sabato 12 gennaio 2013

Il Metodo Montessori

Maria Montessori (1870-1952)

La scuola italiana della prima infanzia e dell'obbligo soffre per i tagli che infieriscono su docenti, strutture, mezzi, provocando un danno incalcolabile alla società. Lo affermava già, più di mezzo secolo fa, Maria Montessori, una donna che ha lottato per ridare centralità alla scuola all'interno della società, una scuola a misura di bambino e in particolare dei bambini fra i tre e i dodici anni che “sono il vero oro di una comunità, il suo futuro, il suo senso”. In Germania oggi 1140 scuole si rifanno al suo metodo, in Gran Bretagna 800, in Olanda 220, in Italia solo 136, nonostante una Circolare ministeriale del 2007 dia la possibilità di costituire sezioni e classi “Montessori” nelle scuole statali. Riportiamo alcuni passi di un interessante articolo del giornalista Carlo Vulpio.

Maria Montessori, la prima donna italiana a laurearsi in medicina, la donna che aveva fatto parlare di sé per le sue battaglie a favore del voto femminile nel 1909, con la pubblicazione de Il metodo della pedagogia scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei bambini, sovvertì i luoghi comuni, rivoluzionò il sapere seduto su se stesso e dimostrò come grazie al suo sistema di educazione “i bambini erano sani come se avessero fatto cure di sole e di aria, poiché se cause psichiche deprimenti possono avere un'influenza sul metabolismo abbassandone la vitalità, può anche avvenire il contrario: cioè le cause psichiche esaltanti possono riattivare il metabolismo e tutte le funzioni fisiche”.
Il “metodo” partiva da una considerazione semplice, ma frutto di lunghe osservazioni scientifiche: bisognava innanzi tutto suscitare nei bambini gioia ed entusiasmo per il lavoro e avere la massima fiducia nell'interesse spontaneo del bambino, “nel suo impulso naturale ad agire e a conoscere”; e poi bisogna far stare assieme i bambini per fasce di età...introdurre la prassi del pasto comune, del gioco del silenzio, arredare gli ambienti con mobilio proporzionato ai bambini e non funzionale alle esigenze degli adulti; abolire la cattedra dell'insegnante, i sillabari, i programmi e gli esami, i castighi, i giocattoli e le golosità; puntare sul lavoro individuale per ottenere spontaneamente dal bambino la ripetizione dell'esercizio, il controllo dell'errore, l'ordine dell'ambiente e le buone maniere nei contatti sociali, la pulizia accurata della persona e l'educazione dei sensi...Un bambino non più represso, dunque ma anche un insegnante nuovo, “il maestro passivo, che toglie l'ostacolo della propria autorità, affinché si faccia attivo il bambino, e che deve ispirarsi ai sentimenti di San Giovanni Battista: Conviene che egli cresca e che io dimunuisca”.
Le sue parole, oggi, e specialmente in Italia, dovrebbero scuoterci: “Quando una società scialacquatrice ha necessità estrema di denaro, lo sottrae alle scuole. Questo è uno dei più iniqui delitti dell'umanità e il più assurdo degli errori”.

Carlo Vulpio

da Carlo Vulpio, Montessori il metodo della gioia, La Lettura, Corriere della sera 30 dicembre 2012

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