venerdì 23 gennaio 2015

L'Africa, un volano per la vecchia Europa

Mariapia Bonanate nel suo ultimo viaggio in Africa
“Il futuro dell’Europa e del mondo passa  dall’Africa. Culla dell’uomo dalle sue origini, lacerata da secolari martiri, è lo scenario di una lotta fra il bene e il male il cui esito avrà una ricaduta non soltanto sul Sud, ma anche sul Nord del mondo. Da un lato le tante guerre che la crocifiggono, dall’altro la straordinaria ricchezza umana della sua gente, le eccezionali potenzialità e capacità di sogno delle nuove generazioni. E in particolare delle sue meravigliose donne. Un continente diventato con la sua crescita umana, il suo sviluppo economico e la ricchezza culturale, un volano per la vecchia Europa. L’Africa è il nostro domani.”

Mariapia Bonanate



da Mariapia Bonanate e Francesco Bevilacqua, I bambini della notte, Il Saggiatore


giovedì 22 gennaio 2015

Etty Hillesum: Persino nelle sofferenze più profonde

Etty Hillesum (1914-1943)
Vogliamo ricordare tutti i nostri fratelli ebrei trucidati nei campi di sterminio, in questa settimana che precede il giorno della Memoria,  con queste parole di Hetty Hillesum, la cui vita fu stroncata  dalla furia nazista:

“La vita è così originale, così sorprendente, così inesauribilmente sfumata. A ogni curva del cammino, all’improvviso, si apre una vista del tutto diversa. Su questa vita, la maggioranza della gente ha in testa idee formate sui dei cliché, ma nell’intimo ci si deve liberare di tutto, di ogni comprensione preesistente, di ogni slogan, di ogni legame, si deve avere  la forza di lasciare andare tutto, ogni norma e ogni punto di appoggio convenzionale. Si deve osare il rischio del grande balzo nel cosmo e allora, allora la vita è così infinitamente ricca e traboccante, persino nelle sue sofferenze più profonde.”  




da Mariapia Bonanate e Francesco Bevilacqua, I bambini della notte, Il Saggiatore

mercoledì 21 gennaio 2015

Vito Mancuso: Se tra due "a" inserisco una "m".

Vito Mancuso

Essere un filo di un indumento più grande: forse è questo il senso ultimo del mio essere. 
Essere me stesso, senza confondere la mia specificità di filo diverso ...da ogni altro, e insieme, però, unirmi ad altri fili, perché un filo ha senso solo se si unisce ad altri fili, come una nota ha senso solo se si unisce ad altre note, come una lettera ha senso solo se si unisce ad altre lettere e così forma parole, e poi frasi, periodi, magari anche racconti, novelle, romanzi, poesie...
Essere se stessi, ma anche legati agli altri: come la «a» rimane «a», ma se tra due «a» inserisco una «m» ho trovato la possibilità di dire come mia moglie mi pensa, e ho dato un senso a due «a» che altrimenti, da sole, non l'avrebbero avuto. Essere liberi e indipendenti, ma anche responsabili e in comunione. Io penso sia questo il senso esistenziale, fisico e insieme metafisico, della religione. La religione in quanto religio, legame, legame di me (filo o nota o lettera che sia) con altri elementi diversi eppure simili a me (fili o note o lettere che siano). 
Vito Mancuso

martedì 20 gennaio 2015

Pietro A. Cavaleri: Il disagio di non essere capiti

Pietro A. Cavaleri
Come psicologo trascorro buona parte della mia giornata ad ascoltare persone che portano in sé il profondo disagio di non essere capiti e di non capire. Si tratta di coppie che non riescono più a risolvere i propri conflitti o a gestire quelli con i figli; di bambini che hanno paura di andare a scuola; di adolescenti che si barricano in casa perché temono il giudizio dei loro coetanei; di giovani che hanno il terrore di lasciare la propria famiglia di origine per sposarsi; di adulti che si sentono schiacciati dall'incertezza del futuro; di anziani resi terribilmente tristi da un mondo che prima apparteneva loro e che adesso cinicamente li emargina.
I molteplici volti del disagio sociale e della sofferenza mentale sembrano oggi avere in comune la medesima difficoltà a relazionarsi, a comunicare, a gestire il rapporto che ci lega agli altri. In questi ultimi anni si ha la netta impressione che nella società occidentale siano venute meno le "competenze relazionali" più elementari e scontate, quelle che riguardano la paziente attitudine all'ascolto, la capacità di mettersi nei panni dell'altro, la disponibilità a condividere e ad essere solidali.
Sono queste le "competenze" da cui dipendono non solo i nostri rapporti con gli altri, ma anche la nostra felicità personale, la nostra salute mentale, la nostra capacità di affrontare la realtà e di adattarci creativamente ad essa.
Pietro A. Cavaleri

da Pietro A. Cavaleri, Vivere con l'altro, Città Nuova Editrice, Roma

domenica 18 gennaio 2015

Alessandro D'Avenia: La mia esperienza di insegnante

Alessandro D'Avenia
Spesso vengo criticato per il mio ottimismo. lascio il pessimismo e il cinismo agli altri... Non sono ottimista nel senso becero di chi non vede i problemi, sono ottimista perché spero. E non di quella malintesa speranza miracolistica "che tutto andrà bene", anche senza il mio impegno. Spero perché so cosa è alla mia portata. Spero perché mi sforzo di accettare ciò che non lo è. Di ciò che è alla mia portata dovrò rendere conto, perché i talenti ricevuti vanno trafficati.
E' alla mia portata: preparare una lezione; dedicare qualche minuto ad un alunno in difficoltà fuori dell'orario scolastico; sorridere in classe evitando di far scontare i miei problemi ai ragazzi; correggere i compiti in tempo utile perché le correzioni servano a migliorare il loro lavoro; resistere e punire quando c'è da farlo; chiudere un occhio e distinguere tra persona e cosa fatta male; scambiare qualche parola con un collega stanco; proporre un percorso interdisciplinare a un altro collega la cui materia mi risulta oscura; parlare con i colleghi di ogni singolo ragazzo per provare ad attuare strategie educative armoniche e condivise; ascoltare i ragazzi e scoprire che hanno molti più interessi di quello che sembra.
Alessandro D'Avenia

mercoledì 14 gennaio 2015

Chiara Lubich: Sempre più interdipendenti

Chiara Lubich (1920-2008)
Ci chiediamo oggi, a New York come a Bogotà, a Roma come a Nairobi, a Londra come a Baghdad, se sia possibile vivere in un mondo di popoli liberi, uguali, uniti, non solo rispettosi l'uno dell'identità dell'altro, ma anche solleciti alle rispettive necessità.
   La risposta è una sola: non solo è possibile, ma è l'essenza del progetto politico dell'umanità. E' l'unità dei popoli, nel rispetto delle mille identità, il fine stesso della politica, che la violenza terroristica, la guerra, l'ingiusta ripartizione delle risorse nel mondo e le disuguaglianze sociali e culturali sembrano oggi mettere in discussione.
   Da più punti della terra, oggi sale il grido di abbandono di milioni di rifugiati, di milioni di affamati, di milioni di sfruttati, di milioni di disoccupati che sono esclusi e come "recisi" dal corpo politico (...) La politica non avrà raggiunto il suo scopo, non avrà mantenuto fede alla sua vocazione fino a quando non avrà ricostituito questa unità e guarito queste ferite aperte nel corpo politico dell'umanità.
   Ma come raggiungere questa meta così impegnativa, che sembrerebbe al di sopra delle nostre forze?
   Libertà ed uguaglianza, dinanzi alle sfide del presente e del futuro dell'umanità, non sono da sole sufficienti. La nostra esperienza ci insegna che c'è bisogno, crediamo, di un terzo elemento, lungamente dimenticato nel pensiero e nella prassi politica: la fraternità. Senza la fraternità, nessun uomo e nessun popolo sono veramente  e fino in fondo liberi ed uguali (...) E' la fraternità che può dare oggi contenuti nuovi alla realtà dell'interdipendenza. E' la fraternità che può far fiorire progetti ed azioni nel complesso tessuto politico, economico, culturale e sociale del nostro mondo. E' la fraternità che fa uscire dall'isolamento e apre le porte dello sviluppo ai popoli che ne sono ancora esclusi. E' la fraternità che indica come risolvere pacificamente i dissidi e che relega la guerra ai libri di storia. E' per la fraternità vissuta che si può sognare e persino sperare in una qualche comunione dei beni tra Paesi ricchi e  poveri, dato che lo scandaloso squilibrio, oggi esistente nel mondo, è una delle cause principali del terrorismo.
   Il profondo bisogno di pace che l'umanità oggi esprime, dice che la fraternità non è solo un valore, non è solo un metodo, ma un paradigma globale di sviluppo politico. Ecco perché un mondo sempre più interdipendente ha bisogno di politici, di imprenditori, di intellettuali e di artisti che pongono la fraternità - strumento di unità - al centro del loro agire e del loro pensare. 

Chiara Lubich

dal Messaggio alla prima giornata dell’Interdipendenza 2003




lunedì 12 gennaio 2015

Frank Capra: La tentazione del potere politico

Spencer Tracy e Katharine Hepburn in una scena del film
Uno dei film più belli e attuali del grande Frank Capra è certamente "Lo Stato dell'Unione". E' distribuito dalla Cecchi Gori in un DVD che si avvale anche di contenuti speciali quali una galleria fotografica, la biografia del regista e degli attori principali.

Lo Stato dell'Unione è l'unico film che vede riuniti i talenti della mitica coppia Spencer Tracy-Katharine Hepburn e dell'altrettanto mitico Frank Capra.
Grant Matthews, un industriale estraneo al mondo della politica, viene convinto dalla proprietaria di un grande quotidiano a presentarsi come candidato del partito repubblicano nelle elezioni primarie per la presidenza degli Stati Uniti...Ma sarà costretto a rendersi conto che la macchina del potere lo sta portando a tradire se stesso.
Brillante e corrosivo, alternando i toni della commedia, della satira e del dramma umano, Lo Stato dell'Unione è il primo film che abbia puntato l'obiettivo sui complessi meccanismi del potere in Amarica, e oggi resta esemplare di come possa raccontarsi l'amore fra due persone attraverso una vicenda politica.

Vieri Razzini

dal DVD Lo Stato dell'Unione di Frank Capra, grandi film scelti da Vieri Razzini Teodora, Flamingo Vide -Distribuzione: Cecchi Gori Home Video

sabato 10 gennaio 2015

Moran Atias: Come fermare il terrorismo?

l'attrice israeliana Moran Atias
Vivo il conflitto tra israeliani e palestinesi con molto dolore e ponendomi mille domande. Di recente sono tornata a Haifa per sei mesi e ho capito che la situazione è molto più complessa di quello che ci raccontano i media. Sono confusa e non riesco a immaginare una soluzione per una terra in cui si cresce con l’odio nelle ossa. E pensare che in passato ho girato dei film in cui noi israeliani convivevamo felicemente con attori e tecnici palestinesi. Oggi mi domando: come si può fermare il terrorismo? Per trovare una risposta mi sono messa a scrivere un film ambientato durante il conflitto. Sarà un appello ad abbandonare la violenza; a scegliete il perdono e la pace. I miei gentori mi hanno parlato della Shoa, ma mi hanno insegnato a non odiare i tedeschi. Ora vorrei dare un contributo alla convivenza serena tra i due popoli…Sogno di raccontare storie significative per portare un po’ di gentilezza nel mondo, di unità dove c’è divisione.
Moran Atias


Da Gloria Satta, In amore non faccio sconti, Grazia 22 ottobre 2014

venerdì 9 gennaio 2015

"Jimmy's hall" di Ken Loach

Simone Kirby e Barry Ward  protagonisti del film
Uno dei film in circolazione che merita di essere visto è sicuramente Jimmy's hall del regista inglese Ken Loach, splenditamente interpretato da Barry Ward e Simone Kirby .
Il film narra la storia di Jimmy Gralton, un giovane irlandese socialista che, negli anni 30 del secolo scorso, tenta disperatamente di portare una ventata di novità nella sua terra  ma si scontra col potere costituto e con la Chiesa irlandese. Erano anni in cui la contrapposizione era forte e la parola dialogo tra chi aveva convinzioni religiose e  chi invece non aveva alcun riferimento religioso era completamente assente. Esisteva piuttosto la prevaricazione ideologica ora da un lato ora dall'altro.
Grandi passi ha fatta l'umanità in tal senso anche se non possiamo dire che dovunque questo dialogo è vissuto. Il film pertanto diventa molto attuale in un epoca in cui rinascono fondamentalismi per distruggere ogni idea di collaborazione  fra persone di convinzioni e fedi diverse.
Un'altra scena del film

giovedì 8 gennaio 2015

Nicola Legrottaglie: Nello sport, prima la formazione umana

Nicola Legrottaglie
Nicola Legrottaglie, ex difensore della Nazionale, della Juventus e del Catania oggi allena gli Allievi Nazionali del Bari. A riguardo di questo nuovo impegno egli così dice:


 “Ritengo di aver avuto la fortuna di entrare in contatto con bravissimi allenatori, da cui sicuramente ho imparato tanto. Adesso cerco di mettere a disposizione dei miei ragazzi tutto ciò che ho appreso in questi anni da loro. Il mio è più un dare sul piano umano che tecnico. Questi ragazzi si sono da poco affacciati al mondo del calcio e, per la legge dei grandi numeri, non è detto che tutti loro possano diventare calciatori. Per questo motivo mi interessa che crescano più sul piano umano... Io voglio che in questo anno i ragazzi imparino che le cose si guadagnano con il sacrificio e la fatica“.


da Nicola D'Auriente, intervista a Nicola Legrottaglie, blog Super News, 9 dicembre 2014


mercoledì 7 gennaio 2015

Enzo Bianchi: Ritrovare la fiducia perduta

Enzo Bianchi
Ritengo che, all'apertura del nuovo anno, valga la pena riflettere ancora sulla fiducia: sentimento, atteggiamento ed esperienza che appare decisiva nell'esistenza di ogni persona così come nella vita sociale della polis.
Non possiamo vivere senza porre la fiducia in qualcuno né senza ricevere fiducia da qualcuno, dagli altri...Ciascuno è venuto al mondo proprio grazie alla fiducia originaria posta nei genitori o in chi ci ha accompagnato nella nascita. 
Parimenti le nostre storie d'amore sono possibili solo quando uno sa mettere la fiducia in un altro, in un'altra e da questi riceverla.
La fiducia è la realtà che rende possibile il vivere e il vivere in relazione: nell'amicizia, nell'amore, nel rapporto maestro-discepolo, nella relazione medico-paziente...
Se una persona non riesce a fidarsi di nessuno, è condannata all'isolamento, imprigionata in una situazione mortifera.
E' proprio la fiducia che può creare il legame sociale e generare la comunità.

Enzo Bianchi 

da Enzo Bianchi, Il dovere di trovare la fiducia perduta, la Repubblica2 gennaio 2015

lunedì 5 gennaio 2015

Pino Daniele: "Non inseguire il mercato"

Pino Daniele in concerto
Ci piace ricordarlo nel giorno della sua scomparsa con queste sue parole:

La musica  è tutto quello che ho... Io faccio e dimentico. Il verso più bello forse lo devo ancora scrivere...L'esperienza serve a poco se non a capire la cosa più importante, e cioè che il come conta più del quando e del quanto. Si deve acquisire un metodo e non inseguire il mercato, non fare cose che non ti appartengono. Ci sono stati periodi in cui mi sono fatto condizionare. Il successo ti cambia, ti stranisce. Si emoziona un bambino alla prima comunione, figuriamoci un ragazzo che si ritrova duecentomila persone davanti ad ascoltarlo...Bisogna anche saper tornare alla normalità, all'intimità...Non sono cambiato, sul palco parlo sempre poco. Io non faccio l'intrattenitore, non sono uno showman. Quando uno studia e si sacrica tutti i giorni, il palco è un momento di grande serietà e rispetto per la musica. Giudicatemi per quella.

Pino Daniele

da Emilio Marrese. Pino Daniele, La Repubblica, 14 dicembre 2014