sabato 23 marzo 2019

Antonio Borrelli: un'arte per la città

Antonio Borrelli (1928-2014)



Vogliamo ricordare lo scultore amico Antonio Borrelli, riproponendo l'intervista   pubblicata  il 16 febbraio 2010.

La Fondazione Premio Napoli in occasione della pubblicazione della monografia sullo scultore Antonio Borrelli[1],ha voluto dedicare all’artista un incontro presso il Palazzo Reale di Napoli: “Antonio Borrelli: dalla Cina a Pizzofalcone, la storia di un artista napoletano”.
Di convinzioni non religiose egli partecipa da molti anni con sua moglie Diana, di fede cattolica, al Gruppo del dialogo promosso dal Movimento dei Focolari in Campania.
“Il dialogo è fondamentale nella vita dell’umanità”, egli dice. “Quando c’è dialogo non c’è conflitto… ma non è facile imparare a dialogare. Sentii questa parola per la prima volta da Togliatti, in anni difficili, quando alla base del PCI c’era risentimento per certe posizioni della Chiesa e per la scomunica. Ciò nonostante, Togliatti lanciò tra i comunisti il dialogo con i cattolici. Fu certamente una scelta di lungimiranza politica”.
Cosa ricordi di quegli anni?
Avrò avuto 18-19 anni e ricordo un grande entusiasmo, un grande desiderio di democrazia. Mi iscrissi al PCI dopo l’attentato a Togliatti. Un’adesione palpitante, nella consapevolezza di contribuire in tal modo al rinnovamento della società, nello spirito di una libertà ritrovata dopo gli anni duri del fascismo.
Quanto ha inciso su questa scelta il rapporto con la tua famiglia di origine?
Il rapporto che c’era tra noi si basava su valori fondamentali quali il lavoro e l’onestà. Una famiglia semplice, popolare, e radicata nella cultura cattolica. Per questo amo definirmi “un cattolico non credente” nel senso che la mia vita è intrisa di quei valori che provengono dal cattolicesimo… Pur avendo vissuto un allontanamento dalla fede, non ho mai voluto spezzare le mie radici storiche e culturali e sono stato sempre propenso al dialogo col mondo cattolico.
Sei intervenuto più volte in questi ultimi tempi sul problema della pace e spesso hai affermato che c’è un rapporto diretto tra il dialogo e la pace.
Un rapporto stretto perché se non c’è il dialogo corriamo il rischio di risolvere i problemi grandi e piccoli con una guerra.
Problema della pace strettamente connesso con quello economico…
Non possiamo continuare a vivere come se non esistessero popoli che muoiono di fame. E’ un discorso che attraversa il mondo intero, e deve coinvolgere grandi e piccoli in maniera nuova…Se vogliamo un mondo in pace dobbiamo fare i conti con la triste realtà di chi non ha come vivere.
Gli Stati hanno giustificato l’ultima guerra in Iraq con la necessità della difesa.
Siamo ancora imbevuti di cultura imperiale. Prima i romani, poi gli inglesi, poi i francesi, ora gli USA… Per questo dico che dobbiamo trovare insieme – e il dialogo è fondamentale – forme nuove di interventi economici per rispondere alle esigenze di molti popoli della terra, e non andare a versare sui nostri avversari tonnellate e tonnellate di esplosivo…Ripeto: il problema di base è per me la fame nel mondo. Risolto quel problema penso che molte cose, anche a livello terroristico, cambierebbero…
Quale contributo offrire in questo momento ancora così carico di tensioni.
Il primo passo, non facile, è l’accettazione delle diversità. Le diversità nel mondo sono una ricchezza e non un elemento di divisone. Ma bisogna fare ancora molta strada perché questa visione entri nella nostra mentalità.
Lavori da molti anni in campo artistico soprattutto nella scultura, per il quale hai ricevuto l'importante "Premio Palizzi" nel 2006, questo grande riconoscimento della città di Napoli all’interno del Premio Napoli 2009 e con l’importante monografia sulla tua opera. Ritieni che l’arte abbia un suo specifico da offrire per il dialogo e per la pace?
Il linguaggio dell’arte è sempre universale ed è comprensibile da ogni uomo, in ogni cultura. C’è come un legame profondo tra tutti gli artisti della terra, quelli di ieri e quelli di oggi. Il dialogo tra gli artisti può aiutare anche gli altri a capire che si può progettare insieme, pur essendo diversi.
Hai insegnato all’Accademia delle Belle Arti per tanti anni e molti allievi oggi sono persone affermate nel campo artistico. Le loro testimonianze durante la giornata organizzata dal Premio Napoli avevano un denominatore comune: ti erano riconoscenti per il rapporto che hai sempre costruito con loro prima di ogni altra cosa: un rapporto di onestà, trasparenza, piena collaborazione e ricerca comune.
Ho sempre sentito che c’era uno stretto rapporto tra quello che realizzavo come artista e la purezza, la sincerità la genuinità… tutte manifestazioni di quel “divino” che è in noi, quel divino che per un credente è l’orma di Dio, e per me quell’energia primordiale che ha dato vita al cosmo, al sistema solare, alle stelle, ad un lago.... E tutto questo ho cercato di trasmetterlo con la vita ai miei figli e ai miei allievi.

Pasquale Lubrano Lavadera


Antonio Borrelli  (1928 -2014) nasce a Napoli e da ragazzo conosce l’apprendistato di orafo e frequenta l’istituto Statale d’Arte, ma a 15 anni è costretto a interrompere gli studi per l’incalzare della guerra. Lo vediamo giovanissimo  in una Napoli sconvolta dal dolore e dalla miseria nella ricerca di un’occupazione. Catturato dall’impegno sociale del PCI si trova coinvolto negli anni 50 nelle storiche agitazioni, conoscendo anche l’esperienza del carcere. Ha intanto completato gli studi e le sue doti di disigner gli offrono la possibilità, nel 1955, di lavorare in Cina a Hong-Kong per tre anni. Segnato interiormente dall’incontro con la cultura cinese avvertirà sempre l’esigenza di sintesi espressiva tra visioni culturali diverse, proiettandosi in ricerche spazio-struttulali nuove.Nel 1959 è di nuovo a Napoli dove lo attende il primo incarico di insegnamento presso l’Istituto d’Arte.  Le sue espressioni artistiche si indirizzano sempre più decisamente verso la scultura metallica. Negli anni 70 è stato prima nella Direzione della Federazione Nazionale degli artisti della CGIL e poi nella Segreteria Nazionale della Federazione Nazionale Lavoratori Arti Visive - CGIL . Dal 1978 è stato docente di “Tecnica della fusione” presso l’Accademia delle belle Arti di Napoli. Le sue opere sono sparse per il mondo e la critica è concorde nel riconoscere in Antonio Borrelli uno degli artisti contemporanei più validi.   




[1] A cura di Paolo Mamone Capria, Antonio Borrelli, Paparo Edizioni, Napoli 2009
foto 1: Antonio Borrelli e sua moglie Diana
foto 2: Antonio nel suo studio a Napoli
foto 3, 4, 5: sue sculture di vari periodi

giovedì 21 marzo 2019

Hozier: Canzoni che vivranno per sempre

Hozier

Da appassionato di musica, è stato naturale avvicinarmi agli artisti che riuscivano a commentare argomenti seri, temi politici anche controversi, con una musica popolare, nel senso più nobile del termine. Sono canzoni che vivranno  per sempre, documenti legati all'epoca, come le cronache scritte o fotografiche. Se fai il cantautore e ti chiedi quel'è il tuo ruolo nella società mon puoi non pensare a loro.

HOZIER

Roberto de Simone: Senza passato non c'è futuro

Roberto De Simone
Non c'è futuro se non possiamo collegarci al passato, perché la proiezione verso il futuro deve presupporre un passato. Altrimente c'è solo un presente stabile. E questo mi sembra il problema di oggi.


ROBERTO DE SIMONE

giovedì 14 marzo 2019

Svetlana Aleksievic: L'atrocità della guerra

Svetlana Aleksievic


Fondamentale nella mia vita è stato il rapporto con mia nonna, che era ucraina. Mi raccontava cose atroci della guerra, ma, "da nonna", non imprecava contro la sorte né si alterava, anche se la maggior parte della sua famiglia vi aveva perso la vita. Al contrario mi trasmetteva una forma di speranza. Per lo stesso motivo ho amato molto Dostoevskyij, il mio autore preferito, proprio perché meglio di altri ha scritto dell'uomo come di un essere terribile ma dall'animo profondo, capace cioè di tendere verso la bellezza.

SVETLANA ALEKSIEVIC

lunedì 11 marzo 2019

Il linguaggio dei sentimenti a scuola



Mi chiedo cosa fa sì che la nostra scuola, nonostante le difficoltà in cui si dibatte, riesca a tenere fede a quello che è il suo compito fondamentale: offrire a tutti, ricchi e poveri, le stesse possibilità di crescita. La risposta  l'ho trovata di recente nella bella lettera che un insegnante ha inviato a un quotidiano. "Credo che noi insegnanti, anziché preoccuparci di concludere il programma, riempire scartoffie, allenare le classi alle prove INVALSI, dovremmo introdurre una nuova materia, l'educazione sentimentale per aiutare ragazzi e  giovani a scandagliare le proprie emozioni, aprirsi all'altro senza pregiudizi, cogliere il bello."

ADA FONZI

sabato 9 marzo 2019

Josephin Baker: Giungerà il giorno

Josephine Baker

Josephine Baker: prima artista nera riconosciuta a livello internazionale, collaborò con la resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale.
“Giungerà sicuramente il giorno in cui il colore non significhi nulla più del tono della pelle, quando la religione venga vista unicamente come il modo di parlare all’anima di qualcuno, quando i luoghi di nascita abbiano il peso di un lancio di dadi e tutti gli uomini siano nati liberi, quando la comprensione nutre l’amore e la fratellanza.”
Josephine Baker

giovedì 7 marzo 2019

MANDELA: UNA FIABA


Nelson Mandela

Un viandante venne avvicinato da una vecchia con gli occhi coperti da orribili cataratte. La donna chiese aiuto al viandante, ma l’uomo guardò da un’altra parte. Passò un altro uomo e venne avvicinato dalla vecchia, che chiese all’uomo di pulirle gli occhi: pur trovando il compito sgradevole, questi lo fece. Allora miracolosamente le croste caddero dagli occhi della vecchia e lei divenne giovane e bella. L’uomo la sposò e vissero nella prosperità e nella ricchezza.
E’una favola semplice ma il suo messaggio è profondo: la virtù e la generosità vengono sempre ricompensate, sebbene in modi a noi sconosciuti.

Nelson Mandela


Da Nelson Mandela Lungo cammino verso la libertà, Feltrinelli