, Paolo, Francesco, Andrea, Parth, Tuna, Angelina…
Sembra semplice ma non lo è, negare la sua diversità è una delle prime cose che ho fatto quando era piccola: “Emma è come tutti gli altri…”, lo ripetevo come un mantra rassicurante. In fondo allora non mi sbagliavo quando era piccola era davvero come tutti gli altri e forse anche ai compagni era giusto dire così, perché in fondo le differenze erano impercettibili, ma poi si cresce e nel crescere si definiscono le competenze, le debolezze, le identità. E’ giunto il momento di guardare in faccia la diversità.

Mi perdonino i neo genitori che stanno vivendo questa fase. Non è una critica nei loro confronti, l’ho passata anch’io ed è giusto che ogni fase venga vissuta nella sua pienezza. Ma davvero credo che ora sia tutto diverso. 
Non mi sento più di dire che Emma non è diversa. Mi sento di dire che essere diversi è normale, che essere diversi ha in sé qualcosa di potente, perché essere diversi è quello che ci definisce e ci rende unici. E questa diversità va cercata, scoperta, valorizzata, amata. 
Quello che definisce chi è Emma o un bambino con disabilità non è quello che riesce a fare rispetto ad un coetaneo o rispetto ad un programma scolastico, ma è quello che lei è. Che ne sarebbe allora delle persone con disabilità più pesanti? I bambini che non parlano, i ragazzi che non riescono a raggiungere le autonomie, i bambini che non possono andare in una scuola inclusiva? Non sono forse bambini come tutti gli altri? E’ la loro disabilità forse che li definisce?
No, è quel qualcosa di unico e caratteristico che è la loro identità che per lo più solo i genitori, i fratelli, gli amici veri che entrano in relazione profonda con loro riescono a scoprire, riescono a vedere. Quelli che non negano la loro diversità, ma quelli che vanno a leggerci dentro e che una volta trovato quel qualcosa di unico che lo distingue, lo amano profondamente.

Allora cosa dire ai bambini a proposito di un compagno con la sindrome di Down o di un bambino disabile?

Oggi più che mai credo che si debba parlare ai bambini del valore della diversità e di come tutti noi siamo differenti. 
Cercherei di far scoprire loro cos’è quell’unicum che rende speciali ognuno di loro e che li rende diversi gli uni dagli altri, pezzi unici e straordinari di un unico puzzle.
Cercherei di spiegare la differenza tra la parola equo e uguale: i bambini per esempio provano un profondo senso di ingiustizia quando Emma prende lo stesso voto loro con una verifica diversa. Ebbene riuscire a spiegare loro che non si tratta di essere trattati in modo uguale, ma in modo equo sarebbe una grande conquista. Se il compagno disabile riesce a completare senza errori la verifica preparata per lui e calibrata sulle sue competenze e possibilità merita il 10, come tutti i compagni che hanno ottenuto il massimo nella loro verifica. Essere trattati in modo diverso a volte è giusto, è un concetto difficile da spiegare anche ai figli nella relazione con i fratelli, ma è un punto fondamentale che li renderà uomini e donne migliori da adulti. Cercherei di far capire cosa significhi davvero “inclusione”. Inclusione non significa che tutti siamo uguali e per questo dobbiamo stare insieme, ma significa che ognuno è diverso e ha il diritto di esprimere la propria individualità nella sua classe, nella sua comunità, nel suo paese, nel mondo, ma le sue caratteristiche e la sua persona vengono accettate e rispettate.

 Il compito di ognuno è di accettare l’altro com’è. Il che non significa “lasciarlo lì”, ma significa accoglierlo per quello che è, andargli incontro e cercare le strategie per incontrarlo davvero. Non si crea empatia negando la diversità.

Guardare in faccia la diversità, non negarla, permette di conoscerla e di non averne paura. A volte permette di riconoscersi altrettanto diverso in qualcosa e di sperimentare la diversità sulla propria pelle. Andare a scoprire cosa c’è di unico e speciale nell’altro oltre la diversità (e ora non parlo solo del compagno disabile, ma dell’altro più in generale) è un viaggio meraviglioso che permette di conoscere se stessi e gli altri davvero e di dare valore alla differenza. Accettare la diversità dell’altro e riconoscere le differenze come una risorsa per imparare, confrontarsi, crescere, migliorarsi permetterà ai ragazzi di entrare in una relazione vera l’uno con l’altro.

Martina Fuga

dal blog  https://imprevisti.wordpress.com