mercoledì 28 dicembre 2016

Le molte facce del "potere"

Liliana Cosi durante le prove della sua compagnia
Molti coltivano il desiderio di governare, educare, insegnare, gestendo  il “potere con” gli altri e non “sugli altri”.
La visione del “potere con”, pur essendo generalmente condivisa è a volte difficile da praticare, perché non sempre abbiamo ricevuto le informazioni, il linguaggio e l’educazione  necessarie per realizzarla.
Avere “potere con” ci richiede l’apprendimento di numerose competenze: la capacità di valorizzare e gioire delle differenze, una comunicazione che permetta di creare relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproci, la consapevolezza dell’interdipendenza tra tutti gli esseri umani.
Gestire il “potere con” ci richiede un linguaggio basato sulla forza della vita presente in ognuno di noi, un linguaggio collegato ai nostri bisogni e ai nostri sentimenti.
La chiarezza e la forza che derivano dal collegamento  con i propri bisogni e valori possono essere faticosi da raggiungere ma ci permettono di aumentare il nostro potere che invece si riduce notevolmente quando ci basiamo sulla “debolezza” della critica, dell’insulto, dell’offesa o addirittura dell’annientamento di coloro che non si comportano nel modo  che desideriamo.


Vilma Costetti

da M. B Rosenberg, Comunicazione & potere, Edizioni Esserci

martedì 20 dicembre 2016

Chiara Lubich: Ecco cosa sogno in questo Natale

 a Maltese nativity scene recently inaugurated at St. Peter's Square

Here’s my ‘dream’ this Christmas: “A WORLD invaded by LOVE!” (…)
Perhaps, it may not be in our generation...  What’s important is that one day this dream will come true. It takes time, of course. But we know how we can be among the pioneers: if we light a fire among us, the future is predictable: it will burn and win.
The important thing is never to quench this love. (...)

Chiara Lubich

Ecco cosa “sogno” in questo Natale: il mondo invaso dall’amore! (…)
Non sarà forse nella nostra generazione… L’importante è che un giorno sia. Ci vuole del tempo, certo. Ma noi sappiamo essere fra i pionieri: se accendiamo un bel fuoco in mezzo a noi, il futuro è prevedibile: esso brucerà e vincerà.
L’importante è non spegnere mai l’amore. (…)       Chiara Lubich

Erri de Luca: Quale il nostro destino?

Erri de Luca
Molto del destino di ciascuno dipende da una domanda, una richiesta che un giorno qualcuno, una persona cara o uno sconosciuto, rivolge: d'improvviso uno riconosce di aspettare da tempo quella interrogazione, forse anche banale, ma che in lui risuona come annuncio, e sa che proverà a rispondere ad essa con tutta la vita.

Erri de Luca

domenica 18 dicembre 2016

Papa Francesco:La non violenza stile delle nostre relazioni

Papa Francesco
Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.

Papa Francesco

mercoledì 14 dicembre 2016

Alessandro D'Avenia: Andare oltre i muri della classe

Alessandro D'Avenia


Un momento straordinario quello dell’appello, in classe, in cui ognuno si sente finalmente  “chiamato”. Davanti a me vedo i volti belli, pieni, lunari ed acerbi dei miei alunni che sono tanti, perché io non mi accontento di una classe chiusa di 25-30 ragazzi. E non capirò mai quell’insegnanate o quel preside che pretendeva di ridurre il numero dei propri studenti. Io voglio andare oltre i muri della classe, parlare della poesia a tutti gli alunni possibili: cercare assieme a loro la luce in mezzo all’ombra, l’infinito oltre la siepe. Tentare di edificare in alto le fondamenta della propria casa, entrare in quello spazio interiore dei ragazzi dove c’è un sacco di lavoro da fare. 

Alessandro D’Avenia


da Avvenire 4 dicembre 2016, Massimiliano Castellani, D'Avenia: Faccio L'appello con il mio Leopardi, 

martedì 13 dicembre 2016

vita scolastica

Quando diamo ai bambini e ai giovani studenti la possibilità di sperimentare relazioni basate sul rispetto e l’attenzione reciproca, non solo promuoviamo il loro benessere, apprendimento e crescita personale; sosteniamo anche il passaggio verso una società meno violenta, più equa, più attenta e veramente democratica.
Riane Eisler


In ospedale: la persona al centro

Michel Teboul
In ogni rapporto, quando si dà all'altro  tempo, ascolto rispettoso, attenzione sincera, lo si aiuta a trovare in se stesso la forza, la potenza, il positivo che c'è in lui. Allora anche lui cerca di dare il meglio di sé e ognuno ci guadagna. 
Concretamente nel mio lavoro di medico cerco di mettere l'uomo o piuttosto la donna ( essendo ginecologo-ostetrico) al centro della mia prassi.
Quando nell'ambulatorio ho davanti a me una paziente, cerco di darle tutto il tempo di cui ha bisogno, e durante quel periodo lei sola esiste per me...stabilendo così un vero dialogo con lei, accettando di non rifugiarmi nell'atteggiamento dettato dalle sole mie conoscenze scientifiche, per vivere la sua dimensione onde poterle dare sicurezza.


Michel Teboul

da Michel Teboul, In Ospedale la persona al centro, Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose del Mov. dei Focolari 2001

lunedì 12 dicembre 2016

Un dialogo a tutto campo

Italia: Loppiano 2012
Penso che il dialogo non può essere settoriale; per essere reale e incisivo deve essere "a tutto campo" e soprattutto non può essere riservato solo ad alcuni momenti o occasioni.
In ogni momento, in ogni luogo, anche nel mio intimo pensare, dovrei avere sempre non solo colui che ho davanti, ma anche colui che non c'è.

Luciana Scalacci Cirocco


da Le ragioni della convivenza, la convivenza delle ragioni. Atti del Convegno  Castelgandolfo giugno 2001

sabato 10 dicembre 2016

Non c'è pace senza giustizia retributiva...

Tito Labate
Nella Carta Costituzionale italiana vi è scritto all'articolo 36 quanto segue: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità el suo lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa...". 
Credo che questo articolo della Costituzione, al pari di molti altri, non venga sicuramente applicato ed è stato dimenticato anche dalle organizzazioni sindacali, che in certe occasioni sembrano più preoccupate di non disturbare il "manovratore" che di curare gli interessi dei lavoratori. 
Se tutto ciò accade in paesi come l'Italia, proviamo ad immaginare le condizioni di vita delle persone che vivono nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, Paesi da sempre sfruttati dalle multinazionali globalizzate. 
Se facciamo questo sforzo allora possiamo comprendere perché si diffonde il terrorismo e perché non è possibile costruire la pace nel mondo senza aver prima garantito ad ogni uomo di questa terra una vita decente. 
Personalmente non riconosco il diritto a nessuno di vivere tranquillamente gozzovigliando e ignorando volutamente che il proprio benessere è causa dell'altrui sofferenza. Un equa distribuzione della ricchezza oggi si impone più che mai, perché oggi, più che mai, esiste una correlazione tra ingiustizia sociale e terrorismo o guerra. 

 Tito Labate

da In dialogo per la pace, Atti del Convegno del Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose del Mov. dei Focolari 28-30 maggio 2004

venerdì 9 dicembre 2016

'Prayer of the Mothers



La preghiera delle madri ebree,

 musulmane e cristiane


In Israele è avvenuto un piccolo grande miracolo quasi 
completamente ignorato dai Media: migliaia di donne
ebree, musulmane e cristiane hanno camminato
insieme in Israele per la pace. Nel nuovo video ufficiale
del movimento Women Wage Peace, la cantante
israeliana Yael Deckelbaum canta la canzone Prayer of
the Mothers , “La preghiera delle Madri” , insieme a
donne e madri di tutte le religioni, mostrandoci che la
“musica” sta cambiando e deve cambiare. Un miracolo
tutto femminile che vale più di mille parole vuote ed
inutili. Shalom Salam Pace

Ogni bambino, a scuola, va ascoltato e valorizzato

Riane Eisler
Quando i bambini sperimentano relazioni di mutualità riescono a dare il meglio di sé. Sperimentare queste relazioni è particolarmente importante per quei bambini che, nelle loro case, nei loro quartieri, hanno imparato che esistono solo due alternative; sopraffare o essere sopraffatti. La scuola deve mostrare che c’è una terza alternativa, che è più piacevole e funziona meglio per tutti. E’ una suola in cui gli allievi e gli insegnanti si relazionano come partner, come collaboratori; una “scuola comunità di apprendimento” piuttosto che un’istruzione gerarchica impersonale.  In tal modo essa diventerà per gli allievi un luogo di esplorazione, un luogo dove condividere idee e sentimenti, un luogo sicuro e entusiasmante dove ogni bambino è ascoltato e valorizzato e dove lo spirito umano  è nutrito e può crescere.


Riane Eisler

da M.B. Rosenberg: Le parole sono finestre oppure muri. Ed. Esserci Reggio Emilia

giovedì 8 dicembre 2016

Sting: Sono un agnostico curioso

Sting

Sono un agnostico curioso di sapere perché siamo qui…Ho perso molti amici quest’anno, Prince, Davide Bowie, Alan Rickman. Erano tutte icone culturali e il bambino che è in noi rimane scioccato dal vedere che anche loro sono mortali. Come me…Credo che siamo noi a creare dio: non credo che lui, o lei, esista fuori dall’immaginazione. Se sei arrabbiato, amareggiato e vendicativo, quello è il tuo dio. Se sei gentile, delicato e bilanciato, il tuo dio è questo. Bisogna stare attenti al dio che ci creiamo, perché diventa reale…Inshallah[1]  è una parola bellissima, un espressione di coraggio e speranza che si dovrebbe sentire di più. Io non offro una soluzione politica al problema dei rifugiati, ma credo che se una soluzione c’è, deve essere radicata nell’empatia. Abbiamo idea di cosa significhi essere un rifugiato, trovarsi su una barca e sperare di arrivare a Lampedusa? O come ci si senta a scappare da una guerra, dalla povertà o, tra poco dagli effetti del cambiamento climatico?...Ho sei figli e a gennaio  raggiungerò quota sei nipoti…Forse non sono stato un padre perfetto, ma ho dimostrato loro di avere un lavoro che amo e che farei anche gratis. Sono cresciuti indipendenti, compassionevoli, quindi non ho fallito, anche se è stato difficile. La loro madre è stata molto di supporto, i ragazzi si vogliono bene e io ne sono orgoglioso.

Sting

Da Cristiana Allievi, Stin on the rock, D la Repubblica 22/10/2016





[1] “Inshallah” è il titolo di un brano del nuovo disco “57th & 9th” dedicato alla crisi dei rifugiati.

mercoledì 7 dicembre 2016

Mariapia Bonanate: Quando la pace rischia di diventare una parola vuota

Mariapia Bonanate

La pace può e deve partire proprio dai territori più travagliati, in crisi, perché più sensibili all'esigenza di quella pace  senza la quale non c'è un presente e neppure un futuro, ma solo una drammatica sofferenza.
Richiamare questa esigenza è fondamentale, soprattutto se la si coniuga con la solidarietà.
Per raggiungere, poi, "il bene comune” sono necessari quei percorsi fondati sulla centralità della persona, sull'importanza dei rapporti fra gli individui, sul dialogo, sulla convergenza d'intenti e di opere, sull'urgenza di un incontro fra i popoli... 
Possiamo intanto, nel presente, contribuire, poi, col nostro lavoro, a lavorare "per una cultura per la vita". Ossia per un pensiero che parta dalla realtà,  dallo stare con la gente e in mezzo alla gente, senza barriere fra le "diversità", per individuare e dare voce alle necessità di una convivenza pacifica, basata sull'aiuto reciproco, sul fare insieme le cose.

La pace rischia di essere una parola vuota, una scritta su uno striscione in manifestazioni che cadono nel vuoto, se noi stessi non ci impegniamo in prima persona a costruirla, perseguendo con continuità e coerenza, giustizia, legalità, verità. 
Allora pace e solidarietà diventano uno stile di vita e un futuro di vita.

Mariapia Bonanate


Essere continuamente nuovi

Giovanni Vannucci
Essere continuamente nuovi ma non di una novità che nasce dalla nostra fantasia e dalla nostra immaginazione, di una novità che nasce dalla nostra partecipazione sostanziale, equilibrata, forte, coraggiosa, alle parole grandi, di vita, che ci sono state consegnate.


Giovanni Vannucci

lunedì 5 dicembre 2016

Donica Omari: Dialogo e valori in Albania

Donika Omari
Il  dialogo, per noi albanesi, ha una grande importanza, aiuta a formare la personalità della gente, a riacquistare i valori perché durante la dittatura molti valori sono andati persi...I nostri giovani stanno diventando capaci di organizzare e di dirigere essi stessi i loro incontri, di prendere  delle iniziative. Intanto cominciano a dialogare anche su agomenti delicati a causa di una mentalità mschilista, radicata da secoli nelle nostre montagne, sui rapporti tra uomo e donna, In tali discussioni si può constatare che il conservatorismo rimane in minoranza.
E' un influenza reciproca: il dialogo porta all'apertura, l'apertura al dialogo. Il processo è lungo e difficile, ma ogni passo avanti è da apprezzarsi come una speranza per il futuro, speranza di unità e di pace.

Donika Omari

da Solidarietà in Albania, dagli atti del convegno Il dialogo per la pace del centro del dialogo del Mov. dei Focolari

sabato 3 dicembre 2016

Claudio Magris: la legge, da sola, non basta



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Claudio Magris
La ribellione alla legge, esercita, spesso, maggiore fascino della sua osservanza. Quest’ammirazione è giusta e doverosa nei confronti di chi insorge contro una legge iniqua: si venerano come eroi e martiri i fratelli Scholl o il teologo Bonhoeffer che, come Antigone, si sono ribellati ad una legge di uno Stato – quello nazista – che calpestava l’umanità e in questa ribellione hanno sacrificato la loro vita. Qualunque cosa pensiono i cinici e i realisti da strapazzo, i quali credono che basti avere pochi scrupoli per essere dei Machiavelli e conoscere la verità effettuale delle cose, se il mondo non perisce lo si deve, in buona parte, a chi sa sentire la voce delle “non scritte legge degli dei” e obbedirle, qualsiasi ne siano le conseguenze e qualsiasi cosa proclamino i legislatori del momento.
La legge, da sola, non basta, neppure se formalmente ineccepibile; a una società giusta occorrono – come si dice e si ripete spesso da più parti – valori etici e individui capaci di formarsi una personalità autonoma, di cercare e fondare dei valori in cui credere, di darsi dei criteri per riconoscere il bene e il male, e comportarsi di conseguenza. Se l’individuo non ha questa volontà e questa forza, nessun meccanismo giuridico potrà dargli la capacità di orientarsi nella vita e di vivere in modo libero e creativo il rapporto con gli altri e col suo stesso destino; nessuna norma giuridica – direbbe Kipling – può fare di lui un uomo.1
Claudio Magris

1 - Autori vari, Raccontare la legalità – Pironti Editore Napoli 2004

giovedì 1 dicembre 2016

Riane Eisler: Non si educa con la paura e con la forza

Riane Eisler


Ci rendiamo sempre più conto che gli attuali sistemi educativi non preparano i bambini ad affrontare  le nuove sfide del 21° secolo. E' necessaria una vera riforma nell'educazione se vogliamo che i bambini di oggi e di domani vivano in un mondo che sia più pacifico, equo e sostenibile.  Abbiamo bisogno di un educazione che arricchisca  la vita, un educazione che prepari i bambini ad apprendere, nel corso della vita, a relazionarsi bene con se stessi e con gli altri, ad essere creativi, flessibili, aperti, e a praticare l’empatia non soltanto nei confronti dei propri cari, ma di tutta l’umanità.
Arricchire la vita – allargare le nostre menti, i nostri cuori, i nostri spiriti – dovrebbe essere lo scopo dell’educazione. Purtroppo, però, l’educazione tradizionale ha spesso imprigionato la mente, il cuore e lo spirito dell’uomo, anziché liberarli. Ha ostacolato la nostra naturale curiosità e gioia di apprendere, ha soffocato il desiderio di conoscere ed il pensiero critico, ha esaltato modelli di comportamento egoistici e violenti…La struttura organizzativa della scuola è anch’essa generalmente di tipo gerarchico, ed al suo interno l’educazione  è qualcosa che viene impartito agli studenti, non qualcosa che viene impartito insieme a loro…I processi e i contenuti di certe strutture educative si adattano bene a quello che io chiamo modello di società basato sulla “dominazione”, un modello in cui le famiglie, i luoghi di lavoro, le nazioni sono organizzate sulla base di ranghi rigidi, sostenuti, in ultima analisi dalla paura e dalla forza. Questo tipo di educazione non è appropriata per una società democratica, equa e pacifica.

Riane Eisler

da M.B. Rosenberg: Le parole sono finestre oppure muri. Ed. Esserci Reggio Emilia


mercoledì 30 novembre 2016

"Così è la vita" di Concita DeGregorio

Concita De Gregorio

Per riuscire a censurare la morte – nasconderla a noi stessi, agli altri, a una società intera – è necessario prima censurare la vita. Levando dalla vita le tracce della fragilità, della malattia e della vecchiezza: le tracce del tempo.
Ma questa sorte di sterilizzazione della vita – questo prosciugare umori, lacrime, cicatrici, rughe, malattie, dolore – la dissecca, la immiserisce. E finisce per toglierci, a conti fatti, molto di più di quanto la morte ci leva.
Questo, in estrema sintesi, è il succo del nuovo libro di Concita De Gregorio, che si chiama Così è la vita (Einaudi Stile libero).
E’ un libro breve e potente, ma soprattutto è un libro contagioso. Perché la sua forma aperta…è così coinvolgente da costringere il lettore a riaprire i suoi cassetti e a rifare i suoi bilanci, in tema di morte e di morti. A rivedere volti e case, a ricordare cerimonie e gruppi umani raccolti a salutare qualcuno, a levare i sigilli a quell’urna invisibile nella quale la morte è stata racchiusa a costo di rinchiudere, e dimenticare, e perdere, anche le tante vite che la morte racconta.
Perché la morte racconta. Non solo il dolore. Non solo la fine. Racconta la vita delle persone morte: l’amore dato e ricevuto, le tracce forti e inconfondibili lasciate da ciascun essere umano, le parole spese, l’ordine seminato perché attecchisse.
Michele Serra
da Michele Serra, Happy End, La Repubblica 2 novembre 2011

sabato 26 novembre 2016

David Grossman: Crescere oggi è dura

lo scrittore David Grossman

Crescere oggi è dura. Quando ero bambino e giovane genitore, i limiti erano più chiari. C’era una gerarchia, con i genitori, gli insegnanti e più tardi l’esercito. Un centro del mondo chiaro. Forse era un’illusione che dava stabilità. Ora tutto è saltato. E i bambini avvertono la fragilità degli stessi genitori, che sono bambini anche loro. Mi chiedo come si comporteranno quando avranno trent’anni. Il mondo è così crudele, e tutta questa ferocia arriva sulla TV e sul computer. Difficile proteggere l’innocenza dei figli così esposti alla violenza. Devi combattere. Internet è uno strumento meraviglioso. Ma quando un bambino vi approda e come se entrasse nella giungla. E’ un dovere genitoriale proteggerlo, accompagnarlo….Un bambino è un ambino dovunque. Solo più tardi arriva l’ansia per il terrorismo e si deve insegnargli a evitare  i posti pericolosi, sostenerlo quando saprà che un giovane è stato ucciso in guerra. Mostrare la realtà a degli occhi innocenti è pazzesco…L’intuizione di trattare i bambini come persone è stata salutare, ma porre delle frontiere  è importante e il genitore credo debba usare tutta la sua intuizione e capire i limiti che gli stessi bambini chiedono di mettere. Deve essere un gioco delicato in cui non basta dire di essere un modello morale, ma comportarsi davvero in modo etico. Solo così ti seguiranno, impareranno ad essere delle persone perbene, così come impareranno a mettersi le scarpe.

David Grossman

da  Susanna Nirestein, Crescere oggi è dura, servono più favole" La Repubblica  18 novembre 2016

venerdì 25 novembre 2016

Luigina Battistutta: Come alleviare la fatica del vivere

Luigina Battistutta

“Chi pensa che tutto resti immobile s’inganna, perché nulla rimane in realtà uguale a se stesso…Dopo il dolore e la delusione, nel cuore rimane ancora qualcosa di tenero e di gentile. Ogni incontro o esperienza fatti insieme non ci privano di qualcosa, anzi ci arricchiscono e così rimane per sempre il bene che si è fatto o ricevuto. E questa briciola di bene che resta dopo tutto…può ancora alleviare la fatica del vivere e l’esistenza di chi ci è adesso vicino”

Luigina Battistutta

da Il Mercante delle Alpi di Luigina Battistutta,2011, Edizioni Santi Quaranta

domenica 20 novembre 2016

Claudio Morandini: Quale dialogo tra lo scrittore e il lettore?

Claudio Morandini
Viviamo in tempi in cui la comunicazione sembra essersi ridotta a slogan, a aforismi messi insieme senz’arte, strillati e ripetuti finché non suonano veri. Per questo sento che c’è ancora e anzi sempre più bisogno di letteratura, cioè di uno spazio aperto di contatto e confronto, in cui ci si confronta con l’altro e il diverso, e si può correggere la propria propensione al dogmatismo e alle scorciatoie troppo facili. Niente è davvero facile e diretto in letteratura, almeno in quella che intendo io, il percorso resta imprevedibile, i caratteri sfuggenti, i temi scivolosi, mancano le conclusioni definitive, tutto è flessibile, relativo. L’autore non vi si aggira come una divinità spietata o come un campionissimo degli scacchi che ha già previsto ogni possibile mossa. E noi, da lettori, siamo messi dinanzi a una serie di punti interrogativi (ma nessun punto esclamativo ci farà innervosire o ci toglierà il piacere sofferto di provare ad azzardare una risposta, un seguito, un’ipotesi interpretativa). Siamo insomma invitati a una conversazione a distanza, che divaga e va alla deriva e si dilata e quando sembra aver raggiunto un punto fermo rimette tutto in discussione, ma in cui nessuno – qui sta il bello – strilla o sgomita per imporsi, e più che altro si sussurra, o addirittura si tace, perché anche il silenzio è una forma di dialogo. Non importa, secondo me, se, alla fine di un buon libro, questa lunga conversazione non ha consegnato certezze; avrà almeno garantito il conforto di un contatto, avrà fatto scoprire qualche piega nascosta di noi e degli altri (degli altri a noi, di noi agli altri), ci avrà vellicato qualche emozione che fatichiamo a esternare, avrà parlato alla nostra intelligenza, ci avrà aperti alla varietà del mondo, sarà diventata a tutti gli effetti esperienza del mondo.


Claudio Morandini

domenica 13 novembre 2016

"Il coraggio non può mancarvi" di Chiara Lubich



Chiara Lubich al Genfest di Roma 2000


Nel 2000 varie guerre  minacciavano il pianeta. I "giovani per un mondo unito" posero a Chiara alcune domande, e lei rispose sottolineando cose che ci sembrano attuali per l’oggi del mondo:

Come è nata l’idea di un mondo unito. Come è cominciata questa avventura dell’unità?

Carissimi, vi trovate insieme per condividere gioie, ansie e ideali, per riconsiderare ciò che può interessare, oggi, i vostri animi tutti protesi verso il nuovo millennio, che appartiene in modo speciale a voi, per raccogliere le vostre giovani forze e contemplare un sogno che può divenire  realtà: un mondo unito… Come è cominciata quest’avventura? E’ cominciata quando non io, ma un Altro lo ha voluto…Un giorno, tanti anni fa, abbiamo capito che su di noi, giovani di allora, vi era un disegno meraviglioso, un compito, quasi una missione: lavorare nella vita, che ci era data, perché tutti siano una cosa sola, mettendo in moto nel nostro e nell’altrui cuore, l’amore. Fantasie? Utopia? No, certamente, se Gesù un giorno ha pregato il suo Padre in cielo proprio così: “Che tutti siano uno”.…Partimmo sicuri verso questa meta ed ora nel mondo, fra ragazzi, giovani e persone mature siamo milioni e milioni di quasi tutte le nazioni esistenti…Naturalmente fra i nostri c’è chi non ha la nostra fede, ma magari un’altra, o non l’ha per niente. Anch’essi tuttavia possiedono la cosiddetta benevolenza, che in ogni cuore umano non può mancare. Così si cammina anche assieme a loro verso l’obiettivo della famiglia universale, verso l’edificazione di un mondo unito.

Noi abbiamo l’età che tu avevi quando hai cominciato. Se tu fossi al nostro posto cosa faresti oggi?

Farei mio il patrimonio che ormai esiste e mi sentirei solidale con quei milioni di persone già in marcia…Starei poi sempre attenta anche ai bisogni che, di tempo in tempo, presenta l’umanità per rispondervi. Ma per raggiungere questa meta è necessario conoscere di più la nostra rivoluzione d’amore, i suoi metodi, la sua tattica, i suoi mezzi: E questo conoscere, oltre che vivere, è uno dei vostri doveri…Contemporaneamente lanciatevi senza riserva…Siete giovani, giovani il coraggio non può mancarvi. Se noi l’abbiamo potuto fare, perché non voi?

Chiara Lubich

Da Mondo Unito, A tu per tu con Chiara, Anno IV n.13-1999

sabato 12 novembre 2016

Bruno Munari: Conservare lo spirito dell'infanzia

Bruno Munari (1907-1998)
«Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare»
Bruno Munari

venerdì 11 novembre 2016

Piero Taiti: La farsa di una democrazia che viaggia sui cannoni occidentali

Favelas e grattacieli
Il mondo più ricco non può tacitare la propria coscienza, predicando la pace o ristabilendo l'ordine con forze internazionali per gli affamati, gli assestati, gli ignudi: il venti per cento della popolazione del pianeta che consuma l'ottanta per cento delle risorse mondiali fa oggettivamente un azione "terroristica" continua contro la pace.
Né d'altra parte si può pensare che la democrazia possa viaggiare dilagando per il mondo sui cannoni occidentali... La pace può essere costruita, come pensava Giovanni XXIII, e come pensa la comunità mondiale più attenta e sensibile, sulla giustizia, sull'amore, e quindi su una più equa distribuzione della ricchezza.

Piero Taiti

Da Piero Taiti, Perché convergiamo uniti sul tema della pace,  Atti del Convegno In dialogo sulla pace, Centro del Dialogo del Movimento dei Focolari, Castelgandolfo

Unione Europea: Ci vuole più coraggio!

Faruk Redzepagic
 
Le questioni sociali, culturali e spirituali rimangono alla periferia dell'interesse dei costruttori del processo di globalizzazione in Europa... Senza una globalizzazione dello spirito, l'Unione Europea è "un corpo senz'anima"... Facciamo un appello ai politici europei perché con più coraggio basino gli accordi politici sul fondamento della comune spiritualità e dei valori comuni, che sono sempre stati  fattori relativamente autonomi della storia europea... A causa della scomparsa del "pericolo comunista" il grande capitale - portatore dell'attuale processo di unificazione dell'Europa - dimostra sia sul piano europeo che mondiale, i segni di una rinnovata sicurezza di sé, di un'avidità spesso senza scrupoli e di uno sfruttamento della classe operaia e dei bassi strati sociali della popolazione in tanti Paesi di tutto il mondo. In queste condizioni queste popolazioni tornano alle proprie radici spirituali per cercare l'appoggio alla richiesta di giustizia sociale e di uguaglianza. Islam, cristianesimo, induismo, diventano di nuovo l'ispirazione del rinnovamento spirituale degli attivisti per la giustizia sociale.

Faruk Redzepagic
Zagabria



da Faruk Redzepagic, Testimonianza, Atti del Convegno, In dialogo per la pace, Castelgandolfo Centro del dialogo del Movimento dei Focolari

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sabato 5 novembre 2016

Salvatore Settis:UNA SCUOLA CHE MORTIFICA LA DIVERSITA' E' UNA SCUOLA PERVERSA

Salvatore Settis
Il  lavoro intellettuale non si può quantificare o conteggiare. Tra i famosi “otium” e “negotium” non c’è soluzione di continuità. Un insegnante non deve essere valutato in base alle ore che fa di lezioni frontali. Chi le prepara? E il tempo che uno ci mette a prepararle chi lo conteggia? …Nessuno lo può conteggiare,  Ma ci rendiamo conto che col sistema assurdo dei crediti formativi all’università si pretende di conteggiare il tempo che ci vuole a imparare un certo libro? Magari un libro di cento pagine io lo posso imparare in due ore e lei in mezz’ora. Abbiamo un sistema di valutazione che mortifica la diversità tra gli esseri umani. Valutare in base alle ore presunte è una solenne sciocchezza. Questa è la vera perversione che sta facendo danni enormi, e ne farà sempre di più.


Salvatore Settis
da Linkiesta, Bruno Giurato, Salvatore settis, la buona scuola non è buona. E le competenze non servono, 7 febbraio 2016

venerdì 4 novembre 2016

Staino: Anche dal male può nascere qualcosa di nuovo

Sergio Staino
Nel 1977, rottura della retina dell’unico occhio sano che avevo.. All’ospedale di Trieste mi dissero che sarei rimasto al “buio”…Ero distrutto, per me era la morte civile. Ma è stato proprio in quei giorni che l’occhio, incamerando informazioni frammentarie, lavorava lo stesso  e mi ha permesso di ridisegnare la parte asburgica che avevo davanti al letto…Lavorando con sofferenza tra carta, lapis e pennino mi è venuto fuori un altro segno. Un segno mio, alla Grosz, ma che conquistato millimetro dopo millimetro è diventato il segno di Staino. Allora ho capito che anche dal male può nascere qualcosa di nuovo e forse anche più bello.


Staino

da Massimiliano Castellano, Staino, il senso è nel segno, Avvenire  30 ottobre 2016

lunedì 31 ottobre 2016

Scuola: Mai etichettare i bambini!

Kenneth Clark (1914-2005)
Nel 1965 lo psicologo-pedagogista  Kenneth Clark scriveva questa sua riflessione sul sistema scolastico  americano. Anche se non è (ancora) la situazione del sistema scolastico  europeo, riteniamo opportuno riflettere su d essa per tenere alta la guardia e non rischiare di cascarci.

Una volta che il sistema scolastico è stato organizzato in modo tale per cui i bambini sono divisi in livelli, in cui si giudicano le loro capacità ed in base ad esse si decide quello che viene fatto o non fatto, quello che viene loro insegnato oppure no, la cosa terribile è che il risultato sembra giustificare le premesse. L'utilizzo di test di intelligenza per etichettare i bambini per la vita, per definire un'educazione basata su livelli di abilità e sul raggruppamento dei bambini in classi omogenee, impone nelle nostre scuole statali una gerarchia sociale intollerabile ed antidemocratica, che contraddice gli scopi originari dell'educazione pubblica...Le patologie che questo sistema pensa di curare vengono aggravate e perpetuate. Bambini che vengono trattati come se fossero impossibili da gestire, lo diventano... Molti bambini vengono sistematicamente categorizzati, raggruppati, etichettati come lenti ad apprendere, bravi, intrattabili, livello A, livello B, e così via. Ma il risultato è che non viene loro insegnato nulla... 
Kenneth Clark


Rinnoviamo la nostra mentalità


"Cresce la coscienza dell'eminente dignità della persona umana, superiore a tutte le cose e i cui diritti e doveri sono universali e inviolabili. Occorre perciò che sia reso accessibile all'uomo tutto ciò di cui ha bisogno per condurre una vita veramente umana, come il vitto, il vestito, l'abitazione, il diritto a scegliersi liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia, il diritto all'educazione, al lavoro, alla reputazione, al rispetto, alla necessaria informazione, alla possibilità di agire secondo il retto dettato della sua coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta libertà anche in campo religioso ... Per raggiungere tale scopo bisogna lavorare al rinnovamento della mentalità e intraprendere profondi mutamenti della società."

(Gaudium et Spes 26)

domenica 30 ottobre 2016

Vito Mancuso: La vecchiaia è una trincea


Mario Luzi, un uomo che ha vissuto la vecchiaia con intensità



Io penso che per ogni essere umano la vecchiaia sia paragonabile a una trincea della prima guerra mondiale. Sono finite le cerimonie, le marce, le sfilate, gli inni, le retoriche che fanno da preambolo non solo alla vita militare delle retrovie, ma anche alla vita quotidiana nella gran parte dei suoi momenti. Giunge il momento del redde rationem, il leopardiano «apparir del vero». Chi arriva alla vecchiaia non ha più nessuno davanti, è in prima linea sul fronte dell' essere o del nulla. E penso sia naturale in questa stagione dell' esistenza guardare al senso complessivo della vita, della propria e di tutti gli amici che si sono visti cadere, con un' intensità esistenziale paragonabile a quella di un soldato in trincea.
Vito Mancuso


daVito Mancuso, LA SINTESI DI UNA VITA Repubblica — 31 ottobre 2009  



giovedì 27 ottobre 2016

E' possibile una convivenza pacifica nelle nostre città?

Russi (Ravenna) Italia
Serpeggia una diffusa sfiducia nella possibilità di realizzare una convivenza pacifica nelle nostre città. Eppure c'è chi tenta di mettercela tutta. Riportiamo la testimonianza dell'amico Verter Barnabè.

"Tutta la comunità civile di Russi, riunita in un'assemblea pubblica decise di dar vita ad  un "Comitato per la pace" che fosse espressione di tutta la città, per costruire una cultura di pace.
In questi anni il Comitato ha cercato di essere innanzitutto un esempio di convivenza democratica, il che comporta scambio di opinioni, tentativo di creare insieme  obiettivi di lavoro e di realizzarli, profondo rispetto per le idee e le militanze degli altri. Percorsi politici diversi convivono così e tentano di costruire una pace per tutti, sicuri comunque di aver trovato, almeno fra noi, la pace che ci lega.
Inoltre abbiamo cercato di produrre iniziative che non si limitano a sollecitare l'emotività dell'opinione pubblica come fanno i grandi mass media, ma cerchino di approfondire le vere cause di ogni guerra. Così abbiamo parlato della fame che opprime interi continenti, delle spietate leggi del mercato che vedono i paesi ricchi produrre armi per i paesi poveri, della politica di aiuti internazionali che sono spesso un affare di grandi imprese di ricchi che sottraggono denaro e occasioni di crescita ai poveri.
Infine abbiamo raccolto fondi e fornito aiuti a  quei popoli che soffrono per la presenza di guerre.

Verter Barnabè

dagli atti del Convegno "In dialogo per un mondo più unito: Amore fondamento della vita e dell'unità" promosso dal centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose del Mov. dei Focolari.

martedì 25 ottobre 2016

Edgar Morin: il sistema scolastico va riformato

Edgar Morin
Il  compito della scuola è quello di aiutare gli studenti a "imparare a vivere". Certi insegnamenti non fanno parte delle discipline, ma permettono di integrarle. Non si possono scindere materie scientifiche e materie umanistiche. Einstein lo mostrava già ai suoi tempi. Era un globalista-matematico, pensatore, ingegnere, qualcuno che sperimentava i concetti. Adorava suonare il violino, “perdeva tempo” interessandosi d’arte, di politica…In questo senso il sistema di insegnamento meriterebbe di essere riformato.


Edgar Morin

venerdì 14 ottobre 2016

Francesco D'Assisi: Chi lavora con le mani, la testa e il cuore

Massimiliano Varrese è Francesco D'Assisi nel musical "L'amore quello vero"
"Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista."

 Francesco D'Assisi

giovedì 6 ottobre 2016

Marshall B. Rosengerg:La malvagità è nella natura dell'uomo?

Marshall B. Rosengerg (1934-2015)
Il  negativo, la malvagità non è la nostra natura, risulta dall’educazione che riceviamo, che ci scollega dalla vita. Secondo alcuni studi antropologici, prima di ottomila anni fa non c’era quasi violenza su questa Terra. La violenza  è iniziata nel momento in cui i popoli, prima cacciatori e raccoglitori, hanno cominciato a rimanere fermi per coltivare. Questo ha portato al bisogno di avere organizzazioni più grandi, chiamate governi, e successivamente sono subentrate  rappresentazioni della natura difettosa dell’essere umano. Quindi la violenza ci è stata insegnata, ma non è nella nostra natura. Ci sono intere tribù di persone che non hanno mai usato la violenza e queste esperienze sono bene documentate da antropologi, come Ruth Benedict, che hanno identificato nel mondo molti popoli che non hanno mai praticato la violenza, non usano la punizione, non uccidono, non stuprano. La violenza non è nella natura umana, la violenza è nella nostra educazione.

Marshall B. Rosenberg

da Marshall B. Rosenberg; Le parele sono finestre (oppure muri) - Edizioni Esserci reggio Emilia

domenica 25 settembre 2016

Papa Francesco: No alla guerra!

Guerra in Siria

Ci siamo posti in ascolto della voce dei poveri, dei bambini, delle giovani generazioni, delle donne e di tanti fratelli e sorelle che soffrono per la guerra; con loro diciamo con forza: No alla guerra! Non resti inascoltato il grido di dolore di tanti innocenti. Imploriamo i Responsabili delle Nazioni perché siano disinnescati i moventi delle guerre: l’avidità di potere e denaro, la cupidigia di chi commercia armi, gli interessi di parte, le vendette per il passato. Aumenti l’impegno concreto per rimuovere le cause soggiacenti ai conflitti: le situazioni di povertà, ingiustizia e disuguaglianza, lo sfruttamento e il disprezzo della vita umana. Si apra finalmente un nuovo tempo, in cui il mondo globalizzato diventi una famiglia di popoli. Si attui la responsabilità di costruire una pace vera, che sia attenta ai bisogni autentici delle persone e dei popoli, che prevenga i conflitti con la collaborazione, che vinca gli odi e superi le barriere con l’incontro e il dialogo. 


Papa Francesco

giovedì 22 settembre 2016

"L'esempio di Gandhi" di Chiara Lubich


Gandhi (1869-1948)
Gandhi ha agito, per dare l'indipendenza alla sua patria, non solo vivendo e diffondendo la "non violenza", ma anche - come lui stesso ha affermato - provocando. Un esempio lo si può cogliere già da quando era nel Sud-Africa, allorché ha voluto bruciare, ed ha invitato altri indù e musulmani a fare altrettanto, il proprio lasciapassare, simbolo della discriminazione che subivano. Fu percosso. Rispose con la non violenza, ma continuò a bruciare i lasciapassare, affermando così che era arrivato un nuovo giorno: quello della rivolta pacifica. Allo stesso modo si comportò poi durante tutta la sua vita in India. Usò e volle fosse usata la non violenza, che gli costò bastonate, sangue, prigione, ed estenuanti digiuni. Ma continuò a far capire, a chi allora governava l'India, che quell'immenso paese era loro, degli indiani, giungendo ad esempio, fino alla rivendicazione ed all'occupazione delle saline giacché, diceva, se il mare che circonda l'India è indiano, pure il sale che vi si ricava, è indiano.
L'esempio di Gandhi mi ha portato a far un paragone fra la sua teoria o filosofia, il suo modo di concepire la lotta per la liberazione della sua patria, ed il messaggio di Gesù che, dando la possibilità all'uomo di divenire figlio di Dio, è venuto sulla terra a condurre un'altra guerra: quella contro il vecchio mondo, contro gli "uomini vecchi", per instaurare su tutto il pianeta il regno della libertà e della pace vera. E mi sono accorta che, se la non violenza di Gandhi e dei suoi era simile, almeno sotto un aspetto, al comando dell'amore,(...) anche la sua idea e pratica della provocazione non era lontana dalla lotta che il cristiano deve condurre per cambiare se stesso e il mondo che lo circonda. Infatti il cristiano deve agire, anzi deve sempre reagire contro tutto ciò che non è conforme al pensiero di Dio e alle sue esigenze sull'uomo. Così, passando in rassegna le beatitudini, almeno alcune - viste spesso come carta d'identità dei cristiani -, ho potuto constatare come esse si interpretino bene se le vediamo non come regole, che possono offrire alle persone una patina cristiana e lasciano un po' le cose come sono, ma come pungoli per un'autentica rivoluzione. "Beati i pacifici...", ad esempio, certamente non chiede che si stia lì in pace, senza scomporsi, ma che si sia autentici e indefessi costruttori di pace, in noi, nei confronti di Dio, fra noi, con gli altri e fra gli altri. Dunque che si reagisca a tutto ciò che non è pace nel mondo.
Chiara Lubich


da Città Nuova 1995 n.21