mercoledì 29 marzo 2017

Michele Mariotti: Un premio non è un punto di arrivo

Il Direttore di orchestra Michele Mariotti
Un riconoscimento, un premio non è un punto di arrivo…Mi dà stimolo per continuare ad approfondire la musica nel modo in cui ho sempre fatto, senza accontentarmi di letture superficiali, ma soprattutto senza corse contro il tempo…Ho sempre pensato che a 30 come a 60 anni bisogna studiare. A me piace farlo di continuo: apro una partitura come un libro, sul tavolo, a letto. E mi rammarico quando non ne ho una con me…Il successo del pubblico è importante, ma bisogna imparare a vivere con equilibrio, senza sentirsi cani o eroi. Far questo lavoro per piacere a tutti è impossibile. Se lo faccio è perché mi fa star bene. Amo provare con i musicisti, è un momento molto democratico. Sociale direi. Tra autorità  e autorevolezza scelgo sempre la seconda. I musicisti mi danno del tu, quasi tutti. Ma questo non mi fa perdere il rispetto.

Michele Mariotti 




Da La Repubblica 19 marzo 2017

lunedì 27 marzo 2017

Gabriele Mainetti: il valore della propria identità

il regista Gabriele Mainetti

 Mi affascina il disagio dell'individuo, non discrimino… Quel che m'interessa è la lotta per la propria identità. Essere quel che dentro sentiamo di dover essere è faticoso, perché ti scontri con una comunità che ti dice : Omologati se ti vuoi integrare. E le persone più fragili più deboli cascano in questo tranello…L’essere umano  ha bisogno delle storie per introdurre senso in un reale che di per sé è ambiguo…Scelgo per i miei film storie che siano una sfida.


Gabriele Mainetti 

Da  Pier Andrea Canei,  Quaranta volte Peter Pan,  Style, novembre 2016

giovedì 16 marzo 2017

"Pace" per Massimiliano Varrese

L'attore Massimiliano Varrese

Continua il dialogo con Massimiliano Varrese, protagonista del film di Lamberto Lambertini Fuoco su di me e Premio “Fraternità-Città di Benevento” per “aver interpretato con equilibrio espressivo l’inquietudine e la ricerca profonda di senso tipiche del mondo giovanile, esprimendo una dimensione interiore forte ed incisiva e la volontà di trasmettere, attraverso la propria arte, il valore del rispetto profondo dell’uomo”.

 Alla nostra domanda sui motivi ispiratori del suo disco singolo Pace, in un momento in cui le conflittualità sembrano caratterizzare tanti rapporti sociali e politici, ha così risposto “Ho capito che il valore più importante nella vita di un uomo è l’amore e che l’amore è strettamente connesso con la pace, quella pace interiore di cui andiamo continuamente alla ricerca. Se vivo una vera esperienza d’amore con gli altri, sono in pace con me stesso e riesco a stare anche in pace con tutti e a dare il mio contributo per la realizzazione di quel sogno di una umanità nella quale tutti hanno diritto di piena cittadinanza. La canzone Pace, nasce  proprio da questa mia esperienza interiore.”

martedì 14 marzo 2017

Pietro A. Cavaleri: Entrare in contatto con l'altro

Acquerello di Paolo Azzoni
Ogni lingua, sia parlata che scritta, è resa possibile dall'esistenza di una grammatica, cioè da un insieme di convenzioni e di norme che garantiscono ad essa stabilità e coerenza. Grazie all'esistenza di queste "regole condivise", la lingua diventa uno strumento indispensabile per gli uomini che ne fanno uso e che attraverso di essa si manifestano a vicenda i loro pensieri, i loro sentimenti, le loro emozioni.
Si potrebbe ipotizzare che, al pari del linguaggio, anche il "linguaggio relazionale" possieda una sua specifica "grammatica", cioè un insieme di "regole" seguendo le quali sia possibile favorire fra gli esseri umani rapporti più adeguati, più "sani", più evoluti e congruenti....
In realtà più che di "regole" in senso rigidamente normativo o prescrittivo, vorrei soffermare l'attenzione del lettore su specifiche "competenze" e "attitudini", su particolari "atteggiamenti" che, se validamente acquisiti, possono orientare e "regolare" in modo adeguato la nostra vita relazionale, favorendone la qualità sul piano della salute mentale e l'efficacia sul versante della funzionalità.
Se volessi, dunque, ipotizzare un elenco sintetico ed essenziale di queste "regole" o "atteggiamenti", esso dovrebbe includere le seguenti proposizioni: 1. essere consapevoli delle proprie e altri emozioni;  2. essere in grado di "leggere" la propria e l'altrui intenzionalità; 3. esprimere azioni congruenti; 4. promuovere e sostenere relazioni di reciprocità; 5. saper "decodificare" e gestire i confitti; 6. riconoscere i tempi della relazione .

Pietro. A. Cavaleri


da Pietro A. cavaleri, Vivere con l'altro, Città Nuova Editore

venerdì 10 marzo 2017

Aprire la porta di casa a chi ha perso tutto

Donika e Luan Omari
Luan: Nelle relazioni tra popoli diversi, la storia ha certamente il suo peso che incide nel presente. Però la storia, o meglio, la storiografia può diventare un fattore regressivo quando viene strumentalizzata per giustificare i soprusi e le ingiustizie. Non è qui il luogo per esprimere le tesi degli albanesi che danno spiegazioni diverse da quelle dei serbi sulla storia del Kosovo, benché sarebbe utile farlo, perché spesso sono poco o mal conosciute.
Abbiamo vissuto forti esperienze di solidarietà, noi personalmente e tanti altri, come conseguenza della tragica situazione che si è creata nella nostra terra e che ha provocato dolore e vittime da tutte le parti, ma soprattutto tra la popolazione albanese del Kosovo

Donika: Neanche l'immaginazione più acuta poteva prevedere quello che è successo nei Balcani, alla vigilia del terzo millennio! Un grande dolore e un grande stupore. Un popolo intero che ha abbandonato in massa la propria terra, con tutte le violenze e le atrocità che purtroppo sono state conosciute attraverso la televisione.
Come è stato possibile reggere davanti a quello spettacolo agghiacciante? Non era giusto sottrarsi, chiudere gli occhi e orecchie per non sentire. Allora cosa fare?
Vale sempre la stessa formula, la stessa terapia: partecipare, coinvolgersi nel dolore altrui ed essere forti, molto forti...Aprire la porta di casa sorridendo alla famiglia che ha perso tutto, vite umane e beni. Vincere l'imbarazzo e cercare di sensibilizzare amici, vicini di casa, parenti, invitarli a svuotare gli armadi per poter riparare dal freddo quelli che vivono nelle tende o portare loro un po' di frutta, o qualche medicina, o solo la nostra presenza.

Donika e Luan Omari


Per i profughi del Kosovo, da Atti del Convegno In dialogo per la solidarietà, 1999 Città Nuova

Utopia e Disincanto

Claudio Magris
Mutuando una espressione dello scrittore Claudio Magris, noi pensiamo che il nostro è un  cammino fra "l'Utopia ed il Disincanto", in quanto crediamo sia alla concreta possibilità di un'emancipazione della persona, sia alla realizzazione di un progetto comune; ma allo stesso tempo, siamo consapevoli delle difficoltà che incontriamo in questo cammino, un percorso non sempre facile a cui spesso sembra di tornare al punto di partenza, difficoltà che affrontiamo, comunque, con spirito critico e costruttivo.
Così facendo pensiamo di poter contribuire donando il  nostro piccolo tassello al mosaico della grande esperienza del Dialogo.

Arduino Damieto 


da Atti del Convegno "In dialogo per la solidarietà" Castelgandolfo 1999- Città Nuova

mercoledì 8 marzo 2017

Se passo davanti a un affamato...





















"Dar da mangiare agli affamati" o "vestire gli ignudi" possono essere precetti che riguardano soprattutto la sfera della giustizia. Ma nessuno, passando davanti a uno che chiede pane, egli darà una pietra o gli farà una conferenza sul diritto dei popoli alla sazietà o proclamerà uno sciopero generale: bisognerà adoperarsi prima di tutto per trovare del pane e degli abiti.

Piero Taiti

da Piero taiti, Le motivazioni di una scelta, da Atti del Convegno "In dialogo per la solidalietà". Città Nuova

martedì 7 marzo 2017

Vera Araùjo: Solidarietà e persona



Sono sempre stata colpita dal fatto che la categoria "solidarietà" sia così presente nel nostro tempo e nelle nostre società - pur se con accenti e significati diversi - dato che, in verità, la filosofia che sottostà alla mentalità e alle strutture socio-politiche-economiche della modernità, la escluderebbe dalla nostra convivenza umana e dal nostro linguaggio.
Il fatto, invece, che milioni di persone continuano testardamente a invocarla e a rivendicarla come necessaria allo sviluppo corretto della umana specie e all'umanizzazione delle relazioni sociali ed economiche, sta a indicare che la solidarietà è sentita come dimensione essenziale della persona e dei popoli.
Questo legame tra solidarietà e persona - a mio modo di vedere - richiama una concezione antropologica che indica nella persona non un individuo racchiuso in se stesso, rivolto verso se stesso, ma un individuo aperto in permanenza verso l'altro, verso gli altri; aperto all'essere altrui, alla vita, all'amore, all'intelligenza e alla conoscenza delle cose attraverso la comunicazione...La persona quindi come un vero e proprio nodo di rapporti, di relazioni.

Vera Araùjo



da In dialogo per la solidarietà, Atti del Convegno, Castelgandolfo 28-30 maggio 1999, Città Nuoca

venerdì 3 marzo 2017

Paolo Crepet: L'amicizia è necessità

Gandhi insegna la non violenza ai suoi amici
L'amicizia è necessità. Esigenza dettata dall'intelligenza emotiva. Si narra che un giorno Gandhi, salendo su un treno avesse perso una scarpa sui binari, tra il vagone e la banchina. Tentò di prenderla, ma era impossibile, e il treno stava per partire. Così, si tolse l'altra scarpa e la buttò vicino a quella caduta. Chi era con lui, gli chiese stupefatto perché mai avesse deciso di buttare la scarpa che gli era rimasta, e il Mahatma rispose sorridendo: "Un povero che trova una sola scarpa non sa che farsene. Buttando anche l'altra, almeno lui potrà gioire del mio paio di scarpe".
Nella sua coniugazione più nobile, l'amicizia ha proprio questo significato: non serve per sé ma per entrambi, non è visione egocentrica ma relazione svelata. A cosa serve tenere per sé una scarpa spaiata? Che senso avrebbe se l'amicizia fosse un sentimento declinabile solo per se stessi? Che significato potrebbe mai avere la vita se fosse soltanto un gioco con la propria ombra?

Paolo Crepet


da Paolo Crepet, Elogio dell'amicizia, Einaudi

mercoledì 1 marzo 2017

Roberto Benigni: La vita è bella!

Roberto Benigni
In your darkest moments, trying to pronounce this phrase “life is beautiful” is not easy.
To say so may be easier than believing it to be so. 
However, if you believe it, maybe you can understand the true meaning of this life because life is beautiful not because you possess, but because you give out, in spite of everything...
Happiness can be found in tiny little daily gestures… in listening to silences… in filling up filled voids… in the smiles.

Pronunciare questa frase 'la vita è bella', nel tuo periodo più buio, non è cosa da niente.
Dirlo forse è più semplice che crederci.. ma se ci credi, forse riuscirai a comprendere il vero significato di questa vita.. perché la vita è bella non perché tu hai, ma perché tu dai, nonostante tutto..
La felicità la trovi nei piccoli gesti quotidiani.. nei silenzi ascoltati.. nei vuoti riempiti.. nei sorrisi


Roberto Benigni