venerdì 30 dicembre 2011

“E’ arrivato il terremoto…” di Murakami Haruki

Murakami Haruki

Si trovava a Honolulu quando la scorsa primavera il Giappone è stato colpito dal terremoto e dal tsunami. Un evento che a suo dire ha cambiato il paese: “…Avevamo lavorato così duramente, dopo la fine della guerra. Per sessant’anni. Più fossimo diventati ricchi, più saremmo diventati felici. Ma alla fine felici non lo siamo diventati, malgrado il tanto lavoro. E’ arrivato il terremoto e tutte quelle persone sono state evacuate, hanno dovuto abbandonare le loro case e la loro terra. E’ una tragedia. Eravamo così felici della nostra tecnologia, eppure il nostro impianto nucleare si è trasformato in un incubo. E così la gente ha cominciato a pensare: dobbiamo cambiare drasticamente stile di vita. Credo che per il Giappone sia stato un grande punto di svolta”….Il cambiamento che stanno vivendo i giapponesi, sostiene Murakami, ha in parte a che vedere con il fatto di aver perso così tanto, e di doversi interrogare su cosa conti davvero.

Da Emma Brockes, Come sono diventato Haruki Murakami, D, la Repubblica, N.770, 3/12/2011

giovedì 29 dicembre 2011

"Il virus del cemento" di Adriano Celentano


La Natura ci scuote, vedi Genova e le Cinque Terre, ma l’uomo continua a non capire. Costruisce in fretta e dove non si può, pur sapendo che un giorno la pioggia ti rinfaccerà la morte di quelle persone che hai sulla coscienza…Il virus del cemento ha infettato e continua a infettare non solo l’Italia, ma l’intero pianeta. Ciononostante confido in ciò che di più bello c’è nell’animo dell’uomo. Specialmente di quello italiano. Ma la strada purtroppo è lunga.

Adriano Celentano

Da Michele Serra, Celentano, Il Venerdì di Repubblica, 2 dicembre 2011

sabato 24 dicembre 2011

Festeggiare insieme il Natale

Chiara Lubich incontra la terza generazione

“Guardiamoci attorno…

Che l’amore si rivolga a tutti, ma in particolare

a chi soffre, ai più bisognosi,

a quanti sono soli, poveri, piccoli e malati…

Che la comunione con loro d’affetto e di beni

faccia risplendere

una famiglia di veri fratelli

che festeggia insieme Natale e vada oltre”


Chiara Lubich

venerdì 23 dicembre 2011

Caffè letterario a Foggia


Si è tenuto a Foggia il Primo Caffè Letterario dal titolo “Le città nella città”, organizzato dal “Gruppo del dialogo” di Capitanata. Da parte di tutti i membri c’era il desiderio di costruire insieme un nuovo percorso e fare qualcosa per la nostra città, che vive un periodo di profonda crisi.
La scelta della tematica è scaturita sia dalla voglia di riflettere sulla situazione che vivono le città oggi, in negativo o positivo, con gli apporti di tutte le componenti, anche straniere; sia dal desiderio di cogliere quegli aspetti nuovi e positivi che sussistono, nonostante tutto.
Il desiderio poi di contribuire a realizzare “ la fraternità universale” partendo dalla realtà che ci circonda , ci ha portati a riflettere sulle questioni che attanagliano il sistema urbano nel suo complesso e a cogliere la positività di quelle esperienze che contribuiscono in qualche modo a migliorare i rapporti tra le persone e/o le istituzioni, consci delle quotidiane difficoltà che i cittadini si trovano ad affrontare.
La sfida maggiore è stata il voler realizzare momento per momento un dialogo profondo tra noi, condividendo ogni singola scelta, limando le differenze ma non cancellandole, fino ad arrivare ad un lavoro davvero comune, che esprimesse bellezza e arte.
Nella prima serata abbiamo scelto la letteratura, recitando brani di vari autori (da Aristofane a Calvino, da Saviano a De Caldas Brito a Rhoda Igiaba Scego) per descrivere città a noi vicine, sempre più vicine, tanto da arrivare a intravedere la nostra stessa città... Anche se non ce ne accorgiamo, una città convive accanto all’altra ed è nell’altra.

Nella seconda serata si è utilizzato il mezzo cinematografico con la visione di sequenze di vari film: “Matrix” (dei fratelli Wachowski), “Caro diario” (di Moretti), “Persepolis” (di Satrapi e Paronnaud), “Il cielo sopra Berlino” (di Wenders), per guardare i rapporti, a volte difficili o alienanti o alla ricerca di senso, che si instaurano tra le persone all’interno di una città.
“Largo ai cittadini!” è stato il motto della terza serata in cui abbiamo voluto dare spazio alle idee e alla creatività dei cittadini: una sorta di contenitore, aperto a chiunque avesse voglia di mostrare la sua prospettiva della città, come la vede e, soprattutto, come vorrebbe vederla. La risposta è stata entusiasta, ci sono stati contributi di vario genere: opere letterarie (racconti, poesie); grafiche (pittura, fotografia); cinematografiche (cortometraggio); musicali (rap). Particolarmente vivace ed apprezzata la partecipazione dei giovani.

sabato 17 dicembre 2011

Con le famiglie di Betlemme nel cuore

una veduta di Betlemme

CentraA Collegno, in Piemonte, nei locali della Polisportiva in piazzale Avis, presso l’ex ospedale psichiatrico, il Gruppo del “Dialogo tra persone di convinzioni diverse” di Torino ha organizzato un pranzo il cui ricavato andrà, insieme a ciò che si raccoglierà in occasione della festa di Natale, a sostegno delle famiglie di Betlemme.

Si voleva condividere, insieme ad ottimo cibo preparato con cura e amore da alcuni di noi, in un ambiente accogliente, caldo e sereno, un argomento che offrisse la possibilità di una riflessione comune e l’apertura di un dialogo. Il tema scelto: “Sapori e saperi della nostra terra: Pane e Vino”.

Brani letterari, preparati e letti da due persone del gruppo, tratti dalla letteratura più diversa, dall’Antico Testamento, al Vangelo, ai libri ottocenteschi per le scuole elementari, ai più recenti di Enzo Bianchi e di Miriam Mafai.

I testi erano collegati da brevi introduzioni, molto personali, fatte di ricordi lontani e di considerazioni attuali. Alla base di tutto la proposta, o riproposta, della sobrietà, del cibo in quanto condivisione e dono, frutto del lavoro di molti per la gioia di tutti, di vita e non di sopravvivenza.

Numerosi i partecipanti con la presenza di giovani.

Il pranzo si è protratto fino alle 16, e tanti sono stati gli interventi spontanei, le narrazioni dei propri personali ricordi, il desiderio di comunicare e condividere.

Lo scopo primario: diffondere il dialogo attraverso la condivisione, il prendersi cura, attraverso un esperienza di fraternità tra persone di convinzioni diverse che si vorrebbe fosse sperimentata da tutta l’umanità. ll messaggio di Chiara Lubich è sempre presente, vivo e attuale in ciascuno, e dona a tutti la forza e la speranza per continuare.

Un progetto ambizioso? Forse… ma tante gocce fanno l’oceano.

mercoledì 14 dicembre 2011

Un applauso a Pietro per questo Natale


L’amicizia con Pietro è cominciata due anni fa; l’ho conosciuto mentre chiedeva l’elemosina accovacciato sui pochi cenci che usava come giaciglio, la notte ,sotto il portico dove dormiva da oltre 4 anni.Non gli ho dato soldi e lui - rivedendomi la settimana successiva - continuava a tendermi la mano.
L’ho invitato a prendere insieme briosche e cappuccio. E poi invitato ancora una dozzina di giorni dopo, ho cercato di servirlo bene sul tavolino e questo ha sciolto il clima.

Non vede i figli da 7 anni; ha litigato con moglie, fratelli e familiari e cerca di dimenticare con bottiglioni di vino.
La volta successiva chiedo io a lui di…offrirmi il caffè; ha stralunato gli occhi e mi ha detto che non aveva soldi.
- OK, Pietro, quando puoi e vuoi sarai tu ad offrirmi il caffè, ti aspetto.
Giorni dopo: - Giovanni ti offro il caffè.
Ormai è vera amicizia; lo invito a casa mia per doccia, pranzo, un bel taglio di capelli…- Così non sembro più un barbone di 60 anni, - mi dice sorridendo.
Chiamo la figlia che vive a quasi mille chilometri e la volta successiva parlano fra loro… commossi.
Chiamo la sorella – che vive qui a Milano - e matura un incontro a casa di lei.
Alcune notti estive vado ad accovacciarmi con lui portando acqua fresca da freezer.
Ovviamente quando arrivano le varie “Croci di volontariato notturno” vedendomi seduto per terra hanno pietà di me…e mi allungano un panino, chiedendomi se non mangiavo da tanto tempo.
Mauro – mio amico e presidente del Centro “Solo per barboni recuperabili alla vita sociale” – viene a conoscerlo; trovano una buona intesa.
Accolto nel nuovo Centro è diventato lui stesso "promotore" di accoglienza verso altri; grazie a Lisa (Assistenti Sociale) ha potuto operarsi al cuore, ha smesso di bere; avuto la riconosciuta parziale disabilità; ha cominciato un nuovo piccolo lavoro (lui che era “caporeparto di 20 operai prima che la ditta fallisse”) e presto avrà un… monolocale dal Comune !
Ti prego…fai un applauso a Pietro per questo Natale!

Giovanni Martinico

mercoledì 7 dicembre 2011

"Una piccola storia"

la campagna veneta

Voglio raccontarvi una piccola storia che sicuramente ha influito sulle mie scelte ideali, che conosco da sempre ma che in questa fase della mia vita mi preme dentro.

Mio nonno, insieme ad un suo figlioletto, stava partecipando ad uno sciopero di braccianti agricoli nelle campagne della bassa veneta, nell’Italia del nord, all’inizio degli anni venti, quando sotto una grande quercia ancora esistente, veniva ucciso da un agguerrito proprietario terriero.

Mia nonna Maria, detta la “riccia”, si trovò da sola ad accudire 7 bambini in condizione di estrema povertà, vivendo un lunghissimo periodo di dolore e di grandi sacrifici senza tuttavia trasmettere ai figli alcun sentimento di rivalsa.

Un suo figlio, mio zio, di nome Libero, alla fine della seconda guerra mondiale, cercò e trovò l’assassino, ma ne ebbe pietà vedendolo povero e con la famiglia allo sbando.

Se ne andò risparmiandogli la vita.

Non perdonando, certo, ma facendo prevalere nel suo animo la vita, così come aveva visto nell’insegnamento materno.

Io provo oggi a immaginare questa scelta, avvenuta in circostanze particolari e storicamente datate, e a trasferirla dal piano delle scelte personali dell’individuo al piano delle scelte degli Stati e della Politica, come in certe situazioni a noi contemporanee e conflittuali: Medio ed Estremo oriente, Africa, ecc.

Sarebbe certamente un bel passo avanti se la scelta di mio zio, maturata nella sua coscienza di uomo, divenisse prassi acquisita e praticata nella coscienza collettiva della società.

Silvano Lancerotto

da Silvano Lancerotto, Conflitto e dialogo, Atti del Convegno “Umanesimo dialogo fraternità: eredità di Chiara", 1-3 aprile 2011