"Dio, questo sconosciuto" di Vincenzo Cerami



“Dio, questo sconosciuto” si intitola così il dialogo tra credenti e non credenti che si svolgerà ad  Assisi il 5 e 6 ottobre. E’ l’ultima interessante iniziativa, in ordine di tempo, messa in piedi grazie al prezioso apporto del Pontificio Consiglio per la Cultura.
L’occasione è l’Anno della Fede indetto da papa Benedetto XVI. Si tratta di due fitte giornate in cui si confronterà il mondo cattolico con quello laico (quando non propriamente ateo).
Quel che si muove nell’asfittico clima culturale italiano lo si deve soprattutto alla Chiesa, mai come in questo periodo aperta ai confronti fino a ieri “impossibili”. Si parlerà del lavoro, dell’impresa, dell’ecologia, del dialogo interculturale e interreligioso, del nichilismo e, per quanto riguarda me, del rapporto tra arte e fede.
Quel che renderà vivo il dibattito è la centralità della persona in sé per sé, al di là (o al di sotto) del suo ruolo sociale: la persona in quanto creatura francescana, con i suoi silenzi, i suoi segreti, i suoi misteri. Ogni essere umano che si chiede cosa succederà domani fa i conti con le premonizioni, le speranze, i sogni…con la metafisica. La speranza dà senso all’esistenza, che altrimenti non sarebbe altro che apatico, passivo “passatempo”.
Non esistono uomini e donne che, prima o poi, non si interroghino sui grandi temi o sul significato del loro vivere. E ad ogni domanda nasce un dubbio. Il dubbio è il sale della fede, ma anche la bussola del non credente. Il dubbio è il comune denominatore di tutti gli uomini pensanti, atei e religiosi; è un enigma da risolvere, un segreto da svelare.
Ad Assisi, insieme all’architetto Kuksas e il maestro Ermanno Olmi, affronterò il tema dell’arte in rapporto alla fede, nel contesto “intimidatorio” degli affreschi di Giotto. San Paolo scrive che la fede è la certezza delle cose sperate, e la prova delle cose che non si vedono. Se al posto della parola “fede” scriviamo “arte”, il discorso mantiene una sua coerenza.
L’artista, anche il più blasfemo, nutre in sé l’idea di un mondo alternativo, idealmente migliore. E rimane fatalmente incantato dall’infinito e sublime equilibrio dell’universo, dove anche le cellule, miracolosamente, meravigliosamente agiscono, si trasformano, lottano per dare continuità alla vita. Cos’altro fa se non tentare di mettere in scena, esplicitare tutto ciò che esiste e pure non si vede? Lo scrittore, al contrario del cronista, lavora con le presenze invisibili. L’uomo di fede non fa forse la stessa cosa?
Non sarebbe tale se non evocasse la rivelazione certa, la sicurezza del giudizio. Ma Qohélet, l’Ecclesiaste, già prima della nascita di Cristo, ammonisce gli abitanti della Terra e spiega loro che Dio ha fatto in modo che “l’uomo non trovi nessuna traccia di lui”. La fede non è data una volta per tutte, è quotidiano travaglio, come il racconto della realtà nascosta espresso dall’artista.
Immagino che ad assisi si girerà intorno a questa parentela tra fede e creazione artistica. Ugualmente trascendenza e metafisica faranno da protagoniste negli altri incontri, anche in quelli in cui si ragionerà di giovani, di giurisprudenza, di politica, di scienza. Sta proprio qui, nella centralità della persona, l'attualità stringente del dialogo tra credenti e non credenti che avrà luogo nel cortile di Francesco. Ogni relatore sarà chiamato a spogliarsi di ogni atteggiamento pregiudiziale e di chiusura ideologica.
In questi anni di depressione,  crollato il mito totalizzante dell'edonismo merceologico, è necessario trovare in sé risorse spirituali che ristabiliscano le gerarchie dei valori.

Vincenzo Cerami

da Vincenzo Cerami, Arte e fede: confronto sulle cose sperate, L’Unità, mercoledì 26 settembre 2012

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