lunedì 28 dicembre 2015

Doriana Zamboni: Amare il proprio tempo

Doriana Zamboni
In questi giorni ha concluso la sua avventura terrena Doriana Zamboni, giornalista e scrittrice, che ha seguito Chiara Lubich nell’esperienza del Movimento dei Focolari fin dagli anni della guerra a Trento, dando un personale contributo alla diffusione di esso in Europa e promuovendo il dialogo con persone di altre fedi e culture, nella prospettiva di una umanità rinnovata dall'impegno di tutti gli uomini.
Ricordiamo due frasi che lei ripeteva spesso.
La comunicazione ideale, che deve permeare il nostro essere giornalisti, ha un grande obiettivo:  “Far di molti un sol corpo”, aggiungendo poi: “ I nostri articoli devono portare di più l’uomo ad amare il proprio tempo, a guardare ogni uomo con amore e a lavorare per risolvere i problemi della nostra società.”
Ci piace pensare al nostro blog “In Cammino” in questa duplice prospettiva: aiutare tutti i lettori, pur nelle loro diversità di scelte e di convinzioni, a sentirsi incamminati verso la fraternità universale e a dare un personale apporto perché i tanti problemi della nostre città trovino soluzioni.

Ces jours-ci a terminé sa aventure terrestre Doriana Zamboni, journaliste et écrivain, qui a suivi Chiara Lubich dans l'expérience du Mouvement des Focolari depuis les années de la guerre de Trente, en donnant une contribution personnelle à la propagation de celle-ci en Europe, et de promouvoir le dialogue avec des personnes d'autres religions et cultures, dans la perspective d'une humanité renouvelée engagement de tous les hommes.
Nous nous souvenons de deux phrases qui elle a répété souvent.
La communication idéale, qui doit imprégner notre être journalistes, a un grand objectif: "Pour beaucoup un seul corps», ajoutant: «Nos produits doivent apporter plus d'hommes à aimer leur temps, en regardant chaque homme avec l'amour et le travail pour résoudre les problèmes de notre société ".

Nous aimons à penser que notre blog "In The Way" dans cette double perspective: aider tous les lecteurs, malgré leur diversité de choix et de croyances, de se sentir notre chemin à la fraternité universelle et de donner une contribution personnelle de sorte que les nombreux problèmes de nos villes trouver des solutions.


venerdì 25 dicembre 2015

Claudio Magris: A Natale....


“A Natale c’è un unico compleanero, uno solo di cui festeggiare il compleanno: quel bambino di Betlemme. E’ a lui che andrebbero fatti i regali, non ad altri – se non a quegli ultimi della terra con cui lui si è esplicitamente identificato.”
Claudio Magris

domenica 20 dicembre 2015

Paolo Curtaz: Prendiamo sul serio questo Natale

Paolo Curtaz

Viviamo come in una bolla, ormai assuefatti dalle tante notizie che arrivano dai quotidiani. Dobbiamo vivere come sempre, ci dicono i nostri governanti. Sì, giusto, abbastanza. Ma intanto la gente si arrangia, annulla viaggi, ci pensa due volte prima di partecipare ad un concerto. E il Natale, qui?
Domenica scorsa cercavo di proporre a me e a voi una cosa semplice: lasciare che sia la Parola ad interrogarci, ad illuminare, non le parole del mondo, tante, alcune azzeccate, ma molte di più quelle aggressive, urlate, giudicanti, inutili.
Prendere sul serio la Parola, una volta tanto.
Ce lo ha dimostrato Francesco che è andato dalle sue pecore ferite in Africa, senza paura dei lupi, non temerario od arrogante ma consapevole della verità del Vangelo. A parlare di pace, di giustizia, di solidarietà a gente che vive nella paura perenne e nella povertà.
Insomma: prendiamolo sul serio questo Natale.
Se ci sarà un inutile regalo in meno, qualche decibel di emozione in meno, e qualche istante di autenticità in più, di anima, di verità, di compassione, allora anche questa follia che è il terrorismo ci avrà richiamato alle cose vere, autentiche. E quei valori che diciamo di voler difendere non si ridurranno a voler prendere un mojito in santa pace, cosa legittima, ma a credere che l’uomo è più di quel che produce, di quel che consuma, di quel che odia.
Difficile? Vero. Ma si può gioire ugualmente, sul serio.

 Paolo Curtaz



del commento di Paolo Curtaz al Vangelo secondo Luca 3,10-18 

mercoledì 16 dicembre 2015

Cristiani e musulmani insieme per la pace

Ad un mese dagli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, aderenti del Movimento dei Focolari e rappresentanti delle Comunità islamiche delle varie regioni d’Italia si sono ritrovati insieme per un convegno all’Augustinianum di Roma. Le due comunità, inoltre, erano presenti in Piazza San Pietro per l’Angelus del Papa per testimoniare che un dialogo tra cristiani e musulmani è possibile.
“Andate avanti con coraggio nel vostro percorso di dialogo e di fraternità”. E’ questo l’invito che Papa Francesco, durante l’Angelus, ha rivolto loro
Non poche sono state le iniziative, soprattutto dopo i fatti di Parigi. E l’appuntamento di domenica 13 è stato l’occasione per stringere un Patto di prossimità e di collaborazione da estendere a quanti in Italia e altrove vorranno raccoglierlo.  Lo sottolinea Rosalba Poli, coordinatrice del Movimento dei Focolari in Italia: "Vorremmo che  questo convegno fosse una testimonianza di una vita già sperimentata come solidarietà, come aiuto reciproco fra le famiglie, ma  anche come impegno e servizio per tutti gli altri, insieme, cristiani e musulmani. E poi è anche un messaggio di richiesta di un nuovo impegno, di un impegno più radicale, visto che sono radicali le violenze, un impegno radicale che vorremmo esprimere in un patto di prossimità e di collaborazione: prossimità nel senso di farci vicini e di non considerare gli altri come nemici, ma anzi come persone con cui possiamo collaborare, condividere la vita nella pace e nella solidarietà; e di collaborazione, perché è necessaria una collaborazione fattiva per servire quelle che sono le periferie, le esigenze degli uomini, ma anche per un’educazione per le nuove generazioni alla pace, al vivere sociale, fondato sul rispetto e sul dialogo”.
Anche Abdelhafid Kheit, Imam della moschea di Catania e membro del direttivo dell’Unione delle Comunità Islamiche d'Italia (Ucoii) ha espresso il desiderio vivo di andare verso l’umanità insieme ai critiani per servire ogni uomo nel rispetto delle idee e della propria fede: “Le idee buone sono tante. Il fatto è che per metterle in pratica ci vuole l’impegno di tutti. Basta che ci siano il buon senso e la buona volontà, perché tutte le diversità si incontrino. Possiamo sicuramente lavorare insieme, perché quello che ci unisce – penso – è di più di quello che ci divide. Tutti abbiamo bisogno di questo incontro, che ci porterà ad un dialogo costruttivo per realizzare una società migliore”.


Da Radio vaticana 13 dicembre 2015 servizio di Alessandro Filippelli

martedì 15 dicembre 2015

Andrea Segre: Sconfiggere la paura

Andrea Segre
Riportiamo alcuni passi di una interessante intervista al regista veneziano Andrea Segre:

Il Veneto ha perso l’occasione di essere un incredibile laboratorio di intercultura…Ha prevalso la paura. Hanno vinto ragionamenti così: : “La mia vita sta cambiando,  colpa dell’altro. Non so cosa sarà il futuro. Le mie certezze si sbriciolano, dipende dai nuovi arrivati.” Non accetto l’atteggiamento di certa politica che consapevolmente alimenta dolori e ansie del “popolino”. Dobbiamo tutti abituarci a questi cambiamenti…Siamo ancora in tempo per cambiare…La paura è perdente. E’ fondamentale la società civile attiva, che permette alle comunità  di dotarsi di anticorpi, evitando il pericolo della xenofobia…Non possiamo frenare i processi di immigrazione…Un alleato speciale per creare anticorpi è la  cultura, l’economia da sola non basta: l’economia è interazione non integrazione…La sfida dei prossimi anni sarà quella di ridefinire un welfare globale, nel nome di diritti globali, non negoziabili. Abbiamo in mano il futuro, possiamo sconfiggere la paura, fare dei nostri anticorpi un corpo civile e per farlo abbiamo a disposizione uno strumento in più: la memoria. Che a Venezia si respira ovunque, inevitabilmente. C’è qualcosa nella città che aiuta a fermare la fretta, l’ansia per il futuro, a riflettere, a concentraci su ciò che è veramente importante.
Andrea Segre

da Annachiara Sacchi, Interazione non è integrazione ma questa terra può accogliere, intervista ad Andrea Segre che gira film sui temi delle migrazionei, Corriere della Sera La lettura 20/11/2015

giovedì 10 dicembre 2015

Prima di tutto, la Misericordia!

una scena del film "La rosa bianca"
Secoli di storia cristiana testimoniano che la misericordia di Dio non è compresa, scandalizza i credenti stessi, sembra un eccesso  che va temperato con le nozioni di verità e giustizia. 
Il Papa lo sa bene e lo denuncia con forza: “Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia quando si afferma innanzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza invece affermare prima che sono perdonati dalla sua misericordia…Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della misericordia, perché la misericordia ha sempre la meglio sul giudizio”
Enzo Bianchi

da Enzo Bianchi, La caduta di un Muro, La Repubblica, 9 dicembre 2015


martedì 8 dicembre 2015

Francis Fukuyama: La democrazia è in declino?

Francis Fukuyama
Francis Fukuyama, studioso americano di politica, famoso per il saggio Fine della Storia (1992), nel suo ultimo libro Political Order and Political Decay, sostiene che, il destino della Storia politica  resta la democrazia e le prospettive attuali sono incoraggianti, nonostante  in alcuna società come quella americana si osservi un declino di essa, dovuto ad una classe politica molto mediocre.
Declino che è dovuto ad alcuni fattori importanti tra i quali sono rilevanti: una disuguaglianza di reddito che aumenta gli interessi privati in modo smisurato e una contrapposizione tra le parti politiche, sempre più  litigiose e violente, che determina l’allontanamento dei cittadini dalla vita politica con una conseguente forte crisi di rappresentanza.

Pertanto se oggi vogliamo combattere tale declino dobbiamo cercare di ridurre di molte le disuguaglianze retributive e smetterla di demonizzare l’avversario politico. Infatti l’eccessiva distanza fra il reddito di un operaio e quello di un dirigente aziendale è di fatto una contraddizione palese di principio di uguaglianza. Come pure la contrapposizione fra  Maggioranza e la Minoranza politica indebolisce  l’esercizio democratico della politica, che presuppone sempre la rappresentatività di tutti i cittadini in ruoli vene definiti e non la lotta che oggi osserviamo nel nostri parlamenti e nelle aule consiliari dei nostri comuni. 
Di qui la necessità di vivere il principio della fraternità in politica, come affermava Chiara Lubich nel 1996, nel mentre fondava il Movimento politico per l’Unità, invitando i politici di schieramenti opposti a vivere la fraternità. Ma già alcuni anni prima, in un viaggio in Brasile nel 1991, lei osservando l’opulenza dei ricchi circondata dalla grande miseria della maggior parte della popolazione, ebbe l’ispirazione della necessità di una economia di comunione  che destinasse parte degli utili alle classi povere.