mercoledì 30 maggio 2012

Specchiarsi negli occhi degli altri

Claretta dal Ri e Piero Taiti ad un Convegno del Dialogo a Castelgandolfo

Per dialogare occorre una conversione che consiste nel gettare uno sguardo amorevole sugli altri.

Dialogare è specchiarsi, non metaforicamente, negli occhi degli altri.

Più che di nuove definizioni del dialogo, diventa urgente che ci siano spazi concreti in cui esso possa praticarsi e, ancora di più, nei quali possiamo allenarci. In questo modo saremo capaci non soltanto di cogliere come dialogano gli altri, ma di mettere in pratica le capacità comunicative di ciascuno, in un clima di rispetto reciproco.

Soltanto se pratichiamo il dialogo in maniera frequente e sistematica – soprattutto con quelle persone che la pensano molto diversamente da noi – possiamo allenarci per fare della comunicazione uno spazio di crescita ed arricchimento mutuo, e per fare dei conflitti non un problema, ma un opportunità per trasformare la realtà sociale…In tal modo il dialogo non cancella le identità, e costruisce un’identità collettiva…condizione per la costruzione della fraternità universale, della riunificazione della famiglia umana.

Dolors Dinarès

mercoledì 16 maggio 2012

"Lettori in fuga" di Nicola Lagioia


Nel 2011 in Italia è andata in crisi l’editoria libraria: secondo l’Istat si sarebbero volatizzati settecentomila lettori.

Che il sistema della diffusione del libro avesse imboccato un binario morto era chiaro da tempo…Non sarà che gli editori (tutti o quasi, beninteso) puntando sull’aumento di produzione e trascurando una vera politica culturale, hanno preferito l’uovo alla gallina? Aver inondato le librerie con migliaia di volumi, spesso pessimi per la regola dei numeri, aver preferito i salotti televisivi al lavoro sul territorio, l’exploit dei mega seller al progetto di lungo corso, non può aver messo in fuga i lettori rimpiazzandoli con semplici clienti? I quali si sono poi volatizzati ai primi venti di crisi.

Se dal privato si passa al pubblico la musica non cambia. Il governativo “Centro per il libro” aveva grandi ambizioni: aumentare in un decennio i lettori abituali di due punti percentuali…A due anni di distanza il fallimento è lampante.

Eppure negli ultimi anni, dal basso, si sono moltiplicate le iniziative a sostegno della lettura. Festival, riviste, associazioni, per non parlare della Rete. Perché non tenerne conto?

La senzazione è che, come i politici preferiscono a volte le plebi ai cittadini, le classi dirigenti del mondo editoriale ritengono che sfornare consumatori sia più redditizio che formare lettori. Ma il banco alla lunga non paga. Per dirla con Isaiah Berlin: “La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”.

Nicola Lagioia

NicolaLagioia, Lettori in fuga, editori nel panico, Il Venerdì di Repubblica 11 maggio 2012

L'universalità dei valori


Chatherine Belzung

La società francese si riconosce totalmente nei vaslori della frtaernità, e un elememto importante del dialogo tra persone di convinzioni religiose e non in Francia riguarda il dibattito attuale sull'universalità dei valori. Questo dibattito emerso soprattutto nel contesto dell'interrogarsi sull'universalità dei diritti dell'uomo, spinge i credenti e i non credenti ad interessarsi insieme alle nozioni di universalità dei valori di fraternità, ai fondamenti di questi valori, al paragone fra uniformità e universalità e la coabitazione di valori diversi nel contesto della democrazia e del pluralismo.

Catherine Belzung

da Catherine Belzung, Laicità in Francia, Atti del corso di approfondimento per amici deldialogo di convinzioni non religiose, Castelgandolfo 27 febbraio 2009

lunedì 14 maggio 2012

Il "Cyrano de Bergerac " di Alessandro Preziosi

Alessandro Preziosi in una scena del Cyrano de Bergerac

Dopo aver portato al teatro l’Amleto di Scekespeare, ho messo in scena un altro classico: il Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand. Molti mi domandano il perché di questa scelta. Ebbene, perché credo non siano stati più scritti testi che abbiano la stessa forza prorompente e drammaturgica, la stessa freschezza che ha il Cyrano. E questo penso valga un po’ per tutti i classici. Trovo che la caratteristica del meccanismo drammaturgico del Cyrano sia la grande umanità del personaggio e della storia che viene raccontatata. Forse negli anni è stata troppo concettualizzata, a volte resa troppo semplicemente. Ho cercato come regista di fare emergere soprattutto la grande forza umana dei personaggi e del protagonista.

Cyrano è anche colui che dona il suo amore gratuitamente e non prevede neanche la possibilità di essere contraccambiato. Un amore che colora ogni sua situazione esistenziale: la messa in atto di un sotterfugio, il meccanismo della sostituzione affidando ad altri la parola… Un amore assoluto tanto che qualcuno ha anche supposto che non sia vero; un amore che fino all’ultimo viene taciuto all’amata…Cyrano, attraverso la poesia, prende le distanze dalla realtà, la distanza da quella possibilità di vivere un amore secondo modalità normali.

Penso che oggi più che mai c’è un grande bisogno d’amore, amore dato e ricevuto. Purtroppo i tempi in cui questo amore viene vissuto, consumato e liquidato sono molto rapidi. L’amore come sentimento e passione credo non manchi oggi come ieri. Manca invece la progettualità dell’amore, di un amore assoluto, manca l’amore fatto di sentimenti eterni e non solo di parole.

Alessandro Preziosi

da Pasquale Lubrano Lavadera, Preziosi: Cyrano un amore assoluto, Il Nostro Tempo, Torino, 13 maggio 2012