mercoledì 14 gennaio 2015

Chiara Lubich: Sempre più interdipendenti

Chiara Lubich (1920-2008)
Ci chiediamo oggi, a New York come a Bogotà, a Roma come a Nairobi, a Londra come a Baghdad, se sia possibile vivere in un mondo di popoli liberi, uguali, uniti, non solo rispettosi l'uno dell'identità dell'altro, ma anche solleciti alle rispettive necessità.
   La risposta è una sola: non solo è possibile, ma è l'essenza del progetto politico dell'umanità. E' l'unità dei popoli, nel rispetto delle mille identità, il fine stesso della politica, che la violenza terroristica, la guerra, l'ingiusta ripartizione delle risorse nel mondo e le disuguaglianze sociali e culturali sembrano oggi mettere in discussione.
   Da più punti della terra, oggi sale il grido di abbandono di milioni di rifugiati, di milioni di affamati, di milioni di sfruttati, di milioni di disoccupati che sono esclusi e come "recisi" dal corpo politico (...) La politica non avrà raggiunto il suo scopo, non avrà mantenuto fede alla sua vocazione fino a quando non avrà ricostituito questa unità e guarito queste ferite aperte nel corpo politico dell'umanità.
   Ma come raggiungere questa meta così impegnativa, che sembrerebbe al di sopra delle nostre forze?
   Libertà ed uguaglianza, dinanzi alle sfide del presente e del futuro dell'umanità, non sono da sole sufficienti. La nostra esperienza ci insegna che c'è bisogno, crediamo, di un terzo elemento, lungamente dimenticato nel pensiero e nella prassi politica: la fraternità. Senza la fraternità, nessun uomo e nessun popolo sono veramente  e fino in fondo liberi ed uguali (...) E' la fraternità che può dare oggi contenuti nuovi alla realtà dell'interdipendenza. E' la fraternità che può far fiorire progetti ed azioni nel complesso tessuto politico, economico, culturale e sociale del nostro mondo. E' la fraternità che fa uscire dall'isolamento e apre le porte dello sviluppo ai popoli che ne sono ancora esclusi. E' la fraternità che indica come risolvere pacificamente i dissidi e che relega la guerra ai libri di storia. E' per la fraternità vissuta che si può sognare e persino sperare in una qualche comunione dei beni tra Paesi ricchi e  poveri, dato che lo scandaloso squilibrio, oggi esistente nel mondo, è una delle cause principali del terrorismo.
   Il profondo bisogno di pace che l'umanità oggi esprime, dice che la fraternità non è solo un valore, non è solo un metodo, ma un paradigma globale di sviluppo politico. Ecco perché un mondo sempre più interdipendente ha bisogno di politici, di imprenditori, di intellettuali e di artisti che pongono la fraternità - strumento di unità - al centro del loro agire e del loro pensare. 

Chiara Lubich

dal Messaggio alla prima giornata dell’Interdipendenza 2003




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