mercoledì 29 maggio 2013

"In quell'aula di Montecitorio funestata di odio"

Igino Giordani (1894-1980)


Nel 1954 in un Parlamento rissoso, con le parti politiche fortemente contrapposte e in un clima di guerra fredda, Igino Giordani, parlamentare della DC e Padre della Costituzione, parlà di pace nazionale ed internazionale. La lettera che pubblichiamo è di Gino Lubich, all'epoca giornalista dell'Unità.

«Caro, carissimo Giordani, ho appena letto il riassunto del tuo magnifico discorso nelle pagine de L'Unità. Scusami se prendo questo foglio di carta dozzinale - è il primo che mi capita sottomano - per scriverti subito tutta la mia gioia, la mia commozione, la mia gratitudine. 
Sicuro, la mia gratitudine di uomo, di italiano, di amico, per te che - non della mia parte - ti sei alzato coraggio­samente in piedi, in quell'aula di Montecitorio da troppi anni funestata di odio, per dire solo parole di saggezza, di comprensione, di fratellanza, parole d'amore per tutti, per la salvezza del nostro Paese, per la salvezza di tutti i Paesi dalla catastrofe di una terza guerra mondiale. Avevo seguito con ansia il tuo colloquio con il compagne Ulisse [nome di battaglia di Davide Lajolo). 
Con ansia, perché mi sembrava un sogno troppo bello per poter durare. Era troppo tempo che ci si rispondeva solo ad insulti o a sghignazzate, perché io potessi riabituarmi alla possibilità di uno scambio d'idee, che pur credevo assolutamente necessario per salvare tutti dal baratro dell'odio e della pazzia.  
Il colloquio filò, i punti d'attrito vennero lasciati da parte, con tutta la buona volontà e con la massima onestà d'intenti, da te e da Ulisse. Fu possibile così intravedere - finalmente! — quei punti sui quali si può, anzi si deve, essere d'accordo. Oggi tu hai parlato alla Camera. 
Ho letto — te lo confes­so, ma non dirlo a nessuno, con lo lacrime agli occhi e un groppo alla gola grosso cosi - che per la prima volta tutta l'assemblea ha applaudito. Ha applaudito te. Giordani caro, tutta l'assemblea per­ché hai detto parole buone e giuste e sante, parole che hanno rotto l'atmosfera dell'odio, della diffidenza pre­concetta e assurda, della rivalità. 
Parole? Non solo pa­role. Col tuo gesto coraggioso hai spazzato dalla torre la babele delle lingue e (tutti t'hanno compreso e a tutti hai indicato che una strada c'è ancora per salvare il Pae­se dalla catastrofe; si riprenda il dialogo all'interno, ci si parli vicendevolmente con onestà d'intenti, non si cerchi nelle parole dell’avversario quello che «potrebbero na­scondere», non si facciano più processi alle intenzioni. L’Italia assuma in Europa il ruolo nobilissimo di media­trice di pace.


Grazie, Giordani, grazie a nome di milioni di uomini semplici come chi ti scrive, decisi a lottare con tutte le loro forze perché una nuova catastrofe non si abbatta più sul nostro popolo, sulle nostre case, sulle nostre fa­miglie. Possa la storia d'Italia segnare questa data fra le determinanti di questo dopoguerra. Possa da oggi sorge­re un nuovo giorno in cui sia possibile ancora, fra tutti, guardarci negli occhi e chiamarci fratelli nella grande battaglia comune per la difesa della pace».

Gino Lubich


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martedì 28 maggio 2013

Dal Belgio una forte esperienza di dialogo con i giovani



In Belgio, il progetto Together4Peace
un percorso di formazione alla reciprocità, inserito
nella società multiculturale, ha messo in rilievo
valori come il rispetto, la solidarietà... Nasce
l’idea di coinvolgere 120 giovani nel preparare,
con il Gen Rosso, lo spettacolo “Streetlight”,
percorrendo un cammino pedagogico di formazione
al rapporto con l’altro, con il diverso da te. 

L’esperienza di Streetlight è stata “toccare
che l’unità, pur fra le varie diversità, è possibile.
Dopo lo spettacolo, con la forza della loro
età, i giovani hanno continuato ad incrementare
la fraternità fra loro, attraverso i mezzi di comunicazione
con slogan giornalieri o incontrandosi
per le varie attività.
.
Con gioia costatiamo che il “lifestyle4peace”
ha preso radici nella normalità della vita di
gran parte dei giovani protagonisti e lo stanno
mettendo in pratica assieme agli adulti, nelle
più varie forme. A Bruxelles ci si è lanciati in
un’attività sportiva con ragazzi di un quartiere
svantaggiato e giovani Rom in situazione precarie.
Un momento speciale è stato quando i
giovani Rom hanno cantato le loro tipiche canzoni;
pur conoscendosi da poche ore, regnava
un’atmosfera di famiglia.
Una musulmana, promotrice di rapporti fra il
cristiani e il mondo musulmano, ha aperto la
sua casa a questi giovani, per favorire il dialogo.
 Il 20 aprile, durante
un forum sul tema "fiducia nell’educazione",
hanno presentato quanto hanno vissuto, attraverso
espressioni artistiche ed interventi vari.
 
È un’esperienza di dialogo fra giovani credenti,
persone di altre religioni e di convinzioni
non religiose: piccolo bozzetto della nostra società
secolarizzata, che trova la strada della piena
realizzazione vivendo l’unità nella diversità.

Anne e Georges Lecoq
da "Dialogo tra amici" n.56 - Aprile 2013 - Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose
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lunedì 27 maggio 2013

30 mila morti al giorno di fame





Che oggi ci sia la fame, 30 mila morti al giorno è verissimo…Negli ultimi 20 anni i paesi emergenti o cosiddetti poveri sono cresciuti del 4% all’anno, mentre i paesi del mondo occidentale sono cresciuti dell’1,7% l’anno, in media. Il che vuol dire che per la prima volta nella storia dell’umanità i paesi poveri in media hanno superato i paesi ricchi, come tasso di crescita.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che oggi il problema della povertà come miseria, non è legato alla mancanza di risorse, come era una volta, ma è legato al meccanismo di distribuzione dei frutti della produzione e soprattutto a quei meccanismi perversi legati alle istituzioni. Di questo noi dobbiamo prendere atto.
Voi sapete che fino alla prima guerra mondiale l’umanità, nel suo complesso, era sotto la minaccia della fame. E’ solo dalla prima guerra mondiale che il mondo, nel suo complesso, è in grado di produrre più del necessario.
Quindi da un secolo, dopo che per millenni l’umanità è vissuta sotto la minaccia della fame, oggi non è più così.
Voi direte, ma perché i 30 mila muoiono? Muoiono, ecco il punto, perché non ci sono istituzioni di pace…Non basta dire vogliamo la pace; bisogna creare istituzioni di pace. E le istituzioni sono sia quelle politiche, ma soprattutto quelle economiche, in questo momento…Se la società civile si organizzasse di più e facesse sentire la propria voce ai capi di stato e di governo del  G7, le cose cambierebbero. Il problema è che a volte noi tendiamo a deresponsabilizzarci, a dare sempre la colpa ai politici. Ma i politici fanno quello che vogliamo noi. Se noi ci organizzassimo meglio, faremmo arrivare la nostra voce ai politici e questi cambierebbero, perché non è difficile. Ed è possibile tecnicamente.

Stefano Zamagni

Da Dialogo su coscienza e povertà, idee ed esperienze – Atti del Convegno Cstelgandolfo, 25-27 maggio 2007 – Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose
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domenica 26 maggio 2013

"Eravamo dei bravi ragazzi" di Jacques Fesch

Jacques Fesch (1930-1957)
Nonostante la mia esistenza fosse “completa” (nel senso sociale del termine), in me “dominavano” ancora delle ombre. Queste m’impedivano d’essere felice e per tenermi nell’oscurità si nutrivano di “impegni inutili” e “materialismo”. Una volta consumati questi “alimenti” ; il vuoto, dentro, era ancor più sconcertante. Condividevo quel modello di vita con altri coetanei. Eravamo, nel complesso dei bravi ragazzi, sicuramente non davamo pensieri ai nostri genitori, studenti impegnati, lavoratori onesti, preoccupati però solo di “divertirsi”, spesso in modo insulso. Quanti atteggiamenti, parole, azioni inutili! Una vita vuota. Qualcuno invece direbbe, “una vita in piena libertà”, ma è un controsenso, anche se anch ‘io ho provato un senso di libertà vivendo in modo insignificante. La vita si misura solo con un parametro, la “pienezza”. La pienezza si misura secondo quanto amore abbiamo elargito nella vita.

Jacques Fesch


Dal Diario di Jacques Fesch, un giovane condannato a morte in Francia nel 1957, pubblicato in Italia nel 1982 col titolo "Il giornale intimo" da LDC Torino. Lo scrittore Sergio di Benedetto ha tratto dalla vita di Fesch  un dramma teatrale che è stato presentato in Svizzera, a Milano e Varese per la regia di Antonio Zanoletti e con gli attori Umberto Terruso, Luisa Onetto, Fabio Sarti, Angelo Zilio.

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sabato 25 maggio 2013

"Chi troppo chi niente"



“Chi troppo chi niente” di Emanuele Ferragina, un libro intessante ed attuale su come ridurre le disuguaglianze sociali. Ne riportiamo un brano.

Proporre oggi la riduzione delle disuguaglianze non significa rispolverare senza riflessione critica  vecchie ideologie o peggio ancora non curarsi dell’efficienza; vuol dire piuttosto interrogarsi sulle falle del nostro sistema socioeconomico. Falle che ci impediscono di sfruttare un enorme potenziale umano che giace inutilizzato per le sperequazioni del sistema e invece potrebbe concorrere alla trasformazione, finalmente in chiave moderna del paese. Proporre di ridurre le disuguaglianze significa portare alla ribalta un’agenda ormai ignorata da tutti i partiti politici, anche da quelli che ne avevano fatto una bandiera… Questa agenda si basa su un principio razionale: abbattere la disuguaglianza per avviare una lotta serrata contro l’inefficienza del sistema. Invocare finalmente la ridistribuzione dei beni non  per scelta ideologica ma per far funzionare meglio il nostro paese.

Emanuele Ferragina

Emanuele Ferragina, Chi troppo chi niente, BUR Rizzoli, 2013
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venerdì 24 maggio 2013

Don Puglisi osò sfidare il potere mafioso

una scena del film "Brancaccio" su Don Puglisi 


Nel 2001 l'attore Ugo Dighero interpretò don Puglisi nel film per Rai 1, "Brancaccio", di Gianfranco Albano, che ebbe 8 milioni di spettatori. Interessanti alcune sue  parole in un'intervista di Maurizio Turrioni.


Pur essendo agnostico ero rimasto colpito dalla storia di don Puglisi, questo sacedote schivo e determinato, che aveva osato sfidare il potere mafioso in uno dei quartieri più derelitti di Palermo. Come non credente, provo ammirazione per chi sa vivere con valori tanto forti.. Ho sentito profondamente la responsabilità di interpretare una persona così.
L'eccezionalità di questo sacerdote credo stia nell'eredità che la sua testimonianza ci consegna: la consapevolezza che si può contribuire in maniera  straordinaria alla crescita dell'uomo partendo dalle piccole cose, puntanto all'educazione dei bambini, togliendo i ragazzi dalle strade. E' l'eroismo del quotidiano...La forza morale di queste persona testimonia che l'italia non è solo un paese di evasori fiscali e di approfittatori.

Ugo Dighero

da  Maurizio Turrioni, Io, non credente colpito al cuore, Famiglia Cristiana 12 maggio 2013
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venerdì 17 maggio 2013

Allearci per affrontare le terribili sfide dell'Umanità

Zagabria
In ogni mio amico credente trovo un uomo infinitamente profondo, aperto e accogliente, anche se io non capisco, non capisco la sua fede. Posso leggere la letteratura, entrare nella storia, fare le analisi scientifiche, conoscere le metodologie, ma non capisco il credente. Ho bisogno di aiuto per capire chi crede, chi mette la sua vita nelle mani di Dio e dice: "Dio, io mi abbandono a te"... Vivere secondo la propria convinzione significa che, quando io capisco il mio amico credente, lui è per me il valore più grande. Lui è questo valore, quell'uomo che pensa in quel modo, agisce in quel modo che io non capisco. Lui è il valore più grande e quando vive secondo la sua convinzione, mi diventa vicino... Per salvare l'umanità, dobbiamo affrontare sfide terribili alle quali posso contrappormi se mi tengo cara la mia fede, cosciente che la devo vivere. Io ho bisogno dei cattolici in senso pieno, dei cristiani in senso pieno, dei musulmani in senso pieno, coscienti di sé e della propria fede, convinti  dei propri principi morali, della correttezza della propria visione. Ho bisogno di persone così, per essere con loro in alleanza...Il valore più grande è l'uomo seduto di fronte a noi, che vive con noi, lavora pensa con noi, che è bello, brutto, ricco povero, che sa, che non sa... quell'uomo è il valore assolutamente più grande

Faruk Redzepagic
Zagabria
 
da Faruk Redzepaguc, Una vita per il dialogo, da Non possiamo fare a meno di voi, Dialogos 2011 Città Nuova editrice 

martedì 14 maggio 2013

Comprendere il punto di vista dell'altro

Chiara Lubich (1920-2008)



La fraternità offre possibilità sorprendenti.
Essa consente, ad esempio, di comprendere
e far proprio anche il punto di vista dell'altro,
così che nessun interesse, nessuna esigenza
rimangano estranei.

Chiara Lubich 


(al Parlamento di Bratislava, 10-05-2001).



lunedì 13 maggio 2013

"Mi rifaccio vivo" il nuovo film di Sergio Rubini

Margherita Buy, Sergio Rubini ed Emilio Solfrizzi sul set di Mi rifaccio vivo

A Sergio Rubini piace uscire dagli schemi. Spiazzare pubblico e critica. Lo fa anche col film Mi rifaccio vivo, la sua prima vera commedia…”Io non ho mai fatto film simpatici. Ma sempre un po’ complicati, sofferti, a volte ostici. L’ultimo, L’uomo nero, affrontava il tema del rancore. Un sentimento covato per anni e che lascia ferite nella vita delle persone. Anche nella mia vita. Avevo voglia di sanare quelle ferite che mi portavo dietro da tempo. E quindi ho fatto un film di pacificazione”. E come si sana il rancore? “Con un principio molto semplice: l’erba del vicino sembra più verde perché non abitiamo a casa del vicino. Se vivessimo con lui magari scopriremmo che non è vincente come lo avevamo immaginato. Anzi è proprio un disgraziato. Così sfortunato che ci fa venire la voglia di dargli una mano…Una volta amavo i conflitti. Ora non più…Credo ancora nei sogni. E ho scoperto il valore del lieto fine anche nei film…E’ un’assunzione di responsabilità che ti indica come in fondo potrebbe andare la vita se tutti fossimo migliori. Almeno un po’.”

Da Federica Lamberti Zanardi, Sergio Rubini: “L’erba del vicino non mi piace più”, Il venerdì di Repubblica, 26 aprile 2013
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domenica 12 maggio 2013

"La tana dell'odio" di Giovanni D'Alessandro

Il Monte Maglic in Bosnia vicino a Zaklopaca dove è ambientato il romanzo


"La tana dell'odio" di Giovanni D'Alessandro, un romanzo bello, vero, audace e necessario in tempi come i nostri in cui la prepotenza e la prevaricazione tentano ancora di giustificare la violenza.

“Le tane dell’odio sono sempre tra noi, anche quando non si vedono. Noi abbiamo imparato che ciò è vero, come che il sole sorge ogni giorno. Non lo dimentichiamo. E vigiliamo. Date ai vostri figli i nomi di ogni tana dell’odio. Fatelo, se li amate veramente. Per proteggerli. Per ammaestrarli. Chiamateli Auschwitz Avaricum Bergen-Belsen Cefalonia Chatile Dachau Dresda Goli Otok Katyn Lidovice Milay Mazabotto Pietransieri SantAnna Sabra Srebreniuca Visegrad Zaklopaca e raccontate cosa è successo lì. Saranno nomi strani e dolorosi, ma ne varrà la pena affinché, nel pronunciarli, voi per primi ne conserviate il ricordo e, quando non ci sarete più, lo conservino quelli nati da voi, e siano pronti a riconoscere l’odio al suo primo stanarsi e strisciare in mezzo a loro. E quando i figli vi chiederanno il perché di nomi così strani, in lingue tutte diverse tra loro, rispondete che il nome di ogni tana dell’odio è Auschwitz ed è Zaklopaca, ma soprattutto è Ovunque.”

Giovanni D'Alessandro
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venerdì 10 maggio 2013

"Pecoranera": Corso autocostruzione forno in terra cruda

Un forno in terra cruda
Il 24, 25 e 26 maggio 2013 organizziamo un corso per la costruzione di un forno in terra cruda a Pecoranera. Il venerdì inizieremo verso le 18.00 con un introduzione teorica e con l’organizzazione del materiale, sabato 25 tutta la giornata sarà impegnata nella costruzione del forno che terminerà domenica 26 nel primo pomeriggio (indicativamente verso le 15).  Il corso prevede la costruzione di un forno "mobile", ma per chi non conosce l'argomento ecco un utile link per avere qualche informazione: http://www.passileggerisullaterra.it/Forni_in_terra_cruda.html..
Il nostro docente è Kelios Bonetti, redattore e produttore del calendario del cambiamento.
Cerchiamo 8 partecipanti interessati ai quali chiediamo un contributo di 50 euro a testa.
Se il tempo sarà bello è prevista una sistemazione in tende e tepee che troverete già installate in prossimità del bosco e dei nostri campi, se pioverà sarete ospitati al coperto.
In ogni caso si chiede a tutti di portare vestiti con cui poter sporcarsi, guanti, stivali di gomma e un po' di spirito di adattamento! I pasti saranno compresi e, per quanto possibile, a base di cibo autoprodotto. Chi ha piacere può portare cibo e bevande da condividere con tutti! Vi aspettiamo in Carnia!



Monica e Devis
 
 
Devis Bonanni, Progetto Pecora Nera www.progettopecoranera.it, devis@progettopecoranera.it

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venerdì 3 maggio 2013

Per ripartire economicamente

Artigianato artistico Marche (Italia)


Non c’è futuro per uno Stato quando la tassazione continua ad avvilire e scoraggiare le arti, cioè gli artigiani e le imprese, e a favorire le rendite. I privilegi accordati alle rendite sono sempre il primo indicatore dei sistemi economici e sociali feudali, o neo-feudali come il nostro. Lo abbiamo denunciato molte volte, e continueremo a farlo… Per ripartire economicamente, dobbiamo esser capaci di mettere a reddito arte, cultura, clima, natura, storia, cibo, vini, turismo, bellezza. Dimensioni presenti in tutta l’Italia e l’Europa, ma nel Sud ancora troppo poco valorizzati e quindi capaci di futuro. Dobbiamo inventarci un’antica-nuova identità economica e lavorativa…creando nuova ricchezza dai nostri antichi capitali, di cui la natura e il genio dei nostri padri e madri ci hanno dotato in quantità e qualità straordinari… Le nostre comunità sono ancora piene di risorse, di capitali, di beni, che aspettano solo di essere trasformati in lavoro e reddito.

Luigino Bruni

da Luigino Bruni, Gli occhi e il coraggio della ripartenza, Avvenire 28 aprile 2013
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