giovedì 15 maggio 2014

"Che l'uomo sia degno della vita" di Leonardo Sciascia


Leonardo Sciascia (1921-1989)
Nel suo ultimo romanzo Il cavaliere e la morte lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia, in una Sicilia arsa dalla violenza, racconta la triste vicenda del Vice, un poliziotto assetato di giustizia e verità su alcuni efferati delitti rimasti impuniti. 
Purtroppo il Vice viene misteriosamente eliminato, non prima di aver previsto, con sconforto, un peggioramento del sentire e del vivere delle future generazioni. 
Solo qualche istante prima di essere ucciso, avverte il desiderio guardare oltre la realtà, accostandosi “al cancello della preghiera”, ma senza riuscire a varcarlo, apparendogli quel territorio misterioso “come un giardino desolato e deserto”.
L’amico scrittore Giorgio Calcagno, intervistando Sciascia su questo romanzo, gli pose l’impertinente domanda: “Dunque né fede, né speranza?” E Sciascia confidenzialmente così gli rispose: “Ci sono due versi altissimi di Dante, nell’ultimo canto della Commedia: Chi vuol grazia e a te non ricorre,/ sua desianza vuol volar senz’ali. Ecco la preghiera è questo: un desiderio che trova ala. E non importa se non troviamo più a chi rivolgerla. C’è nel personaggio del mio racconto Il cavaliere e la morte questa desianza: che l’uomo sia degno della vita. E mi piace anche ricordare questa preghiera di Tobino: O Dio, chiunque tu sia,/ o non esista,/ o trascorra come concetto/ le nostre menti,/ benedici anche me.”