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I giovani e l'Economia di Comunione

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Messaggio dei giovani “Da San Paolo al mondo” Che l’economia del 2031 sia di comunione, per noi e per tutti PREMESSA Al termine dell’Assemblea 2011 dell’Economia di Comunione nella libertà (EdC) in occasione del ventennale dell’avvio del progetto, noi tutti che vi abbiamo partecipato, in particolare noi giovani, sentiamo la responsabilità e il desiderio di lanciare un messaggio da San Paolo al mondo , a tutti coloro che credono, desiderano e si impegnano per un diverso sistema economico più giusto e solidale. CREDIAMO Noi crediamo che: - L’economia e le imprese, devono fare proprio, a fianco dei principi di libertà e di uguaglianza, anche il principio di fraternità. Così facendo l'economia darà il suo contributo alla realizzazione della dignità della persona umana e di ogni popolo. In questo modo si riuscirà a rispondere alla domanda di senso e di felicità nascosta nel cuore di ogni donna e di ogni uomo; - Non possiamo e non vogliamo più sopportare che olt...

I black bloc a Roma

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In merito alle violente reazioni dei black bloc nelle strade di Roma, che hanno trasformato la manifestazione degli indignati in una vera e propria guerriglia, così si è espresso il Sindaco Alemanno: “Siamo di fronte a una rete di antagonismo illegale che agisce provocatoriamente in tutti gli scenari di conflitto sociale” [1] . Ma quale potrebbe essere una delle possibili cause di queste reazioni così violente ed eversive? Ricordiamo quello che disse Chiara Lubich all’indomani del crollo delle torri gemelle in America: un sistema economico mondiale che non abbatte il divario profondo tra popoli ricchi e popoli poveri, lasciando morire milioni di persone per mancanza di cibo, è un’ingiustizia così grande che crea le premesse per forme di reazioni violente e di fenomeni di terrorismo. Ebbene pensiamo che questo valga anche a livello nazionale, soprattutto quando una democrazia si ammala. E una democrazia si ammala quando dimentica che prima della Politica c’è il Sociale che ch...

La morte di Gheddafi in televisione

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"Gheddafi dopo la cattura" foto di Philippe Desmazen Le immagini crudeli della morte di Gheddafi ripresa in diretta e spiattellata su tutte le televisioni mi hanno fatto riflettere sul degrado globale al quale si è assoggettata l'informazione per immagini. Per quanto crudele, assassino, pazzo o sanguinario, nessun uomo deve essere barbaramente giustiziato. Al contrario, deve essere catturato e assicurato a una giustizia equa, indipendente e sovrana, cioè scevra da condizionamenti politici. Questa è l'eredità dell'Illuminismo e della Rivoluzione francese, l'eredità che ha creato l'occidente così come lo conosciamo, la democrazia rappresentativa e l'idea di stato. In nome di questa idea di giustizia, di equità e di dignità, nessun uomo deve morire ripreso dalle telecamere o dai telefonini, e se anche lo fosse, nessun editore o proprietario di network di informazione dovrebbe consentire la diffusione di quelle immagini. C'è un limite alla l...

La questione morale in Politica

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“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concessori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale nell’Italia di oggi fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande e con i metodi di governo di costoro…I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo. Hanno occupatogli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali…Tutto è lottizzato e spartito. Tutte le operazioni che le diverse istituzioni sono chiamate a compiere sono viste prevalentemente in funzione dell’interesse di partito o di corrente e del clan cui si deve la carica…La situazione è drammatica.” Luigi Berlinguer Da “Intervista a Luigi Berlinguer” LaRepubblica 28 luglio 198...

Necessaria la riforma del sistema elettorale

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“La crisi non finisce. I giovani faticano a trovare lavoro. Le famiglie fanno i conti con stipendi sempre uguali e costi in crescita. Per molti italiani è la stagione dei sacrifici; per altri il futuro è buio. I dibattiti della politica sono lontani dal vissuto faticoso. Il voto alle elezioni amministrative ha avuto anche un carattere di protesta. O la protesta si è fatta astenzione…E’ indubbio che l’attuale sistema elettorale non favorisce l’inserzione libera e responsabile in politica: gli eletti rispondono al leader che li ha scelti, non agli elettori. E’ una strozzatura grave della democrazia. Una riforma del sistema elettorale è un passo prioritario per un nuovo respiro della politica.” Andrea Riccardi A ndrea Riccardi, L’urgenza di tornare alla passione politica , Famiglia cristiana 12 giugno 2011

Non c'è pace senza giustizia

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dallo spettacolo Streetlight del Gen Rosso Non c’è pace senza Giustizia: quali che siano le nostre convinzioni, dovrebbe essere possibile aderire a questa idea. La pace non può essere imposta dall’alto, come la voleva la pax romana (ora americana): mentre a torto o a ragione una parte della collettività si crederà vittima di ingiustizia, essa si sforzerà di ottenere giustizia, con la forza se necessario, sostituendo così la violenza o la guerra alla pace. Noi pensiamo che la pace non va intesa come l’assenza di guerra, ma come una pace sociale che placa la violenza. E ogni società deve trovare il proprio modo di funzionamento che porti ciascuno dei propri membri a un sentimento di giustizi. Nei nostri paesi occidentali, la democrazia, se pure imperfetta…ha permesso di far regnare la pace per più di mezzo secolo. Non è necessariamente un modello da esportare tale e quale in altre parti del mondo, dove andrebbe subito vissuta come oppressione da parte di chi è al potere su chi no...

Nel decennale dell'undici settembre

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foto di Ernesto Mora Matteo nel suo Vangelo ci racconta di un dipendente che doveva al suo padrone diecimila talenti.Matteo non lo dice, perché ovviamente i suoi contemporanei lo sapevano, ma si tratta di una somma enorme, pari a cinque volte i tributi e le tasse che affluivano in un anno nelle casse di Erode Antipa. Una somma che nessuno sarebbe in grado di pagare. Il padrone esige il credito ma poi, davanti alle suppliche del servo, non solo gli concede una dilazione, ma addirittura gli condona il debito. Il servo esce e incontra un collega che gli deve cento denari.Tre mesi di stipendio.Lo prende per il collo e senza pietà lo minaccia, esigendo i suoi soldi. Il protagonista della parabola ha le sue buone ragioni. Anzi, egli esige quanto gli è dovuto secondo il diritto e la giustizia e nessun giudice potrà mai dargli torto. Ma la parabola ci racconta che per pensare secondo Dio non basta rispettare il diritto e la giustizia. La prima considerazione che mi viene in mente è sul signifi...