domenica 20 aprile 2014

Speranza ostinata e testarda a Pasqua





I veri conoscitori e adoratori di Dio si riconoscono dalle mani.

Ci sono mani violente che stringono la verità di Dio, indurita come fosse una pietra, e sono pronte a scagliartela in faccia, come hanno tentato di fare con Gesù.

Sono le mani degli integralisti, dei fondamentalisti, degli intolleranti, dei fanatici, di tutti coloro che sequestrano Dio dentro le loro piccole chiese, dentro le loro strutture religiose, dentro l’orgoglio di poter dire come i Giudei: "Noi sappiamo", mentre non sanno che quanto più parlano di Dio, tanto più lo fanno odiare.

E ci sono altre mani che esprimono la più pura teologia: sono mani che pregano, che stringono altre mani, che accarezzano volti di amici, che compiono gesti di pietà su chi soffre, che chiudono con immensa tenerezza gli occhi di chi muore. E’ attraverso questi gesti che si rivela la verità più profonda su Dio.
Vogliamo conoscere il nostro rapporto con Dio? Soffermiamoci qualche volta a osservare le nostre mani per vedere di che cosa sono capaci. La vera teologia non ha la freddezza dei concetti che possono diventare pietre in mani altrettanto fredde, ma ha il calore della mani che si aprono nel gesto di ricevere e di donare amicizia. 

Luigi Pozzoli (da L’acqua che io vi darò)


sabato 19 aprile 2014

"Ogni istante sia occasione per risorgere" di Valeria De Filippo


Pasqua per i cristiani significa resurrezione.
E allora che questi siano per tutti, cristiani e non, giorni di resurrezione. Personale e collettiva, spirituale e fisica, interiore ed esteriore. Per qualunque aspetto della vita.
E che lo siano anche i giorni a seguire.
Che ogni istante sia occasione per risorgere!
Possiamo farlo.
Se non altro, individualmente.
Se non altro, spiritualmente.
Se non altro, interiormente.
testo e foto di Valeria De Filippo


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mercoledì 16 aprile 2014

Non chiedere ai cristiani se credono nella resurrezione

Luis Evely (1910-1985)


Non bisogna domandare ai cristiani di oggi se credono alla resurrezione: ci credono in un modo talmente passivo e abitudinario che è esattamente come se non ci credessero. Essa non cambia niente nella loro vita. 
L. Évely, Ogni giorno è un’alba


giovedì 10 aprile 2014

"L'indifferenza" di Antonio Gramsci

Antonio Gramsci (1891-1937)

L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Antonio Gramsci