venerdì 28 novembre 2014

Giù le mani dai territori

L'isola di Procida (Italia)
Erroneamente il politico pensa di possedere il luogo nel quale esercita il suo mandato! Questo era prima, quando c'era la Monarchia o quando imperava la Dittatura. La Democrazia ha capovolto la situazione. A quanti si impegnano coraggiosamente nella vita politica di oggi doniamo questa poesia: 

L'isola non è tua
                   non è tua la città
                   il mondo.
Tu sei dell'isola,
                le appartieni
con gli altri
                a custodire un bene.

Vi abiti per arricchirla.

Se all'ombra della tua casa si brama
           e si possiede,
tu guarda 
            il costone che sprofonda in mare.

L'isola non è tua.
                      Tu sei dell'isola, di una città,
             del mondo.

da Pasquale Lubrano Lavadera, L'isola non è tua, Mobydick, Faenza 2007.

lunedì 17 novembre 2014

Penny Wirton: scuola senza voti

Eraldo Affinati con alcuni alunni della Penny Wirton di Roma
Senza voti. Senza classi. Senza valutazioni. Come se leggere e scrivere fossero acqua, pane e vibo. La scuola si chiama "Penny Wirton" dal titolo di un racconto di Silvio D'Arzo, il cui protagonista è un orfano che non ha mai conosciuto suo padre. 
La scuola insegna gratis la lingua italiana  ai ragazzi stranieri.
Tutto cominciò sei anni fa a Roma nei locali della chiesa di San Saba sull'Aventino messa a nostra disposizione dai Gesuiti con 5 docenti volontari. Oggi solo a Roma siamo più di cento. Grazie a Marco Gatto, giovane e appassionato scrittore, abbiamo aperto numerose sedi in Calabria, Poi sono nate sedi a Padova, Torino, Aversa, Monterotondo. Quest'anno a Roma abbiamo avuto 400 studenti, anche adulti. Si utilizza un manuale scritto da me e mia moglie Anna Luce Lenzi: Italiani anche noi (Il Margine Editore) con molti esercizi e altrettanti disegni... Uno spettacolo meraviglioso sono i ragazzi ripetenti, espulsi dalle scuole statali, che si trasformano in volontari.

Eraldo Affinati
il testo base delle scuole Penny Wirton



da Eraldo Affinati, Professori volontari d'italiano senza voti, Corriere della Sera, La Lettura,  20 aprile 2014

venerdì 14 novembre 2014

L'invidia per i sogni degli altri

Luigino Bruni
L’invidia collettiva verso un singolo è una grave e diffusa malattia sociale, organizzativa e comunitaria. La incontriamo tutte le volte che in un gruppo si crea una certa perversa solidarietà attraverso il processo di invidia-gelosia per una persona, che diventa ostracismo e persecuzione di quella persona da parte di tutti gli altri.
E accade (quasi) sempre che i persecutori per giustificarsi trovino delle ragioni di colpevolezza del perseguitato, mascherando a loro stessi e agli altri la sola vera ragione: la gelosia-invidia.
Non è poi raro che la prima ragione della persecuzione nasca dai “sogni” del perseguitato. Un membro di un gruppo, che si stava già distinguendo per qualche ragione, comunica – ai colleghi, ai membri della comunità – un progetto di vita, un piano di riforma, una visione più grande.
 Gli ascoltatori interpretano il “sogno”, e conoscendo le qualità del sognatore, credono che quei progetti più grandi dei loro potranno avverarsi realmente. Scatta l’invidia-gelosia (sono sorelle gemelle), e non di rado il piano per eliminare il “padrone dei sogni”.
Questo particolare tipo di invidia – l’invidia per i sogni degli altri – particolarmente subdola e dannosa si attiva per la presenza di un talento in un membro dello stesso gruppo (tutte le invidie si sviluppano tra pari) che è la sua capacità di sognare  cose grandi e di poterle realizzare….In simili processi relazionali l’invidioso è portato a interpretare  il privilegio reale  del sognatore  come una minaccia anziché come un bene comune.
Per questa ragione, questa invidia (soprattutto quando si sviluppa  dentro le nostre comunità) si cura soltanto riconciliandosi con il talento dell’altro, fino a sentirlo come nostro, di tutti.
In simili dinamiche comunitarie, la grande tentazione del sognatore è rinunciare a sognare, e smettere di raccontare i sogni agli amici. Ma se non raccontiamo più a nessuno i nostri sogni...arriva presto il giorno in cui non riusciamo più a sognare: chiudiamo gli occhi per vedere di più, e non accade nulla. Finché abbiamo qualcuno a cui raccontare i nostri sogni abbiamo ancora degli amici (l'amicizia è anche il "luogo" dove possiamo raccontarci, reciprocamente, i sogni più grandi)...Tradire o pervertire un sogno narrato da un amico-fratello è il primo delitto dell'amicizia e della fraternità...Quando l'invidia degli altri fa morire dentro di noi il desiderio di sognare, le comunità iniziano un inesorabile declino morale e spirituale.
Luigino Bruni



Da Luigino Bruni, Il dono del fratello sognatore, Avvenire 15 giugno 201

giovedì 13 novembre 2014

"Terra di Maria": nasce in Italia il cinema crowdfunding

Una scena del film Terra di Maria di Manuel Cotelo
Una nuova tendenza si fa strada: lo spettatore può scegliere la sala per vedere il film che vorrebbe. E' il caso di Terra di Maria, il doc dello spagnolo Manuel Cotelo, distribuito dalla società InfinitoMasUno, responsabile dei diritti del film in Italia, già in sala a Firenze a metà settembre  e il 5 novembre al cinema Adriano a Roma, in una proiezione che ha avuto il tutto esaurito. Un film che intreccia realtà e finzione, e pone, attraverso un personaggio dalla fede vacillante alcuni interrogativi: davvero pregano e chi pregano i cristiani?
La società ha trovato il suo posto nel mercato cinematografico, imparando dal metodo crowdfunding, con una soluzione semplice, una distribuzione "dal basso". Ovvero scelgono gli spettatori se vogliono vedere il film in una determinata città

Emanuela Genevose

da Emanuela Genovese, Cinema, il protagonista è lo spettatore, Avvenire 2 novembre 2014

mercoledì 12 novembre 2014

Francesco De Gregori: Il gioco del pallone

Il gioco del pallone si presta ad essere una buona metafora della vita. In quell'immagine, del giocatore che non si giudica da un calcio di rigore, ci sono le paure dell'adolescente di sbagliare. Ma c'è anche qualcuno che deve dirgli che non è da quel gesto che si misurerà il successo o l'insuccesso della sua vita...Tutto va ricondotto alla dimensione umana. Anche la sconfitta.

Francesco De Gregori

da Antonio Gnoli, Due uomini per un'Alice delle meraviglie, Il Venerdì di Repubblica 7 novembre 2014

lunedì 3 novembre 2014

Il giovane favoloso: grande successo di pubblico

Elio Germano in una scena del film Il giovane favoloso di Mario Martone
Digiuno di premi  al recente Festival di venezia, Il giovane favoloso di Mario Martone, interpretato da Elio Germano, ha superato, dopo oltre un mese di presentazione alla Mostra, i 3 milioni di euro in 20 giorni di programmazione. Un evento, un caso, un cambio di prospettiva improvviso? Dal trailer accativante (e per farlo serve contenuto) e dal cast forte (e non basta la presenza di attori famosi perché belli) si evince una certezza: il buon cinema, anche se non per tutti i palati, esiste. Come esiste, ed è vivo, lo spettatore, anche giovane, che sceglie al di là del film commerciale.

Emanuela Genovese

da Emanuela Genovese, Cinema, Il protagonita? E' lo spettatore, Avvenire 2 novembre 2014

domenica 2 novembre 2014

Jeremy Irons: Nessuno vorrebbe lasciare la propria casa

L'attore Jeremy Irons
Sogno un mondo aperto, in cui tutti possano muoversi liberamente; un mondo pulito dove la prima regola sia il rispetto. Vorrei governi che gestiscano l'emergenza come l'immigrazione, che sappiano migliorare  le condizioni di vita  nei paesi di provenienza dei migranti, perché nessuno vorrebbe lasciare la propria casa. Chi lo fa, deve essere aiutato a monte, con più sicurezza e lavoro.

Jeremy Irons

da Claudia Cotalli, Devo tutto a due donne, Grazia Mondadori