martedì 26 gennaio 2016

La giornata della Memoria


Alberta Levi Temi

"Sono stata zitta per circa 50 anni. Poi, quando ai primi degli anni '90 hanno cominciato a circolare voci che tentavano di negare la portata della Shoah, addirittura la stessa tragedia, ho deciso di parlare. Non potevo permettere che i miei cari, undici di primo grado, venissero uccisi una seconda volta. Ho deciso che avrei parlato, finchè avessi avuto voce, per chi non può più parlare.
Da circa 20 anni vado dove mi chiamano: nelle scuole, nelle chiese, nei comuni, nelle università per testimoniare l'urgenza del dialogo, del rispetto delle diversità, di tutte le diversità, racconto la mia esperienza di ebrea italiana, cui è stata rubata la giovinezza, per suscitare la presa di coscienza, la responsabilità dei singoli e delle comunità all'impegno per la costruzione di un mondo più unito e più in pace. Allora eravamo solo noi ebrei i diversi, oggi siamo circondati da diversi. La Regola d'oro "Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te" è presente in tutte le religioni del mondo. Se divenisse stile di vita degli uomini potremmo sperare in un mondo di pace. Sono stata fortunata, la Shoah mi ha sfiorata, pur segnata, io non sono stata deportata. Ho avuto un matrimonio felice per 57 anni, 5 figli, nipoti, pronipoti e dico ai giovani che la vita è bella, ma deve essere bella per tutti."
Alberta Levi Temin


STOLPERSTEINE - PIETRE D’INCIAMPO

Il 28 gennaio 2010, per la prima volta in Italia
vengono installate le “pietre d’inciampo”
davanti alle case degli ebrei italiani
deportati dai nazifascisti nei campi di concentramento.

L’Amicizia Ebraico Cristiana di Napoli, in occasione del compimento dei novant’anni di Alberta Levi Temin, decana della Comunità ebraica di Napoli, insignita di numerosi premi e attestati per la sua infaticabile opera in favore della pace e del dialogo, in particolare fra le giovani generazioni, ha deciso di intraprendere un’iniziativa che da un lato potesse attestare l’affetto di quanti la conoscono, e dall’altro potesse radicarsi nel cuore della sua esistenza. Nel concreto e basandosi su di una esperienza fatta precedentemente da una socia dell’associazione, Miriam Rebhum, si è pensato di far venire in Italia l’artista tedesco Gunter Demmig per far installare, per la prima volta nel nostro paese, delle pietre d’inciampo, Stolpersteine in tedesco.

Alberta Levi Temin e Diana Pezza Borrelli
Ma cos’è una pietra d’inciampo? Come nasce quest’idea? Nel 1993 Gunter Demnig fu invitato a Colonia per un’installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti. All’obiezione di un’anziana signora secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista decide di dedicare tutto il suo lavoro successivo alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste: ebrei, politici, rom, omosessuali. 
Le prime Stolpersteine risalgono al 1995, a Colonia; da allora ne sono state installate più di 22.000 in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi e Belgio. 
L’artista sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante “pietre d’inciampo”, sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard (cm. 10x10). Li distingue solo la superficie superiore, a livello stradale, poiché di ottone lucente. Su di essa sono incisi: nome e cognome del deportato, anno di nascita, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.
L’inciampo non è fisico ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e agli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità. E proprio in quest’ottica si inserisce la vicenda legata ad Alberta.
ll 16 ottobre del 1943, a Roma, Alberta, per puro caso (come dice Lei), è scampata al rastrellamento nazifascista. Arrivata da appena tre giorni da Ferrara, era ospite a casa dei suoi zii, Mario e Alba, e di suo cugino Giorgio, in via Flaminia 21. All’arrivo dei nazisti ebbe la prontezza di uscire fuori ad uno dei balconi dell’appartamento, sfuggendo così alla vista dei militari tedeschi. Lei si salvò, mentre i suoi cari, portati nei campi di concentramento, furono uccisi dopo pochissimi giorni. 
Le pietre d’inciampo, per l’esattezza tre, furono poste il 28 gennaio 2010, in occasione della giornata della memoria, nel marciapiede prospiciente l’edificio da dove furono prelevati gli zii e il cugino.
Sono state coinvolte, per questo progetto, 6 municipalità della città di Roma, e le pietre di inciampo poste il 28 gennaio 2010 sono 30. L’Amicizia Ebraico Cristiana di Napoli, per favorire il ripetersi di tale iniziativa anche in altre città, sceglie di delegare la promozione dell’evento alla Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane. 
Adachiara Zevi, insieme a ANED (Associazione Nazionale ex Deportati), ANEI (Associazione Nazionale ex Internati), CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), Museo Storico della Liberazione, Incontri Internazionali d’Arte e ad un comitato scientifico, si fa carico di ideare l’intera realizzazione del progetto che è posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. 
Inoltre nasce uno “sportello” cui potranno rivolgersi quanti intendono ricordare, in questo modo,familiari o amici deportati. Si è voluto così costruire una grande mappa urbana della memoria. Alcune scuole affidano agli studenti la ricerca storica sui deportati alla cui memoria sono dedicati i sampietrini; il 28 gennaio 2010 gli studenti leggono i primi risultati del loro lavoro. A ricerca ultimata tutto il lavoro viene documentato in un volume che contiene testi storici e critici, biografie dei deportati redatte dagli studenti, l’illustrazione fotografica delle installazioni e CD con le riprese filmate della giornata del 28 gennaio. La presentazione del volume avviene il 16 ottobre 2010, anniversario della deportazione degli ebrei romani dal Ghetto.
Francesco Villano

4 commenti:

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