giovedì 22 settembre 2016

"L'esempio di Gandhi" di Chiara Lubich


Gandhi (1869-1948)
Gandhi ha agito, per dare l'indipendenza alla sua patria, non solo vivendo e diffondendo la "non violenza", ma anche - come lui stesso ha affermato - provocando. Un esempio lo si può cogliere già da quando era nel Sud-Africa, allorché ha voluto bruciare, ed ha invitato altri indù e musulmani a fare altrettanto, il proprio lasciapassare, simbolo della discriminazione che subivano. Fu percosso. Rispose con la non violenza, ma continuò a bruciare i lasciapassare, affermando così che era arrivato un nuovo giorno: quello della rivolta pacifica. Allo stesso modo si comportò poi durante tutta la sua vita in India. Usò e volle fosse usata la non violenza, che gli costò bastonate, sangue, prigione, ed estenuanti digiuni. Ma continuò a far capire, a chi allora governava l'India, che quell'immenso paese era loro, degli indiani, giungendo ad esempio, fino alla rivendicazione ed all'occupazione delle saline giacché, diceva, se il mare che circonda l'India è indiano, pure il sale che vi si ricava, è indiano.
L'esempio di Gandhi mi ha portato a far un paragone fra la sua teoria o filosofia, il suo modo di concepire la lotta per la liberazione della sua patria, ed il messaggio di Gesù che, dando la possibilità all'uomo di divenire figlio di Dio, è venuto sulla terra a condurre un'altra guerra: quella contro il vecchio mondo, contro gli "uomini vecchi", per instaurare su tutto il pianeta il regno della libertà e della pace vera. E mi sono accorta che, se la non violenza di Gandhi e dei suoi era simile, almeno sotto un aspetto, al comando dell'amore,(...) anche la sua idea e pratica della provocazione non era lontana dalla lotta che il cristiano deve condurre per cambiare se stesso e il mondo che lo circonda. Infatti il cristiano deve agire, anzi deve sempre reagire contro tutto ciò che non è conforme al pensiero di Dio e alle sue esigenze sull'uomo. Così, passando in rassegna le beatitudini, almeno alcune - viste spesso come carta d'identità dei cristiani -, ho potuto constatare come esse si interpretino bene se le vediamo non come regole, che possono offrire alle persone una patina cristiana e lasciano un po' le cose come sono, ma come pungoli per un'autentica rivoluzione. "Beati i pacifici...", ad esempio, certamente non chiede che si stia lì in pace, senza scomporsi, ma che si sia autentici e indefessi costruttori di pace, in noi, nei confronti di Dio, fra noi, con gli altri e fra gli altri. Dunque che si reagisca a tutto ciò che non è pace nel mondo.
Chiara Lubich


da Città Nuova 1995 n.21

1 commento:

Mari ha detto...

E' bellissimo questo binomio Gandhi/Chiara, come anche la spiegazione dell'azione non-violenta di Gandhi che Chiara fa, mettendola in rapporto con il messaggio del Vangelo.
In apertura ai mondiali di calcio 2010, mi sembrava 'ad hoc' questo stralcio di riflessione sulla realtà del Sud Africa.Grazie!Mariateresa